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Claudio Zavaroni
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ITALIA   31-05-1956   REGGIO EMILIA   Anni 28

Claudio Zavaroni

UN REGGIANO PER ESEMPIO

31 maggio 1956 - 29 maggio 1985

Reggio ricordi uno dei suoi figli migliori ingiustamente colpito dalla violenza degli stadi. Chiediamo che il Sindaco di Reggio Emilia appoggi l'intitolazione di una via cittadina a Claudio Zavaroni.

Claudio Zavaroni aveva 28 anni quando è stato ucciso dalla violenza scoppiata allo stadio Heysel il 29 maggio 1985, assieme ad altre 38 persone. Claudio Zavaroni non era un tifoso, partecipò alla partita per prendersi una vacanza in compagnia dei tanti reggiani che seguirono la squadra del cuore nella finale della Coppa dei Campioni; l'ultima immagine di lui è di chi l'ha visto mentre cercava di arginare la follia dell'attacco degli hooligans contro un pubblico italiano di famiglie e gente comune inerme, anch'essi non appartenenti al mondo delle curve degli stadi. Era molto conosciuto in città perché la sua indole e la sua intelligenza facevano di lui un giovane speciale, ricco d'iniziativa e generosità d'animo che lo portavano al centro di una nutrita rete di relazioni umane ed amicali. Di lui si ricorda l'attivismo di leader del movimento studentesco, l'approccio al teatro, la passione per la fotografia che diventò la sua attività professionale e che lo cimentò in importanti progetti di recupero delle professioni e delle tradizioni popolari, in particolare della gente dell'Appennino. Heysel ha strappato alla città uno dei suoi figli migliori e generosi, e dopo anni di silenzio, a distanza di venticinque anni dalla sua morte, gli amici ed il comitato "per non dimenticare Heysel" hanno ripreso contatto con il suo ricordo istituendo mostre e cerimonie annuali in suo nome. A oltre trent'anni di distanza è giunto il momento che anche la città intera e la sua amministrazione pubblica facciano la loro parte. I firmatari di questa sottoscrizione chiedono al signor Sindaco di Reggio Emilia di intervenire personalmente affinché l'organismo preposto all'intitolazione delle vie e delle piazze tolga il nome di Claudio Zavaroni dall'oblio di una lista di parcheggio composta da 136 nomi, e venga così finalmente dedicata una via o una piazza cittadina a imperituro ricordo del nostro amato e compianto concittadino.

29 maggio 2016

Fonte: Petizione Via "Claudio Zavaroni" a Reggio Emilia

Fonte Fotografia Reggio Emilia: Tedxreggioemilia.com

"Intitolate una via a Zavaroni fece tanto per la nostra città"

REGGIO EMILIA - Tanta gente si è ritrovata ieri nel parco davanti allo stadio Mirabello per commemorare le 39 vittime della follia hooligans nella finale di Coppa Campioni del 1985 in cui morì anche il fotografo reggiano 28enne Claudio Zavaroni. Il consigliere comunale Federico Montanari ha portato il saluto del Comune, poi palloncini in cielo per ricordare le vittime della strage. Ma sono tanti i momenti da sottolineare. A partire dall'applauso commosso – ma è spuntata anche qualche lacrima – di chi non ha dimenticato quel terribile giorno che doveva essere una festa del calcio, invece si trasformò in un'assurda carneficina. Pregevole la mostra – allestita sempre nel parco davanti allo stadio "Per non dimenticare Heysel" – e le foto immagini sono firmate da Salvatore Giglio. Ora, arriva anche una proposta: quella di intitolare una via a Zavaroni. A farla un cittadino, Gianni Marconi. "Claudio fu uno dei protagonisti della vita partecipata di questa città - scrive – leader del movimento studentesco, attivo nel teatro, fotografo professionista". E si rivolge al sindaco: "Le chiedo di promuovere la dedica di una via importante a Zavaroni, affinché il suo nome possa continuare a vivere nella nostra comunità".

3 giugno 2015

Fonte: Gazzetta di Reggio

Claudio Zavaroni aveva solo 28 anni

Morì mentre cercava di salvare gli altri

CLAUDIO ZAVARONI è una delle 39 vittime della tragedia dell'Heysel. Originario di Cerezzola di Ciano, ma dal 1961 a Reggio, avrebbe compiuto 29 anni due giorni dopo la morte. Aveva frequentato lo Zanelli e lavorava per la Confederazione italiana agricoltori. Era un ottimo fotografo (nel 1982 aprì uno studio alle Forche) e praticava diversi sport. E' morto mentre cercava di contenere l'assalto della tifoseria inglese. A Claudio sono intitolati il parco di Puianello e la palestra dello Zanelli.

29 maggio 2013

Fonte: Il Resto del carlino

Ricordando mio figlio Claudio Zavaroni

di Adele Fontana

Io mio figlio lo presento come l'ho sempre visto: bellissimo, intelligentissimo, affettuosissimo. Aveva un carattere aperto uguale al mio, mentre quello di mio marito è sempre stato chiuso, senza parole. Nonostante fra Claudio e suo padre non ci fosse la confidenza che c'era fra me e lui, Aronne è morto per Claudio. Ha passato tre anni fermo su questa poltrona in sala e poi a forza di insistere ha iniziato a frequentare qualche amico, prima di ammalarsi di quella polvere che aveva preso nelle miniere del Belgio da giovane. Io invece sono ancora qui, a pensarlo ogni giorno come fosse ancora vivo. "Lo cumprèe a cà: l'era acsé bel che ag n'era mia" (l'ho partorito a casa, era cosi bello che non ce n'erano altri). Pesava 5 chili quando è nato il 31 maggio del 1956 nella casa vicino alla diga dove abitavamo a Cerezzola, una frazione di Ciano d'Enza (ora Canossa). Adesso in quella casa c'è un ristorante. A Natale dell'anno successivo ci siamo trasferiti a Carbonizzo, un’altra frazione di Ciano, per poi emigrare, Aronne ed io, in Francia in cerca di lavoro, mentre Claudio era affidato alle cure della Carola (Carolina), la sua nonna paterna. Passammo circa un anno e mezzo a Parigi, in centro vicino alla torre Eiffel e a Bois de Boulogne, mio marito a fare il magazziniere ed io a servizio presso la famiglia del proprietario Monsieur Lotellier, persona ricchissima che organizzava il trasporto sulla Senna di prodotti per l'edilizia. Le cinque figlie suonavano il disco di Modugno, "Volare", ed io dalla cucina accorrevo provocando le loro risate di allegria; per il compleanno di Denise, la figlia più grande, venne chiamato dall'Italia Carosone. Tornammo in Italia perché finalmente Maria, una sorella di Aronne, trovò per lui un posto di lavoro nei magazzini di formaggio di una banca, grazie alle sue origini di garzone casaro. Anch'io poi trovai impiego a servizio della famiglia Boselli, uno dei due soci dell'officina Greco, e vi rimasi per trent'anni. Boselli era il padre della signora Paola e lei a sua volta è la mamma di Flavia Franzoni, moglie di Romano Prodi. Ho seguito la loro famiglia per tanti anni, accompagnando a scuola i figli e preparando da mangiare; ancora oggi, tutti gli anni vado a preparar loro la cena della Vigilia di Natale. Mio marito intanto aveva cambiato lavoro, spostandosi nella maglieria, mentre Claudio era seguito durante il giorno dalla nonna che viveva con noi, assieme a Luisella, l'altra sorella di Aronne. "La Carola" era come Claudio, una persona importante che tutti venivano a cercare per parlar con lei, era una donna forte e rispettata. Il 22 luglio 1961, giorno di Santa Maria Maddalena, venimmo ad abitare a Reggio, prima in zona dell'ospedale, poi in via San Filippo e poi, sempre il 22 luglio, nel 1970 ci trasferimmo definitivamente in via Montefiorino (omissis). Claudio iniziò le elementari nella scuola di San Pellegrino; quando andai dal maestro ad informarmi mi disse che il ragazzo era intelligentissimo, ma che quando prendeva la parola lui nessuno riusciva più a parlare. "Lè seimper stè un putein svèli" (è sempre stato un bambino sveglio), prendeva sempre dieci a scuola, sia alle elementari, continuate poi in viale Montegrappa, sia alle medie "Manzoni" in via Emilia; solo allo Zanelli prendeva brutti voti, perché lì non andava d'accordo per via dei suoi temi su Marx. Un suo professore delle scuole medie, Alberini, divenne anche il suo maestro di teatro e fotografia. Aveva tanti amici, io ricordo in particolare Paolo Ferrari, Roberto Pedrini, Francesco Allegri. Erano quelli della gioventù. Mi ricordo che Paolo ha dormito a casa nostra qua sul divano quando ha avuto problemi famigliari, mentre Claudio dormiva di fronte nel mobile-letto che avevamo qui in sala. Claudio ha avuto una morosa importante per tanti anni, la Morena, che ho continuato a vedere anche gli anni successivi. Quando diventò un fotografo professionista, secondo me convinto da Alberini, la casa iniziò a riempirsi di modelle e stilisti, un giro di persone di livello più alto del suo, che invece era senza soldi e doveva finire di pagare l'attrezzatura. Lavoravano con lui Silvia ed Alberto. Alberto mi riportò poi indietro la sua macchina fotografica perché la gente gli diceva che le foto non erano quelle di Claudio. "Le seimper stè un ragàs viv acsé" (è sempre stato un ragazzo vivace cosi); un giorno dal ritorno dal lavoro vidi Claudio che scherzava con la nonna continuando a spettinarla per lungo tempo. Quando chiesi spiegazione, la nonna mi rispose che lei lo aveva sgridato, ma lui, forse non ricordandosi neanche più della cosa, aveva preso a giocare con lei, con tale naturalezza che la stessa nonna non provava alcuna irritazione. La Carola era una persona molto importante per Claudio, ma lo fu anche Claudio per lei: quando ci avvisarono della sua morte la Carola smise per sempre di parlare. La sera che partì per andare a vedere la Juventus io gli preparai un sacchetto di roba da mangiare; lui diede la sua carta d'identità al suo amico Umberto Profeta affinché non andasse persa come le altre precedenti. La mattina che il pullman ripartì da Bruxelles lasciando là Claudio senza che si sapesse dove fosse, mi telefonò il padre di Umberto dicendomi che stavano rientrando. La Carola disse invece che qualcosa era successo a Claudio, altrimenti avrebbe già telefonato. Dapprima fu dato per disperso perché non aveva con sé i documenti di riconoscimento, poi andarono a cercarlo la Maria con sua figlia Ramona. Quando Ramona lo riconobbe da una fotografia svenne cadendo a terra. Claudio sarebbe dovuto tornare a casa per mettersi in società con Alberto e Silvia ed invece il suo studio servì come camera ardente. "Claudio l'è seimper stè acsé, al pos mia masèr" (Claudio è sempre dentro il mio cuore e lo vedo sempre dappertutto).

La mamma Adele Fontana

16 marzo 2010

Fonte: Libro "Claudio Zavaroni. Un reggiano per esempio"

Il video in memoria "Claudio, il meglio di noi"

Claudio Zavaroni aveva 28 anni. Chi lo ha conosciuto ha potuto innamorarsi del suo modo di essere: generoso, ricco d’iniziativa, estroverso, impegnato, giocoso. Vestiva così, con questo approccio verso la vita e verso gli altri, il suo spirito sensibile, intelligente, ansioso di contribuire a migliorare il mondo.  Alla rieditazione della sua vita è dedicato questo spazio: per strapparlo all’angustia e all’oblio di una morte che indigna per la sua assurdità, per riconsegnarlo ai nostri cuori e rivivere con lui i ricordi di una nostra gioventù, nei quali lui rappresenta il meglio di noi.

Fonte: Amicidiclaudio.giannimarconi.com

Il sito di Gianni Marconi in memoria di Claudio

CLAUDIO ZAVARONI nasce a Cerezzola di Ciano d'Enza (ora Canossa) il 31 maggio 1956 e si stabilisce a Reggio Emilia nel 1961. Frequenta l'Istituto Tecnico Agrario Zanelli e avvia una esperienza lavorativa con gli uffici agricoltura degli enti locali per poi entrare nella Coni: coltivatori (ora CIA) come responsabile della zona di Scandiano. Interessato sia alla famiglia che alla società, dimostra di avere una qualità importante per la vita; grande capacità d'impegno sia nei lavori umili, che non disdegna, che nelle imprese più ardite come scalatore o paracadutista, sia nei numerosi interessi e attività di lavoro dove raggiunge livelli di eccellenza. Leader del movimento studentesco, partecipa a diverse rappresentazioni teatrali, pratica molteplici discipline sportive, svolge una intensa attività fotografica caratterizzandosi nel reportage, nella ritrattistica, nella ricerca antropologica del mondo rurale, degli antichi mestieri, dei Maggi, dei personaggi dell'Appennino reggiano. Nel 1982 avvia l'attività di fotografo professionista aprendo uno studio alle Forche di Puianello (Quattro Castella). Come fotoamatore perfeziona il linguaggio fotografico in funzione dell'analisi sociale e documentaristica; come fotografo professionista si specializza in foto di moda ambientate ad alto impatto espressivo e apre una propria rivista di settore. Muore tragicamente all'età di 28 anni allo stadio Heysel di Bruxelles la sera del 29 maggio 1985 nell'attesa della finale di Coppa dei Campioni Juventus - Liverpool. Non aveva mai coltivato nessuna propensione al tifo e allo sport spettacolo.

Fonte: Amicidiclaudio.giannimarconi.com

Puianello, un parco in memoria di Claudio Zavaroni

Inizia ufficialmente domenica 12 settembre, a Puianello, la tradizionale Fiera di settembre con un ricco cartellone di iniziative promosso dal comitato organizzatore "Puianello Insieme" con il patrocinio dell’amministrazione comunale di Quattro Castella. Una manifestazione che quest’anno vedrà anche un importante momento commemorativo: alle 9.30, infatti, è in programma la cerimonia di intitolazione del parco pubblico di via Isonzo alla memoria di Claudio Zavaroni, il fotografo reggiano morto il 29 maggio del 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles in occasione della finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool. Insieme al sindaco Andrea Tagliavini ci saranno gli assessori Alberto Olmi e Lorenzo De Medici, il consigliere comunale Ivens Chiesi, gli amici e i famigliari della vittima. Un altro esempio dell'attaccamento del territorio locale alla figura dell'artista reggiano, dopo l’intitolazione della palestra dell’Istituto tecnico agrario Zanelli di Reggio e la mostra fotografica "Un reggiano per esempio" tenutasi nei mesi scorsi in occasione di Fotografia Europea. "A 25 anni dai fatti dell’Heysel – spiega Chiesi, ideatore dell’iniziativa - si vuole tenere viva nella cittadinanza castellese la memoria di quei drammatici fatti che sconvolsero l’intera opinione pubblica nazionale, oltre al ricordo di una persona la cui esistenza è stata caratterizzata da un forte impegno civile e dalla grande umanità. Claudio Zavaroni era anche un apprezzato professionista nel campo della fotografia, e la sua attività era svolta proprio nello studio in via Isonzo a Puianello".

11 settembre 2010

Fonte: 24emilia.com

Il ricordo di Claudio Zavaroni nella cerimonia dell'Heysel

di Roberto Fontanili

"Purtroppo l’ho riportato io a casa. Fino a Puianello dove c’era la Giunta comunale di Reggio al completo ad aspettarci". Si commuove ancora, al ricordo di quei giorni Dante Maltesi. E’ stato lui, il reggiano che da lungo tempo vive in Belgio e che non manca mai da oltre 30 anni di essere presente a Festareggio, per fare il volontario, ad accompagnare Claudio Zavaroni nel suo ultimo viaggio.  A raggiungerlo nella capitale belga, il 31 maggio 1985, fu una telefonata arrivata da Reggio, che gli chiedeva di informarsi sulla sorte di Claudio. Lo trovò cadavere, nel marasma di quei giorni, all’ospedale militare di Bruxelles. A 25 anni, la tragedia dell’Heysel - in cui la bestialità umana assassinò 39 innocenti, 32 delle quali italiane e tra queste il 28enne fotografo reggiano Claudio Zavaroni - è stata ricordata anche nella nostra città, che è una delle poche in Italia ad aver dedicato a quelle vittime un monumento, da ieri arricchito da una nuova bacheca che ne illustra le finalità. Non rimuovere quella tragedia e testimoniare i valori della non violenza è il compito che si è assunto il comitato "Per non dimenticare Heysel", che ogni anno ricorda con una cerimonia quei tragici eventi. Un impegno portato avanti con dedizione fin da quando nel 1991, Tolmino Menozzi convinse l’Amministrazione a mettere a disposizione uno spazio per la scultura dell’artista belga Vanlessen.  Assieme a lui e alla mamma di Claudio Zavaroni, Adele Fontana, al parco di via Matteotti, c’erano il sindaco Graziano Delrio, il presidente della Provincia Sonia Masini, il presidente del Comitato "Per non dimenticare Heysel" Enzo Cerlini, Gianni Marconi del comitato "Amici di Claudio Zavaroni" e quanti in quegli anni si sono adoperati per tenere a Reggio il monumento. A partire da chi aiutò Menozzi, come la Legacoop di Reggio, l’ex assessore Adriano Catellani, il presidente del Coni regionale William Reverberi, il presidente della Fondazione dello Sport Anzio Arati, l’ex presidente della Reggiana Calcio Ermete Fiaccadori. Ieri mescolati davanti al Mirabello, ai tanti semplici cittadini, rappresentanti delle "Teste Quadre" e semplici tifosi con la sciarpa della propria squadra.

31 maggio 2010

Fonte: La Gazzetta di Reggio

Stadio Heysel  Claudio, 25 anni dopo:

una vita tra politica e Juventus - Il racconto

di Stefano Morselli

REGGIO EMILIA - Quella di Claudio Zavaroni è la storia di un ragazzo pieno di interessi: la politica, la fotografia, il teatro, il calcio. Viveva a velocità doppia, dicono quelli che lo conoscevano. Però morto ad appena 28 anni, in una serata che doveva essere una festa di sport e invece fu una carneficina, provocata dalla bestialità di un'orda di teppisti inglesi, ma anche dall'imprevidenza e dalla incapacità di coloro ai quali spettava il compito di garantire la sicurezza di tutti. E pensare che Claudio, normalmente, allo stadio nemmeno ci andava. Aveva simpatie juventine, anche da Reggio partivano autobus per il Belgio, ove si giocava la finale di coppa dei campioni tra Juve e Liverpool: decise che, per una volta, voleva esserci anche lui. Ieri, 25 anni dopo, è stato ricordato dalla sua Reggio, l'unica città che ospita un monumento dedicato a quel tragico 29 maggio 1985. All'incontro c'erano i familiari, gli amici che hanno dato vita al comitato "Per non dimenticare Heysel", alcuni club di tifosi con le bandiere della Juventus, del Milan, dell'Inter, della Reggiana. C'erano il sindaco, la presidente della Provincia, quelli della Filef, il cui rappresentante in Belgio, il reggiano Dante Maltesi, fu tra i primi a cercare notizie di Claudio quando ancora non si sapeva che fine avesse fatto. Era invitato anche Andrea Agnelli, neopresidente della Juventus, che ha mandato una lettera: "La concomitanza di altre commemorazioni non mi consente di essere lì. Ma vi ringrazio per il vostro impegno, da quel dolore dobbiamo trovare la forza di far nascere un'idea di calcio lontana da ogni forma di violenza". Il monumento - opera dello scultore Gido Vanlessen, anche lui presente ieri alla cerimonia – è composto da 39 steli in pietra grezza, una per ciascuna delle vittime. Arrivò qui dopo una permanenza a Verona, che ospitava la nazionale belga in occasione dei mondiali di calcio "Italia ‘90". Sarebbe dovuto rientrare in Belgio, ma Francesco Gelati, dirigente dei giovani comunisti e amico di Claudio, lo vide e lo chiese in prestito a Reggio. L'opera fu esposta dapprima davanti alla festa dell'Unità poi, grazie all'interessamento della Reggiana e della Lega cooperative, trovò collocazione definitiva sul prato davanti a un altro stadio, il vecchio Mirabello. Il calcio professionale, ormai da diversi anni, ha traslocato in un più moderno impianto, ma il monumento è ancora lì, accanto al glorioso Mirabello, a tenere viva la memoria del lutto e la speranza di un calcio senza più violenze. In queste settimane, gli amici di Claudio si sono dati molto da fare. Hanno allestito una mostra delle sue fotografie, che si può ancora visitare nella Galleria Parmeggiani. Hanno pubblicato un bel catalogo, che contiene tante testimonianze. Hanno ottenuto che a Claudio fosse intitolata la palestra dell'Istituto agrario Zanelli, che lui aveva frequentato. "E' soprattutto ai giovani che ci rivolgiamo - dice Enzo Cerlini, presidente del comitato - per questo abbiamo coinvolto i club di tifosi e pensiamo di continuare con altre iniziative".

30 maggio 2010

Fonte: L'Unità

Ciao Claudio

Non credo di aver mai parlato di lui. Forse qualche piccolo accenno ogni tanto. Non t'abbandona il dolore. S'impara a conviverci. Si esce da una stanza in cui trasmettono una partita qualsiasi perché non si tollerano le urla della tifoseria, se si sente nominare Liverpool non si pensa più ai Beatles. Ma si continua a vivere, ci si sposa, si divorzia, si scrive pure su un blog. Assomigliava molto a quel signore coi baffi, sdraiato, con la bocca aperta. Ma non riconosco la camicia e nemmeno il giacchino. Lo sentii l'ultima volta al telefono, prima che partisse in pullman per andare a vedere la sua Juve giocare. Era felice come un bambino. Aveva preferito la squadra del cuore ad una bellissima modella che lo stava aspettando a Parigi. Era fotografo di moda e io lavoravo con lui. Eravamo molto affiatati e ci volevamo molto bene, ero la sua sorellina, mi diceva sempre. Allora avevo 24 anni. Non seguii la partita quella sera, per cui non sapevo nulla  nemmeno il giorno seguente, quando lo vidi in un servizio di un telegiornale, inquadrato, mentre lo stavano portando via dagli spalti, in barella, con le braccia penzoloni e lo sguardo fisso. Indossava ancora la sua sciarpa rossa dalla quale non si separava mai.  Mi si fermò il cuore per un istante ne sono certa. Fu l'ultima volta che lo vidi. Tuttavia, per un paio d'anni, aspettai che mi chiamasse al telefono per dirmi che si era perso. Dedico a lui e ai suoi 28 anni questo post, avrebbe compiuto 29 anni due giorni dopo. Lo dedico alla sua famiglia che ha sopportato in tutti questi anni, con molta dignità, un dolore fatto anche di grande ingiustizia. Lo dedico alle vittime e alle loro famiglie che hanno subito questa tragedia.  Lo so, è poca cosa, ma voglio dire pubblicamente, questa sera, che il suo ricordo e il suo sorriso mi hanno accompagnata sempre in questi anni. E la rabbia, tanta rabbia. Sarà così fino alla fine dei miei giorni. S'impara a convivere col dolore e coi suoi tormenti.

Ciao Claudio

Per sempre

Silvia

29 maggio 2010

Fonte: Sgnapisvirgola.iobloggo.com

Il biglietto che poteva salvare la vita a Zavaroni

A 25 anni dalla tragica finale di coppa dei Campioni allo stadio Heysel (39 vittime), il manager Giovanni Vinsani racconta come il fotografo reggiano avrebbe potuto scampare la morte.

Reggio Emilia, 28 maggio 2010. Un biglietto già pronto, nel settore giusto e un altro preso, all’arrivo allo stadio, nel timore di non riuscire ad entrare. Il destino fu particolarmente duro con Claudio Zavaroni, giovane fotografo reggiano, una delle 32 vittime italiane del massacro dello stadio Heysel. Zavaroni morì nel tragico crollo del muretto del settore Z della fatiscente struttura belga, ma avrebbe potuto non trovarsi lì. Come ricorda Giovanni Vinsani, attualmente manager della Cte International (apparati di comunicazione), da sempre grande tifoso juventino. Non conosceva personalmente il fotografo, ma era molto amico di chi lo accompagnava: Umberto Profeta. "Partimmo da Reggio in cinque -racconta Vinsani - ed eravamo d’accordo con Profeta che ci saremmo trovati davanti allo stadio. Avevamo infatti dei biglietti in più e potevamo darli a lui e a Zavaroni. Quando siamo arrivati allo stadio abbiamo aspettato più di un’ora senza vederli, ed era praticamente impossibile rintracciarli, non c’erano ancora i cellulari". Cos'era accaduto? "Zavaroni, con Profeta e altri, avevano deciso di entrare prima nello stadio, per non aspettare troppo e magari rischiare di non incontrarci. Fu per questo che acquistarono biglietti del settore Z, quello dove avvenne la strage. Il destino a volte è crudele, e Claudio non è più tornato a casa".  Di quei biglietti che avevate, cosa ne faceste? "Quattro li vendemmo ad altri tifosi, alcuni anche inglesi. Uno mi è rimasto, e l’ho conservato da allora, a memoria di quanto accadde". Fu subito chiaro a voi, nella zona sicura, cosa era successo? "No, assolutamente. Quando vedemmo la gente entrare in campo pensammo che c’era qualche stupido che voleva rinviare l’inizio della partita. Ricordo che partirono pure cori di scherno. Noi venimmo a conoscenza del massacro solo dopo la fine della partita, quando un tifoso francese ci disse che gli inglesi avevano ucciso alcuni italiani". A quel punto? "Il mio primo pensiero fu chiamare i miei genitori. Ma non avevo soldi. Passando da un ristorante, col mio gruppo, incontrammo Gianni Rivera e gli chiedemmo una mano per telefonare. Ma lui scomparve di scatto, forse ci aveva scambiato per ultras esagitati. Alla fine cominciai a chiedere monetine ai passanti, per poter dire ai miei che stavamo tutti bene. Che Zavaroni era morto lo appresi al ritorno in Italia, dai giornali. Umberto Profeta era dato per disperso, tornò tre giorni dopo, ma era un altro uomo". Lei è più tornato in uno stadio ? "Molto più di rado, e sempre con timore". Crede che il mondo del calcio abbia imparato qualcosa dall’Heysel? "In Italia no. Ci sono ancora scontri, lotte tra fazioni, gli stadi sono arene. Tornelli e tessera del tifoso sono puri palliativi. C’è ancora molta strada da percorrere, se ancora qualcuno, a più di vent’anni dai fatti, scrive sui muri –32, rivolgendosi ai tifosi juventini morti a Bruxelles". Quando ripensa a quel 29 maggio cosa prova? "Amarezza. Per quanto non lo conoscessi di persona un pensiero a Zavaroni e alla sua famiglia c’è sempre. E quando guardo quel biglietto e penso che anche lui avrebbe potuto essere con noi…".

28 maggio 2010

Fonte: Ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com

"Ho visto la tragedia dell'Heysel"

di Gian Piero Del Monte

Dante Maltesi, 85 anni, era allo stadio Heysel 25 anni fa. Fu testimone del clima infernale creato dagli hooligans inglesi, i tifosi del Liverpool, che assalirono gli spettatori italiani andati ad assistere alla partita della Juventus. Fra loro c'era il fotografo reggiano Claudio Zavaroni, 28 anni, che restò vittima di quella furia insensata assieme ad altre 38 persone, calpestate e soffocate nella ressa. "Abbiamo visto anche il muro cadere sugli italiani". Dante Maltesi viveva in Belgio. Cresciuto in orfanatrofio, era emigrato laggiù nel '48, costretto a lavorare nella terribile miniera di Marcinelle. Come responsabile della Filef, l'associazione degli emigrati italiani a Seneffe, fu incaricato dal Municipio di Reggio dopo la tragedia all'Heysel di cercare e identificare Claudio Zavaroni. "Nel pomeriggio arrivò la cognata con la bambina, siamo andati all'ospedale militare e lì l'abbiamo trovato morto". Il ritorno delle salme in Italia, su un aereo militare, è un ricordo che ancora oggi commuove Dante Maltesi.  Oggi Dante fa la spola più volte all'anno fra Reggio e il Belgio. Là si era sposato con una ragazza belga, anche lei orfana, e ha avuto quattro figli e tanti nipoti e pronipoti, di cui mostra con orgoglio le fotografie. Rimasto vedovo, sente sempre di più il richiamo della sua terra d'origine e passa qui l'intera estate. E tutti gli anni, immancabilmente, il 29 maggio porta un mazzo di fiori al monumento che davanti al Mirabello ricorda i morti dell'Heysel. La commemorazione delle vittime dell'Heysel è prevista domani mattina alle 10.30 nel parco di fronte allo stadio Mirabello, in via Matteotti. Il punto di ritrovo sarà il monumento dedicato ai morti del 1985. Saranno presenti tifosi dei club granata, di Juventus, Inter e Milan, gli amici di Claudio Zavaroni, il gruppo "Faber noster" che eseguirà canzoni di De André. Alle 11 seguirà al Mirabello una partita di calcio giovanile.

28 maggio 2010

Fonte: Telereggio.it

La palestra dello Zanelli intitolata a Claudio Zavaroni

Questa mattina la presidente Masini durante la cerimonia per ricordare il fotografo morto nella tragedia dell'Heysel: "Claudio rappresenta l'impegno civile e sociale".

"Claudio rappresenta per noi quell'impegno sociale e civile che non deve mai cessare, la nostra parte migliore". La Presidente della Provincia Sonia Masini ha chiuso con queste parole il proprio intervento nel corso della cerimonia di intitolazione della palestra dell'istituto Zanelli a Claudio Zavaroni, il fotografo reggiano rimasto ucciso nel 1985 nella tragedia dello stadio Heysel. Questa mattina alle 9.30, nell'aula magna della scuola, in via fratelli Rosselli, c'erano veramente in tanti per ricordare la figura di questo giovane fotografo che era stato studente dello Zanelli: i familiari, la madre, i compagni di scuola di allora, gli studenti di oggi, gli insegnanti di quei difficili primi anni settanta, gli insegnanti di oggi (suoi amici di allora), i rappresentanti delle istituzioni, ma soprattutto gli amici di Claudio, che in questi 25 anni non hanno mai smesso di tenere vivo il suo ricordo. La cerimonia si è aperta con la proiezione di un filmato che ricostruiva la tragica vicenda dello stadio Heysel: la voce di Paolo Bonacini, direttore di TeleReggio, attraverso le immagini riportate dalla stampa di allora ha raccontato Claudio visto attraverso gli occhi dei suoi amici: "La morte di Claudio ha rappresentato la morte di una parte di noi, la migliore". La preside Patrizia Pellacani ha quindi chiamato uno dopo l'altro tutti coloro che hanno voluto ricordare la figura di Claudio: i suoi insegnanti di lettere e di agraria, la professoressa Trevisan e il professor Ficarelli; i suoi compagni di scuola di allora, gli studenti che oggi frequentano l'istituto Zanelli. La cerimonia è stata conclusa dall'intervento della Presidente Masini che ha prima di tutto messo in luce il valore di una scuola come lo Zanelli cresciuta negli anni, che rappresenta oggi l'esempio di una nostra vocazione verso gli studi tecnici che devono continuare a essere tutelati. "Le parole dei nostri studenti - ha aggiunto - dimostrano come ci sia una correlazione anche tra la profondità e la cultura e gli studi tecnici. Claudio è l'esempio migliore di questo, e l'intitolazione della palestra esprime i nostri sentimenti per lui. Conobbi Claudio quando ero operatore culturale a Villa Minozzo, nell'81, lo aiutai ad allestire una mostra fotografica. La nostra amicizia è durata fino alla sua scomparsa". Subito dopo, assieme alla madre di Claudio Zavaroni, la presidente Masini ha scoperto la targa che ha intitolato la palestra al fotografo. Claudio Zavaroni, dopo il diploma all'istituto Zanelli, aveva lavorato nel campo dell'agricoltura, fino a diventare responsabile di zona della Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Scandiano. Parallelamente Zavaroni aveva intrapreso un percorso fotografico che lo portò a svolgere importanti ricerche antropologiche sul mondo contadino, di cui il suo obiettivo ha immortalato momenti e paesaggi che arricchiscono la memoria del territorio provinciale. Inoltre, la sua vicenda e quella delle altre 38 vittime della tragedia dell'Heysel ripropongono importanti, e tristemente attuali, riflessioni sullo sport e sulle violenze, in cui rischiano di sfociare a volte momenti di partecipazione collettiva. Per ricordare la figura di Zavaroni è inoltre in corso una mostra di sue fotografie in corso Cairoli al civico 1, frutto della collaborazione di Palazzo Magnani e di Fotografia europea.  Nella giornata di sabato 29 maggio, alle ore 11, si svolgerà invece la commemorazione in via Matteotti 11 (zona Mirabello) davanti al monumento delle vittime dell'Heysel.

22 maggio 2010

Fonte: Provincia.re.it

Una palestra intitolata a Zavaroni

La Provincia intitola a Zavaroni la palestra dello Zanelli. Questa mattina, nella sede della scuola, si svolgerà la commemorazione del giovane fotografo reggiano rimasto ucciso 25 anni fa nella tragedia dell’Heysel. Una vita breve ma intensa quella del fotografo reggiano Claudio Zavaroni, rimasto ucciso nel 1985 allo stadio Heysel, allora ventottenne. Quest’anno ricorre il 25° della sua scomparsa e la Provincia, su proposta del comitato "Amici di Claudio Zavaroni", ha deciso di intitolargli la palestra dell’istituto agrario Zanelli. La cerimonia ufficiale si svolgerà stamani alle 9.30, nell’aula magna della scuola in via Fratelli Rosselli 41. Alla commemorazione sarà presente la presidente della Provincia Sonia Masini, la preside dello Zanelli Patrizia Pellacani, alcuni parenti di Claudio oltre che compagni di scuola, insegnanti ed ex-colleghi. Claudio Zavaroni aveva lavorato nel campo dell’agricoltura, fino a diventare responsabile di zona della Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Scandiano. Parallelamente Zavaroni aveva intrapreso un percorso fotografico che lo portò a svolgere importanti ricerche antropologiche sul mondo contadino, di cui il suo obiettivo ha immortalato momenti e paesaggi che arricchiscono la memoria del territorio provinciale. Per ricordare la figura di Zavaroni è inoltre in corso una mostra di sue fotografie in corso Cairoli al civico 1, frutto della collaborazione di Palazzo Magnani e di Fotografia europea. Sempre questa mattina alle 11 si svolgerà invece la commemorazione in via Matteotti 11 (in zona Mirabello) davanti al monumento delle vittime dell’Heysel.

22 maggio 2010

Fonte: La Gazzetta di Reggio

Un piccolo risarcimento d’affetto

Venerdì alle 19 in Galleria Parmeggiani è stata inaugurata la mostra fotografica di Claudio Zavaroni, che rimarrà allestita fino al 13 giugno. E’ l’occasione per vedere le sue opere, percepire la splendente dignità che riusciva a far risaltare, attraverso i suoi ritratti, nella gente semplice ed autentica, i contadini, gli artigiani degli antichi mestieri, i suonatori di paese, veri maestri della tradizione popolare. Ed anche quando fotografava per lavoro producendo immagini di moda, la sua cifra creativa e al contempo umana permeava i suoi scatti. In mostra è possibile trovare il catalogo, antologico e biografico, scritto coralmente da tanti amici che hanno ricostruito la sua breve ma intensa vita con dodici testimonianze, contenente un bel testo critico di Sandro Parmiggiani e la recensione d’epoca di Vasco Ascolini, le foto delle opere esposte, ed infine la sintesi dei fatti dell’Heysel prendendo a riferimento gli articoli dell’Unità, andati a stampa dal 29 maggio al 10 giugno 1985. Inoltre sarà possibile per i visitatori vedere un breve video che racconta la vita di Claudio ed il suo drammatico destino. L’inaugurazione è stato un momento intenso di tributo di affetto verso Claudio e la mamma Adele, presente assieme ai numerosi parenti, prima fra tutti la zia Lella che vive con lei.
 

Tantissimi amici di Claudio sono intervenuti, accalcando la sala espositiva e stringendosi attorno alla mamma Adele. Un affettuoso risarcimento verso chi ha reso più bella la nostra vita giovanile, dandoci amicizia, fiducia e allegria. A dare un significato ulteriore al momento, che sottolineava l’importanza del ricordo della morte di Claudio come emblema e monito contro la degenerazione violenta di pezzi della nostra società, è stata la partecipazione nutrita e di peso delle autorità cittadine e politiche: il sindaco Delrio, gli assessori comunali Catellani e Spadoni, la responsabile di Fotografia Europea Farioli, gli assessori provinciali Ferrari e Rivi, il parlamentare Marchi. Su tutti la sorpresa della visita di Romano Prodi con la moglie Flavia Franzoni e la suocera Paola Boselli, una visita affettuosa in omaggio a Claudio e alla mamma come riconoscenza per il lungo rapporto di frequentazione di Adele con la famiglia Boselli-Franzoni. Commovente anche la visita di Stanislao Farri, di cui è nota l’allergia alla mondanità, ma mi aveva dichiarato che sarebbe venuto e così ha fatto, primo fra gli ospiti, nonostante i problemi fisici dovuti ad un recentissimo incidente stradale e la sua bella età di 86 anni; il decano e maestro della fotografia reggiana e italiana aveva incoraggiato Claudio a continuare la sua opera e prevedeva per lui un sicuro successo. Farri è stato il primo a organizzare una mostra di foto di Claudio post mortem. I veri protagonisti della giornata, dopo i parenti, sono stati comunque i tanti amici intervenuti, persone che hanno avuto il piacere e la fortuna di conoscere Claudio e di ricevere da lui l’influsso di uno spirito così vivo. Ho il rammarico di non essere riuscito a vivere il momento con ciascuno di loro, dandomi il tempo di riprendere il contatto interrotto, scambiare pezzi di vita vissuta. Tutto troppo breve e fugace, troppo di corsa, ed ora sento un piccolo rimorso per non aver trovato modo di stare di più con loro. Spero che la prossima occasione allo Zanelli il 22 maggio ci consenta di riprendere con calma i rapporti, magari mangiando e bevendo insieme qualcosa.

22 maggio 2010

Fonte: Giannimarconi.com

In ricordo del reggiano Claudio Zavaroni, morto all'Heysel

di Benedetta Salsi

Venerdì 7 maggio inaugurerà la mostra sul fotografo morto durante la finale di Coppa dei Campioni a Bruxelles tra Juve e Liverpool. A 25 anni dalla tragedia, Comune e Provincia rendono omaggio al suo lavoro.

Reggio Emilia, 5 maggio 2010. Claudio Zavaroni aveva 28 anni quando morì allo stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985. Era arrivato con il pullman dei reggiani, per assistere alla finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. "Spettatore atipico della partita, sportivo ma mai tifoso, partito per concedersi una vacanza, uno svago, un’altra curiosa osservazione del mondo, questa sì a lui molto distante", come lo descrivono i suoi amici. Insieme a lui, in quella folle notte di violenza, morirono altre 38 persone, oltre 600 i feriti. Zavaroni era molto conosciuto a Reggio. Aveva avviato da tre anni uno studio fotografico dedicato a foto di moda e il suo talento stava emergendo nel panorama delle riviste di settore; questa sua vocazione per la fotografia era maturata già in epoca giovanile portandolo a compiere importanti lavori di ricerca a carattere antropologico sul mondo rurale e montano, che diedero corpo alla sua mostra più importante: "Ritratto d’Appennino". Una raccolta di volti, ambienti e situazioni della gente autentica della comunità montanara. A 25 anni dai fatti dell’Heysel, il Comune e la Provincia rendono omaggio al suo lavoro e dedicano alle sue opere una mostra antologica alla galleria Parmeggiani: "Claudio Zavaroni, un reggiano per esempio" all’interno di Fotografia Europea in collaborazione con Palazzo Magnani, su proposta degli Amici di Claudio Zavaroni e del comitato "Per non dimenticare Heysel". "Questa mostra vuole ricordare Claudio Zavaroni non solo come fotografo di grande qualità ma anche come persona — ha detto ieri il sindaco Delrio alla presentazione della mostra che inaugurerà venerdì alle 19 — vuole raccontare la sua storia perché è proprio una di quelle storie, straordinarie nella loro ordinarietà, che fanno della nostra città una comunità. La mostra testimonia infatti il suo impegno civile, il suo essere un reggiano per esempio". "Rendiamo omaggio con queste iniziative a una persona di grande umanità a cui dedichiamo non solo la mostra dei suoi scatti ma anche la palestra dell’istituto Zanelli, la scuola frequentata da Zavaroni — ha aggiunto l’assessore provinciale alla cultura Roberto Ferrari — Il 22 maggio intitoleremo infatti la palestra della scuola a Claudio insieme ai suoi insegnanti e compagni di classe dell’anno 1975-1976". "L’obiettivo di questa esposizione — ha proseguito Sandro Parmigiani, curatore della mostra e del catalogo — è restituire un’immagine completa di Zavaroni, come persona e come fotografo di grande talento come si vede dagli scatti sul mondo dell’Appennino. Dal suo modo di fotografare emerge il suo rapporto con la vita, emerge la sua attenzione a voler conoscere gli altri per poter capire davvero se stesso, la volontà di penetrare l’identità degli altri per comprendere la propria". Il 29 maggio, poi, alle ore 10,30, al monumento alle vittime davanti al Mirabello ci sarà una cerimonia commemorativa.

Info: dal 7 al 13 giugno; chiuso lunedì; 0522.451054

5 maggio 2010

Fonte: Ilrestodelcarlino.it

DALLA MOSTRA FOTOGRAFICA DI CLAUDIO ZAVARONI

Reggio Emilia, Galleria Parmeggiani,  7 maggio - 13 giugno 2010

Morì all'Heysel, Fotografia europea omaggia Zavaroni

Mostra antologica delle opere del fotografo reggiano scomparso 25 anni fa

REGGIO EMILIA - A 25 anni dai fatti dell’Heysel, dove morì prematuramente il fotografo reggiano Claudio Zavaroni, Comune di Reggio Emilia e Provincia di Reggio Emilia, rendono omaggio al suo lavoro e dedicano alle sue opere una mostra antologica "Claudio Zavaroni, un reggiano per esempio", organizzata nel contesto di Fotografia Europea 2010 in collaborazione con Palazzo Magnani, che si tiene alla Galleria Parmeggiani di Reggio Emilia, dal 7 maggio al 13 giugno. La ricomposizione dei due binari, la vita di Zavaroni ed i fatti dell’Heysel, sono le tracce narrative alla base di una serie di iniziative preparate in questo mese su proposta degli "Amici di Claudio Zavaroni" e del comitato "Per non dimenticare Heysel", che hanno collaborato direttamente alla realizzazione delle diverse iniziative, con il contributo di Progeo, Legacoop di Reggio e Cia.  Le iniziative sono state presentate questa mattina da Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, Roberto Ferrari, assessore a Cultura e Pianificazione territoriale della Provincia di Reggio Emilia, Elisabetta Farioli, dirigente programmi culturali e museali del Comune, Sandro Parmigiani, curatore di Palazzo Magnani, Gianni Marconi, portavoce del Comitato "Amici di Claudio", e da Enzo Cerlini del Comitato "Per non dimentica Heysel". "Questa mostra vuole ricordare Claudio Zavaroni non solo come fotografo di grande qualità ma anche come persona – ha detto il sindaco Delrio – vuole raccontare la sua storia perché è proprio una di quelle storie, straordinarie nella loro ordinarietà, che fanno della nostra città una comunità. La mostra testimonia infatti il suo impegno civile, il suo essere un reggiano per esempio". "Rendiamo omaggio con questa serie di iniziative a una persona di grande umanità a cui dedichiamo non solo la mostra dei suoi scatti ma anche la palestra dell’istituto Zanelli, la scuola frequentata da Zavaroni – ha aggiunto l’assessore Ferrari – Il 22 maggio intitoleremo infatti la palestra della scuola a Claudio insieme ai suoi insegnanti e compagni di classe dell’anno 1975-1976". "Il successo di Fotografia Europea in cui la mostra di Zavaroni è inserita deriva dal fatto di sapere unire uno sguardo internazionale a una prospettiva locale – ha detto Elisabetta Farioli – E’ il legame con la città e il territorio, il saperne intercettare le diverse anime, che contribuisce a rendere questa manifestazione partecipata. La mostra dedicata a Zavaroni va esattamente in questa direzione e propone un modo certamente non retorico per ricordarlo". "L’obiettivo di questa esposizione – ha proseguito Sandro Parmigiani, curatore della mostra – è restituire un’immagine completa di Zavaroni, come persona e come fotografo di grande talento come si vede dagli scatti sul mondo dell’Appennino che abbiamo proposto nella mostra. Dal suo modo di fotografare emerge il suo rapporto con la vita, emerge la sua attenzione a voler conoscere gli altri per poter capire davvero se stesso, la volontà di penetrare l’identità degli altri per comprendere la propria". La mostra, il catalogo, le testimonianze. Claudio Zavaroni aveva 28 anni quando morì a Heysel, dove era arrivato con il pullman dei reggiani, "spettatore atipico della partita, sportivo ma mai tifoso, partito con il pullman dei reggiani per concedersi una vacanza, uno svago, un’altra curiosa osservazione del mondo, questa sì a lui molto distante", come lo descrivono gli amici. Zavaroni era molto conosciuto a Reggio Emilia. Aveva avviato da tre anni uno studio fotografico dedicato a foto di moda e il suo talento stava emergendo nel panorama delle riviste di settore; questa sua vocazione per la fotografia era maturata già in epoca giovanile portandolo a compiere importanti lavori di ricerca a carattere antropologico sul mondo rurale e montano, che diedero corpo alla sua mostra più importante Ritratto d’Appennino, una raccolta di volti, ambienti e situazioni della gente autentica della comunità montanara. Queste immagini fanno parte della mostra antologica organizzata dal Comune di Reggio Emilia nell’ambito di Fotografia europea alla Galleria Parmeggiani, che verrà inaugurata venerdì 7 maggio alle 19, alla presenza dei famigliari, gli amici, le persone che lo hanno conosciuto. La mostra, aperta fino al 13 giugno, poggia sul nucleo centrale di Ritratto d’Appennino custodita alla Fototeca della Biblioteca Panizzi, completandola con alcune foto dei Maggi (più gli albi presentati in bacheca) e con diversi scatti di moda del periodo professionale. Il catalogo della mostra, curato da Palazzo Magnani della Provincia di Reggio Emilia, contiene dodici testimonianze, fra le quali quella della madre, che ricostruiscono il profilo biografico di Zavaroni, il testo critico del curatore della mostra e del catalogo Sandro Parmiggiani, il testo storico di Vasco Ascolini, e conclude con un lavoro di ricostruzione delle vicende dell’Heysel, tramite la sintesi degli articoli andati a stampa sull’Unità dal 29 maggio al 10 giugno 1985, da cui si ricavano i vari aspetti: la cronaca, la ricerca delle responsabilità, l’analisi sociologica, quella psicoanalitica, per concludere con l’amara riflessioni degli amministratori di Liverpool. In questa parte è anche riprodotto l’articolo che annunciava la morte di Claudio e riprendeva la testimonianza di un compagno di viaggio che lo descriveva mentre cercava di contenere l’assalto vandalico della tifoseria inglese. Allo Zanelli, intitolazione e video sull’Heysel. "L’animo di Claudio da sempre partecipava per la causa della gente comune, per la sua emancipazione sociale", lo ricordano ancora gli amici. Studente dell’Istituto Agrario Zanelli, Zavaroni durante il periodo scolastico fu un apprezzato leader studentesco e in seguito lavorò come tecnico agrario. Il 22 maggio alle ore 9,30 presso l’Istituto Agrario Zanelli avverrà a cura della Provincia di Reggio Emilia l’intitolazione della palestra a Claudio Zavaroni durante una cerimonia commemorativa a cui sono stati chiamati a partecipare anche i professori e gli studenti dell’anno scolastico 1975-1976. In preparazione dell’evento verranno proiettati brevi audio-video sulla vicenda dell’Heysel alle classi quarte dell’istituto, al fine di approfondire le tematiche della violenza e della cultura delle responsabilità. Al Mirabello, la commemorazione. Il 29 maggio 2010 infine ricorrerà il 25° della vicenda accaduta a Bruxelles nel 1985, 39 morti e 600 feriti allo stadio di Heysel, vittime della violenza di un gruppo di tifosi inglesi che attaccarono prima della partita gli spalti italiani occupati da spettatori pacifici. Era la finale della Coppa dei Campioni Juventus -Liverpool. Fu una delle più grandi tragedie legate al mondo dello sport, avvenuta in diretta eurovisione. "I fatti violenti, la partita comunque giocata, le diverse reazioni emotive dei tifosi e della gente comune, i provvedimenti delle autorità sportive e dei governi nazionali, la storia del calcio che ne è seguita e che ancora viviamo in diretta, hanno proposto e ancora stimolano una riflessione profonda sul mondo del calcio – spettacolo, sui significati e sulle aspettative che raccoglie a livello del mondo degli affari e della società, acquisendo l’entità di fenomeno sociale da studiare per verificare lo stato di salute della nostra civiltà". Il 29 maggio alle ore 10,30, al monumento alle vittime davanti al Mirabello ci sarà una cerimonia commemorativa per tutte le 39 vittime di quel tragico giorno.

Gli Amici di Claudio Zavaroni e il comitato "Per non dimenticare Heysel". 

4 maggio 2010

Fonte: Ilgiornaledireggio.it

Claudio Zavaroni fotografo

La ricerca di Claudio Zavaroni non era puramente fotografica, ma le sue immagini erano intese quale parte costitutiva di un più complesso discorso. I suoi interessi si muovevano sul filo dell’antropologia, dell’indagine sull’uomo e sulla sua vita, e la registrazione fotografica costituiva uno dei mezzi con i quali compiva il suo viaggio intorno all’individuo. Un viaggio che si è snodato nei territori dell’Appennino reggiano, alla ricerca di attività lavorative e di modelli di esistenza ormai in via di scomparsa e dei loro protagonisti. Erano contadini e artigiani, cantastorie dei "Maggi" e musicisti ambulanti, appartenenti ad un mondo che ci suona ormai remoto e l’impressione appare confermata anche dall’età delle persone fotografate. Le immagini, infatti, ci raffigurano anziani ritratti all’interno delle loro case o delle botteghe dove continuavano ad esercitare l’antico mestiere, più per passatempo che per reale necessità, e le riprese sembrano registrare la casualità dei loro gesti e delle collocazioni ambientali. In realtà, i personaggi sono stati fotografati seguendo un’accurata regia, che consente di sottolineare, man mano si passa da un’immagine all’altra, i caratteri dell’ambiente attraverso riprese in campo lungo, oppure di soffermarsi sugli aspetti fisionomici individuali, utilizzando il primo piano, con il palese intento di registrare visivamente il tempo e lo spazio di un racconto al quale sono intenti gli uomini e le donne ritratti. L’altra parte del lavoro di Zavaroni si è appuntata su questo racconto verbale, molto probabilmente da lui registrato, che è stato poi riassunto nella breve didascalia dalla quale le fotografie sono accompagnante. Accanto ad una precisa progettualità, che ha condotto alla scelta di utilizzare un modello abbastanza fisso di ripresa, possiamo cogliere nelle diverse immagini le tracce delle sue conoscenze fotografiche, che tuttavia restano discretamente in sottofondo e lasciano trasparire la volontà di non fare prevalere la personalità del fotografo sulla spontaneità della "recitazione" dei personaggi e, soprattutto, rivelano che a Zavaroni non interessava usare la fotografia per modificare la realtà, ma soltanto per conservarne memoria.

Massimo Mussini (Ordinario di Storia dell'Arte)

Novembre 2002

Fonte: Libro "Claudio Zavaroni. Un reggiano per esempio"

Bruxelles, una partita dopo

Ultimo addio a Claudio da tanti amici reggiani

REGGIO EMILIA - Una folla commossa ha dato l'estremo addio a Claudio Zavaroni, il giovane fotografo reggiano rimasto ucciso sugli spalti dello stadio di Bruxelles. In tanti, nel pomeriggio di sabato, e nella giornata di domenica, si erano portati a Forche di Puianello, dove era stata allestita la camera ardente nel Laboratorio fotografico che Zavaroni aveva aperto, per testimoniare il loro dolore per la scomparsa di Claudio. Forche di Puianello, ieri mattina, alle 10, si è mosso un corteo funebre che, preceduto da staffette dei vigili urbani, è arrivato alla periferia di Reggio. Qui si è fermato il corteo a piedi, che ha attraversato la via Emilia all'altezza del cimitero di San Maurizio. C’era tanta altra gente, ad aspettare, e all'arrivo del corteo la lunga fila di auto ferme sulla via Emilia ha spento i motori. Si è fatto un silenzio impressionante, mentre sfilavano, attraversando la via Emilia, i gonfaloni dell'Amministrazione comunale, dell'Amministrazione provinciale, seguiti da numerose corone di fiori, tra le quali una del governo britannico, una della Federazione comunista di Reggio (Zavaroni era iscritto al nostro partito), quella del Comune di Ciano d'Enza, suo paese d'origine, quella dei compagni di scuola dello "Zanelli", quella della Confcoltivatori (presso la quale Zavaroni aveva lavorato) quella della società calcistica "Juventus", e tante altre, dei suoi numerosi gruppi di conoscenti ed amici. Dietro il carro funebre, i familiari di Zavaroni, i suoi amici più stretti, il sindaco di Reggio, Ugo Benassi, il Presidente del Coni provinciale, Reverberi, il viceprefetto Dott. D’Angelo, una delegazione di Crocerossine, e tanta, tanta gente, di ogni età. La cerimonia funebre con rito civile, è stata semplice e sobria, com'era nello stile di Claudio. o.i.

5 giugno 1985

Fonte: L’Unità

Domani l'estremo saluto a Claudio

REGGIO EMILIA - La città si appresta a dare l'estremo addio a Claudio Zavaroni, il giovane fotografo reggiano rimasto ucciso allo stadio di Bruxelles. La salma di Claudio è da ieri pomeriggio nella camera ardente allestita nel laboratorio fotografico che Zavaroni aveva aperto a Forche di Puianello, a lato dalla statale per la montagna: da qui, lunedì mattina, alle 10, partiranno i funerali del giovane, per il cimitero di S. Maurizio, sulla via Emilia. Nell'abitazione dei familiari, in via Montefiorino, autorità, amici, conoscenti, hanno manifestato il loro cordoglio al padre, alla madre, ad altri congiunti. Ieri mattina c'è stata anche una visita di una delegazione del Pci, partito al quale Claudio era iscritto dal 1991. I funerali, lo ha deciso la giunta, interpretando i sentimenti di dolore di tutta la città, saranno a spese dell'amministrazione comunale. Una sottoscrizione per aiutare i familiari di Claudio è stata intanto lanciata da un club juventino. La notizia della assurda morte di Claudio ha colpito molti, anche perché erano quelli che lo conoscevano. Di carattere era aperto, gioviale, generoso, con molteplici interessi, Claudio aveva molti amici e conoscenti. Praticava lo sport, giocava in squadre amatoriali di calcio, ma detestava la violenza. Ci si interroga su cosa stia avvenendo nella mente dei più giovani tifosi: anche a Reggio, la tragica sera di mercoledì, si è chiassosamente festeggiato la "vittoria". Non erano più di trecento e non tutti ragazzini. Troppi, comunque. Uno di loro ha detto, con tono enfatico: "Questa coppa l'abbiamo conquistata col sangue. Un insegnante ha raccolto, a scuola, il commento di uno studente tifoso del Torino. "Bene, adesso, quando ci saranno i derby con la Juve, a loro che prima ci urlavano "Superga-Superga" (è il colle sul quale precipitò in aereo la squadra del Torino, ndr) adesso noi possiamo urlare: "Bruxelles-Bruxelles". PIACENZA - Il tifoso juventino di Piacenza, Santino Orsi, rimasto gravemente ferito negli incidenti allo stadio Heysel di Bruxelles, è uscito dal coma. Ha riconosciuto il figlio, ha mosso una mano. Il signor Orsi. all'ospedale è assistito dal figlio, dalla moglie e dalla nuora, partiti immediatamente dopo la notizia del ferimento del proprio congiunto.

2 giugno 1985

Fonte: L’Unità

L'ultimo viaggio del giovane rimasto ucciso a Bruxelles

Giunta ieri in città la salma di Zavaroni

Domani mattina si svolgono i funerali di Claudio Zavaroni, il giovane reggiano rimasto ucciso, nello stadio di Bruxelles, mentre cercava generosamente di contenere l'assalto di tifosi del Liverpool. La salma del giovane è giunta a Reggio ieri pomeriggio e ad accogliere Claudio, all'uscita autostradale di Mancasale, c'erano le autorità cittadine. La camera ardente è stata allestita nel laboratorio fotografico che il giovane aveva aperto a Forche di Puianello, al n. 10 di via lsonzo. Da qui, domani mattina, alle 10, partirà il corteo funebre che accompagnerà Claudio al cimitero di San Maurizio. l funerali sono a spese del Comune di Reggio: lo ha deciso la Giunta comunale, interpretando i sentimenti di tutta la città. Lo sgomento per l'assurda morte di questo giovane buono, allegro, generoso, impegnato è presente in tutti. Molti lo avevano conosciuto per la sua attività, il suo lavoro, il suo impegno nella ricerca culturale. La passione per Io sport, che praticava giocando in squadre da calcio amatoriali o allenandosi al campo scuola di via Melato. Abbiamo sentito molta gente che, pur non conoscendolo esattamente di nome, si è ricordata di lui vedendo le foto sui giornali. Con le sue tante attività, con la facilità con la quale legava allegri rapporti di amicizia era entrato in contatto con tanti ambienti. Ciascuna delle morti di Bruxelles è assurda, mostruosa, ma quella di Claudio lascia esterrefatti proprio per l'abisso che corre tra quelli che erano i suoi interessi, il suo carattere, e il mondo che lo ha ucciso. Un giovane che non era neppure tifoso, andato a Bruxelles quasi per gita, con uno strumento, la macchina fotografica, con il quale aveva documentato la vita nei paesi più sperduti dell'Appennino, attento e sensibile verso le tradizioni popolari della nostra terra, che si è trovato a dover decidere di opporsi a bande armate che stavano travolgendo gente inerme e incredula. Il suo - lo abbiamo riportato ieri scrivendo della testimonianza di un artigiano modenese che si è trovato al suo fianco - è stato un tentativo generoso, istintivo, di difesa degli altri spettatori che, alle sue spalle, erano bersagliati da proiettili di vario tipo.

2 giugno 1985

Fonte: L’Unità

Il giovane reggiano morto a Bruxelles

L'agghiacciante testimonianza di amici e compagni di viaggio

"Claudio è morto cercando dì salvare gli altri"

di Otello Incerti

REGGIO EMILIA - Claudio Zavaroni, 29 anni, fotografo, andato alla partita di Bruxelles non perché tifoso, ma per curiosità è morto mentre stava cercando di contenere gli assalti degli esagitati supporters del Liverpool. La notizia ufficiale della sua scomparsa è arrivata a Reggio ieri alle 12.30: Claudio Zavaroni, hanno comunicato prima il console italiano a Bruxelles, poi la prefettura, era tra le vittime dello stadio. Fino a giovedì sera lo si dava per disperso, assieme ad un altro di Campegine, poi rientrato, e ancora ieri mattina il nome del reggiano non figurava tra le vittime ufficiali. Le circostanze della sua morte le abbiamo raccolte da un artigiano modenese, Giorgio Grenzi, di Savignano sul Panaro, che, partito con la stessa agenzia di viaggio, la "Planetario" aveva scambiato con lui qualche parola, sugli spalti, prima dell’inizio della tragica partita. Lo aveva rivisto, al proprio fianco, sotto I’ imperversare dell’assalto dei teppisti. Poi lo aveva perso di vista, nell'infernale stadio teatro di guerra. Giorgio Grenzi, che ha riportato contusioni, ed è ancora scosso, era andato a Bruxelles assieme al figlio Alessandro, di 16 anni. La sua testimonianza fa accapponare la pelle. "In attesa della partita avevo scambiato qualche parola con Zavaroni, interessato alla sua macchina fotografica. Poi è cominciato il caos. Gruppi di tifosi inglesi si sono precipitati su di noi, e dietro di noi: per le pietre, i vari proiettili che cadevano, c'era una situazione drammatica. In alcuni, istintivamente, abbiamo cercato di arginare, per alleggerire la situazione alla nostre spalle. Lì, al mio fianco, ho ritrovato Zavaroni, il fotografo. L'ho quasi subito perso di vista mentre cercavamo, a pugni, a calci, di rallentare quegli ossessi che venivano avanti armati con le aste di bandiere, bastoni, ed altro, soprattutto bottiglie spezzate. Avevo perso i contatti con Alessandro, mio figlio, e l'ho ritrovato in mezzo ai corpi di persone rimaste sulle gradinate. Mio figlio è un tipo robusto, ma ho dovuto scuoterlo, aiutarlo, perché potesse rialzarsi". Giorgio Grenzi continua il suo racconto; parla dei morti sugli spalti, della fuga, passando sopra i cadaveri, del tentativo di raggiungere i cancelli sistemati sull'alto della curva, in cerca di scampo: ma erano chiusi, e la folla si è riversata vano il campo di gioco. Poi, un improvviso alleggerimento della pressione; della calca: ma solo perché era crollato il muretto, perché decine di persone cadevano a grappoli nel vuoto, aggiungendo orrore all'orrore. Mi sono rifugiato sotto la tribuna, con mio figlio, abbiamo chiesto di salire, ma non ci hanno fatto passare. Nel prato ci si guardava negli occhi, tra gli scampati, ci si abbracciava, si continuava ad urlare che ciò non era possibile. Poi sono stato portato all'ospedale, dove sono rimasto, per sicurezza fino a quando non ci sono venuti a prendere con un taxi del soccorso delle organizzazioni della pubblica sicurezza. Claudio Zavaroni, che proprio ieri avrebbe dovuto compiere 29 anni, era iscritto dal 1961 al nostro partito, sezione di Lungo Crostolo. Abitava alla periferia cittadina, in via Montefiorino, con il padre Aronne, la madre Adele, e altri familiari. Diplomatosi perito agrario, aveva lavorato a un programma della Regione sui bilanci delle aziende agricole, poi era stato assunto dalla Confcoltivatori, che aveva utilizzato la sua esperienza; successivamente era passato alle dipendenze del Comune di Reggio, come "dogarolo" del Canale di Secchia. In questo periodo, a contatto con il mondo contadino reggiano matura il suo interesse per la fotografia. Poi la decisione di continuare l’attività di fotografo a livello professionale, l'apertura di uno studio fotografico a Forche di Puianello, sulla strada per la montagna, la specializzazione nel settore moda, l’immutata passione per la fotografa come documentazione, la curiosità verso i fenomeni della nostra epoca. Non era tifoso: era andato a Bruxelles, invitato da un amico, per provare un'esperienza nuova, e si era portato la macchina fotografica; ma nel momento della tragedia non ha pensato alle foto, ha pensato generosamente, e forse questo gli è stato fatale, a fare quello che avrebbe dovuto fare la polizia belga. Non era un violento. Il mondo che lo aveva attratto, quello dei contadini, dei pastori, dei cantastorie, dei "maggerini" dell'Appennino, era lontano anni luce dal mondo che Io ha ucciso in una partita di calcio.

1 giugno 1985

Fonte: L’Unità

Claudio Zavaroni ha perso la vita nell'allucinante serata di Bruxelles

Costernazione per la tragica morte del giovane concittadino

Una lettera del sindaco alla famiglia a nome della città

"Era gioviale, allegro, indaffaratissimo, sempre pieno di  energia" racconta una sua collega di lavoro allo studio fotografico di Forche di Puianello. Claudio Zavaroni avrebbe compiuto 29 anni ieri. E’ morto alla vigilia del suo compleanno nella bolgia dello stadio di Bruxelles dove si era recato con una comitiva di reggiani per assistere alla tragica partita Juventus-Liverpool (dell’episodio parliamo più ampiamente in pagina regionale) La collega di lavoro parla con sofferenza di quanto avvenuto. Vorrebbe risparmiare alla famiglia questa pubblicizzazione dell’angoscia e del dolore ad opera degli organi di informazione. Ma la commozione ha investito tutta la città quando ieri si sono diffuse le prime notizie e dopo che i telegiornali nazionali hanno dato la conferma dell’identificazione della salma. Di questa commozione si è fatto interprete il sindaco di Reggio Ugo Benassi, in una lettera ai familiari. "Claudio amava la vita, il lavoro, lo sport", scrive il sindaco. "L’insensata, brutale distorsione che concepisce lo stadio come luogo di esercizio criminale ha colpito anche questo nostro giovane concittadino, alla cui memoria si rivolge oggi con eguale intensità l’affetto di chi lo ha conosciuto e di chi ha saputo di lui soltanto l’incredibile annuncio di morte". Claudio Zavaroni era arrivato alla professione di fotografo dopo aver lavorato con incarichi precari per l’assessorato all’agricoltura del comune di Reggio e dopo un periodo di impegno come funzionario della Confcoltivatori. Nel 1980 era entrato a far parte dell’ufficio tecnico provinciale della Confcoltivatori, poi nel 1981 era diventato responsabile della zona di Scandiano. Aveva in tasca un diploma di perito agrario, ma la sua grande passione era la fotografia. Nel 1961 aveva allestito una personale, organizzata dal Comune di Reggio e dall’Arci provinciale, con una serie di ritratti di personaggi dell’Appenino, anziani suonatori, artigiani di vecchi mestieri, che aveva visitato assieme a Bruno Grulli, funzionario del comune di Reggio e appassionato studioso di folklore contadino. Anche Grulli lo descrive "estroverso, di compagnia, con grande capacità di fare amicizie, conoscenze. Aveva anche collaborato all’organizzazione di un corso fotografico nella terza circoscrizione. Nel 1982 Claudio Zavaroni aveva lasciato il lavoro alla Confcoltivatori ed aveva aperto lo studio fotografico di Puianello. Si occupava di foto di moda, di foto pubblicitarie e industriali, di "still-life" (foto di oggetti). Aveva avviato un attività affermata, con due collaboratori. Aveva deciso di andare a Bruxelles per assistere ad uno spettacolo: era juventino, ma senza nessuna propensione al tifo acceso. Naturalmente aveva portato con sé la macchina fotografica. Là ha trovato la morte. Ora si attende l'arrivo del feretro per i funerali. L'Amministrazione comunale, per onorarne la memoria, assumerà a proprio carico le spese per le onoranze funebri. Claudio era iscritto al partito comunista dal 1981, in più occasioni aveva dato una mano all’ organizzazione di feste dell'Unità. La federazione provinciale dei Pci ha espresso solidarietà e cordoglio ai familiari: "Condividendo il vostro dolore, vogliamo ricordarlo attivo e presente nel partito, cui diede il suo apprezzato contributo. I comitati provinciali del Csi, del Coni e dell'Uisp esprimono severa condanna della violenza responsabile del massacro dl Bruxelles, chiedono a tutte le società di osservare un minuto di silenzio, per commemorare le vittime, in tutte le manifestazioni sportive previste per oggi e domani.

1 giugno 1985

Fonte: L’Unità

Identificata l'ultima vittima: è un reggiano

REGGIO EMILIA - Per i familiari della vittima reggiana di Bruxelles l'angoscia è stata particolarmente atroce. I parenti di Claudio Zavaroni hanno vissuto 24 ore di incubo nel vortice di notizie altalenanti sulla sorte del congiunto: morto, ferito grave, disperso ? Poi la notte scorsa la conferma dell'ipotesi più tragica. Ventottenne, Claudio Zavaroni era fotografo d'arte impegnato nel settore della moda. Nato a Ciano d'Enza, sulle colline reggiane, figlio unico, abitava col padre Aronne e la madre Adele in via Montefiorino, all'immediata periferia cittadina. Intanto è definitivo il bilancio degli incidenti di mercoledì, allo stadio di Heysel. Il ministero degli Interni belga fa ufficialmente sapere che i morti sono 38 (e non 39 come fin qui creduto) e sono stati tutti identificati: 31 italiani, quattro belgi, due francesi, un britannico. I feriti sono 454.

1 giugno 1985

Fonte: La Stampa
 
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