www.saladellamemoriaheysel.it   Sala della Memoria Heysel   Museo Virtuale Multimediale
Tragedie Sorelle (La Mostra Superga-Heysel)
   39 Angeli    Superga 1949    Morire di Calcio    Savigliano    In Arte, Heysel    Lettera G. Muliari   

LA MOSTRA

"Heysel e Superga, Tragedie Sorelle

Settanta Angeli in un unico Cielo"

GRUGLIASCO
16.02.2014

MELFI
27.09.2014

GIVOLETTO 
22.11.2014

REGGIO EMILIA
22.05.2015

RIVAROLO
5.06.2015

MACERATA 7.10.2015

MEDA 
5.12.2015

BOLOGNA 
25.3.2018

       
 

Tragedie Sorelle

Comunicato ufficiale del Museo Virtuale Multimediale www.saladellamemoriaheysel.it e del Museo del Grande Torino e della leggenda granata in merito allo scambio dei loghi sui propri siti istituzionali.

Il valore della memoria è un patrimonio individuale e sociale che si moltiplica soltanto nella condivisione familiare e collettiva. Quando la storia, scevra dai giudizi, dai preconcetti e dalle mistificazioni di parte, si tramanda in modo semplice e diretto, il popolo riceve generosamente un bagaglio leggero e prezioso per viaggiare non soltanto nel proprio tempo. Un museo è un percorso suggestivo, fisico e psicologico, che incarna un racconto arricchito materialmente dai reperti, ma unto dal crisma del mito. Anche certe tragedie in un museo possono essere narrate con devozione e leggerezza se il fine ultimo è quello di coinvolgere emotivamente i visitatori, non puntando a stupirli con effetti speciali od a turbarli con la crudezza dei particolari, ma trasmettendo semplicemente le verità di una storia. Sarà alla sensibilità della persona di trarne gli insegnamenti. Tutte le sciagure, se pur con modalità e responsabilità differenti, sono naturalmente imparentate fra loro, essendo figlie della medesima madre, la morte. E proprio in nome di questa comune familiarità nel dolore esigono il dovuto silente rispetto e gli onori della memoria. Quando l’imbarbarimento del genere umano profana volontariamente questa comunione spirituale, con l’offesa di atti riprovevoli e disdicevoli in ogni latitudine, consuma ignobilmente un crudele reato in particolare nei confronti dei familiari delle vittime. In virtù di queste ragioni le stragi di Superga e dell’Heysel sono virtualmente luoghi sacri ed inviolabili della memoria di tutti, sorella e fratello. Non esistono bandiere, né fedi sportive antitetiche, sperequazioni ideologiche che possano contraddire questa nobile verità. Abbiamo pensato insieme ad un gesto semplice e forte per ribadirlo alla comunità sportiva e non, "agli uomini di buona volontà" ed a quelli che continueranno, nonostante, a stuprare la pietà e la dignità umana... Il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata ed il Museo Virtuale Multimediale www.saladellamemoriaheysel.it scambieranno fraternamente il proprio logo sulle rispettive home page dei propri siti istituzionali. Il nostro comune intento, volontariamente e lucidamente equidistanti dalla retorica e dall’ipocrisia, vuole essere unicamente un "gemellaggio" fra terra e cielo della memoria dei nostri caduti, ma non intenderà mai assolutamente sostituirsi ed interferire nelle dinamiche antagonistiche delle tifoserie e nella sana competitività e rivalità storica dei propri clubs.

14  febbraio 2013

Domenico Laudadio (Custode www.SaladellaMemoriaHeysel.it)

Domenico Beccaria (Presidente Associazione Memoria Storica Granata)

Giampaolo Muliari (Direttore Museo del Grande Torino e della leggenda granata)

Angeli e demoni

di Domenico Laudadio

L’ispirazione dall’insegnamento di Giampiero Boniperti, simbolo della storia bianconera, per un giorno in maglia granata al Comunale di Torino.

26 maggio 1949, il Torino ormai non c’è più, abbattuto come un angelo in volo dal fato crudele sulla collina di Superga. Un aereo e cuori di milioni d’italiani in rottami. La meglio gioventù del dopoguerra in cenere. Il River Plate del grande Di Stefano vuole renderne omaggio alla memoria disputando una partita amichevole al Comunale davanti a 70.000 persone contro una selezione dei migliori giocatori della serie A che prenderà il nome di "Torino Simbolo". Fra loro convocati il portiere bianconero Sentimenti IV e l’icona più fulgida della Juventus di ogni tempo, Giampiero Boniperti. Per un giorno il paladino della Signora indossa la maglia granata e la onora come tutti gli altri compagni. La sua grinta ed il suo orgoglio ben si sposano alla leggenda di quel patrimonio immenso di talento umano e sportivo. Quanti tifosi della Juventus lo sapranno ? Penso, sicuramente in pochi. Mettersi per due ore, un giorno, i panni del proprio avversario… Proprio quello più avversario che c’è… Non per un carnevale dove ci si burla finanche dei santi. Non come un gioco di bambini mai cresciuti. Una lezione dalla vita, un colpo di spugna agli arroccamenti scacchistici del pregiudizio mentale di fondo di sentirsi sempre nel giusto fuori e dentro il campo e la ragione. Allora, provate ad immaginarvi nella nebbia di quel pomeriggio maledetto da Dio mentre accorrete sul colle della Basilica di Superga a cercare sul posto disperatamente se ci fosse ancora un rantolo e scoprirne soltanto l’orrore, non avendo neanche tempo di piangerlo per doverlo pietosamente ricomporre... Allora, immaginatevi a scoprire bandiera per bandiera, sciarpa per sciarpa, quei volti dei cadaveri ammucchiati fuori allo stadio Heysel, cercando tuo padre, un figlio, un fratello, un amico, scoprendo affannosamente decine di occhi sbarrati e facce livide, gonfie, tumefatte, non avendo neanche il tempo di una preghiera e sperando che il prossimo non sia proprio lui… "La tragedia è dimenticare", un motto impresso nel museo del Grande Torino, ma c’è molto di peggio: dileggiare quei poveri caduti in tre pezze con il sarcasmo degli impunibili quanto sfoggiare strafottentemente quella bandiera dell’Union Jack attizzando filastrocche immonde di morte ogni domenica da trent’anni. Leggi italiane proteggono da qualche tempo farisaicamente negli stadi l’edulcorato cartolinismo di Napoli con vista dall’ultimo albero di Posillipo, ignorando lo stesso rigore per la memoria sacra di tutti i morti del pallone dove non è sfottuta semi-folkloristicamente un’etnia, ma vengono profanati nomi e cognomi e i loro familiari lacerati da una ferita mai definitivamente rimarginata. Davanti alla morte nessuna curva si senta la vergine sacrificale e nessun gruppo ultras si permetta di fare il verso alla dignità umana che è al di sopra di tutto e di tutti. Persino il furioso guerriero Achille pianse di commozione davanti al Re Priamo, il nemico assediato che era venuto in segreto e senza scorta a richiedere le spoglie mortali di suo figlio Ettore, ucciso in duello. Nessun tifosucolo da bar o in poltrona che sta formando subdolamente suo figlio all’odio si senta migliore di loro. E quei giornalisti tifosi che sviano le pratiche e le tracce della coerenza nella ricerca della verità, imputridendo i pozzi della cultura sportiva come untori scellerati, si vergognino profondamente di se stessi, sono feccia anche loro. Perché non è mai questione di categorie, ma di uomini. Chi pensate siano in realtà gli ultras, se non uomini ? Tutti gli uomini sbagliano, da quelli in cravatta o col saio a quelli con il fumogeno e il passamontagna, ma allo stesso tempo davanti al vilipendio di defunti innocenti non farò mai sconti a nessuno, né a quelli con la mia sciarpa, né a quelli che odiano la mia sciarpa, neanche a quelli che fingono di non averne una, ma pontificano sulla carta stampata un verbo ipocrita e bugiardo… La vergogna faccia capolino dentro la coscienza di tutti. E’ l’unico tribunale che non ammette la condizionale. E’ l’unica espiazione che trasfigura gli esseri umani. Non è soltanto un problema di Ultras e non è "tutta colpa del pallone" che è l’unico preso a calci in culo da tutti, non è assolutamente un problema di "palazzo, arbitri, poteri forti". E’ un problema soltanto di etica. E’ un problema di società, di persone. Negli stadi vola il piscio imbustato da un settore all’altro, ho visto bambini smarrirsi impauriti nelle ugole infocate di genitori vergognosi fuori dalla grazia di Dio a inveire contro arbitri e guardalinee e picchiarsi in tribuna durante tornei giovanili…

L’etica nello sport nasce da un dogma salvifico: l’accettazione della diversità. Non tutti amano la squadra che amo io, non tutti capiscono quanto la amo io e nonostante mi sforzi non sempre capirò quanto la amino loro, ma devo ad essi a prescindere il medesimo rispetto che esigo io dagli altri. Rispetto. E’ in estinzione come gli elefanti il rispetto, braccato dagli orchi famelici mediatici dell’informazione, da energumeni di ogni ceto sociale che battono il vessillo dell’ignoranza mentre solcano sozzi e pirateschi il mare magnum del quotidiano. Una maglia potrà esserti amica o nemica, sembrarti brutta o bella, soggettivamente, ma una maglia è degna di rispetto sempre, obiettivamente. Il tifoso resti la parte più pulita del sistema proprio perché è un innamorato perso e chi ama, si dice essere il più fragile, non quello più stronzo. Sono parole da sognatore, lo so quello che starete tutti pensando, ma se il simbolo per antonomasia della "juventinità" ha indossato per una volta la maglia gloriosa della sua avversaria di sempre e per sempre, perché non provare anche noi a metterci ogni tanto nei panni degli altri, demolendo le impalcature vanagloriose della nostra presunzione che occultano l’arte monumentale della grande bellezza del calcio ? C’è sempre qualcosa di unico e di grande anche nella storia degli avversari perché la storia del calcio è soltanto una ! E se per anni qualcuno ci ha rovesciato l’immondizia sotto casa, non è giusto smettere di credere alla raccolta differenziata e al riciclo dei rifiuti, perché altrimenti si aggiungerà merda alla merda e resteremo sempre più sporchi tutti. E poi sarà del tutto inutile additarci e schernirci come Pinocchio e Lucignolo trasformati in asini. La nostra voce a qualunque titolo e riguardo striderebbe come un raglio idiota e disperato. Abbiamo osato mostrare che Superga e l’Heysel sono sorelle, non cugine alla lontana. La fratellanza è l’unico grado di parentela dell’umanità. I colori della pelle o delle bandiere non contano più nulla davanti alle tragedie. Giampiero Boniperti ha detto qualche anno fa: "Era appena successo un fatto eclatante, fuori da ogni logica. Il 4 maggio 1949 cercai di salire a Superga, ma fu impossibile. Mi sembrò giusto partecipare in qualche modo alla commemorazione di una squadra-mito. Indossai il granata, proprio io che non ho mai vestito nessuna casacca che non fosse quella della Juventus". E aggiungo che per lui il derby resterà sempre la partita che non vuole mai perdere. E così come per tutti noi, Bianconeri e Granata, mai… E’ bello, è giusto così. Agone e Onore, Rispetto e Memoria. Signore e signori, e mi riferisco proprio a tutti: Il calcio è questa roba qui. Se non vi riconoscete più in questi valori, cercatevi una latrina altrove. 

28 febbraio 2014

Fonte: Saladellamemoriaheysel.it

"Lo Sport non divide, affratella"

"Le dure immagini dei corpi pietosamente allineati fuori al piazzale dello Stadio Heysel ed ai piedi della carlinga in rottami a Superga è il messaggio più efficace e trasversale in grado di abbattere qualunque riserva o pregiudizio di sorta sulla sacralità della vita e sul rispetto del lutto al di sopra dei colori della propria fede. Non ha davvero alcun senso opporre disquisizioni nell’esercizio della memoria di queste due immani "tragedie sorelle" poiché il rispetto è la pietra angolare su cui si erige l’onore in ogni latitudine".  

28 settembre 2015

Domenico Laudadio

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