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Strage dell'Hillsborough Stadium 15.04.1989 La Tragedia
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In Inghilterra un'altra tragedia sui campi di calcio: le vittime schiacciate da migliaia di tifosi entrati senza biglietto.

Inferno allo stadio, 93 morti

di Mario Ciriello

A Sheffield, all'inizio della partita Liverpool-Nottingham - Il cancello aperto dalla polizia ai "portoghesi", che premono la folla - I parapetti d'acciaio si piegano come latta - "I vivi correvano sui cadaveri" - Uccisi molti bambini, 200 feriti.

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Novantatré morti, quasi tutti ragazzi e adolescenti, almeno duecento feriti. D'improvviso, la felice partita di calcio, a Sheffield, sotto un sole mediterraneo, subisce una trasformazione mostruosa, diventa una tragedia, la più crudele, la più efferata mai avutasi su un campo sportivo inglese. Non per un incendio, non per il crollo di una tribuna e nemmeno per un'ondata di selvaggia brutalità. Un massacro per sovraffollamento, ecco la prima diagnosi delle autorità; le vittime sono rimaste schiacciate nel disperato vortice umano creato dall'irruzione nella loro gradinata di centinaia di tifosi, privi di biglietto: "I vivi schiacciavano i morti" ha raccontato un testimone. Hanno forzato un cancello o qualcuno l'ha aperto ? Ieri sera tardi, il capo della polizia del South Yorkshire, Peter Wright, ha sciolto l'interrogativo: sono stati gli agenti a sbloccare un'entrata -per alleggerire la pressione della folla sulle porte girevoli d'accesso: Torna subito alla mente il ricordo dell'Heysel, in Belgio, con i suoi 39 morti, quasi tutti italiani. Ci si sovviene di quel dramma perché anche a Sheffield, come all'Heysel, i fan del Liverpool erano sul proscenio, ma con una differenza: questa volta hanno ricevuto, non inflitto, dolore e morte. L'Inghilterra tutta, che da oltre un anno è scossa da una serie di disastri, in mare, in cielo, sulle ferrovie, sulla metropolitana, è stordita dalla sciagura di ieri: ma a Liverpool si piange. Morti e feriti erano nel "Settore" riservato ai suoi tifosi, quelli del Nottingham Forest erano all'altra estremità del campo, all'inizio non si sono neppure accorti di quanto stava accadendo. Abbiamo detto che le prime notizie escludono episodi di hooliganismo. Semplicemente, qualcuno degli 800 poliziotti presenti nell'impianto ha spalancato un ingresso, sia pure abbastanza piccolo: 5 metri di larghezza. Wright ha aggiunto di "non essere al corrente di alcuna relazione fra questo fatto e quanto avvenuto sulle gradinate", ma un addetto al controllo delle entrate sostiene invece che gli agenti fecero aprire più di una cancellata: "Se no morirà qualcuno nella calca" avrebbero spiegato all'operatore. Così sono entrati tutti, tifosi con e senza biglietto. Un fatto è chiaro ed è confermato da tutti. L'organizzazione è stata difettosa. Dirigenti e poliziotti non hanno fatto nulla per indicare ai giovani che i posti erano esauriti. La verità verrà presto alla luce, le inchieste britanniche sono rapide ed esaurienti. Ma il ricordo di ieri non si dissolverà in pochi giorni. Il ricordo di quella deliziosa giornata di sole che diviene una sagra dell'orrore, con poliziotti vaganti come zombie sul campo di gioco, ancora incapaci di valutare la tragedia, con quelle cifre che salgono inarrestabili. Novantatré è l'ultima stima dei morti. Aumenteranno ? Molti sono i feriti gravi tra i duecento e più in vari ospedali. "Sheffield, dunque, stadio di Hillsborough. Sono di scena, per la semifinale della Coppa d'Inghilterra, il Liverpool e il Nottingham Forest. Non c'è tensione nell'aria, la polizia segnala soddisfatta: "Nessun incidente". Com'è ormai consuetudine negli stadi britannici, i tifosi delle due squadre sono in due diversi "settori". Kick-off, calcio d'inizio, ma quasi subito, dopo pochi minuti, gli sguardi abbandonano i giocatori (la partita sarà comunque sospesa) e si dirigono, sempre più ansiosi, verso le scalinate che ospitano le schiere dei tifosi del Liverpool. Che avviene ? Il torrente dei nuovi arrivati tenta di aprirsi un varco tra la folla, preme, spinge, urta. Non c'è violenza, ma il panico rende esplosiva la mistura. Intere file di spettatori cominciano a cadere e sui loro corpi se ne abbattono altri. Il terrore ha raggiunto frattanto i più vicini alle altissime "reti di sicurezza", che separano le gradinate dal campo vero e proprio. I ragazzi di Liverpool cominciano a urlare e a chiamare i poliziotti: "Lasciateci uscire. Si ammazzano, alle nostre spalle". Gli agenti non valutano la gravità di quanto sta accadendo; pensano subito a disordini, a scontri fra gang di teppisti; si preoccupano di circoscrivere le presunte battaglie. Ma sugli spalti si muore per altri motivi. Si muore perché centinaia di corpi, migliaia, ne stanno schiacciando altri, soffocandoli, schiantandoli. E le barriere di ferro si piegano come latta. Un sopravvissuto narra: "Mi sono trovato dinanzi a tre cadaveri, uno sopra l'altro". Le testimonianze: "Era un groviglio umano, era impossibile muoversi. Chi perdeva l'equilibrio era perduto: non si rialzava più". "Stavo per soffocare. Poi ho alzato lo sguardo verso una tribuna, proprio sopra il mio capo. Qualcuno mi grida: "Afferra la mia mano" e mi tira su, salvandomi. Molti altri sono scampati nello stesso modo". "Avevo accanto a me un ragazzino, pallido e fragile. Chissà chi era. Ho fatto il possibile per proteggerlo. Ma l'ho visto scomparire sotto una marea umana". Si potrebbe continuare, ma sono poche le variazioni sul tema, che è sempre: terrore, caos, dolore. Con molti casi di abnegazione, di straordinario coraggio. Erano così tanti i morti e i feriti che non si sapeva come raccoglierli. E, all'inizio almeno, sono stati adagiati e trasportati sui tabelloni della pubblicità, divelti e coperti alla bell'e meglio. Poche ore più tardi, Margaret Thatcher diceva: "Sono sconvolta dall'orrore". Sono gli stessi sentimenti di tutti gli inglesi.

16 aprile 1989

Fonte: La Stampa

Il primo ministro ha seguito la tragedia di Sheffield davanti al televisore

Thatcher sconvolta dal massacro

"Ha chiesto di essere costantemente aggiornata". I laboristi sollecitano un'inchiesta - Il dolore della regina.

Abbiamo gli stadi più insicuri del mondo"

di Carlo Ricono

NOSTRO SERVIZIO LONDRA - Orrore e costernazione nel mondo politico inglese per la tragedia di Sheffield ma ancora nessun provvedimento concreto, in attesa di conoscere meglio le cause del massacro. Il primo ministro britannico Margaret Thatcher, finora "lady di ferro" anche nella guerra alla violenza negli stadi, ha seguito alla televisione, come milioni di inglesi, le agghiaccianti immagini dell’Hillsborough, lo stadio di Sheffield teatro della più grave sciagura nella storia dello sport inglese. "La signora Thatcher è rimasta sconvolta - ha detto un portavoce - e ha condiviso l'incredulità generale di fronte ad un simile orrore. Ha chiesto di essere costantemente informata e sollecitato un rapporto urgente". Sul posto la Thatcher ha inviato il ministro dello sport Colin Moynihan, che nei giorni scorsi aveva manifestato la sua perplessità sulla decisione dell'Uefa di riammettere le squadre inglesi alle coppe. "Sconvolta e addolorata" anche la regina Elisabetta che "ha espresso la più profonda simpatia alle famiglie dei morti e dei feriti". Ma nel coro di dolore, spiccano le prime polemiche. "Gli stadi inglesi sono i più insicuri del mondo", sostengono da tempo gli esperti britannici. E il grande sforzo di questi anni è stato volto più alla repressione degli hooligans che all'ammodernamento degli impianti. Si sono studiate varie soluzioni per combattere i violenti, sono sorte staccionate intorno al recinto di gioco, sono state poste telecamere per filmare e schedare i teppisti. Ma si è fatto pochissimo - è l'opinione espressa oggi da molti quotidiani inglesi - per adeguare gli impianti, dotarli di misure di sicurezza e incrementare la sorveglianza. I giornali inglesi rievocano tutti la strage dell'Heysel, che attende ancora giustizia dopo quattro anni, ma tutti sottolineano che questa volta è stata l'inefficienza dei sorveglianti, più che la violenza di gruppi di tifosi, la causa della carneficina. Le responsabilità delle forze di polizia emergono dalle dichiarazioni di molti testimoni, a cominciare dal capitano del Liverpool, Kenny Dalglish, già presente all'Heysel: "Fuori c'era tanta gente che voleva entrare. Il problema era quello di trasferirli nel modo più intelligente dentro lo stadio.

Ognuno ha potuto vedere il risultato che ne è uscito". "È la seconda volta in pochi anni - ha aggiunto poi fra le lacrime il popolare ex campione inglese - che devo assistere a queste scene allucinanti. Pensavo che la tragedia dell'Heysel avesse insegnato qualcosa". Vari presenti hanno dichiarato che i servizi di emergenza erano totalmente inadeguati. Per esempio, ha detto un sostenitore, "fui costretto a servirmi di una bombola d'ossigeno che era vuota per cercare di far rivivere un ferito". Attraverso la voce di Neil Kinnock il partito laborista ha chiesto l'apertura di un'inchiesta. Il leader dell'opposizione ha dichiarato: "Dobbiamo scoprire le cause della tragedia e ricavarne gli insegnamenti al più presto". Il deputato laborista della zona, Flannery, ha affermato che i responsabili dovranno essere identificati e processati al più presto. La notizia del massacro di Sheffield è rimbalzata anche a Grenada, dove si svolgeva la sessione del Consiglio dei ministri della Cee. Il ministro degli Esteri britannico, sir Geoffrey Howe, ha espresso il suo "profondo senso di choc per questo spaventoso disastro". Il presidente del Parlamento europeo, lord Plumb, che si trovava assieme a Howe ha in sostanza ricalcato le sue dichiarazioni aggiungendo: "È una tragedia che sia potuto accadere una cosa simile in un momento in cui il calcio è così importante". Il presidente francese Francois Mitterrand ha inviato alla signora Thatcher un messaggio: "Signora primo ministro - scrive il Capo dello Stato francese - le esprimo la mia commozione per il dramma di Sheffield e la prego ai presentare alle famiglie delle vittime le mie personali condoglianze". Anche la televisione sovietica, nel corso del telegiornale "Vremija", e l'agenzia Tass hanno riferito subito la notizia, riportando ampi commenti e le varie versioni fornite dagli organi d'informazione occidentali sulle possibili cause.

16 aprile 1989

Fonte: La Stampa

Prime testimonianze: "Sulle tribune eravamo già ammassati come sardine"

"Pazzi, hanno aperto i cancelli"

"Sono entrati altri 2000 tifosi: un rullo compressore" -"Spaventoso il servizio d'ordine: nessuno controllava i biglietti" - Accuse alla polizia.

"Finalmente una bombola d'ossigeno, ma era vuota"

LONDRA - È un coro di accuse. Le prime testimonianze raccolte sulla tragedia parlano di migliaia di persone lasciate fuori dallo stadio anche se munite di biglietto e di cancelli esterni aperti all'improvviso lasciando che un'onda umana si abbattesse sulla gradinata già stracolma di gente. Soltanto la versione ufficiale dei fatti data dalla Federazione Calcio lascia ancora in piedi la possibilità che i cancelli siano stati sfondati dalla folla. Quelli che hanno visto parlano invece di una "irresponsabile decisione" presa da qualcuno. La polizia ? Gli addetti agli impianti sportivi ? Non si sa ancora. "C'erano circa duemila persone fuori dallo stadio - ha detto Gary Stanley, tifoso ventenne del Liverpool - Molti non avevano il biglietto. Da quello che sono riuscito a vedere, le cancellate che normalmente si aprono all'uscita sono state spalancate, non so se dalla polizia o dal personale dello stadio". "Negli ultimi minuti prima del calcio di inizio - ha continuato - l'atmosfera fuori dallo stadio era di pazzia pura. La gente era andata completamente fuori giri". "Non si può concepire una scena più caotica", ha detto un dottore, Glyn Phillips, che era alla partita col figlio e il fratello. La sua testimonianza riguarda l'interno della tragica gradinata: "Non c’è dubbio che c'era una folla eccessiva per questo stadio - ha dichiarato - eravamo tutti schiacciati come sardine". "Il servizio d'ordine era spaventoso - accusa ancora Gary Stanley - Il mio biglietto è ancora intatto. Nessuno me lo ha chiesto quando sono entrato. La folla sembrava impazzita: quando qualcuno ha aperto le porte. La gente che premeva all'ingresso non si poteva più fermare. Sarebbe stato necessario controllare i biglietti prima, sulle strade di accesso allo stadio. Ma nessuno ci ha pensato, finché è stato troppo tardi". Paradossalmente, quello di Hillsborough è ritenuto uno degli stadi più sicuri d'Inghilterra. Nel 1979 era stato speso l'equivalente di 400 milioni. "Era una bolgia - racconta un altro testimone – I tifosi erano già ammassati come sardine quando le porte si sono aperte e la situazione è sfuggita a ogni possibilità di controllo. Vecchi, ragazzi sono stati travolti". La pressione dei corpi era tale da aver ragione di una barriera d'acciaio costruita per sopportare duecento chili per ogni trenta centimetri di lunghezza. "L'acciaio si è piegato come una banana - ha detto Bill Eastwood, l'ingegnere responsabile delle strutture di sicurezza - Chi era nel mezzo si è trovato come sotto un rullo compressore". Il punto più incandescente era, secondo Eastwood, il settore della gradinata proprio dietro alla porta del Liverpool. "La polizia - ha aggiunto - ha consentito ai tifosi di riempire all'inverosimile il settore centrale della gradinata mentre altre parti più angolate erano quasi vuote". La partita stava per cominciare quando i tifosi che erano ancora fuori sono entrati "di corsa", riversandosi soprattutto, attraverso i tunnel di accesso, nella parte centrale della gradinata. "Nessuno poteva muoversi - ha concluso - Nessuno poteva scappare. Alla fine hanno aperto le cancellate lasciando che la calca si sfogasse sul campo di gioco. Era tardi". John Alley, un giornalista, ha puntato il dito anche sul fatto che la partita sia cominciata regolarmente in quella situazione. "È incredibile - ha detto - la partita continuava mentre la gente lottava per salvare la pelle". I più abili e fortunati erano riusciti a saltare i recinti trovando scampo sul terreno di gioco. "C'era gente che camminava sul campo coperto di sangue", nel momento in cui un ufficiale di polizia è corso verso l'arbitro per fargli interrompere la partita. I testimoni parlano di "dieci minuti" trascorsi prima dell'entrata della prima autoambulanza direttamente sul terreno di gioco. In quel breve periodo di tempo molti spettatori si sono dati da fare per aiutare le persone rimaste schiacciate. "State calmi - gridava uno speaker dagli altoparlanti dello stadio - per favore state calmi. Siamo in una situazione molto difficile". Il dottor Phillips era fra quelli che si sono dati da fare sul campo di gioco, facendo la respirazione bocca a bocca o addirittura il massaggio cardiaco agli spettatori che la polizia mano a mano recuperava dalla fossa lungo la recinzione. "Un ragazzo non dava segni di vita era clinicamente morto. Con l'aiuto di un suo amico gli abbiamo praticato il massaggio cardiaco. Dopo dieci minuti il suo cuore ha ripreso a battere". II medico ha però aggiunto di aver chiesto invano un apparato per la defibrillazione. "Mi hanno portato una bombola di ossigeno ma era completamente vuota. Mi sono messo a piangere". Le staccionate blu dello stadio hanno macchie di sangue.

16 aprile 1989

Fonte: La Stampa

"Colpa degli organizzatori"

BRUXELLES - "La tragedia allo stadio di Sheffield sembra dovuta non a episodi di vero e proprio teppismo, ma piuttosto a deficienze organizzative e forse a carenze nella struttura stessa dello stadio". È stato questo il commento a caldo alla radio e alla televisione belga, dopo l'annuncio dei gravissimi incidenti avvenuti nello stadio. Si sottolinea che una soluzione durevole potrà essere trovata solo se in tutti gli stadi il numero delle persone ammesse sarà rigorosamente uguale a quello dei posti a sedere disponibili. "Sarà anche da rivedere - è stato aggiunto - la recente decisione dell'Uefa che riammette a giocare le squadre inglesi dalla stagione 1990-91". Secondo i commentatori, nessun parallelo è possibile con gli incidenti dell'Heysel, quando, nel maggio del 1985, 39 tifosi, di cui 32 italiani, morirono per le cariche dei teppisti britannici. La sentenza per i teppisti identificati è attesa al tribunale di Bruxelles per il 28 aprile.

16 aprile 1989

Fonte: La Stampa

La Juventus: "Terribile come allora"

di Franco Badolato

TORINO - Giampiero Boniperti, presidente della Juventus, è rimasto visibilmente scosso quando la televisione ha diramato ieri le prime immagini dei tragici fatti avvenuti nello stadio inglese di Sheffield. Troppo vivo è in lui, come in tutta la squadra, il ricordo della notte dell'Heysel, di una Coppa dei Campioni vinta con il cuore affranto. "È una cosa terribile - ha detto Boniperti - non ci sono purtroppo parole di fronte a queste tragedie". Non è riuscito ad aggiungere altro. Il presidente juventino è sempre stato uno dei primi fautori del ritorno in Europa delle squadre inglesi, annunciato proprio questa settimana dall'esecutivo Uefa di Lisbona. E proprio l'altro giorno, nel commentare la novità, aveva ribadito: "Ora tocca al Liverpool, speriamo in un'amnistia". La gloriosa formazione della città di Liverpool infatti non rientra in Europa nel '90, come gli altri club inglesi, a causa di una condanna suppletiva. Antonio Cabrini sottolinea: "Questa è la più brutta pubblicità che il calcio potrebbe mai ricevere. Sembra una jella, a pochi giorni dalla decisione di riaprire le porte europee ai club inglesi. Non è possibile neppure spiegarsela, forse hanno venduto biglietti in eccesso rispetto alla capienza di quello stadio". L'allenatore della Juventus, Zoff, ricorda: "In Italia l'ordine pubblico e la sicurezza negli stadi sono migliorati anche in seguito alla tragedia dell'Heysel e tra le misure prese c'è la drastica riduzione della capienza negli stadi. A Torino è stata decurtata di un terzo. Ora, in vista dei mondiali, probabilmente saranno aumentati i controlli sulla capienza. Ma ci sarà comunque un calo di spettatori dovuto agli effetti di questa disgrazia in Inghilterra". Il portiere Tacconi cerca di scindere i due avvenimenti: "Non ci sono punti in comune tra Bruxelles e Sheffield. All'Heysel ci fu la provocazione da parte degli hooligans, questa è invece una disgrazia provocata probabilmente dal sovraffollamento e dall'inadeguatezza dello stadio britannico". E il viceallenatore Scirea si pone dinanzi al quesito più amaro: "Sembra incredibile che si possa morire per il calcio.  Non resta che trovare i colpevoli, allora come oggi".

16 aprile 1989

Fonte: La Stampa

Calpestati da una valanga umana

di Paolo Filo Della Torre e Daniele Mastrogiacomo

SHEFFIELD - È una strage, un nuovo massacro sugli spalti insanguinati del calcio inglese. Novantacinque, forse cento, morti accertati. Tutti ragazzi, giovanissimi. Molti sono bambini. Centinaia di feriti. Migliaia di persone travolte, calpestate, spinte, stritolate sotto il peso di una folla presa dal panico. A pochi giorni dalla sentenza Uefa che riammette le squadre inglesi nel continente europeo, la Gran Bretagna vive una giornata di morte e di paura. Le notizie si accavallano in modo confuso. Ma mentre l’urlo delle sirene delle ambulanze spezza il tranquillo sabato di Sheffield, le crude immagini della Bbc mostrano la dimensione del dramma. Il ricordo del massacro di Heysel, in Belgio, torna a vivere come un incubo. Quattro anni fa, la scintilla fu provocata dall’assalto dei tifosi del Liverpool. Ci furono 39 morti italiani. Ieri la miccia è stata accesa dai supporter della stessa squadra impegnata nella partita di semifinale della coppa d’Inghilterra con il Nottingham Forest. Secondo una prima versione ufficiale, centinaia di persone, rimaste senza biglietto, avevano abbattuto la porta d’ingresso di una curva. Ma poco dopo ecco la dichiarazione del capo di polizia: sono stati gli agenti ad aprire i cancelli di Hillsborough ai tifosi; erano convinti che in questo modo avrebbero allentato la tensione fuori dello stadio, avrebbero evitato incidenti. L’invasione invece ha travolto gli spettatori già stipati sulle scalinate. L’urto è stato violentissimo. Molti, per trovare riparo, sono fuggiti verso il campo, calpestando i tifosi che si trovavano in prima fila. La rete di recinzione, ancorata a terra, ha creato una barriera. Indistruttibile. Era stata impiantata dopo la tragedia di Heysel. Destino beffardo. Un deterrente per scoraggiare i più scalmanati e per evitare le invasioni di campo, trasformato in trappola mortale per i tifosi del Liverpool. La polizia, presente in forze, ha tentato di controllare la situazione. Inutilmente. L’incontro è stato sospeso sei minuti dopo il fischio d’inizio. I giocatori delle due squadre hanno assistito alla scena e sono fuggiti negli spogliatoi. Dagli altoparlanti, i responsabili della sicurezza hanno iniziato a lanciare messaggi rassicuranti, invitando la gente alla calma. Sono state spalancate altre porte, per allentare la pressione della folla. Ma la tragedia era già avvenuta. Ai bordi degli spalti, tra le gradinate fatte a pezzi, cartelloni pubblicitari distrutti, vetrate infrante, si sono contati i primi morti. Corpi devastati dalla furia e dal panico. Schiacciati dal peso dei tifosi mentre lottavano per cercare di salvarsi. A tarda sera si soccorrevano i feriti, si lottava contro il tempo, tra mezzi di fortuna, per salvare i moribondi. Scene di panico e di disperazione. Medici che praticavano la respirazione artificiale, corpi sollevati e adagiati sul campo d’erba. Appelli, grida, urla, in un clima frenetico e convulso. L’elenco delle vittime è stato aggiornato di ora in ora. E la cifra, impressionante, si è fermata a 95. Ma potrebbe crescere ancora. La rabbia e l’angoscia hanno scatenato subito le polemiche sulle responsabilità. Perché le versioni sul massacro sono contrastanti. Gli spalti sono gremiti di folla già un’ora prima dell’incontro. Si calcola che almeno 54 mila persone sono accorse allo stadio di Hillsborough per assistere alla semifinale della coppa d’Inghilterra. Per ragioni di sicurezza è stata scelta la città di Sheffield, un campo neutro che si trova proprio a metà strada tra Manchester e Nottingham. I responsabili del Liverpool, prima dell’incontro, si lamentano con gli organizzatori. Sostengono che per i supporter della squadra sono stati riservati seimila biglietti in meno. All’esterno dello stadio c’è molta tensione. Migliaia di giovani premono per entrare. Poi, sei minuti dopo il fischio d’inizio della partita, succede qualcosa. S’intrecciano le testimonianze, mentre la Bbc continua a trasmettere le agghiaccianti immagini. Era una bolgia, racconta un ragazzo di vent’anni, i tifosi erano già ammassati come sardine quando le porte si sono aperte e la situazione è sfuggita a ogni possibilità di controllo. Vecchi e ragazzi sono stati travolti. Corpi ammassati gli uni sugli altri, mentre quelli in prima fila, ai bordi del campo, urlavano ai poliziotti di abbattere la recinzione. Ma non c’è stato niente da fare. Ogni intervento era inutile... La forza d’urto è stata così potente da piegare la barriera d’acciaio che divide il terreno di gioco dagli spalti. Una barriera in grado di sopportare ben duecento chili ogni trenta centimetri di lunghezza. L’acciaio si è piegato come una banana, ha confermato, sconvolto, Bill Eastwood, l’ingegnere responsabile delle strutture di sicurezza. Chi era in mezzo si è trovato come sotto un rullo compressore. L’atteggiamento dei poliziotti addetti al servizio d’ordine e le versioni contrastanti sulla causa del massacro, rinfocolano le polemiche sulla violenza negli stadi inglesi e sul teppismo dei tifosi del Liverpool. Una ferita appena rimarginata. Si poteva evitare, adesso dicono in molti, anche questa volta tutte le misure di sicurezza hanno fallito. Ma solo nelle prossime ore, superata l’emozione e l’orrore del momento, si saprà esattamente come sono andate le cose. Le testimonianze, comunque, coincidono. Non so cosa sia successo, racconta un altro ragazzo, so soltanto che quando qualcuno ha aperto le porte la folla sembrava impazzita. Due-trecento persone sono entrare nello stadio e hanno costretto gli altri, già schiacciati come sardine, ad avanzare verso la rete metallica. La gente che premeva all’ingresso non si poteva più fermare. Una valanga umana che premeva, premeva, spingeva. Qualcuno, stretto in una morsa, è svenuto. Altri sono caduti a terra. Altri ancora sono stati letteralmente sollevati sopra le teste. C’era chi gridava aiuto, chi cercava scampo sulle gradinate superiori. La maggior parte dei racconti, raccolti dai cronisti e trasmessi dalla tv, puntano il dito sugli organizzatori dell’incontro. Migliaia di persone erano state lasciate fuori dallo stadio in una bolgia incredibile. Molti avevano il biglietto ma non sono riusciti ad arrivare agli ingressi. Nonostante la versione ufficiale che continua a parlare di cancelli sfondati, ci sono molti testimoni oculari che insistono sulla fatale decisione di aprire le porte. Chi ? La polizia, o gli addetti alla sicurezza esterna ? Negli ultimi minuti prima del calcio d’inizio, ricorda un altro ragazzo, l’atmosfera all’esterno era di pura pazzia. La gente era andata completamente fuori giri. Urlava e gridava. Spingeva, protestava. Poi è successo il finimondo. Un’apocalisse. I vivi calpestavano i corpi dei morti, racconta un superstite, il viso pallido, gli occhi stravolti, in una lotta disperata. Io ero in prima fila. Ero schiacciato contro le sbarre di recinzione. Ho creduto di morire. Mi sono salvato per miracolo.

16 aprile 1989

Fonte: La Repubblica

Liverpool vive in un incubo: almeno una ventina di cadaveri non hanno ancora un nome

"Il servizio d'ordine non s'è visto"

Il Pronto soccorso dello stadio non ha saputo assistere tempestivamente i feriti - Un medico che era alla partita: "Gli spettatori sono stati trattati come animali e il risultato è stata la loro morte" - Si dice anche che siano stati messi in vendita biglietti falsi.

LONDRA - Il servizio d'ordine è sotto accusa: la tragedia di Sheffield non è, se non in minima parte, colpa del teppismo sportivo. Il fatto è che la polizia a cavallo - come ha raccontato un testimone - spingeva i tifosi nello stadio, quando sulle gradinate la folla cercava disperatamente una via di uscita. Mentre continua a crescere il numero delle vittime (le fonti ufficiali parlano di 94 morti, ma secondo gli ospedali sarebbero 108) questa rivelazione aggiunge un altro angoscioso tassello al quadro della maggiore sciagura nella storia del calcio britannico. Non si capisce perché siano state fatte entrare nello stadio migliaia di persone in più dei 54 mila posti, senza neppure controllare i biglietti. Non è chiaro perché a un certo punto la polizia abbia spalancato le porte. Liverpool vive come in un incubo: almeno una ventina di cadaveri non hanno ancora un nome; molte famiglie non hanno notizie dei parenti che si erano recati a Sheffield per la partita. Tra le 24 vittime di cui sono stati resi noti i nomi ci sono 12 adolescenti. Due sorelle, Victoria e Sarah Hicks, di 15 e 19 anni, sono morte abbracciate, calpestate dalla folla impazzita. Corre anche la voce, non confermata, che a Liverpool siano stati messi in vendita anche biglietti falsi. Fatto sta che la maggior parte delle gradinate dello stadio era riservata ai sostenitori del Nottingham Forest che ci stavano larghi, mentre nel settore più piccolo erano compresse decine di migliaia di persone e altre migliaia di persone si accalcavano all’entrata. Molti tra i superstiti hanno mostrato ai cronisti i loro biglietti intatti: la confusione era tale che nessuno si curava di staccare la matrice e tenere fuori gli abusivi. "L’ingresso era libero a tutti - racconta un custode - Un momento prima che la partila cominciasse la polizia ha spalancato un cancello e altre migliaia di persone si sono precipitate dentro. Ho domandato agli agenti: Perché fate questo ? Uno mi ha risposto: Altrimenti qualcuno verrà ucciso". La conferma di questa decisione assurda viene dallo stesso capo della polizia del South Yorkshire, Peter Wright, il quale ha ribadito che l'apertura dei cancelli era sembrata il solo modo per scaricare la pressione all’esterno. Sospinti dagli agenti a cavallo, i tifosi si sono infilati in un corridoio che conduce sulle gradinate dietro la porta del Liverpool, e qui si sono scontrati con coloro che cercavano di uscire dallo stadio sovraffollato. "La calca era tale - dice un testimone - che i superstiti si battevano per guadagnare l'uscita, calpestando uno strato di cadaveri". Le riprese televisive hanno mostrato come la polizia premesse dalle due parti: dall'interno per opporsi all’invasione del campo, e dall’esterno per dare sfogo agli esclusi che tentavano di entrare con la forza. Paradossalmente, lo stadio di Sheffield era ritenuto tra i più sicuri. Proprio per questo era stato scelto come campo neutro per la semifinale della Coppa d'Inghilterra. Si era pensato che servissero strutture eccezionalmente solide per tenere ingabbiati i tifosi del Liverpool, responsabili di molte violenze, a cominciare dal massacro dell'85 nello stadio Heysel di Bruxelles. Ma proprio le strutture erette per prevenire disordini si sono trasformate allora in strumenti di morte. Gli spettatori che cercavano una via di scampo sono rimasti intrappolati tra le sbarre di acciaio poste intorno al terreno di gioco e le barriere che tenevano separati i seguaci delle due squadre. Ad aggravare le accuse contro gli organizzatori vi è la testimonianza di medici e barellieri, secondo i quali le strutture di pronto soccorso nello stadio erano del tutto inadeguate. "Praticamente il servizio d'ordine non esisteva - afferma John Ashton, docente di medicina all'Università di Liverpool, che si trovava fra il pubblico. Ho dovuto prendere io stesso la direzione dei soccorsi e dividere in tre gruppi i morti, i feriti gravi e quelli che potevano aspettare. Gli spettatori sono stati trattati come animali e il risultato è stata la loro morte".

17 aprile 1989

Fonte: Stampa Sera

La Thatcher ordina un'inchiesta sull'agghiacciante serie di errori che ha causato la catastrofe

Mandati al macello dalla polizia

di Mario Ciriello

Il bilancio delle vittime è di 94 morti, ma molti feriti non potranno sopravvivere; parecchi altri hanno subito danni irreversibili al cervello - Atroci testimonianze sulla fine degli spettatori schiacciati contro la rete.

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - L'Inghilterra non dimenticherà presto quel sabato di sangue, a Sheffield. Non soltanto perché le infernali scene nello stadio di Hillsborough e tutti quei morti, che potrebbero anche essere ben più di 94, hanno sconvolto e inorridito la nazione, come la tragedia all'Heysel in Belgio: ma anche perché la sciagura ha rivelato un quadro di errori, di negligenze. A differenza di tanti altri disastri, questo era evitabile. Ieri, durante la sua visita a Hillsborough, Margaret Thatcher ha confermato che una "pubblica inchiesta" esaminerà tutti gli aspetti dell’"atroce vicenda" e che si studieranno "nuove misure". Ci si rende conto ora che l'hooliganismo, oltre a turbare l'ordine pubblico, ha sviato l'attenzione del governo e delle società calcistiche dai "mali profondi" del football britannico. Mali che traggono origine dalle pietose condizioni degli stadi inglesi, senza dubbio i più pericolosi del mondo, vecchi, trascurati, sporchi, senza posti a sedere per tutti gli spettatori, ma ancora fieri delle loro terraces, quelle gradinate scomparse altrove. Gradinate, che le alte reti anti-hooligan hanno trasformato in gabbioni. Questa la scena, dunque, della tragedia, all'inizio dell'incontro Liverpool-Nottìngham Forest. Il numero dei morti è salito a 94, ma le notizie dagli ospedali indicano che potrebbe presto superare i 100. Dei 70 feriti, 18 sono gravissimi e due "in condizioni estremamente critiche". I medici riferiscono altresì: "Parecchi feriti hanno subito danni irreversibili al cervello. Non per traumi, ma perché, schiacciati, rimasero a lungo privi di ossigeno. Vivranno, ma con conseguenze penose". I morti sono in maggioranza giovani e giovanissimi, quasi tutti di Liverpool. Non si ha ancora un elenco, ma si sa che tra le vittime vi sono un bambino di dieci anni e una bambina di dodici. Come e perché perirono ? Le risposte sono incomplete, ma una ricostruzione abbastanza accurata è ormai possibile. Come consuetudine, i fan delle due squadre erano stati confinati a settori opposti dello stadio: e a quelli del Liverpool si era assegnata la gradinata meno ampia. Fu il primo dei molti errori, perché migliaia di tifosi giunti da Liverpool cominciarono a protestare fuori dell'arena. Alcuni avevano già il biglietto, altri no, perché lo stadio aveva chiuso gli sportelli prima del loro arrivo. Le proteste divennero ancora più rabbiose quando i fan all'esterno cominciarono a udire le grida eccitate di chi assisteva alla partita. Fu a questo punto che la polizia prese la sua tragica decisione. Un ufficiale notò che la temperatura stava salendo: calcolò che, se la collera si fosse trasformata in violenza, i suoi uomini non avrebbero potuto estinguerla: ricordò che vi erano ancora posti liberi sugli spalti del Liverpool: e ordinò di aprire uno o più cancelli. Un testimone afferma che la polizia "spinse i giovani verso l'entrata con i cavalli", ma è l'unico a sostenerlo. L'impatto è immediato. L'iper-affollamento diviene mortale. Un sopravvissuto narra: "All'improvviso, mi trovai in una morsa fatta di corpi umani. Non potevo muovere che la testa. Vidi un gruppo di ragazzi che, compressi contro una sbarra metallica, la piegarono urlando dal dolore. Chi cadeva era morto". I giovani più in basso, quelli sospinti contro l'alta rete metallica di sicurezza, alle spalle del portiere, invocano aiuto. "Ci stanno schiacciando, lasciateci uscire". Accorrono poliziotti e soccorritori: scoprono, l'altro anello in questa atroce catena di errori. La rete, come quasi tutte le altre, nei vari stadi, non ha un cancello, un'apertura, rinchiude i tifosi in un recinto, come tanti animali. Bisogna trovare delle poderose pinze tagliafili e aprire una breccia nelle maglie. Passano i minuti. Un chirurgo racconta: "C'era una ragazzina con la faccia premuta contro la rete. Mi supplicava di liberarla. Avevo quel volto dinnanzi al mio e non potevo fare nulla. La vidi morire, sorretta solo dagli altri corpi". Ieri, dunque, Margaret Thatcher ha promesso una "pubblica inchiesta" e l'associazione che raggruppa tutte le società di calcio ha detto: "Sembra giunta l'ora di eliminare le gradinate. Sono una tradizione, molti tifosi preferiscono seguire una partita in piedi dagli spalti, è quasi un rito. Ma quell'epoca è finita". In un feroce articolo di fondo, il Sunday Times tuonava ieri: "Un disastro dopo l'altro, ma nulla scuote coloro che dirigono il più popolare sport nazionale. Gli stadi di calcio e i loro amministratori sono una vergogna". Il giornale esortava il governo ad agire, "perché il football sembri incapace di riformare sé stesso". I suoi boss trovano soldi per gli ingaggi, ma non per costruire tribune sicure. Liverpool è in lutto. Si sono celebrate messe in tutte le sue chiese. Nella immensa cattedrale anglicana, il Decano di Liverpool, il reverendo Derrick Walters, ha detto dal pulpito: "Questa ferita non si chiuderà mai. Non possiamo che piangere".

17 aprile 1989

Fonte: Stampa Sera

Quasi la metà delle vittime aveva meno di ventidue anni

SHEFFIELD - Quarantaquattro delle novantaquattro vittime della tragedia dello stadio di Hillsborough avevano meno di ventidue anni. La circostanza emerge dall’elenco ufficiale diffuso dalla polizia dopo l’identificazione dei corpi. La più giovane delle vittime, John Paul Gilooley, aveva dieci anni, la più anziana, Gerard Baron, 65. Intanto quarantaquattro dei duecento tifosi del Liverpool rimasti feriti sono ancora ricoverati all’ospedale. Diciassette di loro sono sottoposti a terapia intensiva. Nove adolescenti vengono definiti dai sanitari in stato critico. Secondo quanto ha detto un anestesista, sei dei ricoverati hanno subito danni al cervello. Intanto, nella giornata di ieri, i feriti più leggeri hanno lasciato l’ospedale.

18 aprile 1989

Fonte: La Repubblica

"Come animali li trattano, come animali sono morti"

di Mario Ciriello

(Novantaquattro vittime, 32 erano adolescenti: che cosa ci insegna il massacro allo stadio)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Era evitabile il massacro allo stadio di Sheffield ? Domanda difficile. Certo, si può dare una risposta circoscritta e, allo stesso tempo, corretta: e dire che, se la polizia non avesse aperto quel cancello, se non avesse esortato i tifosi del Liverpool ad abbandonare le strade e ad entrare nell'arena, l'Inghilterra non sarebbe oggi in lutto, non piangerebbe l'atroce fine di 94 persone. Novantaquattro, tra le quali 32 ragazzi adolescenti, persino due sorelle, una di 19, l'altra di 15 anni, morte sotto gli occhi del padre. È stata, dunque, la polizia a premere il grilletto, a far partire il proiettile. E tuttavia non è, né può essere, la sola imputata. Il male è più profondo, più antico. Parziale, anche se accurata, è pure la diagnosi che vede nelle gradinate lo strumento principale di morte. Le terraces, gli spalti, con tutti quei tifosi in piedi, possono trasformarsi rapidamente in sanguinose trappole, è già avvenuto e non soltanto qui: ma oltre Manica e oltre Atlantico s'è appresa da tempo la lezione. La tetra lista delle concause continua. Vi sono le responsabilità dell'alta rete di sicurezza anti-hooligans, contro cui morirono schiacciati, soffocati, decine di fans. Vi sono le gravi pecche rivelate dai servizi di soccorso. Nonché gli errori commessi dai dirigenti dello stadio, colpevoli di aver offerto al Liverpool un numero insufficiente di biglietti. Ma anche se sommiamo tutti questi fattori, l'equazione resta incompleta. Sì, perché questa tragedia è come un fiume formato da mille torrenti e bisogna indicarli tutti se non si vuole ripetere gli sbagli di chi lancia giudizi senza conoscere l'astruso animo di questi isolani. Primo capitolo, dunque: l'Inghilterra è l'unica nazione occidentale che ancora ha una working-class con una sua "cultura" sanguigna, muscolosa, grintosa. Il ceto operaio, spesso benestante, comincia a sgretolarsi, a evolversi in ceto medio: ma vastissime sono tuttora le isole urbane, dove gli inglesi non rinunciano ai loro riti tribali, alle loro tradizioni nate nei ghetti industriali. E ne sono fieri, come se la loro rozzezza fosse una gloriosa medaglia. Sono sempre esistiti questi giovani violenti, irriverenti, anarchici. Ecco perché la disciplina militare è qui ferrea, più che in ogni altra nazione: ecco perché il duca di Wellington, dopo aver passato in rivista i suoi soldati alla vigilia di una battaglia, disse: "Se terrorizzano il nemico come terrorizzano me, vinceremo". Il celebre football inglese è nato per questa rude "tribù". Tra i gasometri e le fabbriche, tra gli squallori industriali, nella sporcizia, nella povertà. E fu questa tribù a volere le gradinate. Perché ? Per un masochistico piacere di libertà; perché così esige il rito; per fondersi, in urlante coagulo, con i compagni; per sfidare piogge e bufere con il proprio machismo. Oggi, l'Inghilterra accusa le società calcistiche, ricorda che nulla hanno mai fatto per "civilizzare" i fans con stadi più accoglienti, più sicuri. È una requisitoria comprensibile: basti pensare agli agi offerti dagli sport "borghesi", ai campi di cricket e di tennis, alle fragole con la panna di Wimbledon. Un abbandono delle gradinate sembra adesso certo, il governo pare deciso a imporre tribune coperte, posti a sedere. Ma non sarà facile. Si tentò vari anni or sono, dopo un'altra sciagura, ma i tifosi preferivano stare in piedi, zuppi, sotto torrenti d'acqua. Quelli nelle tribune sradicavano i sedili e li usavano come proiettili. E non erano ancora i giorni degli hooligans, delle loro torme selvagge. A questo punto, il "giallo" di sabato si fa meno scuro, si scorgono i vari raccordi. I tifosi giungono da Liverpool, molti a piedi, alcuni con biglietti, altri pronti a comprarli, dai bagarini. Non è una folla truce, minacciosa, ma potrebbe divenirla e, comunque, intasa le vie. La polizia teme esplosioni di teppismo, osserva quei ragazzi che beffeggiano gli agenti a cavallo, sente salire la temperatura, decide di aprire un cancello. Un tremendo errore, senza dubbio, anche perché non v'erano poliziotti all'interno, pronti a incanalare la fiumana. Non era tuttavia la prima volta, quasi ogni sabato, in qualche stadio, le autorità accettano schiere di ritardatari. Nello humour anglo-irlandese c'è la Legge di Murphy. Decreta: "Tutto ciò che può andar male, male vada". A Sheffield, Murphy's Law ha dominato gli eventi. La reazione degli inglesi è unanime e intelligente. Si è insistito troppo sugli hooligans, fino a vedere in ogni tifoso un potenziale teppista. I fans rappresentano una sottocultura, cui bisogna insegnare usanze diverse. Si cominci dagli stadi, luoghi quasi sacri per la loro tribù. "È l’ora di portare un po’ di civiltà nei campi di calcio", chiede il Daily Telegraph. E l’Independent conclude: "Raramente i tifosi si comportano come animali, ma come animali noi li trattiamo. E, questa volta, come animali sono morti, prigionieri in un recinto metallico".

18 aprile 1989

Fonte: La Stampa

Dall'85 disertava i campi di calcio

Tra le vittime un giovane reduce dell'Heysel

LONDRA - Fra i morti dell'Hillsborough c'è anche un ragazzo che quattro anni fa era nello stadio Heysel la sera della tragedia e che da allora non era più andato a vedere una partita. Paul Hewitson, muratore di 22 anni, è morto in ospedale dopo che i suoi amici erano riusciti a strapparlo dalla calca contro i recinti, ma troppo tardi. Uno di loro, nei giorni precedenti, era riuscito a convincere Paul a tornare a vedere una partita del Liverpool, la sua squadra del cuore, dopo quattro anni di astinenza calcistica. "L'ultima volta che era andato allo stadio era stato all’Heysel - ha raccontato suo padre Bill - Era rimasto così sconvolto da quello che aveva visto da giurare che non sarebbe mai più andato ad una partita. Ma sabato aveva messo da parte il suo proposito, per la prima volta. Era molto contento di tornare allo stadio". (Ansa)

18 aprile 1989

Fonte: La Stampa

Un modesto indennizzo per i minori

Le famiglie delle vittime della tragedia di Sheffield riceveranno, sulla base di una legge del 1975, ben pochi soldi, fatti salvi i loro diritti in un successivo processo, sulla base dell'accertamento di eventuali responsabilità. Per adesso, i parenti dei maggiori di diciotto anni avranno soltanto il denaro per i funerali. Per i familiari dei minori, è previsto un ulteriore indennizzo immediato di 3500 sterline al massimo, poco più di otto milioni. Blaise Smith, un avvocato che ha curato gli interessi delle vittime dell'incendio della tribuna di Bradford, avvenuto nel 1985, ha fatto presente che nel caso di un "single" potrebbero non esserci indennizzi di sorta: "Può apparire ingiusto, ma è così". Ovviamente l'accertamento di responsabilità aprirebbe un procedimento di richiesta-danni, verso la Federcalcio o lo Stato (polizia).

18 aprile 1989

Fonte: La Stampa

Il commissario Marshall, ieri in ufficio, aprì il cancello

Tace il bobby sotto accusa

I colleghi lo difendono: "Temeva che il muro crollasse" - Sarah e Victoria, due sorelle di 19 e 15 anni, calpestate dalla folla - La disperata attesa d'un padre: allo stadio ha perso due figli.

LONDRA - Roger Marshall, 46 anni, padre di due figli, laureato in legge e commissario di polizia dal 1962, è l'uomo che ordinò di aprire il cancello dello stadio di Sheffield e permise così a migliaia di tifosi di precipitarsi sulle gradinate, provocando una bolgia mortale. Ieri, il giorno dopo la tragedia, era sul lavoro. "Non ho nulla da dichiarare", ha risposto ieri ai giornalisti. I suoi colleghi hanno però parlato per lui con il giornale locale Sheffield Star. "La polizia - scrive il giornale - temeva che il muro stesse per crollare sotto la pressione dei tifosi esasperati. Aveva chiesto inutilmente che l'inizio della partita fosse rinviato, per far entrare con ordine coloro che avevano il biglietto. La calca era così fitta che un cavallo era stato sollevato". Ieri il commissario Marshall era al lavoro e i superiori lo hanno difeso. Ma un collega afferma: "È un uomo rovinato. Nessuno di noi vorrebbe essere al suo posto". La versione dello Sheffield Star è stata però smentita in parte dalla Federazione del calcio inglese. Un portavoce ha detto che nessuna richiesta di ritardare l'inizio della partita è stata fatta dalla polizia alla federazione, che l'avrebbe accolta. Ieri, identificate tutte le 94 vittime, sono emerse anche alcune tragiche storie, per lo più vicende di grande passione per il calcio e di dedizione assoluta alla squadra, il Liverpool. Uno dei morti, che era anche il più anziano, era fratello di un calciatore che aveva indossato i colori del Liverpool negli Anni 40 e 50 e aveva giocato nella finale della Coppa d'Inghilterra del 1950. Gerald Baron, 67 anni, ispettore postale in pensione, era andato a Sheffield insieme al figlio di 28 anni per seguire la squadra in cui suo fratello Kevin si era distinto. "Il calcio - ha detto la figlia Catherine Ellis - era la vita per mio padre. Era un gran tifoso, come mio fratello, che gli aveva regalato il biglietto della partita". Ma durante la ressa padre e figlio sono stati separati. "Mio padre è morto mentre mio fratello cercava di tirarlo su - ha aggiunto la donna - e mentre un poliziotto chiudeva a chiave la recinzione metallica per impedire alla folla che gridava aiuto di uscire sul campo di gioco". Per Linda Howard, che nella tragedia ha perso il marito e il figlio di 14 anni, è stata la tv a farle capire che la tragedia si era abbattuta sulla sua famiglia. "Quando ho visto le immagini all'inizio - ha detto la signora Howard - mi sono sentita mancare il respiro. Sapevo che mio marito cercava di arrivare presto allo stadio per assicurarsi i posti in prima fila per dar modo a mio figlio Thomas di vedere meglio". Il cadavere del marito, ha aggiunto, aveva il palmo delle mani rivolto all'insù, come se avesse disperatamente tentato di spingere il figlio in alto. In molte famiglie, come in quella di Sarah e Victoria Hicks, le due sorelle di 19 e 15 anni uccise a Hillsborough, si piange più di un morto. Come le due sorelle Hicks, anche due ragazzi, Cari, 18 anni, e Nicholas Hewitt, 16 anni, di Leicester, erano andati insieme a Sheffield per seguire il "loro" Liverpool, di cui non perdevano una partita. Erano partiti - ha ricordato il padre - in una corriera piena in un tripudio di sciarpe e bandiere. "Quando sono andato a riprenderli al ritorno, e non li ho visti scendere, ho capito che la mia famiglia era stata distrutta". (Ansa)

18 aprile 1989

Fonte: La Stampa

Dopo la tragedia di Sheffield il governo deciso a stroncare le violenze

Londra schederà tutti i tifosi

Il ministro degli Interni: allo stadio ognuno dovrà avere un posto - Aperte due inchieste - Decine di persone ancora negli ospedali.

La polizia: "È colpa degli spettatori"

LONDRA - Il governo britannico è deciso a schedare tutti gli spettatori del calcio, e spera di fare in modo che ognuno abbia un posto a sedere negli stadi. Lo ha dichiarato ieri in Parlamento il ministro degli Interni Douglas Hurd, annunciando la nomina di una commissione con pieni poteri giudiziari per la tragedia nello stadio di Sheffield. Capo della commissione sarà Lord Taylor, un alto magistrato di 58 anni, che è stato anche presidente dell’Ordine degli avvocati, il suo compito, ha spiegato il ministro, sarà di chiarire le cause degli incidenti e di "formulare raccomandazioni sul modo di controllare la folla e assicurare la sicurezza". "Dopo la devastante esperienza di Sheffield - ha detto - dobbiamo guardare in alto, e trovare una strada migliore per il calcio inglese. Il futuro del calcio sarà nel tesseramento per controllare i tifosi, ci sembra ora, nell’assicurare posti a sedere per tutti". Il portavoce dell'opposizione laborista Roy Hattersley ha immediatamente replicato che il tesseramento "è irrazionale e non tiene conto della volontà del Paese". II progetto di legge sulla schedatura avrebbe dovuto essere discusso lunedì prossimo nella Camera dei Lord. Il ministro Hurd ha annunciato che vi sarà un "breve rinvio", ma ha ribadito che ilha annunciato che vi sarà un "breve rinvio", ma ha ribadito che il governo lo farà approvare e applicare nonostante tutte le critiche. Parecchie associazioni di tifosi hanno sostenuto che il controllo delle tessere provocherebbe all'entrata degli stadi assembramenti ancora peggiori di quelli di Sheffield. L'inchiesta del giudice Taylor sarà indipendente da quella della polizia. Dovrà rispondere fra l'altro a tre domande scottanti. Perché sono state aperte le porte dello stadio, lasciando che tre migliaia di tifosi irrompessero sulle gradinate sovraffollate ? Perché il governo lo farà approvare e applicare nonostante tutte le critiche. Parecchie associazioni di tifosi hanno sostenuto che il controllo delle tessere provocherebbe all'entrata degli stadi assembramenti ancora peggiori di quelli di Sheffield. L'inchiesta del giudice Taylor sarà indipendente da quella della polizia. Dovrà rispondere fra l'altro a tre domande scottanti. Perché sono state aperte le porte dello stadio, lasciando che tre migliaia di tifosi irrompessero sulle gradinate sovraffollate ? Perché i sostenitori del Liverpool, più numerosi, sono stati ingabbiati nel settore più piccolo ? Perché nello stadio mancavano elementari strutture di pronto soccorso ? Il custode addetto alla porta, Jack Stone, ha confermato di essersi rifiutato di aprire. Gli agenti della polizia lo hanno spinto da parte, mentre implorava: "Non fatelo, ci sarà una bolgia se aprite". Dirigeva il servizio d'ordine pubblico il commissario David Duckenfield. La decisione di aprire venne presa da un suo collaboratore, il commissario Roger Marshall. Secondo una voce raccolta dal giornale locale Sheffield Star, il commissario temeva che un muro stesse per crollare sui tifosi ammassati all’ingresso e fece aprire i cancelli per scaricare la pressione. Ai testimoni che accusano la polizia ha risposto ieri un irritato portavoce del sindacato degli agenti: "Che altro si sarebbe potuto fare ? Come far fronte a gente che correva sotto il ventre dei cavalli e forzava gli steccati ? Se i tifosi non sanno comportarsi bene, se non si può giocare una partita senza mettere in pericolo la vita degli altri spettatori, non si può dare la colpa a noi". I racconti di quanti hanno visto le forze dell'ordine perdere la testa davanti all’emergenza diventano però sempre più precisi. Stephen Hendry, un ragazzo di 19 anni finito all'ospedale, ha inviato al Times una relazione scritta. Se c'era calca all'entrata, sostiene, "non era per impazienza, ma per sfuggire ai cavalli della polizia". E ancora: "Sulla gradinata gli spettatori erano schiacciati al punto da non poter respirare, ma la polizia rifiutava di aprire un varco nella barriera intorno al terreno di gioco per lasciare loro scampo... La gente stava morendo e la barriera ancora non si apriva... La colpa è dei poliziotti, che sono stati ingenui come scolaretti". William Eastwood, l'ingegnere responsabile delle strutture di sicurezza nello stadio di Sheffield, ha dichiarato che la barriera eretta per prevenire invasioni di campo dovrebbe essere abbattuta. "In casi di emergenza - ha detto - gli spettatori devono potersi riversare sul terreno di gioco. La sicurezza è più importante di tutto". Il dibattito è aperto, anche in vista dei mondiali di calcio che l'anno prossimo richiameranno in Italia decine di migliaia di tifosi da tutto il mondo. Come tenere a bada queste folle eccitate senza rinchiuderle in trappole mortali ? Tra coloro che si dicono pessimisti è il professor Alf Keller, un perito cui fu chiesto nel 1985 di appurare le ragioni dell'incendio con 53 morti nello stadio di Bradford. "Avevamo formulato - spiega - quattro semplici raccomandazioni: varchi di emergenza nelle barriere che isolano i tifosi, identificazione degli spettatori, controllo rigoroso dei biglietti, divieto di portare alcol nello stadio. Se fossero state osservate tutte, probabilmente a Sheffield ci sarebbero stati molti morti di meno". La squadra del Liverpool ieri ha fatto ritorno a Sheffield per visitare I feriti. "Volevamo bene a ognuno di loro", ha detto l'allenatore Kenny Dalglish. Le persone ricoverate sono ancora 42, sedici nei reparti rianimazione. I calciatori hanno anche deposto una corona di fiori nello stadio di Hillsborough. (Ansa)

18 aprile 1989

Fonte: La Stampa

Il Vaticano: gli affari uccidono lo sport

CITTÀ DEL VATICANO – "Di tragedia in tragedia, lo sport sta ormai uccidendo anche sé stesso". Così, in un corsivo, l'Osservatore Romano sottolineava ieri che, dopo la tragedia di Sheffield e quella dell'85 a Heysel, è stata sradicata l'immagine di un evento agonistico come manifestazione sportiva e di uno stadio come luogo se non di festa, almeno di sana ed onesta competizione". Di ciò, secondo il quotidiano della Santa Sede, deve prendere atto tutto il mondo sportivo e in particolare la stampa specializzata. "Il vorticoso giro di interessi e di affari che sempre più ruota attorno al mondo dello sport - si legge nella nota - ha ormai divelto da tempo i cancelli dello stadio, e la forza d'urto di questa tremenda, ma sempre più annunciata irruzione, continua a lasciar vittime per strada. Vittime vere, cioè persone, corpi umani e non entità astratte, come l'immaginifico e equivoco linguaggio di un certo mondo sportivo ha sempre lasciato consolatoriamente pensare". Dolore e commozione anche alla Cee. "È con grande tristezza che ho appreso la notizia della terribile tragedia nello stadio di Sheffield", si legge nel telegramma che il presidente della Commissione europea Jacques Delors ha inviato al primo ministro Margaret Thatcher. Delors esprime a nome della Commissione "profonda partecipazione" al lutto e chiede al premier di trasmettere le condoglianze alle famiglie delle vittime. (Agi-Ansa)

18 aprile 1989

Fonte: La Stampa

A Sheffield c'è un muro del pianto

di Leonardo Coen

SHEFFIELD - La Jaguar color bordeaux targata 860 DHL arriva puntuale alle 16,30 davanti all’ingresso numero 5 del Royal Hallamshire Hospital, dove sono ricoverati 25 sopravvissuti al massacro dello stadio di Sheffield. Lady Diana e il principe Carlo rispondono al saluto della piccola folla, vengono accolti dal primario dell’ospedale e dall’assistente generale agli ospedali della contea, Brian Ibell, nominato appena due settimane fa. Subito si dirigono verso il grande atrio, il tempo di stringere la mano a qualche infermiera. Poche parole di convenevoli, poi gli otto ascensori inghiottono il piccolo corteo reale e lo portano al secondo piano. Su un tavolino, bene in mostra, l’ultima edizione del quotidiano locale Star, il titolo cubitale della prima pagina è Fateful moment, il momento fatale, la foto di un poliziotto, l’uomo che avrebbe dato materialmente l’ordine ai suoi colleghi di lasciar entrare i tifosi del Liverpool dentro lo stadio. Ian Clark è un ragazzo fortunato: l’avevano dato per spacciato. Otto amici, a turno, con la respirazione bocca a bocca, lo hanno riportato in vita. Domenica ha raccontato la sua piccola grande storia a Margaret Thatcher, ieri l’ha ripetuta al principe Carlo: Queste cose non devono più ripetersi gli ha promesso il futuro re d’Inghilterra. Stanza dopo stanza, prima al secondo e dopo al terzo piano di questo ospedale grigio come grigia è la città di Sheffield, la coppia reale ha rivissuto i lunghi terribili minuti del massacro. Mani fasciate, schiacciamenti del torace, soffocamenti, lesioni permanenti al cervello. Lady Diana sfoggia a fatica il suo sorriso, ogni tanto lancia uno sguardo smarrito a Carlo, forse avrebbe voglia di dire anche lei qualcosa sulla vicenda, come con la consueta ruvidità ha fatto domenica il primo ministro, la lady di ferro Margaret Thatcher: Questa è una tragedia che nessuno di noi si aspettava di vedere e ne siamo sconvolti. È un disastro senza proporzioni. Peggio: una follia che mi lascia con un gran vuoto dentro. Proprio per questo voglio un’inchiesta severa e dei provvedimenti efficaci per garantire la sicurezza a chi vuole che lo sport, e il calcio, siano divertimento e non violenza. Ma non è fra gli immacolati corridoi dell’immenso ospedale, coi suoi sedici piani e uno stuolo di medici (eroici li ha definiti la Thatcher) che si può capire la tragedia di Sheffield. Bisogna piuttosto andar laggiù, ad Hillsborough, nel quartiere che circonda lo stadio dello Sheffield Wednesday, chiamato così perché cent' anni fa la squadra locale giocava sempre di mercoledì. Casette modeste, polvere di carbone delle ferriere che si attacca ovunque, scenari da archeologia industriale: Sheffield è la quarta città d’Inghilterra col suo mezzo milione d' abitanti, ed è stata la culla della Rivoluzione Industriale. È una città rossa: laburisti sono cinque su sei deputati eletti nella Circoscrizione alla Camera dei Comuni, tre su tre al Parlamento europeo, sessantasei consiglieri su ottantasette in Municipio. Il football è nato proprio da queste parti: la prima società di calcio del mondo venne infatti fondata in questo quartiere, nel 1857, dentro un pub che non c' è più. Lo stadio era l’orgoglio della città: nel 1979, quando venne terminata la modernizzazione delle sue strutture, la Footballnato proprio da queste parti: la prima società di calcio del mondo venne infatti fondata in questo quartiere, nel 1857, dentro un pub che non c' è più. Lo stadio era l’orgoglio della città: nel 1979, quando venne terminata la modernizzazione delle sue strutture, la Football Association dichiarò che era il più sicuro d' Europa. Dopo l’Heysel, i dirigenti dello Sheffield Wednesday decisero di migliorarne le protezioni, con una recinzione a bordo campo in acciaio ultra resistente. Non arrivarono agli eccessi dello stadio di Chelsea, dove la recinzione è percorsa dalla corrente elettrica.

Leppings Lane è lo slargo in cui si erano ammassati sabato i duemila tifosi del Liverpool che non erano riusciti ad entrare in tempo per vedere la partita. C'è un negozietto in cui si vendono caramelle e sigarette, un parrucchiere per signora, e una cancellata azzurra in stile primo Novecento. È diventato il muro del pianto di Sheffield. Migliaia di persone hanno lasciato per terra, addossati alle sbarre, mazzi di fiori e messaggi di dolore. Un pellegrinaggio popolare, autenticamente popolare: c' è chi piange e chi pensa che sia doveroso fermarsi anche soltanto un momento. Il calcio è la nostra vita leggo su un biglietto scritto in stampatello, è un tripudio di maglie, cappellini, sciarpe, gagliardetti coi colori biancorossi del Liverpool, con quelli del Leeds, dei Rangers di Glasgow, con l’alberello simbolo del Nottingham Forest, i rivali del Liverpool nella semifinale di Coppa che è costata 94 vittime e 200 feriti. È qui che trovo il sindaco, l’anziana signora Phillys Smith, nervosa e tesa come non mai. Ha timore che si proceda con la caccia alle streghe, dice che c' erano 800 poliziotti e tutti con una grossa esperienza in fatto di partite calde: aspetta che arrivino i calciatori del Liverpool, che già sono andati negli ospedali a visitare i sopravvissuti sarebbe un gesto di grande significato, aggiunge, la visita ai cancelli dell’inferno, un omaggio alla memoria di tifosi che ancora non possono essere seppelliti perché il coroner di Sheffield ha bisogno di procedere con le autopsie. Aspetterà inutilmente. Così guardiamo per terra, due nomi: scritti in stampatello, su un mazzo di rose rosse: Sarah e Victoria Hicks, due sorelle di un sobborgo della zona nord-ovest di Londra, Pinner, figlie di un uomo d' affari, fanatiche della squadra di Liverpool. Per Sarah, 19 anni, la partita di sabato era stato il regalo di compleanno. Victoria, invece, è spirata fra le braccia del padre che cercava disperatamente di rianimarla. Le foto delle due sorelle sono appoggiate sopra centinaia di altri mazzi di fiori, e molti dei bigliettini di condoglianze sono firmati semplicemente a local family, quasi una parola d' ordine. La rabbia della gente di questo quartiere si traduce in un polemico silenzio: e nella solidarietà alle vittime di Liverpool, i cui amici vivi sono in stragrande maggioranza bollati dall’epiteto infame di tifosi animals. Altro foglietto, altra chiave di lettura: Siete morti senza colpa per colpa di altri. A fianco, il ritratto di una civetta. Che è la mascotte portafortuna della squadra di Sheffield. Liverpool ha decretato una settimana di lutto. La città si sente perseguitata da una maledizione, ormai. Nelle scuole dello Yorkshire si susseguono assemblee e dibattiti sulla violenza e lo sport. Nei pubs si sono aperte sottoscrizioni, grande rilievo giornali e televisione hanno dato al mezzo milione di sterline che la Thatcher ha devoluto al fondo di solidarietà del football disaster appeal. In meno di dodici ore sono arrivati oltre 2 miliardi di lire, 100 mila sterline dalla stessa squadra di calcio del Liverpool. I parenti delle vittime si costituiranno parte civile, lo fecero a suo tempo anche gli italiani che persero i familiari a Bruxelles. Il processo contro gli eventuali responsabili dovrà essere esemplare, hanno dichiarato parecchi ministri, a cominciare da quello dello Sport, Colin Moynihan. Ogni ora la Bbc trasmette le immagini della morte in diretta. Leggi nuove sono annunciate per schedare i tifosi e dotarli di tesserini di identità, un vecchio progetto caro alla Thatcher e più volte abortito perché antidemocratico. Il calcio è demonizzato in questi giorni: per questo, dietro il dolore e il piano della gente comune per le vittime, colpite da un destino assurdo come John Paul Gilhooney, dieci anni appena, c' è pure un senso di grande frustrazione. Perché il calcio in queste regioni dove la disoccupazione è il vero spettro, è forse l’unico dei divertimenti che ancora appassiona i giovani. E tuttavia, nessuno può dimenticare la foto che ritrae il ragazzino di dieci anni sollevato tra le braccia di un poliziotto, e per terra il suo orsacchiotto portafortuna, coi colori del Liverpool.

18 aprile 1989

Fonte: La Repubblica

Grobbelaar a Sheffield salva dei tifosi

LONDRA - Bruce Grobbelaar, lo stravagante portiere sudafricano del Liverpool, si era subito reso conto che nello stadio di Hillsborough stava accadendo una tragedia e si era messo a gridare ai poliziotti di aprire i cancelli verso il campo per dare sfogo alla pressione contro le recinzioni. Una donna poliziotto gli aveva dato retta aprendo un cancello e salvando così la vita a una trentina di tifosi. Poi altri poliziotti purtroppo richiusero quel cancello. Lo ha raccontato ieri un testimone nel terzo giorno dell'inchiesta in corso sugli incidenti allo stadio di Sheffield che il 15 aprile scorso causarono la morte di 95 persone.

18 maggio 1989

Fonte: La Stampa

La polizia mentì sulla strage

LONDRA - Il commissario di polizia incaricato di far rispettare l'ordine allo stadio Hillsborough di Sheffield, David Duckenfield, ha ammesso ieri dinanzi ai responsabili della Commissione d'inchiesta sulla tragedia allo stadio di aver mentito circa gli avvenimenti che portarono alla morte di 95 tifosi del Liverpool il 15 aprile scorso e si è scusato pubblicamente per aver fallo erroneamente credere, nella sua deposizione, che la tragedia era stata causata dal comportamento dei tifosi. Il commissario ha ammesso di non avere rivelato ai responsabili dell'"Associazione Calcio Britannica" e al suo superiore che il cancello di accesso allo stadio era stato aperto por ordine della polizia e non divelto dai tifosi del Liverpool. David Duckenfield ha aggiunto: "Chiedo pubblicamente scusa per aver fatto credere che il comportamento dei tifosi sia stato la causa di quei decessi".

27 maggio 1989

Fonte: Stampa Sera

"La polizia colpevole a Sheffield"

LONDRA - La causa principale del disastro è stata l’incapacità di controllare la situazione da parte della polizia: non fu in grado di rendersi conto di quello che stava succedendo, né di prendere le contromisure necessarie. È stata questa la conclusione alla quale è arrivata la Commissione governativa che ha indagato sulla tragedia dello stadio di Hillsborough del 15 aprile scorso, nella quale morirono 95 spettatori. Secondo il rapporto, solo in piccola misura alla tragedia contribuì una minoranza di tifosi ubriachi e la confusione determinatasi sul numero dei biglietti rilasciati dal Liverpool e dal Nottingham Forest. Il rapporto si conclude con un invito a ridurre del 15 per cento il tasso di occupabilità delle tribune, giudicando il limite attuale di 5,4 spettatori per metro quadro troppo elevato.

5 agosto 1989

Fonte: La Repubblica

22 miliardi per le vittime di Sheffield

LIVERPOOL - Ha raggiunto le dieci milioni di sterline (circa 22 miliardi di lire) la raccolta di fondi a favore dei familiari delle vittime e dei feriti della tragedia di Hillsborough (95 morti lo scorso aprile nello stadio di Sheffield). Mezzo milione di sterline è stato già consegnato alle famiglie per le spese funerarie. Il resto andrà ai 600 feriti che hanno chiesto un risarcimento.

22 settembre 1989

Fonte: La Repubblica

Gli Inglesi ricordano la strage di Sheffield

LIVERPOOL - Novantacinque palloncini rossi nel cielo sopra lo stadio. In memoria dei nostri amici che non ci sono più diceva uno striscione dei tifosi del Liverpool. Per un gioco del caso nello stadio della strage di un anno fa (15 aprile 1989, 95 morti schiacciati contro le griglie di sicurezza chiuse, 170 feriti) si giocava ancora Liverpool-Nottigham Forrest, come l’anno scorso. Oggi 30mila persone assisteranno ad una cerimonia nella chiesa di Anfield. Le famiglie delle vittime si riuniranno, da sole, davanti al cippo in memoria dei loro morti eretto proprio davanti allo stadio. Sono state pubblicate ricostruzioni accurate, testimonianze commoventi. La più intensa è quella del calciatore del Liverpool Ray Houghton ed è stata pubblicata dal Times: Un ragazzo, un tifoso, con la sciarpa e la maglia rossa era scappato da quell’inferno e con gli occhi sbarrati mi raggiunse in mezzo al campo: Ray, Ray, fai qualcosa, là dentro stanno morendo tutti. In questi dodici mesi è cambiato molto e molto cambierà, all’Hillsborough Park e negli stadi inglesi. Il giudice che ha condotto l’inchiesta ha concluso indicando nella vetustà delle strutture e nell’organizzazione antiquata delle gradinate le cause principali della tragedia, provocata da sovraffollamento e dalla pressione della gente. Quelle parole del giudice Taylor hanno assunto adesso forza di legge. Il governo ha inserito nella legge finanziaria un capitolo di spesa per il rinnovo degli stadi.

15 aprile 1990

Fonte: La Repubblica

Esce dal coma dopo 7 anni un ferito di Sheffield

LONDRA - Erano tra gli altri sulle gradinate dello stadio di Hillsborough a Sheffield, quando, sette anni fa, 95 tifosi morirono e altri 170 rimasero feriti nella drammatica ressa della partita del Liverpool.

Andrew Devine e Tony Bland, all’epoca poco più che ventenni, calpestati da un’orda umana e schiacciati contro le grate metalliche, vennero ricoverati in preda ad una fortissima commozione cerebrale. I medici dissero che Andrew e Tony non si sarebbero mai più ripresi, e sarebbero stati destinati al PVS (Persistent Vegetative State), il loro cervello non avrebbe più funzionato. Invece i progressi della scienza hanno permesso a Stanley e Margaret Devine di assistere al seppure impercettibile ritorno in vita del figlio. Andrew, curato nell’ospedale di Sheffield, ha cominciato a riconoscere di nuovo tutto quello che lo circonda. Con un pulsante sotto la mano può rispondere con un sì con un solo suono e un no premendo lo stesso pulsante due volte. È praticamente risuscitato dalla morte cerebrale. Per ora si tratta di un risultato limitato ma si spera in clamorosi progressi. Il cervello del giovane è stato riattivato. Certamente adesso è in grado di sentire le domande, interpretarle e rispondere positivamente o negativamente. Meno felice è la storia di Tony Bland. Le sue condizioni cerebrali apparivano disperate. Per molti anni non si era avuto alcun progresso. Il ragazzo appariva anche in condizioni fisiche generali disperate. Così i medici d’accordo con i genitori hanno chiesto ed ottenuto il permesso del tribunale per spegnere la macchina che lo teneva in vita. Nessuno di loro aveva però avanzato l’ipotesi della possibilità di un ritorno all’uso delle facoltà mentali da parte del giovane, così come è accaduto per Andrew Devine. I Bland continuano però a difendere la loro decisione. "Per nostro figlio non c’erano speranze. Ce ne siamo resi conto. I medici hanno fatto tutto il possibile e certamente non criticherò la loro decisione di spegnere la macchina che artificialmente teneva in vita il nostro ragazzo".

27 marzo 1997

Fonte: La Repubblica

Hillsborough, dieci anni dopo

di Giancarlo Galavotti

LONDRA - (g.c.g.) Ricorre oggi il 10° anniversario della strage di Sheffield. Il 15 aprile 1989, allo stadio Hillsborough, 96 tifosi del Liverpool morirono soffocati e schiacciati contro le barriere della gradinata di Leppings Lane, all’inizio della semifinale di coppa d’Inghilterra tra i "reds" e il Nottingham Forest. Nell’imminenza del calcio d’inizio la ressa ai cancelletti girevoli indusse la polizia a far aprire i portoni d’emergenza. Ma non c’erano poliziotti né inservienti a incanalare la fiumana di folla in corsa, che si stipò tutta nelle entrate alla Leppings Lane, schiacciando quelli delle prime file. Hillsborough ha cambiato radicalmente il volto del calcio inglese. Il rapporto Taylor sulla strage portò alle leggi che hanno eliminato i posti in piedi da tutti gli impianti di prima e seconda serie, al rinnovamento e alla ricostruzione di stadi vecchi di decenni. E a un nuovo rapporto tra società e calcio, oscurato per anni dalle violenze degli hooligans. Il rinnovamento si è compiuto con la nascita della Premier League nel '92, tra i mega miliardi della tv di Murdoch e dei finanzieri della City. Oggi lo stadio del Liverpool, Anfield, si riempirà di familiari delle vittime, cittadini e tifosi, per l’annuale commemorazione. Alle 15,06 (l’ora della sospensione della partita nell’89) saranno accese 96 candele sugli spalti, con un minuto di silenzio. Ma 10 anni dopo le famiglie dei morti non hanno avuto giustizia: ogni inchiesta ha scandalosamente esonerato le alte sfere della polizia, e non ci sono stati risarcimenti. Ma la battaglia legale continua.

15 aprile 1999

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Da anni viveva come un vegetale: i genitori hanno messo fine all’agonia

Morto Tony, il ragazzo di Hillsborough

di Gaia Servadio

La corte costituzionale inglese ha concesso l’autorizzazione a staccare la macchina che teneva in vita Tony Bland, 22 anni, in coma dopo gli incidenti allo stadio di Sheffield.

LONDRA - È stata una decisione storica quella presa un mese fa dai Law Lord e cioè di lasciar morire Tony Bland, una delle vittime del disastro di Hillsborough. Nel 1989 Tony Bland era rimasto schiacciato durante una partita di calcio allo stadio di Sheffield e ridotto a uno stato vegetale. Ieri, al momento della sua morte, aveva 22 anni. L’ospedale di Keighley nello Yorkshire ha dichiarato che "il dottor Jim Howe, medico di Tony Bland, ha tagliato la terapia il 22 febbraio scorso". Allan e Barbara Bland, i genitori di Tony, avevano fatto ricorso alla legge perché al loro figlio fosse permesso di morire con dignità. È la prima volta che un caso del genere viene discusso prima dal tribunale e poi dai Pari legislativi e cioè dalla Corte Costituzionale inglese. Dal giorno del disastro di Hillsborough, Tony ormai non poteva più pensare, parlare, sentire. "Abbiamo cercato nel più profondo del nostro cuore, ha detto il padre di Tony, prima di decidere". Nel corso di una lunga battaglia legale iniziata il 5 novembre dello scorso anno dai genitori di Tony, furono loro spiegati i vantaggi e gli svantaggi di chiudere la macchina che dava la linfa vitale a quello che era altrimenti un corpo potenzialmente morto. Alla fine del processo la coppia Bland, che ha anche una figlia, si disse soddisfatta della decisione presa dall’Alta Corte e poi dalla Corte d’Appello, Il National Health Service, e cioè le autorità sanitarie pubbliche, avrebbe potuto legalmente cessare di mantenere la vita nel corpo di Tony. Il suo dottore aveva dichiarato durante il processo che a tutti gli effetti il ragazzo era morto a Hillsborough quando i polmoni gli erano stati perforati e al cervello era mancato l’ossigeno. "Tony non è cosciente, non soffrirà". Ma la morte di Tony apre molti interrogativi. La Società per la Vita farà causa ai medici dell’ospedale dello Yorkshire. Il problema è dovuto a una tecnologia medica avanzatissima che può e deve, per etica, preservare la vita anche di chi non la vuole. Un’ulteriore possibilità aperta al pubblico inglese è un documento che sta in bilico tra la legalità e non, e cioè il "Live Will", il testamento vivo. Si tratta di un documento, da molti giudicato pericoloso, che viene depositato presso un avvocato e che autorizza a tagliare i legami con la vita in casi simili a quello di Tony.

5 marzo 1993

Fonte: Corriere della Sera

In coma dall'89. È morto per ordine del giudice

LONDRA - Tony Bland, il giovane in coma da quattro anni, quando fu travolto nella ressa dello stadio di HILLSBOROUGH, a Sheffield, nell'89, è morto ieri notte. I genitori, che si trovavano al suo capezzale al momento del trapasso, si erano battuti in tribunale per ottenere la sospensione dell'alimentazione artificiale che manteneva in vita il figlio. Il giovane aveva perduto ogni facoltà intellettiva e sensoria, senza possibilità di recupero, e viveva in uno stato puramente vegetativo: "La vita di Tony Bland è finita il 15 aprile 1989 allo stadio di Sheffield - ha detto il suo medico, Jim Howe - ed ora finalmente riposa in pace". Dopo la sentenza del tribunale che permetteva a Bland di morire, i medici smisero, il 22 febbraio scorso, di alimentarlo e così il giovane si è spento praticamente di inedia. La vicenda ha sollevato molte polemiche nel Paese per l'opposizione di vari gruppi "pro-vita" e di parte dell'opinione pubblica. Nell'aprile dell'89, nello stadio di Sheffield, erano morte 93 persone e altre duecento erano rimaste ferite. La tragedia non fu causata da un crollo dello stadio o da un incendio, o da un assalto di hooligan, ma dal fatto che qualcuno (probabilmente gli stessi servizi di sicurezza) aprì i cancelli e lasciò entrare migliaia di tifosi senza biglietto nelle tribune già gremite. Quel giorno avrebbe dovuto svolgersi la partita Liverpool- Nottingham. La ressa fu spaventosa e causò uno dei peggiori massacri che si siano mai verificati in uno stadio di calcio.

5 marzo 1993

Fonte: Ansa

Hillsborough: si risveglia dopo 8 anni

LONDRA - Un sopravvissuto di Hillsborough, per otto anni ridotto alla sola vita vegetativa (dopo le lesioni cerebrali riportate nel 1989 negli incidenti allo stadio nel quale morirono 95 spettatori), è ritornato cosciente e ora è in grado di comunicare con i familiari. Lo scrive il "Guardian". Per Andrew Devine, che ora ha 30 anni, i medici avevano diagnosticato lo stesso danno cerebrale di Tony Bland, un'altra vittima della ressa scatenata da spettatori fatti entrare dalla polizia in uno stadio già affollato fino all'ultimo posto. Solo che i genitori di Devine, dopo pochi mesi in ospedale se lo sono ripreso a casa e lo hanno assistito per tutto questo tempo, mentre quelli di Bland hanno ottenuto da un tribunale il permesso di spegnere la macchina che teneva in vita il figlio. Stanley e Margaret Devine, che vivono ad Allerton, vicino a Liverpool, in una casa adatta ai bisogni del figlio costruita con i soldi del risarcimento provvisorio finora ottenuto dalle assicurazioni, sono all'apice della gioia. "Andrew ha cominciato a riconoscere ciò che lo circonda - ha reso noto l'avvocato di famiglia Robin Makin - e il duro lavoro investito nella sua cura comincia ora a dare risultati". Per ora Andrew comunica premendo un pulsante posto sotto la sua mano, una volta per un "sì" e due volte per il "no". Ma altri progressi, secondo i medici, non mancheranno.

27 marzo 1997

Fonte: La Gazzetta Dello Sport

Ora riesce a rispondere sì e no con una macchina. I genitori avevano sempre rifiutato di staccare la spina.

Risorge dal coma dopo 8 anni

di Fabio Galvano

Era stato travolto allo stadio di Sheffield

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Dopo otto anni in uno stato vegetativo ritenuto irreversibile, una delle vittime dello stadio di Hillsborough ha dato i primi tenui segni di vita e ha cominciato a comunicare con il mondo esterno azionando un pulsante posto sotto la sua mano: un colpo per dire sì e due per dire no. È la prima volta che si verifica un "risveglio" di questo genere oltre i cinque anni di vita vegetativa, quando si ritiene che il cervello non abbia più modo di reagire; e la vicenda di Andrew Devine, che ha oggi 30 anni, è destinata a rinfocolare il dibattito sul diritto alla morte di chi, come lui, è ridotto a larva umana. Dopo la decisione del tribunale, che nel 1993 aveva accolto la richiesta dei familiari di spegnere le macchine con le quali si teneva in vita un'altra vittima di HILLSBOROUGH, Tony Bland, ci sono state numerose richieste analoghe. Le norme in base alle quali si decide dovranno forse essere modificate. La tragedia dello stadio di Sheffield, la più grave nella storia dello sport britannico, risale al 15 aprile 1989. La calca per la partita Liverpool-Nottingham Forest, semifinale di Coppa d'Inghilterra, fece 96 morti e 160 feriti e indusse le autorità calcistiche a rivedere tutti i sistemi di sicurezza negli stadi. Ma anche dopo la battaglia legale con la quale era stato ottenuto il "diritto alla morte" per Tony Bland, i genitori di Andrew Devine avevano rifiutato di seguire la stessa via, di abbandonare l'alimentazione forzata e tutte le attenzioni possibili nella loro abitazione di Allerton, vicino a Liverpool, studiata in funzione delle condizioni del figlio e modificata con i soldi del risarcimento provvisorio ottenuto dalle assicurazioni. I fatti hanno dato loro ragione. Andrew, ha detto ieri l'avvocato di famiglia Robin Makin, "continua a migliorare nella sua capacità di comunicare a livello elementare". Purtroppo "si ignorano le possibilità di ulteriore miglioramento", ha proseguito l'avvocato; ma i risultati già raggiunti sono "straordinari". "Le sue condizioni - ha spiegato - restano gravissime: abbisogna di attenzioni continue". Più esplicito il dottor Keith Andrews, lo specialista che dal 1992 si occupa del caso. "Non so di altri casi analoghi nella letteratura medica internazionale", ha detto ieri: "Inevitabilmente questo sviluppo solleverà molti interrogativi. Ci si domanderà, per esempio, se quanto è accaduto ad Andrew Devine sarebbe potuto accadere anche a Tony Bland. La verità è che non abbiamo mai visto altre persone emergere dopo tanto tempo dallo stato vegetativo. E se questo è un caso unico, vogliamo davvero tenere in vita con tubi e macchine migliaia di altri sventurati nella speranza che un giorno possano svegliarsi ?". Stanley e Hilary Devine non hanno voluto commentare l'accaduto. Lodati dall'avvocato Makin per la "devozione e l'amore" con cui anno dopo anno hanno assistito il figlio, hanno preferito tacere. Ha parlato, invece, il padre di Tony Bland: per esprimere ai Devine la sua felicità, ma anche per spiegare che il caso di suo figlio era ben diverso, che la diagnosi indicava una vita vegetativa molto più radicata. "Questo nuovo sviluppo - egli ha detto - non modifica il nostro atteggiamento: non abbiamo nessun rimpianto perché abbiamo agito sulla base di pareri medici confermati poi dall'autopsia di Tony". Ma altri si domandano quali altre sorprese possano riservare alla scienza medica i pazienti come Andrew. Dopo la sentenza su Tony Bland emessa dalla Camera dei Lord - tribunale supremo nelle isole britanniche - sempre più frequenti sono le richieste di lasciar morire i pazienti in quelle condizioni. Ora le resistenze sono destinate ad aumentare.

27 marzo 1997

Fonte: La Stampa

I 96 morti nella tragedia di Hillsborough

Il ricordo del cronista 25 anni dopo

di Gabriele De Bari

Sono passati 25 anni dalla terribile tragedia di Hillsborough ma la commozione, i brividi e il ricordo nitido sono gli stessi di quella caliginosa domenica mattina di aprile quando arrivai nel centro di Sheffield. È come se il tempo si fosse fermato e, dagli archivi della memoria, tornano tante immagini agghiaccianti di quella che doveva essere una festa di calcio e che divenne la più grande sciagura in uno stadio inglese. Sheffield era una città fantasma, che si svegliava ancora attonita e incredula per quello che era accaduto la notte prima allo stadio, nei minuti antecedenti alla semifinale di Coppa, tra il Nottingham e il Liverpool. Non c'era un taxi e dovetti arrivare a piedi in hotel, dopo aver viaggiato un'intera notte, attraverso mezza Europa: partenza da Liegi, in Belgio, fino a Parigi dove riuscii, alle 6 del mattino, a fare il biglietto per imbarcarmi su un volo diretto a Londra. Per poi raggiungere la città del disastro a bordo di un'auto a noleggio, in compagnia di un collega francese. Le notizie, che arrivavano frammentarie dall'Inghilterra, parlavano di una sciagura dalle dimensioni incredibili ma non erano chiare le cause che l'avevano provocata. Si parlava di un crollo allo stadio, però non era così e non si conosceva neppure il numero dei morti, che saliva di ora in ora. In totale persero la vita 96 persone, 94 allo stadio, altre 2 in ospedale. La responsabilità venne addossata alla Polizia, colpevole di aver gestito male la situazione davanti all'impianto sportivo. I tifosi del Liverpool, caricati, a causa di un ordine sbagliato del responsabile alla sicurezza, cercarono di sfuggire alle cariche entrando di corsa nel loro settore che, purtroppo, era già quasi pieno. Fu una carneficina. Quelli che avevano preso posto, nel tentativo di trovare una via di fuga, morirono soffocati e schiacciati contro la rete metallica, molti erano donne e bambini. Si salvarono soltanto quelli che riuscirono a scavalcarla, saltando all'interno del campo da gioco. Erano tutti tifosi del Liverpool. Non capita spesso a un giornalista sportivo dover commentare un evento tragico di queste dimensioni, che ti lascia senza parole, sbigottito e distrutto. Con immagini, momenti e ricordi che ti porti dentro per tutta la vita e che, ogni tanto, tornano persino ad agitare i sogni. L'immagine più agghiacciante che mi porto dentro è quella vista entrando negli spogliatoi dello stadio, alle 10 del mattino: un'interminabile fila di bare affiancate, morti che aspettavano di essere pianti da parenti e amici. Una scena sconvolgente davanti alla quale piansi a lungo, un pianto spontaneo che mi colse di sorpresa, un groppo alla gola che mi torturò per l'intera giornata e che tornò, insieme alle lacrime due giorni dopo allo stadio del Liverpool. Il prato dell'Anfield Road, infatti, non si vedeva perché era tutto coperto di fiori, sciarpe e bandiere portate dai tifosi e dai loro parenti. Una commozione che non puoi contenere, così anche io acquistai un mazzetto di gerbere e le posai sul terreno. Liverpool era una città ferita, quasi tutte le famiglie, infatti, erano interessate alla sciagura: o perché parenti o perché amici dei morti. I feriti furono centinaia, ricoverati in 2 ospedali di Sheffield, alcuni subirono menomazioni permanenti. I feriti ricevettero la visita del principe Carlo e della Principessa Diana. Mentre la Lady di ferro, Margareth Thatcher, premier inglese, effettuò personalmente un sopralluogo allo stadio di Hillsborough, bersagliata da centinaia di flashes, con un rumore assordante che arrivava fin sulle tribune riservate ai giornalisti. Anche Blatter e Platini hanno ricordato l'immane tragedia, che ha segnato per sempre le città di Sheffield e Liverpool dove sono stati effettuati 96 rintocchi di campane per ricordare le vittime di quell'indimenticabile 15 aprile 1989. Una data da ricordare anche per evitare che si ripetano eventi tragici e perché lo stadio resti comunque un luogo di gioia per gli appassionati.

15 aprile 2015

Fonte: Ilmessaggero.it

Eutanasia in UK: il trionfo della morte, da Bland ad Alfie

di Luca Scalise

Una trentina di anni fa si verificò un triste evento che diede inizio alla legalizzazione dell’eutanasia nel Regno Unito. Lo ricorda Life Site News in un suo articolo.

Il 15 aprile 1989, il diciottenne Anthony Bland si recò presso lo stadio di Hillsborough per la semifinale di calcio tra il Liverpool ed il Nottingham Forest. Fu in quell’occasione si verificò "Il disastro di Hillsborough", il peggiore nella storia sportiva britannica. A causa di alcuni errori da parte della polizia nel dirigere i movimenti della folla, infatti, ben novantacinque persone restarono uccise, schiacciate dalle pressioni di quella ingestibile moltitudine di persone. Altre centinaia restarono ferite. Al giovane Tony si ruppero due costole che, a loro volta, perforarono entrambi i polmoni. Questi ultimi non potevano, così, mandare ossigeno al cervello. Il ragazzo cadde, dunque, in quello che i dottori chiamavano uno "stato vegetativo persistente" e la sua corteccia cerebrale alla fine si trasformò in una sorta di "massa acquosa". Il suo sistema cerebrale funzionava ancora: aveva un battito cardiaco e una digestione funzionante, poteva respirare, ma aveva bisogno di essere alimentato artificialmente e di assistenza continua. I medici persero la speranza che potesse recuperare la coscienza. Quattro mesi dopo il disastro, con il permesso dei genitori di Tony, il dottor J.G. Howe, consultò un medico legale locale per porre fine alla vita del ragazzo ritirando le terapie. Ma l’eutanasia non era ancora legale e si poteva essere arrestati per aver commesso un fatto simile. Infine, però, la High Court e la Court of Appeal accettano il ritiro dei trattamenti che lo tenevano in vita e diedero come motivo della legalizzazione dell’eutanasia il "migliore interesse" del paziente. Da Bland ad Alfie l’eutanasia ha fatto il suo corso nel Regno Unito, macchiandosi di innumerevoli omicidi. Per non parlare di come, spiega un articolo del Fatto Quotidiano, a ben 40mila persone sia stata staccata la spina senza consultare neanche i parenti. Insomma, sembra che per i promotori dell’eutanasia ciò che conti sia far morire a tutti i costi, riempiendosi, però, la bocca di parole come "il miglior interesse", o "autodeterminazione"…

7 maggio 2018

Fonte: Notizieprovita.it

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