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ARTICOLI MAGGIO-DICEMBRE 2014
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ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO-DICEMBRE 2014
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MAGGIO-DICEMBRE 2014
ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014

Heysel: morto ex n.1 comitato vittime

La Juventus ricorda Otello Lorentini

Tifosi bianconeri in lutto, è scomparso Otello Lorentini...

Il lutto. Addio Lorentini, simbolo della lotta contro la violenza...

Ultimo addio a Otello Lorentini

Stadium: striscione per l'Heysel Nella festa si ricordano le vittime

Per non dimenticare mai

Giornata della memoria 31/5/2014 

La commemorazione della tragedia dell'Heysel

L'Heysel, da Torino a Reggio Emilia

"Heysel... dalla A alla Z" Poppi, sabato 31 maggio

Otello, un raggio di sole

Heysel, per non dimenticare 39 angeli saliti in cielo

Ventinove anni da quella sera

PER NON DIMENTICARE: 29 anni fa la strage dell'Heysel

L'altra Heysel

29 anni fa la strage dell’Heysel, la tragedia che non puoi raccontare...

"Le tragedie non hanno bandiere", anche il Torino ricorda Heysel

Una partita di calcio senza un sorriso: l’Heysel 29 anni dopo

JUVENTUS FC Heysel, il giorno del silenzio

ESCLUSIVA TJ – Stefano Tacconi: "Si deve continuare a ricordare la strage...

La dolorosa tragedia dell’Heysel e la morte del piccolo Andrea

29 anni dall’Heysel: un ricordo senza odio, falsità e ipocrisia

Heysel, la tragedia di tutti !

Heysel 29 anni dopo, abbiamo perso tutti

29 years on: Heysel remembered

Sono trascorsi 29 anni

Annamaria Licata: "Un piccolo grande passo"

Omaggio, con gaffe, alla strage dell'Heysel

Oggi si commemora l’Heysel, comune di Torino ore 18

Le nozze della Memoria

La Juventus partecipa al ricordo dell'Heysel

39 angeli rivivono nella memoria

ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO 2014

Dal Luzhniki all'Heysel, la memoria non ha colori

L’Heysel ogni giorno sul posto di lavoro

Meda organizza l'ottava edizione del Torneo di Calcio: "29 maggio 1985..."

ARTICOLI STAMPA e WEB LUGLIO 2014

Ok al monumento in memoria dell'Heysel

"Sarà costruito un monumento dedicato alle vittime dell'Heysel"

ARTICOLI STAMPA e WEB AGOSTO 2014

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ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2014

A Melfi la mostra "Settanta angeli in un unico cielo"

Ricordando Superga e Heysel, a Melfi emozioni e riflessioni

ARTICOLI STAMPA e WEB NOVEMBRE 2014

Cristo si è fermato all'Heysel

ARTICOLI STAMPA e WEB DICEMBRE 2014

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Heysel: morto ex n.1 comitato vittime

Scomparso Lorentini, da presidente dedicò vita a ricerca verità

(ANSA) - AREZZO, 11 MAG - Si è spento nella sua casa di Arezzo, ad 89 anni, Otello Lorentini, per anni presidente dell'associazione dei familiari delle vittime dell'Heysel: suo figlio Roberto, medico 31enne, fu tra i 32 italiani che persero la vita nello stadio belga il 29 maggio 1985, mentre cercava di soccorrere una persona a terra e per questo medaglia d'argento al valor civile. Lorentini aveva dedicato la vita a cercare la verità sulla tragedia, avvenuta in occasione della finale di Coppa Campioni Juve-Liverpool.

11 maggio 2014

Fonte: (Ansa) Corrieredellosport.it

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

La Juventus ricorda Otello Lorentini

Il cordoglio della società per la scomparsa del presidente dell'associazione dei familiari delle vittime dell'Heysel.

La Juventus ricorda Otello Lorentini, per anni Presidente dell'associazione dei familiari delle vittime dell'Heysel. Lorentini si è spento questa mattina, all'età di 89 anni nella sua casa di Arezzo.  Suo figlio Roberto, perse la vita a Bruxelles il 29 maggio 1985, mentre cercava di soccorrere un altro tifoso e per questo fu insignito della Medaglia d'Argento al Valor Civile.

11 maggio 2014

Fonte: Juventus.com

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Tifosi bianconeri in lutto, è scomparso Otello

Lorentini, padre del medico eroe dell'Heysel

Ecco parole di Annamaria Licata, esponente della curva bianconera, tramite la sua pagina Facebook: "Oggi bruttissima notizia da parte di Andrea Lorentini: Otello Lorentini nonno di Andrea e padre di Roberto Lorentini, il medico eroe scomparso all’Heysel, ci ha lasciato. Lui è stato il padre di tutte le vittime, il padre di tutte le battaglie in tribunale contro l’UEFA... E contro i silenzi e l'ignoranza... Il padre di tutti quei tifosi che nel corso del tempo si sono avvicinati alla tragedia, hanno capito quello che è stato e dopo anni di silenzi… Hanno iniziato ad alzare la voce, insieme a lui. Di lui ricorderò sempre la sua forza, la sua saggezza e i suoi occhi color mare nel quale ti ci perdevi. Un grande Uomo... Che è andato ad arricchire il paradiso di umanità, ma nello stesso tempo, ha svuotato il mondo di un'anima speciale. Che riposi in pace insieme a Roberto e agli altri Angeli dell’Heysel. Il mio abbraccio, e penso anche quello di tutto popolo bianconero, alla famiglia Lorentini ed in particolare Andrea Lorentini. Oggi il mio cuore soffre... E non avete idea di quanto".

11 maggio 2014

Fonte: Tuttojuve.com 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Il lutto. Addio Lorentini, simbolo della lotta contro la violenza negli stadi

di Francesco Caremani

Suo figlio Roberto perse la vita il 29 maggio 1985, allo stadio Heysel, prima della finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool.

AREZZO - Si è spento domenica notte Otello Lorentini, 89 anni, l’uomo che, insieme all’avvocato italobelga Daniel Vedovatto, ha sconfitto l’Uefa (sentenza storica che ha fatto giurisprudenza) nelle vesti di presidente dell’"Associazione tra le famiglie delle vittime di Bruxelles", dove il 29 maggio 1985, allo stadio Heysel, prima della finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool morirono 39 persone, di cui 32 italiani (e 4 toscani), per colpa degli hooligans inglesi, delle autorità politiche e sportive belghe e dell’Uefa: tra le vittime anche suo figlio Roberto. Otello è morto nel giorno del compleanno del nipote Andrea e tra le braccia dell’altro nipote Stefano per una crisi cardiaca che è stata fatale, viste le sue condizioni di salute. Stefano e Andrea, i due nipoti orfani che lui ha cresciuto come un padre.

OTELLO PERSE SUO FIGLIO ALL'HEYSEL - Otello, infatti, all’Heysel perse l’unico figlio Roberto, medico di 31 anni medaglia d’argento al valor civile per essere morto tentando di salvare un connazionale, molto probabilmente la vittima più piccola: l’undicenne Andrea Casula. Da quel momento, come ha scritto in un comunicato il Comune di Arezzo, esprimendo il proprio cordoglio per la scomparsa di un grande aretino, ha trasformato il proprio dolore in battaglia civile. Prima creando l’Associazione, poi citando l’Uefa direttamente nel processo quando in primo grado in Belgio erano stati tutti assolti, infine sconfiggendola e rendendola responsabile della manifestazione che organizzava e organizza. Tutto questo perché non si dava pace e perché non poteva accettare di avere perso un figlio per una partita di calcio. Otello, oltretutto, era tifoso della Fiorentina, ma andava sempre con Roberto a vedere la Juventus nelle finali di coppa per amore verso il figlio e per il gusto del viaggio.

LA BATTAGLIA DI OTELLO - Dall’ultimo è tornato solo, ma con dentro tanta di quella forza e dignità che hanno prevalso sul dolore, riuscendo anche a stracciare quel velo di omertà che in Italia e in Europa, dalla Figc alla Lega, dalla Juventus (meno in questi ultimi anni) all’Uefa, ha sempre tentato di far dimenticare quello che era accaduto all’Heysel il 29 maggio 1985. Per merito di Otello Lorentini oggi quella data viene continuamente ricordata e reso omaggio ai 39 morti che grazie a questo piccolo, grande, uomo hanno ottenuto giustizia e la dignità di una memoria compiuta. Il funerale sarà celebrato nella chiesa di Sant’Agnese (via Alessandro dal Borro 49, Pescaiola) ad Arezzo martedì 13 maggio, alle ore 15.

12 maggio 2014

Fonte: Corrierefiorentino.corriere.it

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Ultimo addio a Otello Lorentini

Delegazione Juventus presente ai funerali.

Si sono svolti questo pomeriggio i funerali di Otello "Lello" Lorentini scomparso lo scorso 11 maggio. Nella chiesa di Sant’Agnese in Pescaiola, gli aretini si sono stretti al dolore della famiglia per un ultimo saluto al numero uno dell’associazione "Vittime dell’Heysel". Una vita intera dedicata alla lotta contro la violenza negli stadi e un grande impegno civico che lo ha portato molto spesso a farsi promotore in prima persona di importanti iniziative. Questo pomeriggio, anche una delegazione della Juventus ha reso omaggio a Lorentini partecipando al funerale.

13 maggio 2014

Fonte: Arezzonotizie.it

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Stadium: striscione per l'Heysel. Nella festa si ricordano le vittime

Nel giorno della festa bianconera i tifosi ricordano le vittime della tragica finale di Bruxelles.

TORINO - Un ricordo per le vittime dell'Heysel nel giorno del 32° scudetto. A metà del primo tempo, poco dopo il gol di Llorente è comparso in Curva Sud un lungo striscione "Onore agli angeli bianconeri: 29/5/1985: noi non dimentichiamo". La data è quella della tragica finale di Bruxelles prima della quale morirono 39 tifosi.

18 maggio 2014

Fonte: Tuttosport.com

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Per non dimenticare mai

di Stefania Camilla Caretto

Cari amici bianconeri, proprio nel giorno della finale - derby di Champions League, il nostro pensiero non può che volare a ventinove anni fa, alla nostra prima Coppa dei Campioni e soprattutto a quella serata di follia britannica, serata che nessun Juventino potrà e dovrà mai dimenticare. Bruxelles, stadio Heysel, 29 maggio 1985. All’epoca ero già tifosa e con papà, quella sera, ero pronta davanti alla tv a tifare per la mia Juve. Beh, di quell’evento, sinceramente, ricordo tutto meno che la partita. Nessun tifoso vero, secondo me, ricorda il match, la vittoria della Coppa. Io avevo soltanto sette anni ma non ho mai dimenticato le immagini dei feriti, dello stramaledetto settore Z, della carica di quelle carogne. Per noi il 29 maggio 1985 è e sarà sempre un giorno di lutto, di dolore, di lacrime. Per noi sarà sempre il giorno in cui morirono trentanove innocenti. Sarà sempre il giorno dei nostri trentanove angeli. Pochi giorni fa ci ha lasciato Otello Lorentini, già Presidente dell’associazione dei familiari delle vittime dell’Heysel nonché padre di uno di loro, Roberto, medico aretino trentunenne, che morì mentre soccorreva un altro tifoso. Roberto fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Civile. Lorentini, dal giorno in cui perse il figlio, iniziò a combattere contro la violenza nel calcio, cercando, tra le altre cose, di far emergere la verità su quella sera: grazie al suo impegno e a quello dell’Associazione di cui era Presidente, riuscì ad ottenere, nel 1990, la condanna dell’Uefa per la pessima gestione di quella finale tra Liverpool e Juventus. Nonostante l’ottimo contributo di Otello Lorentini e di tutti coloro che ne hanno seguito l’esempio, gli stadi sono ancora pieni di imbecilli che espongono striscioni su quella tragedia, che ci sventolano in faccia la Union Jack o le sciarpe del Liverpool. E’ così, lo fanno per attaccare la Juve, per prenderci per i fondelli. A proposito della tragedia di Bruxelles e dell’ignoranza di chi continua a sbeffeggiare i 39 morti, tempo fa chiesi all’amico Beppe Franzo, presente all’Heysel, perché nessuno capisca (o ricordi) che gli inglesi non ce l’avevano con gli juventini in quanto tali, ma in quanto italiani. Avrebbe potuto esserci chiunque nel famigerato settore Z. "Innanzitutto, praticamente tutti ti chiedono cos’è successo a Bruxelles, segno che nonostante i molti libri scritti e le trasmissioni sull’argomento, ciò che successe non è ancora così evidente e chiaro. In realtà alcuni compresero l’identificazione tra juventini e italiani. La prima partita, dopo la tragedia, fu Milan - Juve di Coppa Italia. Un gruppo di tifosi rossoneri (forse i Commandos Tigre) ci accerchiarono per parlarci, per capire. Prima della partita, portarono uno striscione in campo in segno di solidarietà per i caduti dell’Heysel. Ci furono anche molti ultrà del Toro che ci aspettarono al ritorno da Bruxelles, per cercare di capire cos’era successo e dimostrare la loro solidarietà. [...] E’ triste, comunque, che ancora oggi molti non abbiano capito che poteva esserci qualsiasi altra squadra italiana, lì, e sarebbe successa la stessa identica cosa. L’odio, come hai sottolineato tu, era radicato nei confronti dei tifosi in quanto italiani, non in quanto juventini" (Due parole con... Beppe Franzo - prima parte). A distanza di ventinove anni, il ricordo dei 39 angeli non può e non deve sfumare. Dopo la toccante mostra "Settanta angeli in un unico cielo: Heysel e Superga, tragedie sorelle", un’altra iniziativa onorerà le vittime di Bruxelles. Proprio Beppe Franzo ed altri amici bianconeri, in occasione della Giornata della memoria, istituita dal Comune di Torino, nel 2013, dibatteranno di calcio e condanna di ogni forma di violenza in ambito sportivo, proprio in ricordo di chi morì all’Heysel. Invito tutti i miei amici a partecipare a questa importante commemorazione che si terrà sabato 31 maggio, alle ore 18, presso la Sala delle Colonne a Palazzo Civico (Piazza Palazzo di Città - Torino). Tutti uniti per non dimenticare mai.

24 maggio 2014

Fonte: Signorainrosa.com

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Giornata della memoria  31/5/2014 

ESCLUSIVA TJ - Beppe Franzo ci racconta l'evento del 31 maggio a Torino in ricordo delle vittime dell'Heysel.

Beppe Franzo, già noto ai lettori di TuttoJuve per la sua vena di tifoso-scrittore, ci illustri il significato dell'iniziativa che ti vede tra i promotori il 31 maggio a Torino in ricordo delle vittime dell'Heysel ?

"La Giornata della Memoria in ricordo delle 39 vittime dell'Heysel e di ogni forma di violenza in ambito sportivo è stata indetta dal Comune di Torino nel 2013, con mozione presentata da Stefano Lo Russo, Maurizio Marrone, Salvatore Sbriglio. Approvata pochi giorni prima della commemorazione della tragedia dell'Heysel, l'anno scorso è stato simbolicamente osservato un minuto di silenzio in consiglio comunale, rinviando l'organizzazione degli eventi agli anni successivi. Non avendo però riscontrato la volontà da parte delle istituzioni, salvo alcuni sporadici casi, di dar luogo a qualsivoglia forma di commemorazione, abbiamo sottoposto una bozza di progetto all'attenzione dei vari consiglieri e assessori. Dopo un travaglio non facile, si è pianificato la serata-evento con interventi che reputo di indubbio interesse. Lo scopo è di dichiarare ufficialmente aperto l'anno che porta al trentennale dell'anniversario dell'infausta notte di Bruxelles, auspicando per il prossimo evento il giusto interesse attorno ad un anniversario che è una pagina nera non solo per i tifosi juventini, ma per l'Italia tutta e, oserei dire, per l'intera Europa, corresponsabile delle negligenze delle allora autorità calcistiche ed istituzionali".

Per te, per molti di voi, soliti a bazzicare le gradinate della Curva, cosa ha rappresentato e rappresentato oggi l'Heysel ?

"Per Noi che potremmo definirci i ragazzi dell’85 (allora avevo vent'anni), l'Heysel è una ferita aperta che mai, credo, si potrà rimarginare. Una stilettata all'altezza del cuore, che ha dato un duro colpo alla nostra passione, che ha fatto vacillare per molto tempo le nostre certezze, le consapevolezze, il senso d'appartenenza, la nostra voglia di far tifo. Noi, ultras, ci trovammo in quel contesto per la prima volta di fronte ad un punto di non ritorno, prendendo consapevolezza che di calcio si può anche morire. Una morte orrenda, una fine da non augurare neanche al peggiore nemico. Non il triste epilogo di uno scontro tra fazioni, tra gruppi rivali, ma una bieca e assurda aggressione contro tifosi che, fuggendo dallo scontro, autoproclamavano la loro resa. Una simile aggressione sfugge ad ogni canone di logica ultras, rifugge da ogni morale ed etica di scontro che, comprensibile o meno, animava ed anima la contrapposizione tra gruppi rivali. L'hooliganismo mostrò, in quel contesto, il suo vero volto: scelleratezza, ubriachezza molesta, totale assenza di dignità. L'appellativo di animali non apparve in quel contesto fuorviante".

Sarai mai disposto a perdonare ?

"Sono cattolico, conosco le ragioni del perdono. Se umanamente posso perdonare chi si è dimostrato pentito dimostrandolo coi fatti negli anni a seguire, non posso accettare il perdono collettivo, istituzionale. Ritenere l'Heysel una pagina chiusa, sigillata con un abbraccio tra le parti, reputo sia piena ipocrisia. Mi attengo comunque ai voleri degli allora famigliari delle vittime, gli unici che possono aver diritto di parola sulla questione. Non sono uno che si prodiga a distribuire odio e diffondere zizzania, e credo sia doveroso lasciare ai posteri una decisione che andrà presa estraniando la passionalità. Chi non ha vissuto gli eventi, potrà forse fare delle valutazioni più ponderate delle nostre. Noi non possiamo dimenticare".

Qualcosa per concludere ?

"Siamo pronti a festeggiare e, giustamente, a gioire degli eventi vittoriosi. L'essere Juventini, vuole dire anche stringersi fraternamente nei momenti delle difficoltà e del dolore. Questo è uno degli eventi più nefasti della storia bianconera, per proporzioni il più tragico. Quella coppa insanguinata, per quanto costi sacrificio farlo, sia finalmente, dopo tanti anni, non un momento da rimuovere dalla nostra storia, ma parte integrante della stessa. Seppur negativa, seppur drammatica, quella triste sera deve continuare ad essere ricordata. In Onore e nel ricordo di chi non c'è più e che quella coppa non ha mai potuto vedere alzarsi in cielo. Là, dove oggi sono i nostri magnifici 39 Angeli bianconeri. Vi aspettiamo, sabato 31 maggio alle 18, alla Sala delle Colonne del Comune di Torino (piazza Palazzo di Città)".

25 maggio 2014

Fonte: Tuttojuve.com 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Sabato in Comune

La commemorazione della tragedia dell'Heysel

TORINO - Tra dodici mesi saranno trascorsi 30 anni dalla tragedia dell'Heysel, e a Torino sponda bianconera già si pensa a una commemorazione speciale, a una stele da inaugurare nella zona della Continassa. Un luogo dove i tifosi possano recarsi per rivolgere un pensiero o una preghiera alle 39 persone morte nello stadio di Bruxelles. Anche quest'anno, comunque, presso la Sala delle Colonne del comune di Torino (piazza Palazzo di Città), sarà onorata la memoria delle vittime dell'Heysel. L'appuntamento è per sabato alle ore 18: gli ospiti animeranno un dibattito moderati da Beppe Franzo (responsabile del gruppo Facebook "Via Filadelfia 88"). Tra gli altri interventi si ascolterà quello di Darwin Pastorin, direttore di Quartarete Tv nonché editorialista di Tuttosport. Assieme al popolare giornalista discuteranno Domenico Laudadio (custode del museo multimediale www.saladellamemoriaheysel.it), Angelo e Fabrizio Landini (fratello e nipote della vittima dell'Heysel Giovacchino), Nereo Ferlat (autore del libro "L'ultima Curva), il fotografo Salvatore Giglio e la promotrice della "Memoria Heysel" Annamaria Licata.

25 maggio 2014

Fonte: Tuttosport

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

L'Heysel, da Torino a Reggio Emilia

A Torino e a Reggio Emilia, due eventi strettamente collegati tra loro, entrambi dedicati al ricordo delle 39 vittime dell'Heysel. Per celebrarne la commemorazione, per onorarne degnamente la memoria e per auspicare che qualunque forma di violenza scompaia definitivamente dalle manifestazioni sportive.

Torino, sabato 31 maggio 2014 - ore 18,00 Presso "Sala delle Colonne", piazza Palazzo di Città, Torino Giornata della memoria (con il patrocinio del Comune di Torino) in ricordo delle 39 vittime dell’Heysel e per la condanna di ogni forma di violenza in ambito sportivo. Partecipanti al dibattito: Darwin Pastorin (giornalista e scrittore, direttore Quartarete TV) Domenico Laudadio (custode Museo virtuale multimediale www.saladellamemoriaheysel.it) Angelo e Fabrizio Landini (fratello e nipote di Giovacchino Landini, vittima Heysel) Nereo Ferlat (reduce curva Z Heysel, autore del libro "L’ultima Curva") Salvatore Giglio (fotografo storico Juventus, testimone della strage) Annamaria Licata (promotrice Memoria Heysel e petizione pro monumento Bruxelles) Moderatore del dibattito: Beppe Franzo (scrittore, autore del libro "Via Filadelfia 88") Ingresso libero.

Reggio nell'Emilia, domenica 1 giugno 2014 - ore 10,30. Davanti al monumento "Per non dimenticare Heysel", parco via G. Matteotti, Stadio Mirabello, Reggio Emilia. In caso di maltempo: Stadio Mirabello (tribuna coperta "Claudio Zavaroni") Commemorazione vittime dell'Heysel (con cittadini, associazioni, sportivi e società sportive). Organizzato dal comitato "Per non dimenticare Heysel" e dal comitato "Orgoglio Reggiano Onlus". Insieme dal 2011, sono impegnati, oltre alla beneficenza di utilità civica e sociale, nella condivisione con l'intera città della memoria dei tragici fatti accaduti il 29 maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles. Una strage che costò la vita a 39 persone, tra le quali il reggiano Claudio Zavaroni. Il loro operato è volto a promuovere i valori della non violenza e della responsabilità nella vita civile e nello sport. Programma: Si inizia con l'esecuzione dell'inno d'Italia e il benvenuto del Comitato ai presenti, poi, l'esecuzione alla tromba de "Il silenzio". Dopo la poesia "Fermate gli orologi", l'omaggio floreale al monumento e la lettura dei nomi delle 39 vittime. La benedizione del monumento e della sua nuova copertura (alla quale dedicammo un pezzo alcuni mesi fa), con la descrizione della stessa. A seguire, sono previsti letture di articoli, poesie e pezzi dedicati, oltre a numerosi interventi di autorità, artisti e amici, che parteciperanno offrendo il loro ricordo e un pensiero in memoria delle vittime dell'Heysel. Infine, il saluto e il ringraziamento del Comitato ai partecipanti, con buffet messo a disposizione dal forno Bonaretti.

28 maggio 2014

Fonte: Juventinovero.com

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"Heysel... dalla A alla Z" Poppi, sabato 31 maggio

di Francesco Caremani

Sabato 31 maggio, nella Sala dei Convegni del Castello dei Conti Guidi a Poppi (Arezzo), dalle ore 16 si svolgerà il convegno "Heysel... dalla A alla Z" organizzato dallo Juventus Club Doc Casentino. A ventinove anni di distanza dalla tragica notte dell’Heysel, nella quale morirono 39 persone, di cui 32 italiani, prima della finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool, i ragazzi del club hanno voluto ricordare e riflettere su quei momenti e sulla loro eredità, umana e sportiva. Video e testimonianze dirette di casentinesi sopravvissuti alla curva Z apriranno i lavori che saranno condotti dal giornalista Massimiliano Cocchi. Relatori della serata: il giornalista e scrittore Roberto Renga, che non ha bisogno di ulteriori presentazioni; Andrea Lorentini, giornalista e orfano di Roberto, una delle vittime di Bruxelles, medaglia d’argento al valor civile per essere morto tentando di salvare un connazionale; Francesco Caremani giornalista e autore del libro "HEYSEL, le verità di una strage annunciata". "Tenere viva la memoria dell’Heysel è un impegno che porterò avanti con grande forza e determinazione nel nome di mio padre Roberto e nel ricordo di mio nonno Otello, scomparso pochi giorni fa - sottolinea Andrea Lorentini. Raccogliere il testimone di quest’ultimo è una grossa responsabilità, ma è doveroso da parte mia e della mia famiglia proseguire sulla strada da lui tracciata in tutti questi anni. Il sacrificio di Roberto e la forza di Otello rappresentano due esempi che devono guidarci nel cammino per uno sport e un calcio non violento. Combattere ogni forma di violenza è un dovere morale e civile di ogni uomo. Il convegno organizzato dallo Juventus Club Doc Casentino è l’occasione per riflettere ancora una volta sulla tragedia di Bruxelles. Per non dimenticare. Per non ripetere mai più un altro Heysel. È molto positivo, inoltre, che questa iniziativa abbia avuto impulso da un gruppo di giovani, di ragazzi che amano lo sport e che vogliono vivere la loro passione per il calcio e la Juventus in maniera sana". Sarà un momento per comprendere cos’è stato l’Heysel, cosa ha rappresentato per il calcio europeo e mondiale, per ricordare la battaglia di Otello Lorentini, presidente dell’Associazione italiana delle vittime, e la storica sentenza che condannò l’Uefa. Ma soprattutto perché questo è un pezzo molto importante di storia bianconera, per non dimenticare le 39 stelle e perché nessuno possa più morire per una partita di calcio.

29 maggio 2014

Fonte: Juventus Club Doc Casentino 

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di Domenico Laudadio

29° anniversario della Strage dell’Heysel. E’ il primo senza il Presidente Otello Lorentini, fondatore dell’"Associazione tra i familiari delle vittime dell’Heysel", scomparso recentemente, proprio il giorno del compleanno del nipote, Andrea. Il gruppo "Via Filadelfia 88" di Beppe Franzo e il mio "Museo Virtuale Multimediale www.saladellamemoriaheysel.it" ne onorerà la memoria durante la "Giornata in ricordo delle vittime dell'Heysel e di condanna di ogni forma di violenza in ambito sportivo" da noi promossa a Torino in data 31 maggio 2014 alle ore 18.00 presso la "Sala delle colonne" in Piazza Palazzo di città.

Nelle immagini di repertorio lo intravedi vagare intontito fra le macerie e i corpi dei feriti e dei morti, annichilito dal dolore e dalla disperazione: ha appena perso suo figlio, medico neo assunto quello stesso pomeriggio con un telegramma dall’ospedale di Arezzo. Beffarda e crudele troppe volte è la sorte... Eppure era fuori pericolo, già in salvo, ma Roberto era tornato indietro in Curva Z, onorando il giuramento di Ippocrate, a fare il medico fino all’ultimo, nell’atto di rianimare un bimbo in fin di vita, forse proprio Andrea Casùla, prima di essere travolto e morire sotto un'altra carica degli "Animals" d’Inghilterra. Medaglia d’argento al valore civile. L’oro sarebbe costato troppo caro allo stato e le pensioni in Italia si danno più a certi falsi invalidi che agli eroi... Otello era toscano, un piccolo grande guerriero di Arezzo, l’uomo di grande onore e fermezza che ha cresciuto come un padre due nipoti, gli orfani di un giovane tifoso, innamorato di sua moglie, affezionato alla "vecchia signora", bàlia del calcio italiano. Aggregò in un’associazione la maggior parte dei familiari delle vittime dell’Heysel ed affrontò insieme a loro il processo a Bruxelles, dividendone le spese e l’umiliazione di un primo giudizio che non tributò loro equità e giustizia. Ma Otello non era certamente uomo di resa. Si rialzò subito in piedi con orgoglio e affrontò in appello con il piglio testardo della fede e quel gigante spavaldo e impunito da sempre, come fosse Davide contro Golia. L’U.E.F.A  fu sorprendentemente condannata, anche in cassazione, e da quella sentenza a oggi ritenuta responsabile ovunque della sicurezza nell’organizzazione degli eventi calcistici. Un capolavoro di giurisprudenza, ma nulla al confronto dell’amore e della dedizione nutriti fino all’ultimo per la sua famiglia, sconquassata da una tragedia assurda, ingiustificabile quanto incomprensibile. Così dolcemente lo ha ricordato la nostra Annamaria Licata, nota tifosa bianconera, ma soprattutto donna sensibile e autentica filantropa della Memoria dei caduti dell’Heysel che lo incontrò in Bruxelles nel 2005 alla cerimonia solenne del ventennale dalla strage: "Lui è stato il padre di tutte le vittime, il padre di tutte le battaglie in tribunale contro l’UEFA... E contro i silenzi e l'ignoranza... Il padre di tutti quei tifosi, che nel corso del tempo si sono avvicinati alla tragedia... Hanno capito quello che è stato e dopo anni di silenzi... Hanno iniziato ad alzare la voce, insieme a lui. Di lui ricorderò sempre la sua forza, la sua saggezza e i suoi occhi color mare nel quale ti ci perdevi. Un grande Uomo... Che è andato ad arricchire il paradiso di umanità, ma nello stesso tempo, ha svuotato il mondo di un'anima speciale". Adesso che anche lui si è arreso alla nera "sorella" del Cantico delle Creature ci ha lasciato in generosa eredità il suo carisma e l’esempio di come vivere lo sport, olimpicamente, ma senza le pastoie ridicole di una burocratica e farisaica ipocrisia. Era molto schietto e diretto, Otello. Niente fronzoli, lo costatò molto bene anche la Juventus. In particolar modo il suo "Presidentissimo" Boniperti a cui non gliele mandò di certo a dire sulla questione della Coppa da restituire, rivendicandogli piccato l’unica reale proprietà del sangue di suo figlio... Non ha perdonato vent’anni dopo ad Arezzo quel ragazzaccio sedicente pentito di Liverpool che aveva causato la morte di Roberto e degli altri caduti. Gli disse: "...non sono ancora pronto". Ma ora che è nell’immenso di un perdono più grande non serviranno più le parole, gli basterà soltanto un raggio di sole. Ciao, Otello, 39 volte grazie.

29 maggio 2014

Fonte: Giulemanidallajuve.com

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Heysel, per non dimenticare 39 angeli saliti in cielo

Il 29 maggio del 1985 la tragedia in Belgio in occasione della finale di Coppa Campioni fra Juventus e Liverpool.

TORINO - (e.e.) Per non dimenticare, oggi e per l'eternità. In memoria dei 39 angeli bianconeri saliti in cielo, il 29 maggio del 1985. Per non dimenticare e affinché non si ripeta una simile tragedia. Era la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool e la furia degli hooligans travolse i tifosi della Vecchia Signora che da tutta Europa erano approdati a Bruxelles. Doveva essere una festa, la conquista del trofeo. Invece, fu il successo più triste della storia. Anche il Liverpool, oggi, con un messaggio diffuso dopo la mezzanotte, ricorda ed esprime amicizia e fratellanza. Nel nome dei trentanove caduti dal cuore juventino.

29 maggio 2014

Fonte: Tuttosport.com 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Ventinove anni da quella sera

di Nino Ori

No, quella sera non ero là, c'erano però tanti miei amici. Per fortuna sono tornati tutti a casa, a differenza di altri che non ce l'hanno fatta. Segnati (alcuni anche fisicamente) da ciò che avevano visto, da quello che avevano vissuto, direttamente o indirettamente. Alcuni non sono più riusciti ad entrare in uno stadio, altri ci hanno messo molti anni. Non credo ci sia un modo sensato (o almeno, non riesco a trovarlo) per onorare la memoria delle vittime di quella sera: siamo troppo piccoli di fronte a queste cose. Forse il silenzio è l'unica forma di vero rispetto. Di certo, non comprendo la necessità di rispondere alla pazzia omicida con l'odio incondizionato e generalizzato, con "English animals", "odio Liverpool" e similari. Per la follia criminale di qualche centinaio di delinquenti, non credo si debbano detestare un'intera città o un intero popolo, o addirittura condannare un'intera nazione. Non dimenticare è ben diverso dal manifestare un odio da guerra santa. Le faide lasciamole a chi si nutre di odio. La ferita dell'Heysel è aperta, certo: lo sarà sempre. Ma non è con l'ostentazione della necessità di odiare e di contrapporsi che la si chiude. Essere nemici non ci migliorerà, e non gioverà al ricordo di chi non c'è più. Non è solo un problema culturale. Finché non si superano certe logiche, continueremo a vedere le magliette e le scritte col "meno 39", e sentiremo i cori e gli slogan infamanti. E continueremo sempre a darla vinta all'idiozia di chi straparla di esultanze, di rigori fuori area, di coppe insanguinate, di partite da rigiocare. Chi si ostina a non volerlo capire finisce inconsapevolmente per avallare i comportamenti di chi dileggia e infama da decenni quelli che ritiene essere i morti degli altri. Quella tragedia è stata troppo spesso e da troppe persone (e per troppo tempo, anche in casa nostra) colpevolmente dimenticata, o addirittura nascosta. Da molti viene tuttora dileggiata. Perché è considerata una tragedia di parte, una tragedia juventina, e non una tragedia di tutti... Come se perfino i morti avessero un colore o una fede sportiva. Non sono "i nostri" morti, magari da contrapporre a quelli degli altri. Non sono nostri quei 39 angeli: non appropriamocene. Continuiamo a ricordarli e ad onorarne la memoria, ma prendiamone atto. Appartengono alle proprie famiglie, non a noi. Forse basterebbe un po' più di rispetto, anche e soprattutto verso di loro.

29 Maggio 2014

Fonte: Juventinovero.com

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

PER NON DIMENTICARE: 29 anni fa la strage dell'Heysel

di Tommaso Salerno      

29 Maggio 1985, una delle date più tristi della storia calcistica europea. Ventinove anni fa, nell’inferno dell’Heysel, 39 tifosi bianconeri se ne andavano, in una serata di scellerata follia. La storia la conosciamo già, i responsabili non meritano nemmeno di essere menzionati. Il dolore di chi ha vissuto quelle ore di terribile angoscia descrive la gravità del dramma che ha strappato alle famiglie padri, madri, figli, semplici appassionati di uno sport per cui non è logico morire. Tante le lacrime versate in questi 29 anni, in cui il ricordo di quella notte immonda rimane insinuato dentro il cuore di ogni sportivo, in particolare in quello dei tifosi bianconeri che non devono e, soprattutto non vogliono dimenticare chi, per quei colori, adesso non è più in mezzo a noi; chi, per pura follia del "prossimo", non ha potuto godere delle gioie di avere la prima fidanzatina, di sedersi accanto al padre e guardare la partita insieme, di aprire un album di foto e raccontare ai nipotini i ricordi della propria vita, di andare con la famiglia allo stadio; chi, adesso, ci guarda dal cielo e continua a piangere per il male che ha visto e che ha subito, in quella pazza sera di Maggio dell’85; chi spera che ciò che è successo non si ripeta mai più. Rocco Acerra, Bruno Balli, Alfons Bos, Giancarlo Bruschera, Andrea Casula, Giovanni Casula, Nino Cerullo, Willy Chielens, Giuseppina Conti, Dirk Daenecky, Dionisio Fabbro, Eugenio Gagliano, Francesco Galli, Giancarlo Gonnelli, Alberto Guarini, Giovacchino Landini, Roberto Lorentini, Barbara Lusci, Franco Martelli, Loris Messore, Gianni Mastroiaco, Sergio Mazzino, Luciano Rocco Papaluca, Luigi Pidone, Benito Pistolato, Patrick Radcliffe, Domenico Ragazzi, Antonio Ragnanese, Claude Robert, Mario Ronchi, Domenico Russo, Tarcisio Salvi, Gianfranco Sarto, Amedeo Giuseppe Spolaore, Mario Spanu, Tarcisio Venturin, Jean Michel Walla, Claudio Zavaroni: trentanove angeli vestiti di bianconero continuano a fare il tifo dalle tribune del paradiso.

29 maggio 2014

Fonte: Tuttojuve.com 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

L'altra Heysel

di Antonio Corsa

Di racconti, documentari e ricordi dei 39 morti di quel tragico 29 maggio di 29 anni fa è giustamente pieno il web (fatevi un giro sul sito dell'amico Domenico Laudadio, la Sala della Memoria Heysel) e i tifosi bianconeri, da sempre, non smettono di mostrare rispetto, onore e solidarietà per le vittime (non tutte italiane, non tutte tifose, non tutte bianconere) e le loro famiglie. Oggi però vorrei dedicare questo mio breve tributo non solo a loro, mai dimenticati, ma anche a tutte le "vittime silenziose": a chi quel giorno era lì ed è tornato a casa, a chi era lì ed è rimasto ferito nel corpo o nel cuore, a chi era a casa e ha aspettato ore interminabili (in certi casi giorni, provate a immaginare) per riuscire a mettersi in contatto con i propri cari, o a ricevere la tragica notizia. A loro, un abbraccio grande così come grande è l’abbraccio per Giuseppe e i suoi familiari. Vi riporto un estratto di un articolo pubblicato da Marco Edoardo Sanfelici nel blog La Signora in Rosa. Leggetevelo, capirete se possibile ancora di più la portata di tale immane tragedia e le cicatrici che molti dei presenti hanno dovuto sopportare nel silenzio. "Un popolo però si connota anche per i suoi eroi, per coloro che alla causa hanno pagato un prezzo altissimo e non parlo dei campioni in campo ! Mi riferisco all’amico e compagno di tifo GIUSEPPE PIPPA, che ci la lasciato il 28 aprile, a solo 58 anni, la cui storia vale la pena di essere raccontata. E’ stato l’epilogo di un lungo calvario iniziato la sera maledetta della finale di Bruxelles, quando per salvare un bimbo sardo a lui vicino, nella calca causata dalla folle carica degli Hooligans, è caduto dagli spalti, riportando serie ferite e restando in coma per 15 giorni. Pareva che la ripresa procedesse senza particolari problemi, consentendogli di costruire una famiglia e riprendere la sua attività; ed invece un destino terribile lo aspettava beffardo. Dolori sempre più evidenti lo portarono a dovere interrompere il lavoro ed a subire una diagnosi durissima: calcificazione delle vertebre per tutta la schiena e la degenerazione conseguente in PARKINSON. Nonostante 10 anni di sofferenze e di lungo inesorabile peggioramento, Giuseppe non ha MAI abbandonato la passione per la sua, la nostra JUVENTUS, restando membro dello Juventus Club TORRI DEL BENACO (VR), a tal punto da ispirare qualcuno a far sì che ad accompagnarlo nell’altra vita fosse una fedele compagna, testimone di un’atroce assurdità, in una sera di maggio di 28 anni fa: la bandiera che Giuseppe sventolava all’Heysel. Ora che il suo soffrire ha avuto fine, la comune fede calcistica ed una stima immensa che va aldilà del mero tifo, fanno sì che ci stringiamo attorno alla famiglia così duramente provata ed a parziale conforto della signora Sandra e dei figli Marco e Mario, ci sia concesso pensare a Giuseppe PIPPA come ad un eroe silenzioso, che ha fatto della sua esistenza una testimonianza di ciò che vuol dire "MAI MOLLARE", da vero juventino, senza bisogno di riflettori e di interviste. Ora che il pietoso elenco dei morti dell’Heysel si è aggiornato a 40, avremo un motivo in più per condannare chi ancora profana lo loro memoria negli stadi. Lo dobbiamo a Giuseppe, lo dobbiamo a ciascuno degli altri 39. Che il peso della terra ti sia, vi sia, lieve !"

29 maggio 2014

Fonte: Juventibus.com

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

29 anni fa la strage dell’Heysel, la tragedia

che non puoi raccontare a un bambino

di Angelo Damiano

Non è facile parlare dell’Heysel, per niente. L’ho capito in questi anni, seguendo il calcio in tutte le sue forme ed in tutte le sue sfaccettature, anche quelle più oscure. L’ho capito quando mi sono trovato a raccontare dell’Heysel a qualche bambino che mi chiedeva delucidazioni a riguardo. Come si fa a spiegare ad un bambino che 39 persone sono morte perché erano andate a vedere una partita di calcio ? E come si fa a spiegare ad un bambino che ogni volta che vai a Firenze un gruppo di idioti ironizza su quella tragedia esponendo uno striscione con scritto "-39" ? E come fai a spiegare ad un bambino che a fine aprile i tifosi bianconeri sono stati accolti a Napoli dal coro "Ti ricordi lo stadio Heysel, le bandiere del Liverpool, diecimila son partiti, 39 non tornan più, era il giorno del gran massacro per noi ultras un giorno sacro". No, ad un bambino non puoi spiegarglielo l’Heysel. Perché l’Heysel è paura, è terrore, è spavento, ma è anche indignazione. Non credo di esagerare quando dico che quella dell’Heysel è forse la strage meno commemorata del mondo dello Sport, per motivi oscuri e forse inimmaginabili. Ho visto pagine di giornali strabordare di titoloni ad effetto quando un gruppo di balordi decise di esporre striscioni di cattivissimo gusto allo Stadium (quelli su Superga, per capirci); mi hanno propinato trasmissioni del lunedì sera incentrate praticamente solo e soltanto su quei pessimi striscioni, ma non mi è mai, e ribadisco mai, capitato di leggere da qualche parte l’indignazione di qualcuno per le offese ai morti dell’Heysel. Un po’ come se quella Juventina fosse una strage di Serie B. Ma l’Heysel c’è, l’Heysel esiste, ha lasciato i suoi segni indelebili, e per quanto una parte della stampa voglia tentare di nasconderli (o quantomeno di non darne risalto), quei segni sono visibili ancora oggi. Non si può spiegare l’Heysel ad un bambino, ma lo si può educare ad essere una persona diversa. Diversa da chi va allo stadio per chiedere la libertà di un assassino, diversa da chi va allo stadio per lanciare bombe carta, diversa da chi finge di dimenticare una strage perché per un motivo o per un altro parlare di quella strage può provocare grattacapi. Si può educare un bambino a dire "Odio i violenti", piuttosto che insegnargli "Odio Liverpool", ed infine si può educare un bambino a non dar peso a chi parla di quel massacro come se fosse "un giorno sacro". Perché insulta i morti solo chi ha paura dei vivi.

29 maggio 2014

Fonte: Calciomercato-juve.it

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

"Le tragedie non hanno bandiere", anche il Torino ricorda Heysel

di Francesco Gregorace

 "Le tragedie non hanno bandiere, non hanno campanilismi. 29.5.1985, Heysel. 29.5.2012, Emilia. Rip". E’ il testo di un tweet con il quale il Torino ha voluto rendere omaggio ai 39 tifosi della Juventus periti nella tragedia dello stadio di Bruxelles dove si erano recati per assistere alla finale di Coppa Campioni fra i bianconeri ed il Liverpool. La società granata ha ricordato anche il terremoto in Emilia di due anni fa.

29 maggio 2014 

Fonte: Calcioweb.eu 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Una partita di calcio senza un sorriso: l’Heysel 29 anni dopo

Un ricordo dell'Heysel a 29 anni di distanza...

di Giuseppe Andriani

Gli anni delle prime apparizioni della Nintendo, della perestrojka, della Guerra Fredda e delle olimpiadi di Los Angeles boicottate. Tra Cernobyl, Reagan presidente degli USA, i funerali di Berlinguer. Gli anni ’80, e calcisticamente gli anni degli Hooligans. 1985: l’anno dell’Heysel. Della curva Z, del crollo di un settore che ha schiacciato sotto il proprio peso sostenuto dall’ignoranza bambini, uomini e ragazzi. Tifosi. TRA LETTERE E NUMERI - Rimangono i numeri: 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese. Morti, schiacciati sotto il peso della Curva Z crollata. Le curve delle due squadre erano contrapposte, ma in quelli che oggi definiremmo "Distinti", accanto alla curva inglese, c’era una parte della tifoseria bianconera. Non il movimento ultras, ma semplicemente tifosi che avevano acquistato il biglietto, anche in Italia. Caricati dagli hooligans, che volevano lo scontro, i tifosi bianconeri provarono la fuga verso il campo ma la polizia per un assurdo motivo di ordine pubblico invece di lasciare il via libera caricò a propria volta. Fin quando il muro del Settore Z non è crollato, tra chi è rimasto schiacciato e chi si è buttato nel vuoto per provare ad evitare la tragedia. CHIAMATELA STRAGE - Chiamiamola strage. Perché con 600 feriti e 39 morti, non si potrebbe definire diversamente. La partita si giocò, in una decisione eticamente sbagliata ma dettata dalla volontà di evitare che il tutto si trasformasse in uno scontro di dimensioni epiche. I calciatori ammisero di aver saputo solo in parte la verità al momento. Vinse la Juve, con un rigore contestato. E poi festeggiò. Chiederanno scusa ad anni di distanza, prima  Platini, poi anche Tardelli. Il tutto in un contesto surreale, paradossale. Vincere una Champions e non avere nulla da festeggiare. DAL SOGNO ALL’INCUBO - La Juve, quella che negli anni ’80 si chiamava ancora Coppa dei Campioni, l’aveva sognata a lungo. L’avevano sognata tutti i tifosi, di notte e di giorno. Poi si erano organizzati, alla volta di Bruxelles. Il sogno era diventato un incubo in quel macello umano, non riconducibile a nessuna manifestazione sportiva. Solo sangue e morte. Senza nemmeno la magia di poter festeggiare quello che da un sogno era diventato un incubo. COSA RESTERA’ ? - "Cosa resterà di questi anni ’80 ?" cantava Raf. Di questi momenti nulla. O forse qualcosa resterà. Un’immagine scolpita nella testa di ogni sportivo, per far sì che non si ripeta mai più. Resterà una coppa sporca di sangue, sognata e poi maledetta. Fino all’inverosimile. Resterà l’urlo spezzato di chi era andato a vedere una partita di calcio. Resta quello che è morto dentro chiunque ha potuto vedere quelle immagini. Un calcio che per molti bambini non sarebbe stata più la stessa cosa. 29 anni dopo, il 29 Maggio, porta con sé la stessa tristezza, la stessa malinconia. Una partita di calcio in cui alla fine non c’era voglia di sorridere. Perché ?

29 maggio 2014

Fonte: Sportcafe24.com

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

JUVENTUS FC  Heysel, il giorno del silenzio

Il 29 maggio del 1985, 39 persone innocenti persero la vita a Bruxelles. Non le dimenticheremo mai.

Il 29 maggio è giorno del silenzio, della memoria, della commozione. Non può esserci spazio per altro dal 1985, quando allo stadio Heysel di Bruxelles si consumò la tragedia che ha segnato per sempre 39 famiglie, la Juventus e chiunque ami il calcio. Il ricordo delle vittime innocenti, strappate ai loro cari da quell'assurda follia, ci accompagna sempre, da ventinove anni. Oggi è il momento della preghiera, ma ogni giorno sentiamo il dovere di onorarne la memoria. E quel mazzo di fiori deposto ai piedi del monumento di Reggio Emilia lo scorso 28 aprile, le stelle dello Stadium o la parte del J-Museum dedicata, sono il nostro modo di dire loro: "Non vi dimenticheremo mai".

29 maggio 2014

Fonte: Juventus.com

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

ESCLUSIVA TJ - Stefano Tacconi:

"Si deve continuare a ricordare la strage dell'Heysel

Sicurezza ? Ci vogliono leggi più severe"

di Christian Pravatà

Nel 29° anniversario della strage dell’Heysel, in cui persero la vita 39 persone prima della finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool, la redazione di Tuttojuve.com ha contattato in esclusiva Stefano Tacconi, portiere dei bianconeri in quella triste giornata. A 29 anni di distanza da quell’incidente oggi tutto il mondo calcistico tiene forte il ricordo dell'Heysel. E’ una giornata particolare in cui si devono continuare a ricordare le 39 vittime di quella bruttissima pagina di storia. Non si può pensare però che si possa morire durante una partita di calcio. Dopo 29 anni che cosa è cambiato a livello di sicurezza negli stadi ? "Purtroppo non è assolutamente cambiato niente, perché ci vogliono leggi severe. Bisognerebbe per certe persone "buttare via la chiave". Non è possibile che certi personaggi violenti che non c'entrano nulla con il Calcio possano continuare ad entrare allo stadio, ripeto, bisognerebbe vedere le chiavi arrugginire...".

29 maggio 2014

Fonte: Tuttojuve.com

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

La dolorosa tragedia dell’Heysel e la morte del piccolo Andrea

di Matteo Brancati

Il 29 maggio del 1985, prima della finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool, morirono 39 tifosi bianconeri.

"Papà, andiamo a vedere la finale ?". "Certo che andiamo. Gioca la Juve". Un dialogo che, da lì a poco, sarebbe stato uno degli ultimi tra un padre e Andrea, un giovanotto di 11 anni, in partenza per Bruxelles. Lì, nella popolosa cittadina belga si disputava il 29 maggio del 1985 la finale di Coppa dei Campioni tra Bianconeri e Liverpool. Due squadre alla ricerca di una vittoria importante, prestigiosa per rimpinguare il proprio palmarès. L’attesa era spasmodica, si attendeva quell’ultimo atto da giorni, con l’emozione che saliva ora dopo ora, minuto dopo minuto. C’erano moltissimi tifosi allo stadio "Heysel", con la presenza di famiglie e sostenitori neutrali che erano andati ad ammirare le gesta di Platini e compagni. Qualcosa, però, un’ora prima del match non andò per il verso giusto. I supporter più caldi della squadra inglese, i cosiddetti "hooligan" , tentarono il contatto con quelli bianconeri sistemati dalla parte opposta dell’impianto sportivo, senza riuscirci e causando una ressa infernale nella quale molti tifosi italiani furono schiacciati al muro apposto al settore occupato dai sostenitori britannici. In quei frangenti regnava il caos, con alcune persone che si lanciarono dagli spalti per scampare al pericolo, mentre altri tentarono, invano, di scavalcare e posizionarsi in un altro settore dello stadio. In tutto questo il muro, tutto d’un tratto, crollò, causando la morte di 39 persone che rimasero intrappolate e schiacciate dalla folla che scappava impaurita. Furono attimi tragici, dolorosi che, ancora oggi, nessuno può dimenticare. Andrea era lì, voleva vedere la finale della sua Juventus dal vivo, con felicità, gioia, voglia di esultare al gol di un elemento bianconero. In quella tragica notte, il ragazzo con addosso la casacca di "Madama" perse la vita, a causa di un comportamento inspiegabile da parte di qualcuno che si era recato in Belgio solo per creare violenza, disordini. Adesso Andrea, insieme agli altri 38 angeli bianconeri non c’è più. Non ha visto il gol di Platini, la Champions League vinta contro l’Ajax nel ’96, le tre finali perse contro Borussia Dortmund, Real Madrid e Milan, i molti Scudetti, la Serie B, la rinascita con Antonio Conte in panchina. Siamo sicuri, però, che da lassù sarà fiero di tutto questo e lui, ma non solo, non vorrà più vedere o sentire tragedie immani come quelle dell’Heysel.

29 maggio 2014 

Fonte: Blogdisport.it 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

29 anni dall’Heysel: un ricordo senza odio, falsità e ipocrisia

di Valerio Brandi

Oggi sono 29. Non è il numero degli scudetti della Juventus perché quel numero è stato superato da un pezzo. Parliamo dei 29 anni passati dal 29 maggio 1985. 39 morti per una partita di calcio, di cui a fine articolo ricorderemo i nomi, senza citarne la nazionalità. Perché i morti non hanno bandiera, sono tutti uguali, e per tutti bisogna portare rispetto. Rispetto. Parola sconosciuta per gran parte dell’Italia, che se non lo mostrava allora, figuriamoci oggi. In questi 29 anni sono stati talmente tanti gli insulti, per usare un eufemismo, nei confronti di questi morti, che elencarli tutti sarebbe impossibile. I primi arrivarono a Firenze e a Roma. All’epoca non c’erano i social network, così l’inciviltà delle persone si poteva conoscere grazie agli striscioni e ai cori da stadio. Strano che tanta ignoranza provenga da due delle città più ricche di cultura della penisola, significa che i tempi di Dante Alighieri e di Cicerone sono davvero finiti. "39 gobbi di meno" e "Grazie Liverpool" sono il riassunto dei primi episodi di mancanza di rispetto nei confronti della strage dell’Heysel. Tutto questo perché ? Può l’odio sportivo per la Juventus trasformare le persone peggio degli animali ? (non è giusto compararli a loro, dato che anche gli animali piangono le loro perdite). Evidentemente sì. Un odio che va a braccetto con l’ipocrisia. La più evidente riguarda la classifica delle stragi. Così come oggi c’è ancora chi giustifica il Nazismo perché "i comunisti hanno fatto più morti", e viceversa, anche nel calcio vi sono delle morti di serie A e serie B. Gli stessi che ogni anno ricordano i morti di Superga, e si scandalizzano quando una tifoseria gli manca di rispetto, sono i primi ad insultare, tutto l’anno, la strage dell’Heysel e altre disgrazie bianconere come quella di Scirea, o quella quasi avvenuta di Pessotto. Problema di tutti, precisiamo. Deplorevoli sono anche i tifosi Juventini che non rispettano Superga, così come quella di Hillsborough. Purtroppo l’Heysel non ha insegnato niente anche a molti di loro. Dopo quella notte, in buona parte della tifoseria bianconera è nato il desiderio di vendetta, che dopo 29 anni non si è ancora placato. Ma la vendetta non è giustizia, provoca solo altro dolore. È anche dalla vendetta che è nato l’Heysel. Quattro anni fa, Tony Evans, vecchio Hooligan dei Reds, raccontò la sua su quella notte, e sui motivi per cui è arrivata. Le sue parole possono sintetizzarsi così:

"Odiavamo gli italiani dalla finale di Roma. Una lunga catena di eventi ha portato all’Heysel. Gli accoltellamenti e i pestaggi subiti a Roma, l’alcol, la nostra aggressività, l’inefficienza della polizia e uno stadio fatiscente. Senza uno di questi anelli nella catena maledetta forse quel giorno sarebbe passato senza incidenti. Ma il torto era nostro. Il torto era mio. Prima della gara gruppi di giovani in motorino avevano dato la caccia ai nostri tifosi, coltelli in mano. E, dopo la partita, fummo vittima della rabbia di Roma, tra sangue, angherie e umiliazioni. Ci eravamo detti che la storia non si sarebbe ripetuta. La nostra rabbia non era diretta solo agli italiani. La stampa britannica aveva praticamente ignorato gli eventi dell’Olimpico l’anno prima... Liverpool, in quegli anni, era una città marginalizzata e odiata dal resto del Paese... Ero con mio fratello quando, in un vicolo del centro, ci siamo imbattuti in un gruppo di tifosi juventini, sei o sette, quasi tutti ventenni. Erano seduti davanti a un bar, atteggiandosi un po’ da duri, un po’ da fichi. Il mio sguardo incrociò uno dei loro. "Dai, brutto stronzo, dimmi qualcosa", ringhiai. Lui niente. Ma ormai il tono, l’umore di quella giornata, era fissato... Noi del Liverpool eravamo in tanti, ci sentivamo sicuri. Bevevamo e cantavamo a torso nudo sotto il sole. Ma poi, complice l’alcol, tutto cambiò. Partimmo a piedi per lo stadio. Ovunque c’erano tafferugli. Eravamo ubriachi ma anche in quello stato capimmo che lo stadio era fatiscente. Alle entrate non vi erano praticamente controlli. Tutt’ora, 25 anni dopo, ho ancora intatto il biglietto di quella serata. Entrammo nel settore Y, accanto al maledetto settore Z e si capì subito che eravamo in troppi... Tra i due settori c’era un fitto lancio di oggetti. In realtà nulla di inusuale per gli standard di quegli anni. Guardammo con invidia gli spazi nel settore Z che era mezzo vuoto, mentre il nostro, complici i molti tifosi senza biglietto, era strapieno. Mi assentai per qualche minuto per fare pipì. Al ritorno vidi che la rete che separava i due settori era caduta e che molti dei nostri erano passati in quello adiacente. Più sotto e nell’angolo più lontano stavano morendo 39 persone... Un muro è crollato, tutto qui. Io queste parole le ho sentite e le ho ripetute tantissime volte. Ma sono menzogne".

Tony Evans ha raccontato gran parte di quello che c’è da dire. Perché lui c’era, ha visto, e sa. Chi c’era quella notte, sa. Non io, che non ero ancora nato, ma molti di quelli che oggi sono miei grandi amici, sì. Mentre non c’erano tutti quelli che non fanno altro che parlare a sproposito di questa vicenda. I discorsi come al solito vanno a finire sullo stile Juve, sul fatto che i giocatori hanno giocato e festeggiato la Coppa. In poche parole, a queste persone dispiace solo che la Juve alla fine abbia vinto la Coppa Campioni. Dei morti non gliene mai fregato nulla, se ancora oggi affermano orgogliosi di aver goduto per quei caduti, e sperano che una cosa del genere succeda di nuovo. Discorsi che fanno ancor più rabbia, visto che distorcono la realtà. E allora è giusto raccontarla di nuovo, magari per chi è in buonafede e se in passato ha detto cose sbagliate su questo fatto, è stato solo perché l’ha sentito raccontare da persone accecate solamente dall’odio nei confronti della Juventus. Il primo colpevole di tutto quanto si chiama Uefa. Ospitare una finale di Coppa Campioni in uno stadio fatiscente, e senza la dovuta sicurezza, è stata una scelta infelice che purtroppo, come spesso succede, non ha insegnato nulla, altrimenti non avremmo avuto 5 anni più tardi l’Hillsborough. Il settore X, occupato dagli Hooligans del Liverpool, ma anche da quelli del Chelsea, era a fianco al settore Z. Un settore occupato non dal tifo organizzato bianconero, ma da quello più tranquillo, come le famiglie, e diviso non da una solida vetrata, ma da una rete da pollaio, per usare il giusto termine di paragone. Così, nel momento in cui i tifosi del Liverpool decisero di "venire a contatto" con quelli bianconeri, la strage fu inevitabile. Spaventati, gli ospiti del settore Z cercarono riparo in maniera rocambolesca. Quelli che riuscirono ad entrare in campo furono ricacciati dalle forze dell’ordine belghe che, oltre ad essere poche per un tale evento, non avevano capito per niente la situazione. Quelli che non riuscirono a trovare proprio riparo in campo, si ammassarono lungo il muro che delimitava il settore Z. Sotto il peso dei tifosi, il muro crollò. E la strage si consumò lì. E la partita ? Né Juve e né Liverpool volevano giocarla, ma la Uefa non era d’accordo. Timorosa che un rinvio avrebbe causato ancor più problemi, riferì alle società che fino a quel momento c’era stato solo un morto, e se decidevano di non giocare, quella persona morta, e tutte le altre che potevano arrivare, sarebbe diventata una loro responsabilità. Un ricatto che ha funzionato alla grande. Infatti, da quel giorno, la massa ricorda soltanto che la partita fu giocata, che Platini segnò su rigore inesistente e che la Juve festeggiò la Coppa, senza rinunciarvi. Nessuno ricorda il ricatto avvenuto, nessuno ricorda la pessima gestione della finale, nessuno ricorda i soccorsi che sono arrivati tardivamente. O meglio, solo in pochi ricordano. Quelli onesti intellettualmente, che anche se non erano presenti si sono informati sull’accaduto, basandosi sui fatti e non sull’odio popolare.

In aiuto può venire il bellissimo libro di Emilio Targia "Heysel, prove di memoria", grazie al quale il sottoscritto ha potuto sapere la verità sull’accaduto. Le critiche ai festeggiamenti o alla coppa in bacheca non possono avere tutto questo peso, perché rinunciare alla Coppa non avrebbe riportato in vita i morti. La Juventus, come già detto, non voleva giocare, quindi era pronta a rinunciare a qualunque trofeo. E se il 22 maggio viene ricordato dai tifosi bianconeri come il giorno della vittoria della Coppa Campioni a Roma, il 29 dello stesso mese si ricordano solo le vittime di quel giorno di 29 anni fa. La Coppa del 1985 è a Torino, così come la Supercoppa Europea fantasma di quello stesso anno, come simbolo del ricordo delle vittime di quel giorno. Nessuno ricorda la prestazione di Boniek o di Platini, ma solo chi perse la vita per la violenza e la disorganizzazione che c’era, e c’è ancora, nel calcio. Ogni anno a Torino si organizzano manifestazioni di ricordo, così come, all’Heysel e a Torino, ci sono targhe dedicate alla loro memoria. Eventi e monumenti per non dimenticare, e per far sì che queste tragedie non succedano più. Abbiamo citato tutti questi casi di ipocriti insulti perché non fanno altro che offendere la memoria di queste innocenti vittime, e quindi non è giusto che la facciano franca. Detto questo, non ci resta che concludere con i nomi delle persone scomparse, che verranno ricordate per sempre dalle persone per bene, in memoria e amicizia: (Omissis lista caduti).

29 maggio 2014

Fonte: Tribunaitalia.it 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Heysel, la tragedia di tutti !

di Francesco Alessandrella

C’è una data, forse due, nella vita di ogni uomo che sono destinate a cambiare la sua vita. Il 29 maggio del 1985, sono diventato uomo. A 15 anni ho abbandonato la poesia del calcio, l’allegria del gioco, la spensieratezza dell’essere un ragazzo, e sono diventato uomo. Più o meno verso le 8 di sera, a casa di amici del liceo, con una pizza davanti, sono diventato uomo. Ed essere uomo è portare nel cuore per sempre quel momento. Non è disamorarsi di quello sport, ma è guardarlo con occhi diversi. Con gli occhi di chi ha visto l’inferno e vuole raccontarlo a chi non c’era, di chi, attonito davanti alla televisione, cercava un perché. È seguire ogni singola partita portando nel cuore ognuno di quei 39. E provare a far sì che non accada mai più. Oggi sono 29 anni da quel momento e le sensazioni sono ancora vive come se fosse accaduto la settimana scorsa. Tanto è stato scritto e tantissimo ancora ci sarebbe da scrivere sull’Heysel. Ma una cosa, una in particolare, ogni anno balza agli occhi in maniera nitida e prepotente. I morti di Bruxelles continuano, chissà perché, ad essere dei "morti di parte". La tifoseria, la Società (da qualche anno a questa parte, per la verità), i siti bianconeri sono, da ieri, un fiorire di ricordi, messaggi, cordoglio. Ho provato a visitare profili Twitter e siti ufficiali delle altre squadre italiane, oggi. Ho imparato che è il compleanno di Hernanes, che ieri sono state presentate le nuove maglie giallorosse, che in edicola ci sono le statuette dei giocatori azzurri, che forse i rossoneri hanno il terzo allenatore in quattro mesi. Nessuno si è sentito in dovere di dedicare un solo rigo alla tragedia, come se, appunto, la cosa riguardasse solo la Juve e non l’intero movimento calcistico italiano. Anzi, solo il Torino ha voluto ricordare le vittime di quel giorno unendole, chissà perché, a quelle del terremoto in Emilia del 2012. Poi, il silenzio assoluto. "I morti sono vostri, piangeteveli voi", sembra dire quel silenzio. Eppure, quanto avrebbe fatto bene all’intero movimento un accenno, uno solo, a quella tragedia; sarebbe stato un modo per coinvolgere i propri tifosi e far capire loro che quei morti sono morti di tutti e come tali vanno rispettati e non calpestati di nuovo e, magari, provare a partire da qui per ricostruire un tessuto che, dall’Heysel in poi, si è andato sfilacciando sempre di più. Capita, quindi, quasi paradossalmente, che il ricordo più commovente da parte di altre squadre, provenga proprio dal Liverpool che, nel ricordo dei 39 angeli, parla di "Memoria e Amicizia". E bastano quei 140 caratteri scarsi per capire che da quel maledetto giorno di 29 anni fa il calcio italiano e quello inglese hanno imboccato due strade diverse. E solo una, sfortunatamente, era quella giusta.

29 maggio 2014

Fonte: Spaziojuve.it 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Heysel 29 anni dopo, abbiamo perso tutti

di Paolo Pegoraro

Ventinovesimo anniversario della tragedia dell'Heysel, dove trovarono la morte 39 tifosi, di cui 32 italiani. Il mondo del calcio, dall'Italia all'Inghilterra, si stringe attorno al ricordo di quelle vittime innocenti e s'interroga sulla legittimità di disputare manifestazioni sportive al cospetto di eventi tragici.

Sono le 18.30 del 29 maggio 1985 e la situazione allo stadio Heysel di Bruxelles - dove è in programma la finale di Coppa Campioni tra Liverpool e Juventus - è completamente fuori controllo. Come sottolineerà l’impeccabile Bruno Pizzul in cronaca "non sussistono i più elementari principi di ordine pubblico". Già, l’intervento delle autorità belghe è a dir poco tardivo e inadeguato nonostante alla vigilia della partita la gendarmeria avesse dichiarato lo stato d’assedio in città e millantato cavalli di frisia di medievale memoria. Le recinzioni tra le tifoserie sono fragili, gli spalti fatiscenti, la birra tra i tifosi del Liverpool, i famigerati hooligans, scorre a fiumi: l'elettricità nell'aria lì, lì, per deflagrare. E infatti gli hooligans inseguono i tifosi bianconeri fino all’estremità degli spalti, inducendo alla fuga persino i gendarmi; presi dal panico i tifosi italiani si ammassano nell’angolo più lontano e basso del famigerato Settore Z, schiacciati l’uno sull’altro contro un muro. Quel muro in seguito crollerà e a salvarsi saranno solo i tifosi intrappolati perché quelli rimasti schiacciati troveranno la morte. Saranno 39 le vittime. A 29 anni di distanza la tragedia dell’Heysel resta una ferita apertissima perché allora "abbiamo perso tutti" come ha riassunto lucidamente il portiere di quel Liverpool Bruce Grobbelaar. A distanza di 29 anni continua senza sosta il dibattito sulla legittimità di quella partita. Aveva senso giocare ? Chi è favorevole invoca le possibile tragiche conseguenze di una difficoltosa evacuazione dei tifosi, chi è contrario invoca il buon senso al cospetto dell'illogicità di uno spettacolo che deve continuare ad ogni costo, anche di fronte ai morti: vinsero i primi e la Uefa avrebbe sparso il verbo del show must go on a ogni latitudine. Non continuarono invece - a giocare - le squadre inglesi perché furono squalificate per cinque anni dalle competizioni europee, mentre dei venticinque tifosi del Liverpool imputati per la strage, solo cinque di loro (N.D.R. 9 in appello con sentenza confermata in cassazione) furono poi condannati a cinque anni di reclusione, gli altri assolti per mancanza di prove. La vittoria della Juventus e i successivi festeggiamenti dei giocatori insieme a tifosi, visti ora, paiono surreali e tremendamente stridenti con l’orrore e la morte in tribuna; ma da Platini a Tardelli, a Tacconi tutti i protagonisti di allora hanno avuto modo di dissociarsi dall’esultanza seguita alla strage e, anni dopo, le parole di Marco Tardelli risultano eloquenti: "Non l’ho mai sentita mia come Coppa quella del 1985; una sconfitta per il calcio, lo sport e non solo. Chiedo scusa a tutti". Troppo spesso la memoria di quei 39 innocenti vittime è stata beceramente calpestata così come quella delle vittime di altri stragi impossibili da dimenticare. Per quanto la cronaca sportiva degli ultimi giorni/mesi non sia incoraggiante, per fortuna c’è ancora qualcuno disposto a seminare un po' di sana cultura sportiva per risollevare le sorti di questo sport così contraddittorio, comunque tuttora il più bello al mondo. È il caso della mostra congiunta Superga-Heysel ideata dal giornalista-scrittore aretino Francesco Caremani, presso il Museo del Grande Torino, per non dimenticare due tragedie che appartiene alla memoria di tutti noi, nessuno escluso.

29 maggio 2014

Fonte: It.eurosport.yahoo.com 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

29 years on: Heysel remembered

Liverpool Football Club today remembers the 39 football fans who lost their lives at Heysel Stadium in Belgium on this day 29 years ago.

As a mark of respect to those who died, club flags will be flown at half-mast all day, while a floral tribute will be placed at the foot of the Heysel Memorial Plaque in the Centenary Stand at Anfield this morning. The tragedy unfolded on May 29, 1985, at the European Cup final between Liverpool and Juventus, when what should have been one of the greatest nights in the club's history turned into a nightmare. Instead of leaving Brussels having seen our team lift a fifth European Cup, Reds fans travelled back to England having witnessed the deaths of 39 football supporters - including 32 Italian fans of Juventus, four Belgians, two from France and one man from Northern Ireland - following the collapse of a wall. At the placing of the floral tribute this morning, Andrew Parkinson, Liverpool's operations director, said: "Today is an important day in the calendar of Liverpool Football Club". It marks the 29th year since the tragedy at Heysel Stadium. "It is a day when all of those connected with Liverpool Football Club pay their respects to those who lost their lives at the disaster at that stadium. "Our thoughts go to all those that were impacted on that day".

In Memoria e Amicizia, in Memory and Friendship: (Omissis lista Caduti)

RIP - You'll Never Walk Alone.

29 maggio 2014

Fonte: Liverpoolfc.com 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Tragedia Heysel: il ricordo di Massimo Bonini

Sono trascorsi 29 anni

di Lorenzo Giardi

Di fronte ai frastagliati collegamenti con Bruno Pizzul,  agli appelli al microfono del capitano Gaetano Scirea, minuto dopo minuto,  chiunque fosse quella notte 29 maggio 1985 davanti ad un televisore, cominciò a temere per l'incolumità di quelle anime schiacciate dalla violenza inglese. Il bilancio fu tragico: 39 morti e 600 feriti. Ancora oggi a 29 anni di distanza da quella che resta una delle pagine più nere della storia del calcio, ci si chiede se fu giusto giocare quella partita, se fu giusto assegnare quella Coppa. Uno dei pilastri di quella Juventus, il polacco Zibì Boniek,   dichiarò che quella partita non si sarebbe mai dovuta giocare,  e infatti non ritirò il premio finale. Un altro grande del calcio italiano,  il centrocampista campione del Mondo Marco Tardelli si scusò per i festeggiamenti in diretta televisiva. L'attuale Presidente della Uefa Michel Platini, ha sempre ribadito che i giocatori non si resero conto di quello che in realtà stava accadendo. Di quella grande Juve, faceva parte il sammarinese Massimo Bonini,  nessuno meglio di lui può dirci cosa realmente accadde la sera del 29 maggio 1985.

29 maggio 2014

Fonte: Smtvsanmarino.sm

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Domani alle 18.00, la Giornata della Memoria per le vittime dell'Heysel

Annamaria Licata: "Un piccolo grande passo"

Domani giornata di commemorazione dell'Heysel. Si svolgerà a Torino, domani 31 maggio alle 18.00, nella Sala delle Colonne, Piazza Palazzo di Città a Torino, la Giornata della Memoria in ricordo delle vittime dell'Heysel. Ci saranno interventi importanti tra cui Darwin Pastorin, Angelo Landini, fratello di Giovacchino, Nereo Ferlat, Salvatore Giglio, Beppe Franzo, Fabrizio Landini, nipote di Giovacchino, Annamaria Licata, che leggerà anche messaggio da parte di Andrea Lorentini, in memoria di Otello Lorentini recentemente scomparso, e al quale è dedicato l'Evento di quest'anno. Arrivato anche il sostegno della Città di Torino 2015 e di Torino città dello Sport. Saranno presenti anche l'Assessore allo sport Gallo, l'Assessore all'Urbanistica Lo Russo e il consigliere comunale Maurizio Marrone. Abbiamo invitato anche l'Assessore allo sport del comune di Reggio Mauro Del Bue e il Consigliere Comunale Federico Montanari, vorremmo costruire un gemellaggio tra il Comune di Torino e quello di Reggio Emilia, sede dell'unico (per ora si spera) Monumento in Memoria dei Caduti dell'Heysel, presente in Italia. Al fine di poter organizzare per l'anno prossimo, trentennale della tragedia, eventi congiunti, per ricordarla degnamente.

"E' un primo piccolo grande passo - ci dice Annamaria Licata - ottenuto dopo anni e anni di battaglie per il valore della Memoria. L'anno scorso il Comune ha indetto per ogni 29 maggio, la Giornata della Memoria, dedicata alle vittime dell'Heysel. Devo ringraziare questa giunta che ci ha prestato attenzione e insieme a noi ha costruito questo evento, in nome della Memoria e della non violenza. Significativo che l'appoggio, sia arrivato da diversi esponenti del comune, in modo trasversale, senza colori di partito. Il dovere del Ricordo e il monito, a che certe tragedie partorite dalla follia umana e dalle incapacità delle istituzioni preposte alla responsabilità di tali eventi non avvengano più, non hanno colori ne' bandiere. E se lo capisce la politica, a maggior ragione mi chiedo quando lo capiranno i tifosi. Questo speriamo sia, solo un primo piccolo grande passo, perché la Memoria sia "istituzionalizzata" e non sia lasciata alle battaglie di pochi intimi. C’è un progetto insieme al Comune di Torino e alla Juventus di proseguire in questo importante percorso. L'anno prossimo sarà il trentennale. Credo che sia arrivato il momento. A tale scopo, abbiamo chiesto ad Andrea Lorentini, di essere Presidente di una nuova Associazione vittime dell'Heysel, che protegga la Memoria. Come fece suo Nonno Otello Lorentini che creò l'Associazione Vittime dell'Heysel per avere Giustizia. E dopo vent'anni ci riuscì. Ora è arrivato il momento dopo la Giustizia, di avere preservata la Memoria. E Andrea Lorentini, è il naturale erede, noi crediamo, per portare avanti il lavoro grandioso e incommensurabile di suo nonno".

30 maggio 2014

Fonte: Tuttojuve.com      

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Omaggio, con gaffe, alla strage dell'Heysel

Un bel gesto, dovuto, ma non trascurabile: un’intera pagina del sito ufficiale del Liverpool F.C. dedicata alla memoria dell’Heysel nel giorno del 29° anniversario della strage: "Il Liverpool - si legge - ricorda oggi i 39 tifosi che persero la vita a Bruxelles". E poi, foto e video che immortalano la targa nell’antistadio di Anfield Road "In memoria e amicizia" con gli stemmi affiancati dei Reds e della Juventus. "In segno di rispetto a quanto accaduto oggi le nostre bandiere sventoleranno tutto il giorno a mezz’asta". Già, ma cosa accadde quel 29 maggio 1985 ? Il sito lo spiega così: "Invece che festeggiare la quinta coppa, quel giorno i tifosi del Liverpool tornarono a casa dopo essere stati testimoni della morte di 39 tifosi, tra cui 32 italiani, causata dal crollo di un muro". Crollo di un muro ? Sì, qualcosa in effetti crollò (una barriera divisoria), ma non fu una fatalità, bensì la conseguenza della calca (causa della strage) che si formò a seguito dell’assalto hooligan ai tifosi della Juventus nel settore Z. Una dinamica che nessuno può ignorare. Raccontarla in modo edulcorato, prima che offensivo, è ridicolo.

Ste. Ca.

31 maggio 2014

Fonte: Il Fatto Quotidiano

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Oggi si commemora l’Heysel, comune di Torino ore 18

Oggi alle 18 nella Sala delle Colonne a Palazzo di Città a Torino, si terrà la giornata della Memoria - indetta dal Comune per ogni 29 maggio - delle 39 vittime dell’Heysel.

TORINO - Ventinove anni dopo, il dolore resta vivo e il ricordo non cancella quanto accadde in quel maledetto 29 maggio 1985. Ma la commemorazione di chi non c’è più va onorata sempre: così oggi alle 18 nella Sala delle Colonne a Palazzo di Città a Torino, si terrà la giornata della Memoria - indetta dal Comune per ogni 29 maggio - delle 39 vittime dell’Heysel. Interverranno, tra gli altri, il giornalista Darwin Pastorin (che leggerà i nomi delle 39 vittime), il fotografo Salvatore Giglio, Angelo e Fabrizio Landini, fratello e nipote di Giovacchino (uno dei caduti), Nereo Ferlat (presente nella Curva Z di Bruxelles), Beppe Franzo, oltre ad Annamaria Licata, che leggerà un messaggio di Andrea Lorentini in ricordo di Otello al quale l’appuntamento è dedicato. "Ad Andrea - dice Annamaria - abbiamo chiesto di diventare presidente di una nuova associazione Vittime dell’Heysel, come suo nonno Otello che istituì l’associazione Vittime dell’Heysel per avere giustizia". Il Comune di Torino sarà rappresentato dagli assessori Gallo e Lo Russo e dal consigliere Marrone. La Memoria per sempre - L’obiettivo è creare un gemellaggio fra i Comuni di Torino e Reggio Emilia, dove si trova l’unico monumento in ricordo dei caduti dell’Heysel, anche in vista del trentennale della tragedia nel 2015: ecco perché sono stati invitati l’assessore Del Bue e il consigliere Montanari. "Dopo anni di battaglie per il valore della Memoria, è un primo piccolo grande passo - sostiene la Licata. Il dovere del ricordo e il monito perché certe tragedie non avvengano più non hanno colori né bandiere". Nel mirino c’è l’istituzionalizzazione della Memoria, con il Comune e la Juventus pronti ad avviare altri progetti.

31 maggio 2014

Fonte: Tuttosport.com

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Le nozze della Memoria

di Domenico Laudadio

"Un'ultima preghiera, mia dama, prima della sera. Un bacio ai fratelli dispersi nel Belgio. Rimboccali meglio, che non sentano più freddo sotto il manto delle nostre bandiere".

L’immagine delle bandiere sui corpi delle vittime è un’immagine di struggente tenerezza. Mi piace paragonare la Memoria ad una bambina indifesa. Ad una figlia... Va nutrita, educata, tenuta per mano per le vie del mondo a testa alta e con l’intimo progetto di farle riscrivere una storia che altri hanno cancellato perché molto scomoda. E’ fondamentale insegnare alla Memoria il rispetto per chi ha sofferto la crudeltà del destino e per causa di esseri umani assimilabili alle bestie. E’ altrettanto importante che la Memoria non si senta mai figlia unica, ma condivida l’affetto di altre tragedie sorelle. Così, com’è giusto, che non a tutte le porte si può bussare e non tutte le porte spalancate si devono varcare. Si entra silenziosamente e in punta di piedi in casa del dolore e non prima di avere chiesto il permesso. Nel progetto del mio sito museo virtuale multimediale sarò sempre pronto a fare un passo indietro se a chiunque, ferito dal lutto e macerato dal dolore di questi trent’anni, darà fastidio una immagine, un filmato, una parola di troppo. I sentimenti per le vittime della strage e dei loro familiari vengono prima di ogni altra cosa. Le fondamenta della comunicazione si poggino sempre sulla pietra angolare del rispetto. L’onore è il passo successivo, ma è secondogenito della famiglia nella storia. "La verità vi renderà liberi" è un pensiero che ha circa duemila anni, è di Paolo di Tarso, anche lui martire a causa di una fede. Non è soltanto l’ideale o lo slogan di un percorso religioso, ma anche l’imbocco di una scorciatoia laica. La verità sull’Heysel è una sola. Un mosaico del quale per incuria o malafede sono state smarrite negli anni molte tessere, sbiaditi quei colori accesi. Io, noi, voi, non arretreremo mai davanti all’oblio scientifico della dimenticanza, al dileggio dei barbari, alla mistificazione del racconto. Oggi è il giorno delle nozze per la Memoria... Siamo riuniti qui per accompagnare all’altare quella bambina. Lei, figlia della terra e dell’uomo sarà oggi la sposa del cielo. E faranno festa anche gli angeli. Benvenuti e grazie. (NDR: Introduzione alla "Giornata della Memoria in ricordo delle 39 vittime dell'Heysel e di ogni forma di violenza in ambito sportivo")

31 maggio 2014

Fonte: Saladellamemoriaheysel.it

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

La Juventus partecipa al ricordo dell'Heysel

L’amministratore delegato della Juventus, Giuseppe Marotta, ha presenziato oggi a nome della società alla cerimonia in ricordo delle 39 vittime dell’Heysel tenutasi al Comune di Torino. L’amministratore delegato Giuseppe Marotta, a nome di tutta la società, ha portato la sua testimonianza in occasione della "Giornata della Memoria a ricordo delle 39 vittime dell'Heysel e di condanna di ogni forma di violenza in ambito sportivo. Grazie Otello", tenutasi quest’oggi al Palazzo Civico di Torino, in Piazza Palazzo di Città. "Cerimonie come quella odierna sono molto significative e toccanti, le immagini e i titoli dei giornali qui esposti sono eloquenti: insegnano a noi, ai nostri figli e ai posteri che queste tragedie non devono più accadere", sono state le parole di Marotta, intervenuto in una sala gremita dove figuravano, esposte, le testimonianze fotografiche della tragedia e le prime pagine dei quotidiani di quei giorni. "Nel gioco del calcio devono sempre prevalere i valori umani. Trentanove persone si sono recate a Bruxelles per una partita e hanno perso la cosa più importante che avevano: la vita. Non c’è altro da aggiungere, se non il dovere di fare profonde riflessioni", ha quindi concluso l’amministratore delegato bianconero. La cerimonia è stata dedicata alla memoria di Otello Lorentini, recentemente scomparso, per anni Presidente dell’associazione dei familiari delle vittime dell’Heysel e padre di Roberto, medico Medaglia d’Argento al Valor Civile morto da eroe nel cercare di prestare soccorso ai feriti. Nel giorno in cui, nel 1985, ai parenti è toccato il difficile compito del riconoscimento dei propri cari - come ricordano i presenti Angelo e Fabrizio, zio e cugino di Gioacchino Landini, una delle vittime - la rievocazione delle vittime dell’Heysel, condivisa nella "casa di tutti i torinesi", si è snodata attraverso le toccanti parole dei testimoni oculari e di chi, quella tragedia, ha avuto la sfortuna di viverla in maniera diretta.

31 maggio 2014

Fonte: Juventus.com 

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

39 angeli rivivono nella memoria

di Marco Sanfelici    

Se arrivate da via Palazzo di Città e volete entrare in Municipio, prima ancora di imbattersi nell’ennesima sposa, vi tocca inciampare sul Conte. No, non Conte Antonio da Lecce, tricampione d’Italia, ma il Conte Verde in atteggiamento  bellicoso e con la faccia di... Bronzo. Amedeo VI di Savoia, Signore di Piemonte, Savoia e Maurienne nel 1300, domina la meravigliosa piazza delle Erbe, nella quale ultras vecchi e nuovi, addetti all’informazione, juventini per tutte le stagioni e delegazione della società si incontrano e si avviano alla Sala delle Colonne. Il bel Palazzo di Città del Lanfranchi ci accoglie solenne, suggestivo e... Sabaudo. Ci raduna la prima commemorazione ufficiale della tragica sera di fine maggio di 29 anni fa, finale di Coppa dei Campioni, Bruxelles, Belgio. Forse, Europa ! E’ Beppe Franzo, esponente storico degli "Indians" e uomo carismatico ad aprire lo scrigno dei ricordi, invitando l’uditorio ad un minuto di silenzio. Quanta semplicità ed efficacia nell’affermare che si è in presenza del dolore di vite sconvolte irrimediabilmente. 39 vite, di cui 32 italiane, 4 belghe, 2 francesi ed una irlandese e con esse gli affetti e le famiglie. A testimoniare del mutato atteggiamento che la Società Juventus ha adottato nei confronti di questa pagina così peculiare nella storia centenaria del sodalizio stesso, soprattutto dopo l’ascesa di Andrea Agnelli alla presidenza, la presenza dell’amm.re del.to Giuseppe Marotta, il capo della comunicazione Claudio Albanese e del fidatissimo Alessandro D’Angelo. La loro presenza rafforza la solennità e l’ufficialità dell’evento, anche in relazione al progetto a cui si sta lavorando per far diventare la commemorazione un punto fisso nel calendario della vita torinese. Beppe Marotta poi intervenendo di persona, ricorda commosso e con un senso di rimorso, di avere insistito con Giancarlo Bruschera, suo amico da lungo tempo, affinché andasse alla finale di Bruxelles, dalla quale è tornato in una bara trasportata da un aereo militare. La città di Torino è degnamente rappresentata da Stefano Lo Russo, assessore all’urbanistica (e grande tifoso juventino !) e dal consigliere di opposizione Maurizio Marrone, promotori entrambi dell’iniziativa "bipartizan" che ha portato a questa serata. Attorno al tavolo dei relatori, Domenico Laudadio, responsabile del museo itinerante sulla tragedia dell’Heysel; Angelo e Fabrizio Landini, fratello e nipote del Giovacchino vittima della criminale carica di Hooligans ubriachi ed assassini, responsabili della carneficina; Nereo Ferlat, "reduce" dall’Heysel e dal suo settore Z, autore del libro testimonianza "L’ultima curva"; Annamaria Licata, esponente dei "Vikings" e relatrice di un ricordo accorato di Otello Lorentini, colui che con grande coraggio e forza sovrumana ha vinto la battaglia legale contro l’U.E.F.A., facendo autentica giurisprudenza; Salvatore Giglio, fotografo presente in quel maledetto stadio e forte assertore inascoltato della inadeguatezza della struttura in tempi non sospetti. La sala si riempie fino a traboccare persone, emotivamente coinvolte dai racconti dei testimoni, tifosi che non riusciranno mai a dimenticare una tale immane esperienza di rabbia ed impotenza, di fronte allo scempio criminale degli Hooligans, con complice impreparazione e sospetta connivenza della polizia belga. Due i leit Motiv che emergono: la assoluta necessità della memoria, su cui insiste particolarmente Annamaria Licata: ricordare diventa d’obbligo, per trasmettere ai giovani il messaggio di qualcosa che non deve più succedere e dell’assurdità sgomenta di vite spezzate per una partita di calcio. Non si può morire per avere deciso di partecipare ad una festa. D’altra parte, da più testimoni viene fuori il rammarico di non essere stati loro in quella maledetta curva, forse con lo slancio ultras che era loro caratteristica, le cose sarebbero andate diversamente. Soprattutto si sarebbero salvate vite umane ed innocenti. Già, perché nel settore Z c’erano tifosi juventini e non, come dimostra l’elenco dei caduti, famiglie, padri e figli, inermi, capitati lì per caso o per disorganizzazione colpevole dell’U.E.F.A. e delle autorità belghe; tifosi tranquilli a contatto con autentici "animali" in preda all’alcool e ad un odio verso gli italiani, covato a lungo. Un intervento molto coinvolgente è quello di Domenico Beccaria, "uomo giusto" dell’altra sponda, che procede da vero convinto nella missione di far avvicinare le tifoserie torinesi, passo dopo passo, verso un virtuale "centrocampo" di incontro e condivisione delle tragedie che hanno colpito le compagini della nostra Torino. E da qui procedere nel ricordo comune dei Capitani, Gaetano Scirea e Giorgio Ferrini. Conclusione affidata al sensibile tocco giornalistico del direttore Darwin Pastorin, sopraggiunto quando la delegazione della Juventus aveva già lasciato la sala. Impegni inderogabili, ma presenza gradita ed apprezzata. Il direttore sottolinea, come già Ferlat prima di lui, il taglio di tragedia italiana: pochi inglesi assassini che hanno caricato i tifosi juventini perché italiani. Tragedia nazionale dunque: ciò che fa accusare di più il becerume anti juventino dettato da ignoranza della più pura razza e presente in grande quantità negli stadi italiani, senza la benché minima sanzione. Pastorin ha ricordato, trovandosi allora in Messico per alcune amichevoli della Nazionale in vista dei mondiali del Messico 1986, lo sgomento e la vergogna di Trevor Francis, attaccante inglese allora in forza alla Sampdoria. L’accusa viene fuori da lì a poco: un testimone ultras interviene al microfono e dice convintamente di come lui ed i suoi compagni siano sempre stati sicuri che l’azione degli inglesi fosse premeditata. Essi erano partiti dall’Inghilterra (non solo tifosi del Liverpool, ma anche infiltrati del Chelsea, ad avvalorare il sospetto) per farla pagare agli italiani per le botte e le violenze subite l’anno prima a Roma, per la finale vinta ai rigori, ma pagata a caro prezzo sotto autentiche spedizioni punitive inscenate dai tifosi di casa. A Liverpool non si badava tanto per il sottile e Juventus o Roma, non faceva differenza: tutti italiani, dunque... Come sempre capita, purtroppo, a pagare sono gli innocenti. Nella fattispecie, 39 vittime impotenti, un bambino tra loro, inermi connazionali, colpevoli solo di essere italiani e casualmente tifosi juventini. Tanto basta perché l’informazione di Stato abbia taciuto per anni e con essa la società Juventus, come per una sorta di inspiegabile accondiscendenza, tramutando una tragedia dell’intero Paese in un fatto privato da ignorare. Ditemi voi se esiste qualche cosa di più tipicamente italiano ! Bene si è fatto a non desistere sul ricordo: la memoria, l’unica ancora di salvezza per non condannare all’oblio 39 angeli strappati alla vita dall’assurdità della pazzia umana.

31 maggio 2014

Fonte: Orgogliobianconero.it

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2014 

Dal Luzhniki all'Heysel, la memoria non ha colori

di Mikhail Sheremetov e Riccardo Pessarossi

Il 29 maggio del 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles prima della finale di Coppa Campioni tra Liverpool e Juventus morirono trentanove persone, schiacciate dalle cariche degli hooligans inglesi nel settore Z. A 29 anni di distanza da quella tragica notte, il Comune di Torino ha istituito la Giornata della Memoria e della Condanna di ogni forma di violenza in ambito sportivo. Il tempo passa e cambiano le generazioni, ma il valore della memoria è la fiamma che lascia accesa la speranza - talvolta vana - che simili fatti di cronaca non si ripetano più e con essi gli spiacevoli episodi di dileggio delle vittime, tuttora perpetrati sui gradoni di molti stadi in nome della diversa appartenenza calcistica. Questo è stato il messaggio al centro della cerimonia di commemorazione delle vittime della tragedia dell'Heysel, organizzata dal gruppo "Via Filadelfia 88" col patrocinio del Comune di Torino "Capitale Europea dello Sport 2015" con la partecipazione di parenti delle vittime, tifosi e addetti ai lavori presenti a Bruxelles, e - fatto tanto apprezzato, quanto in controtendenza col passato - di una delegazione ufficiale della società Juventus F.C. guidata dal direttore generale Giuseppe Marotta, che ha ricordato quanto quel 29 maggio 1985 lo abbia riguardato molto da vicino: "Quel giorno un mio amico fraterno, Giancarlo Bruschera, si recò a Bruxelles per vedere la finale. Dovevo essere con lui, ma poi non potei andare, al che anche lui stava per rinunciare. In qualche modo lo spinsi ad andare, perché la finale era una partita unica, una festa. Invece è successo quel che è successo. Oggi, a distanza di 29 anni da quella notte il valore della memoria si unisce ad un messaggio da trasmettere: nel gioco del calcio devono sempre prevalere i valori umani, lo sport deve restare un'occasione di confronto sociale. Il 29 maggio del 1985 trentanove angeli si sono recati a Bruxelles per voler vedere vincere la propria squadra ed hanno perso la cosa più importante che avevano: la vita. Non c’è altro da aggiungere, se non il dovere di fare profonde riflessioni". Riflessioni che rimangono tante e aperte, ancora a distanza di tanto tempo. L' UEFA scelse uno stadio in condizioni fatiscenti per ospitare una finale fra due squadre come Liverpool e Juventus, con un seguito di tifo molto caldo, per di più solo a un anno di distanza dalla finale di Roma del 1984, quando nella Capitale ci furono già ripetuti scontri tra inglesi ed italiani. I primi assetati di vendetta e ubriachi dalla mattina di quel 29 maggio 1985 sfogarono la loro violenza caricando a ripetizione i tifosi juventini che occupavano il settore Z. La partita si giocò lo stesso, con i corpi delle vittime accatastati nell'antistadio, all'insegna del "the show must go on" e per imposizione della stessa UEFA e del sindaco della capitale belga. Può sembrare strano, ma solo nel 2005 una sentenza europea ha riconosciuto l'UEFA responsabile degli eventi organizzati sotto la sua egida. Tutto questo al termine di una lunga causa intentata da Otello Lorentini, fondatore dell'associazione dei parenti delle vittime dell'Heysel, che in quella serata perse il proprio figlio, medico, che riuscì a mettersi in salvo, ma morì travolto da una seconda carica mentre era tornato ad aiutare altri feriti. La sua è stata una battaglia condotta per anni da solo e conclusa con una vittoria legale che ha fatto giurisprudenza ed ha mosso alcune coscienze, comprese quelle della società Juventus. Solo allora, vent'anni dopo, nel cortile della sede del sodalizio bianconero venne posta una stele in memoria di quei tifosi morti per seguire la propria squadra del cuore. I 39 di Bruxelles (di cui 32 italiani, 4 francesi, 2 belgi ed un irlandese) purtroppo non furono gli unici pagare con il prezzo più alto la loro passione per il calcio. In quegli anni '80 dove tutto era così diverso da oggi, anche l'allora Unione Sovietica ebbe il suo "Heysel". Il 20 ottobre del 1982 al termine dell'incontro Spartak Mosca-Harlem di Coppa Uefa, giocato sotto la neve, la polizia lasciò aperta solo un'uscita per far defluire i 16 mila tifosi presenti. A cinque minuti dalla fine della partita la scala era già stracolma, quando in campo lo Spartak segnò il secondo gol. La spinta di chi voleva rientrare per vederlo si scontrò contro il muro umano di persone intente a (provare) ad uscire. La scala non resse e calpestati dalla calca persero la vita 66 tifosi moscoviti. Come tre anni dopo all'Heysel, tra di loro non c'erano solo uomini, ma anche giovanissimi e donne. Sia a Mosca, sia a Bruxelles, le notizie circolavano con difficoltà e solo nei giorni successivi emerse la reale portata delle tragedie. C'era chi credeva i propri cari morti, prima di una provvidenziale telefonata, come ricorda un tifoso bianconero presente all'Heysel: "All'epoca non c'erano gli smartphone e per trovare un telefono, andai in un bar vicino allo stadio nell'intervallo. La barista belga non voleva farmi telefonare perché ce l'aveva con noi italiani, pensava, con un atteggiamento razzista, che fossimo noi i colpevoli di tutto ma riuscii lo stesso ad avvertire i miei, a sentire le urla di mia madre". Oggi, a distanza di trent'anni, si è fatta luce su quei tragici eventi ed il valore della memoria beneficia di un rinnovato, seppur tardivo, vigore. A Mosca ogni anno, il 20 di ottobre un torneo fra le vecchie glorie dello Spartak e i tifosi di oggi, con presenze anche straniere, onora il ricordo di chi non c'è più. Lo stesso viene fatto il primo weekend di giugno a Reggio Emilia, città sede dell'Associazione delle Vittime dell'Heysel, mentre a Torino nel nuovo Juventus Stadium, una sala della Memoria è dedicata ai 39 caduti di Bruxelles (N.D.R Soltanto un totem commemorativo). Nel 2015, a trent'anni dall'Heysel, il capoluogo piemontese sarà Capitale Europea dello Sport, e la Giornata della Memoria contro ogni violenza nell'ambito sportivo, appena istituita, spera di acquisire un respiro internazionale, come spiega Beppe Franzo, promotore della giornata insieme al gruppo "Via Filadelfia 88": "La partecipazione a questa giornata e l'interesse mostrato anche dalla Russia testimoniano che il ricordo della tragedia dell'Heysel è più che mai sentito. Conosco i fatti dello stadio Luzhniki e sarebbe bello per il prossimo ottobre o magari per il 2015, portare una nostra delegazione a Mosca, oppure organizzare un momento istituzionale comune con la parte russa, perché la memoria non ha confini. La memoria non ha confini, né colori. Alla vigilia dei Mondiali di calcio brasiliani, l'auspicio è che, anche grazie a giornate come questa, la passione per lo sport e in questo caso il calcio unisca tutti i veri tifosi al di là dei risultati".

1 giugno 2014

Fonte: Italian.ruvr.ru

ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO 2014 

L’Heysel ogni giorno sul posto di lavoro

di Marco Sanfelici

Le coincidenze non sono soltanto presenti nelle stazioni ferroviarie, ma accompagnano lo svolgersi delle nostre vite, tra casualità e causalità. Kattia Palmas, piccola grande donna sarda, di fede juventina radicata, si trova a lavorare in una famiglia duramente colpita dalla tragedia dell’Heysel; anzi, colpita nell’affetto più tenero e dal dolore più lancinante: un bambino, con tutto il suo bagaglio di futuro, spezzato in una notte di festa. Rispondendo ad un mio articolo comparso su Orgoglio Bianconero ieri sera, Kattia espone la sua esperienza, talmente pregnante e gravida di emozioni, da suscitare la mia immediata richiesta di pubblicazione sul blog. Siamo ormai amici, lei ed io, dopo una serata gioviale pre-festa scudetto ed il ritrovo in via Po il giorno dopo: perciò senza difficoltà mi dà il permesso di pubblicazione, ciò che faccio al volo: "Nella mia vita per quanto la Juve sia dentro di me mai avrei immaginato di finire a lavorare da tre anni a questa parte nella famiglia del fratello di Giovanni e dunque zio di Andrea Casula… Quando lo seppi, beh… Pensai: io Gobba tra tante famiglie a Cagliari se sono arrivata a questa non è un caso… E’ l’ennesima conferma che la Juventus fa parte in tutto e per tutto di me… Quando poi questa famiglia ha saputo che amo il calcio e che seguo la Juve… C’è stato un po’ di, come dire, quasi di silenzio misto a stupore… Forse anche per loro è stato dopo tanto distacco rivivere il calcio dopo anni in cui questo sport, da loro è stato accantonato… Ogni 29 maggio lo vivo da quando lavoro in questa famiglia ancora più intensamente, non parliamo quasi mai di quella finale… Rispetto ciò che il mio "capo" prova… Lui che mi ha sempre detto di non aver mai voluto rilasciare interviste al riguardo malgrado negli anni più volte lo abbiano contattato... Rispetto perché so che per lui parlarne sarebbe scavare nuovamente in una ferita che non potrà mai chiudersi… Le poche volte nelle quali si è parlato di quella notte maledetta con tanto di emozione un giorno gli dissi che il popolo gobbo non dimentica e rende onore ai suoi Angeli… Il suo volto fu come dire colpito e sorpreso… A sua moglie quest' anno ho mostrato con orgoglio ed emozione la foto dello striscione che la sud ha esposto per l’ultima di campionato… Le ho pure detto che tutto lo Stadium si è alzato in piedi ed ha applaudito… Lei ha apprezzato un gesto semplice ma sentito davvero ! Perché la Juve Siamo noi… Noi tutti e questo dobbiamo ricordarcelo sempre… La Juve Siamo noi… E noi non dimentichiamo… Mai… In ogni coro, in ogni nostro gol, in ogni nostra sconfitta, in ogni nostro Record ci sono tutti i tifosi Juve sia fisicamente che spiritualmente, questo è il nostro orgoglio, questa è la nostra forza… Sempre sarà così… Fino alla fine !!!" Grazie, Kattia ! Da tanto tempo vado combattendo per un unico sentito messaggio: siamo un popolo, in tutto e per tutto ! Con semplicità e decisione hai in poche righe riassunto il concetto a me tanto caro. Un popolo si stringe nei momenti del dolore, si ricompatta sotto i colpi del destino, si manifesta temprato dalle esperienze comuni. Nella quotidianità, come fai tu nella famiglia Casùla, giorno dopo giorno. Grazie, Kattia ! Dai un forte abbraccio ai tuoi datori di lavoro e dì loro che è l’abbraccio di uno juventino solo, ma che ha dietro di sé altri milioni di abbracci, uno per uno, tutti per loro !

1 giugno 2014

Fonte: Marcosanfelici.ilbombarolo.it

ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO 2014 

Meda organizza l'ottava edizione del Torneo

di Calcio: "29 maggio 1985, alla memoria"

Il 7 maggio presso lo stadio città di Meda si svolgerà l'ottava edizione di quello che ormai è un appuntamento imperdibile per la città di Meda, per i comuni limitrofi e per tutti i tifosi della Juve e non. Nel 2007 infatti lo Juventus Club Meda ha organizzato la prima edizione del torneo con l'intento di commemorare le 39 persone che erano a Bruxelles a godersi la finale di Coppa Campioni a cui partecipava la loro squadra del cuore e che su quelle fredde ed instabili gradinate hanno invece perso la vita. Altro scopo primario dello Juventus Club Meda, durante questo torneo, è quello di raccogliere fondi da devolvere in beneficenza a varie associazioni di Meda, in particolar modo a "L'abbraccio", associazione con sede a Meda, per il quale il club ha sempre avuto un occhio di riguardo. Questi due sono i motivi principali per i quali lo JCMeda si impegna ad organizzare il torneo ogni anno. Oltre a queste cause, negli anni, il torneo che si svolge tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno, è diventato il motivo per tanti tifosi bianconeri di incontrarsi un’ultima volta prima di andare in ferie e ritrovarsi poi a fine agosto per l'inizio del nuovo campionato. Ultimamente per fortuna è anche l’occasione per festeggiare i titoli vinti dalla Juventus ed anche per gustarsi gli ottimi panini del miglior paninaro dello Juventus Stadium che delizia i nostri palati prima delle partite interne della nostra squadra del cuore, infatti anche quest'anno arriverà da Torino per passare questa giornata insieme "Stringi" con il suo camion attrezzato ultratecnologico. In questi 8 anni si sono cimentate per la conquista del trofeo formazioni dalle provenienze più disparate, oltre allo JCMeda infatti hanno partecipato varie rappresentative di gruppi ultras, nazionale DJ, Nazionale modelle, Nazionale Padania, rappresentative di palestre, centri sportivi e gruppi di tifosi. Lo scopo come dicevamo prima non è solo quello di aggiudicarsi il trofeo ma soprattutto quello di passare una bella giornata tutti insieme e condividere la gioia di far parte di un evento speciale. Al termine del torneo dopo la premiazione il momento principale dell'evento con i capitani delle squadre che portano i fiori sotto la targa commemorativa dei caduti dell'Heysel, minuto di raccoglimento e poi via tutti a festeggiare fino a tarda serata !!!

3 giugno 2014

Fonte: Tuttojuve.com

ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO 2014 

Ok al monumento in memoria dell'Heysel

TORINO - "Dobbiamo ancora capire dove posizionarlo, ma è sicuro che all'interno della cittadella bianconera troverà spazio anche il Memoriale dedicato alle vittime dell'Heysel". A certificarlo è l'ad Aldo Mazzia, che garantisce ai tifosi juventini la realizzazione di un luogo dove raccogliersi in preghiera per ricordare le 39 vittime di Bruxelles. Oltretutto il prossimo anno (il 29 maggio) cadranno i trent'anni dalla terribile sciagura che anticipò la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool.

22 Luglio 2014

Fonte: Tuttosport

ARTICOLI STAMPA e WEB LUGLIO 2014 

Mazzia: "Vinovo diventerà la prima Football Academy in Italia"

Sarà costruito un monumento dedicato alle vittime dell'Heysel"

L'ad della Juventus, Aldo Mazzia, ha parlato del progetto Continassa: "Sono passati due anni e mezzo prima di questa approvazione, bisogna ricollocare un'area abbandonata da lungo tempo, per noi c'era la volontà di proteggere l'investimento fatto con lo Stadium. Attualmente la Juventus ha una dislocazione in tre siti, quando avremo la disponibilità della Continassa avremo un unico sito, riporteremo la prima squadra in città e Vinovo diventerà la prima Football Academy in Italia. Verrà costruito un hotel a completo utilizzo squadra, un'area fashion, zone verdi, percorsi pedonali, parcheggi, un'area di ristorazione ad alta qualità in cui sarà costruito un monumento dedicato alle vittime dell'Heysel. Ci vorranno 3 o 4 mesi per la presentazione dei progetti e poi sarà la città a dettarci i tempi, abbiamo acquistato i diritti di superficie dal Comune per quasi 12 milioni. Ci saranno almeno 300 nuovi posti di lavoro. Questi sono i costi previsti: 150 milioni per stadio e per il museo, 90 per l'area 12, altri 90 per il progetto Continassa. Il totale dell'investimento sarà di quasi 340 milioni, il trasferimento della sede avverrà in 21 mesi e come inizio dei lavori non prima del 2015. La Juventus non assumerà debito e non sottrarrà fondi alla gestione sportiva" .

22 luglio 2014

Fonte: Tuttojuve.com

ARTICOLI STAMPA e WEB LUGLIO 2014 

A Melfi la mostra "Settanta angeli in un unico cielo"

Le tragedie dell'Heysel e di Superga in una mostra fotografica e documentale.

di Marina Beccuti

Il Toro club di Melfi "Gian Paolo Ormezzano", in linea con la sua connotazione culturale, ospita la mostra "Settanta angeli in un unico cielo. Heysel e Superga tragedie sorelle". Un allestimento che, alimentando la cultura del ricordo vuole favorire anche una nuova cultura sportiva. Un modo di vivere il calcio con passione, ma nel rispetto di chi la pensa diversamente da noi. Una mostra, dal forte impatto emotivo, che racconta la realtà dei fatti, legati a due tragedie accomunate dal dolore che hanno prodotto. E sono proprio la morte, il dolore, la pietà e la dignità umana oltre alla sacralità dei luoghi delle tragedie ad essere il filo conduttore di questo allestimento fotografico e documentale dalla forte connotazione educativa. Di fronte a drammatiche storie come quelle narrate in questa mostra non si può rimanere indifferenti. L'inaugurazione, in programma sabato 27 settembre 2014, alle ore 18 presso il Museo civico (Palazzo Donadoni) di Melfi, sarà preceduta da un incontro, moderato dal giornalista del Tg5 Beppe Gandolfo,  al quale parteciperanno Domenico Beccaria, presidente dell’Associazione Memoria storica granata, Giampaolo Muliari direttore del Museo del Grande Torino e della leggenda Granata, Don Aldo Rabino, guida spirituale del Torino Fc,  Francesco Caremani  autore del libro "Heysel, la verità di una strage annunciata" e Domenico Laudadio curatore del sito "saladellamemoriaheysel.it". La mostra rimarrà aperta fino al 12 ottobre prossimo.

26 settembre 2014

Fonti: Melfilive.it - Torinofc.it - Torinogranata.it - La Gazzetta del Mezzogiorno - Il Quotidiano

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2014 

Ricordando Superga e Heysel, a Melfi emozioni e riflessioni

Inaugurata la mostra "Settanta angeli in un unico cielo"

"Con l’incontro odierno e con la mostra su Superga e Heysel stiamo facendo la storia, stiamo regalando alle generazioni future un’occasione per riflettere sul calcio, quello che è ma anche quello che dovrebbe essere. Soprattutto un gioco come recita l’acronimo Figc: lasciamo giocare i nostri ragazzi al pallone, altrimenti attueremo una forma di pedofilia nei loro confronti, quella di utilizzare i loro corpi per la nostra fame di vittorie e di successo".  Con queste parole don Aldo Rabino, guida spirituale del Torino Fc ha concluso la presentazione della mostra "Settanta angeli in un unico cielo. Heysel e Superga tragedie sorelle"  allestita a Melfi presso il museo civico di palazzo Donadoni. L’evento, organizzato dal locale Toro club "Gian Paolo Ormezzano", con il patrocinio del comune di Melfi, ha visto la partecipazione numerosa ed attenta, non solo di tifosi e sportivi ma anche di giovani calciatori appartenenti alle società As Melfi, F.T.S. Rionero, Venusia calcio, AtellaMonticchio, "Peppe Sabino" Palazzo San Gervasio e Sport Melfi. Introdotti da Gianluca Tartaglia, presidente del Toro club Melfi, i lavori sono proseguiti con i saluti dell’assessore comunale al Patrimonio Alessandro Panico e del presidente del Comitato Regionale della Figc Piero Rinaldi. E’ toccato, invece, a Giampaolo Muliari, direttore del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata e curatore della mostra, aprire la serie dei qualificati interventi. "Settanta angeli in un unico cielo è un invito ad andare oltre; è un messaggio di fratellanza sportiva di cui tutti abbiamo bisogno. Per questo dico grazie, con tutto il cuore, a Melfi e alla sua gente per aver riproposto (prima volta in Italia dopo quella del Museo) questa mostra, questo incontro, che ha il merito di ricordare a tutti noi che non esistono i nostri morti e i morti degli altri; i nostri Angeli e gli Angeli degli altri; esiste solo un unico cielo che li abbraccia tutti". Sulla stessa lunghezza d’onda Francesco Caremani, autore del libro "Heysel, la verità di una strage annunciata". "Questa mostra - ha detto il giornalista aretino - è un seme di cultura sportiva nel fango del calcio italiano. E’ un dovere portarla in giro per l’Italia e un onore averla portata a Melfi che l’ha accolta con grande entusiasmo e con uno spirito di accoglienza senza pari. Ripartiamo da qui con le parole di don Aldo Rabino: oggi stiamo facendo la storia !". Poi l’intervento di Domenico Laudadio, custode del Museo Virtuale Multimediale "www.saladellamemoriaheysel.it". "Le dure immagini dei corpi pietosamente allineati fuori al piazzale dello Stadio Heysel ed ai piedi della carlinga in rottami a Superga è il messaggio più efficace e trasversale in grado di abbattere qualunque riserva o pregiudizio di sorta sulla sacralità della vita e sul rispetto del lutto al di sopra dei colori della propria fede. Non ha davvero alcun senso opporre disquisizioni nell’esercizio della memoria di queste due immani "tragedie sorelle" poiché  il rispetto è la pietra angolare su cui si erige l’onore in ogni latitudine". Il giornalista del Tg5 Beppe Gandolfo, che ha moderato con maestria l’incontro, è stato insignito del premio giornalistico "Cuore Granata". "Sono emozionato e sorpreso per il riconoscimento conferitomi dal Toro club di Melfi. Un premio - ha detto Gandolfo - che trovo quanto mai azzeccato perché Il mio Toro, la mia missione il libro con don Aldo Rabino è stato scritto proprio con il cuore".

29 settembre 2014

Fonte: Melfilive.it - Torinofc.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2014 

Cristo si fermò all’Heysel

di Paolo Iuliano e Francesco Piluso

Nell’articolo parliamo della storia dello stadio Heysel, uno stadio prestigioso ma che purtroppo è tristemente famoso soprattutto per la tragedia datata 1985 in occasione della finale tra Juventus e Liverpool. A breve sarà abbattuto e ricostruito ma la macchia di quella catastrofe immane rimarrà per sempre.

Lo stadio Heysel è un impianto situato a Bruxelles, che, oltre ad essere la struttura ufficiale degli incontri della nazionale belga, è stato protagonista di ben 4 finali di Champions League, che all’epoca si chiamava Coppa dei Campioni. A partire dal 1996, Re Baldovino diventa il nuovo nome utilizzato per definire tale impianto sportivo.  Oltre alle finali di Champions, l’Heysel ha ospitato altre 4 finali di Coppa delle Coppe (1964, 1976, 1980, 1996) e la finale di Coppa Uefa del 1983. In particolare, le finali di Coppa Campioni disputate presso l’Heysel sono le seguenti: Real Madrid - Milan (2-2; 3-2) del 1958, vinta dal Real;  Real Madrid - Partizan (2-1), vinta ancora una volta dai Blancos; Bayern Monaco–Atletico Madrid (4-0), stravinta dal Bayern dopo essere stata ripetuta, nell’anno 1974; Juventus - Liverpool (1-0) del 1985, vinta dalla Juventus, che purtroppo passerà alla storia per motivi extra sportivi. La strage - Correva l’anno 1985 e l’impianto belga si prepara ad ospitare l’ultima delle 5 finali, in cui si affrontarono il Liverpool e la Juventus. Poco prima dell’inizio del match, le frange più estreme del tifo inglese (Hooligans) abbandonarono il loro spicchio di stadio e si spinsero verso i tifosi bianconeri per cercare lo scontro, ma la zona di stadio posta sotto assedio non era occupata dal tifoso organizzato juventino, bensì da semplici sostenitori… Nella ressa più totale alcuni sostenitori provarono a scappare, altri si lanciarono nel vuoto ma la grande maggioranza si ammassarono contro il muro opposto al settore della curva occupato dai tifosi del Liverpool, struttura che crollo per il troppo peso… Molte persone rimasero schiacciate, la strage dell'Heysel provocò 39 morti, 32 dei quali italiani. Nel tentativo di evitare ulteriori scontri la partita fu regolarmente disputata. Il Seguito - Nel corso degli Europei del 2000, disputati in Belgio e Olanda, l’Italia ha giocato nello stadio Heysel in due occasioni e, nel primo di questi due match (vinto dagli azzurri per 2-0 contro il Belgio), Paolo Maldini e l’attuale Commissario Tecnico Antonio Conte (che all’epoca era il capitano della Juventus) hanno deposto dei fiori sotto la targa che commemora la strage descritta. Per l’occasione della candidatura del Belgio a Euro2020, a Bruxelles sembra sia già stato deciso che lo stadio Heysel verrà abbattuto e ricostruito e questa notizia ha suscitato anche delle polemiche. Ad ogni modo, riteniamo che il nuovo stadio non cancellerà il ricordo e che quella tragedia rimarrà per sempre una macchia indelebile per il calcio.

10 novembre 2014

Fonte: Pronosticidipiazza.com

ARTICOLI STAMPA e WEB NOVEMBRE 2014 

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