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ARTICOLI GIUGNO-AGOSTO 2019
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ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO-AGOSTO 2019
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GIUGNO-AGOSTO 2019
ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO 2019

Tre tornei per ricordare la strage dell'Heysel

Fiori, musica e parole davanti al Mirabello, per non dimenticare le 39 vittime dell’Heysel

 "Heysel tragedia di tutti"

Calcio: memorial Heysel e presentazione del libro, l’ex difensore della Juve Sergio Brio in città

Inaugurato al Ct De Guido di Mesagne il Palatennis "Alberto Guarini"

Mesagne, inaugurato nel Circolo Tennis "De Guido" il Palatennis "Alberto Guarini"

Mesagne: inaugurato il palatennis "Alberto Guarini" intitolato a una vittima dell’Heysel

Calcio, Sergio Brio a Siracusa: "Il nostro calcio era migliore, questa terra è stupenda"

Calcio giovanile, spettacolo al "De Simone" nel ricordo dell’Heysel. Il via dato da Sergio Brio

Memorial Heysel – Curva Sud presente al fianco di Juve e Den Haag

Tre tornei per non dimenticare con lo Juventus Club Meda

Il calcio dei tifosi

Torneo dei tifosi della Juve per ricordare le vittime bianconere: raccolti fondi per i bambini disabili

Torna in teatro la tragedia dell'Heysel

ARTICOLI STAMPA e WEB LUGLIO 2019

"Quelli di ... via Filadelfia", solidarietà bianconera in ricordo delle vittime di piazza San Carlo

Parla Carpitelli, sopravvissuto all’Heysel: "Non ho mai voluto vedere nulla di quella notte..."

ARTICOLI STAMPA e WEB AGOSTO 2019

Supercoppa Europea: la Juve si congratula con il Liverpool, tifosi divisi

Agnelli ricorda le vittime dell’Heysel: "Sempre nei nostri cuori"

JUVENTUS CLUB Prima la commemorazione allo stadio, poi le partite di calcio e pallavolo

Tre tornei per ricordare la strage dell'Heysel

MEDA (ggc) Tre tornei per ricordare la strage dell'Heysel. Hanno preso il via mercoledì 29 maggio, con la tradizionale commemorazione alla presenza di don Angelo Fossati allo stadio "Città di Meda", gli appuntamenti dell'iniziativa "29.5.85 alla memoria", organizzata dallo "Juventus Club" con il patrocinio del Comune e della Regione per commemorare i 39 tifosi morti nel 1985 poco prima dell'inizio della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool allo stadio Heysel di Bruxelles. Il 3 giugno è stato dato il fischio di inizio alla quarta edizione giovani con la dedica "Un gol per Filippo", che si concluderà l'8 giugno: in campo le categorie 2007-2009-2011. Domenica 9 giugno, invece, sarà la volta della 13esima edizione del torneo tra tifosi Juventus a cui parteciperanno una squadra del Deen Hag (Olanda) e una dell'Avellino. Infine, novità di quest'anno, la prima edizione del torneo di beach volley serale, al via il 2 giugno.

2 giugno 2019

Fonte: Giornale di Seregno

ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO 2019 

Fiori, musica e parole davanti al Mirabello,

per non dimenticare le 39 vittime dell’Heysel

In tantissimi hanno partecipato alla manifestazione rendendo omaggio al monumento di via Matteotti, l’unico in Italia.

LA CERIMONIA. Sono state ricordate ieri mattina, davanti al monumento costruito davanti allo stadio Mirabello per non dimenticare l'immensa tragedia avvenuta il 29 maggio 1985, le 39 vittime dello stadio Heysel di Bruxelles, tra le quali il fotografo reggiano Claudio Zavaroni. La cerimonia si è svolta, ironia della sorte, all'indomani del trionfo del Liverpool in Champions League, con i tifosi dei Reds profondamente cambiati rispetto agli Hooligans che 34 anni fa causarono la morte dei tifosi italiani prima della finale di Coppa dei Campioni celebrati da tutti per il loro comportamento allo stadio di Madrid. Ieri mattina, in via Matteotti, sono stati letti i nomi delle vittime, alle quali è stato reso omaggio con mazzi di fiori e con l'Ave Maria di Schubert, cantata da Elisa Gibertoni, e la lettera inviata al Comitato Per non dimenticare HeyseI dalla Juventus Fc, rappresentata anche dalla presenza del gonfalone bianconero. Hanno partecipato all'evento i rappresentanti di moltissimi club bianconeri, come quelli di Bologna, Meda, Gattinara, Patina, Nord Est, Abruzzo, Ladispoli, Grugliasco, Val Taro, Giulianova, Mutina, Castelfiorentino, Padova, Toscana e Riccione. Sono intervenuti anche presidente e vicepresidente del Museo Grande Torino, Domenico Mecu Beccaria e Giampaolo Muliari, Omar Rottoli con una interpretazione artistica del suo monologo alla memoria delle 39 vittime. "Tutti gli anni - commenta luliana Bodnari, presidente del Comitato Heysel - sempre più gente partecipa alla commemorazione. Questo è il 13esimo anniversario della nascita del comitato, che non ha scopi di lucro e vuole valorizzare l'immagine del monumento, organizzare convegni per conoscere questa vicenda tragica, perché non si possa mai più ripetere".

3 giugno 2019

Fonte: Gazzetta di Reggio

ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO 2019 

Il ricordo a 34 anni dalla terribile notte di Bruxelles

"Heysel tragedia di tutti"

di Guido Vaciago

Toccante cerimonia di commemorazione al monumento di Reggio Emilia con il presidente del museo granata Beccaria insieme al comitato vittime.

Sono passati 34 anni dalla tragedia dell'Heysel, ma le cerimonie per ricordarne le vittime non sono meno toccanti. Quella di Reggio Emilia, dove è sorto un monumento per ricordarle proprio davanti allo stadio Mirabello, è sempre una delle più importanti e anche ieri è stata toccante e partecipata. C’era anche il presidente del Museo Grande Torino Domenico Beccaria che ha speso parole importanti e ha donato la bandiera granata con la scritta "+39 rispetto" che già era stata esposta allo stadio, dopo che lo striscione per onorare i Caduti di Superga era comparso nella curva Juventina durante il derby. "Rabbrividisco quando sento dire che il 29 maggio è una data triste per la storia della Juventus, perché lo è per tutto il calcio mondiale, proprio come il 4 maggio. Un concetto Importante che, finalmente, sembra trovare sempre maggiore condivisione nel variopinto mondo del tifo, nel quale non sempre purtroppo le tragedie hanno avuto il rispetto dovuto". È importante, quindi, che arrivino costantemente dei segnali forti, come la presenza di Beccaria (e di Giampaolo Muliari direttore del museo granata) a Reggio Emilia o quella di Paolo Galimberti, presidente del JMuseum, alle commemorazioni per i 70 anni di Superga. A Reggio Emilia ci sono state tante testimonianze anche alla presenza di familiari delle vittime. Alcuni come Emanuela Casula hanno mandato una lettera. Mentre la Juventus ha inviato una composizione di rose e un rappresentante con lo stendardo ufficiale della società. Il monumento di Reggio Emilia è sorto perché una delle vittime di quella notte fu il fotografo reggiano, allora 23enne, Claudio Zavaroni. Formato da 39 steli, fu realizzato ispirandosi ai piletti dello stadio Heysel. L'ideatore dell'opera è l'artista fiammingo Gido Vanlessen, mentre l'ingegner Tolmino Menozzi e Il designer Ivan Fontanesi del verde pubblico del Comune di Reggio Emilia ne hanno curato l'inserimento in loco. Dal 1990, quando l'opera arrivò a Reggio Emilia, quell'angolo all’ombra del Mirabello è diventato per sempre uno dei posti più importanti per tenere accesa la memoria e non spegnerla mai.

3 giugno 2019

Fonte: Tuttosport

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Calcio: memorial Heysel e presentazione del libro,

l’ex difensore della Juve Sergio Brio in città

Si disputerà domenica prossima, 9 giugno, dalle ore 9, allo stadio Nicola De Simone di Siracusa, la terza edizione del Memorial Heysel 1985, organizzato dal Club Doc Heysel Siracusa con il patrocinio del comitato provinciale Aics. Alla manifestazione prenderanno parte le formazioni esordienti di Real Siracusa A e B, il Sortino calcio e RG Siracusa. Venerdì 7 giugno, alle ore 19,30, nella sede dell’Aeronautica militare di via Elorina, nell’ambito del torneo di calcio giovanile, sarà presente, con Luigia Casertano, l’ex difensore della Juventus, Sergio Brio che presenterà il libro autobiografico, "Sergio Brio, l’ultimo stopper".

5 giugno 2019

Fonte: Siracusaoggi.it

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La nuova struttura dedicata alla memoria del ventenne studente universitario morto il 29 maggio 1985 nella tragedia dell'Heysel.

MESAGNE - Nei giorni scorsi è stato inaugurato formalmente il Palatennis "Alberto Guarini" nell’ambito del Circolo Tennis "Dino De Guido" di Mesagne, ormai sodalizio d’eccellenza del tennis pugliese. L’intitolazione della nuova struttura al giovane Alberto Guarini ha un profondo significato soprattutto affettivo oltre che culturale e sociale. Il 29 maggio del 1985, allo stadio "Heysel" di Bruxelles, nella tragedia causata dagli hooligan inglesi prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio tra le squadre della Juventus e del Liverpool trovarono la morte 39 persone, 37 (Ndr: 32) delle quali di nazionalità italiana, tra queste il giovanissimo Alberto Guarini mentre il padre Bruno rimaneva gravemente ferito. Proprio a conclusione del 1985, il Circolo ospitava una interessante conferenza del giudice costituzionale Renato Dell’Andro, del quale fu discepolo Dino De Guido, socio fondatore e primo vice presidente del sodalizio, scomparso prematuramente nel 1976, al quale il club mesagnese è intitolato; il tema della conferenza era strettamente inerente all’evento appena vissuto: "Sport e democrazia". Il 28 gennaio 1986, su iniziativa di molti amici della famiglia Guarini, unitamente ad alcune associazioni sportive e non, si costituiva la Fondazione "Alberto Guarini", nel ricordo del giovane universitario appena ventenne. La presidenza della nascente fondazione veniva affidata a Gino Sconosciuto, legato alla famiglia Guarini da un vincolo di profonda, amicizia. Dopo 32 anni di vita e di attività, la Fondazione Guarini decideva di devolvere l’intero patrimonio residuo al Circolo Tennis "Dino De Guido" di Mesagne affinché il sodalizio potesse procedere alla copertura dei campi 3 e 4 con una struttura pressostatica amovibile nei mesi estivi per consentire ai frequentatori della Scuola addestramento tennis di svolgere l’attività didattica anche nel periodo autunno-invernale. Altro scopo, istituire una borsa di studio "Alberto Guarini" consistente nel finanziare annualmente la partecipazione ad uno stage di addestramento presso un centro estivo nazionale della Fit per un allievo della Scuola addestramento Tennis distintosi per i risultati tecnici e comportamentali. Infine, abbinare il tradizionale appuntamento annuale del Torneo nazionale open di tennis al Memorial "Alberto Guarini" che, giunto alla sua 19^ edizione, quest’anno si svolgerà dal 7 al 16 giugno. La cerimonia di inaugurazione della struttura, alla presenza di un folto pubblico di soci e appassionati del tennis, è iniziata con gli interventi del presidente della Fondazione, Gino Sconosciuto, e del presidente del Circolo Tennis "Dino De Guido", Nicola De Guido. Si è proceduto, quindi, al momento più emozionante della cerimonia, alla presenza della famiglia di Alberto, della mamma Lucia, della sua unica sorella Paola e del nipote Gabriele, al quale è stato riservato il compito del taglio del nastro inaugurale della nuova struttura, a cui è seguita la benedizione impartita da don Angelo Galeone, decano dei sacerdoti mesagnesi. Da ultimo, quale migliore rappresentazione dello spirito dell’obiettivo raggiunto, i bambini e i ragazzi della Scuola addestramento tennis 2018/2019, si sono esibiti sotto la guida del loro staff tecnico.  Erano presenti il presidente del Comitato Regionale Fit, Francesco Mantegazza, i consiglieri regionali Enzo Sferra e Alessandro Dell’Aquila, il delegato provinciale Fit, Francesco Ruggiero, e il delegato provinciale del Coni, Oronzo Pennetta.

5 giugno 2019

Fonte: Brindisireport.it

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Mesagne, inaugurato nel Circolo Tennis "De Guido" il Palatennis "Alberto Guarini"

Nei giorni scorsi è stato inaugurato formalmente il Palatennis "Alberto Guarini" nell’ambito del Circolo Tennis "Dino De Guido" di Mesagne, ormai sodalizio d’eccellenza del tennis pugliese. L’intitolazione della nuova struttura al giovane Alberto Guarini ha un profondo significato soprattutto affettivo oltre che culturale e sociale; il 29 maggio del 1985, allo stadio "Heysel" di Bruxelles, si disputava la finale di Coppa dei Campioni di calcio tra le squadre della Juventus e del Liverpool. Alberto Guarini, il padre Bruno, peraltro, socio fondatore del Circolo mesagnese, e numerosi tifosi italiani, erano in quello stadio in un clima di gioioso entusiasmo, quando, ancor prima dell’inizio dell’incontro, gli "hooligans" inglesi, ubriachi e violenti, scatenavano la propria follia, aggredendo gli inermi tifosi italiani. Perdevano la vita tragicamente 39 persone, 37 (Ndr: 32) delle quali di nazionalità italiana. Alberto perdeva la sua giovane vita schiacciato letteralmente dalla folla delirante e il padre Bruno rimaneva gravemente ferito; rientrerà a Mesagne solo dopo qualche mese di cure prestate, prima a Bruxelles e dopo a Bologna. Proprio a conclusione di quell’infausto 1985, il Circolo ospitava una interessante conferenza del giudice costituzionale on. Prof. Renato Dell’Andro, del quale fu discepolo Dino De Guido, socio fondatore e primo vice presidente del sodalizio, scomparso prematuramente nel 1976, al quale il club mesagnese è intitolato; il tema della conferenza era strettamente inerente all’evento appena vissuto: "Sport e democrazia". Il 28 gennaio 1986, su iniziativa di molti amici della famiglia Guarini, unitamente ad alcune associazioni sportive e non, si costituiva la Fondazione "Alberto Guarini", che, nel ricordo di Alberto, giovane universitario appena ventenne, sportivo, dolce e amante dello sport, si proponeva come obiettivo primario, quello di rappresentare un monito nei confronti di qualsivoglia degenerazione nello sport, attraverso opportune iniziative culturali, sociali e sportive soprattutto rivolte ai giovani e al territorio. La presidenza della nascente fondazione veniva affidata al dott. Gino Sconosciuto, legato alla famiglia Guarini da un vincolo di profonda, affettuosa e storica amicizia; la sua presidenza è stata ininterrotta sino all’atto conclusivo, quando, dopo 32 anni di vita e di tanta apprezzabile attività, la Fondazione decideva di devolvere l’intero patrimonio residuo al Circolo Tennis "Dino De Guido" di Mesagne affinché il sodalizio potesse procedere alla copertura dei campi n. 3 e 4 con una struttura pressostatica removibile nei mesi estivi per consentire ai frequentatori della Scuola Addestramento Tennis di svolgere l’attività didattica anche nel periodo autunno-invernale, senza interruzioni dovute alle avverse condizioni atmosferiche; istituire una borsa di studio "Alberto Guarini" consistente nel finanziare annualmente la partecipazione ad uno stage di addestramento presso un centro estivo nazionale della FIT per un allievo della Scuola addestramento Tennis che si sia distinto per i risultati tecnici e comportamentali; abbinare il tradizionale appuntamento annuale del torneo Nazionale Open di Tennis al Memorial "Alberto Guarini" che, giunto alla sua 19^ edizione, quest’anno si svolgerà dal 7 al 16 giugno. La cerimonia di inaugurazione, alla presenza di un folto pubblico di soci e appassionati del tennis, è iniziata con gli interventi del Presidente della Fondazione Gino Sconosciuto e del Presidente del Circolo Tennis "Dino De Guido" Nicola De Guido i quali, ciascuno per le proprie competenze, hanno dettagliato l’evoluzione dell’ operazione che ha visto come obiettivo precipuo, l’unione delle forze e la condivisione di un progetto comune che, fortemente sostenuto dalla famiglia Guarini, potesse degnamente ricordare la figura di Alberto. I due relatori hanno voluto pubblicamente ringraziare la dott.ssa Notaio Augusta Massari che ha supportato il progetto sotto l’aspetto giuridico e procedurale, con passione e professionalità. Si è proceduto, quindi, al momento più emozionante della cerimonia, alla presenza della famiglia di Alberto, della mamma Lucia, della sua unica sorella Paola e del nipote Gabriele, al quale è stato riservato il compito del taglio del nastro inaugurale della nuova struttura, a cui è seguita la Santa Benedizione impartita da don Angelo Galeone, decano dei sacerdoti mesagnesi. Da ultimo, quale migliore rappresentazione dello spirito dell’obiettivo raggiunto, i bambini e i ragazzi della Scuola Addestramento Tennis 2018/2019, si sono esibiti sotto la guida del loro staff tecnico. Erano presenti il presidente del Comitato Regionale FIT Francesco Mantegazza, i consiglieri regionali Enzo Sferra e Alessandro Dell’Aquila, il Delegato Provinciale FIT Francesco Ruggiero e il Delegato Provinciale del CONI Oronzo Pennetta; messaggi augurali sono pervenuti dai due consiglieri nazionali FIT Donato Calabrese e Isidoro Alvisi che, nel corso degli anni, hanno sempre fatto sentire la loro amichevole vicinanza al sodalizio mesagnese. Il Palatennis "Alberto Guarini", d’ora in avanti, dovrà costituire un insostituibile contenitore di solidarietà, amicizia e bellezza interiore, nel segno dei valori più esaltanti che lo sport deve necessariamente donare alle nuove generazioni.

5 giugno 2019

Fonte: Brindisicronaca.it - Ilgazzettinobr.it

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Mesagne: inaugurato il palatennis "Alberto Guarini" intitolato a una vittima dell’Heysel

Nei giorni scorsi è stato inaugurato formalmente il Palatennis "Alberto Guarini" nell’ambito del Circolo Tennis "Dino De Guido" di Mesagne, ormai sodalizio d’eccellenza del tennis pugliese. L’intitolazione della nuova struttura al giovane Alberto Guarini ha un profondo significato soprattutto affettivo oltre che culturale e sociale; il 29 maggio del 1985, allo stadio "Heysel" di Bruxelles, si disputava la finale di Coppa dei Campioni di calcio tra le squadre della Juventus e del Liverpool. Alberto Guarini, il padre Bruno, peraltro, socio fondatore del Circolo mesagnese, e numerosi tifosi italiani, erano in quello stadio in un clima di gioioso entusiasmo, quando, ancor prima dell’inizio dell’incontro, gli "hooligans" inglesi, ubriachi e violenti, scatenavano la propria follia, aggredendo gli inermi tifosi italiani. Perdevano la vita tragicamente 39 persone, 37 delle quali di nazionalità italiana. Alberto perdeva la sua giovane vita schiacciato letteralmente dalla folla delirante e il padre Bruno rimaneva gravemente ferito; rientrerà a Mesagne solo dopo qualche mese di cure prestate, prima a Bruxelles e dopo a Bologna. Proprio a conclusione di quell’infausto 1985, il Circolo ospitava una interessante conferenza del giudice costituzionale on. Prof. Renato Dell’Andro, del quale fu discepolo Dino De Guido, socio fondatore e primo vice presidente del sodalizio, scomparso prematuramente nel 1976, al quale il club mesagnese è intitolato; il tema della conferenza era strettamente inerente all’evento appena vissuto: "Sport e democrazia".

Il 28 gennaio 1986, su iniziativa di molti amici della famiglia Guarini, unitamente ad alcune associazioni sportive e non, si costituiva la Fondazione "Alberto Guarini" , che, nel ricordo di Alberto, giovane universitario appena ventenne, sportivo, dolce e amante dello sport, si proponeva come obiettivo primario, quello di rappresentare un monito nei confronti di qualsivoglia degenerazione nello sport, attraverso opportune iniziative culturali, sociali e sportive soprattutto rivolte ai giovani e al territorio. La presidenza della nascente fondazione veniva affidata al dott. Gino Sconosciuto, legato alla famiglia Guarini da un vincolo di profonda, affettuosa e storica amicizia; la sua presidenza è stata ininterrotta sino all’atto conclusivo, quando, dopo 32 anni di vita e di tanta apprezzabile attività, la Fondazione decideva di devolvere l’intero patrimonio residuo al Circolo Tennis "Dino De Guido" di Mesagne affinché il sodalizio potesse procedere alla copertura dei campi n. 3 e 4 con una struttura pressostatica removibile nei mesi estivi per consentire ai frequentatori della Scuola Addestramento Tennis di svolgere l’attività didattica anche nel periodo autunno-invernale, senza interruzioni dovute alle avverse condizioni atmosferiche; istituire una borsa di studio "Alberto Guarini" consistente nel finanziare annualmente la partecipazione ad uno stage di addestramento presso un centro estivo nazionale della FIT per un allievo della Scuola addestramento Tennis che si sia distinto per i risultati tecnici e comportamentali; abbinare il tradizionale appuntamento annuale del torneo Nazionale Open di Tennis al Memorial "Alberto Guarini" che, giunto alla sua 19^ edizione, quest’anno si svolgerà dal 7 al 16 giugno. La cerimonia di inaugurazione, alla presenza di un folto pubblico di soci e appassionati del tennis, è iniziata con gli interventi del Presidente della Fondazione Gino Sconosciuto e del Presidente del Circolo Tennis "Dino De Guido" Nicola De Guido i quali, ciascuno per le proprie competenze, hanno dettagliato l’evoluzione dell’ operazione che ha visto come obiettivo precipuo, l’unione delle forze e la condivisione di un progetto comune che, fortemente sostenuto dalla famiglia Guarini, potesse degnamente ricordare la figura di Alberto. I due relatori hanno voluto pubblicamente ringraziare la dott.ssa Notaio Augusta Massari che ha supportato il progetto sotto l’aspetto giuridico e procedurale, con passione e professionalità.Si è proceduto, quindi, al momento più emozionante della cerimonia, alla presenza della famiglia di Alberto, della mamma Lucia, della sua unica sorella Paola e del nipote Gabriele, al quale è stato riservato il compito del taglio del nastro inaugurale della nuova struttura, a cui è seguita la Santa Benedizione impartita da don Angelo Galeone, decano dei sacerdoti mesagnesi. Da ultimo, quale migliore rappresentazione dello spirito dell’obiettivo raggiunto, i bambini e i ragazzi della Scuola Addestramento Tennis 2018/2019, si sono esibiti sotto la guida del loro staff tecnico. Erano presenti il presidente del Comitato Regionale FIT Francesco Mantegazza, i consiglieri regionali Enzo Sferra e Alessandro Dell’Aquila, il Delegato Provinciale FIT Francesco Ruggiero e il Delegato Provinciale del CONI Oronzo Pennetta; messaggi augurali sono pervenuti dai due consiglieri nazionali FIT Donato Calabrese e Isidoro Alvisi che, nel corso degli anni, hanno sempre fatto sentire la loro amichevole vicinanza al sodalizio mesagnese. Il Palatennis "Alberto Guarini", d’ora in avanti, dovrà costituire un insostituibile contenitore di solidarietà, amicizia e bellezza interiore, nel segno dei valori più esaltanti che lo sport deve necessariamente donare alle nuove generazioni. Circolo "Dino De Guido"

6 giugno 2019

Fonte: Noinotizie.it

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Calcio, Sergio Brio a Siracusa:

"Il nostro calcio era migliore, questa terra è stupenda"

di Manuel Bisceglie

C’è chi gli chiede chi sarà l’allenatore della Juventus ("oramai penso Sarri…"), chi da tifoso sfegatato gli mostra con orgoglio un tatuaggio bianconero sulla coscia ("ma io non li concepisco perché siamo cresciuti in altra generazione, oggi quando vado in spiaggia mi sento fuori luogo…") e chi, come Elio Gervasi, ripercorre aneddoti in campo fra l’ex guardalinee di Serie A e Sergio Brio, protagonista all’Aereonautica militare nella presentazione del suo libro "L’ultimo stopper", nell’ambito del Memorial di calcio amatoriale in ricordo delle vittime dell’Heysel organizzato dallo Juve club siracusano di Salvo Speranza in collaborazione con l’Aics. Luigia Casertano ha "accompagnato" Sergio Brio nella stesura di questo libro ed apre la serata ricordando le finalità sociali e solidali di questo evento. Ma il grande protagonista è stato l’ex difensore della Juve che vinse tutto negli anni ‘80 elogiando Siracusa: "È stupenda, molto simile alla mia Lecce, ricca di storia e fascino. Noi del sud siamo molto calorosi e lo siete anche voi. Questa è una terra fantastica, poi è molto juventina. Questo libro racconta la storia proprio di un ragazzo del sud che riuscì a farcela. L’ultimo stopper, perché? Non per presunzione ma quando ho smesso io, il ruolo è cambiato, sono nati i due difensori centrali, è cambiato molto il calcio ma in peggio, più resistenza e velocità, ma allora c’erano più giocatori di qualità e tutti volevano venire in Italia per cui da noi era molto valorizzato, magari meno muscolare ma più bello. Il ruolo era certamente delicato, l’ultimo stopper deve essere la persona che capisce bene i momenti perché il ruolo è molto delicato come tutti gli altri del resto. Oggi racconto un calcio diverso, quando ero a Lecce ed ero alle prime armi sentivo che il pallone si sarebbe sgonfiato prima o poi e vedo che oggi visti i tanti problemi è così". E a chi gli chiede dell’Heysel, Brio risponde: "Heysel come si vive ? Male, ogni anno è un ricordo pesante anche in ricordo delle vittime e di quelle famiglie".

7 giugno 2019

Fonte: Siracusaoggi.it

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Calcio giovanile, spettacolo al "De Simone"

nel ricordo dell’Heysel. Il via dato da Sergio Brio

di Manuel Bisceglie

Sigurtà e Speranza regalano il trofeo di calcio amatoriale giovanile allo Juve Club Heysel in ricordo delle vittime dell’Heysel dopo il 2-0 in finale contro la Riccardo Garrone, il Real Siracusa si aggiudica il terzo posto dopo aver vinto ai rigori (9-8) contro il Sortino. Le quattro squadre hanno dato vita oggi alla manifestazione di calcio giovanile svoltasi allo stadio De Simone, per la quale il calcio d’inizio era stato dato da Sergio Brio. L’ex difensore della Juventus era già stato il protagonista venerdì all’Aereonautica militare in occasione della presentazione del proprio libro per una due giorni tra cultura e sport organizzata dallo Juve Club di Salvo Speranza in collaborazione con l’Aics di Siracusa di Enzo Nassetta.

9 giugno 2019

Fonte: Siracusaoggi.it

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Memorial Heysel – Curva Sud presente al fianco di Juve e Den Haag

La Curva Sud Avellino presente a Gela al fianco della Juve e del Den Haag

Una giornata stupenda all’insegna dello sport e della fratellanza. Quest’oggi a Meda, i tifosi biancoverdi della Curva Sud, insieme ai tifosi juventini ed olandesi dell’Ado Den Haag, si sono incontrati per il 14esimo memoriale in onore delle vittime del Heysel. Una giornata di sport che rafforza il legame tra le tifoserie, quest’anno presenti in numerosi spalti italiani (li ricordiamo a Rieti nella finale dello spareggio col Lanusei e con la Lupa Roma) a sostegno della rinascita biancoverde. "Rispettiamo chi ci rispetta" è stato lo slogan usato dalle 3 tifoserie, unite ormai da un forte gemellaggio e unione.

9 giugno 2019

Fonte: Sportavellino.it

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Tre tornei per non dimenticare con lo Juventus Club Meda

Calcio e beach volley per ricordare la strage dell'Heysel, l'edizione giovani dedicata a Filippo Finocchio.

Tre tornei all’insegna dello sport, dell’amicizia e del ricordo. Un successo la manifestazione "29.5.85 alla memoria" organizzata dallo "Juventus Club" con il patrocinio del Comune e della Regione allo stadio "Città di Meda" per ricordare la strage dell’Heysel. Due tornei di calcio, uno dedicato a Filippo Finocchio. Tre manifestazioni sportive per commemorare i 39 tifosi morti nel 1985 poco prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool allo stadio di Bruxelles. Sabato 8 giugno si è conclusa la quarta edizione del torneo giovanile con la dedica "Un gol per Filippo", in ricordo di Filippo Finocchio, il promettente calciatore per anni in forza all’Ac Meda scomparso a soli 15 anni per un tumore. A trionfare nella categoria 2007 "Sisport Juventus", mentre nelle categorie 2009 e 2011 il "Renate". Domenica 9 giugno, invece, tutti in campo per la 13esima edizione del torneo tra tifosi Juventus a cui hanno partecipato una squadra del Deen Hag (Olanda) e una dell’Avellino. A vincere lo "Juventus Club Cermenate".

Novità il torneo di beach volley, soddisfatto lo Juventus Club Meda.

Infine, novità di quest’anno, la prima edizione del torneo di beach volley serale, vinto dalla squadra "Meda drift". "È andato tutto benissimo, è sempre una grande emozione. Grazie a tutti i partecipanti e a chi ha contribuito all’organizzazione dell’iniziativa", commenta soddisfatto il presidente dello "Juventus Club" Romeo Radice.

10 giugno 2019

Fonte: Giornaledimonza.it

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Il calcio dei tifosi

di Beppe Franzo

Il torneo del JC Meda, giunto alla 13ma edizione onora, al pari di quello dell’Associazione "Quelli di... Via Filadelfia", la Memoria delle Vittime dell’Heysel.

Come ormai avviene da molti anni a Meda, a Torino e in altre città, giugno è il mese del "Calcio giocato". Non quello professionistico, giunto ormai all’epilogo stagionale, ma quello dei tifosi. Dei tanti ragazzi che per un’intera stagione hanno macinato chilometri al seguito della propria squadra e ora indossano gli scarpini per quei quattro calci al pallone che sono molto di più di una semplice sgambettata. Il torneo del JC Meda, giunto alla 13ma edizione onora, al pari di quello dell’Associazione "Quelli di... Via Filadelfia", la Memoria delle Vittime dell’Heysel. E non solo la loro, visto che a Meda si ricorda anche la figura di Rez e a Torino anche le vittime del Luzhniki di Mosca e, come nella presente edizione, le figure di Erika Pioletti, Marisa Amato e Antonio Megalizzi. Gli stessi momenti di sentita partecipazione, sono il "Memorial Bussatori" a Bassano del Grappa e il "Torneo Manu con Noi" di Carrara. A Bassano le squadre si affrontano per non dimenticare "il Guaguaro" e la tragedia di Bruxelles del maggio 1985, da cui nacque il gruppo oggi chiamato "Nucleo". A Carrara vivono nella memoria e nello spirito dei partecipanti, Emanuele Boni ed Enrico Carlesi, recentemente scomparso. Tornei sentiti, partecipati, agonisticamente combattuti, anche se in questo caso "Vincere non è l’unica cosa che conta", ma prevale il Ricordo, la Memoria, la voglia e lo spirito di aggregazione in nome di un ideale. Nobile. La riprova di questa insita "nobiltà" di cuore, sta nel fatto che i vari organizzatori si prodigano in maniera gratuita all’organizzazione degli eventi, donando i proventi sul territorio ad associazioni e organizzazioni di volontariato. Chiude come sempre questa lunga sfilza di tornei amatoriali estivi, quello organizzato dai "Drughi" dove, come ormai avviene da diversi anni, si contendono il primato le varie Sezioni del Gruppo.

14 giugno 2019

Fonte: Torinoggi.it

ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO 2019 

Torneo dei tifosi della Juve per ricordare le vittime

bianconere: raccolti fondi per i bambini disabili

di Andrea Perisotto

Dall’Heysel a Marisa Amato ed Erika Pioletti, passando per Antonio Megalizzi e i tifosi del Lužniki: ricordo e raccola fondi per la onlus "La Perla" nel torneo organizzato dai tifosi bianconeri.

"Siete sempre con noi, siete sempre con noi: non vi lasceremo mai". E’ un coro rivolto al cielo forte e potente quello eseguito dai tifosi della Juventus che oggi, domenica 16 giugno, si sono ritrovati ai campi Olympic di Collegno per un torneo di calcio a 5 in memoria dei caduti bianconeri. I tifosi, tra pallone, birra e bambini in festa, hanno omaggiato le vittime dell’Heysel, del Luzhniki di Mosca (tragedia gemella), Marisa Amato, Erika Pioletti e Antonio Megalizzi. Un’occasione per tenere vivo il ricordo dei caduti bianconeri ma anche per fare beneficienza: i proventi del torneo infatti, al netto delle spese di gestione, verranno infatti devoluti interamente all’onlus "La Perla" che si occupa di sostegno a bambini affetti da disabilità. Non è la prima volta che gli ultras bianconeri si ritrovano e ricordano le loro vittime: giunto alla quarta edizione, il torneo organizzato dall’associazione "Quelli di … via Filadelfia" vede la presenza di quasi tutti i gruppi di tifosi juventini e la partecipazione dei tifosi dell’Avellino, del Den Haag e dello Spartak Mosca. Quest’ultimi infatti condividono con i supporters bianconeri il dramma di una tragedia: quella dello stadio Lužniki di Mosca. Anche quest’anno, per la quarta volta, la parte calda del tifo bianconero è riuscita, con il torneo, a lasciare un segno tangibile di solidarietà. Un’iniziativa particolarmente apprezzata anche da Danilo D’Ingeo, figlio di Marisa Amato: "Noi li ringraziamo, hanno fatto tanto anche per ottenere una targa in memoria di mia mamma". Ed è Beppe Franzo, presidente di "Quelli di … via Filadelfia", a spiegare le ragioni che hanno portato al torneo di oggi: "Volevamo organizzare tutte le vittime legate alla Juventus, direttamente e indirettamente". Sulla targa in ricordo di Erika Pioletti e Marisa Amato, vittime della serata del 3 giugno 2017, Franzo ribadisce: "L’abbiamo voluta e richiesta, è doveroso che un evento così tragico faccia parte della memoria collettiva di una città per sempre".

16 giugno 2019

Fonte: Torinoggi.it

ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO 2019 

Torna in teatro la tragedia dell'Heysel

Unico narratore: David Gramiccioli

Torna la tragedia dell'Heysel nella sua versione teatrale raccontata dal più bravo narratore italiano del momento: David Gramiccioli.

39 vite spezzate all'interno di uno stadio dove si doveva disputare la gara più importante per clubs di calcio, la finale di quella che oggi si chiama Champions League. Le due squadre più forti al mondo per quell'epoca, la più umana ed annunciata delle tragedie, perché su quella notte volteggiavano i fantasmi degli incidenti verificatisi l'anno primo a Roma in occasione della finale di Coppa dei Campioni proprio tra Roma e Liverpool, ma anche quelli di 5 mesi prima del 29 maggio 1985 che turbarono la finale di Super Coppa Europea che si disputò a Torino tra Juventus e Liverpool. Oltraggioso nei confronti delle vittime e dei loro familiari parlare di tragica fatalità, sarebbe bastato tener conto di quanto abbiamo riportato per evitare questa strage. Gramiccioli narra tra memoria sportiva e storica, con garbo e maestria, ne accentua i tratti salienti senza mai appesantire un dolore che è già insostenibile. Il ricordo si intreccia alle parole, la commozione al senso più nobile ed alto della poesia, la voce del narratore ammanta di teatro la storia. Imperdibile. Sabato prossimo 22 giugno ad Alba (Cn) Ore 18,30 TEATRO DELL'ALBA HOTEL Corso Asti, 5 In occasione del 50esimo dello Juventus official fan club Alba Pompeia Gianluca Pessotto.

20 giugno 2019

Fonte: Notizienazionali.it

ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO 2019 

"Quelli di ... via Filadelfia", solidarietà bianconera

in ricordo delle vittime di piazza San Carlo

I soldi raccolti con il torneo di calcio a 5 donati all'associazione onlus La Perla.

di Cristina Palazzo

"Quelli di… via Filadelfia" donano il ricavato del torneo di calcio a 5 all’associazione onlus "La Perla". Oggi una delegazione del gruppo nato per preservare la storia e la memoria del tifo juventino della curva omonima, ha deciso di devolvere i 2.500 euro raccolti durante il torneo che ha visto partecipare team da tutto il mondo, per donarli alla realtà che da anni si occupa di volontariato sul territorio. Il torneo era stato dedicato alla memoria delle vittime della strage Heysel e dello stadio Luzhniki, al giovane giornalista Antonio Megalizzi ucciso nell’attentato di dicembre a Strasburgo, ma anche alle vittime di piazza San Carlo, Erika Pioletti e Marisa Amato. E proprio la onlus "I sogni di Nonna Marisa" si è unita alla causa donando 500 euro". Un doveroso e sentito ringraziamento agli organizzatori, ai collaboratori, a quanti si sono prodigati attivamente alla buona riuscita dell’evento. Oltre alla onlus a ricordo della signora Amato, che sorriderà felice da lassù - dicono "Quelli di… via Filadelfia" - Tutti insieme si Vince. E mai Vittoria più meritata è stata raggiunta, facendo felici chi ne ha bisogno".

2 luglio 2019

Fonte: Repubblica.it

ARTICOLI STAMPA e WEB LUGLIO 2019 

Parla Carpitelli, sopravvissuto all’Heysel: "Non ho mai voluto vedere nulla

di quella notte prima di 7-8 anni. Mio fratello mi cercava tra i cadaveri"

di Fabio Marzano

Gianni Carpitelli, tifoso juventino e sopravvissuto all’inferno dell’Heysel, ha rilasciato delle dichiarazioni in esclusiva alla nostra redazione.

TORINO - Sono trascorsi quasi 35 anni da quando è stata scritta una delle più brutte pagine della storia del calcio, quando il 29 maggio del 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles, perdevano la vita 39 persone, in occasione della finale di Champions League tra Juventus e Liverpool. Ancora oggi però, quella drammatica e tragica notte non viene mai dimenticata e anzi, ogni anno viene commemorata dai parenti delle vittime e da tutto il popolo bianconero. A tenere vivo il ricordo è stato un tifosissimo della Vecchia Signora, Gianni Carpitelli che quella serata infernale l’ha vissuta sulla sua pelle, riuscendo però a salvarla e a tornare in Italia da solo, quando era ancora un minorenne.

Cosa rappresenta la Juve per lei ?

"La Juventus per me è la vita. A livello sportivo ha sempre rappresentato qualcosa che va oltre il tifo. È la mia seconda pelle, va al di là di una partita di calcio. L’ho sempre sentita in maniera particolare, quando ero giovane chiaramente molto di più, ora tra lavoro e famiglia sono un po’ limitato ma è sempre al centro dei miei pensieri".

Questo senso di appartenenza ai colori bianconeri, è incrementato dopo quella tragica notte ?

"No. Io avendola vissuta in prima persona e avendo rischiato di non tornare quella notte sono rimasto un po’ deluso da tutto l’ambiente circostante, politica compresa. Per quanto riguarda la squadra, io quella partita non l’ho vissuta perché, fortunatamente mi trovavo in tutt’altro posto dallo stadio nel momento in cui stavano giocando. Non ho mai voluto vedere niente di quella notte prima dei 7-8 anni, non ci riuscivo. Però non ho mai avuto un distacco dalla squadra dal punto di vista sportivo anche se per me quella Coppa non esiste. Per quanto riguarda quella serata e quella partita ho rimosso tutto, però l’attaccamento alla squadra e ai colori è rimasto tale. Ho rivisto tutte le finali negli anni successivi, sia in tv che andando allo stadio. L’unico momento in cui ho avuto veramente paura quella notte è stato quando mi hanno trascinato fuori lo stadio e mi hanno caricato su una camionetta insieme a due tifosi inglesi. Mi hanno messo le manette e siamo partiti a 200 all’ora. Io ho avuto paura perché non conoscendo le leggi del Belgio e non sapendo perché ero finito lì, facevo anche pensieri folli del tipo: "Ora ci portano in un campo e ci sparano", in quei frangenti pensi a tutto. Poi fortunatamente, avendo studiato francese a scuola, sono riuscito a cavarmela e la notte mi hanno rilasciato".

Che atmosfera si respirava prima del match ? Temevate gli inglesi o pensavate di passare una serata di sport ?

"Noi siamo partiti con il pullman da Firenze e abbiamo saputo che qualcosa non andava con i biglietti solamente a Strasburgo. Ci siamo fermati lì la notte a mangiare una cosa e a bere una birra insieme agli altri tifosi. Ci hanno voluto dare gli ultimi biglietti rimasti che erano quelli per la curva Z e solo allora abbiamo appreso che si trattava del settore accanto ai tifosi inglesi. Però lì per lì l’abbiamo presa in maniera molto tranquilla, senza neanche pensarci troppo. Poi la mattina successiva abbiamo saputo che ci furono alcuni incidenti e tafferugli nella piazza centrale di Bruxelles. Io mi ricordo benissimo che feci una battuta del tipo: "Si dovrebbe restare qui a guardarla in tv", pensandoci dopo con il senno di poi, ti rendi conto che era destino. Arrivati fuori dallo stadio si vedeva già che c’erano dei casini, con gente sdraiata a terra. Prima della partita in quella situazione li, speri di non pensarci e vai dentro, poi però una volta entrato, quando mi sono reso conto delle condizioni che c’erano all’interno, con una rete da pollaio che divideva noi dai tifosi inglesi e con soli 3 poliziotti, ti accorgi in che situazione delicata ti trovi.  Io sono stato fortunato perché sono riuscito a farmi trascinare verso il basso, dove c’era una porticina che affacciava sulla pista di atletica, dove inizialmente i poliziotti non facevano neanche passare e provavano a chiudere, siamo riusciti a passare in circa 20 persone e io sarò stato il 19esimo, un vero colpo di fortuna. Solo che a differenza degli altri che sono andati tutti sotto la tribuna dei giornalisti, dove c’erano le ambulanze per farsi medicare, io sono andato dalla parte opposta della curva. Questo perché due anni prima ero ad Atene e avevo conosciuto 3 ragazzi di un fan club della Juve che erano lì anche loro e speravo che magari vedendomi mi riconoscessero, ma era una follia. Era un’atmosfera da guerriglia, sapevamo degli Hooligans, però cerchi sempre di non pensarci finché non lo provi realmente. Le gradinate si rompevano come fossero pezzi di carta, credo non ci sia stato neanche il momento di pensare più a niente, se non il fatto di indietreggiare e cercare di ripararsi. Nella mischia ho perso anche mio fratello e l’ho ritrovato dopo due giorni a casa, per farti capire in che clima eravamo, ognuno pensava a salvare sé stesso".

Cosa è accaduto realmente all’interno del settore Z ?

"Mi ricordo vagamente alcune cose. Mi ricordo che siamo entrati dentro lo stadio ed è accaduto poco tempo dopo che noi eravamo li. Loro iniziarono prima a fare dei cori, poi secondo me, quando la curva era completamente piena, quando anche l’alcool era risalito bene e noi invece eravamo ancora pochi tifosi, con molti spazi vuoti, li è successo il vero dramma. Credo mancasse circa un’ora e mezzo prima che la gara iniziasse. Dopo un po’ abbiamo iniziato a vedere questo lancio di oggetti di qualsiasi tipo che ci sfioravano le teste, poi dalla parte alta dello stadio ci siamo accorti che gli inglesi avevano iniziato a sfondare la rete e a passare nel nostro settore, con sassi, bottiglie rotte, aste delle bandiere e da lì sinceramente non ho più visto nulla, se non in televisione. Mi sono ritrovato in questa ondata di gente, saremo state circa 5000 persone e non potevi andare dove ti pareva, ma venivi trascinato dalla folla, questo era testimoniato dal fatto che altrimenti anche le 39 vittime sarebbero volute andare in tutt’altro posto. La mia salvezza è stata il fatto che io sono stato spinto verso il basso, vicino alla porta della pista di atletica dalla quale sono riuscito ad uscire. Altri invece si sono buttati verso l’alto dove erano gli inglesi e si sono salvati. Diciamo che ognuno ha usato la sua tattica per mettersi in salvo, ma chi era veramente al centro di quel settore, ha passato l’inferno. Poteva andare peggio ma poteva andare anche molto molto meglio".

Lei una volta arrivato sulla pista di atletica, si è accorto subito della situazione o pensava che ci fossero solo dei feriti ?

"No, io in teoria ero convinto non ci fossero neanche i feriti. In quel momento pensavo a salvarmi, ho detto tra me e me vado di là per via dei ragazzi di Atene che dicevo prima, ma è stato un gesto stupido se ci penso ora. Se fossi andato sotto la tribuna magari mi sarei reso conto più da vicino cosa fosse realmente accaduto, o per lo meno sarei riuscito a mettermi in contatto con mio fratello e i miei genitori e forse sarebbe andata meglio. Io non mi sono reso conto di nulla all’inizio. Durante la notte però, ho visto che arrivavano in continuazione a portare dei sacchi neri vicino alla cella dove ero io, tutti contenenti abiti insanguinati. Chiesi gentilmente cosa fosse successo a un gendarme e lui mi rispose in maniera squallida: "Ci sono stati degli incidenti, ci sono stati dei morti", poi fece una battuta e disse: "Cosa te ne frega tanto avete vinto". Me lo ricordo molto bene perché se potessi tornare indietro lo prenderei a calci. Avevo solo 17 anni, stavo passando una notte da incubo ma sapevo che prima o poi mi avrebbero rilasciato perché non avevo fatto nulla".

Da tifoso juventino e avendo vissuto quella serata, lei condanna o giustifica il gesto di Platini ?

"Sono molto combattuto su questa cosa. Avendo vissuto la serata e se non ci fosse stato quello che è accaduto, da sportivo dico che è un gesto che chiunque farebbe se segna un gol in finale di Champions, da quel punto di vista posso anche capire. Riportando il nastro indietro però penso che quella partita non l’avrei mai fatta giocare. C’è stata veramente mancanza di ordine pubblico, lo stadio crollava a pezzi, non c’erano poliziotti, è stato sottovalutato veramente tutto, compreso il fatto di mettere gli italiani accanto agli inglesi. Per quanto riguarda l’esultanza in sé per sé ti ci devi trovare, perché per uno sportivo segnare un gol così importante può essere comprensibile che reagisca cosi. Certo però, mi sarei risparmiato di scendere all’aeroporto di Torino con la Coppa in mano. Sinceramente io l’avrei lasciata nella stiva dell’aereo".

Molti giocatori hanno sempre dichiarato di non essersi accorti di nulla, pensi che sia possibile ?

"Io non credo proprio. Chiunque potesse interessarsi dell’accaduto si sarebbe reso conto che fosse accaduto qualcosa, magari non capivi se ci fossero stati morti, però che fosse successo qualcosa di serio era inevitabile capirlo. Un conto poi è essere protagonisti in curva e un conto è esserlo all’interno, dove hai tutti gli occhi del mondo addosso e i vertici dell’UEFA presenti, che ti pressano per far sì che la partita venga giocata, è sempre tutto da valutare. Documentandomi poi posso dirti che non mi è piaciuto anche il gesto dello stesso Boniperti".

Come è riuscito poi a tornare in Italia ?

"Io sono riuscito perché la mattina successiva alla stazione di Bruxelles, ho sentito due persone parlare italiano, un giornalista de La Stampa e un padre con il figlio. Mi hanno prestato i soldi per arrivare in Lussemburgo, altrimenti poi non li avrebbero avuti per tornare loro. A me bastava uscire dal Belgio, potevano mandarmi anche in Finlandia basta che uscissi da lì, era il mio unico desiderio. A Lussemburgo alcuni poliziotti del posto mi comprarono il biglietto e riuscii a tornare in Italia. Nel frattempo i miei genitori erano già all’aeroporto di Pisa per andare a Bruxelles, convinti di venirmi a prendere in una bara perché non avevano più notizie mie di nessun tipo, né dai morti, né dai feriti gravi, mio fratello non riusciva a dargli spiegazioni. Io sono riuscito ad avvisare a casa, a una nostra amica di famiglia che era rimasta lì a prendere le telefonate. Di conseguenza avvisò la polizia italiana della mia chiamata e riuscii poi a ritrovare la mia famiglia. Dal mercoledì sera io sono tornato di sabato mattina alle 4″.

Gli eventi di quella notte hanno poi causato degli effetti collaterali sulla vita quotidiana ?

"Io forse no. Poi ognuno di noi pensa di essere sempre invincibile, comunque a livello pratico non ne ho risentito in maniera particolare. Io dopo quella partita sono andato da solo a Monaco in treno, a vedere la partita contro il Borussia, sono andato a Manchester da solo a vedere quella con il Milan, insomma ho sempre continuato ad andare allo stadio e a fare le mie cose. ho partecipato a manifestazioni di ogni tipo e posso dire che l’ho catalogato come un incidente di percorso. Mio fratello invece è rimasto segnato, va ancora in cura dallo psicologo, lui poi ha trascorso il tempo a sollevare i cadaveri per vedere se mi trovava in mezzo ai corpi delle persone morte e questo credo lo abbia traumatizzato. Non riesce più a fare la fila neanche per andare a fare la spesa, poi ha un carattere spigoloso e differente dal mio. Forse alcune cose che io non ho visto a lui hanno cambiato il corso delle cose".

Ringraziamo cortesemente Gianni Carpitelli per la disponibilità.

15 luglio 2019

Fonte: Juvenews.eu

ARTICOLI STAMPA e WEB LUGLIO 2019 

Supercoppa Europea: la Juve si congratula con il Liverpool, tifosi divisi

Quando i nomi di Juventus e Liverpool vengono accostati è normale, financo scontato, che possano nascere dei malumori. Per molti tifosi bianconeri i fatti accaduti il 29 maggio del 1985 allo Stadio Heysel di Bruxelles restano una ferita aperta: 39 morti per una partita di calcio non si dimenticano ed i responsabili o, comunque, chi è legato ai colori dei Reds non potrà mai essere supportato. Non stupiscono perciò le reazioni che parte della tifoseria bianconera ha espresso al post di congratulazioni pubblicato dalla Juve in favore del Liverpool, fresco vincitore della Supercoppa Europea.

15 agosto 2019

Fonte: Ilbianconero.com

ARTICOLI STAMPA e WEB AGOSTO 2019 

Agnelli ricorda le vittime dell’Heysel: "Sempre nei nostri cuori"

Il presidente della Juve a Liverpool per una riunione dell’Eca ha postato una foto della targa commemorativa in onore dei 39 tifosi che persero la vita il 29 maggio del 1985.

"Always in our hearts" ("sempre nei nostri cuori"). Questo il tweet con cui il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha oggi voluto ricordare le vittime della tragedia dell’Heysel. Il presidente si trova a Liverpool per una riunione dell’Eca e ha postato una foto della targa commemorativa in onore dei 39 tifosi che persero la vita il 29 maggio del 1985, prima della finale di Coppa Campioni tra la Juventus e il Liverpool.

16 agosto 2019

Fonte: Torino.corriere.it

ARTICOLI STAMPA e WEB AGOSTO 2019 


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