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ARTICOLI SETTEMBRE-DICEMBRE 2019
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ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE-DICEMBRE 2019
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SETTEMBRE-DICEMBRE 2019
ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019

Heysel, addio alla mamma di Giusy Conti

Lettera a Commisso: "Non accetti la vergogna dei cori sull'Heysel"

Cori contro i morti dell'Heysel alla festa della curva Fiesole, la Fiorentina condanna

Festa della Fiesole, cori sull'Heysel: la condanna della Fiorentina

Muore la mamma di una delle vittime dell'Heysel: la Juve invia un telegramma

Heysel, telegramma della Juventus per la mamma di Giusy

La Gazzetta, i cori sull’Heysel e il vero salto di qualità

NARDELLA, Cori Heysel ? Firenze è un'altra. Ora...

Cori Heysel, ora basta

Tweet Associazione su cori Heysel di Firenze

Commisso: "Mai più cori sull'Heysel e su Scirea"

Zuliani (JTV): "Non bisogna minimizzare cori, scritte e adesivi sull'Heysel..."

VEDOVA SCIREA, Cori Heysel: ringrazio Commisso

Chirico accusa Barone: Sentiremo cori Heysel per 50 anni ancora

ARTICOLI STAMPA e WEB OTTOBRE 2019

L’appello dei tifosi dopo l’Heysel: "Restituire quella Coppa sarà il nostro fiore all’occhiello"

Restituire ? Non sono d’accordo

Storia di un Monumento

Il libro sull'Heysel riaccende il dibattito: la coppa è da restituire ?

L'Heysel, il calcio come guerra e il dilemma della Juve: doveva davvero esserci un vincitore ?

ARTICOLI STAMPA e WEB NOVEMBRE 2019

Il parco di via Modena in memoria dell’Heysel

Addio a Dante Grassi, suo il cippo dell’Heysel

È morta la mamma di Claudio Zavaroni la vittima reggiana dell'Heysel

Mosca e i suoi Fratelli

ARTICOLI STAMPA e WEB DICEMBRE 2019

Heysel, 40 anni dopo. Mattioli: "La Juve fu costretta a giocare !" 

AREZZO

Heysel, addio alla mamma di Giusy Conti

Addio alla mamma di Giusy Conti, la studentessa morta all'Heysel il 29 maggio 1985, una delle 39 vittime nella calca dello stadio di Bruxelles scatenata dagli hooligans prima della finale Juventus - Liverpool. La signora Marisa aveva 75 anni. Da quel giorno la sua vita fu stravolta, poi nel suo cammino ha incontrato anche la malattia. Negli ultimi giorni l'aggravamento, venerdì 6 settembre si è spenta all'ospedale San Donato di Arezzo. Lunedì i funerali a Rigutino alle 10.30. Una donna di straordinaria forza e coraggio. Finite le lacrime, ha vissuto portando il sorriso della sua Giusy che vide partire con la bandiera bianconera per assistere alla finale della Coppa dei Campioni, come si chiamava allora. "Mamma torno con la Coppa", disse Giuseppina a Marisa mentre partiva con babbo Antonio. E quella coppa insanguinata, per la signora Marisa, aveva un valore speciale. La mamma di Giusy nonostante la tragedia è rimasta sempre legata al calcio e alla Juventus, che seguiva con passione. Quella maledetta sera sentì per televisione dei disordini ed ebbe un presentimento. La notte le dissero che suo marito e la figlia erano rimasti coinvolti. Al mattino riuscì a sentire per telefono Antonio, che era in ospedale, e le dette la terribile notizia. Travolto dalla folla, non era riuscito a salvarla. La signora Marisa, sorretta dalla fede, ha portato avanti la sua famiglia con straordinaria energia e dedizione. Il Corriere di Arezzo si stringe intorno al dolore del marito Antonio e dei figli Giovanni e Francesco. Fu proprio grazie al Corriere che un giorno Marisa poté incontrare Marco Tardelli, uno degli idoli della sua Giusy, quando era allenatore dell'Arezzo. E stringendogli la mano si commosse.

7 settembre 2019

Fonte: Corrierediarezzo.corr.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

Lettera a Commisso: "Non accetti la vergogna dei cori sull'Heysel"

di Giovanni Capuano

L'imbarazzante video e il dovere di intervenire. Il nuovo proprietario sfrutti l'amore dei tifosi viola per imporre il rispetto delle 39 vittime.

Dear Mr Commisso, questa è una lettera aperta a Lei che insieme alla Fiorentina si è preso anche il cuore dei tifosi viola. La adorano e vivono il suo arrivo in Italia come una sorta di liberazione rispetto alla tormentata storia con i Della Valle, sognano che rifaccia grande la Viola e le hanno aperto oggi un credito quasi illimitato. È un rapporto bellissimo che ci auguriamo duri nel tempo, di pari passo con il ritorno ai massimi livelli di una squadra e di una città che sono nel cuore di tutti. È impossibile non amare Firenze e non rispettarla, anche nell'asprezza della rivalità campanilistica che - lo avrà capito in fretta - è uno degli ingredienti principali del nostro calcio. Oggi, caro presidente, Lei ha la possibilità unica di poter parlare alla sua gente facendosi ascoltare. Una situazione invidiabile che Le chiediamo di spendere per cancellare una delle vergogne che accompagna da sempre Fiorentina-Juventus, la sfida più attesa dai tifosi viola. Ci riferiamo alla colonna sonora che accompagna questa rivalità con riferimento ai 39 morti della notte dell'Heysel, una delle pagine più tragiche della storia dello sport italiano ed europeo. Cori, scritte inneggianti a quel dramma. Un repertorio osceno che nessuno è mai riuscito a zittire, anno dopo anno, sfida dopo sfida, vergogna dopo vergogna. Un video pubblicato sui social network e girato alla festa degli ultras della Curva Fiesole lo scorso 7 settembre riprende i suoi tifosi cantare ancora una volta quel coro al cospetto del suo braccio destro Joe Barone. Una scena brutta, resa ancor più inaccettabile dalla coincidenza di quella presenza sul palco. Caro presidente Commisso, Le chiediamo di ribellarsi. Di non accettare la logica di quei cori, di non giustificarli e di non tollerarli, Lei che viene da un paese che ha una cultura sportiva molto diversa e più civile rispetto alla nostra. Prenda posizione pubblicamente, chieda di cancellare la presenza di quei cori dallo stadio Franchi, spenda la sua immagine e il suo credito per una battaglia di civiltà non differibile. Il silenzio non è ammesso. Dire "fate i bravi" non basta. Lei oggi è il padrone di Firenze calcistica ed è all'inizio di una stagione in cui vorrà lasciare il segno portando a Firenze non solo soldi, idee, progetti e calciatori ma anche un sistema di valori nel quale si possa riconoscere. Cominciare cancellando quella vergogna sarebbe il miglior inizio. Non farlo assomiglierebbe a una resa complice.

8 settembre 2019

Fonte: Panorama.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

Cori contro i morti dell'Heysel alla festa

della curva Fiesole, la Fiorentina condanna

L'episodio accaduto durante la visita di Joe Barone all'iniziativa dei tifosi.

Firenze, 8 settembre 2019 - Cori contro i morti dell'Heysel sono partiti, durante la festa della curva Fiesole, da un gruppo di tifosi della Fiorentina. I cori sono finiti in un video che ha fatto il giro del web e sono stati ripresi durante la visita alla festa del braccio destro di Rocco Commisso, Joe Barone. Roventi le polemiche. La Fiorentina ha commentato sdegnata, stigmatizzando l'accaduto: "Fin dal primo giorno il presidente Rocco Commisso è stato chiaro: no a cori offensivi, violenti e razzisti. Dispiace che finisca nel mirino una tifoseria come quella viola e nello specifico quella della curva Fiesole per colpa di pochi che hanno cercato di guastare quella che era semplicemente una festa del nostro tifo". La tragedia dello stadio Heysel avvenne a Bruxelles, prima della finale di Coppa dei Campioni del 1985 tra Juventus e Liverpool. Trentanove tifosi juventini morirono negli scontri provocati da tifosi del Liverpool. (NDR: Nonostante 3 gradi di processo e centinaia di fonti e testimonianze capita ancora dopo 35 anni di leggere che i morti della curva z si "scontrarono" con gli inglesi. È falso ed offensivo per la loro memoria)

8 settembre 2019

Fonte: Lanazione.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

Festa della Fiesole, cori sull'Heysel: la condanna della Fiorentina

Brutto episodio in occasione dei festeggiamenti dei sostenitori viola. La società: "No a cori offensivi, violenti e razzisti".

Brutto episodio in occasione della festa privata della Curva Fiesole quando sono stati cantati alcuni cori contro le vittime della strage dell'Heysel. Il tutto è stato ripreso in un video apparso sul profilo Facebook di Fiorentina Community. Immediata la risposta del club toscano: "Fin dal primo giorno il presidente Commisso è stato chiaro: no a cori offensivi, violenti e razzisti. Dispiace che finisca nel mirino una tifoseria come quella viola e nello specifico quella della curva Fiesole per colpa di pochi che hanno cercato di guastare quella che era semplicemente una festa del nostro tifo". Gli stessi Joe Barone, braccio destro di Commisso, e Dario Dainelli, dirigente ed ex giocatore viola, hanno preso parte alla festa senza però udire, come ribadito dal club, alcun coro relativo alla strage nel corso della loro permanenza.

8 settembre 2019

Fonte: Gazzetta.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

Muore la mamma di una delle vittime

dell'Heysel: la Juve invia un telegramma

di Giuseppe Giannone

La Juventus ha inviato un telegramma di condoglianze alla famiglia di Marisa Belardini, mamma di Giusy Conti, una delle 39 vittime della tragedia dell'Heysel, per la morte della signora all'età di 75 anni. Marisa Belardini, di Rigutino, paesino in provincia di Arezzo, è stata ricordata con grande commozione da tutti i cittadini, come riportato dal "Corriere di Arezzo". Giusy Conti, figlia della Belardini, è deceduta all'Heysel quando era solo una bimba, travolta dalla folla. Papà Antonio, in quell'occasione, non poté far nulla per salvarla.

9 settembre 2019

Fonte: Tuttojuve.com

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

AREZZO

Heysel, telegramma della Juventus per la mamma di Giusy

Telegramma della Juventus ai familiari di Marisa Belardini, la mamma di Giusy Conti, una delle 39 vittime della strage dell'Heysel. La morte della donna ha suscitato grande commozione a Rigutino, dove viveva, e in tutto l'Aretino dove i Conti sono molto conosciuti e stimati. I funerali della signora Marisa si sono svolti alle 10.30 a Rigutino. Il club bianconero ha voluto partecipare al dolore con un messaggio inviato al marito Antonio e ai figli Giovanni e Francesco. Marisa, che aveva 75 anni, ha continuato ad amare il calcio e la Juventus nonostante la tragedia, proprio perché la figlia Giuseppina era innamorata di questo sport e della sua squadra. Il 29 maggio 1985 era partita per Bruxelles annunciando alla mamma: "Torno con la coppa". E quella coppa dei Campioni, pur insanguinata, per la signora Marisa era qualcosa di sacro. Giusy venne travolta dalla calca nello stadio maledetto, dopo l'attacco degli hooligans del Liverpool. Babbo Antonio non riuscì a proteggerla. Nei giorni successivi venne restituita alla famiglia la macchina fotografica della studentessa, 17 anni, che conteneva il rullino con l'ultima foto: lei felice con la bandiera della Juve sulle spalle come un mantello. Nel massacro dell'Heysel, Arezzo pianse anche per la morte del dottor Roberto Lorentini, medico, che prima di perdere la vita si prodigò per soccorrere persone rimase ferite.

9 settembre 2019

Fonte: Corrierediarezzo.corr.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

La Gazzetta, i cori sull’Heysel e il vero salto di qualità

di Massimo Zampini

1) Il racconto dei fatti, intanto, perché non tutti seguono i social

– alla festa della curva Fiesole, qualche giorno fa, alcuni tifosi viola hanno intonato i soliti cori agghiaccianti contro le vittime dell’Heysel, irridendo i "39 che non tornarono più" in quello che è stato, a sentire il testo, "per noi viola un giorno sacro". Sacro, insomma, il giorno in cui morirono 39 persone, tra cui un bambino. Nella difficilissima gara di imbecillità tra tanti cori incredibili delle varie curve, questo probabilmente conquista il primato assoluto;

– la Gazzetta commenta questi cori con i giusti toni ("vergognosi") a pag. 19 ma poi, a pag. 33, con un trafiletto che evidenzia il su e giù della giornata, si rivolge ai tifosi viola con queste parole: "Ragazzi, non sarebbe l’ora di fare un salto di qualità e cambiare tema ?".

– Le parole sono inappropriate per un coro così selvaggio: ragazzi ? Cambiare tema ? Per Un salto di qualità ? Perché, della qualità c’è già ma si può fare meglio ? Toni e contenuti che sarebbero comprensibili se riferiti ai tifosi di Juventus e Inter che ancora battagliano su Calciopoli, non se si festeggia "il giorno sacro" di un massacro. Per questo, mostro il trafiletto sui social e commento semplicemente così: "Gazzetta durissima con quei ragazzi che per una volta potrebbero pure cambiare tema per fare un bel salto di qualità". Ovviamente senza offese, limitandomi a ribadire le loro parole, che suonano assurde a chiunque sappia di cosa stiamo parlando.

– il giorno successivo mi arriva la comunicazione di Facebook: il post è stato segnalato e cancellato per "contenuto protetto da copyright", con ammonizione a non farlo più, pena la sospensione dell’account. Il sito mi spiega come contestare il provvedimento e mi propone di contattare una persona di RCS che si occupa di questa vicenda: se lo convinco, magari può ritirare la segnalazione. Ovviamente non faccio alcuna delle due cose: l’ultimo dei miei desideri è confrontarmi con Facebook sul diritto d’autore e forse l’ultimissimo è chiedere a RCS di tornare sui propri passi, su una questione di questo tipo. Mi limito a fare un post sui social, spiegando la vicenda. Alcuni giornalisti, come Fabio Ravezzani, la rilanciano con grande indignazione, altri retwittano, altri mi danno il loro parere in privato. Fine della storia. O forse no, perché da qui si impongono alcune brevi riflessioni.

2) I media, i cori, le scritte (e quel gemellaggio)

Per me vale una regola, sempre: se si tratta solo di qualche scemo, sui social o allo stadio, certe espressioni demenziali e offensive non vanno riportate. Sui cori dei tifosi fiorentini e l’Heysel, l’anomalia è l’assiduità e la frequenza con cui viene cantato da 30 anni quel coro infame oppure il più ambiguo e ipocrita: "amo Liverpool". Cantato da tutta la curva da decenni. Senza dimenticare l’incredibile tentativo di gemellaggio con il Liverpool.  Proposta riportata positivamente da diversi giornali nostrani (leggete qui le parole di Repubblica !) ma respinta al mittente dai reds, quando hanno capito quanta infamia ci fosse dietro quell’idea. Le responsabilità dei media, ai miei occhi, sono dunque queste: troppo rilievo e spazio per la facile indignazione relativa a gesti isolati o poco più (mai riportare i 30 scemi che insultano un bimbo malato sui social; lo stesso vale per le scritte sui muri: troppo spazio a tre analfabeti che non contano niente e scrivono contro Scirea) e invece leggerezza inverosimile quando si festeggia quel "giorno sacro", si cerca un gemellaggio (!) o si canta "Amo Liverpool" (come accadrà sabato): qui, se si decide di commentarli, non possono esserci toni diversi da una condanna fermissima, possibilmente seguita da una feroce campagna per ottenere sanzioni, daspo e provvedimenti analoghi per i protagonisti (ben visibili e riconoscibili) più che per le squadre. Non c’è spazio per toni quasi paterni, come quell’infelice "ragazzi fate un salto di qualità".

3) La violazione del copyright

Detto questo, io mi sarei volentieri fermato al mio solito tweet polemico scritto in modo leggero, che vi ho riportato all’inizio: era una delle tante cadute di stile della Gazzetta di questi anni, magari un ragazzino che ha scritto quella scemenza (gravissima per il tema, ma pur sempre una scemenza) e via. Se poi, però, invece di fare un piccolo articoletto di spiegazioni di quelle parole infelici, si procede a segnalarmi per cancellare il post, allora le cose cambiano e quel trafiletto assume un valore indecente sul serio. Perché vuol dire che non è stata la leggerezza di un ragazzino, ma sono parole condivise dal giornale, che punta a tutelarle e rivendicarne l’appartenenza invocando il copyright non rispettato. Non voglio annoiare e rifarmi alla mia professione di avvocato per spiegare che le norme sul copyright, almeno fino a quando non sarà realmente recepita e applicata in Italia la recentissima e discussa direttiva europea in materia, decisamente restrittiva, non mirano a tutelare il diritto d’autore su un minuscolo trafiletto non firmato a fine giornale, unica parte del quotidiano a non avere neanche la scritta "riproduzione riservata" a fine testo. Trafiletto per di più riprodotto sui social solamente per uso di critica e discussione su una vicenda piuttosto delicata e non certo per fini commerciali e di lucro e, tantomeno, contenente contenuti in grado di anticipare parti rilevanti del giornale, disincentivando dunque i lettori all’acquisto. Anche a prescindere da una noiosa dissertazione legale su un tema controverso: a tutti voi capita di vedere quotidianamente decine di profili e gruppi che riproducono costantemente sui vari social, le intere prime pagine, titoli vari e articoli perfettamente leggibili. Altro che trafiletti di tre righe senza neanche il simbolo della riproduzione riservata. Il punto è dunque un altro: RCS e la Gazzetta volevano proprio che fosse rimossa quell’immagine sul commento ai cori dell’Heysel, probabilmente perché qualcuno si sarà vergognato e avrà preferito non farla girare troppo segnalando il diffusore, piuttosto che spiegare il senso di quelle parole e chiudere limpidamente la questione, su un tema così delicato. Ai lettori ogni giudizio.

4) Considerazioni finali

E’ una vicenda squallida, dall’inizio alla fine: da chi fa quel cori da subumani a chi li riporta con leggerezza e poi segnala chi fa notare quella indebita leggerezza; lasciamo pure perdere Facebook che cancella senza comprendere alcunché della vicenda. Chi può fare qualcosa ? I tanti tifosi viola indignati per quei cori: è ora di fischiare a più non posso anche l’ipocrita "amo Liverpool" cantato da migliaia di persone. Può farlo Commisso, che ha parlato molto bene (bravo !) e però sabato se sente quei cori deve farlo presente. Possono farlo società e forze dell’ordine, perché chi canta neanche si nasconde. Può farlo Cairo, presidente del Torino e quindi inevitabilmente legatissimo alla tragedia di Superga, ma anche editore di quella Gazzetta che segnala chi fa presente i toni sbagliati nel commentare quei cori sull’Heysel.  E poi, certo, i tifosi di tutte le squadre, in quanto se un giorno ti lamenti per i cori sui morti e il giorno dopo ti auguri che muoiano tutti i rivali per un vulcano o un’alluvione non rispetti in primis i tuoi morti, perché così indebolisci le tue (sacrosante) rivendicazioni. Buona partita a tutti, allora. Sperando che prima o poi anche certi giornali, oltre a quei "ragazzi", facciano un vero e proprio salto di qualità, anche senza cambiare tema.

11 settembre 2019

Fonte: Juventibus.com

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

NARDELLA, Cori Heysel? Firenze è un'altra. Ora...

L'edizione odierna della Gazzetta dello Sport questa mattina propone una lunga intervista al sindaco di Firenze Dario Nardella, che torna sulle polemiche legate ai cori contro i morti dell'Heysel che sono stati scanditi pochi giorni fa da alcuni tifosi viola nell'ambito della festa della Curva Fiesole: "Firenze è un’altra. Mi associo a Commisso nella condanna senza minimi giri di parole. I cori offensivi, violenti e razzisti vanno condannati sempre e senza alcuna giustificazione. Ma dico di non cadere nell’ipocrisia o in superficiali generalizzazioni: è un problema che riguarda tutte le città e tutte le tifoserie, in cui vanno distinti, individuati e allontanati i colpevoli. E a questi dobbiamo rivolgerci usando il principio giuridico della responsabilità personale, senza generalizzare. Individuati i colpevoli, resta lo spirito di Firenze. Quello che abbiamo visto in Piazza Santa Croce per l’ultimo saluto a Davide Astori. Davanti al dramma della morte non devono esistere distinzioni. Commisso può aggiungere la sua esperienza americana che fa della battaglia alla violenza, fisica o verbale, un punto fermo in tutte le discipline sportive. Da me avrà pieno sostegno per ogni iniziativa che metta al centro il rispetto. Uno stadio nuovo? Sono stato tra i fautori della legge sui nuovi stadi del 2013. Oggi porto avanti la stessa idea: uno stadio moderno, con strumenti moderni, consente di imporre un controllo maggiore. E diventa un luogo trasversale perché frequentato più volentieri anche dalle famiglie. Per Firenze decideremo in pochi giorni, il Comune e Commisso hanno idee chiare su tempi e modi". (Fonte: La Gazzetta dello Sport)

10 settembre 2019

Fonte: Firenzeviola.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

IL CASO

Cori Heysel, ora basta

di Matteo Magrini

L’indignazione dopo il video alla festa della curva Fiesole. Il presidente della Figc Gravina: "Siamo pronti a prendere provvedimenti qualora si ripetessero episodi simili".

È sempre la solita (bruttissima) storia. Fiorentina-Juventus non riesce proprio a essere una partita normale. E non è una questione di sana rivalità sportiva. Quella c’è, c’è sempre stata e sempre ci sarà. Impossibile chiedere ai tifosi viola e a quelli bianconeri di vivere questo appuntamento come fosse uno dei tanti. Quello che si può sperare, invece, è che prima o poi scompaiano cori, striscioni e comportamenti che, con lo sport (e con i relativi sfottò) non hanno niente a che vedere. Basta pensare, ad esempio, a quanto successo in occasione dell’ultimo Fiorentina-Juve, nel dicembre scorso, quando su un muro vicino al Franchi comparve la scritta "Heysel -39. Scirea brucia all’inferno". Un episodio sul quale non è mai stata fatta piena chiarezza, in particolare sui responsabili. E ora, a pochi giorni da Fiorentina-Juve in programma sabato pomeriggio, riecheggia l’eco di quell’orrendo coro sull’Heysel. È accaduto durante la festa della curva Fiesole: nella serata di domenica, infatti, un video ha fatto il giro del web. Pochi secondi nei quali si vede, e soprattutto si sente, un gruppo di ultras urlare quelle parole vergognose. Un fatto che non è piaciuto per nulla alla Fiorentina, che ha immediatamente condannato l’accaduto, prendendone le distanze. "Fin dal primo giorno - recita una nota del club viola - il presidente Commisso è stato chiaro: no a cori offensivi, violenti e razzisti. Dispiace che finisca nel mirino una tifoseria come quella viola e nello specifico quella della curva Fiesole per colpa di pochi che hanno cercato di guastare quella che era semplicemente una festa del nostro tifo". Una festa alla quale, tra l’altro, ha partecipato anche Joe Barone, braccio destro del presidente della Fiorentina (che non era presente al momento dei cori). Commisso nel corso del forum con il Corriere Fiorentino, si è esposto in maniera chiara sul tema. "Il primo giorno che sono arrivato qui un gruppo di tifosi - ha raccontato - mi ha chiesto un selfie e nella foto hanno mostrato una sciarpa con scritto "Juve merda". Io non lo sapevo e non mi è piaciuto per niente. Tutti si devono rispettare, sia le altre squadre che i tifosi". Una presa di posizione che Gabriele Gravina, presidente della Figc, accoglie a braccia aperte. "Non posso che raccogliere le parole del presidente Commisso - dice al Corriere Fiorentino - perché sono segno di grande intelligenza e sensibilità". Eppure, evidentemente, ancora il messaggio non è stato recepito. "Io però - aggiunge Gravina - credo che tutte le parti in causa, noi come Federazione e i presidenti degli altri club, possano e debbano seguire la strada indicata da Commisso, costruendo una rete di protezione per i valori di dignità e rispetto dell’essere umano". Di certo, sabato pomeriggio, l’attenzione sarà alta. "Non voglio commentare quanto successo alla festa dei tifosi, mi limito a dire che la Federazione è pronta a prendere i provvedimenti del caso qualora si verificassero episodi di quel tipo". Quali ? Difficile dirlo adesso. Troppi i fattori in gioco: la percezione di eventuali cori, il referto degli ispettori presenti sul campo, la ripetitività. Si può andare, per intendersi, dalla multa (come accaduto in occasione della prima giornata di campionato per i cori contro i napoletani, per i quali alla Fiorentina è stata recapitata una multa di 10.000 euro), alla chiusura del settore con sospensiva condizionale (in pratica sanzione sospesa fino a un eventuale nuovo episodio) alla chiusura senza sospensiva o, addirittura, alla decisione di far giocare una o più partite a porte chiuse. La domanda è: cosa può fare il club viola ? Sensibilizzare i suoi tifosi, spendersi (come ha già fatto Commisso) per stigmatizzare certi comportamenti.

10 settembre 2019

Fonte: Corrierefiorentino.corriere.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019                                     

Tweet Associazione su cori Heysel di Firenze

(Arezzo 11.09.2019) "Apprezziamo le parole del Presidente della Fiorentina che riteniamo un ottimo punto di partenza per un cambio di rotta. Adesso auspichiamo un coinvolgimento diretto dell’Associazione per dare seguito a quanto dichiarato da Commisso e per lanciare un segnale concreto". Andrea Lorentini (Presidente Ass. Familiari Vittime Heysel)

11 settembre 2019

Fonte: Associazionefamiliarivittimeheysel.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

Commisso: "Mai più cori sull'Heysel e su Scirea"

Il presidente della Fiorentina parla di tutto e manda un messaggio forte e chiaro a pochi giorni dalla sfida con la Juve.

… (Omissis) … Lei non usa il termine civile a caso. Che cosa pensa dei cori sull’Heysel ?

"Non voglio più sentirli né sull’Heysel né su Scirea. Si va contro i miei principi. E non voglio più neanche quelli contro il sud. Io sono calabrese, Joe Barone è siciliano, Montella è napoletano, attaccare i meridionali è attaccare noi. Non so chi abbia fatto quei cori, non li conosco, ma non voglio più sentirli. Ai leader della Fiesole dico: controllate i pochi che lanciano quelle urla. La Fiorentina è di tutti, mia, dei tifosi e della Fiesole. Quei cori e la violenza no".

11 settembre 2019

Fonte: Corrieredellosport.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

Zuliani (JTV): "Non bisogna minimizzare cori,

scritte e adesivi sull'Heysel, non sono solo 4 coglioni"

"Ritorna il campionato e non ci facciamo mancare niente, come al solito. Oltre la guerra dei tweet e quelli (tanti) che sfruttano la situazione per mettersi in mostra, dobbiamo parlare della serietà del problema. Se tutti gli anni prima, durante e dopo Fiorentina vs Juventus compaiono scritte, appiccicano adesivi e cantano cori offensivi sulla tragedia dell‘Heysel non bisogna minimizzare perché non sono 4 coglioni ma centinaia di pseudo persone. Invece che le dichiarazioni post vogliamo fare qualcosa di concreto per eliminare definitivamente questa bestialità ? Mai troppo tardi per intervenire, grazie". Questo il pensiero espresso dal direttore di JTV Claudio Zuliani sulla sua pagina facebook.

12 settembre 2019

Fonte: Tuttojuve.com

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VEDOVA SCIREA, Cori Heysel: ringrazio Commisso

Mariella Scirea, vedova di Gaetano, ha parlato al Corriere dello Sport: "Ringrazio il presidente viola Rocco Commisso per la sua denuncia ai cori contro la tragedia dell'Heysel. Ricordo che tempo fa, in occasione di una partita dei viola in Polonia, i Della Valle mandarono una delegazione sul luogo della scomparsa di mio marito. L'anno scorso ero a Firenze, e in zona stadio vidi delle scritte contro di lui: chi fa certe cose non può essere un tifoso di calcio". (Fonte: Corriere dello Sport)

12 settembre 2019

Fonte: Firenzeviola.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

Chirico accusa Barone: Sentiremo cori Heysel per 50 anni ancora

Monta la polemica in vista di Fiorentina-Juventus

Di tentativi di distensione non se ne vedono ancora, più si avvicina Fiorentina-Juventus e più l’impressione è che la tensione cresca e non per l’aspetto puramente sportivo. Le polemiche ataviche, rinvigorite dai cori inneggianti all’Heysel ascoltati in occasione della festa della Fiesole, hanno riacceso un fuoco che covava sotto la cenere e nonostante qualche presa di posizione del presidente viola Commisso non si respira ancora aria pulita sul tema. Le parole dette da Joe Barone ("era una battuta il giro di campo con Agnelli, non lo farei neanche per 2 miliardi di dollari") hanno avuto il potere di rinfocolare le polemiche e di indignare Marcello Chirico.

LO SFOGO - Il giornalista di Il Bianconero, volto noto di 7Gold, si sfoga e attacca il dirigente viola, accusandolo di avere nei confronti della Juve la stessa considerazione che aveva chi c’era prima alla Fiorentina, cioè i Della Valle che più di una volta erano entrati in conflitto con Agnelli.  Sostiene che risentendo le parole di Barone "i cori dell’Heysel, le scritte contro Scirea e altre turpitudini continueremo a sentirli e a leggerle anche per i prossimi 50 anni, perché la società Fiorentina non intende educare la propria tifoseria". In più aggiunge che l’attuale management dei gigliati proprio non vuol entrare in conflitto con la parte calda della sua tifoseria. Scrive Chirico: "Che si fa, quindi, con "quelli che sbagliano" ? Li si individua e li si allontana, o li perdona ancora e li si protegge, insieme a tutti gli altri ? Nel ricordare inoltre a Barone che Andrea Agnelli non è solito fare giri di campo prima delle partite, chiudo con un’ultima osservazione: dal lontanissimo 1982 Fiorentina - Juve è una gara a rischio che non si riesce proprio, ogni volta, a non esasperare… Barone, in questo senso, ha dato pure lui una mano".

LE REAZIONI - Fioccano le reazioni sui social. Anche i tifosi della Fiorentina commentano: "Da viola condanno I cori sull’Heysel ma un giro di campo con Agnelli mai, che schifo che orrore". Sul fronte bianconero tanta rabbia: "Importante vincere. Non ho mai visto Giorgio Chiellini intimorito dai cori avversari. Anzi ! Quanti Chiellini ci servirebbero!" o ancora: "Asfaltiamoli sul campo. Il resto è roba da perdenti. Solo qualche mese fa hanno sfiorato la serie B…." oppure: "Abbiamo scoperto che un altro pi…è entrato nel mondo del lavoro. Ma questo lo si sapeva già prima che arrivasse in Italia. E l’ha confermato appena arrivato a Firenze con le dichiarazioni su Chiesa. I toni ed i modi sono da cafone" e infine: "Ma è mai possibile che quando si gioca con questa squadra di caratura nazionale e internazionale 1000 volte inferiore alla nostra, ci debbano essere queste sterili e puerili discussioni ?".

12 settembre 2019

Fonte: Sport.virgilio.it

ARTICOLI STAMPA e WEB SETTEMBRE 2019 

Al Circolo della Stampa il libro di Agosti e De Luna "Juventus Storia di una passione italiana".

L’appello dei tifosi dopo l’Heysel: "Restituire

quella Coppa sarà il nostro fiore all’occhiello"

La tragedia che si consumò allo stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985 fu, da molti punti di vista, il simbolo di un calcio malato che si era sviluppato in modo tumultuoso e sregolato nello spazio di meno di un decennio, un calcio in cui si era accumulata una pressione enorme, economica e mediatica che stentava ad essere percepita dai suoi finanziatori, promotori ed organizzatori nella sua dirompente dimensione di fenomeno di massa, e che, privo di un’efficace governance internazionale, era lontano dall’avere adeguata ad essa le sue strutture e sue regole. Incidenti dentro e fuori gli stadi erano all’ordine del giorno in quegli anni, non solo in Italia. Il fenomeno dello hooliganismo rappresentava una vera e propria piaga per il calcio inglese. I fatti dell’Heysel sono noti e ricostruiti ormai da diversi studi approfonditi. Vi furono 39 vittime, 33 (Ndr: 32) delle quali italiane e 600 feriti. La partita si giocò e la Juventus vinse 1-0. I giocatori, che si dissero poi ancora ignari della tragica gravità degli incidenti, alzarono la coppa esultanti nel tradizionale giro del campo dei vincitori. Ripartirono la notte da Bruxelles e a Torino furono accolti la mattina del 30 maggio come trionfatori da decine di migliaia di tifosi (Ndr: in verità erano poche decine di tifosi all’aeroporto di Caselle). Ma l’impressione destata da quei morti fu enorme. E grande - lì per lì - fu il disagio perché tutto si era svolto quasi come se nulla fosse accaduto. Tra gli stessi tifosi juventini non mancarono appelli a restituire la Coppa. Luigi Zoppi, di Sesto Fiorentino, scrisse personalmente a Gianni Agnelli un lungo accorato telegramma che così si concludeva: "La prego, Avvocato, restituiamola al mittente. Questo gesto sarà la nostra "Coppa". Un trofeo unico e impareggiabile che nessuno ha mai vinto. Ne andremo fieri ed orgogliosi come il massimo dei risultati. Sarà il fiore all’occhiello dello stile Juventus". La Juventus non prese mai in considerazione questa ipotesi. Gianni Agnelli stesso chiamò i morti di Bruxelles "nostri caduti": non si poteva, disse, sottrarre il trofeo a uomini e donne che da anni lo sognavano e per il quale avrebbero dato ogni cosa. Del resto a coprire i corpi di molte vittime erano state bandiere e striscioni bianconeri: come è stato scritto, "il mondo del calcio rivendicava in questo modo la sua crudele autonomia". Era, o era diventato, un’organizzazione capace di metabolizzare le peggiori tragedie. E l’Heysel non fece eccezione. Tutto, la partita, la rituale premiazione con la consegna della coppa alla Juventus, l’esultanza dei giocatori e quella sfrenata dei tifosi, avvenne come una sorta di trance collettiva, indotta dal mantra "lo spettacolo deve continuare". La verità è che il calcio spettacolo, che ormai dettava le sue leggi e sempre più le avrebbe dettate, non era in grado di accettare una soluzione diversa.

29 ottobre 2019

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA e WEB OTTOBRE 2019 

Restituire ? Non sono d’accordo

di Beppe Franzo

Restituire ? Non sono d'accordo. Lo sarei stato anni prima quando quella Coppa trasudava ancora sangue e il pianto di molti si mescolava alla fallace gioia di alcuni, insensibili al dolore. "Vincere non è l’unica cosa che conta" e lo dimostrarono 39 bare interrate, con corpi paonazzi, rimasti tali nell’impeto del soffocamento. Sopravvivere a quell’ordinaria follia fu invece lo stato di necessità di molti che, salvi nel corpo, portano ancora nell’animo lo strazio delle ferite. Per tanti l’Heysel è qualcosa di più di un vecchio stadio ribattezzato e tirato a lucido. Avrebbe avuto un senso e sarebbe stato un gesto nobile restituirla allora. Forse anche chiederne la non assegnazione. Perché, a conti fatti, non è mai stata vinta. Portata a casa, alzata al cielo per incoscienza di qualcuno, con la complicità di chi allora non seppe dare indicazioni comportamentali. Restituirla ora sarebbe insensato. Quella Coppa è il nostro Santo Graal, custodisce il sangue dei martiri. Di coloro che hanno perso la vita per inseguire un sogno, per vivere una Passione. Niente può giustificare una scelta avversa a chi perse la vita per una Fede, seppure laica. Su quella Coppa, come atto di coerenza, andrebbero incisi i nomi delle 39 vittime per rimanere perennemente esposta, listata a lutto. Il 29 maggio di ogni anno dovrebbe essere occultato ogni trofeo lasciando esposto solo quello, a memoria di un dramma che fa parte della Storia.

29 ottobre 2019

Fonte: Pagina Facebook

ARTICOLI STAMPA e WEB OTTOBRE 2019 

Storia di un Monumento

Ci apprestiamo a celebrare il centoventiduesimo anno dalla fondazione della Juventus, occasione per ricordare tutte le vette sportive raggiunte dalla Signora. E se nella storia vanno annoverati tutti i momenti più significativi, tra questi la notte dell'Heysel non può essere trascurata, anzi deve avere uno spazio primario, per noi e per i tifosi di tutto il mondo. La storia è memoria, per questo oggi ospitiamo volentieri un pezzo della presidente del Comitato Per Non Dimenticare Heysel di Reggio Emilia che cerca di mantenere intatto il ricordo di trentanove fratelli che non ci sono più. A voi la lettura di un impegno civile a tinte bianconere.

"A Reggio Emilia c'è un monumento che vuole conservare il ricordo dei 39 tifosi bianconeri caduti a Bruxelles nel 1985. È ubicato nel Parco di Via G. Matteotti, all'altezza del civico numero 2, proprio di fronte al vecchio stadio Mirabello, ad appena cinquecento metri dalla stazione. La storia del monumento alla memoria delle 39 vittime dell’Heysel comincia nell'estate del Mondiale del 1990 a Verona dove la squadra belga disputava le partite del suo girone. Lo scultore fiammingo Gido Van Lessen presentò la sua opera nell'ambito delle manifestazioni culturali. Alla fine del Mondiale l'opera rimase nella città scaligera per poi essere ceduta. Approdò così a Reggio Emilia dove fu acquistata e donata al Comune. La messa in dimora ebbe luogo nel 1991. Per l'occasione venne organizzata una partita di calcio tra Reggiana e Juventus, e poi... l'oblio, la decadenza, la lenta ed inesorabile distruzione delle steli. Il monumento era stato concepito per stare nelle sale al riparo delle intemperie. La mancanza di cure adeguate fece sì che in poco più di quindici anni si avviasse a diventare polvere perché nessuno se ne occupava, men che meno il suo legittimo proprietario. Tutti lo avevano abbandonato, mai se ne erano occupati. Un monumento in ginocchio, quando nel 2007 dopo due anni di richieste al Comune si aprì uno spiraglio, così nacque il Comitato Per Non Dimenticare Heysel. Fu restaurato e la prima commemorazione fu celebrata il 1° Novembre 2008. Eravamo in pochi a ricordare i tragici fatti del 29.05.1985. Abbiamo preparato una lettera informando la Società Juventus FC la quale con allora Presidente Cobolli Gigli rispose con una lettera indirizzata al Comitato e una corona di fiori. E ogni anno Juventus FC partecipa alla commemorazione con una lettera del Presidente che è nostra premura leggere, e un bouquet di fiori. Vista la fragilità del Monumento, una fedele riproduzione dei parapetti dove la gente si appoggiava durante la partita, nel 2013 abbiamo preso la decisione di proteggerlo ancor di più costruendo una copertura per impedire che la neve potesse depositarsi sulle steli. D'inverno quando le notti sono ghiacciate ogni stele viene coperta essendo molto fragile e fatta con materiali quali cemento, sabbia e ferro che facilmente risentono delle intemperie. Adesso il Monumento è monitorato costantemente e non succederà mai più che l'incuria prenda il sopravvento, ci prendiamo cura con impegno e abnegazione. Alla base del gruppo c'è il volontariato e l'autofinanziamento. Tantissimi amici collaborano sostenendo il Comitato Heysel, tra loro molti parenti delle vittime di quella serata e lo scrittore Nereo Ferlat, scampato alla follia di quella serata e che è presidente onorario del Comitato. Abbiamo il nostro canale Youtube dove troverete i nostri video delle commemorazioni. Il vostro "Mi Piace" alla pagina ufficiale FB è molto gradito". Iuliana Bodnari (Presidente Comitato Per Non Dimenticare Heysel Reggio Emilia)

29 ottobre 2019

Fonte: Giulemanidallajuve.com

ARTICOLI STAMPA e WEB OTTOBRE 2019 

Il libro sull'Heysel riaccende il dibattito: la coppa è da restituire ?

Il 29 maggio del 1985 è stato uno dei punti più bassi del calcio: a Bruxelles è andata di scena la tragedia dell'Heysel che, purtroppo, rimarrà per sempre nella storia per le 39 persone che hanno perso la vita e i 600 feriti. La finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool si è trasformata in un incubo, i bianconeri vinsero 1-0 ma quello che succedeva in campo contava poco. La Juve festeggiò la vittoria alzando la coppa al cielo e facendo il classico giro di campo, i giocatori non sapevano della gravità degli incidenti e questo ha creato qualche polemica negli anni successivi. La tragedia dell'Heysel è uno dei passaggi trattati da Aldo Agosti e Giovanni De Luna, nel loro libro "Juve, storia di una passione italiana", presentato al Circolo della Stampa e svelato in anteprima dal quotidiano La Stampa, nel quale i due storici ripercorrono le fasi più significative della storia bianconera. L'APPELLO - Quella finale, oltre ad essere stata una tragedia, diventò anche un vero e proprio caso: alcuni tifosi già allora chiesero di restituire la Coppa, Luigi Zoppi da Sesto Fiorentino addirittura mandò un telegramma al presidente Gianni Agnelli pregandolo di riportarla indietro: "Quel gesto sarà la nostra coppa. Un trofeo unico e impareggiabile che nessuno ha mai vinto. Sarà il nostro fiore all'occhiello". Ipotesi mai presa in considerazione dalla Juventus. E a distanza di anni, il dibattito è ancora aperto.

31 ottobre 2019

Fonte: Ilbianconero.com

ARTICOLI STAMPA e WEB OTTOBRE 2019 

L'Heysel, il calcio come guerra e il dilemma

della Juve: doveva davvero esserci un vincitore ?

di Fernando Pernambuco

"Juventus, storia di una passione italiana" (UTET) in realtà è molto di più di più di quanto contenuto nel titolo. Gli autori, gli eminenti storici Aldo Agosti e Giovanni De Luna, sono juventini convinti e dichiarati, ma scelgono la loro squadra come punto di vista, o di fuga, per offrire una prospettiva sulle vicende d’un’intera nazione e d’una società civile. La Juventus, il calcio diventano la torretta da cui guardare il paesaggio in movimento dal 1897, in cui un gruppo di allievi del famoso Liceo D’Azeglio fondò il primo nucleo di quella squadra dal nome esotico, che, invece, era latino. E da lì si dipana il filo attraverso la prima guerra mondiale, il fascismo, il secondo conflitto, fino all’immigrazione (snodo fondamentale del tifo juventino), allo sviluppo industriale. Non mancano certo i nomi, i giocatori, gli allenatori (Combi, Parola, Sivori, Charles, Platini...), l’avvocato Agnelli. Non mancano gli 8 scudetti consecutivi. E la Champions agognata quanto dannata. Il dramma dell’Heysel riemerge prepotente, come una ferita non ancora rimarginata. Non solo per il dolore, il lutto, ma per un dilemma morale, che per altro si pose già il giorno dopo quella vittoria tragicamente macchiata di sangue. Non furono pochi - si riportano lettere e prese di posizione - i tifosi e gli opinionisti decisi a chiedere alla società di rinunciare al trofeo, di restituirlo come monito altissimo e severo contro un gioco tramutato in barbarie. Il critico apocalittico Pol Vandromme, nel saggio "Le gradins du Heysel" scrisse: "La Bestia insaziabile, nel labirinto dello stadio, aveva mangiato carne e bevuto sangue. La violenza aveva lanciato la sbobba alla canaglia infuriata. Era l’attimo sacramentale in cui la carne imputridisce, il sangue accaglia, il sole nero copre il cielo di tenebre e colma la valle di lacrime". Guy Debord, anni prima, ne "La Società dello Spettacolo" aveva genialmente preconizzato che tutto sarebbe diventato immagine e che "la bestia dello spettacolo, alla fine, si nutre di carne umana". Il massacro ripropose sofisticate analisi sul sacrificio, la furia, l’appartenenza tribale, che il calcio risuscita (già Desmond Morris aveva aperto la strada). Il sociologo Alessandro Dal Lago scriverà pochi anni dopo, in "Descrizione d’una battaglia": "Il calcio dà voce (trasformandole, ritualizzandole, e cioè rendendone l’espressione visibile, costante, prevedibile e formale) ad aspettative, esigenze e tensioni paradossalmente morali, che nella vita sociale ordinaria restano allo stato latente, o sono confinate nell’ombra della vita privata e anonima delle persone". Ci volevano i 39 morti per mostrare la forza dirompente del calcio capace di coniugare la gioia alla consolazione, la passione alla morte ? L’Heysel si sarebbe rivelato una specie di monumento ai lati oscuri dell’uomo, con donne e bambini maciullati non in una guerra, bensì in un evento sportivo. E comunque fu distrutto, cancellato dai belgi, e solo una petizione popolare impedì di abbattere anche il monumento in ricordo dei morti. S’è detto, giustamente, che proprio gli organizzatori e le autorità belghe, con la fatiscenza degli impianti e l’assoluta impreparazione, furono fra corresponsabili dell’eccidio e tentarono di tutto per coprire le proprie responsabilità. Ma restano aperte le domande: si doveva giocare ? Ci doveva essere un vincitore ? La guerra dice che un vincitore c’è sempre, ma il calcio era (è) una guerra? Rifiutare la Coppa non avrebbe significato rifiutare la guerra e vincere qualcosa di più grande di un grande trofeo? Ovvero l’assoluta condanna di uno sport ormai nell’abisso della barbarie? Forse non tutti sanno che Boniperti si battè fino alla fine per non far giocare la partita, per sospendere e andarsene. Ma le autorità belghe furono irremovibili, affermando che altri possibili incidenti sarebbero stati responsabilità di chi si rifiutava di giocare. Allora tutto ripiombò nella logica militare. Il giornalista Jean-Philippe Leclaire, in "Le Heysel. Una tragédie européenne" riporta quello che gli disse Morini, allora direttore sportivo della Juventus: "Prima della partita, una volta deciso di giocare, Trapattoni aveva chiesto ai suoi giocatori di vendicare i morti sul campo. Vincere era come andare a prendere la bandiera del nemico nel suo campo". Sarebbe stato possibile rinunciare alla vittoria, brandendo bandiere insanguinate ? L’avvocato Agnelli dirà che "Accettare la Coppa era doveroso per onorare i caduti". Bobby Charlton dirà: "Mi vergogno di essere britannico". E molti juventini pensarono che i loro compagni di fede calcistica fossero "i loro morti", così come gli antijuventini intonarono danze derisorie (la più nota è: "Ti ricordi lo Stadio Heysel?"). In un modo o nell’altro (elaborazione del lutto, derisione nichilistica, ragioni della politica) si voleva dimenticare il fondo oscuro dell’uomo che promanava dai corpi maciullati in uno stadio in rovina. E poi c’era lo spettacolo che deve sempre andare avanti, oltre, (grazie) alla morte. Come disse Platini: "Quando muore l’acrobata entrano i clown".

31 ottobre 2019

Fonte: Calciomercato.com

ARTICOLI STAMPA e WEB OTTOBRE 2019 

Il parco di via Modena in memoria dell’Heysel

PORTOMAGGIORE - Sarà dedicato alla memoria delle vittime della tragedia dello stadio Heysel il parco che si trova a lato di via Modena a Portomaggiore. La proposta era stata formulata nei mesi scorsi da parte del consigliere comunale Roberto Badolato e nel corso della riunione della giunta dell’Unione Valli e Delizie è stata accolta. Anche se per l’ufficialità serve il nulla osta da parte della Prefettura di Ferrara. Ma la strada che porta in direzione Parco Heysel 29 maggio 1985, questo il nome esatto che avrà l’area verde attrezzata portuense, appare a tutti gli effetti spianata. Come si ricorderà, il 29 maggio di 34 anni fa accadde un vero e dramma allo stadio di Bruxelles: prima dello svolgimento della partita di Coppa dei Campioni di calcio Liverpool - Juventus si verificarono dei violenti scontri fra le tifoserie (NDR: le vittime non furono causate da nessuno scontro, ma dall'aggressione a tifosi inermi da parte degli inglesi) che portarono alla morte di 39 persone, di cui 32 di nazionalità italiana e numerose decine di feriti.

2 novembre 2019

Fonte: La Nuova Ferrara

ARTICOLI STAMPA e WEB NOVEMBRE 2019 

Addio a Dante Grassi, suo il cippo dell’Heysel

di Giacomo Mosca

Giornalista sportivo, fu lui a idearlo in memoria delle vittime. Aveva 89 anni.

TORINO - È morto, nella sua abitazione torinese, il giornalista sportivo Dante Grassi. Aveva 89 anni e da tempo era ammalato. Laureato in architettura, per due mandati rappresentante dei pubblicisti nel Consiglio dell’Ordine regionale, ha svolto la professione giornalistica soprattutto nel settore sportivo. Negli anni ’50 come collaboratore del Popolo Nuovo (all’epoca quotidiano della Dc piemontese), poi come corrispondente del Corriere Lombardo, della Gazzetta del Sud e della Notte e, soprattutto, come responsabile della redazione torinese di Stadio che aveva fatto diventare palestra di giornalismo per numerosi giovani poi passati a importanti organi di informazione. Dal ’60 e per oltre 10 anni, ha quotidianamente raccontato ai lettori di Stadio le vicende della Juventus, squadra che ha continuato a seguire da dirigente-tifoso quando, in seguito alla fusione di Stadio con Il Corriere dello Sport, aveva ridotto al minimo l’attività di giornalista per dedicarsi a tempo pieno a quella di architetto. L’amico Giampiero Boniperti l’aveva infatti nominato coordinatore dei Club di tifosi, carica che aveva dovuto lasciare con l’arrivo al vertice della società del trio Giraudo-Moggi-Bettega. È opera sua il cippo ricordo delle vittime dell’Heysel per anni installato nella vecchia sede della Juventus. Dante Grassi lascia la moglie Mariagrazia, i figli Antonello e Jacopo, gli adorati nipoti Lorenzo e Vittorio, la sorella Elsa, la cognata Franca con i figli Lorenzo e Gianmaria.

4 novembre 2019

Fonte: Giornalistitalia.it

ARTICOLI STAMPA e WEB NOVEMBRE 2019 

Addio in città

È morta la mamma di Claudio Zavaroni la vittima reggiana dell'Heysel

REGGIO EMILIA - È morta a 85 anni Adele Fontana, mamma di Claudio Zavaroni, vittima reggiana della strage dell'Heysel. Una mamma-coraggio, ruolo che le era riconosciuto a Reggio visto l'impegno profuso dopo aver perso il figlio nella tragedia avvenuta prima della partita del 29 maggio 1985 per la finale di Coppa dei Campioni di calcio fra Juventus e Liverpool allo stadio Heysel di Bruxelles, in cui morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600. Tra i morti ci fu anche il fotografo reggiano Claudio Zavaroni, del quale la madre Adele tenne sempre vivo il ricordo, e al quale venne dedicata nel 2010 una mostra. La Provincia di Reggio gli dedicò anche una palestra dello Zanelli, mentre Reggio non ha mai dimenticato la strage, trovando posto davanti al Mirabello per il monumento in ricordo delle vittime. Eventi che hanno sempre visto in prima linea Adele Fontana, ricordata ieri sul gruppo facebook delle vittime della strage. "Ci siamo conosciute poco prima di restaurare il monumento - scrive luliana Bodnari - Hai partecipato alla nostra prima commemorazione del 1° novembre 2008. Da allora sei sempre stata vicina a noi, presente a tutte le commemorazioni tranne questa del 2019 che eri già poco in forma. Donna straordinaria. Adesso hai raggiunto i tuoi cari uomini".

10 novembre 2019

Fonte: La Gazzetta di Reggio

ARTICOLI STAMPA e WEB NOVEMBRE 2019 

Mosca e i suoi Fratelli

Donato è con Mirko e Francesco uno dei tre dell’associazione "Quelli di… Via Filadelfia" che hanno avuto l'onore di partecipare alla cerimonia del 20 ottobre a Mosca. Ha "buttato alcune impressioni a caldo, di quelle che tornano e che dalla mente fanno fatica ad andare via".

L'accoglienza. Non faccio retorica. Sono eccezionali. LEV, il capo della Banda del Leone, è stato un padre putativo nei nostri 6 giorni a Mosca. Lui ed i suoi magnifici ragazzi non ci hanno fatto mancare nulla, non ci ha mai permesso di mettere mano al portafoglio per nessuna evenienza. Ci hanno offerto tutte le cene, gli spostamenti in taxi, le bevute e sono stati a nostra completa disposizione dalla mattina alla sera. Impressionanti. Si parla spesso dell'ospitalità Italica: bene, i russi non hanno nulla da imparare in materia. Sembrano freddi, seriosi, distaccati. Nulla è più falso. Hanno un senso del rispetto, della famiglia e dell'ospitalità incredibili. Ci hanno letteralmente "scortato" per Mosca: dalla visita allo stadio dello Spartak, alla partita contro il Rubin vista in curva con loro. Musei, monumenti, passeggiate, prospettive, bunker sovietici. Non c'è stata richiesta che non sia stata esaudita nel modo più completo.

20 ottobre. Una giornata interamente dedicata alla memoria. Dal mattino, con il torneo di calcetto fino a sera. Il torneo vede la partecipazione di ogni componente del tifo spartano. Hooligans, ultras, squadre femminili, squadre improbabili e squadre con giocatori professionisti, stranieri ospiti dalla Serbia e dalla Lettonia (più noi Italiani). Tutti uniti, tutti dalla stessa parte. Si beve tanto e bene fin dalle luci dell'alba e in breve tra i numerosi spettatori il torneo diventa una scusa per fraternizzare e scambiarsi regali (sciarpe, maglie, toppe, adesivi, spille. Io ho ricevuto in regalo anche un coltello !). Il pomeriggio ci si avvia verso il vecchio e monumentale stadio Luzniki o Lenin, come si chiamava ai tempi della tragedia. L'atmosfera diventa bellissima e malinconica. Tifosi spartani che compaiono da ogni angolo della spianata antistante lo stadio. Piano piano con la lentezza solenne dettata dalla circostanza, si aggregano fuori dalla metro, bevendo, salutandosi, raccontando aneddoti, con i più giovani ad ascoltare le vecchie storie di chi c'era, di chi è sopravvissuto, magari grazie ad un cartone animato trasmesso sugli schermi. Un cartone animato che fece perdere tempo al nostro Lev, lo trattenne sugli spalti e gli salvò la vita... Noi eravamo ragazzi ed un cartone animato non lo avevamo mai ancora visto...". Alle prime luci artificiali, in silenzio, tutti ordinati, si marcia verso il monumento, in un clima di commozione generale. Poche parole, una preghiera, tanto silenzio, una marea di rose rosse e la fiaccolata a salutare tutti i caduti. Tutte le vittime degli stadi, tutti gli spettatori finiti, loro malgrado, vittime di tragedie più gradi di loro. Il resto è pura riconoscenza, abbracci forti, ringraziamenti con gli occhi lucidi. E tu, che vorresti ringraziare loro per tutto, per le emozioni, per l'accoglienza, ti senti ringraziare per non aver fatto nulla di speciale se non aver presenziato.

Andiamo avanti da almeno 4 anni con questo scambio di ospitalità con i Russi e ogni volta mi domando cosa abbiamo fatto per meritare tutto questo bene, tutto questo rispetto, da parte di uomini e donne che vivono così lontano dall'Italia, quando ancora in troppi stadi Italiani l'Heysel è motivo di offesa e derisione ancora per tante tifoserie che ci affrontano. Non so, forse l'aver vissuto una simile tragedia ci rende fratelli nel dolore, forse solo chi ha pianto i propri morti può capire cosa voglia dire perdere dei fratelli di gradinata. In ogni caso non dimenticherò mai cosa hanno fatto e cosa fanno ogni volta gli Spartani per noi, e questo è uno stimolo a fare sempre di più. Meritano tutto, e questa amicizia nata dal rispetto per il dolore merita di durare per sempre. Questo è quanto. Sorvolo sulle bevute, la festa di addio con grigliata in nostro onore, gli scambi di striscioni e tutto il resto. Una menzione speciale per i Bianconeri della Torpedo, che ci hanno fatto vivere un paio di avventure indimenticabili intorno al loro bellissimo stadio vintage. Sono amici degli Spartani, sono una nobile decaduta, sono bianconeri e sono dei grandi, non si può non volergli bene.

Ps. Mosca è bellissima !

Donato VS

11 Novembre 2019

Fonte: Associazione "Quelli di…Via Filadelfia"

ARTICOLI STAMPA e WEB NOVEMBRE 2019 

Heysel, 40 anni dopo. Mattioli: "La Juve fu costretta a giocare !"

di Mattia Chiriatti

La tragedia dell'Heysel è un tema ancora molto attuale e non sembra esserci fine alle polemiche. Il giornalista Mario Mattioli ha dichiarato con un post su Twitter che i giocatori della Juve vennero costretti a giocare quella finale di Coppa dei Campioni. Ancora oggi, quel tragico evento divide l'opinione pubblica e dei tifosi. Sono passati 40 anni, ma la tragedia dell'Heysel è ancora viva nel ricordo di tutti i tifosi, juventini e non solo. Fu uno degli incidenti più tragici della storia del calcio, e avvenne proprio durante una finale di Coppa dei Campioni, vinta poi dalla Juventus contro il Liverpool. "Io continuo a rispondere a chi nonostante siano passati ormai 40 anni continuano a chiedere se fu vera gloria. Frequento alcuni giocatori juventini di quella partita: Brio, Gentile, Tacconi, Tardelli, Rossi, Prandelli e Boniek. Furono obbligati a giocare !" sostiene Mario Mattioli su Twitter. Un post di risposta a chi ancora continua a chiedergli chiarezza che ha scatenato le reazioni dei tifosi sui social. C'è chi sostiene il giornalista, "Mario, lascia stare. Questa è gente a cui frega un c… dei morti. A loro interessa solo usarli per gettare fango sulla Juve e sui suoi tifosi. Non si rendono conto che gli unici a festeggiare sui morti sono proprio loro". E ancora "La cosa più triste è che probabilmente al 90% delle persone che te lo chiede non importa assolutamente nulla delle vittime. Semplicemente trova gusto nel dire che la Juve dovrebbe avere una coppa in meno". C'è anche chi ha vissuto quegli attimi di tensione: "Io c’ero e comunque non posso dire che non fu partita vera. E lo testimoniano diverse parate di Tacconi che ricordo come se fosse ieri. Naturalmente il clima era molto strano, questo sì ma se non avessero fatto giocare Dio solo sa cosa sarebbe successo… La tensione era a mille". C'è anche chi parla di responsabilità: "Dico sempre che quella Juve in finale ci arrivò superando ostacoli importanti e, qualche mese prima, aveva battuto proprio il Liverpool in Supercoppa. Le morti dell’Heysel non sono certo responsabilità della Juve. Si sarebbe vinto comunque e di quella tragedia avremmo fatto a meno". Ma c'è anche chi parla di colpevolezza: "Festeggiarono una coppa su decine di cadaveri. Se non conoscete vergogna, fate silenzio almeno". E voi da che parte vi schierereste ?

18 dicembre 2019

Fonte: Tribuna.com

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