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Giuseppina Conti
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ITALIA   26-01-1968   Rigutino (AR)   Anni 17

I fratelli di Giusy in curva a Berlino con gli Ultras Juve

di Luca Serafini

Il Nucleo 1985 legge sul sito del Corriere di Arezzo la storia della famiglia Conti poi invita Giovanni e Francesco alla trasferta per la finale di Champions.  

AREZZO - "Torniamo con la Coppa". Giovanni e Francesco Conti partono per Berlino. Domani saranno a tifare Juve nella finale contro il Barcellona. Trent'anni fa la loro sorella Giusy partì piena di gioia per Bruxelles sognando la Coppa dei Campioni: non tornò più a casa. Morì insieme agli altri 38 martiri dell’Heysel. Giovanni e Francesco vanno all'Olympiastadion proprio per lei, in suo nome, mentre mamma Marisa e babbo Antonio seguiranno la partitissima in tv da Rigutino. "Siamo stati invitati alla finale dal Nucleo 1985 Vivere Ultras - spiega Francesco - e saremo in curva con le sciarpe del gruppo di tifosi organizzati di Bassano di Grappa. Il nome del Nucleo è legato proprio alla tragedia del 1985, che ha segnato anche la vita della nostra famiglia. Domenica parteciperemo alle celebrazioni organizzate a Bassano che pianse due cittadini morti all'Heysel". E' stato leggendo il sito internet del Corriere di Arezzo, settimane fa, che dal gruppo bianconero è partito l’invito ai Conti. Hanno colpito tutti le dichiarazioni di mamma Marisa dopo la conquista della finale: "Vorrei essere a Berlino per Giusy... Io non sono troppo in forma, magari potessero andarci i miei figli...". E così sarà, anche se trovare i due biglietti non è stato facile per lo storico club juventino. Certo, per chi non conosce i Conti, fa un certo effetto questa nuova trasferta al seguito della Juventus dopo che quella maledetta sera Giuseppina, liceale di 17 anni, ci rimise la vita schiacciata nella bolgia scatenata dagli hooligans del Liverpool in uno stadio inadeguato. Ma i Conti amano lo sport, il calcio, la Juventus; anzi Giusy è l'angelo bianconero della famiglia, che tiene la famiglia unita nel dolore e nella gioia. Stasera dunque Giovanni e Francesco partono con il pullman degli Ultras juventini da Vicenza. L'emozione che proveranno davanti al rettangolo verde e agli undici bianconeri di Allegri si può solo immaginare. "Torno con la Coppa", disse Giusy prima di partire dopo aver dato un bacio alla mamma. "Torniamo con la Coppa", dicono oggi i suoi fratelli che baciano il cielo e sperano che si tinga di bianconero.

5 Giugno 2015

Fonte: Corriere di Arezzo

AREZZO

Trenta anni senza Giusy. Aveva solo 17 anni, c'è scritto sulla tomba nel cimitero di Rigutino

Heysel, la mamma di Giusy: "Trenta anni senza lei". Dolore, fede, calcio

di Luca Serafini

Mamma Marisa parla con il Corriere di Arezzo nel giorno dell'anniversario dell'Heysel. "Partì la mattina alle 4, felicissima..." Andava a vedere la sua Juve giocare per la Coppa dei Campioni contro il Liverpool. Non toccatele la Juve, non toccatele la Coppa insanguinata. Marisa è una signora dolce, dolcissima, ma con la forza di un leone. Marisa è la mamma di Giusy, la ragazza con i pantaloni verdi morta all’Heysel insieme agli altri 38 martiri del massacro. "A soli 17 anni", come ripete Marisa e come sta scritto sulla tomba nel cimitero di Rigutino, che sembra una cameretta, accogliente e luminosa. "Mamma, quando mi sposo mi fai una casa col cane lupo ?" … Chiedeva Giuseppina a Marisa in quella sua ultima primavera, sognando il futuro che poi non ha avuto. Era un fiore che sbocciava, un po’ ragazzina e un po’ donna. "Così io e mio marito - sospira Marisa mentre sistema i fiori - le abbiamo costruito questa…" Una cappella non triste, le spalle al monte Lignano, il cielo che sembra ad un dito di distanza, il marmo azzurro ("Il colore che preferiva") sotto il quale Giusy riposa. Questo 29 maggio, tre decenni dopo, regala un sole che entra dentro e illumina fiori, piante, fotografie, oggetti. C’è un minuscolo peluche portatole da un ragazzo di Como diventato uomo, che lei non conosceva e che dal 1985 viene puntualmente a dire una preghiera qui. C’è luce anche negli occhi di Marisa, che hanno pianto, piangono, piangeranno. "E’ come fosse ieri…", sospira ancora. "Cosa mi ha sorretto in questi trent’anni ? La fede nel Signore". Fede, forza, famiglia. E anche il calcio, quella Juventus che i Conti, Marisa in testa, amano in modo speciale. Quel giorno del 1985 Giuseppina era felicissima. "Partirono per Bruxelles alle 4 del mattino. Giusy, bravissima a scuola, aveva terminato i suoi impegni del quarto anno di Liceo Classico e si era meritata quel premio. "Mamma - mi disse - torno con la Coppa". La sera quando in tv sentii dei disordini, del muro crollato allo stadio, ebbi subito il presentimento. Poi la notte seppi che lei e mio marito erano rimasti coinvolti, feriti. Una notte di tormento. La mattina dopo mi feci aiutare da una signora di Rigutino che parlava il francese e sentii per telefono Antonio, che era in ospedale. Gli chiesi: e la "citta" ? Lui mi disse che la "citta", la nostra Giusy, non ce l’aveva fatta…" Brividi.

Trent’anni fa, come fosse ieri. Scodinzolano i gatti nella casa dei Conti. Quello di Giusy è vissuto 19 anni dopo la sua morte. Lei sorride nella foto appesa alla parete, l’ultima foto che le scattò il babbo prima di entrare nello stadio trappola: i pantaloni verdi, la bandiera come mantello. In questo 29 maggio babbo Antonio non c’è, è al Nord per seguire il Giro d’Italia. Lo sport è rimasto un compagno di viaggio. Terribili le immagini di quella sera, con lui sopra il corpo esanime della figlia. La calca se l’era portata via come un fiume in piena, spinto dalla follia degli hooligans. Non poté proteggerla, non riuscì a salvarla. Ti deve crollare l’anima dentro. Per i Conti, commercianti storici di Rigutino, sembrò crollare tutto. Anche Antonio ha saputo stringere i denti, ha saputo pedalare sui tornanti terribili della salita della vita. L’Heysel ha segnato e straziato questa famiglia, che però ha il suo angelo bianconero in cielo e vive di unità, valori, speranza. "Ogni anniversario è un giorno pesante" dice Marisa, ma il suo sguardo è positivo. Ci tiene molto, poi, a ringraziare don Virgilio, il parroco di Rigutino "che ci è stato tanto vicino e ci ha dato tanto sostegno". Il cuore della casa è il soggiorno dove la famiglia Conti si raduna al completo davanti alla tv per tifare Juve. Dalle pareti sorride Giusy accanto a sciarpe bianconere e magliette. "Mi sono sempre opposta all’idea di chi voleva la restituzione di quel trofeo insanguinato, sarebbe stato un affronto a chi come la nostra Giusy era così felice ed è morta per quella coppa". Dietro l’angolo, il 6 giugno, c’è un’altra finale di Coppa. "Chissà, forse i miei figli Giovanni e Francesco potrebbero andare a Berlino… Ne sarei felice".

30 maggio 2015

Fonte: Corrierediarezzo.corr.it

Heysel, la testimonianza di Antonio Conti

Antonio Conti, papà di Giusy, 17enne che perse la vita allo Stadio Heysel, ha rilasciato la sua testimonianza a Repubblica: "Le ho lasciato la mano perché́ non volevo trascinarla come me, quando mi hanno travolto. Ho perso conoscenza e quando ho ripreso i sensi lei non c’era più. Era sotto una coperta, l’ho riconosciuta dalle scarpette.

26 maggio 2015

Fonte: Tuttojuve.com

Fonte Filmato: Dal Documentario "HEYSEL Vent'anni dopo"

Vorrei andare alla finale per Giusy"

 di Luca Serafini

Trent'anni dopo l’Heysel la mamma di Giuseppina Conti gioisce per la Juve: "Era il suo sogno" !

AREZZO - Bianconeri nel nome di Giusy. La famiglia Conti ha vissuto con tifo e intensità la serata della semifinale di Champions tra Real Madrid e Juventus, culminata nella conquista della finale di Coppa del 6 giugno. Esattamente a trenta anni di distanza la squadra bianconera arriva a disputare la partita più importante e la signora Marisa, mamma di Giuseppina, una delle 39 vittime, si sente la prima tifosa della squadra che sua figlia amava così tanto. Perse la vita a diciassette anni nella maledetta curva Z dello stadio dove si stava per disputare Liverpool – Juventus. La furia degli hooligans e le inefficienze organizzative originarono il massacro. "Vorrei andare alla finale di Berlino, ma non sto troppo bene", dice la signora Marisa che palpita ad ogni gara della Juve. I due figli, Giovanni e Francesco, potrebbero invece andare. La passione per la squadra che Giusy amava così tanto è riuscita nel corso di questi anni a sublimare il dolore terribile scoppiato in quella maledetta notte. AREZZO "Ciao mamma, torno con la Coppa". Fu l'ultimo saluto di Giusy prima dell'Heysel, il 29 maggio 1985. C’era Liverpool-Juve. Follia e violenza fecero 39 morti tra i quali lei, 17 anni, studentessa di Rigutino. Ora, trent’anni dopo, c'è un'altra finale di Coppa: Barcellona-Juventus, a Berlino, il 6 giugno. "Vorrei tanto esserci...  Dice Marisa, la mamma di Giusy, perché la Juve era il sogno di Giuseppina, la sua felicità. Ne era innamorata e noi tutti, in famiglia, trascinati da lei, abbiamo custodito e portato avanti quella sua infinita passione." L'altra sera la famiglia Conti, come sempre quando ci sono partite speciali, si è riunita al completo davanti al televisore per seguire Real Madrid - Juventus. "Che emozione, che tifo e alla fine che soddisfazione, dopo la vittoria dello scudetto", dice mamma Marisa. Un caso di dolore sublimato attraverso i colori bianconeri. Il calcio anziché essere detestato, odiato, respinto da quel maledetto giorno, viene invece vissuto dai Conti come momento di unione familiare. Anche babbo Antonio, che quel giorno era con Giusy, non ha ripudiato lo sport e da sempre si impegna nel mondo del ciclismo. Positivi nonostante lo strazio, i Conti. La vita e la fede che vincono la morte. "lo sarò là a Berlino col cuore, ma non posso certo andarci dice mamma Marisa perché non sto benissimo in questo periodo e sarebbe uno sforzo eccessivo... Ma sarà come essere lì. E chissà che i miei figli Giovanni e Francesco non riescano ad andare"... Francesco è nato dopo la morte di Giusy, l'angelo bianconero della famiglia, ci conferma che l'idea della trasferta Champions ci sarebbe, ma va conciliata con gli impegni di lavoro. "Che tensione l'altra sera per la semifinale dice alla fine sembrava quasi di averla giocata noi la partita... Negli ultimi anni aggiunge Francesco Conti il rapporto con la Juventus è molto cambiato, c'è maggior coinvolgimento da parte della società, siamo stati anche invitati all'inaugurazione dello Stadio. Per noi la Juve è rimasto sempre un punto di riferimento, nonostante il dolore incancellabile che quella notte ha prodotto nella mia famiglia". Foto di Giusy sono ovunque in casa Conti. Lei sorride dalle pareti, anche in quell'ultima immagine che le scattò il babbo prima di entrare nello stadio, sviluppata dal rullino ritrovato nella borsetta inghiottita da quel macello nella curva Z dell'Heysel di Bruxelles. C'è anche il poster di quella Juve. Cabrini e Tardelli erano i suoi idoli. Oggi avrebbe avuto 47 anni Giuseppina, e chissà come avrebbe gioito per le imprese di Marchisio, Tevez, Vidal, Buffon e Morata. Un giorno il Corriere fece incontrare i genitori di Giusy con Tardelli, quando allenava l'Arezzo. Marisa gli dette un bacio sulla guancia: "Questo, disse, glielo manda Giusy".  Giuseppina e Roberto Lorentini, le due vittime dell' Heysel, saranno ricordati a fine mese nelle celebrazioni del trentennale tra Arezzo e Torino. L'associazione familiari delle vittime portata avanti dal compianto nonno Otello, è guidata da Andrea, figlio di Roberto, che ora si spende per la causa della memoria e della non violenza nello sport. Trent'anni dopo i Conti, seppur più defilati rispetto alle iniziative ufficiali, sono un luminoso esempio. Amano sentirsi uniti e gioire per la passione bianconera lasciata loro da Giusy.

15 maggio 2015

Fonte: Corriere di Arezzo

Giuseppina Conti, il premio

Antonio: "Era lì per la pagella.  Non cambio idea: ho perso mia figlia per l'avidità di qualcuno"

"E' dura, sono contento che se ne parli ancora, ma il dolore non se ne va. Non se ne andrà mai". La voce di Antonio Conti, di Rigutino, frazione del comune di Arezzo, perde forza ricordando il 29 maggio dell'85. Lui all'Heysel c'era con la figlia, premio di una bella stagione scolastica, ed è impossibile spiegare cosa significhi tornare a casa senza la propria bambina, da quella che doveva essere una festa: "E' contro natura". Le foto e la racchetta da tennis sono un memoriale. Raccontano tutto, il dolore ma anche la rabbia. "Non si possono mettere migliaia di persone dentro una curva di terra con i gradoni di graniglia, dopo una fila di quattro ore passando da una porta di novanta centimetri. Mia figlia è morta perché qualcuno potesse incassare più soldi". Alla fine, per Antonio, la famiglia è rimasta l'unico rifugio, l'unica ragione per andare avanti ma questo è un vuoto che niente e nessuno può riempire: "Mi hanno invitato ma non vado a Torino. Sabato c'è il torneo, i ragazzi lo fanno tutti gli anni, ho scelto di stare con loro".

26 maggio 2010

Fonte: La Stampa

Piazzale Giusy Conti al Palacaselle

Sabato 27 ottobre si è tenuta la cerimonia di intitolazione del piazzale del Palacaselle a Giusy Conti, alla cerimonia ha partecipato anche il Campione del Mondo Paolo Rossi che ci ha rilasciato una sincera breve intervista che potrete veder ed ascoltare su www.youtube-nocookie.com nei nostri abituali canali "libericittadini" e "superottoscio". Abbiamo ricevuto, insieme al Consigliere Comunale Pilade Nofri, molte congratulazioni per l'idea di realizzare un monumento contro la violenza nello sport da posizionare nel piazzale dello stadio Comunale, passiamo ovviamente le sincere congratulazioni alle libere cittadine e ai liberi cittadini che ci hanno sollecitato nel formulare il progetto. Progetto che prosegue senza indugi e che sarà realizzato con la massima attenzione e cura unendo la tragedia dell'Heysel, la scomparsa dei due aretini e di tutti gli altri sportivi rimasti uccisi da una violenza che pare non avere mai fine, ed è per questo che la realizzazione del monumento è una ulteriore prova di civiltà, tra l'altro non a carico dell'Amministrazione Comunale, e non in contrapposizione all'intitolazione dei due piazzali alle due vittime aretine, Conti-Lorentini, che per noi rimarrà un cognome per sempre unito per l'eternità.

29 ottobre 2007

Fonte: Comunicato di Fabio Fioroni (Comitato MIRSIA)

Inaugurata alle Caselle la piazza dedicata alla ragazza aretina morta all'Heysel

Rossi: dal sacrificio di Giusy uno sport migliore

di Federica Guerri

AREZZO - "Spero che questa targa serva a ricordare che i valori dello sport sono altri e che il sacrificio di Giusy possa farne crescerne di veri", così ha parlato ieri l'ex campione del mondo Paolo Rossi alla cerimonia di intitolazione del piazzale del palazzetto dello sport Le Caselle a Giusy Conti, la studentessa aretina morta insieme a Roberto Lorentini nella tragica finale di Coppa dei Campioni dell'Heysel (39 vittime), ventidue anni fa. Oltre a Pablito, idolo di Giusy, alla cerimonia erano presenti i genitori della studentessa, l'assessore comunale allo sport Lucia De Robertis, quello provinciale Vasai, il prefetto Francesca Adelaide Garufi e don Paolo De Grandi, sacerdote ed ex calciatore. C'erano anche i piccoli dello Ut Chimera con le loro tute blu a simboleggiare lo sport di domani, lo sport che tutti vogliono pulito. "E' un momento importante quello che stiamo vivendo - spiega l'assessore De Robertis - abbiamo scelto proprio questo luogo perché il palazzetto delle Caselle è l'impianto sportivo più importante della città, quello da cui passano migliaia di atleti. Lo abbiamo scelto nella speranza che, alzando gli occhi al cielo, tutti possano leggere il nome di Giusy e ricordare che lo sport è una cosa diversa". Una cosa diversa da quella che ha strappato a Giusy la vita. "Ringrazio quanti si sono adoperati perché venisse intitolato il piazzale a mia figlia - dice con voce sommessa il padre di Giusy - dopo tanti anni era una cosa doverosa. Spero che il suo sacrificio serva a prendere lo sport in un altro modo". "Nel modo più sano e bello - prosegue il prefetto Garufi - perché i giovani possano imparare cos'è l'amore per lo sport, augurandomi che non debbano mai vedere momenti brutti come quello dell' Heysel. Spero che la targa sia un ricordo e un monito a evitare ciò che si può evitare". "Chiedo scusa a nome di chi provocò quel gesto ventidue anni fa", conclude l'assessore De Robertis, prima della benedizione data da Don Paolo De Grandi. A seguire le note solenni di una tromba hanno accompagnato il momento della scopertura della targa nascosta da un panno verde bagnato dalla pioggia. Un gesto doveroso, un nome per non dimenticare e per continuare a credere che lo sport buono esiste.

27 ottobre 2007

Fonte: Corriere di Arezzo

 

Morta all'Heysel. L'assessore De Robertis: "Omaggio alla Conti e inno allo sport vero"

 Piazza per Giusy, arriva Pablito

 di Luca Serafini

Il 26 ottobre l'inaugurazione alle Caselle con l'ex juventino Rossi

AREZZO - Pablito scende in campo per Giusy. Sarà Paolo Rossi, il 26 ottobre, a scoprire la targa della piazza intitolata a Giuseppina Conti, la studentessa aretina morta a 17 anni all'Heysel il 29 maggio 1985. L'ex attaccante della Juventus e della Nazionale ha accolto di buon grado l'invito dell'assessore allo sport del Comune di Arezzo, Lucia De Robertis. E così, 22 anni dopo la strage di Bruxelles provocata dalla furia degli hooligans inglesi, il nome della ragazza di Rigutino verrà associato in modo permanente ad un luogo della città: il piazzale dell'ambiente sportivo al chiuso più importante di Arezzo. - Cerimonia. Annunciata per giugno e poi slittata per impegni dell'ex campione del mondo, la cerimonia si svolgerà nel pomeriggio (17.30) alla presenza del sindaco Giuseppe Fanfani, delle autorità cittadine e dei genitori di Giusy. La targa con l'intestazione della piazza sarà inaugurata da Rossi. Oggi l'ex bomber ha i capelli grigi, ma nella maledetta notte all'Heysel era tra i bianconeri che contro il Liverpool vinsero quella Coppa dei Campioni macchiata di sangue. Un trofeo del quale i familiari di Giusy vanno orgogliosi. "Perché era il sogno di Giusy - ripete mamma Marisa - e prima di partire per il Belgio, lei mi lasciò con queste parole: dai mamma, che torno con la Coppa...". - Valori. Innamorata dello sport sano, pulito e leale, appassionata del calcio, "pazza" per la Juventus, la Conti era una fan di Paolo Rossi. E toccherà proprio a lui ricordarla, con un gesto carico di significati. "Quella del 26 ottobre - dice l'assessore De Robertis - è la chiusura di un cerchio che abbiamo aperto la scorsa primavera quando è stato intitolato il piazzale dello stadio a Roberto Lorentini ed è stata apposta la targa che ricorda tutte le vittime dell'Heysel. Abbiamo lavorato con cura a questo importante ricordo che ha un grande valore per comunicare alla gente, ai nostri giovani, a chiunque passerà dalle Caselle, la morte assurda di Giusy e i veri valori dello sport nei quali lei credeva". - Famiglia. La famiglia Conti aspettava da tanto questo momento: una via o una piazza col nome di Giusy. Il padre della studentessa, Antonio, era insieme alla ragazza quando la folla impazzita nella curva Zeta gliela strappò via e la schiacciò. Pure lui rimase travolto e rischiò di morire. Con la moglie Marisa - ex alimentaristi - e con gli altri due figli, Giovanni e Francesco, il 26 ottobre saranno lì alle Caselle. Per stringere la mano all'idolo di Giusy, Paolo Rossi, che viene qui a ricordare quella ragazzina innamorata del pallone, con un cuore bianconero spezzato in una notte di follia.

 5 ottobre 2007

 Fonte: Corriere di Arezzo

Al Comunale di Arezzo, vent’anni dopo la tragedia dell’Heysel, si è rigiocata Juventus-Liverpool

Che i giovani siano un seme di speranza…

di Andrea Lorentini

Il 12 ottobre scorso si è disputata allo stadio "Comunale" di Arezzo l’amichevole fra le formazioni Primavera" di Juventus e Liverpool organizzata dal Comitato permanente contro la violenza nello sport "R. Lorentini - G. Conti" in ricordo delle 39 vittime della tragedia avvenuta allo stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985. Un evento storico per la città del Saracino, come hanno tenuto a sottolineare le autorità cittadine, che ha chiuso un cerchio, e messo la parola fine a 20 anni di imbarazzi, reticenze e diffidenze nei confronti di chi ha lottato per ottenere giustizia. Otello Lorentini, che a Bruxelles perse il figlio Roberto, è colui a cui va il ringraziamento più sentito per aver regalato alla gente di Arezzo un pomeriggio nel quale a trionfare sono stati i veri valori dello sport: sano agonismo, rispetto per l’avversario e l’entusiasmo di centinaia di ragazzini giunti da ogni parte della provincia per ammirare gli idoli di domani. Giovani come loro ai quali la società affida il futuro. Leali e corretti in campo per esserlo altrettanto nella vita. Una partita che ha incarnato un forte messaggio contro la violenza nello sport, un sentimento che rimanga memoria scolpita nel tempo delle generazioni future. A far da prologo alla gara l’esibizione degli sbandieratori fra gli applausi generali, poi il momento più commovente quando, in un "Comunale" ammutolito sono risuonate con le note del "silenzio" mentre dall’altoparlante venivano scanditi ad uno ad uno i nomi di chi a Bruxelles era andato per una festa e invece là incontrò la morte più assurda e per questo più crudele. I brividi più intensi quando fra gli altri sono stati ricordati prima Giuseppina Conti, la studentessa di Rigutino, poi Roberto Lorentini, il medico medaglia d’argento al valor civile. Quella sera di venti anni fa Arezzo li pianse, oggi a distanza di tanto tempo il loro ricordo è più vivo che mai. Alla fine ha vinto la Juventus 2-1, ma al triplice fischio di Paolo Bertini premi e riconoscimenti per tutti quanti nel segno di un valore che al giorno d’oggi sembra essere merce sempre più rara: l’amicizia. Juventus-Liverpool ad Arezzo ha rappresentato non solo un momento di sport vero e proprio, ma un’occasione di scambio culturale, nella quale la città ha accolto le due società in un abbraccio fraterno dimostrando una volta di più il fair play che la contraddistingue. Uniti in un sentimento di profonda ammirazione per l’operato del Comitato permanente sia Roberto Bettega, vicepresidente della società bianconera, che Rick Parry, general manager dei "Reds". Entrambi hanno presenziato alla cena di benvenuto offerta dalle autorità e alla messa celebrata in Duomo in suffragio dei caduti. "Era un evento a cui tenevamo molto" - si è affrettato a spiegare Bettega - "c’era la volontà di mandare un messaggio positivo e siamo orgogliosi di aver fatto disputare ai nostri giovani atleti una partita dal così alto valore simbolico". "Esprimo a nome di tutta la città di Liverpool il ringraziamento più sincero alla città di Arezzo, in particolare a Otello Lorentini, un uomo straordinario che combatte da venti anni una battaglia giusta" - gli fa eco Parry. Juventus - Liverpool ad Arezzo è stato un seme di speranza come ha ribadito al termine dell’omelia Bill Bygroves, dirigente e cappellano del club inglese. Un seme di speranza gettato nel campo della vita.

? Ottobre 2005

Fonte: Bobonero.it

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