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Giuseppina Conti
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ITALIA   26-01-1968   Rigutino (AR)   Anni 17

"Ciao mamma, torno con la Coppa !"

La storia di Giuseppina, giovane vittima dell'Heysel

di Marco Bonomo

"Per la mancanza di vento il tempo ora è immobile", scrive Jacques Brel in una canzone, una di quelle in cui il suo Belgio è il teatro delle storie di personaggi affascinanti perché sconfitti dalla vita, respinti, dimenticati. Una sconfitta è anche quella che adesso verrà raccontata, perché non ci può essere vittoria in una partita che termina - ancor prima di cominciare - con 39 corpi che giacciono sull’asfalto. È il 29 maggio 1985 e Giuseppina "Giusy" Conti è tutto fuorché un potenziale personaggio delle cupe canzoni di Jacques Brel: i suoi 17 anni splendono ancora di più in questa giornata di primavera inoltrata, con la Grand Place a fare da sfondo a una foto dove indossa un cappellino e una bandiera bianconera sulle spalle. Una foto in cui, soprattutto, indossa un sorriso che è pieno di vita. Quella foto la sta scattando suo papà, il signor Antonio, accento aretino, fisico mingherlino, una fede al dito. E tanto, tanto orgoglio per quella "figliola" - come la chiamerà per sempre - che quell’anno si era guadagnata il premio più ambito: la finale di Coppa dei Campioni. Sì, perché Giuseppina a scuola è un fenomeno, o come direbbe Antonio, "L’ha presa sul serio": viaggia spedita verso il suo ultimo anno di liceo classico e al 29 maggio ha già finito tutte le interrogazioni, perché vuole partire serena per Bruxelles. La pagella è impeccabile, il regalo è meritato, c’è un sogno da andare a prendere. "Mamma, torno con la Coppa !": il viaggio da Rigutino, frazione di Arezzo, all'Heysel, comincia con questa promessa.

Finirà con solo una delle due scarpe indossate da Giuseppina, il corpo coperto da un plaid, una scarpa che sarà il segno che aprirà l’abisso nella vita di Antonio e della sua famiglia. L’abisso di un genitore che non è riuscito a salvare la figlia e il cui dolore non svanirà mai. Antonio racconta più volte che la rete che divideva quel maledetto settore Z dagli hooligans del Liverpool sembrava una di quelle che vedreste in un pollaio, per dividere i galli. Medici, commercianti, operai, muratori, genitori e figli: da loro è popolato il settore Z, loro verranno schiacciati da una furia insensata che divorerà il cemento marcio e la calce di quella gradinata. È l’inferno. Antonio tiene per mano la sua figliola. Fino a quando, travolto, perde conoscenza. "Attenta a quella colonna", è l’ultima cosa che dice a Giuseppina. Sono le 19:20 e passeranno trentacinque minuti prima che si risvegli, in mezzo ai corpi senza vita posti al di sotto della gradinata che non c’è più. C’è chi è avvolto da coperte, chi da bandiere. Inizialmente Antonio non vede Giuseppina, poi scorge una scarpa: è lei. Quel sorriso pieno di vita sembra essersi cristallizzato nel suo volto, Giuseppina ha l’aria serena e i capelli in ordine. "Per la mancanza di vento, ora il tempo è immobile". Nel frattempo, a Rigutino, davanti alla televisione mamma Marisa ascolta, guarda. Ha un presentimento. Quella sera, chi riesce a fuggire e a salvarsi, cerca in tutti i modi di mettersi in contatto con le proprie famiglie. Matteo è uno di loro e ringrazierà per sempre quel signore che fuori da un vecchio bistrot di Bruxelles lo accompagna al telefono pubblico della metropolitana: "Mamma, sono io. Sto bene, ci vediamo a casa". Quanto abbia pregato per ricevere la stessa telefonata quella notte, la signora Marisa, solo Dio lo sa.

Trentacinque. Questa volta non sono i minuti che separano Antonio dall’ultima immagine della sua figliola proiettandolo verso una realtà tremenda e ingiusta; sono gli anni passati da quella sera maledetta. Nel corso di tutto questo tempo, l’amore di Giuseppina per la vita, per il calcio e per la Juve ha in parte lenito il dolore della sua famiglia. Il calcio non è diventato un tabù, le partite della Juventus sono state per tanti anni un rito in casa Conti, un omaggio e un monito: nello sport deve esserci posto solo per il rispetto. Il 19 settembre 2019 la signora Marisa se n’è andata. In questi anni ha fatto suoi quelli che sarebbero stati gli idoli della figlia. E aveva gioito - in occasione del trentennale, nel 2015 - per la finale di Champions League conquistata dalla Juventus. A Berlino erano andati in trasferta anche i due fratelli di Giuseppina: per lei e con lei, più che per la partita. Si saranno già incontrate nuovamente, Giuseppina nella sua eterna giovinezza, Marisa segnata ma non vinta. Di questa e di altre trentotto storie, di questa e di tutte le storie tragiche nelle quali il pallone si è macchiato di sangue, bisogna ricordarsi. Per non cadere nella trappola delle offese e dell’odio. Basterebbe immaginare l’entusiasmo di una ragazzina di 17 anni, le quattro del mattino, poco prima di partire. Questo è il calcio, non tutto il resto. "Ciao mamma, torno con la Coppa !".

29 maggio 2020

Fonte: Gianlucadimarzio.com

35 anni fa la strage dell'Heysel: la morte

di Giuseppina e il sacrificio di Roberto

Tra i 32 italiani che persero la vita c'erano gli aretini Giuseppina Conti e il medico Roberto Lorentini.

29 maggio 1985 / La strage dell'Heysel - Doveva essere solo una partita di calcio. Una finale di Coppa dei Campioni, non ancora Champions League. Quel 29 maggio del 1985 a Bruxelles, nello stadio Heysel, si sarebbero affrontate la Juventus di Platini e il Liverpool di Ian Rush. Dall'Italia era arrivata la maggior parte dei tifosi che si assiepò sugli spalti. Da un lato le curve M-N-O, cuore dei gruppi organizzati bianconeri, e dall'altra i settori Y-X-Z dove oltre ai tifosi de Liverpool, già noti per la loro violenza, erano presenti (settore Z) gruppi di tifosi bianconeri, ma non dei gruppi organizzati. Erano ragazzi e ragazzi, famiglie, che avevano deciso di volare a Bruxelles per sognare la vittoria di una Coppa dei Campioni che si macchiò con il sangue di 39 vittime, di queste 32 erano italiani. Tra loro c'era anche Giuseppina Conti, di soli 17 anni, che abitava con la propria famiglia alle porte di Arezzo, a Rigutino. Rimase uccisa quando la carica dei reds, che sfondarono la rete di recinzione per occupare anche il settore Z, travolse i supporter bianconeri. Alle 19:20 si consumò la tragedia. Come mostrano le immagini dell'epoca oltre a chi perse la vita almeno 600 persone rimasero ferite, schiacciate dalle transenne, parti metalliche dello stadio, altri si ferirono cadendo dai parapetti della curva. C'è chi saltò nel vuoto spinto dalla carica e dalla ressa, altri per cercare la salvezza. Quella sera allo stadio Heysel era presente anche Roberto Lorentini. Un giovane medico aretino di 31 anni. Era scampato alla carica, ma anziché restare in luogo sicuro tornò indietro per praticare la respirazione artificiale ad un bambino. "Perse la propria vita per aiutare gli altri" ricorda ogni anno il presidente del Santa Firmina Piero Bacci che da 24 anni porta avanti il memorial intitolato a Roberto. Quella finale è passata alla storia come la "partita maledetta". Una partita che non doveva essere giocata, con Bruno Pizzul che raccontò in diretta (seppur con il video a nero) i fatti del prepartita, promettendo poi al pubblico che avrebbe "commentato con il tono più asettico possibile l'incontro". Un match che accese poi ulteriori polemiche per le esultanze dei calciatori bianconeri al gol e a fine partita per la vittoria. La famiglia Lorentini, a partire da Otello (padre di Roberto), si è sempre impegnata per fare chiarezza su quanto accaduto, chiedendo giustizia. Per questo motivo nel 1987 fondò l'Associazione fra i Familiari delle Vittime dell'Heysel che ha sciolto al termine del processo di cassazione nel 1991. Suo nipote, Andrea, nel gennaio 2015 l'ha ricostituita al fine di "allenare la memoria" dei fatti e difenderne in ogni ambito le verità storiche e processuali.

29 maggio 2020

Fonte: Arezzonotizie.it

AREZZO

Heysel, ad Arezzo i piazzali a Roberto Lorentini

e Giusy Conti dimenticati da navigatori e indirizzi

Piazzale Roberto Lorentini e piazzale Giusy Conti: dove sono ? Digitando gli indirizzi su un qualsiasi motore di ricerca, o su un navigatore, non otterrete risposte. Perché i due piazzali intitolati alle vittime dell’Heysel di cui venerdì 29 maggio ricorreva il 35esimo anniversario e che si trovano uno allo stadio e l’altro al palazzetto delle Caselle, non sono mai stati "registrati" dai meccanismi digitali. La scoperta nel giorno del ricordo della tragedia di Bruxelles nella quale Arezzo pagò un prezzo altissimo. Tra i 39 morti per la finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool due erano aretini. Roberto Lorentini, 31 anni, medico che morì per salvare un bambino e Giusy Conti, la studentessa 17enne con la passione sfrenata per la Juventus. Nel 2007, il giorno di Arezzo-Juventus, la città li ricordò con l’intitolazione del "piazzale Roberto Lorentini" che è il parcheggio dello stadio e l’intitolazione, nell’ottobre dello stesso anno, di un altro piazzale a Giusy Conti. Quello che è al palasport delle Caselle. "Ma in tutti questi anni, la toponomastica non è cambiata", dice Francesco Caremani, giornalista e autore del libro "Heysel, la verità di una strage annunciata", scritto insieme a Otello Lorentini che fondò l’Associazione Familiari Vittime dell’Heysel, che oggi porta avanti il nipote Andrea. "Ci sono società sportive, come l’Arezzo, che hanno lasciato il vecchio indirizzo", dice ancora Caremani, sottolineando che "la memoria si fa anche con i piccoli gesti". Perché se le mappe on line non fanno trovare i due piazzali, anche le società sportive che si affacciano su questi non hanno mai cambiato il loro recapito. È il caso dell’Arezzo calcio che è rimasto in viale Gramsci. Non è così invece per la sezione Arbitri Arezzo. Il presidente Sauro Cerofolini ricorda quei due avvisi che mandò il Comune di Arezzo. "Il 9 giugno 2007 e poi il 17 ottobre sempre dello stesso anno - dice Cerofolini - venne comunicata l’intitolazione dei due piazzali. Noi come sezione decidemmo subito di cambiare l’indirizzo e adesso la sezione Aia è sita in piazzale Lorentini. Ma abbiamo il problema che il piazzale non viene riconosciuto dai navigatori e chi viene da fuori è costretto a mettere stadio comunale per trovarci". "A me dispiace che l’Arezzo, nonostante sollecitato nel tempo, non abbia cambiato il proprio indirizzo - sottolinea Andrea Lorentini - Mi auguro che prima o poi lo faccia". L’intenzione di cambiare indirizzo è anche quella Società Basket Arezzo che si trova sul piazzale Giusy Conti. Ma come fare ? La risposta è dell’ufficio toponomastica Arezzo: "Spetta alle società sportive, una volta saputo del cambio del nome di una strada. Spesso però non succede anche per una questione di comodità".

29 maggio 2020

Fonte: Corrierediarezzo.corr.it

AREZZO

Heysel, telegramma della Juventus per la mamma di Giusy

Telegramma della Juventus ai familiari di Marisa Belardini, la mamma di Giusy Conti, una delle 39 vittime della strage dell'Heysel. La morte della donna ha suscitato grande commozione a Rigutino, dove viveva, e in tutto l'Aretino dove i Conti sono molto conosciuti e stimati. I funerali della signora Marisa si sono svolti alle 10.30 a Rigutino. Il club bianconero ha voluto partecipare al dolore con un messaggio inviato al marito Antonio e ai figli Giovanni e Francesco. Marisa, che aveva 75 anni, ha continuato ad amare il calcio e la Juventus nonostante la tragedia, proprio perché la figlia Giuseppina era innamorata di questo sport e della sua squadra. Il 29 maggio 1985 era partita per Bruxelles annunciando alla mamma: "Torno con la coppa". E quella coppa dei Campioni, pur insanguinata, per la signora Marisa era qualcosa di sacro. Giusy venne travolta dalla calca nello stadio maledetto, dopo l'attacco degli hooligans del Liverpool. Babbo Antonio non riuscì a proteggerla. Nei giorni successivi venne restituita alla famiglia la macchina fotografica della studentessa, 17 anni, che conteneva il rullino con l'ultima foto: lei felice con la bandiera della Juve sulle spalle come un mantello. Nel massacro dell'Heysel, Arezzo pianse anche per la morte del dottor Roberto Lorentini, medico, che prima di perdere la vita si prodigò per soccorrere persone rimase ferite.

9 settembre 2019

Fonte: Corrierediarezzo.corr.it

AREZZO

Heysel, addio alla mamma di Giusy Conti

Addio alla mamma di Giusy Conti, la studentessa morta all'Heysel il 29 maggio 1985, una delle 39 vittime nella calca dello stadio di Bruxelles scatenata dagli hooligans prima della finale Juventus - Liverpool. La signora Marisa aveva 75 anni. Da quel giorno la sua vita fu stravolta, poi nel suo cammino ha incontrato anche la malattia. Negli ultimi giorni l'aggravamento, venerdì 6 settembre si è spenta all'ospedale San Donato di Arezzo. Lunedì i funerali a Rigutino alle 10.30. Una donna di straordinaria forza e coraggio. Finite le lacrime, ha vissuto portando il sorriso della sua Giusy che vide partire con la bandiera bianconera per assistere alla finale della Coppa dei Campioni, come si chiamava allora. "Mamma torno con la Coppa", disse Giuseppina a Marisa mentre partiva con babbo Antonio. E quella coppa insanguinata, per la signora Marisa, aveva un valore speciale. La mamma di Giusy nonostante la tragedia è rimasta sempre legata al calcio e alla Juventus, che seguiva con passione. Quella maledetta sera sentì per televisione dei disordini ed ebbe un presentimento. La notte le dissero che suo marito e la figlia erano rimasti coinvolti. Al mattino riuscì a sentire per telefono Antonio, che era in ospedale, e le dette la terribile notizia. Travolto dalla folla, non era riuscito a salvarla. La signora Marisa, sorretta dalla fede, ha portato avanti la sua famiglia con straordinaria energia e dedizione. Il Corriere di Arezzo si stringe intorno al dolore del marito Antonio e dei figli Giovanni e Francesco. Fu proprio grazie al Corriere che un giorno Marisa poté incontrare Marco Tardelli, uno degli idoli della sua Giusy, quando era allenatore dell'Arezzo. E stringendogli la mano si commosse.

7 settembre 2019

Fonte: Corrierediarezzo.corr.it

I fratelli di Giusy in curva a Berlino con gli Ultras Juve

di Luca Serafini

Il Nucleo 1985 legge sul sito del Corriere di Arezzo la storia della famiglia Conti poi invita Giovanni e Francesco alla trasferta per la finale di Champions.  

AREZZO - "Torniamo con la Coppa". Giovanni e Francesco Conti partono per Berlino. Domani saranno a tifare Juve nella finale contro il Barcellona. Trent'anni fa la loro sorella Giusy partì piena di gioia per Bruxelles sognando la Coppa dei Campioni: non tornò più a casa. Morì insieme agli altri 38 martiri dell’Heysel. Giovanni e Francesco vanno all'Olympiastadion proprio per lei, in suo nome, mentre mamma Marisa e babbo Antonio seguiranno la partitissima in tv da Rigutino. "Siamo stati invitati alla finale dal Nucleo 1985 Vivere Ultras - spiega Francesco - e saremo in curva con le sciarpe del gruppo di tifosi organizzati di Bassano di Grappa. Il nome del Nucleo è legato proprio alla tragedia del 1985, che ha segnato anche la vita della nostra famiglia. Domenica parteciperemo alle celebrazioni organizzate a Bassano che pianse due cittadini morti all'Heysel". E' stato leggendo il sito internet del Corriere di Arezzo, settimane fa, che dal gruppo bianconero è partito l’invito ai Conti. Hanno colpito tutti le dichiarazioni di mamma Marisa dopo la conquista della finale: "Vorrei essere a Berlino per Giusy... Io non sono troppo in forma, magari potessero andarci i miei figli...". E così sarà, anche se trovare i due biglietti non è stato facile per lo storico club juventino. Certo, per chi non conosce i Conti, fa un certo effetto questa nuova trasferta al seguito della Juventus dopo che quella maledetta sera Giuseppina, liceale di 17 anni, ci rimise la vita schiacciata nella bolgia scatenata dagli hooligans del Liverpool in uno stadio inadeguato. Ma i Conti amano lo sport, il calcio, la Juventus; anzi Giusy è l'angelo bianconero della famiglia, che tiene la famiglia unita nel dolore e nella gioia. Stasera dunque Giovanni e Francesco partono con il pullman degli Ultras juventini da Vicenza. L'emozione che proveranno davanti al rettangolo verde e agli undici bianconeri di Allegri si può solo immaginare. "Torno con la Coppa", disse Giusy prima di partire dopo aver dato un bacio alla mamma. "Torniamo con la Coppa", dicono oggi i suoi fratelli che baciano il cielo e sperano che si tinga di bianconero.

5 Giugno 2015

Fonte: Corriere di Arezzo

AREZZO

Trenta anni senza Giusy. Aveva solo 17 anni, c'è scritto sulla tomba nel cimitero di Rigutino

Heysel, la mamma di Giusy: "Trenta anni senza lei". Dolore, fede, calcio

di Luca Serafini

Mamma Marisa parla con il Corriere di Arezzo nel giorno dell'anniversario dell'Heysel. "Partì la mattina alle 4, felicissima..." Andava a vedere la sua Juve giocare per la Coppa dei Campioni contro il Liverpool. Non toccatele la Juve, non toccatele la Coppa insanguinata. Marisa è una signora dolce, dolcissima, ma con la forza di un leone. Marisa è la mamma di Giusy, la ragazza con i pantaloni verdi morta all’Heysel insieme agli altri 38 martiri del massacro. "A soli 17 anni", come ripete Marisa e come sta scritto sulla tomba nel cimitero di Rigutino, che sembra una cameretta, accogliente e luminosa. "Mamma, quando mi sposo mi fai una casa col cane lupo ?" … Chiedeva Giuseppina a Marisa in quella sua ultima primavera, sognando il futuro che poi non ha avuto. Era un fiore che sbocciava, un po’ ragazzina e un po’ donna. "Così io e mio marito - sospira Marisa mentre sistema i fiori - le abbiamo costruito questa…" Una cappella non triste, le spalle al monte Lignano, il cielo che sembra ad un dito di distanza, il marmo azzurro ("Il colore che preferiva") sotto il quale Giusy riposa. Questo 29 maggio, tre decenni dopo, regala un sole che entra dentro e illumina fiori, piante, fotografie, oggetti. C’è un minuscolo peluche portatole da un ragazzo di Como diventato uomo, che lei non conosceva e che dal 1985 viene puntualmente a dire una preghiera qui. C’è luce anche negli occhi di Marisa, che hanno pianto, piangono, piangeranno. "E’ come fosse ieri…", sospira ancora. "Cosa mi ha sorretto in questi trent’anni ? La fede nel Signore". Fede, forza, famiglia. E anche il calcio, quella Juventus che i Conti, Marisa in testa, amano in modo speciale. Quel giorno del 1985 Giuseppina era felicissima. "Partirono per Bruxelles alle 4 del mattino. Giusy, bravissima a scuola, aveva terminato i suoi impegni del quarto anno di Liceo Classico e si era meritata quel premio. "Mamma - mi disse - torno con la Coppa". La sera quando in tv sentii dei disordini, del muro crollato allo stadio, ebbi subito il presentimento. Poi la notte seppi che lei e mio marito erano rimasti coinvolti, feriti. Una notte di tormento. La mattina dopo mi feci aiutare da una signora di Rigutino che parlava il francese e sentii per telefono Antonio, che era in ospedale. Gli chiesi: e la "citta" ? Lui mi disse che la "citta", la nostra Giusy, non ce l’aveva fatta…" Brividi.

Trent’anni fa, come fosse ieri. Scodinzolano i gatti nella casa dei Conti. Quello di Giusy è vissuto 19 anni dopo la sua morte. Lei sorride nella foto appesa alla parete, l’ultima foto che le scattò il babbo prima di entrare nello stadio trappola: i pantaloni verdi, la bandiera come mantello. In questo 29 maggio babbo Antonio non c’è, è al Nord per seguire il Giro d’Italia. Lo sport è rimasto un compagno di viaggio. Terribili le immagini di quella sera, con lui sopra il corpo esanime della figlia. La calca se l’era portata via come un fiume in piena, spinto dalla follia degli hooligans. Non poté proteggerla, non riuscì a salvarla. Ti deve crollare l’anima dentro. Per i Conti, commercianti storici di Rigutino, sembrò crollare tutto. Anche Antonio ha saputo stringere i denti, ha saputo pedalare sui tornanti terribili della salita della vita. L’Heysel ha segnato e straziato questa famiglia, che però ha il suo angelo bianconero in cielo e vive di unità, valori, speranza. "Ogni anniversario è un giorno pesante" dice Marisa, ma il suo sguardo è positivo. Ci tiene molto, poi, a ringraziare don Virgilio, il parroco di Rigutino "che ci è stato tanto vicino e ci ha dato tanto sostegno". Il cuore della casa è il soggiorno dove la famiglia Conti si raduna al completo davanti alla tv per tifare Juve. Dalle pareti sorride Giusy accanto a sciarpe bianconere e magliette. "Mi sono sempre opposta all’idea di chi voleva la restituzione di quel trofeo insanguinato, sarebbe stato un affronto a chi come la nostra Giusy era così felice ed è morta per quella coppa". Dietro l’angolo, il 6 giugno, c’è un’altra finale di Coppa. "Chissà, forse i miei figli Giovanni e Francesco potrebbero andare a Berlino… Ne sarei felice".

30 maggio 2015

Fonte: Corrierediarezzo.corr.it

Heysel, la testimonianza di Antonio Conti

Antonio Conti, papà di Giusy, 17enne che perse la vita allo Stadio Heysel, ha rilasciato la sua testimonianza a Repubblica: "Le ho lasciato la mano perché́ non volevo trascinarla come me, quando mi hanno travolto. Ho perso conoscenza e quando ho ripreso i sensi lei non c’era più. Era sotto una coperta, l’ho riconosciuta dalle scarpette.

26 maggio 2015

Fonte: Tuttojuve.com

Fonte Filmato: Dal Documentario "HEYSEL Vent'anni dopo"

Vorrei andare alla finale per Giusy"

 di Luca Serafini

Trent'anni dopo l’Heysel la mamma di Giuseppina Conti gioisce per la Juve: "Era il suo sogno" !

AREZZO - Bianconeri nel nome di Giusy. La famiglia Conti ha vissuto con tifo e intensità la serata della semifinale di Champions tra Real Madrid e Juventus, culminata nella conquista della finale di Coppa del 6 giugno. Esattamente a trenta anni di distanza la squadra bianconera arriva a disputare la partita più importante e la signora Marisa, mamma di Giuseppina, una delle 39 vittime, si sente la prima tifosa della squadra che sua figlia amava così tanto. Perse la vita a diciassette anni nella maledetta curva Z dello stadio dove si stava per disputare Liverpool – Juventus. La furia degli hooligans e le inefficienze organizzative originarono il massacro. "Vorrei andare alla finale di Berlino, ma non sto troppo bene", dice la signora Marisa che palpita ad ogni gara della Juve. I due figli, Giovanni e Francesco, potrebbero invece andare. La passione per la squadra che Giusy amava così tanto è riuscita nel corso di questi anni a sublimare il dolore terribile scoppiato in quella maledetta notte. AREZZO "Ciao mamma, torno con la Coppa". Fu l'ultimo saluto di Giusy prima dell'Heysel, il 29 maggio 1985. C’era Liverpool-Juve. Follia e violenza fecero 39 morti tra i quali lei, 17 anni, studentessa di Rigutino. Ora, trent’anni dopo, c'è un'altra finale di Coppa: Barcellona-Juventus, a Berlino, il 6 giugno. "Vorrei tanto esserci...  Dice Marisa, la mamma di Giusy, perché la Juve era il sogno di Giuseppina, la sua felicità. Ne era innamorata e noi tutti, in famiglia, trascinati da lei, abbiamo custodito e portato avanti quella sua infinita passione." L'altra sera la famiglia Conti, come sempre quando ci sono partite speciali, si è riunita al completo davanti al televisore per seguire Real Madrid - Juventus. "Che emozione, che tifo e alla fine che soddisfazione, dopo la vittoria dello scudetto", dice mamma Marisa. Un caso di dolore sublimato attraverso i colori bianconeri. Il calcio anziché essere detestato, odiato, respinto da quel maledetto giorno, viene invece vissuto dai Conti come momento di unione familiare. Anche babbo Antonio, che quel giorno era con Giusy, non ha ripudiato lo sport e da sempre si impegna nel mondo del ciclismo. Positivi nonostante lo strazio, i Conti. La vita e la fede che vincono la morte. "lo sarò là a Berlino col cuore, ma non posso certo andarci dice mamma Marisa perché non sto benissimo in questo periodo e sarebbe uno sforzo eccessivo... Ma sarà come essere lì. E chissà che i miei figli Giovanni e Francesco non riescano ad andare"... Francesco è nato dopo la morte di Giusy, l'angelo bianconero della famiglia, ci conferma che l'idea della trasferta Champions ci sarebbe, ma va conciliata con gli impegni di lavoro. "Che tensione l'altra sera per la semifinale dice alla fine sembrava quasi di averla giocata noi la partita... Negli ultimi anni aggiunge Francesco Conti il rapporto con la Juventus è molto cambiato, c'è maggior coinvolgimento da parte della società, siamo stati anche invitati all'inaugurazione dello Stadio. Per noi la Juve è rimasto sempre un punto di riferimento, nonostante il dolore incancellabile che quella notte ha prodotto nella mia famiglia". Foto di Giusy sono ovunque in casa Conti. Lei sorride dalle pareti, anche in quell'ultima immagine che le scattò il babbo prima di entrare nello stadio, sviluppata dal rullino ritrovato nella borsetta inghiottita da quel macello nella curva Z dell'Heysel di Bruxelles. C'è anche il poster di quella Juve. Cabrini e Tardelli erano i suoi idoli. Oggi avrebbe avuto 47 anni Giuseppina, e chissà come avrebbe gioito per le imprese di Marchisio, Tevez, Vidal, Buffon e Morata. Un giorno il Corriere fece incontrare i genitori di Giusy con Tardelli, quando allenava l'Arezzo. Marisa gli dette un bacio sulla guancia: "Questo, disse, glielo manda Giusy".  Giuseppina e Roberto Lorentini, le due vittime dell' Heysel, saranno ricordati a fine mese nelle celebrazioni del trentennale tra Arezzo e Torino. L'associazione familiari delle vittime portata avanti dal compianto nonno Otello, è guidata da Andrea, figlio di Roberto, che ora si spende per la causa della memoria e della non violenza nello sport. Trent'anni dopo i Conti, seppur più defilati rispetto alle iniziative ufficiali, sono un luminoso esempio. Amano sentirsi uniti e gioire per la passione bianconera lasciata loro da Giusy.

15 maggio 2015

Fonte: Corriere di Arezzo

Giuseppina Conti, il premio

Antonio: "Era lì per la pagella.  Non cambio idea: ho perso mia figlia per l'avidità di qualcuno"

"E' dura, sono contento che se ne parli ancora, ma il dolore non se ne va. Non se ne andrà mai". La voce di Antonio Conti, di Rigutino, frazione del comune di Arezzo, perde forza ricordando il 29 maggio dell'85. Lui all'Heysel c'era con la figlia, premio di una bella stagione scolastica, ed è impossibile spiegare cosa significhi tornare a casa senza la propria bambina, da quella che doveva essere una festa: "E' contro natura". Le foto e la racchetta da tennis sono un memoriale. Raccontano tutto, il dolore ma anche la rabbia. "Non si possono mettere migliaia di persone dentro una curva di terra con i gradoni di graniglia, dopo una fila di quattro ore passando da una porta di novanta centimetri. Mia figlia è morta perché qualcuno potesse incassare più soldi". Alla fine, per Antonio, la famiglia è rimasta l'unico rifugio, l'unica ragione per andare avanti ma questo è un vuoto che niente e nessuno può riempire: "Mi hanno invitato ma non vado a Torino. Sabato c'è il torneo, i ragazzi lo fanno tutti gli anni, ho scelto di stare con loro".

26 maggio 2010

Fonte: La Stampa

Piazzale Giusy Conti al Palacaselle

Sabato 27 ottobre si è tenuta la cerimonia di intitolazione del piazzale del Palacaselle a Giusy Conti, alla cerimonia ha partecipato anche il Campione del Mondo Paolo Rossi che ci ha rilasciato una sincera breve intervista che potrete veder ed ascoltare su www.youtube-nocookie.com nei nostri abituali canali "libericittadini" e "superottoscio". Abbiamo ricevuto, insieme al Consigliere Comunale Pilade Nofri, molte congratulazioni per l'idea di realizzare un monumento contro la violenza nello sport da posizionare nel piazzale dello stadio Comunale, passiamo ovviamente le sincere congratulazioni alle libere cittadine e ai liberi cittadini che ci hanno sollecitato nel formulare il progetto. Progetto che prosegue senza indugi e che sarà realizzato con la massima attenzione e cura unendo la tragedia dell'Heysel, la scomparsa dei due aretini e di tutti gli altri sportivi rimasti uccisi da una violenza che pare non avere mai fine, ed è per questo che la realizzazione del monumento è una ulteriore prova di civiltà, tra l'altro non a carico dell'Amministrazione Comunale, e non in contrapposizione all'intitolazione dei due piazzali alle due vittime aretine, Conti-Lorentini, che per noi rimarrà un cognome per sempre unito per l'eternità.

29 ottobre 2007

Fonte: Comunicato di Fabio Fioroni (Comitato MIRSIA)

Inaugurata alle Caselle la piazza dedicata alla ragazza aretina morta all'Heysel

Rossi: dal sacrificio di Giusy uno sport migliore

di Federica Guerri

AREZZO - "Spero che questa targa serva a ricordare che i valori dello sport sono altri e che il sacrificio di Giusy possa farne crescerne di veri", così ha parlato ieri l'ex campione del mondo Paolo Rossi alla cerimonia di intitolazione del piazzale del palazzetto dello sport Le Caselle a Giusy Conti, la studentessa aretina morta insieme a Roberto Lorentini nella tragica finale di Coppa dei Campioni dell'Heysel (39 vittime), ventidue anni fa. Oltre a Pablito, idolo di Giusy, alla cerimonia erano presenti i genitori della studentessa, l'assessore comunale allo sport Lucia De Robertis, quello provinciale Vasai, il prefetto Francesca Adelaide Garufi e don Paolo De Grandi, sacerdote ed ex calciatore. C'erano anche i piccoli dello Ut Chimera con le loro tute blu a simboleggiare lo sport di domani, lo sport che tutti vogliono pulito. "E' un momento importante quello che stiamo vivendo - spiega l'assessore De Robertis - abbiamo scelto proprio questo luogo perché il palazzetto delle Caselle è l'impianto sportivo più importante della città, quello da cui passano migliaia di atleti. Lo abbiamo scelto nella speranza che, alzando gli occhi al cielo, tutti possano leggere il nome di Giusy e ricordare che lo sport è una cosa diversa". Una cosa diversa da quella che ha strappato a Giusy la vita. "Ringrazio quanti si sono adoperati perché venisse intitolato il piazzale a mia figlia - dice con voce sommessa il padre di Giusy - dopo tanti anni era una cosa doverosa. Spero che il suo sacrificio serva a prendere lo sport in un altro modo". "Nel modo più sano e bello - prosegue il prefetto Garufi - perché i giovani possano imparare cos'è l'amore per lo sport, augurandomi che non debbano mai vedere momenti brutti come quello dell' Heysel. Spero che la targa sia un ricordo e un monito a evitare ciò che si può evitare". "Chiedo scusa a nome di chi provocò quel gesto ventidue anni fa", conclude l'assessore De Robertis, prima della benedizione data da Don Paolo De Grandi. A seguire le note solenni di una tromba hanno accompagnato il momento della scopertura della targa nascosta da un panno verde bagnato dalla pioggia. Un gesto doveroso, un nome per non dimenticare e per continuare a credere che lo sport buono esiste.

27 ottobre 2007

Fonte: Corriere di Arezzo

 

Morta all'Heysel. L'assessore De Robertis: "Omaggio alla Conti e inno allo sport vero"

 Piazza per Giusy, arriva Pablito

 di Luca Serafini

Il 26 ottobre l'inaugurazione alle Caselle con l'ex juventino Rossi

AREZZO - Pablito scende in campo per Giusy. Sarà Paolo Rossi, il 26 ottobre, a scoprire la targa della piazza intitolata a Giuseppina Conti, la studentessa aretina morta a 17 anni all'Heysel il 29 maggio 1985. L'ex attaccante della Juventus e della Nazionale ha accolto di buon grado l'invito dell'assessore allo sport del Comune di Arezzo, Lucia De Robertis. E così, 22 anni dopo la strage di Bruxelles provocata dalla furia degli hooligans inglesi, il nome della ragazza di Rigutino verrà associato in modo permanente ad un luogo della città: il piazzale dell'ambiente sportivo al chiuso più importante di Arezzo. - Cerimonia. Annunciata per giugno e poi slittata per impegni dell'ex campione del mondo, la cerimonia si svolgerà nel pomeriggio (17.30) alla presenza del sindaco Giuseppe Fanfani, delle autorità cittadine e dei genitori di Giusy. La targa con l'intestazione della piazza sarà inaugurata da Rossi. Oggi l'ex bomber ha i capelli grigi, ma nella maledetta notte all'Heysel era tra i bianconeri che contro il Liverpool vinsero quella Coppa dei Campioni macchiata di sangue. Un trofeo del quale i familiari di Giusy vanno orgogliosi. "Perché era il sogno di Giusy - ripete mamma Marisa - e prima di partire per il Belgio, lei mi lasciò con queste parole: dai mamma, che torno con la Coppa...". - Valori. Innamorata dello sport sano, pulito e leale, appassionata del calcio, "pazza" per la Juventus, la Conti era una fan di Paolo Rossi. E toccherà proprio a lui ricordarla, con un gesto carico di significati. "Quella del 26 ottobre - dice l'assessore De Robertis - è la chiusura di un cerchio che abbiamo aperto la scorsa primavera quando è stato intitolato il piazzale dello stadio a Roberto Lorentini ed è stata apposta la targa che ricorda tutte le vittime dell'Heysel. Abbiamo lavorato con cura a questo importante ricordo che ha un grande valore per comunicare alla gente, ai nostri giovani, a chiunque passerà dalle Caselle, la morte assurda di Giusy e i veri valori dello sport nei quali lei credeva". - Famiglia. La famiglia Conti aspettava da tanto questo momento: una via o una piazza col nome di Giusy. Il padre della studentessa, Antonio, era insieme alla ragazza quando la folla impazzita nella curva Zeta gliela strappò via e la schiacciò. Pure lui rimase travolto e rischiò di morire. Con la moglie Marisa - ex alimentaristi - e con gli altri due figli, Giovanni e Francesco, il 26 ottobre saranno lì alle Caselle. Per stringere la mano all'idolo di Giusy, Paolo Rossi, che viene qui a ricordare quella ragazzina innamorata del pallone, con un cuore bianconero spezzato in una notte di follia.

 5 ottobre 2007

 Fonte: Corriere di Arezzo

Al Comunale di Arezzo, vent’anni dopo la tragedia dell’Heysel, si è rigiocata Juventus-Liverpool

Che i giovani siano un seme di speranza…

di Andrea Lorentini

Il 12 ottobre scorso si è disputata allo stadio "Comunale" di Arezzo l’amichevole fra le formazioni Primavera" di Juventus e Liverpool organizzata dal Comitato permanente contro la violenza nello sport "R. Lorentini - G. Conti" in ricordo delle 39 vittime della tragedia avvenuta allo stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985. Un evento storico per la città del Saracino, come hanno tenuto a sottolineare le autorità cittadine, che ha chiuso un cerchio, e messo la parola fine a 20 anni di imbarazzi, reticenze e diffidenze nei confronti di chi ha lottato per ottenere giustizia. Otello Lorentini, che a Bruxelles perse il figlio Roberto, è colui a cui va il ringraziamento più sentito per aver regalato alla gente di Arezzo un pomeriggio nel quale a trionfare sono stati i veri valori dello sport: sano agonismo, rispetto per l’avversario e l’entusiasmo di centinaia di ragazzini giunti da ogni parte della provincia per ammirare gli idoli di domani. Giovani come loro ai quali la società affida il futuro. Leali e corretti in campo per esserlo altrettanto nella vita. Una partita che ha incarnato un forte messaggio contro la violenza nello sport, un sentimento che rimanga memoria scolpita nel tempo delle generazioni future. A far da prologo alla gara l’esibizione degli sbandieratori fra gli applausi generali, poi il momento più commovente quando, in un "Comunale" ammutolito sono risuonate con le note del "silenzio" mentre dall’altoparlante venivano scanditi ad uno ad uno i nomi di chi a Bruxelles era andato per una festa e invece là incontrò la morte più assurda e per questo più crudele. I brividi più intensi quando fra gli altri sono stati ricordati prima Giuseppina Conti, la studentessa di Rigutino, poi Roberto Lorentini, il medico medaglia d’argento al valor civile. Quella sera di venti anni fa Arezzo li pianse, oggi a distanza di tanto tempo il loro ricordo è più vivo che mai. Alla fine ha vinto la Juventus 2-1, ma al triplice fischio di Paolo Bertini premi e riconoscimenti per tutti quanti nel segno di un valore che al giorno d’oggi sembra essere merce sempre più rara: l’amicizia. Juventus-Liverpool ad Arezzo ha rappresentato non solo un momento di sport vero e proprio, ma un’occasione di scambio culturale, nella quale la città ha accolto le due società in un abbraccio fraterno dimostrando una volta di più il fair play che la contraddistingue. Uniti in un sentimento di profonda ammirazione per l’operato del Comitato permanente sia Roberto Bettega, vicepresidente della società bianconera, che Rick Parry, general manager dei "Reds". Entrambi hanno presenziato alla cena di benvenuto offerta dalle autorità e alla messa celebrata in Duomo in suffragio dei caduti. "Era un evento a cui tenevamo molto" - si è affrettato a spiegare Bettega - "c’era la volontà di mandare un messaggio positivo e siamo orgogliosi di aver fatto disputare ai nostri giovani atleti una partita dal così alto valore simbolico". "Esprimo a nome di tutta la città di Liverpool il ringraziamento più sincero alla città di Arezzo, in particolare a Otello Lorentini, un uomo straordinario che combatte da venti anni una battaglia giusta" - gli fa eco Parry. Juventus - Liverpool ad Arezzo è stato un seme di speranza come ha ribadito al termine dell’omelia Bill Bygroves, dirigente e cappellano del club inglese. Un seme di speranza gettato nel campo della vita.

? Ottobre 2005

Fonte: Bobonero.it

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