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Roberto Lorentini
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ITALIA   4-04-1954   AREZZO   Anni 31

Medaglia d'Argento al Valore Civile

Era già salvo dopo la prima carica omicida degli inglesi, ma Roberto Lorentini, medico aretino di 31 anni, sposato e con 2 piccoli figli, ritornò indietro sugli spalti a soccorrere un bambino ferito, secondo alcune testimonianze proprio Andrea Casùla. Morì, tragicamente, travolto da una seconda carica degli hooligans mentre era chinato a praticargli la respirazione artificiale. Suo padre, Otello, ha fondato ad Arezzo nel 1987 l'"Associazione fra i Familiari delle Vittime dell'Heysel" che ha sciolto al termine del processo di cassazione nel 1991. Suo figlio, Andrea, nel gennaio 2015 l'ha ricostituita al fine di "allenare la memoria" dei fatti e difenderne in ogni ambito le verità storiche e processuali.  
 

29 maggio 2017: "Questo è un giorno che non sarà mai uguale agli altri. Un giorno nel quale ogni anno mi chiedo perché è potuto accadere. Cerchi di distrarti, di pensare ad altro ma non ce la fai. Poi torni a casa e vedi quella medaglia. E l'orgoglio prevale sulla rabbia e il dolore. L'orgoglio di essere tuo figlio". Andrea Lorentini, Presidente "Associazione fra i Familiari delle Vittime dell’Heysel"
 
Andrea Lorentini (figlio di Roberto) nei video di Tv 2000 e RTBF BELGIO

30 anni fa l'Heysel: quei 5 toscani morti di calcio

di Stefano Taglione

29 maggio 1985. Il ricordo dei parenti, l’angoscia in tv. Riccardo Balli, pratese: "Mio fratello era stato spostato per caso nel settore Z". Andrea Lorentini, di Arezzo, da anni lotta per avere giustizia.

(Omissis)  "Mio padre morto schiacciato come un topo" - Annunciata perché quella maledetta sera non ha funzionato nulla. Oltre all’errato posizionamento dei supporters, lo stadio belga è totalmente inadeguato a ospitare una finale e con un servizio d’ordine assente. "C’erano solo 4-5 poliziotti a vigilare il settore - racconta Andrea Lorentini, figlio di Roberto, vittima aretina di quella folle serata - e 39 persone sono morte schiacciate come topi. Se è vero che i tifosi inglesi hanno caricato, è vero anche che l’Uefa e le autorità belghe sono i mandanti morali. Trent’anni fa furono commessi una serie di errori gravissimi e imperdonabili". Roberto Lorentini, l'eroe (quasi) dimenticato - La tragedia dell’Heysel ha segnato profondamente anche la Toscana, fra le regioni che in Italia ha pagato il prezzo più alto. Cinque sono state le vittime, a Capannori, Arezzo (due), Prato e Ponsacco: Bruno Balli, Giuseppina Conto, Giancarlo Gonnelli, Giovacchino Landini e Roberto Lorentini. Il padre di quest’ultimo, Otello, immediatamente dopo la tragedia ha costituto l’associazione dei parenti delle vittime. Lavoro che sta portando avanti il nipote Andrea - Otello è morto l’anno scorso - organizzando incontri nelle scuole e nelle università per promuovere progetti di cultura sportiva. Andrea ha 33 anni, è un giornalista, vive ad Arezzo. Il padre era paramedico. Proprio per perseguire la difesa della vita - come prevede il giuramento di Ippocrate - Roberto ha perso la sua. Si era appena messo in salvo insieme al padre Otello e a due cugini, con lui all’Heysel per assistere a Juventus-Liverpool, quando alla vista di un bambino riverso a terra sugli spalti non ci ha pensato due volte e ha tentato di rianimarlo. Ma proprio in quel momento una seconda carica degli hooligans se lo è portato via. Motivo per il quale è stato insignito con la medaglia d’argento al valor civile. "Un gesto che poteva valere un’onorificenza ancora più importante - afferma il figlio Andrea - e che secondo me non fu concessa in quanto la medaglia d’oro comportava un risarcimento economico, del quale comunque non mi interessa". Il nonno di Andrea, Otello, in nome del figlio ha portato avanti e vinto la battaglia in tribunale contro l’Uefa e le autorità belghe. "La stessa Juventus, per 25 anni, non ha fatto quasi niente per ricordare la tragedia - sottolinea Andrea Lorentini - e solo ultimamente ha cambiato passo. Venerdì, in occasione del trentennale, a Torino verrà celebrata una messa. Noi ci saremo. Vorremmo giungere a una verità condivisa, perché da quel giorno sono passati 30 anni. Più avanti chiederemo anche alla Regione Toscana di commemorare le vittime".

27 maggio 2015

Fonte: Il Tirreno

Fonte Fotografia Arezzo: Visitarezzo.com

Roberto Lorentini, eroe per sempre (specie per chi ama lo sport)

di Gianluca Barni

Medico aretino di 31 anni, sposato e con due figli piccoli, era presente allo stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985, per tifare Juventus in occasione della finale di Coppa dei Campioni con il Liverpool.

PISTOIA. Ci sono storie, tragiche, che non possono, che non debbono essere dimenticate. Ci sono storie che il pallone tende a far cadere nell’oblio, vergognandosi che il proprio business le abbia generate, ma che è giusto spolverare e conservare quale preziosa reliquia. Un ricordo da cui imparare. Sempre. Abbiamo avuto la fortuna e l’onore di conoscere nel corso della nostra esistenza dapprima Francesco Caremani, giornalista/scrittore aretino autore di "L’Heysel. Le verità di una strage annunciata" (Bradipolibri) e poi Andrea Lorentini, giornalista di Arezzo, uno dei figli di Roberto Lorentini (nella foto), un eroe, medaglia d’argento al valor civile. Spesso usiamo, storditi di retorica, la parola eroe, affibbiandola anche a chi non lo è (specie a qualche calciatore per enfatizzarne le gesta sul campo, salvo poi arrossire per quelle, poco edificanti, viste fuori dal rettangolo verde). Roberto Lorentini, invece, lo è. Medico aretino di 31 anni, sposato e con due figli piccoli, era presente allo stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985, per tifare Juventus in occasione della finale di Coppa dei Campioni con il Liverpool. Il giovane dottore si era posto in salvo dopo la prima carica omicida degli hooligans inglesi, ma ritornò indietro, sugli spalti, per soccorrere un bambino ferito, secondo alcune testimonianze il sardo Andrea Casula, poi deceduto. Morì, tragicamente, travolto da una seconda carica di ubriachi e feroci delinquenti, mentre era chinato a praticargli la respirazione artificiale. Suo padre, Otello Lorentini, il nonno di Andrea, fondò nel 1987 ad Arezzo l’associazione "Fra i familiari delle vittime dell’Heysel".  Grazie alla sua tenacia, al suo coraggio, alla sua voglia di rammentare quel figlio eroe e tutti gli altri 38 caduti, l’Uefa venne infine condannata e da quel momento il calcio cambiò (miglior organizzazione delle manifestazioni calcistiche, maggior sicurezza degli stadi). In questi giorni, venerdì 4 aprile, ricorreva il compleanno di Roberto Lorentini e Andrea, con un gesto tenerissimo, l’ha rammentato sul social network Facebook, facendogli gli auguri: avrebbe compiuto 60 anni. Gli eroi, si dice cari agli Dei che li rapiscono nel fior fiore degli anni per circondarsene e godere delle loro intelligenze, delle loro sensibilità, muoiono giovani. Roberto Lorentini è divenuto stella, che illumina il cammino dei suoi cari e di chi nel cuore ha un posticino per i gesti nobili. Ma grazie al ricordo, senz’altro più vivo di molti di noi, morti sul nascere, per assenza di principi e valori.

5 aprile 2014

Fonte: Lineefuture.it

"Heysel, basta offese alla memoria dei morti"

Un giovane aretino perse il padre in quella tragica sera di 29 anni fa: irritato dai recenti cori viola

LIVORNO. Andrea aveva soltanto tre anni e mezzo quando il padre Roberto Lorentini, medico aretino con la passionaccia per la Juve, morì nel settore Z dell’Heysel, in quella crudele finale di Coppa dei Campioni 1985. Andrea, del padre, si ricorda soltanto attraverso le foto e attraverso la battaglia del nonno paterno, oggi novantenne, che ha fondato l’associazione delle vittime dell’Heysel e ha lottato fino al processo. Andrea oggi ha 32 anni e fa il giornalista nella sua Arezzo. E dopo anni di silenzio ha deciso di intervenire a gamba tesa dopo gli striscioni e i cori arrivati dalla curva della Fiorentina che hanno macchiato la memoria di quei 39 tifosi morti nella curva dell’orrore. "Per anni ho ascoltato di tutto, scegliendo la linea dell’indifferenza. Ma stavolta no, mi sono rotto le scatole. Mio padre è morto a 31 anni per essere tornato in curva per dare assistenza a un bambino, lui era un simpatizzante della Juve, ma soprattutto uno sportivo che voleva godersi un evento unico. E tanti dei morti dell’Heysel non erano ultrà ma sportivi qualsiasi. Ecco perché voglio che si smetta di offendere gratuitamente la memoria di questi morti e fare del male alle famiglie già così colpite, compresa la mia". Lorentini non le manda a dire. "Occorrono sanzioni serie per questi tifosi, ma soprattutto le società devono vigilare ed essere inflessibili. A questo proposito scriverò una lettera ai Della Valle per sensibilizzarli su questo tema. Capisco la rivalità ma si faccia finita una volta per tutte con queste bischerate". La famiglia Lorentini è stata una delle più attive nella conservazione della memoria di Roberto e delle altre vittime del massacro di 29 anni fa. "Ad Arezzo, nel 2005 - racconta Andrea - siamo stati promotori di una partita amichevole tra le formazioni Primavera di Juventus e Liverpool. Per anni la dirigenza bianconera, prima con Boniperti e poi con la gestione della triade, è stata abbastanza distante perché in qualche modo ha sempre voluto rimuovere quel tragico evento. Con l’arrivo di Andrea Agnelli le cose sono cambiate, siamo stati invitati allo Stadium per l’inaugurazione del museo dove c’è una stele in memoria dell’Heysel, ogni anno a mio nonno arrivano gli auguri della società. Mi fa piacere, anche se io simpatizzo per l’Inter... La cosa importante adesso è che si smetta di urlare cose vergognose che feriscono la memoria di mio padre e degli altri morti". (g.b.)

3 aprile 2014

Fonte: Iltirreno.gelocal.it

Heysel, figlio di una vittima: "Società educhino i tifosi"

Parla il figlio di una delle tante vittime: "Le società di calcio si facciano carico di un'azione educativa e di sensibilizzazione nei confronti dei loro tifosi, isolando quelle frange che offendono la memoria dei morti, spesso senza neppure sapere cos'è realmente accaduto".

AREZZO - "Le società di calcio si facciano carico di un'azione educativa e di sensibilizzazione nei confronti dei loro tifosi, isolando quelle frange che offendono la memoria dei morti, spesso senza neppure sapere cos'è realmente accaduto". Lo ha detto Andrea Lorentini, 32 anni, giornalista aretino, figlio del medico Roberto Lorentini, che morì all'Heysel. Il padre di Lorentini venne travolto dagli hooligans mentre stava tentando di rianimare un bambino. "Certe manifestazioni - ha aggiunto Andrea Lorentini - offendono la memoria dei morti e toccano profondamente le famiglie. Invito le società a fare maggiore opera di controllo ed educazione dei propri tifosi, ma anche le autorità sportive a sanzionare in maniera pesantissima, altrimenti certi episodi finiranno per condizionare sempre incontri delicati come Fiorentina-Juventus".

31 marzo 2014

Fonte: Tuttosport.com

Andrea Lorentini  "Io, orfano dell'Heysel, credo in uno sport pulito" A 26 anni di distanza da quel maledetto 29 maggio 1985, quando 39 persone morirono allo stadio di Bruxelles, prima della finale di Coppa campioni tra Juventus e Liverpool, un libro del giornalista aretino Francesco Caremani raccoglie le testimonianze di quella terribile giornata. All'Heysel persero la vita anche due aretini: Roberto Lorentini e Giuseppina Conti. Il figlio di Roberto, Andrea, che all'epoca della strage aveva solo 3 anni, ha deciso di diventare giornalista sportivo. (TSD)

Maggio 2011

Fonte: Video a cura di Tele San Domenico

Campo di Calcio Comunale "Roberto Lorentini"

L'area sportiva comunale "Roberto Lorentini", ubicata nel quartiere di Pescaiola, in Via dei Pianeti n. 10,  viene gestita attualmente dall' A.S.D. O' Range Chimera Arezzo. L'area comprende due campi di calcio e due campi da tennis. Il campo di calcio principale presenta una superficie in erba, delimitata da una rete di recinzione; dispone inoltre di porte regolamentari, di spogliatoi, di una tribuna laterale per il pubblico, provvista di copertura, e di un impianto di illuminazione artificiale. L'altro campo di calcio, riservato agli allenamenti, presenta una superficie in terra battuta, dispone di porte regolamentari e di un impianto di illuminazione artificiale. L'utilizzo dei campi di calcio viene concesso dal gestore previa richiesta e pagamento di una tariffa. Attualmente nel campo di calcio si svolgono il torneo amatori UISP e gare di calcio femminile della F.I.G.C. 

11 maggio 2015

Fonte: Comunediarezzo.it

Arezzo e la Juventus ricordano Lorentini e Giusy Conti

Il piazzale dello Stadio a Lorentini, il Palasport a Giusy Conti

Sabato la titolazione del piazzale dello stadio a Roberto Lorentini, ai primi di giugno quella del palasport a Giusy Conti. "In questo modo - ha detto stamani l’assessore allo sport, Lucia De Robertis - rispettiamo il nostro dovere di non dimenticare il passato e di non rimuovere la memoria. Heysel rimarrà una ferita per tutti". Otello Lorentini, padre di Roberto e Presidente del Comitato permanente contro la violenza nello sport che porta il nome delle due vittime, ha ringraziato sia l’amministrazione comunale di Arezzo che la Juventus, sottolineando come la Società sportiva abbia cambiato atteggiamento rispetto agli anni passati. Ed infatti il Presidente della società bianconera, Giovanni Cobolli Gigli sarà sabato mattina allo stadio insieme a quello dell’Arezzo, Piero Mancini per la cerimonia ufficiale di titolazione del piazzale a Roberto Lorentini. Il padre Otello ha ricordato altre iniziative come il torneo che quest’anno vedrà le finali il 2 giugno a Santa Firmina e la "Carta" che il Comitato ha redatto con i nomi delle vittime dello stadio di Heysel. La cerimonia di sabato inizierà alle 12 e saranno presenti il Sindaco Giuseppe Fanfani, Otello Lorentini, il Presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli e quello dell’Arezzo, Piero Mancini. Nell’occasione sarà anche scoperto il murales realizzato allo stadio da Tommaso Landi e Fabrizio Sardella e che porta la scritta: "affidiamo i loro nomi al vento che li sussurrerà in ogni silenzio". Ai primi di giugno ci sarà la titolazione del piazzale delle "Caselle" alla memoria di Giusy Conti ed interverrà l’ex campione del mondo Paolo Rossi.

Ufficio Stampa

15 maggio 2007

Fonte: Comune.arezzo.it

Il piazzale dello stadio intitolato a Lorentini

Il medico aretino morto allo stadio Heysel

Ad inaugurare la lapide saranno i presidenti di Arezzo e Juventus

Arezzo, 15 maggio 2007 - Il piazzale antistante lo stadio di Arezzo sarà intitolato a una delle 39 vittime della tragedia dello stadio Heysel, Roberto Lorentini, il medico aretino morto mentre prestava soccorso a un ferito. Ad inaugurare la lapide, sabato in occasione della partita Arezzo - Juventus, saranno il sindaco Giuseppe Fanfani, i presidenti delle due società di calcio, Giovanni Cobolli Gigli e Piero Mancini e Otello Lorentini, padre del medico e presidente del comitato ''Lorentini-Conti'', che richiama nel nome anche quello della seconda vittima aretina dell'Heysel, Giusy Conti. A quest'ultima sarà dedicato, a giugno, il piazzale antistante il palasport Le Caselle. A scoprire la lapide di Giusy Conti sarà invece Paolo Rossi, uno dei giocatori che disputarono la finale di Champions tra Juventus e Liverpool nella tragica notte dell'Heysel, nel maggio 1985, assente però per impegni di lavoro sabato prossimo. A spiegarlo è stato l'assessore allo sport del Comune di Arezzo, Lucia De Robertis, che ha motivato la decisione di intitolare i due piazzali a Lorentini e Conti ''perché vogliamo che non venga dimenticato tutto quello che avvenne nello stadio belga. E speriamo che chiunque si prepari ad assistere ad una manifestazione sportiva, vedendo queste lapidi, ricordi quelli che sono i veri valori dello sport e rifugga ogni fenomeno di violenza''. Nel piazzale antistante lo stadio sarà affissa anche una lapide con i nomi di tutte le vittime dell'Heysel. Sul muro degli spogliatoi dello stadio è stato infine realizzato un murales a ricordo della tragedia.

15 maggio 2007

Fonte: Lanazione.com

Al Comunale di Arezzo, vent’anni dopo la tragedia dell’Heysel, si è rigiocata Juventus-Liverpool

Che i giovani siano un seme di speranza…

di Andrea Lorentini

Il 12 ottobre scorso si è disputata allo stadio "Comunale" di Arezzo l’amichevole fra le formazioni Primavera" di Juventus e Liverpool organizzata dal Comitato permanente contro la violenza nello sport "R. Lorentini - G. Conti" in ricordo delle 39 vittime della tragedia avvenuta allo stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985. Un evento storico per la città del Saracino, come hanno tenuto a sottolineare le autorità cittadine, che ha chiuso un cerchio, e messo la parola fine a 20 anni di imbarazzi, reticenze e diffidenze nei confronti di chi ha lottato per ottenere giustizia. Otello Lorentini, che a Bruxelles perse il figlio Roberto, è colui a cui va il ringraziamento più sentito per aver regalato alla gente di Arezzo un pomeriggio nel quale a trionfare sono stati i veri valori dello sport: sano agonismo, rispetto per l’avversario e l’entusiasmo di centinaia di ragazzini giunti da ogni parte della provincia per ammirare gli idoli di domani. Giovani come loro ai quali la società affida il futuro. Leali e corretti in campo per esserlo altrettanto nella vita. Una partita che ha incarnato un forte messaggio contro la violenza nello sport, un sentimento che rimanga memoria scolpita nel tempo delle generazioni future. A far da prologo alla gara l’esibizione degli sbandieratori fra gli applausi generali, poi il momento più commovente quando, in un "Comunale" ammutolito sono risuonate con le note del "silenzio" mentre dall’altoparlante venivano scanditi ad uno ad uno i nomi di chi a Bruxelles era andato per una festa e invece là incontrò la morte più assurda e per questo più crudele. I brividi più intensi quando fra gli altri sono stati ricordati prima Giuseppina Conti, la studentessa di Rigutino, poi Roberto Lorentini, il medico medaglia d’argento al valor civile. Quella sera di venti anni fa Arezzo li pianse, oggi a distanza di tanto tempo il loro ricordo è più vivo che mai. Alla fine ha vinto la Juventus 2-1, ma al triplice fischio di Paolo Bertini premi e riconoscimenti per tutti quanti nel segno di un valore che al giorno d’oggi sembra essere merce sempre più rara: l’amicizia. Juventus-Liverpool ad Arezzo ha rappresentato non solo un momento di sport vero e proprio, ma un’occasione di scambio culturale, nella quale la città ha accolto le due società in un abbraccio fraterno dimostrando una volta di più il fair play che la contraddistingue. Uniti in un sentimento di profonda ammirazione per l’operato del Comitato permanente sia Roberto Bettega, vicepresidente della società bianconera, che Rick Parry, general manager dei "Reds". Entrambi hanno presenziato alla cena di benvenuto offerta dalle autorità e alla messa celebrata in Duomo in suffragio dei caduti. "Era un evento a cui tenevamo molto" - si è affrettato a spiegare Bettega – "c’era la volontà di mandare un messaggio positivo e siamo orgogliosi di aver fatto disputare ai nostri giovani atleti una partita dal così alto valore simbolico". "Esprimo a nome di tutta la città di Liverpool il ringraziamento più sincero alla città di Arezzo, in particolare a Otello Lorentini, un uomo straordinario che combatte da venti anni una battaglia giusta" – gli fa eco Parry. Juventus – Liverpool ad Arezzo è stato un seme di speranza come ha ribadito al termine dell’omelia Bill Bygroves, dirigente e cappellano del club inglese. Un seme di speranza gettato nel campo della vita.

Ottobre 2005

Fonte: Bobonero.it

Stasera dimenticate l'odio

di Andrea Lorentini

Premetto che non sono tifoso della Juventus. Il mio cuore batte per l'Arezzo, la squadra della mia città. Mi lega però a voi il triste ricordo della tragedia dell'Heysel, la pagina più brutta nella gloriosa storia del club che tanto amate. A Bruxelles ho perso per sempre mio padre, schiacciato come altri trentotto innocenti dalla furia assassina degli hooligans. Anche lui, come voi, amava i colori bianconeri. Da quando il destino ha messo di nuovo di fronte Juventus e Liverpool, curiosando nei vostri siti Internet ho fatto la malaugurata scoperta che nell'animo di alcuni di voi cova il sentimento di vendetta nei confronti dei supporter inglesi. Se così fosse, a quale scopo ? Un gesto del genere avrebbe soltanto il senso di mettervi alla stessa stregua di quegli hooligans autori di un'autentica barbarie. Non lo vorrebbero né mio padre né gli altri che, con lui, non tornarono più. Non lo vogliono i loro familiari. Ho vissuto sulla mia pelle le terribili conseguenze che la violenza può provocare, so che cosa significa. Questa sera lasciate da parte l'odio e tutto il resto. L'unica cosa che dovete fare è incitare e sostenere la vostra squadra con la passione di sempre. Sarà il modo migliore per ricordare chi ha pagato con la vita la sua fede calcistica. Mio nonno, Otello Lorentini, è stato il presidente dell'Associazione delle famiglie delle vittime e ha combattuto una strenua battaglia per avere giustizia, ottenendola. Ha fondato il comitato permanente contro la violenza nello sport. La mia famiglia da venti anni lotta per estirpare questo cancro. Una partita di pallone va vissuta come un momento di gioia, aggregazione sociale e scambio culturale. Il calcio deve unire, non dividere. Vi chiedo, dunque: stasera fate un passo avanti e mostrate voi per primi al mondo che tragedie come quella dell'Heysel non dovranno ripetersi mai più, che la lezione è davvero servita, perché il calcio è vita. Domani, leggendo i giornali e guardando la televisione, ci sentiremmo tutti un po' migliori scoprendo che Juventus - Liverpool, come la sfida d'andata disputatasi in un clima di straordinaria amicizia, è stata quello che doveva essere: una semplice, grande, partita. (N.D.R. Articolo per la partita di Champions Juventus-Liverpool, 20 anni dopo la morte del padre all'Heysel)

13 aprile 2005

Fonte: La Stampa

Perché ricordare nel tempo il sacrificio di Roberto

di Piero Bacci

Roberto Lorentini è stato vittima innocente della violenza umana come tante altre migliaia di persone che la storia ci ricorda. Noi non vogliamo fare di Roberto un eroe nazionale, ma vogliamo con la manifestazione che ogni anno organizziamo, far vivere la memoria nel ricordo di un medico nostro amico, che non ha esitato minimamente un attimo, anche in condizioni di pericolo per la propria vita a soccorrere direttamente un altro essere umano, per salvargli la vita pagando con la propria tale gesto. Ragazzi, se leggerete queste mie poche righe saprete che Roberto era un giovane medico che lavorava nell'ospedale di Arezzo con grande passione e capacità professionale, ma aveva nel sangue una grande passione, quella per il calcio. Proprio questa grande passione lo portò ad andare a vedere la finale Juventus - Liverpool (coppa dei campioni) che si svolse a Bruxelles, la sera del 29 maggio 1985. E fu in questa maledetta gara che i tifosi del Liverpool ubriachi scatenarono la tragedia nella quale morirono 39 Italiani. La storia ci ha documentato che Roberto, vedendo una persona priva di coscienza non esitò a tentare di rianimarla. Durante tale tentativo fu travolto a sua volta e soffocato. Per tale gesto gli è stata conferita la medaglia d'argento alla memoria al valor civile. La manifestazione alla quale voi parteciperete attivamente nel mese di maggio, è sì nel ricordo di Roberto ma in particolare vuole trasmettere a voi nuove generazioni il gesto di Roberto. Tale gesto deve essere conosciuto e coltivato, in maniera che diventi un antigene atto a combattere ogni forma di violenza. lo spero che da questa manifestazione, a cui parteciperete attivamente e non solo, possiate trarre questo insegnamento. È il nostro messaggio e quello di Roberto. Il pensiero antiviolenza è non parlare della violenza stessa giusto per non enfatizzarla, ma parlare di amore; amore per lo sport, per il prossimo, per tutto ciò che ci circonda e forse l'amore è veramente l'antidoto per debellare ogni forma di violenza. Voi pensate a Roberto che per amore verso il prossimo ha donato la propria vita. Questo era il dott. Roberto Lorentini e noi lo vogliamo ricordare così, come era.

Fonte: Santafirminacalcio.it


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