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"Monumento
Per non dimenticare Heysel" |
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41° Anniversario Strage
Stadio Heysel Bruxelles |
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Cerimonia Pubblica in Memoria delle
39
Vittime |
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Commemorazione a Cura del
Comitato Per Non Dimenticare Heysel |
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Con la Speciale Partecipazione
della Famiglia Zavaroni |
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Sergio Brio
(Ambassador
Juventus Fooball Club) |
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L’Heysel, la
commemorazione
a distanza di 41 anni, a Reggio Emilia
di Vanni Zagnoli
L’Heysel, la
commemorazione a distanza di 31 anni, a Reggio Emilia.
Sergio Brio, oggi legend della Juventus e i giornalisti
Roberto Beccantini (Corriere dello sport) e Fabio Monti
(Gazzetta di Parma).
E’
stata una bella giornata allo stadio Mirabello - da
reggiani neanche noi sappiamo perché si chiami così, con
anche la nostra inquilina, senegalese, Mame Diarra Mbaye,
43 anni, che ci ha accompagnato assieme alla figlia
Penda, 4 anni e qualche mese. In realtà mamma e figlia
sono passate nel vicino campo giochi, in quel parco, si
sono riaffacciate alla fine e hanno avuto in dono una
sciarpa della Juventus. Noi stessi abbiamo giocato con
Penda, entusiasta, sull’altalena.
BRIO RICORDA
L’HEYSEL - Siamo partiti da Pieve
Modolena, via Camillo Berneri, la strada zeppa di buche
di cui abbiamo già parlato, arrivando tardi per
raccontare in video la vita e le opere, come diciamo
noi, di Sergio Brio, l’ex stopper anche di Lecce e
Pistoiese, l’unico titolare della Juventus quasi mai in
nazionale. Decise una finale di coppa Italia contro il
Palermo, squadra oltre 40 anni fa in serie B.
Bella proprio la galleria di sciarpe, il caleidoscopio
delle tifoserie italiane, all’unisono sulla lapide di
Claudio Zavaroni, fotografo di Reggio Emilia, fra le 39
vittime dello stadio Re Baldovino, di Bruxelles,
appunto, Belgio, di quella serata maledetta del 1985,
per Juventus-Liverpool, decisa da un rigore trasformato
da Platini per una caduta in realtà fuori area di
Zbigniew Boniek, il polacco detto il bello di notte. E
anche la spinta onestamente era leggera, ma la decisione
sembrava quasi restituire qualcosa alla memoria di quei
tifosi, uccisi per avere semplicemente comprato il
biglietto nel famigerato settore Z.
BONIEK E LA TRAGEDIA
DELL’HEYSEL - Qui una nostra intervista
all’allora ala sinistra con i baffi, poi mediano della
Roma, quasi scudettata, con Sven Goran Eriksson,
scomparso di recente, e anche presidente della
federazione polacca.
Fonte: Enordest.it
© 14 giugno 2026
Video: Frammenti
Bianconeri Channel ©
Fotografia: Comitato Heysel Reggio Emilia ©
Banner:
Comune di Reggio nell'Emilia ©
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Ricorrenza
Dalle sponde dell’Adda
al Reggio Emilia per la
commemorazione della
tragedia dell’Heysel
Nella città emiliana
si trova un monumento per non dimenticare.
Domenica
31 maggio 2026 un gruppo di soci dello Juventus Club
Vaprio d’Adda ha partecipato alla commemorazione del
41esimo anniversario della tragedia avvenuta il 29
maggio 1985 allo Stadio Heysel di Bruxelles al monumento
di Reggio Emilia.
PER NON DIMENTICARE
HEYSEL - Una delegazione dello Juventus
Club Vaprio d’Adda ha partecipato, domenica 31 maggio
2026, alla commemorazione del 41esimo anniversario della
tragedia dell’Heysel, avvenuto il 29 maggio 1985 a
Bruxelles, recandosi al monumento di Reggio Emilia. Come
ogni anno, infatti, il Comitato di Reggio Emilia "Per
non dimenticare Heysel" ha organizzato una cerimonia di
commemorazione in memoria delle 39 vittime. Un’occasione
per tenere viva la memoria e per aumentare la
sensibilità di tutti ed evitare che in futuro feste
dello Sport possano trasformarsi in tragedia.
IL COMITATO E IL
MONUMENTO -
Il monumento di Reggio Emilia che vuole ricordare i 39
tifosi bianconeri caduti all’Heysel si trova nel parco
di Via Matteotti, di fronte al vecchio stadio Mirabello,
e ad appena 500 metri dalla stazione. La storia del
monumento è iniziata nell’estate del Mondiale del 1990 a
Verona dove la squadra belga disputava le partite del
suo girone. Lo scultore fiammingo Gido Van Lessen
presentò la sua opera nell’ambito delle manifestazioni
culturali. Alla fine del Mondiale l’opera rimase nella
città scaligera per poi essere ceduta. Approdò così a
Reggio Emilia dove fu acquistata e donata al Comune. La
messa in dimora ebbe luogo nel 1991 e, per l’occasione,
venne organizzata una partita di calcio tra Reggiana e
Juventus. Dopo un periodo di oblio nacque il Comitato
Per Non Dimenticare Heysel. Il monumento è stato
restaurato e la prima commemorazione fu celebrata il l’1
novembre 2008. Iuliana Bodnari è la presidente del
Comitato.
Fonte: Primalamartesana.it
©
3 giugno 2026
Video: Frammenti
Bianconeri Channel ©
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LA CERIMONIA
Heysel, gli Juventus
Club di Reggio Emilia ricordano
le vittime (Tra loro
c’era il reggiano Claudio Zavaroni)
Al Mirabello davanti al monumento che ricorda la
tragedia allo stadio di Bruxelles del 29 maggio di 41
anni fa.
Reggio
Emilia Nel giorno in cui il fotografo reggiano Claudio
Zavaroni avrebbe compiuto 70 anni, il Comitato Per non
dimenticare Heysel di Reggio domenica ha ricordato le 39
vittime innocenti della follia omicida degli hooligans
del Liverpool, morte il 29 maggio di 41 anni fa allo
stadio Heysel di Bruxelles. Alla presenza dell’ex
difensore della Juventus Sergio Brio, che in quella
maledetta sera era in campo, della presidente della
Fondazione dello Sport di Reggio, Valeria Prampolini,
dei rappresentanti di numerosi Juventus Club arrivati da
tutta Italia, e del coordinatore del tifo organizzato
bianconero, Eugenio Isola, il Comitato ha ribadito il
proprio impegno nel mantenere viva "una memoria che
appartiene a tutti e rappresenta da anni un appuntamento
di forte valore civile. Il ricordo è come una fiamma che
illumina a perenne memoria e la mantiene viva - ha
ribadito la presidente Iuliana Bodnari. Ogni anno questa
fiamma si riaccende grazie a persone che scelgono di
esserci. Quando le luci si spengono e il silenzio cala,
è in quel momento che bisogna mantenere ciò che si è
promesso e noi continueremo a fare i custodi della
memoria, perché nessuna persona è morta finché vive nel
cuore di chi resta". Insieme alle altre 38 vittime, è
stato ricordato il tifoso reggiano morto a 29 anni:
Claudio Zavaroni era nato a Cervarezza il 31 maggio del
1956 e proprio ieri sarebbe stato il suo compleanno.
Quel maledetto 29 maggio 1985 furono trascinate nel
baratro della disperazione 39 famiglie che videro
tornare i loro cari in una bara.
Fonte:
Gazzettadireggio.it © 1 giugno 2026
Video:
Frammenti Bianconeri Channel ©
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Heysel, il tragico
tunnel dal quale non riusciamo a uscire
di Roberto Beccantini
Per
la rubrica "L'angolo del Beck", Roberto Beccantini torna
su una delle pagine più dolorose della storia del calcio
europeo: la tragedia dell'Heysel. A quarant'anni di
distanza, il ricordo delle 39 vittime non è soltanto un
dovere della memoria, ma un monito contro la violenza e
l'odio che continuano ad affiorare dentro e fuori gli
stadi. Un viaggio per comprendere quanto quella ferita
sia ancora aperta.
"Ricordare è dimenticare". Lo
hanno scritto fior di scienziati, non semplici
orecchianti. Ma sulla strage dell’Heysel non si può
patteggiare né tergiversare. Accadde a Bruxelles il 29
maggio 1985, poco prima che cominciasse la finale di
Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus. Era una
giornata di caldo torrido. Nel settore Z, l’assalto
feroce di hooligan ubriachi provocò la morte di 39
spettatori, quasi tutti tifosi juventini. Quasi, ma non
tutti. Una tragedia resa ancora più grave
dall’inadeguatezza della polizia belga, impreparata e
incapace di contenere la violenza.
UNA PARTITA GIOCATA
SOPRA IL DOLORE - In un’epoca senza
telefoni cellulari e senza la diffusione immediata delle
notizie, la gravità di quanto stava accadendo non riuscì
a propagarsi all’esterno dello stadio o negli spicchi
circostanti. Si giocò comunque. Per ordine di "un ordine
pubblico" ormai violentato. La Juventus vinse 1-0 grazie
a un rigore trasformato da Michel Platini, assegnato per
un fallo su Zbigniew Boniek commesso fuori area. Molto
si discusse del comportamento dei giocatori, che
festeggiarono sul campo e, al ritorno in Italia, "non
nascosero" il trofeo, contrariamente a quanto aveva
suggerito Candido Cannavò, direttore della Gazzetta
dello Sport. Fu Giampiero Boniperti, allora presidente
della Juventus, a opporsi con una "fede" ossessiva. La
sua convinzione era semplice e dolorosa: "Se lo
occultassimo, vorrebbe dire che il sangue dei nostri è
stato versato invano".
QUARANTUNO ANNI DOPO - Sono
trascorsi quarantuno anni. La lezione, paradossalmente,
sembra aver giovato più ai carnefici che alle vittime.
Il calcio inglese ha saputo riformarsi e ripulirsi;
quello italiano molto meno, o comunque non quanto
sarebbe stato lecito attendersi. Ne è una prova quanto
accaduto nel derby della Mole del 24 maggio scorso,
terminato 2-2. Era l’ultima giornata di campionato, come
avveniva contemporaneamente in Premier League.
Nell’isola, tutti insieme appassionatamente. Uno
spettacolo. Nella penisola, un disastro. Riassumo dalla
cronaca dei giornali: all’esterno dello stadio
Olimpico-Grande Torino, incidenti tra tifosi, uno
juventino ricoverato in gravi condizioni dopo essere
stato colpito da un oggetto contundente, un trauma
cranico, un intervento chirurgico d’urgenza e una
prognosi riservata. Poi le indagini, gli arresti e i
fermi.
LA STESSA MICCIA DELL’ODIO -
L’immagine di Manuel Locatelli che dialoga con la curva
juventina per evitare l’invasione del campo mi ha
riportato alla mente gli appelli lanciati quella sera
dai capitani Phil Neal e Gaetano Scirea. Anche allora si
cercava di impedire che una folla sconvolta e impaurita
si lasciasse trascinare dalla vendetta. Qualcuno
obietterà: allora ci furono 39 morti, oggi no. È vero.
Ma la miccia è la stessa: l’odio, il disprezzo per
l’avversario, la convinzione che l’altro sia un nemico
da combattere anziché un rivale da rispettare. È troppo
facile dire: "Questi sono". La verità è più scomoda:
"Questi siamo". Ricordare non cambia ciò che è stato, ma
può contribuire a migliorare ciò che sarà. Per questo ho
trovato bellissimo - concedetemi il termine, nonostante
il peso della ricorrenza - che a Reggio Emilia, grazie
all’impegno instancabile di Iuliana e Rossano, sia stata
intitolata una via a Claudio Zavaroni, il giovane
fotografo reggiano che quel maledetto mercoledì fu
infinitamente più sfortunato di me.
HEYSEL: 39 CROCI CHE PARLANO ANCORA -
L’Heysel resta una ferita profonda. Una ferita che
attraversa la memoria collettiva e continua a
interrogare le coscienze di chi, direttamente o
indirettamente, contribuì a quella tragedia. Sottrarre
l’Heysel all’oblio significa respingere la tentazione
indecente, sempre presente, di metterci una pietra
sopra. Significa ricordare che il passato non può essere
cancellato e che la memoria è l’unico antidoto contro il
ritorno degli stessi errori. Perché, in fondo, una
domanda resta inevitabile: forse trentanove croci non
bastano ancora ?
Fonte: Sportdelsud.it
© 1 giugno 2026
Fotografia: Comitato
Heysel Reggio Emilia
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Per non dimenticare
Heysel
di Iuliana Bodnari
Domenica
31 maggio 2026 Comitato dl Reggio Emilia "Per Non
Dimenticare Heysel" organizza l'evento dell'anno
dedicato alle 39 vittime della tragedia avvenuta il 29
maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles. Un momento
di raccoglimento e responsabilità che ci unisce nel
ricordo di una delle pagine più dolorose della storia
del calcio europeo. La cerimonia si terrà nel parco dl
Via Matteotti davanti al monumento dedicato a loro,
dalle ore 10.30. Il programma prevede la deposizione
della corona inviata dallo Juventus FC, sarà nostra
premura leggere la lettera inviata dal Presidente
Gianluca Ferrero alla Presidente Italiana Bodnari. Brevi
interventi sul significato della memoria sportiva e
sull'importanza di contrastare ogni forma di violenza
negli stadi del giornalista Roberto Beccantini che
all'epoca dei fatti fu inviato dal giornale La Nazione.
Ospite d'onore Sergio Brio Ambassador della Juventus.
Sarà presente con il Gonfalone societario Eugenio Isola.
Interverrà anche il Direttore del Museo IL GRANDE TORINO
sig. Domenico Beccaria. Rappresentanti Juventus Official
Fan Club leggeranno poesie e ci intratterrà con la sua
meravigliosa voce l'amica di sempre Ella Gibertoni.
Partecipano con la loro presenza al programma Jofc
Gaetano Scirea Meda 1991, Jofc Roma 3^ stella, Jofc
Orgoglio Bianconero Group. Ringrazio di cuore lo Jofc
Paolo Montero dl Crescentino per l'amicizia. Con questa
iniziativa il Comitato ribadisce il proprio impegno nel
mantenere viva una memoria che appartiene a tutti , non
siamo solo una organizzazione senza scopo di lucro,
siamo anche un PRESIDIO MORALE. Il nostro lavoro è
quotidiano, silenzioso, lontano dai riflettori, siamo
custodi della memoria. Il 31 maggio Claudio Zavaroni
avrebbe compiuto 70 anni, un reggiano per esempio. La
memoria è un atto di Giustizia che significa riconoscere
che quelle vite non furono spezzate dal destino ma da
errori umani, da scelte sbagliate, da ciò che non si
vuole vedere. E proprio davanti a questo monumento la
memoria si fa promessa e noi del Comitato le promesse le
manteniamo. La memoria è dovere, è impegno. Ai
famigliari delle vittime va il nostro pensiero più
profondo. Presidente
Iuliana Bodnari
Fonte:
Reggio Emilia e dintorni
©
30
maggio 2026
Fotografie:
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