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Fratelli di gradinata  2012   Rossella Sereno
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Esiste un deficit di comprensione di un fenomeno complesso, che non è sufficiente osservare dall’esterno, sentirne parlare, documentarsi per averne una piena conoscenza. È necessario immergersi in questo mondo, lasciando la parola ai protagonisti, a chi ha vissuto, e vive tutt’ora, l’esperienza della curva in prima persona. Ho provato, pertanto, ad analizzare il fenomeno, raccontandone la nascita e sua evoluzione in Italia. Ma solo chi ha vissuto davvero la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 può narrarne gli episodi, spiegarne i motivi, condividerne le emozioni. Questo testo non ha la pretesa di esplicitare un argomento tanto complesso, i cui protagonisti sono numerosi. È una raccolta di pensieri che non esaurisce il fenomeno e non pretende di raccontarne tutti gli aspetti, non potrebbe. È semplicemente un tentativo di dar voce a una passione, che solo i fratelli di gradinata possono comprendere davvero. Fonte: FRATELLI DI GRADINATA (Novantico Editore) - Introduzione

"Il successo editoriale del precedente romanzo autobiografico, legittima gli sforzi intrapresi per dare continuità ad un progetto libero da ogni pregiudizio e da imposizioni di facciata creando di fatto i presupposti per un agire non finalizzato al marketing e al tornaconto utilitaristico ma concepito come una universitas di persone accomunate dalla passione, il tifo, e dalla partecipazione rituale ad un evento, quello calcistico, che diviene totalizzante. Modi d’essere, di vivere e di sentire da cui si desume l’attaccamento fideistico ai propri colori sociali, per diventare parte di un mondo, sconosciuto ai più, sottaciuto da altri, deriso e denigrato da alcuni. L’essere individuo da balconata è per molti, nel passato come nel presente, una ricerca spasmodica di fuoriuscita dal contesto abitudinario, dalla dimensione di una società che ingloba l’uomo in steccati omologati e ben delineati". Fonte: Collana Tracce di vita urbana a cura di Beppe Franzo

Questa piccola ma pregevole opera, che si distingue per la delicatezza nell'approccio all'argomento e nella capacità di riportare le interviste dei protagonisti, rappresenta un importante contributo a chi non frequenta il mondo ultras ma vuole conoscerlo meglio. Dalle pagine emergono con chiarezza la mentalità, le sensazioni, le molteplici esperienze dei "Fratelli di gradinata", che li distinguono dal tifoso appassionato, un insieme di idee e valori - amicizia, orgoglio, onore - che trovano riscontro anche nella vita quotidiana, rese leggibili per chi vuole capire. Una delicata fotografia del mondo ultras, scritta con il doveroso distacco del "non protagonista".

7 dicembre 2012

Fonte: Libreriadellosport.it

 

Vieni in macelleria da Rossella

di Vincenzo Ricchiuti

"Canterò le mie canzoni per la strada" spergiurava tra facili consensi e romantiche adesioni Bertoli. L’ultras fa più o meno la stessa cosa. Ma con una immagine peggiore e quel che è peggio. Pagando il biglietto. L’ultras è il consumatore atipico del nostro supermarket collettivo. L’unico consumatore disprezzato. Eppure paga. Eccome se paga. Biglietti, abbonamenti, corvée, oboli, tributi. Tempo, cari, famiglia. Il danaro di solito non puzza. Quello dell’ultras stranamente ha una cattiva reputazione. Gli si vorrebbe spesso passare il deodorante. Lo si vuole ma non lo si ama. E’ come per le donne di strada. Stai a chieder loro di non esistere e magari grazie a loro hai goduto qualche volta nella vita. Io non so chi sia l’ultras. So che esiste fisicamente in qualche esemplare che ho conosciuto. Ma non vorrei dire di sapere chi sia l’ultras, non voglio neanche saperlo a pensarci bene, perché poi saperlo e spiegarlo è un attimo e non voglio, o almeno non vorrei allungare il brodo di tutti quei Io so che periodicamente ammorbano il tempo che ci resta per le pippe.  Io so l’ha detto una volta Pasolini e da allora son cominciati i guai. Lui è morto e gli altri che sanno son purtroppo rimasti in vita. Non lo so chi sia l’ultras, magari il libro di Rossella sì. A me basta pensare a chi non è ultras per farmi un’idea. Non so, per esempio quelli che puntualmente e periodicamente gridano pubblico di merda. Come tutti i cattivi attori. Utili idioti di una scialba commedia da leccaculo. Certo anche i loggionisti fischiano i tenori. Ma almeno si spera siano intonati. "Con un piede nel passato" Bertoli ci stava sul marciapiede. Ignoro se anche l’ultras abbia "lo sguardo dritto e attento nel futuro", immagino ce l’abbia sulla gara. Certo che se di memoria dobbiamo far gara, allora non c’è storia. Cosa ricorderemo di Bertoli, Andreotti, noi stessi non è chiaro. Certo è che si sa già con cosa è scritta la storia del pallone. Non bisogna andare all’Università. Basta comportarsi da persone civili e accendere la televisione. Cosa resta del calcio: calciatori e tifosi. Le loro imprese. I loro goal, le loro bandiere. Cos’ altro serve per ricavare un quadro di massima del macellato commerciale per eccellenza, il pagatore scacciato, il cliente che non ha sempre né ragione né regione. Quelli che s’è perso per colpa del tifo che non tifa, cioè quelli che con il loro disprezzo ingenuo danno ingenue lauree d’importanza. Quelli che la curva vogliono radiocomandarla ? Quelli di Alpitour ? Quelli che no fai da te ma fai per me ? Quelli che vorrebbero usarla, quel pezzetto di strada chiusa in uno stadio. Quelli so fantastici, direbbe il mio amico Antonio. Quelli sono i classici generali senza esercito. Tirano su il naso ogni volta si avvicina il contatto con la ciurma ed i suoi bastardi e lunari, ingiusti e soldateschi rituali. E con il naso chiuso con le mani vorrebbero guidare il corteo di lazzaroni che loro credono. Guidare sì. Chissà dove, anzi si sa dove. A favor loro. E senza mani. Salvo poi licenziare i pretoriani una volta fatto l’imperatore. Come quest’estate ricordate. Quando si voleva con l’aumento dei prezzi smantellare la curva prima di Conte e il suo processo. Ecco. Per intuire cosa sia o almeno a cosa serva un ultras vi basti sapere a cosa serva qualcuno che abbia in testa una cosa simile. Licenziare l’esercito prima di una guerra.  Oppure basti ricordare la iattura del lamento da stadio. Avete presente no, quel tizio che puntualmente va allo stadio dopo trent’anni di (avvertita da nessuno) assenza. Eccolo puntuale che si sbraccia su Facebook dalla mattina presto. Si fotografa con sciarpe e bandieroni, con il biglietto in mano, il numero del suo posto, il saluto alla mamma che cucina o al papà che lo portò in curva a zero anni e che a quell’ora dorme e ancora non gli clicca Mi piace. Poi d’un tratto il dramma. Quella che era la gita domenicale privata nel mondo dello stadio a suo privato e pagato consumo diviene un incubo nel racconto del giorno dopo. E sono andato, e mi sono seduto, e ho cantato, ma come, mi hanno tolto, alzato, zittito, spostato, fumato, ancora ancora speriamo per la prossima gli riusciva pure di essere picchiato. E giù botte da orbi sui post, sulle facce nemiche del suo sano libero divertimento democratico. Non c’è democrazia in curva, non c’è costituzione. Non c’è neanche la merenda, mamma. Quella se è per questo la danno in tribuna.  

3 ottobre 2012

Fonte: Saladellamemoriaheysel.it

E' uscito "Fratelli di gradinata", di Rossella Sereno

di Antonio Corsa

Ho conosciuto Rossella Sereno all’esterno dello Juventus Stadium, l’anno scorso. Mancavano quasi quattro ore al fischio d’inizio, eppure lei ed Annamaria Licata (che ha curato la prefazione del libro) erano in zona stadio già dal primo pomeriggio, come consuetudine. Per me invece niente consuetudini: era la prima volta nel nuovo impianto, avversario di turno il Napoli di Cavani, partita difficile, in serale. Reperii gli ambiti biglietti grazie all’amico e collega di blog Luca Fausto Momblano, in Nord, quindi dalla parte opposta alla "famosa" e misteriosa (per me) Curva Sud. Un approccio più soft, o almeno speravo. Ma comunque Curva, non tribuna. Quella era la disponibilità, ma mi andava benissimo. Non sarò un ultrà, ma preferivo il panino con la cotoletta e insulto libero al buffet aristocratico della tribuna Ovest. La prima, almeno, me la immaginavo così. Tornando a noi: ci conoscevamo già via Skype con la "Ross", partecipando entrambi ad una trasmissione diffusa tramite radio web (è la RadioJuveWeb che ogni tanto trovate nominata nel libro). Lei era la più timida del gruppo, o almeno così appariva. Dopo l’incontro, diciamo che l’impressione non è cambiata. E’ laureata, la Ross. Non farebbe del male ad una mosca, a vederla, e in lei il concetto di violenza non credo esista. Dico questo perché, se - e sono tanti - avete dei pregiudizi verso gli ultras, metteteli da parte. A scrivere il libro è una ragazza che, a vederla, parrebbe uscita da uno spot del Mulino Bianco. E sa pure usare bene la punteggiatura ! Che poi, parlo io che sono un tifoso "pinguino" e "pantofolaro" se ne esiste uno. Ed è proprio questo che mi ha incuriosito: un libro sugli ultras scritto da un pezzo di pane istruito e commentato da me. Se non altro originale, come cosa. Perché un libro sugli ultras te lo aspetti scritto da uno come Beppe Franzo. Non conosco Beppe Franzo, per la cronaca, ma me ne parlano come di uno "storico", uno duro e puro, un "mito". E infatti ha curato parte del libro, aiutando la Ross soprattutto con le ricostruzioni storiche. "E’ una garanzia", dice Annamaria (una con una ventina di anni di "militanza" sulle spalle). Se siete ultrà (dove si metterà l’accento ? A sti livelli sto...), quindi, dovreste conoscere entrambi e, altro quindi, avete letto fin troppo: a fine articolo trovate le informazioni per acquistarlo, fatelo e non ve ne pentirete. Bon. Io non lo sono, sono uno di quelli con un po’ di pregiudizi (non tanti, ma qualcuno sì, mea culpa) che andrebbe conquistato con tanto di corteggiamento. Un libro scritto da e per gli ultras non l’avrei neanche provato a leggere, insomma. Se la cantassero e se la suonassero da soli. Questo invece sì, a prescindere dall’amicizia. Questo sì perché la Ross è paziente, ha il giusto distacco, non pretende di farti capire i perché e i per come, ma prova a raccontarteli. E scrive in italiano, senza strafalcioni. Questo cercavo, in fondo, da un libro sugli ultras: qualcosa fatta bene che non mi facesse sentire, a priori, un pesce fuor d’acqua. Non vi toglierò il gusto di leggerlo, quindi volutamente sarò breve con la descrizione. C’è una parte, la prima, dedicata alla ricostruzione del fenomeno dagli albori (parliamo della fine del 1800, pensate un po’) ad oggi col racconto di come sia nato e si sia sviluppato il mondo ultras. E’ fatto bene, soprattutto perché non si limita a descrivere morti e feriti dei vari scontri storici (che pure fa, la Ross), ma si cerca di dare risalto all’evoluzione sociale e alla componente ideologica del tifo organizzato, con i suoi connubi con la politica, con le sue differenze col modello classico inglese, con il fondamentale passaggio dai gruppi "dei padri", quelli che spopolavano ai tempi della pre "militarizzazione" degli stadi, fino alle nuove leve che ne hanno preso il posto, snaturando, se possibile, la natura vera ed originaria dei gruppi. Vi è raccontata bene, inoltre, l’evoluzione della violenza, soprattutto rapportata alle misure cautelari delle forze dell’ordine, fino alla tanto contestata tessera del tifoso (dallo scontro tra tifoserie a quello, grazie ai cordoni della Polizia, verso il singolo tifoso, da assalire e "punire" senza pietà, non essendo più possibile lo scontro classico). Vi sono anche delle critiche pesanti, a volerle cogliere. A pagina 30, ad esempio, ce n’è una piuttosto profonda sul "merchandising" gestito dalle Curve, un vero e proprio business che spesso prevale su altre ragioni ("Money makes the world go ’round", diceva un tizio). Vi è, poi, una parte dedicata più alla "cultura" degli ultras, che spiega concetti che per i pinguini come me potrebbero apparire piuttosto indecifrabili: si va dalla disposizione precisa dell’assegnazione dei posti rispettando precise gerarchie, al "gioco della bandiera", al valore dei simboli (e si capisce il perché abbiano scioperato, contro la Roma e lo Shakthar, per rivendicare il "diritto" a sventolarli durante la partita), al ruolo dei "lanciacori", alle coreografie (e al perché siano così diverse da quelle più "spontanee" degli inglesi), ai rapporti spesso non idilliaci con gli altri settori dello stadio fino alla partita vista dando le spalle al campo, il mistero dei misteri per un non ultrà. C’è tutto. C’è poi un capitolo dedicato alla comunicazione degli ultras, dai cori storici col loro significato (bella questa parte !) fino allo sbarco su Facebook dei vari gruppi. Questa parte, immagino, sarà la preferita di chi ha vissuto tante battaglie "sul campo", a sufficienza per ricordare ed intonare ancora una volta i cori storici. C’è, infine, l’ultima parte più nello specifico dedicato agli ultras della Juventus, dai Fighters (il primo gruppo storico fondato a metà anni ’70) alla nascita dei nuovi gruppi, alla divisione in Nord vs Sud (intesi come Curve) e al riavvicinamento (fisico) dello Juventus Stadium (tutti in Sud, con tutto quello che tale scelta ha comportato). Questo, probabilmente, è il "cuore" del libro, con i racconti di tanti personaggi (oltre al già citato Beppe Franzo) che raccontano la Curva, le loro avventure, le loro emozioni, le loro lotte. E’ già bello così, se poi conoscete (o vi riconoscete nei) i personaggi immagino le emozioni saranno tante davvero. Questa parte sì, è più dagli ultras per gli ultras, ma viene dopo tutto quanto ci si è detti finora, quindi è più un "tributo" che un’imposizione, e lo si legge per questo (parlo sempre dal punto di vista "pantofolaro") con inalterato interesse. Chiudo con l’ultima perla del libro: no, non solo i ringraziamenti al sottoscritto... (scherzo) (…), ma la collezione di foto storiche con documenti, tessere, titoli dei giornali, simboli e sciarpate storiche della Curva bianconera. Insomma sfida vinta. Il libro si fa leggere, anche dai non frequentatori delle gradinate. Se cercate un qualcosa fatto bene per capire (non è detto poi la condividerete, intendiamoci) la cultura del mondo della tifoseria organizzata, fatevi un bel regalo. Se invece siete orgogliosi portatori sani di questa malattia, beh, che ve lo dico a fa’. Provatelo, merita (il libro e la Ross).

17 dicembre 2012

Fonte: Tuttojuve.com

Un libro dà voce al tifo bianconero

L’autrice è Rossella Sereno, brossese d’adozione e grande supporter della Juve

di Giacomo Grosso

BROSSO - Mancava, nel panorama letterario italiano, una pubblicazione che trattasse a fondo il tifo calcistico cosiddetto organizzato, quello degli ultras, insomma. Colma ora questa lacuna "Fratelli di Gradinata", opera prima di Rossella Sereno, per tutti la "Ross", vercellese di nascita e brossese di adozione, visto che nel centro valchiusellese ci soggiorna da oltre trent’anni. Già il titolo "Linguaggio della febbre. La comunicazione dei gruppi ultras del calcio: uno studio sul campo" della corposa e profonda tesi con la quale si è laureata in Comunicazione multimediale e di massa, presso l'Università di Torino, anticipa i contenuti delle cento pagine del volumetto della Ross, edito da Novantico. Tifosissima della Juve, Rossella Sereno frequenta la curva da 14 anni. La sua è tuttavia un’analisi disincantata, talvolta perfino critica, mai assolutoria per principio, del tifo ultras. "C'è troppa superficialità, nel giudicare il tifo organizzato. Non basta osservare il fenomeno dall’esterno. Occorre documentarsi, per averne una piena conoscenza - mette in guardia la Ross. Questo testo è semplicemente un tentativo di dar voce a una passione che solo i fratelli di gradinata possono comprendere davvero". In apertura della pubblicazione, la nascita degli ultras in Italia, seguita dall’evoluzione del movimento nei tempi. Ovviamente, da juventina praticante, particolare attenzione l’autrice ha riservato agli ultras bianconeri. Tra capi i storici, ha poi raccolto una serie di interviste dalle quali emergono aspetti del tifo sconosciuti ai più. Nei mirino di quasi tutti, l’informazione scritta e televisiva. "Facciamo tante cose positive e non lo sa nessuno, perché nessuno vuole farci passare per bravi ragazzi" si lamentano. Il libro può essere ordinato all’indirizzo mail: infoordininovantico@libero.it. Costa 16 euro.

23 agosto 2013

Fonte: Lasentinella.gelocal.it

Fratello sole, sorella ultras

di Domenico Laudadio

"Fratelli di gradinata" illuminante saggio sull’esperienza accanto al tifo ultrà, scritto con lucidità e saggezza da Rossella Sereno, tifosa bianconera in "Curva Scirea" a Torino dal 1999 e dottore in "Comunicazione Multimediale e di massa".

Luogo comune abitualmente di casa nelle conversazioni dei salotti "bene" e nei bar, inzuppando i biscottini e sorseggiando i caffè: "Gli ultras sono tutti delinquenti". Quante volte c’è capitato di ascoltarlo ? Da parenti, colleghi, amici. Magari in alcune circostanze di pensarlo noi. Per conto mio ho sempre cercato di sforzarmi di pensare uomo a uomo, mai per categoria. Me l’ha insegnato l’amore per l’eccezione e l’odio per le mode in voga, il bisogno recondito di elevarmi dalla banalità del facile giudizio di comodo e di branco. Studiare, conoscere, comprendere sempre, tutto. Rossella ha scritto un capolavoro di questo nuovo genere letterario, con la sua naturale semplicità e umiltà, proprio quella che si apprezza soltanto nei grandi e che t’irradia a distanza… Uno stile pulito, esattamente rispondente alla sua persona, efficace e scevro da ridondanze lessicali che arriva al punto con saggezza, frutto di studi di sociologia, ma anche di un’autentica esperienza diretta nel campo che umilia i bracconieri sportivi del "sentito dire". Leggendolo ne viene fuori un quadro complesso, ricco di emozioni e contraddizioni proprie di una curva di tifosi "organizzati", ma senza pontificare un dogma blasfemo sostenendo una perfezione fuori dalla realtà e che non potrà mai esistere in nessuna militanza del genere umano. Si scopre il volto umano di chi è solitamente immaginato "la bestia", la tenerezza di un gesto di condivisione in quelle interminabili trasferte in pullman. Lo spezzare in fraternità del pane e salame, come un’eucarestia profana, ma equamente nobile e generosa. Si scoprirà addirittura che un autentico ultrà è fedele ad un codice di onore per cui non attaccherà mai un altro tifoso comune, ma solo un altro ultrà o peggio ancora famiglie di tifosi avversari come gli inglesi all’Heysel… Ma chi sono veramente gli ultras ? Lo sappiamo con certezza ? Forse ce l’hanno raccontato male o con eccessiva sicumera, forse ce li siamo costruiti in testa noi in un certo modo. Leggiamoci "Fratelli di gradinata" perché è la verità di chi è fra loro sempre, nella buona e nella cattiva sorte, conservando nonostante tutto l’autonomia mentale senza sentirsi un modello, né un pupazzo cui scucire la bocca in un coro. Rossella Sereno scioglie dubbi e preconcetti, ma snocciola con onestà intellettuale anche negatività storiche di alcune vicende e frange di ultras. Affronta coraggiosamente anche le contraddizioni di un’appartenenza distinguendo bene l’amore dal reato a differenza del pensiero comune perbenista nel quale la fusione è d’obbligo. In realtà ha proprio ragione Massimo Fini: "Gli ultras sono gli ultimi romantici del calcio". Una provocazione ? No. Un dato di fatto. Sono quelli dell’amore cieco e sordo per una maglia che può aver vinto tutto, molto poco o addirittura nulla, abbracciati a cantare e saltare sotto la neve o il sole, quelli che smarriscono la voce in uno stadio lontano mille chilometri da casa, che investono tempo, risorse ed affetti al seguito di una passione. Puoi condannarli, attorniati dalle losche trame del profitto del nuovo calcio delle televisioni e delle borse che si beffa della loro identità e presenza e che li considera al pari di una clientela da spremere ignorando una crisi che li rende sempre più poveri ? E mentre la partita è già vinta o irrimediabilmente perduta e il settore delle tribune sfolla in anticipo sul triplice fischio di chiusura, loro restano là, come sentinelle ad attendere l’aurora o l’inferno, fedeli al loro sentimento, a quel tatuaggio indelebile come le emozioni più forti alle quali non si deve rinunciare. In questo saggio si leggono anche le testimonianze senza censura di molti "fratelli di gradinata" di Rossella, ai quali ha offerto parola generosamente, spezzando con loro anche questo pane un po’ raffermo di tradizione in tempi traditori di valori ed esempi che mischiano il bene al male, che fanno un fascio di tutte le erbe. Rossella anche in questo caso non usa la falce, ma il setaccio e sa perfettamente discernere, nonostante l’appartenenza. Nessuna morale da chi detesta i moralismi, ma anche denuncia aperta alle lame e a chi usandole ha violato il medesimo codice ultrà che le giudica "infami".  Sia d’esempio a quanti scrivono con la tessera di un partito in tasca, la sciarpa di una squadra al collo, l’assegno che tacita la coscienza in un cassetto di redazione. Morale della favola ? C’è tanta poesia anche in una curva e il prossimo tuo è anche un ultrà e se non vuoi fare parte del coro assordante dell’umanità "cazzo ci stai affà" ?

12 dicembre 2013

Fonte: Saladellamemoriaheysel.it

La curva, il tifo, gli "ultras"

Un libro di Rossella Sereno

Rossella Sereno, 32 anni, vercellese doc, vive e lavora a Torino come digital planner in ambito pubblicitario. Laureata in comunicazione multimediale e di massa, è autrice del libro "Fratelli di gradinata" (NovAntico Editrice), da leggere tutto d'un fiato, a qualsiasi età, senza lasciarsi condizionare dai pregiudizi. Anzi, proprio nell'intento di sradicarne qualcuno per conoscere e capire la "malfamata" banda degli ultras. "Frequento la curva della Juventus da 14 anni", spiega la passionaria bianconera. A vederla così minuta, educata, la più giovane socia del Cif (Centro italiano femminile) di Vercelli, viene spontaneo chiedersi cosa ci faccia una ragazza come lei, laureata e inserita nel mondo del lavoro, in curva. "Questo libro nasce come tentativo di risposta a quelle facce incredule che mi sono trovata davanti tante volte, risponde disinvolta, sorridendo. Gli ultras costituiscono un fenomeno complesso che registra un deficit di comprensione: non è sufficiente osservare dall'esterno, sentirne parlare, documentarsi. E' necessario immergersi in questo mondo lasciando la parola ai protagonisti, a chi ha vissuto e vive tuttora l'esperienza della curva in prima persona". Anche lei, quindi. Ed è interessante scoprire le origini e l'evoluzione del fenomeno ultras, la cultura della curva, gli inni, le interviste, il trasmettersi della passione lungo gli anni. Al lettore non mancheranno le sorprese: la prima è quella di accorgersi che quegli scatenati della curva non sono tutti teppisti. "E’ la "mentalità ultras" che li distingue dal tifoso appassionato - spiega l'autrice - un insieme di idee e valori che trovano riscontro anche nella vita quotidiana. Un modo di concepire il calcio in maniera estrema, forte, talvolta provocatoria, in cui trovare e difendere sentimenti come l'amicizia, l'orgoglio, l'onore. Questo libro - conclude Rossella Sereno - non pretende di esaurire un argomento complesso, i cui protagonisti sono numerosi. È una raccolta di pensieri, il tentativo di dare voce a una passione che solo i fratelli di gradinata possono comprendere davvero".

15 febbraio 2014

Fonte: Corriere Eusebiano

"E' la "mentalità ultras" che li distingue dal tifo appassionato, un insieme di idee e valori che trovano riscontro anche nella vita quotidiana. Un modo di concepire il calcio in maniera estrema, forte, a volte provocatoria, dove trovare e difendere sentimenti come l'amicizia, l'orgoglio, l'onore. Un libro sulla mentalità ultras attraverso il tifo juventino". Rossella Sereno (FRATELLI DI GRADINATA (Novantico Editore)

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