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 Poesia e Heysel
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Poesia e Heysel
   
"39 Angeli all'Heysel" di Domenico Laudadio  
"Qui è tutto buio" di Alessandro Polimanti
  "Stadio Heysel (Curva Z - maggio 1985)" di Eugenio Peralta  
"Heysel" di Stefano Reggiani
  "Heysel insanguinato" di Stefano Comelli  
"Heysel" di Ermanno Eandi
  "Avete visto mai ?" di Antonello  
"La foto perfetta" di Stefano Reggiani
  "Heysel, 29 maggio: campioni di niente !" di Fulvia Gueli  
"39 angeli" di Enrico Danna
  "Sotto la stessa bandiera" di Iuliana Bodnari  
"Volevo solo vedere una partita" di Omar Rottoli
  "L’Juventus" di Sandro Veronesi  
PARTITA MALEDETTA PARTITA di Fabrizio Ponti
 

39 Angeli all'Heysel

di Domenico Laudadio

 

A Bruxelles, c’è un posto dove c’è sempre il sole.

Anche di notte, lì, all’Heysel, c’è sempre il sole.

A Bruxelles il sole accarezza una targa con 39 incisioni.

39 solchi bianchi indelebili come il dolore di chi non ritorna.

A Bruxelles c’era il sole in quel maledetto tramonto di maggio.

Allora sorella morte indossò l’abito rosso

per le nozze di sangue allo stadio di tufo.

Alzò il suo calice colmo di affanni e di lacrime

brindando alla vita che trasaliva.

E falciò ad arte fino a sera

allineando in sacchi d’immondizia le sagome di poveri uomini.

A Bruxelles, la notte si traveste di luci

e corre ad inseguire i fantasmi di rimorsi mai domi.

Fin dentro i vicoli scuri di anime fiamminghe

assolte soltanto dai diavoli.

A Bruxelles 39 sbuffi di luce si rincorrono felici

come angeli sul prato verde dei campioni.

Stanno ancora tutti quanti lì, ad aspettare,

quella partita che si non doveva giocare...

A Bruxelles il bianco e il nero sono i colori dei santi,

senza un altare...

A Bruxelles l’oblio è una pertica che sale al cielo

ricoperta dall’edera di chi li prega.

A Bruxelles, niente. Non successe mai niente.

Nessuno ricorderà più niente. Niente...

1, 2, 3, 6, 12, 15, 18, 27, 30 anni... Niente... Niente...

Di Bruxelles la memoria vale molto più di una vittoria...

Urlavano feroci come animali in gabbia i barbari di Britannia.

A onde la rossa zizzania come un mare di ossessi

s’infranse su reticolati da polli...

Ad un tratto il crollo dell’ultima parete

tra fumi di polvere e fiumi di alcool...

Lupi assalirono agnelli, leoni le antilopi,

faine sbranarono pulcini...

Neanche per un bambino di undici anni la misericordia di un dio

chiamato a dimora dell’inferno, perché lì, non c’era...

E se mai ci fosse, dov’era ?

In quel momento dove si nascondeva ?

Probabilmente, ancora una volta vi moriva...

Immagini corsare scagliate alla mente come pugnali...

Ammucchiati quegli stracci dai colori sgargianti

fra mattoni e pali divelti.

Sciacalli che urinano su anime spente,

pirati che depredano miserrimi trofei nell’orrore.

Balletti macabri e risa strafottenti di avvoltoi

su sguardi senza più orbite...

Perdono ? Perdono ?! Ma quale perdono !!?

Perdono... Perdono...

Perché il perdono non è una prerogativa per le bestie,

ma per gli uomini...

L’odio corre più forte delle ombre dei sicari all’assalto

mentre diserta anche la paura.

E chi non conosce armi fugge da una guerra

mai dichiarata prima d’allora.

Eccolo... Satana... Lo distinguo nettamente nella ressa...

Imperare in forma di serpe...

A gozzovigliare ingordo di carni e di sangue...

Le povere anime fra le sue spire fatali

assimilare all’eterno letargo...

Uomini e donne incastrati l’uno all’altro

come tessere in un mosaico d’afflizione.

Intanto... Caricava la stupida milizia a cavallo

i disperati profughi senza più itinerari.

Il prato misericordioso come un padre benevolo

accoglieva i reduci dalla follia di altri...

Si accalcavano stremati corridori gli scampati

alla mietitura della rozza falce...

Intanto...

Dal cemento sgretolato di Babele

si coglievano i fiori del delirio,

già innaffiati dal sollazzo dei carnefici...

Si trasportavano a braccia manichini e pupazze

in cui intentare di nuovo la vita...

Si allineavano decine di cuori disinnescati

fra i calcinacci, ricusando la conta...

S’invocavano madri, s’inseguivano nomi,

si violavano grembi di madonne nelle bestemmie...

Dialetti distanti mille chilometri fraternizzavano

comprendendosi soltanto a forza di sguardi...

Bandiere s’improvvisavano al ruolo di sipari

su capolavori senza più repliche.

Troppe quelle bandiere bianche e nere

a posarsi lievi su quei sensi infranti.

Intanto...

Sgorgavano a fiotti dalle labbra, tra sputi e sangue,

parole rese mute dal tormento...

Intanto...

Scorrevano fiumi di battute dalle telescriventi.

Intanto... Intanto... Intanto...

Sciabolavano immagini dure i loro fendenti,

senza più a resistergli commenti...

Intanto...

Si formulavano numeri precoci quanto incerti

per sperare e disperare oltre ad uno schermo.

Intanto... Intanto...

Rocco ?! Bruno ?! Alfons ? Giancarlo ? Andrea ?!

Andrea ?! Piccolo cucciolo Andrea, avevi soltanto undici anni !

E Giovanni ?! Avete visto suo padre, Giovanni ?

No, non è possibile... Anche lui sull’Acheronte...

E Nina ? Willy ?!! Giuseppina !??

No, non si può morire prima di compiere diciott'anni...

Giuseppina, cara...

E che ne è stato di Dirk, Dionisio,

Jaques, Eugenio, Francesco...

Di Alberto, vent'anni ?!

A vent’anni hai un mondo davanti...

E di Giancarlo, Giovacchino... Roberto...

Roberto Lorentini ce l’aveva fatta,

era già salvo come suo padre, era scampato alla furia rossa...

Ma era un medico, un vero medico non poteva scappare...

Ritornò indietro a rianimare un bambino.

Gli soffiò vita fino al cuore...

Fece a cambio con il suo. Onore ! Onore !

Tutti in piedi ! Onore !!

Memoria... Silenzio... Onore...

Una medaglia d’argento al valor civile è un pezzo di metallo

che non vale un solo gesto d’amore...

Svaniti nella calca si addormentarono Barbara e Franco,

Loris e Gianni, Sergio, Luciano e Luigi.

Anche Benito che lasciò per sempre ai figli i suoi giocattoli...

E così anche Patrick, Domenico e Antonio,

Claude Robert e Mario ammainarono le vele...

Non tornarono più a casa Tarcisio, Gianfranco e Amedeo,

Mario, Tarcisio, Jean Michel, Claudio...

Heysel, settore Z, uomini e donne all’ ultima curva,

capolinea di tutti gli affanni e le speranze.

Bruxelles, salotto buono della grassa Europa,

un viaggio senza ritorno...

39 Amori dilaniati dai cani...

39 Angeli per chi non li ha dimenticati...

39 volte urlando non basterebbe l’invocazione perdonateci...

Perché a Bruxelles il rumore sordo di gente,

straziata e contorta di ossa fra pietre e lamiere

dopo il clamore di qualche giorno fece rima con niente.

Perché a Bruxelles, niente.

Non successe mai niente. Nessuno ricorderà più niente.

Niente... Niente !!!

1, 2, 3, 6, 12, 15, 18, 27, 30 anni... Niente !! Niente !!

Queste mie urla squarcino il silenzio

davanti a chi non ebbe d’improvviso più voce !

Allora urlerò al mondo intero

che soltanto la vergogna fu davvero la padrona in campo...

Allora non tacerò neanche il ribrezzo per quella signora

soggiogata dal piacere mentre si ricomponevano poveri cristi

i suoi figli, nei sudari delle nostre bandiere...

Michel disse che a Bruxelles il circo andò avanti di rigore,

con gli animali, ma senza più acrobati...

La notte sorprese ancora in mutande buffoni in pista

a sorridere di mestiere.

Poi si spensero anche gli ultimi fari sulla mattanza

ed almeno le tenebre furono coerenti.

A Bruxelles hanno demolito il colosseo, dopo la strage.

A Bruxelles persino Nerone se la cavò con la condizionale...

Qualcuno lasciò cadere dall’alto in basso trenta denari...

Ma a pagare veramente furono solo i familiari...

A Bruxelles, c’è un posto dove c’è sempre il sole.

Anche di notte, lì, all’Heysel, c’è sempre il sole.

A Bruxelles il sole accarezza una targa con 39 incisioni.

39 solchi bianchi indelebili

come il dolore di chi non ritorna...

39 come gli angeli che volteggiano festanti

là in alto per sempre...

A Bruxelles da quel giorno il cielo è bianconero...

Roma, 1 settembre 2008

Poesia e Heysel

Qui è tutto buio

di Alessandro Polimanti

(Dedicata a Andrea Casula che nel 1985 aveva solo 11 anni ed a tutti gli altri 38 Angeli)

 

Qui è tutto buio... Cavolo che fortuna,

Papà ha trovato i biglietti per la finale di Coppa dei Campioni...

e me ne ha regalato uno per il mio 11esimo compleanno...

Non vedo l’ora che si parta, già mi immagino lo stadio pieno,

i cori e le maglie bianconere che scendono in campo...

Finalmente vedrò Tacconi, Cabrini, il Capitano Scirea e poi lui...

le Roi, il Re... Michel Platini... che emozione.

Papà mi ha raccontato che l’ultima volta non è andata bene...

che quelli dell’ Amburgo erano entrati più volitivi

e alla fine la coppa l’hanno presa loro...

Spero non sia così anche stavolta... anzi no...

non sarà così stavolta, me lo sento...

anche se sono un bambino, se ho solo 11 anni, certe cose non hanno età...

Finalmente si parte, il viaggio è lungo, ma non ci si annoia mai

tra scherzi, barzellette, e i cori per la nostra Juventus... che spasso.

Eccoci !!!  Siamo arrivati... stanchi ma senza essere stanchi davvero,

perché  l’emozione mi tiene sveglio... saranno 15 ore che non dormo...

Mamma mia che brutto lo stadio... sembra una rovina dell’antica Roma...

e quanti poliziotti a cavallo...

dicono che il nostro settore, lo zeta, è vicino agli inglesi...

dicono che questi hooligans sono pericolosi che bevono...

Ma io non ho paura, no... ho con me il mio Papà...

non può succedermi niente...

...e poi io e il mio papà, per fortuna, siamo dall’altra parte...

Evvai... da qui vedo benissimo il campo... ma quando inizia ?

Sono già stufo di aspettare... dai che ormai manca poco...

E ora che succede ????

Perché quegli inglesi stanno prendendo a calci le reti ??

E perché ci tirano addosso di tutto ???

Che non vedono che qui ci sono solo famiglie e gente tranquilla ????

Oh... ma che spingete ???

Fermi, fermi... qua c’è il muro... non posso andare più in là...

Papà, ti prego fa qualcosa...

Papà mi stringe a sé... cerca di proteggermi...

di farmi da scudo col suo corpo... uff, non riesco a respirare...

Basta !!! Smettetela di spingere... fate piano...

SONO UN BAMBINO IO!!!

.......................................

Finalmente... è finito tutto... sembrano tutti calmi, ora...

C’è silenzio... tanto... e intorno a me è rimasta solo poca gente...

... saremo una quarantina... compresi me e papà...

1, 2, 3... 39... ma tutti gli altri dove sono ???

E la confusione di prima ???

E lo stadio ???

Ora sto meglio... ma non vedo più niente...

... qui è tutto buio... 

Torino, 19 novembre 2009

Poesia e Heysel

Stadio Heysel (Curva Z - maggio 1985)

di Eugenio Peralta

Nella tiepida sera

del mese di maggio,

quel pianto sembrava

un grido di gioia;

fra l’attesa e l’orrore,

un sussurro di voci

con la morte nel cuore.

 Nel campo, il distacco

sovrano regnava,

come se uno squarcio

di nubi s’apriva nel cielo.

 A lento respiro,

altra gente osservava

l’immensa tragedia.

 Denuncia all’errore,

di chi triste attendeva

una prova d’amore.

 Giovani infranti

dal crudo destino,

trovarono la morte

dopo il lungo cammino.

 Com’era lunga la sera

nell’assiepata violenza

in quella curva fatale.

Nel disprezzo la vita,

il ritorno dei morti,

ridotti a brandelli, già mutilati e sepolti.

 Torre del Lago (Lu),  12 maggio 2012

Poesia e Heysel

Heysel

di Stefano Reggiani

Anche il cielo quel giorno

avrebbe dovuto fare qualcosa.

Eppure non ha mosso un dito

come fa lo spazio nero

che sta sopra di lui.

C’era un bambino di undici anni

che teneva per mano papà

gli aveva detto che quello

era stato il viaggio più bello

di tutta la sua vita

e nessuno ha mosso un dito.

Perché quando il gioco si fa duro

nessuno si fa carico del peso

meglio piangere col senno di poi.

Io,

avrei voluto fare qualcosa

ma mio padre ha spento la tivù

e mi ha raccontato una storiella

per farmi dimenticare

che là, si stava solo giocando.

C’erano altri cuori là a tifare

mossi dalla passione

schiacciati dal macigno

di un’incomprensibile follia

e nessuno ha mosso un dito.

E noi figli del "col senno di poi"

che ora ricordiamo quel fardello

e 39 angeli che sono chissà dove

teniamo accesa la memoria

come un faro per i marinai

che immersi nelle intemperie

della vita

si dimenticano che in fondo

è tutto solo una partita.

Reggio Emilia, 1 giugno 2013

Poesia e Heysel

Heysel insanguinato

di Cristiano Comelli

 

Il pallone somigliava

all'ombra di una donna trafitta

da una spada di grasso stupratore;

con voce di consumato tenore

il dio dello sport invocava

ma la risposta

scelse di non farsi scorgere risposta.

Sugli spalti

vermi ebbri di birra e di follia

tracciavano strisce di indelebile violenza

il pallone rotolava impotente

su uno sbuffante rettangolo verde

mentre la morte estraeva a sorte

nuovi nomi di cui cibarsi

in quella sera odorante

di invisibile maledizione.

Liverpool - Juventus

finale di coppa dei campioni

sputava un insulto tabellone

su tifosi che si scoprirono morte

in un grido di giubilo spezzato.

Il calcio di rigore

impietoso sorrise

su quella maledizione

le mani protese all'urano

di Michel Platini

inebetita

insensata sensazione di vittoria

tra quelle luci che custodivano

ormai solo frammenti di cadaveri.

Ma la giostra del calcio

programmata fu,

anche in quel momento

per non udire né guardare

il trofeo si protese verso il cielo

come uno sghignazzante

ripugnante aquilone

epilogo tetro e ignobile

di una partita maledetta

che vide troppi innocenti partire;

il pallone ancora geme

in un angolo recondito

di un Heysel che il vestito ha cambiato

per coprire di festa

il ricordo di un agghiacciante

perfido, funerale.

Dove un uomo muore per sport

là la vita smarrisce la voce.

Poesia e Heysel

Heysel

di Ermanno Eandi

 

Ho visto i sogni morire quella sera,

ho visto seggiolini color rabbia

scagliarsi su anime inermi

ho visto gusto dell'amaro

tingere la rabbia.

Ho visto fiumi di lacrime.

Ho toccato la follia,

avvolto dalla morte,

Ho visto la nave

della razionalità affondare

Poesia e Heysel

Avete visto mai ?

di Antonello

Avete visto mai una vita esalare l’ultimo respiro ?

Che vi domanda: "e adesso che succede" ?

Li avete presenti quegli occhi rivolti al vuoto ?

Ed il respiro rallentare fino all’ultima fermata ?

E voi proprio lì, impietriti dal non so che fare,

impotenti a cercare aiuto da chi non c’è.

E già, non c’è mai nessuno in quei momenti.

E non vorreste, non dovreste piangere, siete uomo.

E, invece, se ne esce e vi cola sulla guancia, maledetta.

E dietro di lei un corteo di lacrime senza ritegno.

 La sua anima volteggia su di voi per un istante,

ma non c’è più traccia di dolore sul suo viso.

È passata a miglior vita, bella consolazione.

Potrà correre felice nelle praterie del Paradiso

Uno sguardo indietro a consolare i suoi affetti.

Tranquilli, va tutto bene, vi sono affianco.

Non c’è odio lì e né violenza e né dolore,

quelli dell’Heysel e di Superga tutti insieme.

ma una stilla viene giù anche da loro

quando dagli spalti alto si leva il coro.

Poesia e Heysel

La foto perfetta

di Stefano Reggiani

(Dedicata a Claudio Zavaroni, vittima allo stadio Heysel)

Era andato alla partita

perché una partita

inizia e si conclude

dentro una nuvola bianca

che ha la forma di un gioco.

Come tanti intorno a lui

quel giorno

come tanti

hanno la fortuna di poterlo fare ancora.

Coltivare le proprie passioni

è l'unico modo

che conosceva per vivere.

Anche il lavoro ti fa vivere

ma è la passione a farti vivere bene

ti fa alzare la mattina

con la benzina nel motore

o la forza giusta

per calciare il pallone.

Ma a volte le nuvole ingannano

cambiano colore all'improvviso

e non è per colpa del temporale

la natura è in grado di assorbire tutto

non la follia dell'uomo però,

la follia di una passione

che passione non è.

E ora che lui è sopra le nuvole

quelle che l'hanno fatto sognare

innamorare

e vede rotolare il pallone

lontano sotto di se',

con l'angolo ideale

è lì pronto a scattare la foto perfetta:

il mondo che somiglia ad una partita

e una partita che somiglia

ad una grande passione.

Poesia e Heysel

Heysel, 29 maggio: campioni di niente !

di Fulvia Gueli

Bianco polvere

Nero cenere

Aria lucente

come coppa ubriaca

riversa contenuto amaro

Il gioco sarà duro...

giù per la curva zeta

non sarà più un gioco.

Il gioco sarà duro

lungo quei gradini

Salvare la pelle

da nemici improvvisati

rimanere intrappolati

tra le reti schiacciati.

Sopravvivere all’epidemia

di un tifo asettico,

ritrovarsi a pezzi

tra il bene e il male,

morire senza gloria.

Vittime sepolte,

crollate impreparate, tradite

come speranze

dopo la sconfitta.

Quando, tutt’intorno,

svaniranno le tracce

riaffioreranno voci

per ricordare che,

l’assurdo sacrificio

di 39 angeli

non riconosce meriti

alla barbarie umana.

(Per non dimenticare le 39 vittime di Bruxelles uccise, con

bestiale violenza, il 29 maggio 1985 presso lo stadio Heysel)

Poesia e Heysel

39 angeli

di Enrico Danna

 

39 angeli

tra i silenzi del cielo

assisi su nuvole bianche

velate di nero.

Cuori straziati

dalla follia d'un demone

che ha trasformato la gioia

in una valle di lacrime.

Fatale il destino

impresso negli occhi

lacerati da pianti

che ancor sciolgono lacrime.

Oggi è ogni giorno

per non dimenticare.

Oggi è ogni giorno

perché siete tra noi

come sospiri di vento

che accarezzano il cuore.

Non sarete mai soli.

Non saremo mai soli.

Il vostro cielo è il nostro cielo.

Uniti per sempre

in un sogno in bianco e nero.

Poesia e Heysel

Sotto la stessa bandiera

di Iuliana Bodnari

Nella Città del Tricolore

trentanove angeli

sotto la stessa bandiera

uniti per l'eternità

che la terra vi sia lieve.

I raggi del sole illuminino

gli angoli più oscuri

accarezzando dolcemente

il nome Heysel

Tu viaggiatore fermati

degnando uno sguardo

le lacrime cadono dal cielo

A perenne Memoria.

Poesia e Heysel

Volevo solo vedere una partita

di Omar Rottoli

 

Volevo solo vedere una partita, 

la mia Juventus...

Gioia, serenità... un bel sole, tanta gente...

Sorrisi intorno a me, bandiere, tante...  

 Volevo solo vedere una partita, 

sentire anche un po’ di paura, magari:

paura dei tiri di Rush, delle corse di Whelan,

della forza del Liverpool...

Paura di perdere e tornare a casa deluso,

paura di piangere per la sconfitta. 

 Volevo solo vedere una partita,

sapere che la mia Juventus in campo avrebbe dato tutto, 

si sarebbe impegnata anche per farmi felice,

avrebbe provato a vincere quella partita, quella coppa... 

 Volevo solo vedere una partita:

immaginavo la tensione in campo,  i contrasti, le botte...

Sarebbe stata una partita vera, magari cattiva:

nessuno voleva perdere...

In campo, sì... ma non sugli spalti... 

 Volevo solo vedere una partita:

tutto intorno a me erano solo colori, festa, bandiere...

Bianco e nero si mischiavano con il rosso...

Era un sogno, niente poteva andare male... 

 Volevo solo vedere una partita,

e con me migliaia di persone.

Cento attorno a me,

tutti con la speranza di tornare vincenti,

di festeggiare fino all’alba. 

Volevo solo vedere una partita:

l’avrei ricordata per sempre,

l’avrebbero ricordata tutti, per sempre.

Quel giorno, quel sole... quella partita sarebbe stata la prima e l’ultima

la sfida tra i migliori, l’incontro di un’Europa che stava nascendo...

Niente avrebbe potuto andare male, non quel giorno,

non sui gradini di quel vecchio stadio, 

non nei miei occhi... mai nel mio cuore...

Era la perfezione, la gioia senza limiti,

il sogno di sempre... cosa avrebbe potuto farmi risvegliare ?

Volevo solo vedere una partita...

30 maggio 2016

(OMAR ROTTOLI - In Memoria dei 39 Angeli di Bruxelles)

Poesia e Heysel

"L’Juventus"

di Sandro Veronesi

 

...

E poi ci sono i morti, fratelli,

perché l’Juventus vince anche per loro,

che non possono più ridere, splendere,

innanzitutto per quei morti:

per Rocco Acerra, postino di Francavilla a Mare,

per Nino Cerullo, suo cognato, tifoso interista,

per Bruno Balli, di Prato,

(sono amico di suo fratello),

per i francesi, Jacques François, impiegato di Lilla,

per Claude Robert, ferroviere di Segré,

per i belgi, Alfonso Bos, Willy Chielens,

Dirk Daeninckx, Jean Michel Walla,

per Patrick Radcliffe, l’irlandese,

per Giancarlo Bruschera di Taino (Va),

per Giovanni Casùla, dirigente di Cagliari,

per Andrea Casùla, suo figlio, alunno di V elementare,

per Giuseppina Conti, liceale di Rigutino (Ar),

per Dionisio Fabbro, operaio di Buja (Ud),

per Eugenio Gagliano, assessore comunale di Mirabella (Ct),

per Francesco Galli, carpentiere di Calcio (Bg),

per Giancarlo Gonnelli, bidello di Ponsacco (Pi),

per Alberto Guarini, studente di odontoiatria di Mesagne (Br),

per Giovacchino Landini, ristoratore di Torino,

per Roberto Lorentini, medico di Arezzo,

per Barbara Lusci di Domos Novas (Ca),

per Franco Martelli di Todi,

per Gianni Mastroiaco, geometra di Casette (Ri),

per Sergio Bastino Mazzino, rappresentante di Cogorno (Ge),

per Loris Messore, di Pontecorvo (Fr),

per Luciano Rocco Papaluca, impiegato di Bruzzano (Mi),

per Luigi Pidone di Nicosia (En),

per Benito Pistolato, commerciante di Bari,

per Domenico Ragazzi, muratore di Roccafranca (Bs),

per Antonio Ragnanese, odontotecnico di Brugherio (Mi),

per Amedeo Giuseppe Spolaore, dentista di Bassano del Grappa,

per Mario Ronchi, tifoso interista di Bassano del Grappa,

per Domenico Russo, elettricista di Moncalieri (To),

per Tarcisio Salvi, titolare di una pizzeria a Brescia,

per Gianfranco Sarto, meccanico di Donada (Ro),

per Mario Spanu, cuoco di Autogrill di Novara,

per Tarcisio Venturin, operaio di Pero (Mi),

per Claudio Zavaroni, fotografo di Reggio Emilia.

Ma siccome i morti sono morti,

e sono tutti uguali,

se l’Juventus vince per quei morti

allora lo fa anche per tutti gli altri,

anche se è inutile, e non serve a nulla;

sì, l’Juventus vince per tutti i morti,

ce l’ha proprio scritto nel destino,

visto che è stata fondata nel giorno dei morti del 1897

...

Poesia e Heysel

PARTITA MALEDETTA PARTITA

(In memoria dì Giovacchino Landini e delle altre trentotto vittime)

di Fabrizio Ponti

Sera di maggio, sole alto nel cielo.

Notizie confuse alla tv, solo feriti, ora morti.

L'alcol scorre, pezzi di pietra crollano,

sotto rimangono i corpi.

Per quanto tempo dovremmo ancora chiedere giustizia ?

La partita è incominciata, tutto va veloce.

Nei titoli di coda ci sarà il suo nome ?

Partita maledetta partita.

Una moglie ha perso il suo amore.

Una figlia non ha più un padre.

Un ragazzo ha lasciato la scuola per lavorare.

Undici gridano e festeggiano, trentanove sono andati.

Partita maledetta partita.

Un uomo si è elevato sopra la follia.

Un uomo ha salvato un ragazzo dal terrore.

Chi ha colpe in tutto questo ? Chi non ha chiesto scusa ?

Chi vuole ancora un trofeo insanguinato ? Chi ha dimenticato per anni i suoi morti ?

Non puoi fregiarti di una coppa che dovevi lasciare.

Alzatevi e asciugatevi le lacrime.

Non c'è colore nella morte.

Non c'è distinzione nella tragedia.

Queste parole sono per tutti quelli che reclamano rispetto.

 

Diritti d'Autore esclusivi della PATHOS EDIZIONI. Si rigrazia l'autore per l'amichevole concessione del brano. Per chi fosse interessato alla raccolta integrale di poesie di Fabrizio Ponti può visitare la sua pagina sul sito della casa editrice.

Poesia e Heysel



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