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Ibrox Park 2.01.1971
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ALTRE FONTI : Ibrox Disasters   Ibrox ’71 - Stairway 13 and the lost boys of Markinch

The stairway to hell haunting Ibrox    Ibrox Disaster: Survivors and former players remember...

Stairway 13: il disastro di Ibrox

di Simone Galeotti

Glasgow è una città di gente abituata a rimboccarsi le maniche. Per un centinaio di anni, la sua sola ragione d’esistenza è stata quella di fungere da fabbrica dell’impero. La rivoluzione industriale era nata da queste parti. Le navi britanniche, sia quelle mercantili che quelle militari, erano state costruite in quei cantieri. Le grandi auto che davano prestigio alla nazione venivano assemblate in quelle fabbriche. E il carburante che le alimentava veniva estratto dal terreno sottostante. Archibald Leitch era di Glasgow, vi nacque il 27 aprile del 1865. Ogni sera, quando le strade tendevano a sparire dietro una fitta coltre di nebbia e smog, ed era costretto a tirarsi su il bavero della giacca, e abbassarsi la tesa del cappello sul viso, passava accanto al Glasgow Green. Quello era diventato il luogo di ritrovo per un gruppo di ragazzi che si facevano chiamare "The Rangers". Qualche tempo dopo questi ragazzi fondarono una squadra di calcio di cui è inutile specificare il nome… Chissà forse fu questo il motivo che spinse il giovane Archibald a prendere in simpatia questa squadra ignorando le radici cattoliche di Camlachie, suo distretto di nascita. E ironia della sorte il primo progetto dell’architetto che "disegnò" il football, fu proprio per i Rangers. Si trattava della sua primissima opera. Sfortunatamente il 5 aprile 1902, durante l’incontro di calcio tra la Scozia e l’Inghilterra, la Western Tribune Stand appena costruita crollò all’improvviso a causa delle forti piogge della notte precedente. I tifosi caddero da un’altezza di 12 metri e si ebbe la morte di 25 persone a cui si aggiunsero oltre 300 feriti. Al momento del crollo la stand era composta da terrazzamenti in legno supportati da un telaio a travi d’acciaio. Dopo questo incidente lo stadio venne immediatamente ristrutturato e i terrazzamenti vennero rinforzati con il cemento armato. Fortunatamente per Leitch quest’episodio non comprometterà la sua carriera anche perché le cause reali del problema assolveranno l’architetto. Quella però fu la prima grande tragedia legata allo stadio dei Rangers. Perché la storia aveva in serbo un’altra giornata di dolore e lutto.

Bisognerà aspettare 69 anni. Bisognerà aspettare la sera del 2 gennaio 1971. Era il giorno più importante per Glasgow, era il giorno dell’Old Firm. Dopo un finale di match convulso, mentre la folla si apprestava ad abbandonare lo stadio, gli ostacoli sulla scala 13 cedettero causando la rottura delle barriere di protezione. La folla si accalcò causando un’ondata di panico, e la tragedia che inevitabilmente ne seguì. Furono 66 le vittime, tra cui molti bambini. La maggior parte dei decessi fu causata dall’asfissia. Oltre 200 tifosi rimasero feriti. Tra i morti ci furono 31 ragazzi. La più giovane vittima risultò un bambino di nove anni, un ragazzo di Liverpool. Il borgo di Markinch, nel cuore del Fife, fu la zona più colpita dal disastro. Cinque ragazzi, di età compresa tra 13 e 15 anni, tutti tifosi appassionati dei ragazzi in blu, e tutti membri della stessa scuola, persero la vita. Ma la storia più curiosa, l’aneddoto più struggente, è forse quello legato all’unica donna morta quel giorno sulle gradinate dell’Ibrox. Si chiamava Margaret Ferguson aveva 18 anni ed era di Maddiston, un pugno di case a sud di Falkirk. Margaret lavorava in fabbrica, come tante altre sue coetanee in quell’epoca. Lavoro duro e salari miseri. Aveva una grande passione per i Rangers ed era venuta al corrente che in quel periodo era nata la figlia del centravanti Colin Stein. Durante la settimana che precedette il Natale, realizzò un piccolo orsacchiotto di pezza per consegnarlo direttamente al giocatore, a sua moglie, e ovviamente alla loro figlia appena nata. Qualche giorno prima dell’Old Firm, Margaret si reca a casa di Stein, e onorata, consegna il suo dono alla piccola Nicole. Bevono una tazza di the, conversano, e si salutano cordialmente. Margaret è entusiasta. La sorella maggiore, Maria Gibb, racconta che si erano viste l’ultima volta per capodanno, e Margaret gli aveva confidato che due giorni dopo sarebbe andata allo stadio per la partita, convinta in cuor suo che il regalo che aveva amorevolmente consegnato alla figlia di Stein avrebbe portato fortuna a lui e alla squadra. Margaret era la più giovane di undici fratelli, aveva la camera tappezzata di bandiere e cimeli dei Gers e una risata contagiosa. Amava ballare, comprarsi con i risparmi qualche vestito alla moda, e una naturale avversione ai precetti paterni, considerati come da tanti altri ragazzi di quella generazione, ormai astrusi e obsoleti. E’ infatti, puntualmente, il padre non avrebbe voluto che Margaret fosse presente quel giorno sulle gradinate di Ibrox, non avrebbe dovuto esserci, non quella volta…

Ma non fu così. Margaret era fra le circa centomila persone che affollavano lo stadio. A un minuto dalla fine Jimmy Johnstone segnò per il Celtic. A tutti i presenti parve una rete decisiva, l’epilogo dell’ennesimo Old Firm. E fu in quel momento come accennato in precedenza che molti degli spettatori iniziarono a sfollare dalle uscite. Una di queste era la Stairway 13. Ma il genio perverso dello spettacolo non aveva ancora finito di tessere la sua tela, e a una manciata di secondi dal fischio finale, Colin Stein, sì proprio lui, pareggiò l’incontro. Quello che successe al di là di tutte le versioni riportate, è che le crash barriers dell’East Stand furono piegate quasi fossero di gomma causando il dramma. La sera, radio e televisioni iniziarono il tam tam di notizie. Dapprima confuse, contraddittorie, poi via via sempre più chiare e nitide. Fra le salme c’era quella di una donna. L’unica donna fra le 66 vittime di quella infausta giornata. Era quella di Margaret Ferguson… Colin Stein, inconsapevolmente, segnando quel goal rocambolesco nella foschia di un Ibrox immenso e buio, aveva segnato il destino di quella ragazza che qualche giorno prima aveva ospitato nel salotto di casa sua. "Ho conosciuto i suoi genitori personalmente, disse qualche giorno dopo i funerali. E’ stata un esperienza orribile. Non ho mai dimenticato quel giorno. Non potrò mai farlo". Quel giorno il capitano dei Rangers era John Greig: "Ho subìto un infortunio durante la partita", disse Greig. Ed è stato solo circa 20 o 30 minuti dopo il fischio finale che ho capito la portata del dramma che si era consumato. Quando sono andato giù e ho visto il tunnel e tutta quella povera gente morta è stato terribile, una sensazione di impotenza frustrante. Furono giorni neri, di dolore e di angoscia. Che hanno lasciato una cicatrice profonda. Lo stadio è stato ricostruito nella loro memoria". Oggi poco fuori i cancelli blu di Ibrox c’è proprio la statua del capitano, sul cui basamento spiccano le targhe commemorative di quell’evento. Nomi spesso seminascosti da corone, da mazzi di fiori, da sciarpe, non solo "all blue" perché le tragedie sono trasversali, collettive, non conoscono appartenenza e colori. E’ stato anche istituito un fondo a nome di Margaret Ferguson, un fondo che dovrà servire soprattutto a non dimenticare mai, lei e le altre 65 vittime innocenti di quel giorno. Il giorno del disastro di Ibrox. Il 2 gennaio 1971.

26 dicembre 2011

Fonte: Rulebritanniauk.forumfree.it

Quarant'anni fa il disastro di Ibrox

di Luca Manes

Tra tutti gli episodi negativi - e ce ne sono stati - che hanno contraddistinto l’Old Firm, la sfida infinita tra Celtic e Rangers, uno spicca per l’enorme costo di vite umane che ha comportato: la tragedia di Ibrox del 2 gennaio 1971. Quel giorno il derby tra i protestanti e i cattolici, tra i filo irlandesi e i fedeli alla corona britannica, sembrava destinato a terminare sullo 0-0, giusto epilogo di un match noioso e quasi privo di occasioni da rete. A un minuto dal termine Jimmy Johnstone, leggenda del Celtic di quegli anni, siglò un gol che alla maggioranza dei presenti apparve decisivo. Non a caso una parte dei quasi 100mila che affollavano gli spalti di Ibrox Park decise di prendere la via di casa, all’apice della depressione calcistica per aver perso un derby in maniera così rocambolesca. Ma a pochi secondi dal fischio finale del direttore di gara, Colin Stein pareggiò la disfida. Cosa sia successo in quei drammatici secondi all’interno dello stadio non è ancora certo al 100 per cento. La versione andata in voga per tanti anni è che i tifosi, sentite le urla d’esultanza per l’insperata marcatura del pari, provarono a tornare sugli spalti, creando un tragico "scontro" con coloro che stavano uscendo festanti. Più verosimilmente, si suppone ormai che la caduta di una persona con un bambino sulle spalle provocò un effetto domino a dir poco disastroso. La realtà dei fatti è che a perire furono ben 66 tifosi dei Gers, di età compresa tra i 9 e i 43 anni. Tra loro cinque studenti del villaggio di Markinch che abitavano nella stessa strada e che erano andati a vedere la partita insieme. Per percepire tutta la drammaticità di quanto accaduto in quei pochi minuti di parapiglia infernale basti pensare che le crash barriers dell’East Stand furono piegate quasi fossero di gomma. Le peggior tragedia della storia del calcio britannico, tristemente superata per l’ammontare delle vittime solo dal dramma dell’Hillsborough nell’aprile del 1989 (in quel caso i morti furono 96) è certamente da addebitare a una tremenda fatalità, ma anche, se non soprattutto, alla struttura obsoleta e inadeguata a ospitare folle oceaniche. A differenza dei nostri tempi, allora gli impianti britannici erano tutto fuorché moderni e funzionali. Il fascino d’antan non faceva per niente rima con sicurezza. Ma se in tutto il Paese bisognò attendere i tanti lutti degli anni Ottanta per una sterzata decisa nella giusta direzione, almeno i Rangers impararono sin troppo bene la lezione, apportando subito delle significative migliorie al loro glorioso stadio. Per la verità quello del 1971 non fu il primo "Disastro dell’Ibrox". Oltre a due significativi incidenti nel 1961 e nel 1969 - che costarono la vita a due persone - ce n’è uno celebre quanto molto datato e legato al grande architetto di stadi, lo scozzese Archibald Leitch. La sua primissima opera, proprio l’Ibrox Stadium, non resse all’urto delle oltre 68.000 persone accorse per assistere a una sfida tra Scozia e Inghilterra dell’aprile del 1902. Quel match era valido per il British Home Championship (conosciuto anche come Home International), il torneo che dal 1883 al 1984 ha visto fronteggiarsi in maniera sempre molto accesa le quattro nazioni britanniche, ovvero le due protagoniste dell’incontro di Ibrox più Galles e Irlanda del Nord (fino al 1950 scese in campo una selezione che rappresentava tutta l’Irlanda e non solo le sei contee dell’Ulster rimaste al Regno Unito dopo l’indipendenza dell’Eire nel 1922). Nonostante l’impianto non fosse pienissimo - la capienza era stimata nell’ordine degli 80.000 posti - la West Stand, una delle "curve", crollò rovinosamente sotto il peso degli spettatori. Davanti agli occhi di Leitch, che era presente, centinaia di persone fecero un salto nel vuoto di diversi metri. In quella che fu la prima sciagura della storia in un impianto britannico morirono in 26, mentre altri 500 rimasero feriti. La struttura in legno con giunture in ferro non era per nulla adatta a contenere folle di quelle proporzioni, come dovette amaramente riconoscere un affranto Leitch, che in quel momento deve aver avuto la netta impressione che la sua carriera di designer di impianti sportivi fosse destinata a durare molto poco. Invece si sbagliava. A sorpresa la dirigenza dei Rangers gli confermò la sua fiducia e gli chiese di ricostruire Ibrox. Tornando al presente, domenica la commemorazione del terribile evento di 40 anni fa è stata solenne quanto priva di episodi negativi - si temeva qualche brutto gesto da parte dei tifosi dei Celtic, che invece si sono comportati in maniera impeccabile. A guidare le due squadre nell'ingresso in campo in occasione del match i vecchi capitani Billy McNeill e John Greig. Quest’ultimo, insieme ai suoi compagni, fu presente a tutti i funerali delle vittime, come chiese loro il manager dell’epoca Willie Waddell. La gente di Glasgow, per una volta al di là delle odiose barriere del settarismo, non ha dimenticato quel freddo e nebbioso pomeriggio in cui perirono 66 tifosi traditi da una tribuna fatiscente.

7 gennaio 2011

Fonte: Ukfooty.blogspot.com

Glasgow unita nel ricordo delle vittime di Ibrox

di Alex O'Henley

Le due squadre di Glasgow metteranno da parte la loro storica rivalità domenica quando Rangers FC e Celtic FC si uniranno per commemorare il 40esimo anniversario del disastro di Ibrox.

Il 2 gennaio del 1971, 66 persone persero la vita quando le barriere d'acciaio dello stadio sulla scalinata cedettero, schiacciando tifosi dei Rangers mentre lasciavano lo stadio dopo che il gol di Colin Stein in pieno recupero aveva cancellato la rete di Jimmy Johnstone all'ultimo minuto per il Celtic. Adesso, 40 anni dopo, i due capitani dell'epoca, John Greig e Billy McNeill, guideranno le due squadre nell'ingresso in campo in occasione del derby di Ibrox prima del minuto di silenzio per commemorare le vittime. Entrambe le squadre giocheranno poi con il lutto al braccio. "Riguardando indietro, c'era la sensazione che qualcosa poteva accadere - ha detto Greig. Era una giornata nebbiosa, c'erano lampi in pieno pomeriggio. Portarono uno o due corpi negli spogliatoi e ad essere onesti non sapevamo se la gente su quei tavoli fosse viva o morta. Sono uscito dal tunnel e c'era il pandemonio con gente che correva dappertutto. La cosa che mi resta di più in mente è il numero di corpi lungo la linea laterale da metà campo fino al settore dei Rangers". I giocatori dei Celtic non erano a conoscenza dell'accaduto perché erano sul bus della squadra ad appena dieci minuti dal fischio finale ma il manager Jock Stein dette la notizia alla squadra. Jock si alzò in piedi e ci disse: "C'è stato un incidente e pensiamo che qualcuno sia morto" - ha raccontato l'ex terzino del Celtic Jim Craig. "Ha detto all'autista di riportarci al Celtic Park e in serata il numero di morti e feriti continuava a crescere". L'attuale manager dei Rangers Walter Smith, spettatore di quella partita insieme al fratello, ricorda lo spirito che unì le due squadre di Glasgow nel dolore. "Uomini, donne e bambini persero le loro vite quel giorno e non verranno mai dimenticati da Glasgow. Una città che si riunì a prescindere dai colori o dalla passione per il calcio".

31 dicembre 2010

Fonte: It.uefa.com

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