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STADIO BALLARIN 1981
www.saladellamemoriaheysel.it   Sala della Memoria Heysel   Museo Virtuale Multimediale
San Benedetto del Tronto 7.6.1981 Rogo Stadio "F.lli Ballarin"
  Pagine della Memoria   Morire di Calcio   Superga 4.05.1949   Tragedie del Calcio Italiano  
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  CARLA BISIRRI MARIA TERESA NAPOLEONI  
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  CARLA BISIRRI MARIA TERESA NAPOLEONI  
 
LE GRAVI CONSEGUENZE: Nelle fotografie sopra le due vittime nel rogo: Carla Bisirri (30 aprile 1960 - 17 giugno 1981) e Maria Teresa Napoleoni (27 febbraio 1958 - 13 giugno 1981). Uno dei 13 ustionati più gravi venne trasferito in elicottero in un "Centro Grandi Ustioni". Di tutti i feriti ricoverati all'Ospedale Civile di San Benedetto del Tronto, i tredici più gravi furono trasferiti il giorno dopo in elicottero dallo Stadio "Ballarin" nei "Centri Grandi Ustioni" di tutta Italia: all'Ospedale Sant'Eugenio di Roma furono ricoverate due ragazze di 23 e 21 anni (NDR: le due vittime) e un giovane di 13 anni; all'Ospedale M. Bufalini di Cesena due donne di 66 e 25 anni e due ragazzi di 28 e 17 anni; all'Ospedale Maggiore di Parma due ragazzi di 23 e 17 anni; al Policlinico di Padova due fratelli di 15 e 11 anni; all'Ospedale "A. Di Summa" di Brindisi altri due ragazzi di 13 e 10 anni. Fonte: Wikipedia.it

"Il giorno dell'Inferno"

7 giugno 1981: Il rogo nella Curva Sud dello Stadio Ballarin

di Luigi Tommolini

San Benedetto del Tronto, domenica 7 giugno 1981; nella Curva Sud dello Stadio Fratelli Ballarin divampa un incendio mentre sta per iniziare l'incontro di calcio Sambenedettese - Matera che sancirà la promozione in serie B della squadra marchigiana. In un clima di grande festa, circa 7 quintali di carta bruciano sotto 3500 persone che, per diversi minuti rimangono intrappolate sui gradoni della Curva Sud. Il panico è totale: le chiavi delle porte delle uscite di sicurezza non si trovano, gli idranti non funzionano!!! Si rimane impotenti davanti al crescere delle fiamme divenute sempre più alte e minacciose; molti fuggono alla disperata investendo altri che cadono rovinosamente a terra prede del fuoco che avanza impetuoso alimentato anche da un vento malefico (vento e fuoco). Dove non c'è il fuoco si forma la calca e molte persone vengono spinte violentemente contro le reti di recinzione e il loro terrore è che queste reti, soprattutto quelle laterali nella parte più alta della curva, possano crollare e farli precipitare nel vuoto. Fortunatamente non mancano gesti nobili ed eroici come quello del Signor Luciano Bovara che, rischiando la propria vita, salva dalle fiamme un bambino di 10 anni. Questo accade mentre in campo, tutti, dai giocatori delle due squadre alla terna arbitrale e a chi si trova sul manto erboso, cercano impotenti di fare qualcosa. Purtroppo, però, molti saranno i feriti e quelli più gravi, verranno trasferiti il giorno dopo nei centri ustioni specializzati d'Italia, a Roma, Cesena, Brindisi, Padova e Parma. Dopo giorni di atroci sofferenze perderanno la vita Maria Teresa Napoleoni di 23 anni, segretaria presso una ditta calzaturiera e Carla Bisirri di 21 anni che da poco aveva iniziato l'attività in proprio di parrucchiera. Entrambe avevano riportato ustioni del 1°, 2° e 3° grado su più del 70% del loro corpo. Maria Teresa era caduta tra le fiamme e si era rialzata nel disperato tentativo di fuga per poi, in un gesto istintivo, strapparsi gli abiti di dosso ma, sfortunatamente, ricadere a terra una seconda volta sul rogo sui gradoni di cemento in prossimità del maledetto sottopassaggio dell'entrata est della Curva Sud. Carletta, così veniva chiamata amichevolmente Carla, già molto giovane aveva lavorato per diversi anni dalla parrucchiera di mia madre a Martinsicuro; ero un fanciullo e ogni volta che mi vedeva mi riempiva di coccole. Viste le premesse il rogo del Ballarin può essere considerato una tragedia quasi annunciata. Di sicuro è stato troppo e spesso dimenticato; e sono state dimenticate IN TUTTI I SENSI le vittime, i loro familiari e i sopravvissuti alcuni dei quali, ancora oggi dopo quasi trent'anni, devono sottoporsi a piccoli interventi di chirurgia plastica. Quel 7 giugno 1981 avevo poco più di 12 anni e mezzo ed ero tra i 3500 della Curva Sud: io e la mia famiglia (c'erano tutti quel giorno allo stadio) arrivammo poco dopo le 15 (quasi due ore prima dell'inizio della gara). La Curva Sud era già gremitissima. In tutte le maniere, facendoci spazio tra la gente, riuscimmo a salire i gradoni fino a quando non trovammo posto nella parte più alta ed esterna, verso la tribuna coperta, proprio attaccati alla rete di recinzione. Con me avevo un cappellino rossoblu con una "B" rossa sul davanti e la bandiera della Samb con due "B" rosse, una più grande al centro, sullo scudetto e l'altra più piccola lateralmente sopra il blu della bandiera. Durante il rogo fummo violentemente spinti e schiacciati verso la rete dalla moltitudine di persone che fuggivano dalle fiamme e rischiammo di precipitare nel vuoto da un'altezza di circa 10 metri. Ci fu un attimo che guardai in basso e vidi, attraverso la "BEATA" rete proprio "a piombo" sotto di me la tettoia dell'entrata sud della Tribuna Coperta. Fu un miracolo se in quei lunghi e tragici minuti la rete di recinzione non crollò sotto il nostro peso... Ho conservato la bandiera rossoblu che sventolavo quel giorno: in quei tragici momenti s'impigliò alla rete di recinzione strappandosi proprio nel suo cuore; un ricordo di quei lunghi e terribili minuti e la consapevolezza che, almeno per noi, andò bene... Così iniziava il 7 giugno 1981 l'estate "nera" di San Benedetto del Tronto dove, appena tre giorni dopo, il 10 giugno, verrà rapito Roberto Peci, fratello di Patrizio il "Super pentito" delle Brigate Rosse. Dopo 55 giorni di prigionia, il 3 agosto a Roma, Roberto verrà barbaramente ucciso. Questo breve video è un dovuto ricordo verso chi da quel 7 giugno 1981 iniziava un lungo e doloroso calvario di vita.

7 giugno 2011

Fonte: Saladellamemoriaheysel.it

© Fotografie: (Repertorio 1981) - Ilmartino.it

Maria Teresa Napoleoni, rosa ROSSA nell’infinito cielo BLU

Il mio ricordo a trent'anni dalla sua morte, il 13 giugno 2011

di Luigi Tommolini

… Sono già passati trent’anni. Maria Teresa è una ragazza di 23 anni, compiuti a febbraio, con la voglia di vivere, la gioia nei suoi occhi, la vita che le sorride come il sorriso del suo bel viso; lavora come segretaria nell’azienda di calzature "Silvano Shoes"; abita nei pressi delle suore battistine. La domenica del 7 giugno 1981 è il giorno di Pentecoste e si sveglia presto la mattina per andare a messa alle otto proprio dalle suore; poi al mare a Cupra Marittima, paese d’origine di sua madre; non si può rinunciare ai "bagni di sole" in una giornata così calda, anche se spira una leggera brezza di mare. È figlia unica, Maria Teresa, di due genitori non proprio giovanissimi, Sara ed Enzo; quando resta a casa, dopo le ore di lavoro, le sue mani lavorano all’uncinetto; e addobba cuscini, crea copritavola, copripoltrone e copridivani; è la gioia di casa, la figlia voluta e arrivata. Appena tornata dal mare, quella domenica di giugno di Pentecoste, prepara da mangiare e subito dopo eccola in sella alla sua fiammante vespa 50 di colore rosso, regalatale dal suo papà il giorno dell’ultimo compleanno ! È felice Maria Teresa. Prima di uscire, come sempre, porge un saluto affettuoso ai suoi genitori dicendo che appena tornata a casa sarebbe andata con loro ad una festa e, tutt’insieme, avrebbero gustato le tradizionali "nocelle". La città è in festa; è interamente coperta di bandiere rossoblu, il colore della squadra calcistica locale, la Sambenedettese che molto probabilmente quella domenica tornerà in serie B. Maria Teresa non è mai stata allo stadio a vedere una partita di calcio ma quel giorno si convince nell’andare, visto che il trionfo e la gioia sono assicurati ! Parcheggia la sua Vespa rossa poco distante dallo Stadio ed entra nel settore in cui i tamburi del tifo rullano, come sempre, in maniera assordante e, la carta, quella troppa carta, ricopre tutti fino alle ginocchia. Maria Teresa si ritrova insieme ad alcuni amici e il colpo d’occhio all’interno del "Ballarin", lo stadio della Samb in quell’occasione stracolmo, è meraviglioso; uno spettacolo mai visto, una festa da vivere ! Entrano le squadre in campo e i palloncini rossoblu con la lettera "B" gigante volano in cielo insieme al fumo dei bengala accesi; si avverte uno strano caldo, troppo caldo; subito non ci si accorge del fuoco che comincia a bruciare quintali di carta; l’attenzione è rivolta alla festa, ai tamburi, alla coreografia, al tifo assordante che tutto nasconde ! Ma il fuoco, sotto, arde e al primo grido "c’è il fuoco, c’è il fuoco !!!" il panico e l’istinto portano ognuno a fuggire, ad uscire, a seguire gli altri, ad andare verso il proprio destino ! Il destino della povera Maria Teresa quella domenica è quello di scendere verso l’uscita, ma di scivolare ed essere travolta dalla tremenda calca e di finire sopra al rogo; verso di lei avanzano fiamme altissime e pezzi di carta infuocati che piovono sostenuti da un vento malefico che in un attimo bruciano i suoi vestiti sintetici e i suoi splendidi capelli lunghi; trova la forza di alzarsi, ma solo per pochi istanti poiché ricade rovinosamente su un altro focolaio assassino. "Maria Teresa, perché non ti rialzi!". Destino crudele ! Si rialza troppo tardi e scende le scale dell’uscita del "sottopassaggio Est" e istintivamente, in maniera disperata, cerca un bagno e quindi l’acqua per spegnere i suoi splendidi capelli, i suoi vestiti sintetici, la sua camicia bianca e il suo corpo che sta sciogliendosi ! Urla disperate: quel sottopassaggio è peggio dell’Inferno. La corsa all’ospedale con un’auto privata e poi, il giorno dopo, il volo con l’elicottero della speranza, verso la capitale. Saranno giorni atroci e drammatici. Durante il suo calvario Maria Teresa, affranta e agonizzante, osserva più volte disperatamente quello che è rimasto delle sue splendide mani: "come farò a lavorare adesso; come farò a fare le mie creazioni all’uncinetto; come farò ad accarezzare quelli ai quali ho voluto bene per tutta la vita…". Maria Teresa Napoleoni chiude per sempre i suoi occhi all’alba del 13 giugno 1981 (stesso istante in cui, ad una decina di chilometri più ad Est in linea d’aria, finisce il suo calvario Alfredino Rampi, 6 anni, rimasto intrappolato in un pozzo nelle campagne di Frascati), giorno di Sant’Antonio di Padova. Era felice, era gioiosa, era un fiore; l’ultima sua gioia l’ha manifestata gridando "Forza Samb" tra mille bandiere rossoblu; eppure non vedrà mai giocare la squadra sambenedettese. Fuori dallo stadio "Ballarin" rimarrà a lungo, silenziosa e immobile, la sua vespa 50 rossa e mai più nessuno osò toccare la sua cameretta da quella drammatica domenica di Pentecoste quando, a casa Napoleoni, non entrò più il sole.

13 giugno 2011

Fonte: Il Martino (Edizione Cartacea n. 28 del 7.03.2016)

© Fotografie: (Repertorio 1981) - Ilmartino.it

Carla Bisirri, rosa ROSSA nell’infinito cielo BLU

Il mio ricordo a trent'anni dalla sua morte, il 17 giugno 2011

di Luigi Tommolini

Mi ricordo con piacere, tempo fa, quando ero fanciullo e mia mamma mi portava dalla sua parrucchiera Lisetta, a poche centinaia di metri da casa nostra a Martinsicuro, paese sul litorale del medio-Adriatico a circa otto chilometri a sud da San Benedetto del Tronto.  Era là che lavorava una ragazza che, nonostante la sua giovane età (avrebbe potuto avere tredici, quattordici anni), dimostrava già di essere matura nel parlare e nel comportarsi. Una ragazza diversa dalle sue coetanee, molto sveglia, essenzialmente molto più avanti di loro. Il suo nome era Carla ma chi la conosceva bene la chiamava Carletta, forse per via del suo fisico, un gioiellino di neanche cinquanta chili. Appena entrato nel negozio mi accarezzava con dolcezza e non mi faceva mai mancare le sue "coccole", quelle che si fanno di solito ai bambini; tutta seria, comunque, tornava subito al suo lavoro. Carla Bisirri, con l’entusiasmo di una ragazzina, partiva ogni giorno da casa sua nella "zona dell’Agraria" della vicina Porto d’Ascoli, località del comune di San Benedetto del Tronto e suo normale prolungamento a sud, a metà strada tra San Benedetto del Tronto e Martinsicuro, sempre sul litorale del medio-Adriatico. Le piaceva lavorare e imparare il proprio mestiere e ad accompagnarla ci pensava spesso il suo papà Gino che stravedeva per lei; altre volte, quando Gino non poteva, ma sempre rigorosamente accompagnata da un familiare, utilizzava l’autobus della linea San Benedetto-Martinsicuro che effettuava una delle sue fermate proprio davanti casa Bisirri. Con mia mamma, Carla faceva discorsi profondi, mai frivoli, mai sciocchi dispensando anche utili consigli; traspariva in lei il suo forte attaccamento per la famiglia, per il suo papà e per sua mamma Ottaviana, i quali seguivano dappertutto la loro primogenita, il loro gioiello di figlia che misero al mondo quando avevano un’età di venti e venticinque anni. Era piacevole andare dalla parrucchiera soprattutto per la presenza di Carla. Una volta compiuti i diciotto anni d’età Carla decise di avviare, sotto casa sua, un’attività in proprio di parrucchiera. In breve tempo riuscì a farsi un discreto numero di clienti e molti venivano da Martinsicuro dove aveva imparato il mestiere e lavorato e dove aveva lasciato un bel ricordo professionale ed umano. Poi un giorno conobbe Ricardo, un ragazzo di quattro anni più grande di lei. Carla lo presentò subito a casa e piacque anche ai suoi genitori; non uscivano mai soli, come richiedeva l’educazione del suo papà e della sua mamma. Era graziosa Carla, un fiore. Lei e Ricardo, molto innamorati, fissarono la data del loro matrimonio per il mese di settembre del 1981. Tre mesi prima, domenica 7 giugno 1981, Carla aveva da poco compiuto ventuno anni e la Sambenedettese, squadra calcistica di San Benedetto del Tronto si apprestava a tornare in serie B. C’era grande festa anche a Porto d’Ascoli dove tutta la cittadina parteggiava per i colori rossoblu della Samb ! Ricardo era un suo fedele sostenitore e non voleva mancare alla festa; decise di portare con sé la sua amata Carla insieme a uno zio della ragazza. Ricardo cercò di coinvolgere nella festa rossoblu anche il fratello di Carla che all’epoca aveva dieci anni ma lei si oppose pensando che poteva essere pericoloso per un bambino così piccolo assistere a quella partita ! Al momento di dirigersi verso lo stadio, Carla volle ritornare a casa una prima volta a cambiarsi gli abiti: "E’ meglio indossare un paio di pantaloni !" …Poi tornò e ci ripensò di nuovo: "E’ forse meglio mettere questo vestito invece di quello…". …Insomma, non era tranquilla ! Forse, inconsciamente, aveva qualche malefico presagio ! Non era mai stata all’interno di uno stadio di calcio ad assistere ad una partita, ma la giornata festosa e la presenza del suo Ricardo l’avevano convinta e assicurata. Avvolta nella festa del "Ballarin", lo stadio della Sambenedettese, fra tamburi assordanti e tanta carta, anche lei, come la povera Maria Teresa Napoleoni, andò incontro ad un tragico destino. Travolta dal panico e dalla calca violenta il suo grido "Forza Samb" fu strozzato cadendo sul rogo; "Carla, dove sei !!" urlò infinite volte il suo futuro sposo ! Nella calca si persero ! Invano sia lo zio che Ricardo, disperati, cercarono di trovarla, di allontanarla dal rogo, di soccorrerla ! Troppo tempo rimase avvolta dalle fiamme malefiche che le deturparono il suo fisico ormai distrutto. Una volta trasportata all’ospedale il suo papà la riconobbe solo per la forma della sua fronte… Insieme alla Napoleoni il giorno dopo, con il volo della speranza, fu trasferita in elicottero nella capitale. Quando il 13 giugno 1981 Maria Teresa chiuse per sempre gli occhi, Carla aveva ormai perso tutte le forze per lottare; ai suoi genitori e all’inconsolabile Ricardo manifestò il desiderio di morire a casa sua: "Portatemi a casa ! Voglio morire a casa !". Ma ormai "era troppo tardi" e a Roma Carla Bisirri chiuse per sempre i suoi occhi la sera del 17 giugno 1981, giorno seguente al funerale di Maria Teresa amica nel crudele destino. Lasciò affranti e addolorati tutti i suoi cari, la sua famiglia e colui che avrebbe dovuto e voluto sposarla solo tre mesi dopo… Ricardo trascorse gli anni successivi nel ricordo della sua amata Carla vivendo sempre con grandi "sensi di colpa" per averla portata al "Ballarin" quella maledetta domenica. In silenzio, senza farlo sapere a nessuno, nascose il suo improvviso e tremendo male che lo consumò in breve tempo e lo portò alla morte pochi giorni prima di Natale dello scorso anno. Il suo unico "testamento" di morte, detto ed eseguito, fu la ferma volontà di farsi "cremare" per riposare al fianco della sua futura sposa; e lei lo "aspettò" quasi trent’anni vestita per tutta l’eternità col suo abito nuziale. Nel tuo ricordo Carla, ora insieme a quello del tuo sposo, mai ti mancheranno le mie preghiere, dolci carezze per te, simili a quelle che tu, tempo fa, con la tua ineguagliabile dolcezza mi davi. Una prece.

17 giugno 2011

Fonte: Il Martino (Edizione Cartacea n. 32 del 2.05.2016)

© Fotografie: Sambenedettesecalcio.it - Ilmartino.it - (Repertorio 1981)
 
Carla Bisirri Maria Teresa Napoleoni

2 Rose nel Giardino Celeste

Carla Bisirri  (30 aprile 1960 - 17 giugno 1981)

Maria Teresa Napoleoni  (27 febbraio 1958 - 13 giugno 1981)

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