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Tragedia della stupidità, dell'ignoranza e del razzismo a Rimini.

All'alba di ieri, fuori una discoteca, si scontrano due bande di ragazzi. Skin heads milanesi e giovani napoletani trasformano la vacanza in violenza.

Terroni ! L'ammazzano

di Manuela Ferretti

Interista 16enne ucciso con un punteruolo in una rissa.

RIMINI - Gli hanno spaccato il cuore. Con un punteruolo, come in un film dell'orrore. Luca Scio, 16 anni, milanese, è stato assassinato durante una rissa gigantesca, alle 3.00 del mattino davanti ad una discoteca alla moda. Un altro ragazzo, Graziano Borrelli, 19 anni, originario di Napoli, è ricoverato in ospedale: ha ferite al fegato, ai glutei e ad un braccio. È stato operato d'urgenza, all'alba. Ma si salverà. Il feroce scontro ha coinvolto decine di giovani. Assalti e fughe in poche decine di metri, sui marciapiedi e nelle vie laterali del quartiere di Marina Centro, il "salotto buono" di Rimini, a un centinaio di metri dal mitico Grand Hotel. Due gruppi di giovani, napoletani e milanesi. I lombardi sono degli skin heads, le teste rapate, un gruppo metropolitano neonazista, ultras del tifo interista. Sono a Rimini da dieci giorni, alloggiati in una piccola pensione. Di giorno dormono, la notte fanno il giro delle discoteche nella capitale del "divertimentificio", in cerca di emozioni. Notano un gruppo di giovani napoletani. Dagli sfottò calcistici si passa agli insulti razziali. Slogan da stadio, urlati in coro. I napoletani reagiscono. Passano altri campani che si uniscono agli amici. Scoppia la rissa, senza esclusione di colpi, con coltelli, spranghe di ferro, cacciaviti, bottiglie rotte. Atterriti i testimoni: centinaia di persone che in quel momento escono dai locali. Un fuggi fuggi generale. Qualcuno avverte la polizia. Ma la tragedia si consuma nel giro di qualche minuto. Il portiere di notte di un albergo ha assistito alla scena dalla telecamera a circuito chiuso dell'hotel, rivolta verso la strada. È l'unico testimone attendibile. Ha raccontato tutto al giudice. Anche il ragazzo ferito, piantonato all'ospedale, ha scambiato qualche parola con il magistrato. Mozziconi di frasi. Ha negato di essere l'accoltellatore. Ha detto solo che voleva aiutare i suoi amici aggrediti. Sostiene di essere stato prima inseguito e poi pestato a sangue. Paolo Gengarelli, il sostituto procuratore che guida le indagini, ha ammesso che è il maggior indiziato del delitto ma non ha ancora formulato nessuna imputazione. Lo farà entro 48 ore. Intanto interrogherà gli altri giovani, controllati a vista dai poliziotti. Tra di loro anche un ferito lieve, colpito ad un orecchio da un'arma da taglio. Si chiama Roberto G, 19 anni, milanese. Divideva la camera da letto con la vittima. Gli agenti hanno setacciato a lungo la zona del delitto ma l'arma dell'assassinio, un piccolo cacciavite a stella, non è stata trovata. E ieri mattina, nell'albergo dove alloggiava la vittima è giunta da Milano, la telefonata della madre di Luca Scio. Ha chiesto notizie del figlio. La proprietaria della pensione non ha avuto il coraggio dì raccontarle la verità. Ha farfugliato qualcosa, spiegando che il ragazzo non era ancora rientrato. Poi, un poliziotto ha raccontato tutto alla madre, annichilita dall'altra parte del filo.

9 agosto 1991

Fonte: Il Mattino

Nordisti contro Sudisti

di Luciano Nigro e Luciano Pedrelli

RIMINI - Colpito al cuore, in nome della squadra del cuore e del Nord. Luca Scio, 16 anni, milanese, se n' è andato in una notte di follia ultras. Morte assurda, filmata ma non registrata dalle telecamere di un hotel, vissuta da centinaia di giovani nottambuli sul lungomare d' agosto più popolato d' Italia. Luca cercava in vacanza una ragazza da amare, inneggiava alla sua grande passione, l’Inter. Lui, figlio di una famiglia di Taranto trapiantata da 32 anni a San Siro, il padre presidente della Cooperativa di carico e scarico del pollame al mercato di viale Molise, ha gridato anche "Napoli colera" e si è buttato in una maxirissa fra skinheads lombardi e guaglioni partenopei. Scontro nord-sud, tragico match scoppiato sull' entusiasmo di un’inutile vittoria dell’Inter a Verona. "Quelle teste rasate da sere se ne andavano in giro menando i neri e seminando la paura nei bar" testimoniano camerieri e negozianti. La prima miccia l’ha accesa il rituale degli slogan: "Adolfo, Adolfo, accendiamo i forni, aspettiamo che ritorni" gridavano una ventina di skinheads davanti al "Barcelona"; "milanesi tutti appesi" rispondevano i partenopei dal bar Centrale appoggiati da altri conterranei di passaggio. E poi botte, rissa, pioggia di bottiglie, tavolini divelti, bastoni, coltelli. Una furia vendicatrice sui due fronti, in un’atmosfera da "Blade runner" balneare su un lungoviale dove a notte fonda si mischiano ultras, ubriachi, reduci dalle discoteche, gruppi sbandati e casinari, macchine rombanti, prostitute, travestiti. Trascinato dal suo fanatismo, dal suo razzismo sportivo Luca Scio è andato incontro alla morte vibrata dal coltello (o da uno stiletto, sul cuore resta un piccolo foro) di un giovane "nemico sudista". Non in uno stadio, ma fra una sala da ballo e un albergo. Luca è la vittima di un campionato ancora lontano, ma che trascina tensioni ogni giorno, e d' estate s' accende anche a Rimini, dove si mischiano e si fronteggiano cento campanili. Una sfida affrontata con altrettanto furore da Graziano Borrelli, 19 anni, di Napoli, ricoverato e piantonato all' ospedale "Infermi" con ferite al braccio, ai glutei e al ventre. All' alba i medici l’hanno operato al fegato e ieri mattina per tre ore il sostituto procuratore Paolo Gengarelli l'ha interrogato. Ora si indaga su Borrelli per il quale c' è un fermo di polizia giudiziaria. "Sono innocente, avevo un cacciavite ma l’ho usato solo per spaventare quelli che mi inseguivano, non ho colpito nessuno" si è difeso il ragazzo davanti al magistrato. "Ero in discoteca ha raccontato ho visto la rissa e sono uscito per fuggire. Invece mi hanno assalito e ferito, sono scappato in una viuzza laterale e lì ho tirato fuori il cacciavite poi mi sono buttato da un muretto. Dopo non ricordo più nulla, i miei amici mi hanno portato all' ospedale con una macchina Suzuki". Il particolare dell’aiuto degli amici sembra in contrasto con le dichiarazioni del magistrato che in una conferenza stampa ha precisato: "Mi risulta che in ospedale sia andato in ambulanza". Ci vorranno dunque molti replay e tante testimonianze per ricostruire il quarto d' ora di follia ultras. Alle tre e mezza, davanti al "Barcellona", comincia la guerriglia degli slogan fra "nordisti" e "sudisti". Passo passo, i due gruppi si avvicinano. Difficile dire da chi parte il primo pugno. "I milanesi provocavano, allora dai napoletani è uscito uno che ha tirato fuori un coltello, si è sfregiato la guancia e ha gridato fatevi sotto" ricorda un buttafuori. "Ho sentito gli urli, sono uscito dal locale e ho visto Luca là in mezzo" rievoca Roberto Quaroni, 19 anni, milanese, compagno di stanza di Scio alla pensione Pierina. Una benda sull' orecchio rivelano i segni della rissa. "Mi sono buttato nella mischia singhiozza ma subito una lama mi ha sfiorato, sono svenuto risvegliandomi in ospedale". Dal "Barcellona", sospinte dai buttafuori guidati dall' ex pugile Alfredo Mulas, le due bande continuano lo scontro cinquanta metri più avanti, nel parcheggio dell’albergo Club House. Forse in questo tragitto Luca è stato colpito e i suoi amici hanno cercato vendetta assieme a lui che correva ferito. "Sono arrivati in massa in una ventina, si inseguivano testimonia Roberto Cane, il portiere di notte. Ho chiuso le porte elettriche e acceso le telecamere, dimenticando però il nastro per registrare. Si sono picchiati per pochi secondi. Uno ha saltato una fioriera ed è scappato, mi sembrava ci fosse qualcuno a terra. Sono andato nel parcheggio. Lì il ragazzo è crollato, gli ho chiesto “che succede”, ma ormai non parlava più". Mentre in una stradina una Volante raccoglieva Graziano, il portiere ha tolto la camicia e slacciato i pantaloni insanguinati a Luca, poi gli infermieri hanno tentato la respirazione bocca a bocca. Nulla da fare. "Mio figlio da cinque mesi aveva smesso di andare con gli skinheads, era deciso a mettere la testa a posto, lavorava con me" ricorda papà Michele. A mamma Angela è crollato il mondo addosso quando ieri mattina ha telefonato alla pensione. "L' avevo sentito un paio di giorni fa, stava bene, mi aveva promesso di non finire nei guai". In qualche guaio, Luca si era cacciato tempo fa, tanto che la madre credeva si fosse trattata di una vendetta di altri skinheads milanesi. "Storie passate dice l’amico di quartiere Davide a Rimini eravamo arrivati per le ragazze perché questo è il posto di moda quest' anno...".

9 agosto 1991

Fonte: La Repubblica

Skinhead ucciso, tre ordini di cattura

RIMINI - Era stato ucciso a colpi di cacciavite durante una battaglia sul lungomare di Rimini. E adesso sono stati emessi tre ordini di custodia cautelare per la morte del giovane skinhead milanese Luca Scio, 16 anni, avvenuta la notte fra il 7 e 8 agosto a Rimini durante una rissa che sembrerebbe avvenuta per motivi definiti dagli inquirenti "calcistici", tra un gruppo di milanesi e un gruppo di napoletani davanti alla maxidiscoteca "Barcelona". I provvedimenti sono stati presi dal sostituto procuratore Paolo Gengarelli, titolare dell’inchiesta. Un ordine di custodia cautelare per omicidio è stato notificato in ospedale a Graziano Borrelli, il ragazzo napoletano di 19 anni che è risultato proprietario del cacciavite con cui potrebbe essere stato inferto il colpo che ha colpito mortalmente al cuore il giovane Luca Scio. Graziano Borrelli, che nella rissa ha riportato ferite in varie parti del corpo, è stato operato al fegato. Un altro provvedimento per rissa aggravata e tentato omicidio è stato emesso nei confronti di un minorenne milanese, M.P, di 17 Anni, che è già stato trasferito nel carcere minorile di Bologna. Il terzo ordine di custodia cautelare per rissa aggravata ha colpito Roberto Quaroni, milanese di 19 anni, che dopo la rissa era stato ricoverato in ospedale per una grossa ferita ad un orecchio, ed è interrogato oggi dal magistrato. Subito dopo il fatto, Quaroni aveva detto: "Io ero dentro, in discoteca, con una ragazza. Ho sentito appena qualche coro, qualche insulto, niente di più".

13 agosto 1991

Fonte: La Repubblica
 
     
   
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