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Paolo Saroli 13.04.1986
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Tifoso romano muore, altri ustionati

fiamme sul treno di ritorno da Pisa

ROMA - Un ragazzo è morto carbonizzato e altri giovani sono rimasti ustionati nell'incendio di un vagone del treno che da Pisa a Roma trasportava i tifosi romanisti. Le fiamme si sono sviluppate quando il convoglio, verso le 22.30, si trovava alla periferia della città, nei pressi dell'autostrada per Fiumicino. I vigili del fuoco sono intervenuti con numerosi mezzi e ambulanze. La linea ferroviaria è rimasta interrotta. Si chiamava Paolo Saroli di 17 anni, di Roma, il ragazzo morto carbonizzato nell'incendio. Il rogo si è sviluppato nell'ultima carrozza del convoglio "607" che era occupata da circa 35 persone. I vigili del fuoco hanno trovato il corpo del giovane all'interno di uno degli scompartimenti del vagone che è stato completamente distrutto dalle fiamme. Secondo quanto hanno accertato i carabinieri, l'incendio è stato provocato dall'esplosione di un petardo all'interno dello scompartimento dove si trovava Paolo Saroli. Le fiamme hanno bruciato prima le tendine laterali, poi si sono propagate alla tappezzeria e quindi al resto del vagone. Tra le persone ustionate la più grave è stata ricoverata con una prognosi di 15 giorni. Fino a mezzanotte sono undici le persone che si sono fatte medicare nell'ospedale Sant'Eugenio. Le loro condizioni non sono gravi, gli investigatori stanno interrogando gli ustionati e gli altri passeggeri per cercare di far luce su quante è accaduto. Un grave e raccapricciante incidente questo avvenuto sul treno che riportava a casa i tifosi romanisti dalla vittoriosa trasferta sul campo del Pisa. Una tragedia che contrasta e offusca quel clima di festa che si era instaurato nella capitale, dopo una giornata di campionato in cui la squadra giallorossa ha raggiunto in vetta la Juventus. Durante il pomeriggio Roma è stata Invasa da cortei di tifosi. Una giornata di festa calcistica che ha visto impazziti di gioia i sostenitori romanisti. Ben diversa è la pazzia che deve aver colpito qualcuno sul treno che tornava da Pisa: un'idea malsana, frutto forse di un atto teppistico purtroppo non insolito nel convogli ferroviari che ospitano i fans delle squadre calcistiche - tramutatosi poi in un immane rogo e in una tragedia.

14 aprile 1986

Fonte: Stampa Sera

La morte del tifoso romanista nell'incendio del Pisa-Roma

Forse una tendina incendiata ha scatenato il rogo sul treno

Il giovane, infortunato per un precedente incidente, è stato calpestato dagli altri passeggeri - Il vento e i finestrini aperti hanno sviluppato le fiamme.

DALLA REDAZIONE ROMANA. ROMA - Prima di morire carbonizzato, è svenuto per il fumo denso che si sprigionava dalle fiamme. In tanti, poi, lo hanno calpestato passando sopra il suo corpo per mettersi in salvo: questa, la ricostruzione della morte di Paolo Saroli, il tifoso romanista di 17 anni morto domenica sera nell'incendio del treno Pisa-Roma, compiuta dalla polizia sulla base dell'autopsia e delle prime testimonianze. Dai racconti dei superstiti gli investigatori della Mobile hanno anche escluso che a provocare l'incendio possa essere stato lo scoppio di un petardo. Nessuno degli undici feriti ricoverati al Sant'Eugenio ed in altri ospedali romani ha dichiarato di aver udito esplosioni. Probabilmente, come è risultato più verosimile ieri mattina dopo un sopralluogo fatto sul vagone incendiato dal magistrato Giacomo Paoloni e da funzionari della Scientifica, a provocare il fuoco potrebbe essere stato o un bengala o il gesto sconsiderato di qualcuno che con un accendino ha dato alle fiamme una tendina. La rapida combustione della stoffa plastificata e il fumo che in pochi minuti ha invaso lo scompartimento ha indotto più di qualcuno ad aprire i finestrini. Con il vento e la corrente d'aria le fiamme si sono presto propagate alle suppellettili, ai sedili, alla moquette: un vero e proprio effetto camino. Molti si sono lasciati prendere dal panico: qualcuno, nel frattempo, aveva tirato il segnale d'allarme e il treno dolcemente si era fermato nei pressi della stazione Ostiense. I quasi trentacinque passeggeri che si trovavano nell'ultimo vagone si sono precipitati verso le uscite. Nella confusione molti sono rimasti contusi, altri schiacciati contro le pareti ormai in fiamme. Paolo Saroli ha fatto appena in tempo ad abbandonare lo scompartimento ma nel corridoio è svenuto ed è stato calpestato dagli altri passeggeri impauriti. Il ragazzo che aveva avuto proprio il giorno prima un incidente con il motorino aveva una gamba dolorante ed una contusione al viso: sicuramente nel momento del pericolo deve avere avuto proprio per questo qualche difficoltà nel muoversi. Era la prima volta che seguiva la squadra del cuore in trasferta: figlio unico, non era mai stato riconosciuto dal padre già sposato con un'altra donna. Si era perciò molto affezionato ad uno zio, morto la scorsa estate per infarto. Paolo, sostiene una sua zia, era diventato così un ragazzo difficile: svogliato a scuola, aveva mostrato di avere problemi anche con il mondo del lavoro.

15 aprile 1986

Fonte: La Stampa

Roma, nel rogo morì un ragazzo di 17 anni

Preso ultrà romanista the incendiò un vagone

Tifoso della "curva sud", vent'anni, ha confessato - L'accusa è di incendio e omicidio colposo, ma c'è chi parla di "vandalismo voluto".

DALLA REDAZIONE ROMANA. ROMA - Venti anni, trasportatore di giornali, ultrà della "Curva Sud", ultimo figlio di una coppia di operai del Tiburtino terzo, uno dei quartieri più popolari dell'estrema periferia romana. E' l'identikit di Paolo Zappavigna, da quarantott'ore in carcere, a Rebibbia, perché indicato come il tifoso responsabile dell'incendio del "treno giallorosso" in cui morì Paolo Saroli, di 17 anni. "E' vero ed era ora che mi togliessi di dosso questo peso che non mi faceva dormire - ha detto ieri al magistrato che lo interrogava - ma vi giuro che tutto è avvenuto per una disgraziata fatalità". Il sostituto procuratore della Repubblica Giacomo Paoloni, che gli ha contestato le accuse di incendio doloso e di omicidio colposo, non ne è però convinto, anche perché qualcuno dei tanti testimoni del rogo, ascoltati dalla polizia, ha parlato di un "atto di vandalismo voluto" o di "un gioco pericoloso spinto oltre ogni limite". Arrestato dalla squadra mobile romana soltanto venti giorni dopo quel tragico incendio, Zappavigna in carcere rifiuta il cibo e non vuole parlare con nessuno. Al giudice ha ricostruito, però, tutti i momenti di quella terribile esperienza. Nell'euforia del ritorno a casa dopo la vittoriosa trasferta a Pisa che faceva sognare lo scudetto, decise di accendere un "fumone": sventolarlo dal finestrino del vagone e far salire in cielo i colori della squadra del cuore perché anche chi lo aspettava a casa potesse vederli. Ma quel maledetto cilindro gli sfuggì di mano, fece un'incredibile "fiammata" e appiccò il fuoco alle tendine. Neppure il tempo di gridare aiuto che già le fiamme, alimentate dalla corrente d'aria del finestrino, erano alte ed il fumo aveva invaso tutto lo scompartimento. "Mi sono messo a correre di qua e di là - ha aggiunto Zappavigna - cercando un estintore, ma non ne ho trovato traccia... Poi, in preda al panico, ho tirato il freno di emergenza e sono fuggito. Chi poteva mai pensare che quel ragazzo mingherlino e ferito ad una gamba che era nello scompartimento accanto al nostro non ce l'avrebbe fatta a venir via da quell'inferno ?". Se le cose fossero andate realmente così, il tifoso romanista avrebbe buone probabilità di evitare una condanna che, nel massimo, sfiora i sette anni di reclusione. A metterlo nei guai, però, ci sono le dichiarazioni di certi testimoni. C'è, ad esempio, chi ha visto Zappavigna ed il suo amico, S. A., uscire dallo scompartimento dell'ultimo vagone ridendo fragorosamente per la "bravata" appena compiuta. C'è qualcun altro che ha ricordato di aver notato certi scalmanati con le sciarpe giallorosse al collo mentre gettavano dai finestrini del treno in corsa quegli estintori che, poco dopo, avrebbero potuto forse salvare la vita a Paolo Saroli. "Quel povero ragazzo - ha detto l'imputato - lo conoscevo, ma solo di vista perché, come me, la domenica era sempre in Curva Sud".

8 maggio 1986

Fonte: La Stampa

Calcio: Saroli - morì asfissiato ma fu calpestato

Roma, 30 gen. - (Adnkronos) - ''Mio figlio era andato a vedere la partita a Pisa, era un ragazzino, non aveva nemmeno 17 anni. E' morto per asfissia perché si era assopito, ma fu calpestato dagli altri ragazzi che fuggirono appena videro le fiamme. Era piccolino e tra l'altro era caduto qualche giorno prima dal motorino e aveva una contusione alla gamba e camminava a stento. Non era molto agile. Ricordo come un incubo quando arrivarono i carabinieri a casa mia intorno alle due del mattino. Ero angosciata perché Paolo ancora non era rientrato'', ricorda Lucia Saroli, madre di Paolo il giovane morto, il 13 aprile del 1986 nel treno che riportava a casa i tifosi della Roma, per asfissia in seguito all'incendio appiccato dagli ultrà. ''La mia vita era già stata segnata dalla morte di mio marito e di mio fratello - continua Lucia Saroli - mi era rimasto solo Paolo e ieri è morto per la seconda volta. Vorrei inviare un saluto alla famiglia di Spagnolo perché conosco i sentimenti che provano in questo momento. Ho paura di queste forma di violenza giovanile, non vorrei essere retorica ma credo che questi ragazzi non abbiano più ideali. Non si può morire per andare a vedere la partita''.

30 gennaio 1995

Fonte: Adnkronos.com


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