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Roberto Bani 4.05.1997
    Pagine della Memoria     Morire di Calcio     Superga 4.05.1949     Tragedia Stadio "Ballarin"    

 
 
 

Roberto Bani, uno di noi !

Sono passati ormai 11 anni da quella tragica trasferta, ma ricordo ancora molto bene la disperazione di quei cinquanta ragazzi che avevano raggiunto Salerno pieni di gioia, fierezza ed orgoglio bresciano. La maggior parte arrivò in treno, qualcun'altro in macchina (non c'era ancora la netta contrapposizione di Mentalità e di settori che esiste oggi, ma la situazione non era comunque delle migliori). L'accoglienza da parte degli Ultras Salernitana fu pacata e rispettosa. L'amicizia che oggi ci lega alla loro Curva non era ancora nata, ma il rispetto era forte e reciproco. Non ci fu quindi nessun problema o tensione con loro. Quello che successe all'interno del settore ospiti, durante la partita, fu semplicemente una disgrazia che colpì duramente la nostra Curva. Un banale spintone che, tragicamente, fece cadere Roberto all'indietro. Su quegli scalini di cemento, si spense di colpo la felicità che ci aveva accompagnato fino a quel momento (nonostante si perdesse due a zero) e fu sostituita dalla disperazione, dallo sgomento ed in seguito dalla rabbia. Infatti, ci rendemmo conto immediatamente della gravità di quel gesto tanto assurdo quanto involontario. Chi per primo soccorse Roberto Bani, capì immediatamente che soltanto un miracolo lo avrebbe risvegliato. Io me ne resi conto molto più tardi, forse perché non volevo o non potevo accettare un simile destino. La partita, inutile dirlo, per noi finì in quel momento. Ripiegammo lo striscione ed uscimmo dal settore. Qualcun altro restò fino alla fine e, al termine della partita, ''invase" il rettangolo di gioco, sfogando tutta la sua rabbia contro chi, all'oscuro di tutto, aveva continuato comunque a ''giocare". Sicuramente i giocatori non potevano rendersi conto di quanto era successo, anche se la partita fu sospesa per qualche minuto per consentire l'intervento dal campo dei medici. Chi invece ebbe delle gravi responsabilità in questa vicenda, anche se non vorrei neanche nominarla, fu proprio la nostra società che, forse per paura di essere coinvolta e quindi penalizzata, si guardò bene dall'interessarsi dei suoi tifosi (il lupo perde il pelo ma non il vizio !). Al contrario, la città ed il grande pubblico di Salerno si interessarono alla vicenda, stringendosi intorno alla famiglia di Roberto durante gli ultimi giorni della sua vita e rimediando alle mancanze, ai doveri ed alle responsabilità della nostra società. Purtroppo, tutta la solidarietà e l'affetto dei salernitani non bastarono a far rivivere Roberto. Neanche i tentativi dei ragazzi del gruppo "Sezione" (che si erano fermati a Salerno per non lasciarlo solo) di risvegliarlo dal coma servirono a molto. La notizia della sua morte me la diede proprio uno di loro mentre, insieme ad un amico, stavo ritornando a Salerno per poterlo salutare. Fu una botta tremenda. Quando giungemmo a destinazione l'ospedale era ormai chiuso, quindi non potemmo dargli neanche l'ultimo saluto. Nonostante la disperazione, passammo comunque una serata in compagnia di ragazzi straordinari, che ci fecero sentire come fossimo a casa nostra. Questo ci risollevò molto, anche perché ci rendemmo conto che la famiglia di Roberto non era stata lasciata sola da tutti durante quella tragica settimana. Ripartimmo da Salerno prima di mezzanotte, anche perché il giorno dopo si giocava col Genoa e, assolutamente, non volevamo mancare alla prima partita con Roberto che ci seguiva dall'alto. Nel primo tempo si decise di restare in silenzio e tutti rispettarono questa decisione (non crediate che fosse così facile e scontato, allora la Curva non era così unita, ''rispettosa'' e matura). Poi, oltre ai cori potenti per Roberto, ci furono dure contestazioni nei confronti della società, rea appunto di essersi comportata con molta leggerezza. Oggi, molti di quelli che allora sfogarono violentemente la loro rabbia hanno già dimenticato e sono persino giunti a premiare il presidente che si macchiò di tanta ''infamia''. Noi no ! Noi non dimentichiamo ! E quando facciamo il coro per Roby Bani un po’ di rabbia da quel coro esce ancora.

Fonte: Dal libro ''C'è baruffa nell'aria'' degli Ultras 1911 Curva Nord (Brescia)

Ultras uniti nel ricordo di tanti tifosi che non ci sono più e di Roberto Bani

Dalla tragedia al gemellaggio: sabato festa all'Arechi

di Gaetano Ferraiuolo

Non sempre disordini o sfottò tra tifoserie avversarie, per fortuna ci sono le amicizie e i gemellaggi che durano anche nel tempo. Se con Bari e Reggina i rapporti di fratellanza durano ormai da decenni e si sono consolidati con il tempo anche grazie alla "relativa" vicinanza geografia che permetteva alle curve di garantire presenza sugli spalti quasi tutte le settimane, con il Brescia, si sta rinsaldando quotidianamente una bella e sincera amicizia, merce rara tra piazze del Nord e del Sud che, per antonomasia, sono spesso rivali. Tutto è cambiato all'improvviso e purtroppo in seguito ad una tragedia che ancora oggi rappresenta una ferita aperta nel cuore di tutti, precisamente dopo che il 4 maggio 1997 in un Brescia-Salernitana, Roberto Bani, tifoso delle rondinelle nell'intervallo di gara cade e batte la testa violentemente sui gradoni dell'Arechi con epilogo fatale dopo sei giorni di ricovero all'Ospedale San Leonardo di Salerno. Proprio in quella circostanza l'intera tifoseria granata seppe stringersi al fianco della famiglia e della torcida biancazzurra con grande cuore e senso di responsabilità, un gesto che non passò inosservato e che diede vita ad un gemellaggio proprio in onore di chi aveva perso la vita all'Arechi per seguire la squadra del cuore in una delle tante trasferte con gli amici di sempre e che mai avrebbero pensato che per Roberto sarebbe stato l'ultimo viaggio. Dilungarci in troppe parole sembrerebbe retorico, dunque preferiamo raccontare del rapporto tra bresciani e salernitani attraverso una nota ripresa dal blog "La Tifoseria Bresciana" pubblicata un anno e mezzo fa in occasione di un'amichevole di beneficenza denominata "Tutti uniti per Francesco", quando fu indetta un'amichevole Darfo-Brescia per raccogliere fondi, un po' come accadde per Armandino:

"Brescia-Salernitana: un gemellaggio che si rafforza ogni anno !

"Non tutti sanno che questo gemellaggio è da ricondurre sostanzialmente al 4 Maggio del  1997 (anche se l’amicizia è nata già prima), tredicesima giornata del campionato di Serie B, la Salernitana ospita le rondinelle che alla fine della prima frazione di gioco sono sotto per 3-0. Durante l’intervallo nel settore ospiti accade la tragedia: Roberto Bani (ultrà del Brescia) batte in maniera violenta con la testa sui gradoni dell’Arechi. Dopo 6 giorni all’Ospedale di Salerno, Roberto volò in cielo. I salernitani sconvolti dall’accaduto raccolgono contributi per aiutare la famiglia di Roberto, stessa cosa ovviamente fanno i supporter bresciani. I sostenitori campani cercarono di stare vicini alla famiglia di Roberto nei giorni della sofferenza, con ospitalità e solidarietà. Negli anni si susseguono tanti striscioni: "Roby-Salerno. Uniti nel cuore: grazie" il messaggio dei bresciani, "Roberto Bani: un ultras non si dimentica", il messaggio dei campani. Negli ultimi anni la tifoseria granata non ha mai fatto mancare la sua vicinanza alla tifoseria bresciana soprattutto dopo la morte di Andrea Toninelli, tifoso bresciano morto dopo l’incidente di ritorno dalla trasferta di Livorno. "Da Ciro a Vincenzo, da Simone a Giuseppe, da Aldo fino al Siberiano. Rendiamo omaggio all’Amico Salernitano". Questo lo striscione invece esposto nella Curva Nord del Brescia all’ingresso in campo delle squadre a settembre. Un messaggio che è stato accolto dagli applausi dei sostenitori del "cavalluccio". Non importa quale sarà il risultato, di sicuro anche questa volta sarà una festa sugli spalti".

Inutile aggiungere altre parole: Brescia e Salerno hanno già vinto...

25 aprile 2018

Fonte: Ottopagine.it

Roberto Bani, il ricordo del fratello: le lacrime

e l’orgoglio per il gemellaggio Brescia-Salerno

di Dario Cioffi

Roberto Bani era un ultrà del Brescia. Un lavoratore, che nella vita faceva il fabbro. Un ragazzo di 28 anni. Si spense in un’età in cui dovrebbe esser vietato morire, mentre tifava per la sua squadra. In una trasferta all’Arechi. I suoi ultimi gradoni, prima del Paradiso. Era la primavera del 1997. Roby macinò quasi 800 chilometri per esser al fianco della Leonessa, e incitarla nella partita contro la Salernitana. Fu il tragico capolinea di un’esistenza troppo breve. L’incidente sugli spalti, il trasporto in ospedale, il coma, l’angoscia, la speranza, le preghiere e infine le lacrime. Che neppure il tempo, vent’anni dopo, stavolta ha asciugato. Non sul volto di Federico Bani, suo fratello maggiore. "È tutta colpa mia. Gli ho trasmesso, fin da quand’era piccolo, la passione per il calcio e l’amore per la maglia", racconta singhiozzando e viaggiando con la mente nei ricordi di un’infanzia vissuta insieme, con la testa nel pallone, respirando l’odore acre dei fumogeni e saltellando su quei gradoni ch’erano la loro seconda casa. "Sono cresciuto con gli ultras del Brescia da quando avevo 16 anni, oggi ne ho 54. Roberto, ch’era più piccolo, mi ha seguito. Era una persona speciale, un amico di tutti. E se qualcuno pensa che siano le "solite frasi fatte", invito a riflettere sul perché, vent’anni dopo la sua morte, il ricordo sia ancora così forte", spiega Federico che quel giorno, nello stadio con il nome da principe, non c’era. "Avevo un impegno familiare, era un periodo in cui cominciavo a viaggiare un po’ meno. Mio fratello no, lui andadu va ovunque. Lo raggiunsi a Salerno solo dopo aver saputo ch’era stato ricoverato in ospedale. E versava in condizioni gravissime". Roby Bani lottò - invano - contro la morte per qualche giorno, in un letto del Ruggi, dove il popolo granata si mobilitò nella speranza che il destino non mostrasse il suo volto più crudele. "I salernitani furono grandi. Straordinari. Di quei momenti drammatici ho ricordi sbiaditi, confusi, non riuscirei oggi a focalizzare i volti delle persone che ci ritrovammo al nostro fianco. Ma di sicuro c’era tanta gente, con un cuore immenso", è la memoria ancora viva di Federico, con i tormenti nella testa e però pure con un sorriso nell’anima. "Tra le due tifoserie c’era già rispetto (fin dall’alba degli anni Novanta, ndr). Il gemellaggio che è nato in nome di mio fratello, a seguito della solidarietà che la mia famiglia e gli ultras bresciani ricevettero in occasione di quella tragedia, è un motivo d’orgoglio". Sì, perché gli ultimi giorni di Roberto furono i primi di un’amicizia poi diventata fratellanza, un rapporto autentico e più forte del fuoco. Arde da un ventennio, e s’alimenterà ancora, in un altro Brescia-Salernitana che è prima di tutto l’incrocio e l’abbraccio di due torcide che s’ammirano ("Guardo sempre con piacere i video della Curva Sud Siberiano - ancora Federico - Un grande spettacolo"). Sempre nel segno e nel ricordo di Roby. "Custodisco ancora la sua sciarpa, avrà quarant’anni adesso. Gliela regalai io, e mio fratello l’aveva con sé, stretta al collo, pure quel giorno all’Arechi". La sua ultima trasferta. I gradoni prima del Paradiso.

1 dicembre 2017

Fonte: Macchiedinkiostro.com

Salernitana-Brescia, Federico Bani ricorda

il fratello Roberto: morì dopo una gara all’Arechi

di Dario Cioffi

Il decesso del 28enne ultrà lombardo, nel ‘97, fece nascere il gemellaggio tra le due tifoserie

SALERNO - I ricordi sono cicatrici nell’anima, però pure il sollievo di "chi resta", racchiuso in simboli che hanno un cuore. Quello di Roberto Bani è tutto in una sciarpa "vecchio stampo", la prima che fu realizzata dagli ultras del Brescia. Un cimelio d’epoca pioneristica che al fratello maggiore Federico, 54 anni, serve per sentire ancora il suo battito. "Glielo regalai io, quel vessillo. Era la sciarpa che Roberto aveva con sé all’Arechi. Nella sua ultima partita", racconta singhiozzando mentre nella mente ritorna il sorriso del fratello a riempirgli gli occhi, assai più nitido d’una fotografia sgualcita dal tempo, che custodisce nel portafogli. Era un ragazzo 28enne, Roby Bani, quando il 4 maggio del 1997 raggiunse Salerno per sostenere il suo Brescia. Come faceva sempre. Ovunque. "È tutta colpa mia - dice Federico con un riso amaro e commosso. Gli ho trasmesso, fin da quand’era piccolo, la passione per il calcio e l’amore per la maglia". Non è un rimpianto, ovviamente. È soltanto un viaggio nel tempo, in un’infanzia vissuta insieme, con la testa nel pallone, respirando l’odore acre dei fumogeni e saltellando su quei gradoni ch’erano la loro seconda casa. "Sono cresciuto con gli ultras del Brescia, da quando avevo 16 anni. Roberto, ch’era più piccolo, mi ha seguito. Era una persona speciale, un amico di tutti. E se qualcuno pensa che siano le "solite frasi fatte", invito a riflettere sul perché, vent’anni dopo la sua morte, il ricordo sia ancora così forte", spiega Federico che quel giorno, nello stadio con il nome da principe, non c’era. "Venni a Salerno solo dopo aver saputo che mio fratello era stato ricoverato in ospedale. E versava in condizioni gravissime". Roby cadde nella tribuna dell’Arechi, dov’erano sistemati i tifosi ospiti. Fu trasportato al Ruggi e lì lottò - invano - contro la morte per qualche giorno, tra l’angoscia di familiari e amici. Però con il sostegno del popolo granata. "I salernitani furono grandi. Straordinari. Di quei momenti drammatici ho ricordi sbiaditi, confusi, non riuscirei oggi a focalizzare i volti delle persone che ci ritrovammo al nostro fianco. Ma di sicuro c’era tanta gente, con un cuore immenso", spiega Federico che da allora è tornato più d’una volta a Salerno. "Tra le due tifoserie c’era già rispetto, fin dall’inizio degli anni Novanta. Il gemellaggio ch’è nato in memoria di mio fratello, a seguito della solidarietà che la mia famiglia e gli ultras bresciani ricevettero in occasione di quella tragedia, è un motivo d’orgoglio". Già, perché quest’amicizia poi diventata "fratellanza" si cementò proprio nel segno di Roberto Bani. Il giovane, ch’era amico di tutti nella torcida della Leonessa. Il lavoratore, che per una settimana intera faceva il fabbro. L’ultrà, che ogni domenica (allora si giocava il sabato solo per l’anticipo su Tele+2) viveva la sua passione sugli spalti. Il simbolo, Roby, d’un rapporto che domani sarà rinnovato prima e dopo Brescia-Salernitana del Rigamonti. Per Bani è una gioia che si mischia al pianto. "Guardo sempre con piacere i video della Curva Sud Siberiano. Un grande spettacolo", chiosa Federico, garantendo che "ci sarò anch’io a dare il benvenuto ai granata, ché certe cose non si dimenticano". Pure se sono cicatrici nell’anima…

1 dicembre 2017

Fonte: Lacittadisalerno.it

Morì sui gradoni dell’Arechi

Salernitana e Brescia nel segno di Roberto Bani

di Tommaso D'Angelo

Le rivalità che si fermano, si bloccano, di fronte a tragedie che ti segnano per sempre. Ne sanno qualcosa gli ultras di Brescia e Salernitana che, ormai quasi vent’anni fa, diedero vita ad una forte amicizia dopo la morte di "uno di loro". Il segno di Roberto Bani è ancora tangibile. La curva lombarda lo ricorda costantemente, come se quel loro "fratello" fosse ancora in mezzo a loro. Maledetta fu la trasferta all’Arechi del maggio 1996, quando Roberto, per motivi futili, cadde sui gradoni della Curva Nord. La corsa in ospedale e il ricovero furono inutili. Il giovane tifoso bresciano spirò dopo alcuni giorni di agonia al Ruggi, nonostante i tentativi incessanti dei medici del nosocomio salernitano di salvarlo. I tifosi della Salernitana, compresa subito la gravità della situazione, misero da parte ogni tipo di rivalità, mettendo a disposizione ogni mezzo per permettere agli amici di Roberto e alla sua famiglia di stargli vicino nelle drammatiche ore che seguirono quell’incidente e dando tutto il sostegno possibile in momenti concitati in cui anche la carezza di uno sconosciuto è servita a lenire un dolore incredibile. Un comportamento da "veri ultras" che Brescia e la sua tifoseria non ha mai dimenticato: da allora, infatti, è nata una forte amicizia fra le due città nel segno dello sfortunato supporters delle Rondinelle, rinnovato ogni qual volta le due squadre si sono affrontate sul terreno di gioco. Sicuramente, così come all’andata, in occasione del match di venerdì sera verrà dedicato un pensiero a Roberto Bani. Un comportamento nobile all’epoca quello degli ultras granata che fece fermare ogni rivalità di fronte a una tragedia che ha segnato per sempre la tifoseria bresciana. Negli anni si sono susseguiti anche una serie di striscioni in ricordo degli ultras scomparsi da ambo le parti. L’ultimo quello esposto a Brescia nella curva nord del Rigamonti in occasione della gara d’andata: "Da Ciro a Vincenzo, da Simone a Giuseppe, da Aldo fino al Siberiano. Rendiamo omaggio all’Amico Salernitano". Un messaggio accolto tra gli applausi dei tifosi granata al seguito della squadra. Ora, per agevolare la trasferta di tifosi bresciani, la Salernitana ha attivato l’iniziativa del Porta due amici allo stadio. L’Arechi apre così le porte ai sostenitori lombardi attesi dagli ultras granata per poter rinnovare il gemellaggio anche a Salerno. Spettacolo annunciato sugli spalti per l’anticipo di serie B.

20 gennaio 2016

Fonte: Cronachesalerno.it

Quel gemellaggio che resiste nel ricordo di Roby

di Paolo Giordano

La morte all’Arechi dell’ultras lombardo Bani e la solidarietà di quelli granata ha unito le due

SALERNO - Ci sono tragedie che, a modo loro, riescono a far nascere rapporti indissolubili. È la drammatica vicenda che accomuna Salernitana e Brescia e quel maledetto 4 Maggio del lontanissimo 1997: tredicesima giornata del campionato di Serie B, la Salernitana ospita i lombardi che dopo soli 45 minuti sono sotto per 3-0. Ma il calcio esce di scena ed entra in gioco, a questo punto, il sentimento, la solidarietà. Durante l'intervallo accade l'impensabile: Roberto Bani batte in maniera violenta con la testa sui gradoni dell'Arechi. A far scaturire il terribile incidente è un diverbio con altri supporters di fede bresciana. Sei giorni di agonia e poi la notizia che nessuno avrebbe mai voluto sentire: Roberto non ce la fa e da qui, da questo tristissimo epilogo, nasce il forte sentimento di solidarietà che lega le tifoserie di Salernitana e Brescia. Sud e Nord - almeno stavolta - unite da un legame di stima reciproca. I salernitani non fecero mancare il loro supporto ai bresciani: le tifoserie si autotassano, raccolgono contributi per aiutare la famiglia Bani a trascorrere le ultime ore vicine al figlio e ci sono rappresentanti dei sostenitori granata che cercano di essere sempre presenti, per non far mancare nulla ai parenti di Roberto. C'è dell'altro: perché lo slancio degli ultras trova collaborazione da parte di dirigenza e degli altri tifosi di fede granata che seguono con apprensione la situazione. Il Brescia stravince un campionato che però nessuno riesce a festeggiare come avrebbe voluto. Retrocessione immediata l'anno successivo e ritorno in cadetteria. E non appena c'è la possibilità di rincontrarsi con la Salernitana e con i tifosi granata, ecco che viene fuori il legame. "Roby-Salerno. Uniti nel cuore: grazie" è lo striscione con il quale Brescia ed i bresciani accolgono la gente di Salerno. Che ringrazia e risponde: "Roberto Bani: un ultras non si dimentica". L'ennesima testimonianza di un gemellaggio destinato a durare ancora per molto è dato dai tifosi del Brescia che seguirono all'Arechi la propria squadra il 6 Maggio del 2010: i lombardi s'impongono per 3-1 ma al fischio finale non esultano, anzi. In segno d'amicizia e soprattutto di rispetto dal settore ospiti sale alto il grido "Salerno, Salerno !".

10 settembre 2015

Fonte: Lacittadisalerno.it

LA VIOLENZA NEGLI STADI

Lite tra bresciani a Salerno, uno è in fin di vita

di Giovanni Vitale e Marco Bencivenga

Roberto Bani, 28 anni, operaio, era allo stadio per Salernitana Brescia, ha litigato con due fratelli, ha battuto la testa sui gradoni e ha perso conoscenza. Ricoverato in ospedale è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.

SALERNO - Permangono gravissime le condizioni di Roberto Bani, di 28 anni, il tifoso bresciano rimasto gravemente ferito al capo ieri a seguito di una caduta durante una lite con altri due tifosi del Brescia avvenuta allo stadio "Arechi" nell'intervallo tra il primo ed il secondo tempo della gara Salernitana - Brescia. Il giovane è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico alla testa nell'ospedale San Leonardo di Salerno, dove è ricoverato nel reparto di rianimazione. I sanitari lo giudicano in pericolo di vita. Nella mattinata di ieri una delegazione di tifosi della Salernitana si è recata in ospedale per chiedere notizie dello sfortunato Bani e dare un conforto ai familiari. In relazione alla vicenda la polizia di Salerno ha fermato due fratelli, di Brescia, i quali sono stati interrogati durante la notte e poi rilasciati. Uno dei due, del quale sono state rese note le iniziali del nome, D.Q. di 25 anni, è stato denunciato con l'accusa di "lesioni volontarie gravissime". Secondo la ricostruzione fatta dalla polizia, la lite è avvenuta nel settore laterale della tribuna, dove erano stati sistemati una quarantina di tifosi bresciani. Bani, che sarebbe stato un po' alticcio, si sarebbe avvicinato ai due fratelli, cominciando un'animata discussione sul modesto rendimento in campo della squadra bresciana, che stava perdendo per 3 - 0. I toni si sarebbero accesi, e durante la lite D.Q. avrebbe dato una forte spinta a Bani per allontanarlo, provocandone la caduta. Bani aveva quindi battuto la testa sui gradoni dello stadio, perdendo conoscenza. A Brescia negli ambienti ultrà, viene contestata, quasi esclusa, la tesi della lite "in famiglia". Vero è che la curva un tempo compatta, ora non ha più una leadership riconosciuta e si è divisa in due o tre gruppi. Ma Bani non appartiene ad alcun gruppo. Immacolata la sua fedina penale. Operaio saldatore del villaggio Sereno, periferia di Brescia, Bani vive con i genitori, con il fratello Federico e la sorella Rossana. I primi tre hanno raggiunto Salerno già domenica sera, la quarta si è aggiunta ieri: "La situazione si è aggravata - ha rivelato prima di partire - e ora Roberto sta lottando contro la morte".

6 maggio 1997

Fonte: La Gazzetta dello Sport

 

Ha donato gli organi

Morto il tifoso del Brescia ferito allo stadio

BRESCIA - Roberto Bani, 27 anni, l'ultrà del Brescia caduto domenica scorsa allo stadio "Arechi" di Salerno, è morto all'alba di venerdì nel reparto di rianimazione dell'ospedale campano. Domenica scorsa, durante il primo tempo di Salernitana-Brescia, dopo essere stato spinto era caduto sui gradoni, battendo la testa. La tragedia era nata per una discussione tra supporters dei lombardi, cioè tra Roberto e i fratelli Quinzamini, il maggiore dei quali (Daniele, 25 anni) lo avrebbe spinto. La famiglia Bani (il padre Guido, la madre Umbertina, i fratelli Federico e Rossana) hanno acconsentito all'espianto degli organi. Oggi, prima di Brescia-Genoa, le due squadre osserveranno un minuto di silenzio e giocheranno con il lutto al braccio. I vari gruppi del tifo biancoazzurro stanno pensando di restare novanta minuti in silenzio. (v. e.)

11 Maggio 1997

Fonte: La Stampa

E’ morto il tifoso bresciano caduto domenica a Salerno

di Marco Bencivenga

Donati i suoi organi. Oggi un minuto di silenzio prima di Brescia - Genoa - Il giovane che l'ha spinto accusato di "lesioni volontarie gravissime".

BRESCIA - Roberto Bani non ce l'ha fatta. L'ultima speranza è svanita ieri, dopo sei giorni trascorsi nella vana attesa di un miracolo. Mancava poco all'alba quando familiari e medici si sono arresi: nulla avrebbe potuto risvegliare dal coma il tifoso bresciano che domenica - durante il primo tempo di Salernitana - Brescia - aveva picchiato la nuca sui gradoni dello stadio Arechi, perdendo l'equilibrio in seguito a una banale spinta. Troppo gravi le lesioni riportate, inutili i due interventi chirurgici per ridurre l'ematoma in prossimità del cervello. "Il paziente era in coma irreversibile - ha spiegato il professor Napoli, primario di rianimazione all'ospedale S. Leonardo di Salerno. Quando è subentrata la morte cerebrale i familiari hanno subito autorizzato il prelievo degli organi". Dal corpo di Roberto Bani, fabbro - saldatore di 28 anni, sono stati espiantati il cuore (impiantato a Napoli a un sessantenne affetto da cardiomiopatia dilatativa), il fegato e i reni (a Napoli e a Roma i trapianti, su pazienti da anni in lista d'attesa). "I miei genitori non hanno avuto dubbi a donare gli organi di Roberto. Dalle 15 di giovedì aveva l'encefalogramma piatto - dice Federico Bani, il fratello maggiore che domenica corse a Salerno insieme al papà Guido, alla mamma Umbertina e alla sorella Rossana. Sapere che il suo sacrificio aiuterà altre persone a vivere è' l'unica nostra consolazione in questa tragedia, insieme alla partecipazione al nostro dramma da parte di tantissimi tifosi, bresciani e salernitani senza distinzione". Gli amici di Bani ieri sono partiti per la Campania per rendere omaggio al compagno di mille trasferte: "Quest'anno - ricorda il fratello Federico - Roberto aveva saltato una sola partita, quella di Palermo, pur non appartenendo ad alcun gruppo organizzato". Roberto Bani tornerà domani al Villaggio Sereno di Brescia, la sua casa, dopo un mesto viaggio lungo 800 km. Martedì i funerali. Oggi, intanto, il Brescia renderà omaggio alla sua memoria giocando contro il Genoa con il lutto al braccio. Prima del fischio d'inizio verrà osservato un minuto di silenzio. Poi i capitani delle due squadre deporranno un mazzo di fiori in curva nord, dove Roberto prendeva posto ogni domenica. "Questa tragedia ci ha scossi nel profondo - confessa l'allenatore del Brescia Edy Reja. In questi giorni siamo stati vicini con il pensiero ai familiari di Roberto. La fatalità ha avuto un ruolo decisivo, ma con un po' più di buonsenso, forse la tragedia si poteva evitare". Con la morte di Bani si aggrava soprattutto la posizione di Daniele Quinzamini, il tifoso bresciano di 25 anni che secondo la polizia di Salerno avrebbe provocato la caduta di Roberto: denunciato per "lesioni volontarie gravissime", ora potrebbe essere accusato di "omicidio colposo".

11 maggio 1997

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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