www.saladellamemoriaheysel.it   Sala della Memoria Heysel   Museo Virtuale Multimediale
ARTICOLI STAMPA 1990
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ARTICOLI STAMPA GENNAIO 1990

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ARTICOLI STAMPA FEBBRAIO 1990

Protestano i familiari delle vittime dell’Heysel

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990

Milan all'Heysel, c'è paura

L'Heysel in un bunker

"Ma la messa non la vogliamo"

Voglia di cancellare

Ricordare le vittime della strage ?  Il sindaco dice no al Milan

La "curva maledetta" resterà senza fiori

Difficoltà per la messa. Niente lutto al braccio

Caccia all'Italiano

Tutto dimenticato, non gli italiani "tifosi e mafiosi"

Un mazzo di fiori fra le urla dei belgi

Oggi appello per la strage dell'Heysel

"Non giocate all'Heysel"

Strage dell'Heysel il processo d'appello

"I teppisti esaltati dai giocatori cattivi"

ARTICOLI STAMPA APRILE 1990

Nel processo d'appello per la strage dell'85 Il sindaco non accetta critiche...

Versi delicati nei lampi dell'Heysel

ARTICOLI STAMPA MAGGIO 1990

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ARTICOLI STAMPA GIUGNO 1990

Inasprite condanne agli inglesi

Per 11 tifosi pene più severe

Nel Mondiale spunta l'incubo Heysel

Minacce sui muri e nei volantini

Boniperti: inglesi sotto controllo

Una città piena di paura ricorda con rabbia i suoi morti

ARTICOLI STAMPA LUGLIO 1990

"Niente violenza, per carità"

Otto contusi e due denunciati nell'attacco contro gli inglesi

Perdonata l'Inghilterra, non il Liverpool

ARTICOLI STAMPA AGOSTO 1990

Un'ingiustizia lasciarci fuori dopo l'Heysel

ARTICOLI STAMPA SETTEMBRE-DICEMBRE 1990

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Malines - Milan

Protestano i familiari delle vittime dell’Heysel

di Enrico Conti

L'associazione delle famiglie delle vittime allo stadio di Bruxelles è "indignata" per la concessione da parte dell’Uefa dello stadio Heysel per la partita di coppa dei Campioni tra Malines e Milan. L'associazione, in una nota, denuncia all'opinione pubblica "l’assoluta mancanza di sensibilità e di buon gusto dell'Uefa verso la memoria dei morti e di rispetto verso le loro famiglie proprio in concomitanza del quinto anniversario della tragedia". Secondo il presidente dell’associazione, Otello Lorentini, "appare sintomatico il fatto che la concessione dello stadio avvenga nel momento in cui comincia il processo di appello davanti al tribunale di Bruxelles che avrà luogo il 12 marzo prossimo e che vede imputati l’Uefa e la Federazione calcio belga".

14 febbraio 1990

Fonte: L'Unità

ARTICOLI STAMPA FEBBRAIO 1990 

Col Malines, a pochi giorni dall'appello per la tragedia di 5 anni fa

Milan all'Heysel, c'è paura

Mobilitati 1300 agenti, stadio dimezzato.

di Fabio Galvano

BRUXELLES. DAL NOSTRO CORRISPONDENTE - Per l'appuntamento calcistico di mercoledì prossimo allo stadio dell'Heysel, che cade a una settimana dal processo d'appello per la tragedia di cinque anni fa, le autorità belghe non hanno lesinato le misure di sicurezza. Il ricordo di quel 29 maggio e delle sue 39 vittime è ancora troppo vivo; e l'incontro di Coppa dei Campioni fra Malines e Milan, prima ricomparsa di una squadra italiana nello stadio della morte, viene ufficialmente classificato come "match a rischio". Paradossalmente, la decisione di giocare allo Heysel anziché allo stadio del Malines risponde proprio a criteri di sicurezza. Il piccolo impianto della città fiamminga, con i suoi 14 mila posti, "non è conforme alle norme di sicurezza - ha spiegato Paul Courant, manager della squadra - fissate per un incontro di questo calibro". All'Heysel, allora, ma senza correre rischi. Limitando il numero dei posti a 36.500 (contro i 60 mila disponibili). La sera della partita 1300 agenti saranno di servizio: allo stadio 600 poliziotti della città di Bruxelles, sui convogli della metropolitana 50 agenti di altri Comuni dell'agglomerato brussellese, mentre 650 gendarmi (esclusi questa volta dallo stadio) saranno impiegati per controllare l'arrivo e gli spostamenti delle tre tifoserie. Già, perché ai fans belgi e italiani si affiancano questa volta anche gli olandesi, attratti dalla presenza in campo di mezza nazionale dei tulipani (Rijkaard e Van Basten nelle file del Milan, Bosman, Rutjes ed Erwin Koeman in quelle del Malines; e non c'è Gullit). Attorno allo stadio, per scortare i tifosi nell'ultima fase del tragitto, ci saranno i gendarmi a cavallo. La prevendita di tutti i biglietti dovrebbe assicurare una netta divisione dei tifosi. Anche perché i 36.500 posti (per i due terzi seduti) sono stati attribuiti soltanto su presentazione di un documento d'identità. In teoria le forze dell'ordine dovrebbero essere in grado di identificare ognuno dei tifosi dal posto che occupa. Più di un terzo dei biglietti sono per gli italiani, che occuperanno tre delle quattro tribune Sud: 4500 distribuiti dal Milan e 9 mila venduti agli italiani in Belgio. Altri tremila biglietti sono stati venduti agli olandesi, che saranno sistemati accanto agli italiani. I tifosi belgi, cui si aggiungono ben quattromila inviti fatti dal Malines, saranno invece nelle tribune Nord. Ma non basta: prima dell'ingresso nello stadio tutti i tifosi saranno perquisiti. Allo Heysel, infatti, saranno proibite tutte le possibili armi improprie: aste di bandiere, mortaretti, recipienti di vetro o di metallo. Al bando qualsiasi tipo di bevanda alcolica, di cui sarà impedita la vendita nelle vicinanze dello stadio. La polizia giudiziaria disporrà di telecamere per filmare gli spalti e facilitare in questo modo un rapido intervento. Per i responsabili di eventuali disordini è già stato preparato un centro di raccolta al commissariato dell'avenue Houba de Strooper, dove saranno fotografati e interrogati. Detto questo, non è che il Belgio preveda una serata d'incidenti. Il tifo è caldo, ma la partita è attesa non in toni conflittuali bensì con la passione riservata ai grandi appuntamenti sportivi: "Una serata di football che si vorrebbe non finisse mai", scriveva nei giorni scorsi il quotidiano Le Soir. Le misure di sicurezza, dicono i responsabili, sono solo una precauzione: proprio perché la grande festa del calcio non debba essere guastata. La piccola cerimonia di ricordo per i 39 morti dell'Heysel, in programma prima del calcio d'avvio, dovrebbe essere un monito più che sufficiente.

3 marzo 1990

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

1300 agenti presidieranno lo stadio della morte

L'Heysel in un bunker

Riprende contro il Malines la marcia di un Milan travolgente

di Giorgio Gandolfi

DAL NOSTRO INVIATO. BRUXELLES - Riprende l'avventura dei rossoneri in Coppa dei campioni. Stavolta è il Belgio la tappa della squadra di Sacchi, il Malines, una specie di multinazionale visto che la compongono elementi di Belgio, Olanda e Israele. Batterli non sarà facile anche se mancherà l'uomo più rappresentativo, Koeman, fratello del libero del Barcellona. Appianato l'ultimo problema, rappresentato dall'ultima "discussione" tra Sacchi e Berlusconi, il Milan si appresta a giocare all'Heysel, lo stadio tristemente noto per le gesta degli "hooligans" che portarono lutto fra i tifosi juventini. Con le misure di sicurezza predisposte dalle forze dell'ordine belghe (1300 agenti), non dovrebbero esserci problemi anche perché solo 3500 tifosi si muoveranno dall'Italia. Altri 9 mila italiani arriveranno dal Belgio, dunque sono di casa e si intendono con i loro avversari. Il Milan ha dovuto restituire 1000 tagliandi, il costo della trasferta è stato ritenuto troppo caro. Se la vedranno in tv, sebbene in differita e con i soliti spot omaggiati dal loro presidente Berlusconi. Il quale continua con la battaglia personale con Sacchi: appena questi commette un errore, gli indirizza strali velenosi. Non lo perdona mai, magari sono frecciate che partono dal subconscio però escono dalla sua bocca. Poi le smentisce, ma domenica, un giornalista dell'Unità ha accuratamente riprodotto con un piccolo registratore le parole del presidente. Si sente benissimo quando parla di "formazione scompaginata", di Tassotti "che è sprecato in zona centrale e che rende meglio come terzino d'attacco", e così continuando con questo tono. Anche i mega-presidenti qualche volta sbagliano. Però di questo passo vediamo bene Sacchi con altri colori, quelli bianconeri ad esempio. Prima o poi Berlusconi farà fuori l'unico personaggio che nel Milan gli fa ombra: non potendo liquidare Van Basten, perché fa i gol o Baresi perché impedisce di farli, meglio cambiare la panchina, non vi pare ? Ma ora parliamo del presente, del Milan che gioca in Belgio mentre Gullit domani saprà se tornerà a giocare o no. Il fantasista sfortunato è fiducioso, ma l'ultima parola spetta al medico che l'ha operato, Mertens, che lo attende oggi a Lovanio per un ulteriore controllo. Gullit ha già cominciato ad allenarsi, ma per due mesi ancora dovrà lavorare in modo blando al punto che spera di potere giocare ad agosto. In tempo utile per essere ancora del Milan. Attendiamo il responso dei medici, mentre il Milan farà di tutto per realizzare il proprio programma ambizioso. Certe assenze, tipo quelle di Tassotti (squalificato), Donadoni e Gullit si fanno puntualmente sentire. Donadoni conta di farcela domenica prossima con la Juventus: "Almeno un tempo" ha detto. Ma se entra lui uscirà Rijkaard per il quale domani scatterà la squalifica proprio a causa dell'espulsione rimediata con la stessa Juventus in Coppa Italia. Domani la linea difensiva sarà diversa rispetto al campionato, proprio perché Costacurta farà il terzino al posto di Tassotti e Rijkaard lo stopper, dovendosi prendere cura niente di meno che di Bosman, che nel gioco di testa è uno dei più forti attaccanti d'Europa. Poi, domenica a Torino, Costacurta tornerà stopper in tandem con Franco Baresi e Tassotti riprenderà il suo posto di terzino in tandem con Maldini. Come si vede, l'intercambiabilità nel Milan è all'ordine del giorno e si spiega perché Berlusconi faceva l'occhiolino a Borsano: gli avrebbe portato via volentieri Benedetti, difensore ideale per questo Milan. Ma il presidente del Torino, almeno per ora, gli ha risposto negativamente. Più avanti si vedrà, tutto è possibile nel calcio. Specie se il Milan dovesse vincere la Coppa dei Campioni e lo scudetto, lasciando alla Juventus la Coppa Italia: in questo caso, Berlusconi si supererebbe, preso dalla mania della vittoria, metterebbe in campo davvero due squadre, capaci di competere l'una con l'altra. E' il suo sogno, ci sia o no Sacchi in panchina.

6 marzo 1990

Fonte: Stampa Sera

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

di Gianni Cerasuolo

Otello Lorentini e gli altri familiari delle vittime proprio non riescono a mandare giù quest'ultimo boccone amaro. Vogliono dimostrare che l'Heysel è uno stadio sicuro e che quelle morti di cinque anni fa furono dovute a pura fatalità, al caso. E il 12 c'è il processo d'appello. Quale occasione migliore per sfruttare la partita di domani sera ? E' la rabbia, un dolore sempre vivo a dettare lo sdegno di Lorentini, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime: loro si sentono abbandonati. Una sensazione che ha provato altra gente, altri cittadini che hanno chiesto giustizia ricevendo in risposta soltanto menzogne e facce di circostanza nelle commemorazioni ufficiali. Di stragi è pieno il nostro paese. L'Heysel fu una strage lontana, un mattatoio quasi annunciato e aggravato dall'ignavia e dall'incompetenza dell'autorità belghe e dell'Uefa. Oggi la sensazione è che, facendo giocare domani sera il Milan in quello stadio che è rimasto inadeguato e angusto, il calcio e i suoi patron vogliano passare la spugna su tutto quanto successe in quella serata di cinque anni fa, il 29 maggio: 39 persone furono schiacciate, maciullate dalla furia degli hooligans. Ma non solo da quella. Lorentini e gli altri non mandano giù soprattutto l'atteggiamento del Milan, spiegata dal clan rossonero come una decisione subita. In realtà è un fatto di cassetta. Più posti a disposizione rispetto allo stadio del Malines, più pubblicità da piazzare ai bordi del campo, maggiore incasso. Sta bene a tutte e due le società. E di conseguenza riesce insopportabile la proposta di parte milanista di una messa in suffragio di quei morti. In questi cinque anni nessuno si è mai fatto vivo con noi, qualche telefonata dalla Federcalcio e basta. I belgi ci hanno impedito persino di deporre dei fiori in quella curva maledetta, un atto di pietà elementare. E adesso vogliono dir messa. No, io mi ribello a queste ipocrisie ! Cita, Lorentini, una lettera inviatagli dalla signora Tiziana Fecchio, vedova Russo, che così gli ha scritto: "l'Uefa ha dimenticato i nostri morti mentre io non so che cosa rispondere a un bambino di quattro anni quando mi chiede dov'è suo padre". Questo bambino nacque qualche mese dopo la tragedia. Nessuno o quasi ha pagato. Tranne quei quattordici imputati inglesi colpiti peraltro con pene abbastanza lievi e comunque mandati liberi che erano la catena più debole nella catena delle responsabilità. Il sindaco di Bruxelles Hervé Brouhon è ancora lì al suo posto, i responsabili del servizio d'ordine se la sono cavata con un po' di multe. Quelli dell'Uefa erano e sono degli intoccabili. Sicuramente il Milan non poteva rifiutarsi di giocare: ma dopo l'Heysel, il calcio ha bisogno anche di gesti clamorosi, di sensibilità più spessa per non continuare ad alimentare lo stillicidio di violenza che pervade gli stadi di tutto il mondo, a cominciare dai nostri. Invece chi prova ad andare controcorrente, e ce n'è gente che lo fa (Sacchi, per dirne uno, quando ha detto di voler fermare il campionato di fronte all'infamia degli striscioni), viene preso per un folle, un originale. Così deve sembrare una persona come Otello Lorentini, un rompiscatole. Il quale fa sapere che probabilmente i familiari delle vittime dell'Heysel non potranno sostenere la causa civile. I milioni che servirebbero non ci sono.

6 marzo 1990

Fonte: La Repubblica

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

Voglia di cancellare

di Licia Granello

BRUXELLES - Milletrecento agenti mobilitati, la capienza dello stadio dimezzata, un interminabile carteggio fra Milan e ministero degli Interni belga, una messa in memoria celebrata nel cuore della città. Il tutto, con la consueta, ottusa sovrintendenza delle autorità locali. Sono passati poco meno di cinque anni dalla tragedia dell'Heysel, fra sei giorni appena comincerà il processo d'appello contro i responsabili materiali del massacro. Quelli morali sono tutti rimasti a coprire i rispettivi incarichi. Così, la partita di questa sera è una sorta di appuntamento con la memoria, che da queste parti si sta cercando di rendere il più piatto e asettico possibile. La cronaca registra la bocciatura del piano di ristrutturazione radicale dello Heysel. Il consiglio regionale ha stimato eccessivo il costo di un miliardo di franchi, circa 36 miliardi di lire. I dirigenti del Milan hanno cercato di saldare il debito organizzando tutto l'organizzabile. Il governo belga, attraverso i vertici della polizia, ha negato in rapida successione il permesso a qualsivoglia celebrazione. Rifiutata la richiesta di lasciare vuoto il famigerato settore Z (a cui è stato semplicemente mutato il nome in TA e che questa sera verrà regolarmente occupato da spettatori belgi). Niente fiori da deporre sul muretto sbrecciato, niente omaggi da rendere ai piedi della curva, niente lutto al braccio. In forse perfino l'appello alla non violenza da recitare attraverso l'altoparlante prima della gara. Resta la funzione religiosa che verrà celebrata questa mattina alle 8.30 presso la chiesa Notre Dame de Secours dal reverendo De Mot. Saranno presenti le delegazioni delle due squadre (i dirigenti del Malines parteciperanno come invitati, in quanto la polizia ha proibito loro di muoversi autonomamente). E' atteso anche un rappresentante della Juventus, alla quale Paolo Taveggia lunedì ha inviato un telex. I 4500 tifosi al seguito del Milan sono stati tutti segnalati alla polizia belga (ma pare che mille biglietti non siano stati venduti). Un treno, due aerei e 60 pullman li faranno arrivare in mattinata. Secondo le autorità il meccanismo di vendita dei biglietti garantisce da ogni sorpresa al negativo: la vendita è stata personalizzata, ad evitare ogni contatto tra tifosi delle due squadre. Ma già qui i dati non coincidono. Quello ufficiale dei 4500 (o 3500) italiani non collima con altre stime secondo le quali potrebbero essercene 10mila. E non è chiaro quanti saranno gli olandesi, che le autorità temono molto. Verrebbero per vedere i loro nazionali, presenti in entrambe le squadre. Nel pomeriggio gli spettatori italiani in arrivo con viaggio organizzato verranno convogliati allo stadio dove occuperanno la curva opposta alla Z. Qualche fermo c'è già stato, in un'auto di Malines hanno trovato dei petardi, finora niente di grave. Arrigo Sacchi ha voluto in qualche modo anticipare quali saranno emozioni e sentimenti che accompagneranno l'arrivo all'Heysel: "Sarà una cosa da brividi, nessuno potrà scordare la cattiveria e la superficialità di quella terribile sera. Saremo tutti col pensiero a quelle povere vittime. Poi torneremo al calcio, che però deve trarre degli insegnamenti. Da noi tecnici, che non dovremmo mai addivenire a compromessi per vincere, ai giornali che non dovrebbero alimentare polemiche assurde per vendere qualche copia in più, agli spettatori che dovrebbero venire allo stadio con un certo spirito. In questo mondo, sempre più cattivo e violento, per preservare il calcio possiamo soltanto garantire che quello di stasera avrà le caratteristiche di uno spettacolo e non di un incontro di pugilato". Un tifoso rossonero, infine, Sergio Dalma, 26 anni, nato a Pescara, ma residente in Belgio, è stato pestato a sangue dalla polizia solo perché voleva un autografo da Van Basten. Il dirigente milanista Taveggia ha protestato energicamente con le forze dell'ordine per questo intervento del tutto gratuito.

7 marzo 1990

Fonte: La Repubblica

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

Diecimila tifosi italiani tornano nello stadio dell'Heysel

Ricordare le vittime della strage ?  Il sindaco dice no al Milan

di Dario Ceccarelli

DAL NOSTRO INVIATO. BRUXELLES - Ritorno all'Heysel. Cinque anni dopo. Una squadra italiana - il Milan - gioca nello stadio che tutti avrebbero voluto dimenticare. Trentanove spettatori, quasi tutti italiani, morirono schiacciati e soffocati poco prima dell'inizio della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Stasera ci saranno più di 1300 agenti, ma le cose non sono molto cambiate. Ieri sono stati fermati, vicino allo stadio, cinque belgi che nascondevano mazze e bastoni. Anche due italiani, che tentavano di scavalcare i cancelli, sono stati bloccati e poi rilasciati. In serata un altro tifoso italiano, Sergio Dalma, di 26 anni, è stato malmenato da un gendarme che lo ha più volte scaraventato contro un muro procurandogli una ferita alla testa. Di italiani, stasera, ce ne dovrebbero essere quasi diecimila. L'Heysel, più o meno, è ancora uguale: qualche corridoio allargato, una riverniciatina, neppure una lapide per ricordare quella assurda mattanza. Anche il sindaco, Hervé Brouhon, uno dei più cocciuti nel defilarsi dalle responsabilità, è sempre lo stesso. I tifosi milanisti verranno dislocati nella curva opposta a quella del famigerato "Bloc Z", ma le autorità belghe hanno impedito, nonostante le richieste del Milan, che fosse ricordata anche con dei fiori quella maledetta sera del 29 maggio.

7 marzo 1990

Fonte: L’Unità

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

Una messa per le vittime della strage e assurdi divieti

La "curva maledetta" resterà senza fiori

DAL NOSTRO INVIATO. BRUXELLES - Dimenticare. Questa la parola d'ordine delle autorità belghe e della polizia. Nessuna commemorazione, nessun segno tangibile deve far ricordare morti e feriti di quella maledetta sera di cinque anni fa (29 maggio). Solo questa mattina, alle 8.30, nella chiesa di Notre Dame de Secours, è prevista una messa in memoria delle vittime. Parteci­peranno dirigenti delle due squadre, tifosi, e qualche giocatore che non scenderà in campo. La messa, per capire l'atmosfera, è stata insistente­mente voluta dal Milan. Prima della partita, il massimo che è stato consentito, ver­rà diramato un appello per in­vitare i tifosi alla correttezza. "Volevamo lasciare uno spazio vuoto nella ormai famosa cur­va "Z", e riempirlo con dei fiori. Niente, non è stato possibi­le: le autorità ce l'hanno impedito. Qualsiasi commemora­zione ricordasse il lutto è stata bocciata". Dimenticare, rimuovere. Una linea di condotta che ha sempre caratterizzato le autorità belghe. Non per niente, dopo quasi cinque an­ni, deve essere ancora celebrato il processo d'appello, il cui inizio è fissato per lunedì pros­simo. Finora sono stati condannati solo 14 hooligans: tre anni di reclusione ciascuno, ma con tutti i benefici di legge. Insomma, sono tutti fuori. I tifosi del Milan, comunque, questa volta non hanno risposto con grande entusiasmo. Mille biglietti, di quelli dati alla società rossonera, sono stati restituiti. Da Milano ne verranno 3500, ai quali si aggiunge­ranno altri 6000 di gruppi italiani che risiedono in Belgio. La polizia belga ha scoraggiato l'arrivo isolato di tifosi. Così so­no stati organizzati dei gruppi: mille arriveranno in treno, 300 con due aerei, gli altri con una cinquantina di pullman. I tifosi del Milan verranno dislocati nel­la curva opposta a quella dove si scatenarono gli hooligans. Riguardo alla protesta dell'Associazione dei familiari dei morti (contraria a far disputare la partita all'Heysel), Paolo Taveggia ha così puntualizzato: "Comprendiamo benissimo i loro sentimenti, del resto era l’unica soluzione praticabile: lo stadio del Malines è troppo piccolo (15 mila posti, ndr)". L’Heysel, per la cronaca, con­tiene 60mila spettatori, ma non potranno accedervi più di 35 mila tifosi. Per prevenire gli scontri saranno impiegati 1300 agenti. Un piccolo particolare: il sindaco, Hervé Brouhon, ritenuto uno dei responsabili della tragedia, è sempre al suo po­sto. Uno dei più zelanti nel cercare di mettere la sordina ai ricordi. Da.Ce.

7 marzo 1990

Fonte: L’Unità

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

Incredibili divieti

Difficoltà per la messa. Niente lutto al braccio

di Giorgio Gandolfi

BRUXELLES - Una messa ricorderà stamane le vittime dell'Heysel, nonostante i divieti delle autorità. L'ha voluta il Milan: il Malines ha rifiutato ogni commemorazione per "la rigidità del ministero degli Interni". Il Milan ha invitato anche la Juve a farsi rappresentare. Non ci saranno i parenti delle vittime, in segno di protesta dopo la richiesta che si impedisse di giocare all'Heysel. Ci sarà invece una rappresentanza dei tifosi che arrivano a migliaia a Bruxelles. "Volevamo mettere una corona nella tribuna Z, gettare mazzi di fiori e giocare col lutto al braccio - ha detto Taveggia - ce lo hanno proibito". E aumenta la tensione fra i due club: il Milan aveva chiesto di accordarsi, dando a chi ospita la possibilità di giocare con la propria maglia. Lunedì il Malines ha risposto: "Giocherete le due gare in maglia bianca". E il Milan: "Allora deciderà l'arbitro con le disposizioni Uefa". I belgi preannunciano 27 persone alla cena ufficiale a Milano: "Niente affatto - la risposta - avete 10 posti a disposizione come noi a Bruxelles".

7 marzo 1990

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

La tragedia dell'Heysel non ha toccato i belgi

Caccia all'italiano

di Massimo Gramellini

Maniere dure e minacce della polizia con un nostro tifoso. Soltanto una ventina di persone alla messa per le vittime.

BRUXELLES. DAL NOSTRO INVIATO - Appare in fondo al vialone, affogato in un parco che assiste ogni giorno al trionfo di chissà quante coppie di innamorati. Potresti scambiarlo per il "Filadelfia" del Grande Torino se non fosse per quei quattro riflettori che si stagliano con insolenza verso una coperta grigia che a Bruxelles si ostinano a chiamare cielo. Davanti al muro della morte c'è un cane poliziotto che tiene al guinzaglio il polso di un poliziotto dalla faccia feroce ma vuota. Stadio Heysel, millesettecentoquaranta giorni dopo. Non è cambiato nulla, neppure i belgi: che abbiano ragione i francesi ad usarli nelle loro barzellette al posto dei carabinieri ? Adesso si sono messi in testa che la strage di cinque anni fa fu causata dalla natura maligna degli italiani. Esibiscono un'impermeabilità ai sensi di colpa che ha del sensazionale. Alla messa di ieri mattina in ricordo delle vittime c'erano soltanto l'allenatore Arrigo Sacchi, Roberto Donadoni, i dirigenti del Milan e qualche cronista. Ventotto persone disperse nella cattedrale di Notre Dame de Socours, con gli occhi strizzati a scovare, magari dietro una colonna, il segno di un omaggio tardivo alle 39 vittime della tragedia. Niente, il Malines non ha mandato neppure il magazziniere, per non parlare delle autorità, politiche e pallonare, del Belgio, assenti - come direbbe Oscar Wilde - a causa di impegni presi successivamente. La messa è stata celebrata in italiano dal sacerdote belga Lode Vermeir. "Celebriamo questa messa in ricordo delle vittime - ha detto il sacerdote officiante - ma anche per esprimere la volontà che la partita di stasera sia giocata da uomini e tifosi degni del nome dello sport. Non siamo qui per chiedere miracoli - ha detto il sacerdote a conclusione della cerimonia - ma per chiedere che ciascuno si assuma le sue responsabilità, sportive e umane. Andate e giocate in pace". "I muri non uccidono", sostengono da queste parti. Allora tanto vale ricostruirli. E anziché una lapide, nel punto della strage basta mettere una mano di vernice, rimuovendo insieme alle coscienze anche i nomi: via quel "Z" troppo evocativo, adesso la curva si chiama "TA". Gli italiani, invece, continuano a chiamarsi come sempre, ed è meglio non tradurre, soltanto raccontare. Martedì sera Ercole D'Alma smonta dal suo turno di elettricista per correre all'Heysel, dove c'è il Milan in visita. Ercole ha una faccia che gli daresti diciott'anni, eppure ne ha ventisei, gli ultimi venti trascorsi a Bruxelles, dove si trasferì bambino dalla natia Pescara. Non va mai allo stadio, un po' perché il calcio gli interessa solo quando c'è di mezzo l'Italia e molto perché i suoi genitori non vogliono che ci torni: c'era anche lui, quella notte, all'Heysel... Van Basten sta salendo sul pullman, si scatena la solita ressa per l'autografo, qualcuno spinge Ercole contro il cordone di polizia e le mani del giovane urtano la schiena di un gendarme. La scena si svolge sotto gli occhi di un dirigente del Milan, Taveggia. L'uomo in divisa afferra D'Alma e lo trascina dentro lo stadio, mulinando le braccia e chissà cos'altro ancora. Henri Meura è il responsabile della sicurezza dello stadio. Dopo l'ottima prova fornita cinque anni fa è stato naturalmente riconfermato. Eccolo, più in forma che mai, esibire il suo faccione ironico allo sfogo di Taveggia: "E’ una vergogna. Quel ragazzo non aveva fatto nulla e lo avete riempito di botte". "Siamo qui per proteggervi", replica il Kojak dell'Heysel. "E allora fatelo con intelligenza", sbotta Taveggia, presumendo magari un po' troppo. Ercole viene medicato all'ospedale da un dottore che si qualifica alla prima frase: "Italiano, eh ? Tutti uguali voi altri. Voi e gli inglesi, stessa razza...". Il ragazzo è ferito a un braccio e a una tempia. Poco dopo entra in ambulatorio anche il suo aggressore, lamentando una contusione ad un dito, forse illividito dall'eccessiva attività. Mercoledì mattina. Ercole si sveglia con quattro gendarmi ai piedi del letto. Lo fanno vestire, gli mettono le manette: "Seguici in questura". Il Milan allerta l'avvocato Cantamessa, mentre il commissario comincia l'interrogatorio: il poliziotto della sera prima ha sporto denuncia e D'Alma viene incriminato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. "Lui ha due testimoni". "Anch'io ne ho", ribatte Ercole. "Sì, ma i tuoi domani se ne tornano in Italia...". Adesso D'Alma ha una paura matta che lo arrestino ancora. Anche perché il commissario ha parlato chiaro: "Non finisce qui. E tu sei solo il primo della lista che dopo la partita sfilerà qui davanti !". Detto dieci ore prima della gara, più che un presagio sembra una minaccia.

8 marzo 1990

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

Tutto dimenticato, non gli italiani "tifosi e mafiosi"

Nessun rappresentate belga e solo 28 persone. La messa di commemorazione dei 39 morti dell’Heysel, si è celebrata nella chiesa di "Notre Dame de bon Secours" in un clima quasi clandestino. Dimenticare è la parola d'ordine dei Belgi. Intanto il ragazzo di origine italiana, malmenato dalla polizia, ieri è stato portato in questura con le manette e poi rilasciato. Prima dell'inizio della partita cariche della polizia, ieri, e fermati sette tifosi.

DAL NOSTRO INVIATO. BRUXELLES - "Non siamo qui per chiedere miracoli: vorremmo, però, che ognuno si assumesse le sue responsabilità sportive e professionali. La messa è finita: andate in pace e giocate in pace". La voce di padre Lode Vermoir, un prete belga che parla un discreto italiano, rimbomba nella chiesa di "Notre Dame de bon Secours. L'acustica è ottima perché dentro, ad ascoltare la messa di commemorazione dei 39 morti dell’Heysel, c'è solo un piccolo capannello di persone. Ventotto per l'esattezza, di cui 7 giornalisti, 11 rappresentanti del Milan (tra i quali Sacchi, Galliani, Donadoni, Ramaccioni e Taveggia) quattro amici del prete. I rimanenti sono dei parrocchiani capitati, forse per caso, prima di andare al lavoro; sono infatti le 8.30 e le strade di Bruxelles, battute dal solito vento di queste parti, brulicano di gente che va di fretta. E’ stata, quella di ieri, una cerimonia malinconica e quasi clandestina. Non c'era nessun altro a ricordare una delle pagine più desolanti della storia, chiamiamola sportiva, di questo paese. Non c'erano le autorità municipali (il sindaco Hervè Brouhon, ad esempio, visto che è lo stesso di cinque anni fa), non c'erano i dirigenti dello sport belga, non c'erano i rappresentanti del Malines, la squadra che ieri sera ha giocato contro il Milan nello stadio dell’Heysel. Tutti, come sempre, hanno preferito non sapere, non partecipare, non commentare. Il massacro dell’Heysel ? Una parentesi da dimenticare. Cancellare. Colpa degli hooligans e, in fondo, anche degli italiani. Silenzio, o quasi, anche su un altro episodio che la dice lunga su come vanno le cose da queste parti. Un giovane di 26 anni, Ercole D'Alma, elettricista, nato a Pescara, ma residente a Bruxelles da una ventina d’anni, martedì pomeriggio è stato malmenato, davanti agli occhi dei dirigenti rossoneri, da un poliziotto subito dopo l'allenamento del Milan. "Con altri ragazzi - racconta D'Alma - aspettavo che uscissero i giocatori dal campo. Volevo chiedere un autografo a Van Basten, nulla di più. Tra l'altro non faccio il tifo per il Milan in particolare, ma mi piace seguire le squadre italiane quando vengono a Bruxelles. Ebbene, siccome dietro di me qualcuno spingeva, ho urtato con un braccio il poliziotto: lui si è girato, mi ha preso per il collo, mi ha trascinato in uno stanzone dello stadio e per finire mi ha sbattuto contro un muro. Sono quasi svenuto perché ho picchiato la nuca e la spalla sinistra". Taveggia, direttore organizzativo del Milan, aggiunge: siamo subito accorsi in suo aiuto, ma il poliziotto non voleva sentire ragioni. Poi si è calmato e abbiamo accompagnato il ragazzo all'ospedale". Tutto finito ? Macché. Ieri mattina quattro poliziotti si sono presentati a casa del ragazzo, che vive con i genitori. "Vestiti che ti portiamo in questura". Poi gli hanno messo le manette e lo hanno interrogato per più di un'ora minacciandolo che passerà dei guai perché il poliziotto ha dichiarato che è stato lui a subire l'aggressione. "Mi hanno minacciato dicendomi che riceverò una comunicazione per resistenza e oltraggio".   Da.Ce.

8 marzo 1990

Fonte: L’Unità

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

BRUXELLES - Cinque anni dopo, nessuna memoria. Il pochissimo che è stato fatto per ricordare il massacro dell'Heysel, lo ha fatto il Milan. Ieri mattina, alle 8.30, la messa celebrata in italiano dal reverendo Veimer ha avuto il conforto di venticinque presenze: undici rappresentanti del Milan (fra cui l'amministratore delegato Galliani, Sacchi e Donadoni), una decina di cronisti, qualche amico del celebrante. Nessuna traccia della municipalità belga, dei rappresentanti del Malines, e soprattutto della Juventus. Ercole Dalma, il giovane picchiato martedì sera (i medici dell'ospedale cittadino di Brugnam gli hanno riscontrato un ematoma alla testa e una lussazione alla spalla) è stato denunciato a piede libero per resistenza e tentata aggressione a pubblico ufficiale. Il tutto, condito dalla squallida sceneggiata delle manette mentre il giovane (che è nato a Pescara ma vive qui da vent' anni con la sorella e la madre) si stava recando al lavoro. Il Milan gli ha garantito copertura legale nel processo che si svolgerà nei prossimi giorni attraverso l'avvocato Cantamessa, a seguito della squadra. Nel pomeriggio il numero dei fermati (tutti poi rilasciati) è progressivamente salito. Prima sette milanisti trovati in possesso di petardi, poi cinque italiani residenti in Lussemburgo, a cui sono stati trovati addosso dei bastoni. Infine due bagarini (uno italiano e uno spagnolo) a loro volta identificati poco prima della gara. Poco prima delle 20, quando il Milan ha fatto il suo ingresso in campo per il riscaldamento, il direttore organizzativo Paolo Taveggia, tenendo fra le mani un mazzo di trentanove rose rosse, ha accompagnato Baresi sotto la curva della tragedia. E' stata una scena allucinante: la banda ha continuato a suonare in allegria, mentre i tifosi belgi scandivano il nome del Malines. Deposti i fiori, i due milanisti sono tornati sui loro passi a capo chino, solo un tiepido applauso alle spalle. - l g

8 marzo 1990

Fonte: La Repubblica

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

Oggi appello per la strage dell'Heysel

BRUXELLES - Si apre oggi al Palazzo di Giustizia di Bruxelles il processo di appello per la strage dello stadio di Heysel, in cui persero la vita 39 tifosi (32 gli italiani) il 29 maggio 1985. Il dramma avvenne poco prima dell'inizio della finale della Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool e fu provocato da una carica di teppisti britannici. Davanti alla corte compariranno 14 hooligans tifosi del Liverpool, nonché, fra gli altri, l'ex-segretario della Federcalcio belga Albert Roosens, il presidente della Uefa George e l'allora borgomastro di Bruxelles. Nel processo di primo grado, conclusosi il 28 aprile scorso, i 14 teppisti britannici furono condannati a tre anni metà dei quali con sospensione condizionale per cinque anni (il restante della pena è stato "depurato" dal periodo di carcerazione preventiva).

12 marzo 1990

Fonte: Stampa Sera

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

"Non giocate all'Heysel"

di Vittorio Zambardino

ANGHIARI - L'intervento più duro è stato quello dei familiari delle vittime dell'Heysel. Hanno scelto di non parlare al convegno di Anghiari organizzato da Crescere giocando (una fondazione culturale per un calcio più civile), hanno preso la strada della denuncia scritta: Siamo fortemente indignati per la concessione del nullaosta da parte dell'Uefa per giocare all'Heysel la partita fra il Milan e il Malines di Coppa dei Campioni. E' una totale mancanza di sensibilità e di buongusto verso la memoria dei nostri morti. La concessione dello stadio coincide con l'inizio a Bruxelles del processo di appello per la strage. Per questo procedimento l'Associazione è costretta ad andare avanti da sola e senza l'aiuto di nessuno, sobbarcandosi insopportabili spese, e senza una sola lira di risarcimento. Ma l'attacco più forte viene nella conclusione del documento: La Federcalcio e il Milan hanno avallato una scandalosa decisione giustificata, a nostro avviso, unicamente dalla cupidigia d'incassare qualche soldo in più. E il comunicato si chiude denunciando la latitanza delle autorità che lasciano correre. Mentre queste poche righe venivano distribuite Otello Lorentini e Piero Cioni, fondatori dell'Associazione famiglie delle vittime di Bruxelles, sedevano gomito a gomito a molti ultrà di diverse squadre di calcio. Nessun contrasto. Il problema del convegno sta proprio qui, come smontare pezzo per pezzo il calcio, rivisitandone gli aspetti violenti, e facendo compiere quest'operazione dai protagonisti. Ci sono state anche due interviste-confessione date a Gianni Minà da Ferruccio Valcareggi e Alfredo Di Stefano. "Nel '74 in Germania - dice l'ex Ct della Nazionale - quando c'era quel clima di discussioni continue avvertivo un forte senso di saturazione. Adesso penso che fosse una malattia del nostro calcio. Una cosa analoga la provai dopo la finale del Messico, nel '70: al primo giorno di vacanza a Viareggio, esco a fare una passeggiata e m'insultano fin quando non vado a chiudermi in casa. Credo che questi siano sintomi di violenza chiari che hanno poi fatto molta strada". Poi parla Alfredo Di Stefano: "Io credo che ci sia una violenza innata nel calcio che va limitata. Il giocatore non vuol perdere, l'allenatore non vuol perdere. La stampa ricorda ai tifosi che quello stesso arbitro che va in campo oggi ci ha tolto un rigore quindici anni fa. E quando c'è il fischio d'inizio tutti sono già pronti per rompersi le ossa. Credo molto nella proposta fatta dal giudice inglese, dopo la strage di Sheffield: tutti i posti a sedere numerati. O si fa così o si chiude".

14 marzo 1990

Fonte: La Repubblica

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

BRUXELLES - Settecentotre vittime, non posso dimenticarlo: e tutto questo per una partita di calcio mal organizzata e mal controllata dalle forze dell'ordine. Sono le parole centrali della prima parte della requisitoria del pubblico ministero al processo d'appello per la strage dell'Heysel: una requisitoria che continuerà oggi. Ufficialmente è dedicata ai soli 14 imputati britannici, ma dal suo tono è lecito comprendere che le richieste saranno dure: non solo nei confronti degli hooligan, ma anche di organizzatori e responsabili dell'ordine. Il pubblico ministero, Oscar Vandemeulebroeke, ha cominciato proprio ricordando il bilancio di quella sera, il 29 maggio 1985. Settecentotré le vittime: 39 morti, 32 dei quali italiani, 42 che hanno subito una invalidità permanente di lavoro sia in seguito ad una malattia incurabile che alla perdita totale dell'uso di un organo, e 459 persone colpite da una incapacità parziale o temporanea di lavoro.

20 marzo 1990

Fonte: La Repubblica

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

Il pubblico ministero al processo per l’Heysel

"I teppisti esaltati dai giocatori cattivi"

Il teppismo sugli spalti degli stadi nasce anche dai calci, dagli interventi fallosi, dagli isterismi dei calciatori in campo. Questa la tesi sostenuta dal pubblico ministero Oscar Vandemuelebroecke al processo d'appello per la tragedia dello stadio Heysel di Bruxelles. "Quando un episodio diventa criminale - ha affermato il pm - le autorità devono adottare misure sia preventive e anche, e necessario, repressive. E quindi, per gli episodi di violenza che accadono sui campi di gioco, non bisogna aver dubbi, non si può che essere decisi". La pubblica accusa aveva chiesto pene più pesanti per dieci dei quattordici tifosi inglesi condannati in prima istanza a tre anni di carcere, di cui un anno e mezzo con la condizionale, per il ruolo avuto nei disordini del 29 maggio 1985 prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Trentanove spettatori, di cui 32 italiani, morirono schiacciati dalla calca provocata dai teppisti. Per gli altri quattro imputati, gli unici presenti al processo, Vandemuelebroecke ha usato una mano più leggera, limitandosi a chiedere la conferma della pena inflitta a conclusione del primo processo. A Bramshill, intanto, nel locale college di Scotland Yard prosegue il corso di studio di un contingente di carabinieri italiani che dai colleghi inglesi stanno apprendendo tutte le tecniche usate dagli hooligan nei loro attacchi dentro e fuori gli stadi.

21 marzo 1990

Fonte: L’Unità

ARTICOLI STAMPA MARZO 1990 

PROCESSO HEYSEL

Nel processo d'appello per la strage dell'85

Il sindaco non accetta critiche sull'impianto

BRUXELLES - "Le condizioni dello stadio di Heysel non hanno contribuito ad aggravare il bilancio degli incidenti" in cui, il 29 maggio 1985, morirono, sotto le cariche bestiali di teppisti britannici, trentanove spettatori, trentadue dei quali italiani, poco prima della finale della Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Lo ha sostenuto ieri il sindaco di Bruxelles, Hervé Brouhon, al processo di appello per la strage dello stadio di Heysel, iniziato il 12 marzo scorso nella capitale belga. Brouhon era stato assolto in prima istanza. Lo stadio di Heysel appartiene alla città di Bruxelles e Brouhon, come sindaco, è il responsabile della manutenzione dell'impianto. Per Brouhon, inoltre, "è escluso che il tipo di costruzione usata per il blocco Z (la curva dove morirono schiacciate e soffocate la maggior parte delle trentanove vittime, ndr) abbia contribuito ad aumentare il numero dei tifosi che persero la vita". La pubblica accusa ha sostenuto invece che il blocco Z si sgretolò sotto la pressione degli spettatori che vi si ammassavano contro per sfuggire alla furia dei teppisti britannici. La polizia, secondo il procuratore del re, raccolse allora varie decine di chili di pezzi di gradinata lanciati dai teppisti britannici contro gli spettatori che si trovavano nel blocco Z. Il processo d'appello, oltre al sindaco Brouhon, riguarda quattordici teppisti britannici, l'ex segretario della federcalcio belga, Albert Roosen, il presidente e il segretario generale dell'Uefa, Jacques Georges e Hans Bangerter, e due ufficiali della gendarmeria belga. Il verdetto della corte d'appello di Bruxelles è atteso per il 23 maggio.

19 aprile 1990

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA APRILE 1990 

Versi delicati nei lampi dell'Heysel

di Renzo Rossotti

"Il mare dei pianeti", la nuova raccolta del giornalista. Anche i morti di Bruxelles nelle poesie di Caroli".

Una malinconia invincibile e dolce. Una meditata nostalgia di cose che sono state, gli sfuggono e che Angelo Caroli vorrebbe riavere, almeno un poco. Il mondo è cambiato ed egli si strugge per il fatto di sentirsi solo, qualche volta incompreso. "E perciò mi ritrovo / cittadino della solitudine / a maledire i mesi che sento fuggire / come rondini all'urto dei temporali. / Non s'accendono più i balconi / mansarde miopi guardano sul fiume / e se ne va nella corrente / la mia felicità incostante". E' un frammento da "La paura", una delle liriche di Caroli nel suo nuovo "Il mare dei pianeti", che la Graphot Editrice ha appena distribuito. Un discorso, quello di Caroli, che continua, dopo "La giunta stagione", dello stesso editore, un'avventura di poesia vissuta, allora, con Angelo Mistrangelo. Un giornalista sportivo e un critico d'arte uniti nei versi, quasi sulla falsariga di quelle notissime Lyrical ballads di Coleridge e Wordsworth. "Poesia quando ? Quando la nostalgia mi coglie. Nascono così, dalla mia tristezza", spiega Caroli. La tristezza, dunque, come ispiratrice, la poesia come rimedio, medicina della malinconia. Un circolo chiuso. E dentro a questo circolo vi sono interessi, sogni, sprazzi di luce, immagini brevi come lampi, amori, sensazioni, profumi. Nico Orengo, che per "Il mare dei pianeti" ha curato la prefazione, ha annotato: "Cerca nella sua poesia, che rimane per vocazione intimista, il dialogo, lo scontro, il parlato. Cerca la scintilla fra il presente e il ricordo ("la tua chioma bruna / spinse il giorno a morire"), la tragedia esplosa dalla cronaca (Heysel), il minuto quotidiano con il suo tranquillizzante colore grigio. Ma al centro del labirinto dei versi di questo canzoniere, l'alone che tremola come un canto di sirena è quello di un "volto di poesia, l'urgenza di dare con parole un significato all'incertezza e all'inconsistenza di abitare il mondo. E cercando in quel miraggio un senso e un suono". Il cenno, ben chiaro, dedicato all'Heysel - "La notte non ha stelle / e diventa un cimitero / lassù in una caserma; / sentinelle piangono nelle garitte"- nasce dall'uomo e dallo sportivo; il poeta lo ferma e sublima. Caroli ci aveva dato nel 1987 quel libro "Ho conosciuto la Signora", nitido ritratto di una Juventus intima, per la quale aveva lottato sul campo, spasimato e anche segnato, prima di corteggiarla come cronista in limpidi resoconti. Il volume, senza dubbio autobiografico, con la sua storia di giovane calciatore ammaliato dalla Signora, gli aveva valso un premio al concorso letterario "Coni '87". I pensieri che animano la solitudine del poeta vagano come scintillanti navigli. Lo scopriamo in "Battelli illuminati". Ritma Caroli: "Nel cielo spento / si rincorrono / battelli illuminati / sopra la strada, / fiordo buio / che trafigge stanco il cuore della sera. / Ascolto le ombre / nell'ora sfinita / e il canto riprenderà / domani, sullo sfar dell'alba. "Né il rumore, né la folla spengono la tristezza del poeta. Bastano, a svelarlo, i due versi intitolati "Rio": "Mi mescolo alla felicità e ho subito nostalgia". La moltitudine, il mare urlante, lo portano ancor più alla riflessione intima, solitaria.

23 aprile 1990

Fonte: Stampa Sera

ARTICOLI STAMPA APRILE 1990 

Strage Heysel

Inasprite condanne agli inglesi

BRUXELLES - Undici dei quattordici hooligans inglesi, condannati l’anno scorso a tre anni di prigione per i tragici incidenti del 1985 allo stadio Heysel, si sono visti, ieri inasprire le condanne da una dura sentenza d'appello. La corte di Bruxelles ha prosciolto uno degli imputati, ha confermato la sentenza a tre anni per due di loro, ma l’ha aumentata a cinque anni per gli altri undici. Il tribunale ha disposto inoltre la sospensione delle condanne a tre anni. Gli imputati erano stati riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale per i disordini divampati il 29 maggio del 1985 durante la finale della Coppa dei Campioni tra il Liverpool e la Juventus, che causarono la morte di 39 spettatori, la maggior parte italiani, e centinaia di feriti. In seguito alla drammatica vicenda, le squadre di club inglesi sono state bandite dalle coppe europee di calcio. Il divieto non riguarda invece la nazionale britannica, che può competere nei campionati europei e mondiali.

27 giugno 1990

Fonte: L’Unità

ARTICOLI STAMPA GIUGNO 1990 

Heysel

Per 11 tifosi pene più severe

BRUXELLES - Undici dei quattordici tifosi inglesi, condannati l'anno scorso a tre anni di prigione per i tragici incidenti del 1985 allo stadio Heysel, si sono visti inasprire la sentenza in appello. La corte d'Appello di Bruxelles ha prosciolto uno degli imputati, ha confermato la sentenza a tre anni per due di loro ma l'ha aumentata a 5 per gli altri undici. E' stata disposta, inoltre, la sospensione delle condanne a tre anni. Erano stati riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale per i disordini del 29 maggio del 1985 durante la finale della Coppa dei Campioni tra il Liverpool e la Juventus, che causarono la morte di 39 spettatori, la maggior parte italiani, e centinaia di feriti. In seguito agli incidenti le squadre di club inglesi sono state bandite dalle tre coppe europee. Il divieto non riguarda invece la nazionale che può competere nei campionati europei e nella coppa del mondo. (Agi-Ap)

27 giugno 1990

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA GIUGNO 1990 

Riunione in Prefettura per la possibile semifinale tra Inghilterra e Germania a Torino

Nel Mondiale spunta l'incubo Heysel

Timori di "vendette" anti-inglesi

di Angelo Conti

C'è apprensione per una possibile, probabile, semifinale fra Inghilterra e Germania a Torino. Se ne è parlato martedì sera, in un summit del Comitato ordine pubblico riunito in Prefettura. Si temono tensioni fra le due tifoserie, ma soprattutto attriti fra ultras juventini e hooligans. Il ricordo dell'Heysel è infatti ancora vivo, e non si esclude che qualche esaltato possa tentare la "vendetta". Intanto, molti torinesi hanno già telefonato al giornale annunciando che - in caso di sbarco inglese al Delle Alpi - rinunceranno al posto allo stadio e resteranno a casa, davanti alla tv. E' stata esplorata la possibilità di un'inversione di campo con la semifinale napoletana: in questo caso, l'Italia (Eire permettendo) avrebbe potuto giocare allo stadio delle Alpi. Ma l'idea resterà tale. Ci sono troppe difficoltà tecniche da superare, in un tempo eccessivamente ridotto. A cominciare dai biglietti già venduti. "E poi non dobbiamo sottovalutare ha commentato l'avvocato Vittorio Chiusano, presidente del Col torinese nonché della Juve - le chance del Camerun, che potrebbe eliminare gli inglesi". Al di là di questa ipotesi, piuttosto remota, i responsabili dell'ordine pubblico hanno cominciato a lavorare sull'eventualità più probabile: quella di un incontro fra Inghilterra e Germania. Un'accoppiata delicata perché, accanto ad una prevedibile consistente presenza di hooligans, è anche scontato l'arrivo di migliaia di tedeschi, considerato che fra il Brennero e Torino ci sono appena 5 ore di macchina. Afflussi di tifosi che aprono anche seri problemi logistici. A cominciare dal dove ospitare le migliaia di hooligans, di solito più propensi a dormire sul marmo delle stazioni o sull'erba dei giardini che negli alberghi. Una soluzione sarebbe già pronta: si potrebbe riaprire la tendopoli alla Pellerina, già adottata per i tifosi scozzesi. Le forze dell'ordine stanno intanto studiando opportune contromisure. Non esiste ancora un piano preciso. Ma per i giorni 2 e 3 si farà ricorso a carabinieri e poliziotti di stanza in zona: il Battaglione Piemonte di Moncalieri ed il Reparto Celere di Torino possono fornire un numero di uomini adeguato. A supporto, i carabinieri e la polizia disporranno il raddoppio di volanti e gazzelle, mentre saliranno ad una decina (in tutto 100 uomini) le pattuglie mobili montate su furgoni e delegate al controllo del centro. Il giorno della partita sono invece attesi robusti rinforzi da Genova e Milano. Verranno anche confermati i mezzi già impiegati nelle precedenti partite, a partire dall'elicottero dei carabinieri dotato di telecamera brandeggiabile e di ponte per la trasmissione delle immagini a terra che, il giorno della partita e nei due precedenti, verrà tenuto quasi costantemente in volo. L'obiettivo sarà quello di evitare attriti fra inglesi e tedeschi, già nelle stazioni e negli aeroporti, e poi negli spostamenti verso lo stadio. Impossibile, invece, frapporre barriere fra gli ultras bianconeri e gli hooligans. Come si comporteranno ? Che peso avrà il ricordo dell'Heysel ? "Nessun peso. Non abbiamo dimenticato i morti di quella sera - commenta l'architetto Dante Grassi, responsabile del Coordinamento fra gli Juventus Club d'Italia - ma verso gli inglesi non ci sarà astio. Piuttosto sarà importante controllare attentamente gli hooligans, per evitare che loro azioni di disturbo o di violenza possano provocare reazioni. Auguriamoci che non accada, e che le forze dell'ordine continuino a tenere in pugno la situazione". Torino, che verso i tifosi brasiliani ha mostrato grande apertura e persino condivisione, è ora chiamata ad una verifica. Assorbire due tifoserie "difficili", senza farsi condizionare dal ricordo di episodi di bestiale violenza, richiede l'impegno di tutti. E la maturità che questa città ha mostrato tante volte di possedere.

28 giugno 1990

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA GIUGNO 1990 

Vallette contro gli hooligans

Minacce sui muri e nei volantini

"Hooligans vi aspettiamo a Torino", "Hooligans tornate a casa", "Attenti inglesi": sono scritte comparse, nelle ultime ore, sui muri della città. Un sintomo preoccupante, un segnale che l'arrivo della tifoseria inglese è atteso con poca amicizia, almeno dalla minoranza degli ultras. Scritte che, al di là delle comprensibili dichiarazioni ufficiali volte a "minimizzare" ogni pericolo, hanno fatto squillare molti telefoni, in Prefettura, in Questura, al Gruppo carabinieri. In queste ore, accanto ad un dichiarato tifo per il Camerun, funzionari di Polizia ed ufficiali dei carabinieri ammettono anche la partenza del "Piano Hooligans": un fitto programma di contromisure da adottare, in vista dell'arrivo di inglesi e tedeschi. Anche perché, in realtà, sono anche questi ultimi a preoccupare: il "pomeriggio di fuoco" di due settimane fa a Milano è stato rianalizzato nei dettagli, per evitare repliche sotto la Mole. Si parla di uno schieramento di 4-5000 uomini, comprese le forze speciali, pronti a fronteggiare le due tifoserie, alle quali non verrebbe lasciata alcuna occasione di contatto. Uno sforzo titanico che richiede, oltre agli uomini, anche un'organizzazione perfetta. In città si coglie una tensione strana. Ad una fermata di autobus delle Vallette era stato segnalato addirittura un manifesto di minacce verso i tifosi inglesi. Non è stato trovato, ma i passanti hanno confermato: "Era un ciclostilato, molto semplice. Portava scritta, su tre righe: "Inglesi, non passerete, alle Vallette". Con la firma, inedita, del comitato Heysel". Attorno a questi segnali di dissenso, fioriscono anche voci incontrollabili. Ieri pomeriggio, in corso Toscana, c'era chi raccontava di riunioni di ultras (bianconeri e granata, stranamente insieme) pronti a dare una lezione agli inglesi. Nessuno, neppure le forze dell'ordine, riesce a discernere la verità dalle chiacchiere da bar. Ma, se fosse vero, dovrebbe scattare l'allarme rosso. Intanto, sono stati tirati fuori dagli armadi i vecchi fascicoli sui disordini del giugno '80 quando gli hooligans debuttarono a Torino con gravi aggressioni verso i tifosi del Belgio, durante e dopo una partita valida per il Campionato Europeo. Non manca comunque, anche nei punti più infuocati, chi vede in questa partita "un'occasione irripetibile per dimostrare che lo sport è davvero superiore a qualsiasi violenza. Ed anche il momento per superare definitivamente l'orrore dell'Heysel". Ma se sarà così lo sapremo soltanto all'alba del 5 luglio. (a. con.)

29 giugno 1990

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA GIUGNO 1990 

Boniperti: inglesi sotto controllo

TORINO - "Il capo della polizia mi ha assicurato che le forze dell'ordine sono pronte per garantire le necessarie misure di sicurezza. Certo una semifinale fra Germania e Inghilterra ci obbligherà a stare ad occhi aperti". Giampiero Boniperti, ex presidente bianconero, è fiducioso che Torino possa ospitare i tifosi tedeschi e inglesi ma consiglia: "Date poca pubblicità ai teppisti, sono malati di protagonismo". Aspettando l'hooligan la città si divide. C'è chi ha timore delle vendette anti-inglesi e del furore dei supporters britannici (il sindaco, la Confesercenti, i benzinai) e chiede per bocca di Maria Magnani Nova "il cambiamento della sede dell'incontro di semifinale". C'è chi parla di una grande occasione sportiva con una semifinale di alto valore calcistico senza sottovalutare i problemi di ordine pubblico come il presidente del Col, avvocato Chiusano che spiega: "E’ mortificante per la città proporre un cambio di sede. Abbiamo superato l'emergenza terrorismo, siamo in grado di organizzare uno svolgimento tranquillo dell'incontro. Aspettiamo serenamente il verdetto del campo". E c'è chi spera nei gol del bomber camerunense Milla: buona parte dei cittadini, anche per una simpatia verso la squadra africana. Voci, ipotesi e paure si rincorrono in questi giorni di vigilia in attesa della "soluzione finale" prevista domenica sera al San Paolo di Napoli con l'incontro fra Inghilterra e Camerun. Tutti si aspettano la vittoria inglese e allora mettono le mani avanti. I commercianti, ad esempio, chiedono alle forze dell'ordine un aiuto particolare per bar e ristoranti, memori dei disordini di Cagliari e Bologna, ma anche degli scontri di Milano provocati dai tifosi tedeschi. Ma c'è anche chi guarda con timore le scritte anti-britanniche comparse in città. L'avvocato Chiusano, presidente della Juve, però sdrammatizza: "Tra i tifosi bianconeri non ci sono hooligans, le scritte sono opera di qualche criminale stupido". E Dante Grassi, coordinatore degli Juventus club d'Italia dice: "La ferita dell'Heysel rimane sempre, ma questo non vuole dire scatenare una nuova guerra. Piuttosto occorre pensare in primo luogo al confronto fra le tifoserie inglesi e tedesche. Speriamo che la presenza massiccia delle forze dell'ordine garantisca la sicurezza in città e garantisca anche i torinesi che vorranno andare allo stadio". Nell'attesa si stanno affinando le misure di sicurezza. A partire da mercoledì prossimo è previsto l'arrivo di rinforzi di polizia e carabinieri da Milano e Genova. In tutto dovrebbero essere più di cinquemila gli agenti in servizio in città. Le due tifoserie dovrebbero, poi, essere divise. I sostenitori che arriveranno in pullman verranno dirottati in parcheggi separati lontano alcuni chilometri. Verrà anche vietato il parcheggio delle auto private intorno allo stadio, solo giornalisti e autorità potranno arrivare in macchina. Tutto è pronto per sostenere l'assedio anche se qualcuno difende i tifosi di sua Maestà Elisabetta: la stampa inglese e il responsabile dello sport del partito laborista accusano le forze dell'ordine italiane di "perseguitare indiscriminatamente i tifosi". m. tr.

29 giugno 1990

Fonte: Stampa Sera

ARTICOLI STAMPA GIUGNO 1990 

Una città piena di paura ricorda con rabbia i suoi morti

di Clara Caroli

TORINO - A Torino i rancori dell'Heysel sono lontani cinque anni ma ancora freschi. E c'è paura mentre la tifoseria bianconera più arrabbiata si starebbe organizzando per accogliere gli hooligans. La città nella quale agli Europei dell'80, durante gli incontri della nazionale inglese contro Belgio e Italia, esplosero in maniera vistosa i primi fenomeni di teppismo calcistico, rischia di vivere ore di tensione e di violenza. Che lo stadio Delle Alpi sia il meno adatto ad ospitare l'ipotetica semifinale tra Inghilterra e Germania, il 4 luglio, non è soltanto opinione del sindaco Magnani Noya. Benzinai e baristi minacciano la serrata, l'Azienda Promozione e Turismo, che dovrebbe accogliere gli ultrà britannici, lancia appelli alle forze pubbliche. I cittadini annunciano che si barricheranno in casa. Il fantasma della furia inglese di Bruxelles torna a circolare. Torino ha paura. "Rabbrividisco al pensiero che vengano a giocare qui: certe cose non si possono dimenticare. Mio marito aveva 26 anni, il mio bambino ne ha 5 e non l'ha mai conosciuto. Ho ancora tanta rabbia dentro". Sono le parole amare di Tiziana, la vedova di Domenico Russo, giovane juventino ferito sotto la tribuna dell'Heysel e morto per la lentezza dei soccorsi due ore dopo gli incidenti. Parole ancora piene di rancore: è un incubo che può ripetersi, quella è gente che non ha bisogno di essere provocata per uccidere. Le fa eco Carlo Duchene, che rimase in coma per un mese dopo l'Heysel: "Si cerca di dimenticare, ma alla fine il sentimento di vendetta prevale. Io abito in Liguria, ma se fossi a Torino non avrei paura: certo sarebbe meglio che non mi passasse davanti un tifoso inglese, perché non so come potrei reagire". Questa è l'aria che tira. Cesare Frola, venticinquenne laureato in Economia e Commercio, era nella curva degli Juventini più scalmanati, a Bruxelles, e conosce i fighters bianconeri: "Sento molta gente che si sta preparando a ricevere gli inglesi. Io sono un pacifista e non mi resta che confidare nella polizia". Chi del calcio non si interessa, chi del Mondiale non ne può più, chi della tragedia dell'Heysel ha vissuto soltanto l'eco emozionale di fronte al teleschermo, assiste a queste minacce incrociate con angoscia. E, imprevedibilmente, i più preoccupati sono gli inglesi che a Torino vivono e lavorano. Barbara Wade, insegnante, ha occhi verdi, pelle chiara e lineamenti tipicamente britannici: "Dopo i fatti di Bruxelles - racconta - mi è capitato di essere inseguita e minacciata da un gruppo di ragazzini: Quella è inglese, ammazziamola di botte. Me la sono cavata fingendo di essere americana". Torna a quella sera dell'85: "Soltanto allora ho scoperto gli hooligans. Ero a casa a guardare la partita con mio marito, alcuni amici italiani e due ospiti inglesi, un ragazzo e una ragazza. Per scherzo avevamo diviso in due il tavolo: da una parte si beveva vino, dall'altra birra. Era uno schieramento allegro: alla fine eravamo in lacrime. Ora sono spaventata, il pericolo è grande. Eppure alimentare il terrore degli hooligans è un errore gravissimo". La pensa così anche Bill Cowling, direttore del British Institute di Torino: "L'atteggiamento della vostra stampa è odioso. L'Italia ha la mania dell'autocritica e ora non le par vero di aver trovato un Paese con vizi peggiori. Resta il fatto che quello dei tifosi violenti è un problema sociale che affligge tutto il mondo, il mondo civile. E' il segnale della rinascita del tribalismo: basta guardare le facce dipinte, i tamburi. Presi singolarmente i nostri sono bravi ragazzi, messi insieme diventano giovani uomini delle caverne a caccia di mammuth". Alla civiltà fa appello anche Domenico Chieffo, presidente dello Juventus Club Augusta Taurinorum, che stempera le minacce di una parte della tifoseria bianconera: "C'è un allarmismo esagerato. Bisogna ripensare i ruoli: noi riceviamo degli ospiti, siamo un popolo civile e dobbiamo dimostrarlo. Il fatto che venga l'Inghilterra fa parte del gioco. Certo Bruxelles è un episodio gravissimo ma fu dovuto all'Uefa che gestì male quella partita e alle forze dell'ordine che non fecero il loro dovere. Ci vuole prevenzione, i teppisti ci sono anche a Torino, ma basta isolarli. Non è possibile che una piccola minoranza metta in discussione un intero popolo civile. L'ipotesi che ha fatto il sindaco di invertire i campi fra Torino e Napoli mi sembra uno sproposito". Tra quelli che nel clima di tensione generale sdrammatizzano c'è il padre di Umberto Salussoglia, il tifoso torinese arrestato per aver sparato all'Heysel con una scacciacani: "Vedrete che se gli inglesi arriveranno a Torino, non succederà nulla. Gli hooligans guarderanno la partita, prenderanno un po' di sole e se ne torneranno a casa". Magari andrà così, ma intanto Torino tifa Camerun.

30 giugno 1990

Fonte: La Repubblica

ARTICOLI STAMPA GIUGNO 1990 

Familiari vittime Heysel

"Niente violenza, per carità"

"Ho sperato fino all'ultimo che gli inglesi non ce la facessero a superare il turno. Ora non resta che augurarsi che durante l'incontro tra Inghilterra e Germania non succedano incidenti. Ho sofferto troppo e non auguro a nessuno di dover avere un figlio o un marito ucciso in uno stadio". La signora Carolina Bandiera vive le sue giornate nel ricordo della terribile serata all'Heysel di cinque anni fa che costò la vita a 39 tifosi juventini. Suo marito, Giovacchino Landini, 49 anni, finì schiacciato come molti altri nella calca. "Non ho alcun rancore, così come d'altronde tutti gli altri famigliari che hanno dato vita al "Comitato parenti delle vittime dell'Heysel" l'associazione costituitasi parte civile nel processo di Bruxelles. Non è con la violenza che si combatte la violenza e quindi mi auguro che gli hooligans vengano ignorati da tutti i torinesi. Niente rancori, ma la polizia deve tenerli costantemente sotto controllo. Non bisogna assolutamente dare loro la possibilità di comportarsi da vandali quali sono". Anche il presidente del "Comitato", Otello Lorentini che a Bruxelles ha perso il figlio Roberto di 31 anni, è d'accordo: "Gli hooligans quando vengono ignorati sono innocui. Soltanto se istigati diventano pericolosi".

2 luglio 1990

Fonte: Stampa Sera

ARTICOLI STAMPA LUGLIO 1990 

Una notte di guerriglia

Otto contusi e due denunciati nell'attacco contro gli inglesi

di Ezio Mascarino

Prima una "caccia all'inglese", attorno e dentro Porta Nuova; poi l'assalto al Parco Ruffini, dove i tifosi erano stati sistemati da carabinieri e polizia, al grido "Vendichiamo i nostri morti dell'Heysel". Quelle dell'altra notte sono state ore di guerriglia: lanci di sassi, bottiglie, spranghe di ferro. Le forze dell'ordine hanno usato i lacrimogeni. C'è stato anche un principio di incendio fra le tende dove erano accampati i supporters dei "bianchi". Bilancio di tre ore di follia: otto contusi; due giovani torinesi denunciati a piede libero (porto abusivo di coltello e resistenza a pubblico ufficiale); 43 ragazzi, 18-21 anni, di Torino, Rivoli, Moncalieri, Chieri, fermati e accompagnati in questura: la loro posizione sarà vagliata dalla magistratura. Ma nel frattempo, per tutti, è scattato un provvedimento del questore: per un anno non potranno assistere a manifestazioni sportive, a partite di calcio; per chi viola questa sanzione c'è il carcere: da 3 mesi ad un anno. I disordini quando era da poco finita la partita degli azzurri con l'Argentina. Un centinaio di giovani si sono raccolti in piazza Carlo Felice. Poi, di corsa, un gruppo è entrato nella stazione: "Arrivano i treni, arrivano gli inglesi". La polizia è intervenuta, riuscendo a fermarli. Ma altri ragazzi si sono infilati da via Nizza, anche loro volevano affrontare i tifosi inglesi; non c'erano treni in arrivo, gli ultras si sono allontanati. Mezz'ora dopo sono ricomparsi, ma questa volta erano circa duecento, al Parco Ruffini. Erano le 23.30. Al di là delle cancellate, fra le tende dei tifosi inglesi, tutto era calmo. Fuori, sui viali, carabinieri e agenti di polizia. In pochi minuti la tensione è cresciuta, e tutto è degenerato. "Molti giovani avevano al collo sciarpe bianconere", diranno poi gli inquirenti. Grida: "Quelli stanno sfasciando le nostre strutture sportive. Polizia, lasciateci passare, li sistemiamo noi". E tutti a spingere contro cancelli e inferriate. I lacrimogeni, una prima carica per disperderli. Ed è stata guerriglia. Lanci di sassi, da parte delle tifoserie contrapposte. Ancora una carica delle forze dell'ordine, gli ultras sono stati allontanati. Un fuggi fuggi generale, lungo le strade adiacenti. E lì, in via Lancia ad esempio, sono stati fermati quei 43 giovani poi accompagnati in questura e identificati. Erano da poco passate le due di notte quando, attorno a Parco Ruffini, è tornata la calma.

5 luglio 1990

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA LUGLIO 1990 

A 5 anni dall'Heysel l'Uefa riammette due club (Manchester U. e Aston Villa) senza restrizioni per i tifosi

Perdonata l'Inghilterra, non il Liverpool

Matarrese: ma i familiari delle vittime sapranno capire ?

di Giorgio Gandolfi

GINEVRA. DAL NOSTRO INVIATO - L'Inghilterra non è più un'isola calcistica, da ieri fa ancora parte dell'Europa. Cinque anni dopo la strage dell'Heysel, l'Uefa ha cercato di dimenticare (ma non potrà mai cancellarli) i 39 morti di Bruxelles e le responsabilità degli hooligans. Ha annullato una parte della squalifica inflitta dall'allora presidente Uefa, Georges, quando nel giugno dell'85 a Basilea promulgò il bando d'interdizione degli inglesi. Ora due società sono state riammesse nelle Coppe, Manchester United e Aston Villa; il Liverpool resta in castigo per via dei 3 anni da scontare ma è probabile che già nel luglio del '91 si torni a parlare del suo reinserimento, così come avverrà anche per gli olandesi dell'Ajax tuttora fuori, dunque, dal grande giro. Col Manchester United in Coppa delle Coppe, considerato che Juventus e Sampdoria sono teste di serie, oggi a mezzogiorno dal sorteggio all'Hilton potrebbe saltare fuori un accoppiamento fra i bianconeri o i blucerchiati col club inglese. E' augurabile di no, almeno all'inizio ma tutto è possibile. "Il calcio - ha commentato il presidente della Federcalcio, Matarrese, uno dei 4 vice dell'esecutivo Uefa presieduto dallo svedese Johansson - è condannato ad andare avanti. Dobbiamo guardare avanti. Non abbiamo dimenticato i nostri morti, ma siamo stati esortati a dare il nostro contributo per una ricomposizione del movimento calcistico. Anch'io ho vissuto quella tremenda giornata e non potrò sicuramente dimenticarla ma ho dovuto accettare questa decisione. Speriamo che anche i famigliari delle vittime sappiano accettare questo provvedimento. Noi avremmo voluto che la cosa slittasse ancora per un anno ma stamane c'è stato un incontro dell'Esecutivo col ministro inglese dello Sport, Moynihan, il quale ha assicurato le massime garanzie da parte del Governo qualora i club inglesi tornino a competere col resto d'Europa". Il rappresentante della Thatcher ha ricordato il buon comportamento su quasi tutti i fronti dei tifosi inglesi durante l'ultimo mondiale e lo stesso Matarrese ha convenuto che "a Bari, dopo la finale del 3° posto, c'è stato un abbraccio generale coi giocatori inglesi". Quindi ha aggiunto: "Anche i loro tifosi si sono comportati bene per cui abbiamo finito per dare la nostra adesione". Matarrese era in una posizione molto delicata, a mezza via fra il suo ruolo politico e i sentimenti dei famigliari delle vittime che avrebbero voluto interdetti per sempre gli inglesi dalle competizioni sul continente. Lo stesso presidente della Federcalcio inglese, Millichip, aveva presentato un rapporto contenente le norme restrittive cui si sarebbero assoggettati i club in caso di una risposta positiva dell'Uefa. E cioè il divieto di portarsi dietro tifosi sul continente e soprattutto di vendere i biglietti delle competizioni in Inghilterra. L'Esecutivo ha dato atto alla Federazione della sua buona volontà ma ha respinto questa ipotesi affermando che le condizioni di partecipazione devono essere uguali per tutti ma chiedendo che i club si assumano le spese per eventuali operazioni di polizia". Dal quadro generale delle Coppe, dunque, mancano ora soltanto tre società e cioè Ajax (Olanda) e Liverpool (Inghilterra) escluse dalla Coppa dei campioni nonché l'Hajduk Spalato, finalista della Coppa di Jugoslavia ma impossibilitata a partecipare alla Coppa delle Coppe in quanto squalificata per due anni dopo i gravi incidenti di Zagabria. Col ritorno degli inglesi, la Scozia ha visto annullata la possibilità della partecipazione di una sua rappresentante in più, il Celtic, nella Coppa Uefa. Da notare che l'organismo europeo ha anche dato mandato ad un noto legale di fare ricorso presso la magistratura belga contro l'incriminazione a carico dell'ex presidente Georges e del segretario, considerati corresponsabili degli incidenti avvenuti all'Heysel.

11 luglio 1990

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA LUGLIO 1990 

L'ex capitano ed oggi tecnico del Liverpool riaccende la polemica dopo la tragica finale di Bruxelles

Un'ingiustizia lasciarci fuori dopo l'Heysel

Dalglish: "Siamo una squadra modello"

di Curzio Maltese

FORTE DEI MARMI. DAL NOSTRO INVIATO - L'ultima volta di Kenny Dalglish era per un funerale. Questa è una villeggiatura. I reds sono tornati in Italia. Si sono acquartierati in un hotel nel verde, alle porte di Forte dei Marmi. Clienti normali, quasi snobbati. Soltanto l'enorme pullman posteggiato nell'ombra, seminascosto dai pini, rivela la loro presenza. Mancavano dal 16 gennaio 1985, la Supercoppa persa a Torino (0-2) contro la Juventus. Cinque mesi più tardi, il 29 maggio, la tragedia: 39 morti. Massacrati per una coppa, nel fatiscente teatro dell'Heysel. A chi non li vede da allora, mette qualche brivido lungo la schiena riconoscere gli stessi volti, la contagiosa allegria che è da sempre il modo di stare in gruppo dei reds, alla vigilia di un'amichevole con la Fiorentina come nel ritiro prima di quel Juve-Liverpool di 5 anni fa. C'è Grobbelaar, il portiere sudafricano, quello che fece perdere la testa a Graziani (e la coppa Campioni alla Roma), mimando un tremolio alle ginocchia prima del rigore decisivo. Ha i soliti baffetti, l'aria sfottente. Nei corridoi della hall accentua il clownesco caracollare; una bottiglia di birra in mano, fa l'ubriaco. McMahon, tutto solo, stona l'innocente motivetto "here we go", trasfigurato negli anni a urlo di battaglia degli hooligans. Sono rimasti Whelan, Nicol, Gillespie e Ian Rush, che sorride spesso e ha dimenticato il poco italiano appreso in una stagione di Juve. Non c'è il vecchio capitano Neal. Ma nonostante la batosta anche economica dell'esclusione dalle coppe, sono arrivati i nazionali Barnes, Beardsley e McMahon, lo svedese Hysen. L'acquisto recente è l'israeliano Rosenthal, accolto un'estate fa a Udine con le scritte "vattene ebreo" e rispedito al mittente con un certificato medico: con 7 gol nelle ultime sette gare ha fatto vincere al Liverpool il campionato. Ma in coppa Campioni il posto rimarrà vuoto. Il Liverpool sconta il supplemento di pena, nonostante l'ufficiale riammissione delle squadre inglesi. Se l'orologio della storia non si fosse arrestato alla sera del 29 maggio 1985, forse oggi il Liverpool sarebbe ancora "la più forte squadra della Terra", una delle più grandi di tutti i tempi. Avrebbe superato, forse, il record di sei coppe Campioni del Real di Di Stefano. I reds sono invece tornati a essere il solo vanto della moribonda Liverpool, dai docks deserti e dal più alto tasso di disoccupazione d'Inghilterra. E se, "if", è diventato il motto del club, if, ripete spesso Kenny Dalglish. "Se" potessimo giocare in coppa, "se" non ci fosse stato l'Heysel. Il tempo sembra essersi fermato anche sulla sua faccia da ragazzo. A 39 anni ne dimostra dieci di meno. Si allena tutti i giorni. Sarebbe il team manager, ma in realtà a far lavorare la truppa ci pensano i vice Moran e Evans. Lui, spiega Hysen, "si limita a distribuire le maglie, a parlare di tattica cinque minuti prima di scendere in campo, e a farsi gli affari suoi". "Del resto aggiunge il globetrotter svedese (Goteborg, Psv Eindhoven, Fiorentina) - l'Inghilterra è un altro pianeta rispetto all'Italia, dove ci sono le star e i gregari, i finti divieti e i modi facilissimi per aggirarli. Al Liverpool siamo tutti liberi e uguali. Ci si ritrova al pub dopo la partita o l'allenamento, si beve qualche birra e poi ognuno va per la sua strada". "E’ un lavoro facile il mio" dice Dalglish. "Qui arrivi solo se sei un grande, con le gambe e con la testa. Cosa dovrei spiegare a questi campioni ? Come si gioca a calcio ? Oppure, quante volte far l'amore con la moglie ? Il Liverpool ha un secolo di tradizione. Ogni ragazzo inglese sa come ci si deve comportare, una volta entrato nei reds". Dalglish si sente un uomo fortunato. "I'm a lucky man". "Non invidio Bobby Robson (ct inglese dei mondiali) che va a guadagnare 400 mila dollari al Psv Eindhoven. Non lascerei mai il Liverpool. E' un club unico, anche rispetto al resto del campionato inglese. Da nessuna parte è così normale vincere, in nessun altro posto c'è questo clima tra dirigenti, giocatori e tifosi. "Sì, anche i tifosi. So che per gli italiani è difficile capire, credere. Ma quest'anno non abbiamo avuto neppure una multa per il lancio di un petardo. I nostri fans sono meno "vivaci" di quelli del Chelsea o di Manchester. Gli hooligans ci sono ancora. Da noi, come in Italia. "Non vorrei essere frainteso. Non chiedo di seppellire per sempre questa storia. L'Heysel fa parte di un passato che non abbiamo il diritto di dimenticare. Ma siete sicuri che in questo modo giustizia sia stata fatta ? Comunque non decido io. Io devo soltanto fare in modo che la squadra sia pronta per il giorno in cui torneremo in Europa, tra uno, 5, 10 anni. Vincere un campionato dopo l'altro, perché solo la coppa Campioni conta. Eravamo al top prima dell'Heysel. Pensiamo di esserlo ancora. Questo è il Liverpool di sempre, vale la squadra che ha vinto a Roma. Lo dimostra la rinascita di Rush. Se potessimo giocare contro Milan, Benfica, Real...".

3 agosto 1990

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA AGOSTO 1990 

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