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ARTICOLI STAMPA 1991
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ARTICOLI STAMPA GENNAIO 1991

Heysel, altro scandalo

Elemosina ai parenti dei morti

ARTICOLI STAMPA FEBBRAIO-MARZO 1991

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ARTICOLI STAMPA APRILE 1991

Per il Liverpool l'esilio è finito

Liverpool, ritorno dall'inferno

ARTICOLI STAMPA MAGGIO 1991

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ARTICOLI STAMPA GIUGNO 1991

Dopo 6 anni l'Heysel cancellato

ARTICOLI STAMPA LUGLIO 1991

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ARTICOLI STAMPA AGOSTO 1991

Cecchi Gori agli ultras "Basta con questi insulti"

Quando il tifo si trasforma in odio

Scende in campo Dunga a condannare gli ultras

ARTICOLI STAMPA SETTEMBRE 1991

Un Oscar in tribunale

ARTICOLI STAMPA OTTOBRE 1991

Confermate le condanne per la tragedia dell’Heysel

ARTICOLI STAMPA NOVEMBRE 1991

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ARTICOLI STAMPA DICEMBRE 1991

In Belgio nessuna finale di tornei internazionali

Rinvio a giudizio per Zeffirelli. Disse: "La Juve vinse sui morti"

E il Belgio paga per l’Heysel e le sue vittime oltre 7 miliardi

Sentenza d'appello per i morti allo stadio di Juve-Liverpool

Heysel, altro scandalo

Un piccolo risarcimento, 6 anni dopo la tragedia dell'Heysel, lo stadio di Bruxelles dove morirono 32 tifosi della Juventus travolti dagli "hooligans" del Liverpool, continua, dopo quasi 6 anni, a sconvolgere la vita dei familiari delle vittime. La notizia che la Corte di appello di Bruxelles ha quantificato in complessivi 80 milioni di franchi (meno di tre miliardi di lire) l'ammontare del risarcimento che l'Uefa e la Federazione calcio belga dovranno sborsare, li ha amareggiati. Nessuno dei familiari di Domenico Russo e Giovacchino Landini, il primo di Moncalieri, il secondo di Torino, si lamenta però, dell'esiguità del risarcimento. Ciò che maggiormente li infastidisce è l'indifferenza seguita ai primi momenti in cui tutti sembravano fare a gara nell'interessarsi di loro e dei loro problemi. "Certo, sono con un bambino da crescere e senza lavoro fisso - dice Tiziana Fecchio, 30 anni, moglie di Domenico Russo che faceva l'elettricista - ma non so, perché a Bruxelles non sono potuta andare, quanto mi toccherà". Forse per pudore, lei che quando il marito morì era incinta di 7 mesi, non dice che, per tirare avanti, va a lavorare ad ore in una casa privata. Aveva tentato, in passato, con la sorella Mara di 35 anni, separata e madre di una bambina e con la quale divide la casa, di gestire un negozio di alimentari, ma dovettero chiudere. Il bambino - si chiama Domenico come il papà - ha concentrato nella madre tutto il suo affetto ed è impossibile per la donna stare troppo lontano da lui. E' seccata e amareggiata anche Carola Bandiera, la moglie di Giovacchino Landini, che quando morì aveva 50 anni e la lasciò sola con due figli 15 e 22 anni da accudire. "Ho dovuto abbandonare la trattoria che avevamo in via Spotorno e mio figlio sta facendo il militare - dice - ma del risarcimento, in fondo, non m'importa molto. Tutti si sono dimenticati presto di noi". A concretizzare in argomenti l'amarezza delle due donne ci pensa Otello Lorentini, aretino e presidente del comitato delle vittime dell'Heysel che ha seguito e curato, a nome di tutti, la vertenza legale. "Il processo penale di appello - dice - si svolse nel giugno scorso ma, complici i Mondiali, nessun giornale diede la notizia che avevamo ottenuto la condanna anche dell'Uefa, assolta in primo grado. La causa del risarcimento, invece, venne posticipata alla scorsa settimana. Al di là dell'esiguità della cifra che ci dovranno versare, ciò che scandalizza è che i giudici ci hanno dato dei "truffatori". Per quantificare il danno si sono infatti basati sulle dichiarazioni dei redditi presentate dalle vittime nell'84 e non su quelle dell'85, come chiedevamo noi, perché, secondo loro, potevano essere state "gonfiate". Anche chi, nei fatti dell'Heysel, non ha perso la vita, ma ha riportato danni permanenti, non ha di che gioire. A Carlo Duchene, ad esempio, che sopravvisse solo grazie a un delicato intervento chirurgico alla testa, un paio di anni fa l'Inps tolse la pensione d'invalidità. "Ho la mano destra paralizzata - racconta Duchene che, almeno fino a qualche tempo fa, faceva il parrucchiere - ma il medico alla visita di controllo mi abbassò il "punteggio" di quel tanto da essere privato della pensione". (b. min.)

24 gennaio 1991

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA GENNAIO 1991 

 Sentenza Heysel

Elemosina ai parenti dei morti

Oltre cinque anni e mezzo di attesa e ieri i familiari delle vittime dell'Heysel hanno ricevuto la notizia che non ha certo alleviato il loro dolore: riceveranno, complessivamente, un risarcimento di ottanta milioni di franchi belgi, qualcosa come tre miliardi di lire. Lo ha stabilito la Corte d'Appello di Bruxelles. La richiesta della parte civile era stata di cinquecento milioni di franchi, diciannove miliardi di lire. Toccherà all'Uefa e alla federazione calcistica belga pagare, giacché il 26 giugno del 1990 il segretario generale dell'Uefa, Hans Bangerter, e il presidente dell'Unione calcio belga, Albert Roosens, furono giudicati, in prima istanza, responsabili della tragedia. Ma l'attesa dei familiari non può dirsi conclusa. Uefa e federazione belga potrebbero ricorrere in Cassazione contro la sentenza della corte d'appello, ritardando non si sa di quanto ancora il risarcimento. Nella notte del 29 maggio del 1985, nello stadio di Bruxelles che doveva essere "teatro" di un grande spettacolo sportivo, la finale di Coppa Campioni tra la Juventus e il Liverpool, morirono a causa della furia degli hooligans trentanove persone, trentadue delle quali italiane. La corte d'appello di Bruxelles nella sua decisione ha dunque quantificato in una cifra irrisoria il valore di una vita umana troncata (poco meno di ottanta milioni per ognuna delle vittime, se il risarcimento considerasse soltanto i morti, ma nel conto sono compresi anche gli invalidi). Nel ricco mondo del calcio un giocatore di tornei interregionali ha quotazioni ben più alte. Il processo per i fatti dell'Heysel si iniziò a Bruxelles nell'aprile del 1988. Sul banco degli imputati non c'erano i trenta incriminati: ventisette hooligans inglesi e tre tifosi belgi. Tutti conosciuti, identificati, arrestati e poi rilasciati su cauzione (una cifra pari a quattro milioni di lire). Un avvio di processo senza protagonisti, annunciò che i tempi del dibattimento sarebbe stati assai lunghi.

24 gennaio 1991 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA GENNAIO 1991 

Sei anni dopo la tragedia dell'Heysel, il club inglese riammesso in Europa

Per il Liverpool l'esilio è finito

I "reds" di Souness forse in Coppa Uefa '91-92.

LIVERPOOL - Dopo sei anni di sospensione, legati alle responsabilità dei suoi scatenati "ultras" nella notte dell'Heysel (Bruxelles 29 maggio '85, 39 tifosi morti dei quali 32 italiani), l'Uefa nel corso dei lavori londinesi ha riaperto venerdì al Liverpool le porte dell'Europa. Amnistia per i "reds", quando già dalla stagione in corso gli altri club inglesi giocano le Coppe, con il Manchester United verso la finale di Rotterdam contro la vincente fra Juve e Barcellona (Coppa Coppe). Brian Robinson segretario generale e boss del Liverpool, grande amico di Boniperti, ha accolto la notizia con gioia misurata: "Tenete conto che in campionato siamo secondi a cinque punti dall'Arsenal favorito per la Coppa dei Campioni, che siamo fuori dalla stretta finale della Coppa d'Inghilterra riservata a Tottenham o Nottingham già vincitori con largo margine nelle semifinali di andata. A noi resta la difesa del posto in Coppa Uefa". Come è noto, azzerati i successi passati, il calcio inglese è ripartito da zero. Una squadra per Coppa. Il vantaggio di sette punti sul terzo, il Crystal Palace, fa credere che il Liverpool rientrerà nel calcio internazionale con la prossima Coppa Uefa. "A questo punto - afferma Robinson - mi auguro che nel torneo ci sia la Juventus. Riaffrontarla vorrebbe dire ricordare e al tempo stesso cancellare il tragico passato. Molti dei nostri tifosi, da allora, vengono allo stadio con la maglia bianconera". Intanto, dopo le inattese dimissioni di Kenny Dalglish, il Liverpool ha già pensato al futuro assumendo come allenatore Graham Souness (che lascia i Glasgow Rangers) con il quale sono già stati stilati i progetti per la prossima campagna acquisti-cessioni. P.J.

21 aprile 1991 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA APRILE 1991 

Alla riscoperta dei "Reds" che dopo sei anni di assenza dalle Coppe si preparano a un grande futuro

Liverpool, ritorno dall'inferno

di Carlo Coscia

"Temevamo che l'Europa ci dimenticasse".

LIVERPOOL. DAL NOSTRO INVIATO - Accanto all'ingresso principale del sacro stadio di Anfield Road, dedicato a Bill Shankly, il padre del grande Liverpool, c'è una piccola nicchia, quasi un altare sempre coperto di fiori freschi. Su una lapide di marmo stanno scritti i 95 nomi dei tifosi dei Reds morti due anni fa nello stadio di Hillsborough durante la semifinale di Coppa d'Inghilterra con il Nottingham Forest. Gente travolta e calpestata dalla folla, schiacciata contro la rete di protezione, giovani, donne, bambini, scene strazianti di lutto e dolore. Una ferita che non si è ancora chiusa. "Prima i tifosi pensavano di essere stati associati troppo brutalmente alla tragedia dell'Heysel, di essere stati criminalizzati, adesso hanno capito davvero cosa significhi morire allo stadio: per questo il sì dell'Uefa non ha generato euforia, a Liverpool, ma soltanto un senso di sollievo, come se la decisione di riammettere la squadra in Europa fosse un atto di giustizia. Sei anni di espiazione ci sembrano sufficienti". Le parole sono di Peter Robinson, autorevole e potente segretario generale dei Reds. Robinson rappresenta la continuità dell'organizzazione societaria e tecnica, all'interno del club, e la continuità è la vera forza del Liverpool. Grandi manager e grandi uomini si sono succeduti negli ultimi vent'anni alla guida della squadra. Bill Shankly, il grande vecchio, e poi Bob Paisley, Joe Fagan che uscì in pianto dall'Heysel, Kenny Dalglish, adesso Graeme Souness. Tutti con una cosa in comune: la fedeltà ad un sistema. "Il calcio del Liverpool ha l'anima europea e il cuore inglese", dice ancora Robinson, e l'idea ereditata da Shankly, un insieme di vocazione internazionale e di culto della tradizione, ha sempre funzionato. "Abbiamo vinto più di ogni altra squadra nel Regno Unito. La nostra paura, in questi sei anni di esilio, non era quella di chiudere con i successi, dal momento che abbiamo conquistato tre campionati e due Coppe d'Inghilterra. Avevamo paura di essere dimenticati dall'Europa". Il giorno del perdono, nel pub di Albert tutto dipinto di rosso che sta incollato allo stadio di Anfield, non c'erano tifosi in attesa. Nessuna agitazione, nessuna bandiera. Il Liverpool Echo, quotidiano cittadino del pomeriggio, non aveva mandato neppure un inviato a Londra, dove si teneva l'esecutivo dell'Uefa. "La gente non se la sentiva di far festa, anche se in pratica Liverpool vive solo per il calcio. Il mio primo pensiero, invece, è andato ai quattrini, all'apporto finanziario che la partecipazione alle Coppe implica: nel football moderno il denaro ha un'importanza vitale", dice Graeme Souness, il nuovo manager dei Reds, l'uomo che ha preso il posto di Kenny Dalglish, il quale si è dimesso a febbraio piegato dallo stress. Adesso Dalglish vive ricco, appartato e di nuovo felice. "Non ne potevo più, a volte mi sembrava di impazzire: mi ha logorato la necessità di continuare a vincere", dice Dalglish. Ma qualcuno giura che sui suoi nervi abbia pesato soprattutto la difficoltà di tenere unita la squadra, emotivamente molto coinvolta, dopo la tragedia di Hillsborough. "Il calcio a Liverpool non è solo una questione di vita o di morte: è qualcosa di assai più importante", soleva dire Bill Shankly mettendo a nudo le profonde ferite di una città emarginata, con il porto in crisi e avvilita da disoccupazione e problemi sociali. Una città grigia, povera, patria del teppismo da stadio e legata in maniera quasi morbosa ai suoi due unici miti: i Beatles e il Liverpool. "Per chi conosce questo tipo di realtà è facile capire quale inferno siano stati questi sei anni", dice Souness adesso che in qualche modo si è riaperto un filo di speranza. Souness arriva dai Rangers di Glasgow, di cui era anche azionista (10%, 600 mila sterline di investimento, quasi 1 miliardo e mezzo di lire, 3 milioni di ricavo) e la scelta di tornare al club con il quale ha vinto tutto da giocatore si è lasciata appresso una coda di polemiche. "L'ho fatto per stare più vicino ai miei tre figli che vivono con la madre nel Surrey", dice il nuovo manager che ha firmato un contratto di cinque anni per 350 mila sterline a stagione, circa 850 milioni di lire. Ma forse i motivi sono altri, legati alla nuova immagine internazionale che il club deve ricucirsi addosso. Dice ancora Souness: "Il Liverpool in questi sei anni ha ovviamente condotto una politica sportiva con orizzonti limitati. Ora le cose devono cambiare anche se capisco che la mancata partecipazione alle coppe sia stata un grosso danno economico". Qualcosa come 20 milioni di sterline, si calcola, circa 50 miliardi di lire. Lui, Graeme Souness, in 5 anni ai Rangers, ha speso 15 milioni di sterline, che non sono poi tanti se paragonati ai livelli italiani ma che sono una cifra rilevante per il calcio britannico, dove per esempio non si riescono a recuperare 45 miliardi per acquistare una società prestigiosa come il Tottenham. Ma in Gran Bretagna il calcio non attira il grande capitale, come nel Bel Paese: i ricchi, quelli veri e desiderosi di frequentare lo sport con obiettivi sociali, preferiscono magari investire in una scuderia di cavalli piuttosto che in una squadra di pedatori. "Souness in ogni caso ha esperienza internazionale", dice John Barnes. "Il nostro futuro in Europa è assicurato". Champagne Charlie, lo chiamavano quando giocava perché amava la vita brillante. Ai tempi della Samp, due anni, Souness il lunedì amava andare a cavallo in compagnia della moglie, o al campo da golf. Adesso viaggia su una Mercedes 300 grigio chiaro e non rinnega il passato: "Forse non ho fatto nulla per rendermi simpatico, in Italia, però ho capito cosa significa il professionismo. Sotto questo aspetto gli Inglesi hanno molto da imparare. Spero che la Samp vinca lo scudetto. E spero che ci riesca anche il Liverpool. Sarebbe bello ripartire da dove abbiamo lasciato, cioè dalla Coppa Campioni. Del resto le coppe senza le inglesi valevano meno. Il Milan non può essere considerato davvero la migliore squadra d'Europa: gli è mancata la vittoria sul Liverpool". Graeme Souness, che è tornato al vecchio amore anche per questo, non sembra aver dubbi sul futuro felice in Europa. E neppure i giocatori. "Siamo forti come nell'85, credo che i club europei siano spaventati all'idea di incontrarci", dice Ian Rush. Ian ha cancellato l'Italia: la lingua, facile impresa, e persino i ricordi di una stagione infelice. "La Juventus è stata sfortunata con il Barcellona", sussurra, ma si capisce che non gli importa nulla. Martedì scorso, contro il Crystal Palace, ha segnato il 25° gol della stagione, il 300° della carriera. Parla come un leader. "I successi in Coppa Coppe del Manchester United, alla prima partecipazione dopo la squalifica, ci rendono ottimisti. Il Manchester è una buona squadra, però niente a che vedere con noi del Liverpool: siamo molto più forti, dunque...". Lascia il discorso in sospeso, con un vago sorriso, e si affretta a entrare da Albert dove lo aspettano quattro tifosi e una pinta di birra. Il vento addensa le nubi e l'aria è umida di pioggia. La sagoma del vecchio stadio di Anfield Road sembra uno scheletro rugginoso contro il cielo grigio.

29 aprile 1991 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA APRILE 1991 

Altri incidenti

Dopo 6 anni l'Heysel cancellato

di Curzio Maltese

Non ci saranno più incontri di calcio nello stadio dell'Heysel di Bruxelles: la misura è colma. Lo ha annunciato ieri un portavoce del ministero degli Interni belga. La decisione è stata presa in seguito agli incidenti di sabato scorso, durante la partita Bruges-Malines, finale di coppa nazionale. Uno scenario d'inferno: il fumo dei lacrimogeni, le ondate in fuga degli spettatori, le teste rotte e i cavalli impazziti dei gendarmi. Due ore di guerriglia che hanno evocato nell'opinione pubblica il ricordo rimosso di quella sera del 29 maggio 1985. Gli hooligans locali a un certo punto hanno staccato interi blocchi di cemento e li hanno scagliati contro la polizia che li caricava. Una delle cave di quei proiettili era il settore TA, una sigla sotto la quale le autorità hanno sepolto lo scomodo ricordo della curva Zeta, quella della strage. Alla curva maledetta hanno cambiato il nome, lasciando immutato il resto: la tenue rete di protezione, il muretto ricostruito ma sempre posticcio, i gradoni scivolosi dove trentanove persone furono massacrate per una coppa. Sono passati sei anni e l'Heysel scompare dalla mappa del calcio. Dopo essere scomparso dalle coscienze. La misura della vergogna era colma da tempo, ben prima che se ne accorgesse il portavoce del ministro belga. Chi ha voglia ancora d'indignarsi su questa vicenda può stendere l'inventario delle ingiustizie. Da dove cominciare ? C'è stata la liberazione dei teppisti inglesi, condannati con la condizionale o assolti per insufficienza di prove. C'è stata l'assoluzione tra gli applausi della dirigenza Uefa, del sindaco Hervè Brouhon, che siede ancora sulla sua poltrona, e delle autorità politiche, complici di una scelta irresponsabile. Ha pagato per tutti un capitano dei gendarmi, Johan Mahieu: nove mesi con la condizionale e 500 franchi di multa. Non c'è stato il risarcimento alle famiglie delle trentanove vittime. Ora all'insostenibile leggerezza di tutti i protagonisti della storia, alla loro invincibile voglia di dimenticare, si aggiunge l'ultimo tocco di beffa. Sei anni dopo, grazie a Bruges-Malines, si scopre che lo stadio scelto per una "partita ad altissimo rischio" - così era definita a ragione Juve-Liverpool nei carteggi Uefa - non è abbastanza sicuro neppure per il piccolo calcio belga. Non sono serviti i lavori di rifacimento che occuparono l'anno seguente alla strage. Lo stadio, secondo gli esperti, ha strutture troppo fragili e vetuste. Non si può rimodernare, deve essere demolito e rifatto di sana pianta. Soltanto adesso, alla luce di questa decisione, si può apprezzare in pieno la criminosa decisione dell'Uefa di mandare il calcio all'appuntamento con la tragedia. Sarebbe interessante sapere che cosa ne pensano i padroni del pallone, che son rimasti gli stessi. Ma naturalmente nessuno intende riaprire il caso. E' probabile che tutto continui a filar liscio, come è stato sinora. Cancellato l'Heysel, demolita di fatto e non solo di nome la famigerata curva Zeta, smantellate le tribune, sarà stata definitivamente rimossa anche l'ultima prova, l'ultimo ricordo.

18 giugno 1991 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA GIUGNO 1991 

I cori di Firenze il presidente viola chiederà scusa alla Juve

Cecchi Gori agli ultras "Basta con questi insulti"

FIRENZE - Quei cori lanciati dalla curva Fiesole domenica sera, durante Fiorentina-Sampdoria, e indirizzati contro la Juventus, contro il compianto Scirea e i morti dell'Heysel sono stati la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mario Cecchi Gori chiederà ufficialmente scusa alla Juventus il 1° settembre, quando i viola saliranno a Torino per la prima giornata di campionato. Il produttore cinematografico ieri è stato durissimo nei confronti della curva Fiesole: "Quei cori sono stati macabri, di cattivo gusto, illogici, vanno deprecati. Purtroppo sono arrivati da una minoranza alla quale gli altri sono andati dietro. Ho già delegato un mio consigliere (Rigoletto Fantappié, ndr) perché organizzi un incontro con i tifosi. Questa storia deve finire, un comportamento del genere non è degno della Fiorentina, del suo presidente e della città. A Torino avrò la possibilità di porgere le mie scuse personali ai dirigenti bianconeri". Il presidente della Fiorentina invierà anche una lettera alla signora Scirea. Intanto, la Fiorentina ha trovato il nuovo braccio destro del direttore sportivo Maurizio Casasco. Si tratta di Amilcare Ferretti, a suo tempo vice di Radice e collaboratore dello stesso Casasco, proprio a Torino. Ha avuto anche un'esperienza a Casarano. Intanto il pretore del lavoro Bronzini ha emesso un decreto ingiuntivo col quale ordina alla Fiorentina il pagamento di 50 milioni all'ex ds Roggi. Preoccupazione infine in casa viola per le condizioni del terreno del Comunale, apparso domenica in pessimo stato. La colpa sarebbe da attribuire ad un parassita. "Quattro mesi fa era il migliore d'Italia - ha commentato l'allenatore Lazaroni - Ora è bruttissimo...". a. r.

20 agosto 1991 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA AGOSTO 1991 

Le radici della rivalità che divide Fiorentina e Juve risalgono all'immediato dopoguerra

Quando il tifo si trasforma in odio

di Alessandro Rialti

FIRENZE - Giù fino alle radici dell'odio. Parola troppo forte per raccontare una scheggia calcistica ? No, perché l'odio è sentimento di inimicizia persistente, la stessa che una parte di Firenze prova verso una parte del mondo. E' la Firenze che si paluda di viola e che preferisce vivere nella curva intitolata alla morbida e solare collinetta di Fiesole. L'altra parte del mondo è quella che si riconosce nel bianconero della Juventus. Non odio verso Torino, ma verso la Vecchia Signora. L'odio di chi in modo macabro, domenica scorsa, ha espulso dalla gola slogan di raro furore e cattiveria. Centinaia di ragazzi che contavano in maniera sordida fino a 39 per ricordare i morti allo stadio Heysel, concludendo tutto con un "Hurrà". Centinaia di ragazzi che sputavano sulla memoria di Gaetano Scirea. Che invitavano anche gli altri settori dello stadio a schierarsi o a essere condannati "quali Juventini". Follia improvvisa ? No, quest'odio viene trasmesso generazione dopo generazione e ancora oggi unisce i vecchi tifosi ai loro nipotini. Difficile rispondere perché. Certo, le tensioni dei derby cittadini o regionali esistono da sempre, ingredienti quasi indispensabili del mondo del pallone. Eppure l'odio calcistico di Firenze ha qualche cosa di unico. Vediamo di risalirne alle radici. Nasce dall'immediato dopoguerra. Firenze è come accerchiata. Il tifo viola è in gran parte relegato in città. Già nella periferia spuntano i tifosi bianconeri che diventano assolutamente preminenti in provincia, dominanti in regione. E Firenze galleggia in questo mare bianconero. Un fenomeno non diverso da quello del Sud, anche in Sicilia, Calabria, Puglia, i tifosi bianconeri si contano a decine di migliaia, ma Firenze, da sempre, è in lotta con la sua regione. E' assurdo riallacciarsi a riferimenti tanto storici e lontani ? Forse no. Dal '50 al '53, la Juve vince tre scudetti, la Fiorentina spunta fra le protagoniste e soffre i momenti di successo bianconeri, le feste del "contado" (così vengono dipinti i tifosi toscani della Juve, contadini avversi ai cittadini della capitale dell'arte). Dalla stagione '56-'57, dopo aver vinto il suo primo scudetto, a quella '59-'60, per quattro volte di seguito la Fiorentina si deve accontentare del secondo posto, due volte proprio dietro i bianconeri. E l'inimicizia, viene coltivata con autentica passione. Lotta ai "gobbi", sempre, comunque. Anche alla fine degli Anni Sessanta e all'inizio del decennio seguente. Nella curva Fiesole allora si assiepavano anche i ragazzi delle barricate, eschimi, jeans e passamontagna. Una curva di "sinistra", anzi di "extrasinistra", alcuni capi storici resistono ancora oggi, certo cambiati e invecchiati. In decine si mobilitavano per gli allenamenti della Nazionale. Fischi organizzati per Causio, allora l'obiettivo principale. Ma anche Juve come potere, un'equazione ripresa, in seguito, anche da un uomo di cultura quale Zeffirelli, capo del popolo, accusatore di presunti illeciti, rapine calcistiche, fino alle aule del tribunale. Un'altra dimostrazione di come l'odio non sia soltanto di un piccolo settore della città, ma forse sia dentro la città stessa. Ed ancora, odio alla metà degli Anni Settanta, fino al Mondiale vinto in Spagna. Per i fiorentini la Juventus era colpevole di aver marginalizzato Antognoni. Prima Bettega, poi Tardelli, Cabrini, Scirea, Paolo Rossi: avrebbero "boicottato" il biondo idolo di Firenze. E poi l'incendio che divampò nel 1982. Il 16 maggio la Fiorentina pareggia a Cagliari, un gol annullato a Graziani. La Juve vince a Catanzaro con un rigore di Brady, conquistando, così, lo scudetto per un punto sulla squadra viola. Anche qui accuse di ingiustizia, di trame a danno della Fiorentina. Infine, ultimo, il caso Baggio. Il ragazzino amato da una città, che dopo aver promesso di resistere ai soldi, aveva capitolato. Un furto secondo i tifosi viola, l'ultimo, insopportabile. E furono i giorni della contestazione alla Nazionale, a Schillaci e Marocchi. Forse ha ragione quella psicologa che ha giustificato tutto dicendo "L'uomo ha bisogno di amare quanto ha bisogno di odiare...". Ora Cecchi Gori ha chiesto scusa. Riuscirà a ricondurre tutto all'interno di una rivalità logica ? Difficile dirlo, giusto sperarlo.

21 agosto 1991 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA AGOSTO 1991 

Il caso del giorno "Se succederà ancora interromperò la partita"

Scende in campo Dunga a condannare gli ultras

FIRENZE. Dopo la strigliata agli ultras da parte di Cecchi Gori, anche Dunga, capitano della Fiorentina, è entrato in merito agli slogan violenti lanciati durante l'amichevole con la Sampdoria. I fatti si conoscono. Dalla curva Fiesole sono partiti insulti che riguardavano la figura di Gaetano Scirea, ex libero della squadra italiana campione del mondo in Spagna nell'82 e della Juventus che negli Anni 80 ha ottenuto molti successi e che è morto in un incidente stradale in Polonia. Cori offensivi sono stati rivolti anche contro le vittime dell'Heysel. Cecchi Gori si è ripromesso di chiedere scusa alla Juventus in occasione della I giornata di campionato in programma domenica 1° settembre a Torino e, frattanto, ha invitato gli ultras a "smetterla con questi insulti". Dopodiché ieri, Dunga ha lanciato un messaggio: "Bisogna assolutamente rispettare la figura di Scirea, che è stato un uomo corretto, che ha perfettamente rappresentato la nazionale italiana. E' assurdo infangare la memoria di persone che non ci sono più. Questo riguarda lui, come quei poveri tifosi che hanno perso la vita in occasione della finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool giocata nel 1985 a Bruxelles. Cercherò di parlare con i leader della curva Fiesole, anche se credo che quegli slogan siano stati lanciati da una minoranza, e pur se so benissimo quanto sia forte la rivalità fra i tifosi viola e quelli della Juventus. Dovesse succedere ancora, se dipendesse da me, sarei pronto anche a interrompere per un paio di minuti la partita per rivolgermi ai tifosi e chiedergli di smetterla con questa brutta storia". (a. r.)

21 agosto 1991 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA AGOSTO 1991 

Zeffirelli cattivo maestro. II regista duramente punito dalla Commissione disciplinare per le frasi offensive contro la Juve: 2 anni di inibizione per l’ex consigliere della Fiorentina dimessosi dopo le polemiche, una multa alla società. La sua difesa: "Il caso è stato ignobilmente montato da certa stampa"

Un Oscar in tribunale

di Federico Rossi

Due anni di inibizione a Franco Zeffirelli e 20 milioni di ammenda alla Fiorentina. È la sentenza della Commissione disciplinare della Lega calcio dopo il deferimento del regista per l'ennesimo sfogo anti-juventino: "Giustifico i tifosi della curva quando contano i morti dell’Heysel". Zeffirelli non si è presentato davanti alla Disciplinare, ma ha fatto presentare una memoria difensiva contenente accuse alla stampa.

MILANO - "Inibizione per anni due a carico dei sig. Franco Zeffirelli". Si conclude con questa dura sentenza il corposo comunicato della Commissione disciplinare della Lega calcio relativo al deferimento del regista fiorentino in seguito ad una sua intervista comparsa il 4 settembre sul quotidiano "La Repubblica". "Giustifico i tifosi della curva quando contano i morti dell'Heysel". "Come passa Boniperti gli arbitri si levano il cappello". "Siamo tornati ai vecchi tempi, quando gli scudetti venivano assegnati prima del campionato". Sono soltanto alcune delle frasi pronunciate in quell'occasione da Zeffirelli durante una delle sue consuete esternazioni anti-juventine. La giustizia calcistica ha voluto ora condannare con un provvedimento "esemplare" quelle intemperanze verbali. Una sentenza che però non colpirà II diretto interessato per il semplice fatto che il regista ha già provveduto a farsi da parte dimettendosi dalla carica di consigliere d’amministrazione della Fiorentina dopo le "insistenze" del presidente Cecchi Gori. Per responsabilità oggettiva paga, invece, la società viola che dovrà versare un'ammenda di 20 milioni di lire in quanto al momento dell’intervista Zeffirelli era ancora un dirigente del club toscano. Prima di emettere la sentenza, la Disciplinare ha ascoltato gli inquisiti. Zeffirelli non era presente a Milano, a rappresentarlo c'era l'avvocato Gallavotti che ha consegnato una memoria del regista alla Commissione. Con questo documento Zeffirelli intendeva ottenere una "benevola" valutazione della sua posizione, ma è dubbio che abbia raggiunto l’obiettivo prefissato. Leggendo la memoria i giudici della Lega non si sono trovati di fronte a un suo "pentimento", ma soltanto ad altri strali polemici rivolti, questa volta, alla stampa. Zeffirelli ha scritto che "le dichiarazioni apparse sul quotidiano "La Repubblica" sono state ignobilmente montate da un intervistatore telefonico che non ha neppure avuto la dignità professionale e il coraggio civile di apporvi la propria firma". Il regista ha continuato ad esternare il suo fervore anti-giornalistico facendo riferimento ad una presunta campagna d’opinione contro di lui "condotta con un incredibile spiegamento di mezzi degno di miglior causa, dai giornali appartenenti precipuamente ad un preciso gruppo editoriale". Individuato nella stampa il bersaglio principale, Zeffirelli ha corretto il tiro su una delle sue contestatissime frasi confermando che "al passaggio di Boniperti gli arbitri si tolgono il cappello", ma non che "si mettono a sedere". Il regista è entrato nel merito sostenendo che "la parola sedere fu effettivamente pronunciata, ma in tutt’altro contesto". E qui arriviamo al piano forte della sua "linea difensiva". "Certi giornalisti - si legge nella memoria - osservate attentamente, certi giornalisti e non gli arbitri, al cospetto dell’avvocato Agnelli si genuflettono ponendosi col sedere per aria come i pellegrini alta Mecca". Evidentemente, il regista vedendo esaurirsi le sue possibilità polemiche nell'ambiente calcistico sta pensando di fare una rumorosa irruzione nel mondo dell’informazione. L'associazione stampa è avvertita.

28 settembre 1991

Fonte: L’Unità

ARTICOLI STAMPA SETTEMBRE 1991 

Confermate le condanne per la tragedia dell’Heysel

La corte di Cassazione belga ha respinto i ricorsi dell’Uefa e del suo ex segretario, lo svizzero Hans Bangerter, contro le condanne che avevano subito per la strage dell’Heysel. Confermate anche le condanne contro l’ex segretario della lega calcio belga, Albert Roosens e il responsabile del servizio d’ordine, il capitano della gendarmeria Mahieu. Con queste sentenze la cassazione ha chiuso definitivamente i procedimenti giudiziari per la tragedia dello stadio di Bruxelles avvenuta prima della finale di Coppa dei Campioni tra la Juventus e il Liverpool del 29 maggio 1985, dove morirono 39 tifosi dei quali 34 italiani.

17 ottobre 1991

Fonte: L’Unità

ARTICOLI STAMPA OTTOBRE 1991 

L'Uefa mantiene le sanzioni del dopo Heysel

In Belgio nessuna finale di tornei internazionali

NEW YORK - L'unica notizia di giornata in attesa del sorteggio dei Mondiali '94 di domenica riguarda la decisione dell'Uefa di mantenere a tempo indeterminato le sanzioni prese nel 1985 dopo la tragedia dell'Heysel, cioè di vietare al Belgio l'organizzazione di finali del campionato d'Europa e di Coppa. Per il resto tutto appare scontato, con i giornalisti a bivaccare nei corridoi dell'Hotel Plaza a caccia di inesistenti notizie e i signori del calcio a far finta di prendere importanti decisioni su cose che in realtà sono già state decise. Il sorteggio si avvicina e l'intenzione è di offrire al pubblico americano, che del soccer se ne frega, uno spettacolo tv degno delle tradizioni Usa, uno show pieno di personaggi che sappia colpire l'immaginazione. Chissà poi, ha detto Matarrese, che gli uomini di affari americani, oggi così freddi, non colgano finalmente l'importanza del calcio, non fiutino insomma la possibilità di far quattrini a palate. "Anche se per ora siamo guardati e trattati come ospiti non graditi, come marziani" ha aggiunto il presidente parlando di tradizioni da battere, di situazioni complesse da affrontare. Insomma un sacco di grane e l'eventualità che Usa '94 finisca in un bagno solenne. Matarrese, in ogni caso, dato il ruolo, ha mostrato incrollabile ottimismo. Con l'appoggio di Blatter, eminenza grigia della Fifa, ha facilmente battuto il tedesco Neuberger sui criteri da adottare per le teste di serie, il che mette l'Italia abbastanza al sicuro da male sorprese. Tutto è già deciso, anche le sei fasce di merito delle 38 squadre europee. (c. co.)

6 dicembre 1991 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA DICEMBRE 1991 

Rinvio a giudizio per Zeffirelli. Disse: "La Juve vinse sui morti"

Il regista Franco Zeffirelli (nella foto) è stato rinviato a giudizio per frasi diffamatorie sulla Juventus riportale dal quotidiano "La Repubblica" a firma Benedetto Ferrara. Zeffirelli, a sua volta, ha querelato Ferrara per calunnia riferendosi a: "La Juventus si è dovuta arrampicare sui cadaveri dell’Heysel per vincere la Coppa campioni". Il processo è fissato per il 14 aprile prossimo.

10 dicembre 1991

Fonte: L’Unità

ARTICOLI STAMPA DICEMBRE 1991 

E il Belgio paga per l’Heysel e le sue vittime oltre 7 miliardi

Il ministero degli interni belga ha reso noto che saranno indennizzate le famiglie delle vittime (39 morti di cui 32 italiani) e coloro che hanno riportato danni per la strage dello stadio di Heysel, a Bruxelles, il 29 maggio 1985. I risarcimenti saranno versati già nelle prossime settimane. Il totale degli indennizzi è più di 7 miliardi di lire.

10 dicembre 1991

Fonte: L’Unità

ARTICOLI STAMPA DICEMBRE 1991 

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