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ARTICOLI STAMPA 1996
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ARTICOLI STAMPA GENNAIO-APRILE 1996

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ARTICOLI STAMPA MAGGIO 1996

Risse, incidenti e paura per la finale dell'Heysel

Boniperti e la coppa maledetta

Lippi: "Una coppa pulita per ricordare l'Heysel"

"All' Heysel senza rimorsi voi non potete giudicare"

"Nessuna esultanza l'Heysel vive ancora"

"Ma io non posso gioire"

ARTICOLI STAMPA GIUGNO-DICEMBRE 1996

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Bruxelles e l'incubo della tragedia '85

Risse, incidenti e paura per la finale dell'Heysel

Un bar incendiato, sessanta arresti poi il Paris SG vince la Coppa Coppe.

BRUXELLES - Ieri notte all'Heysel, lo stadio in cui undici anni fa si consumò la tragedia che costò la vita a 39 spettatori nella finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool, a sollevare la Coppa delle Coppe è stato il Paris Saint Germain di Fernandez, il tecnico che ha deciso di lasciare il calcio perché logorato da stress. Ed è la prima volta che un club transalpino si aggiudica una Coppa Europea. Ma per alcuni terribili momenti, più che al calcio giocato, si è tornati a pensare alla tragedia di quella notte. Le ore prima dell'incontro sono state infatti turbate da gravissimi incidenti. Evidentemente i tifosi francesi e austriaci dalla memoria corta hanno dimenticato, cancellato un passato che sicuramente non li aveva toccati così da vicino come invece era accaduto agli italiani. Mancavano ancora alcune ore all'inizio della finale e fino a quel momento si era registrato soltanto qualche sporadico incidente, limitato a estemporanee esuberanze di ubriachi, e i pochi arresti effettuati erano stati motivati dal possesso di droga o di armi improprie. Poi improvvisamente un bar veniva devastato e incendiato sulla Grand Place, nel centro di Bruxelles, e quando la polizia ha cominciato a caricare i teppisti (circa quattrocento persone che affollavano la piazza) "i due clan hanno cominciato ad unirsi per lanciare pietre e mortaretti contro gli agenti" ha spiegato il portavoce delle forze dell'ordine, il tenente Michael Jonniaux. Scoppiavano altre risse e la polizia effettuava 60 arresti: 40 tifosi francesi e 20 austriaci. Un intervento deciso che serviva a calmare gli animi, così non si registravano più incidenti attorno e dentro l'Heysel, sorvegliato da 1700 agenti e gremito di 13.500 parigini e altrettanti viennesi, accuratamente separati, stavolta. L'incontro poteva così svolgersi senza problemi e i francesi meritavano il successo (1-0), anche se ottenuto su autogol di Schottel. Equilibrio per 20', fin quando la cocciuta aggressività del Rapid impediva al Psg di ragionare e fruire di una maggior tecnica. Partita povera di azioni profonde, le marcature strangolanti frantumavano il gioco e polverizzavano gli schemi. Molti contrasti e ne faceva le spese Rai, colpito duro al 12': fuori per qualche minuto prima di essere sostituito da Dely Valdes, l'ex cagliaritano un po' in decadenza dopo un inizio sfavillante di stagione. Bene nel Psg il gioiellino Djorkaeff, il volpino Bravo (futuro parmense) e Guerin; fra gli austriaci il generoso Stoger, il rapido Marasek e Khubauer. Al 20' era proprio il beniamino francese Djorkaeff, sempre delizioso, a calciare con violenza da posizione angolata: Konsel deviava in corner. Al 29' il gol: punizione da lunga distanza, batteva fortissimo N'Gotty, il portiere Konsel sembrava poter arrivare sulla traiettoria che però veniva deviata dal compagno di squadra Schottel. Il primo tempo si concludeva con una ingenuità di Loko che cercava Valdes invece di calciare direttamente a rete. Nel secondo tempo ancora in evidenza il fantasista Djorkaeff, un campioncino che deliziava il pubblico. Ma (5') Dely Valdes s'impappinava davanti alla porta difesa da Konsel. Trascorrevano 8' ed era sempre Diorkaeff a mettersi in vetrina con uno show concluso con un destro che toccava il palo, alla sinistra di Konsel. Al 19' un risveglio del Rapid: un colpo di testa di Heraf, servito bene da Marasek, costringeva Lama a rimediare una precedente titubanza. La partita procedeva ben diretta dall'arbitro italiano Pairetto, costretto però a spezzettare continuamente il gioco. Ma non si vedevano più prodezze e Guerin, gran corridore, si mangiava un gol fatto al 40'. Nel finale Lama usciva in modo tempestivo e redditizio sul solito Jancker e poi su Ivanov. Brividi francesi, ma i giochi erano fatti anche se il Rapid spendeva ogni energia residua. (r. e.)

9 maggio 1996 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA MAGGIO 1996 

Boniperti e la coppa maledetta

di Maurizio Crosetti

TORINO - Due anni di silenzio, di lontananza assoluta dal calcio che è stato tutta la sua vita e pure di più. Un vuoto di parole che adesso Giampiero Boniperti riempie con una verità un po' triste: "Per la Juve non soffro più. Le voglio bene, certo, e talvolta provo una passione intensa: Ma la sofferenza anche fisica era un'altra cosa". L'uomo delle mezze partite, delle grandi fughe, l'uomo delle domande per rispondere ad altre domande ha ricordi vivi e pensieri dolenti. Il demone del passato è in agguato, figurarsi se non chiede spazio in attesa di Juve-Ajax, figurarsi se non fa l'appello delle memorie lontane: l'altro Ajax, Belgrado e Cruyff, Magath e Atene, l'Heysel. Con l'orgoglio che non invecchia e le ferite ancora aperte. Se le dicono Ajax lei penserà a Johnny Rep, non a Van Gaal. "Ma guardate che non c'è dolore, nel '73 erano i più forti del mondo, la squadra che cambiò il calcio. Cruyff, Neeskens, Rep, Krol. Gente così non è nata più. Il nostro fu un sogno, anzi l'ipotesi di un sogno, una cosa solo da immaginare. Durò quattro minuti". La Coppa maledetta: per i morti di Bruxelles, non per le sconfitte. "Ma basta. Non si dica che quella Coppa è sporca di sangue, non è vero. La tragedia è una cosa, la partita un'altra. E fu una gara vera, chiedete a Rush, a quelli del Liverpool. Andarono in campo per vincere e noi con loro. Bisogna ringraziare Tacconi per quelle parate". Nel frattempo, 39 cadaveri erano già distesi sull'asfalto. "Non sapevamo quasi niente. Non i giocatori, almeno. Negli spogliatoi non c'era mica la tv. Ci riunimmo io, il presidente del Liverpool, il presidente dell'Uefa e quello della Figc, il capo della gendarmeria belga e decidemmo di giocare. All'unanimità. Per ragioni di ordine pubblico ma anche di ordine sportivo, questo lo ricordo bene e lo difendo. Non fu uno scandalo, è d' accordo anche l'Avvocato". Platini disse: è come al circo, quando muore il trapezista entrano i clown. Non le sembra un po' troppo ? "Proprio non riesco a vergognarmi di quella Coppa. Il dolore vero lo tengo per me. Ho negli occhi due immagini: i cadaveri all'ospedale, con la faccia nera dei soffocati, e un padre e un figlio morti insieme, si chiamavano Casula, erano sardi". Il calcio quella sera non ebbe il coraggio di fermarsi. "Per evitare una strage più grande, e perché lo spettacolo continua. E' triste ma è così. Incidenti, purtroppo, ne accadono sempre. Quello fu solo più grave, molto più grave degli altri. Ma non per colpa del calcio, dello sport: la responsabilità fu delle forze dell'ordine, degli agenti che non c'erano, arrivati in pochi e in ritardo". Dicono: vincere a Roma per dimenticare Bruxelles. "Questo no, mai. Ricordare significa evitare che accada di nuovo". Quando l'Amburgo sconfisse la Juve, qualcuno diede una medaglia a Magath e fondò un club in suo onore. "Non lo scorderò mai, conservo nomi e cognomi". Perché perdeste ? "Perché il calcio è così. Il calcio è la Juve che perde contro l'Amburgo, non il contrario. E' la possibilità di stravolgere un pronostico. Rigiocandola dieci volte, non perderemmo più. Ma l'unica che contava l'abbiamo buttata via". A Belgrado, la finale durò quattro minuti. Ad Atene, sette. "Fu la sconfitta dei fuoriclasse. Aspettavamo Platini e Platini non venne, scomparso. I migliori furono Bonini e Brio, i gregari. Eppure allora il francese era il numero uno al mondo". Una finale si perde prima nella testa e poi in campo ? "Vero. Forse contro l'Ajax e l'Amburgo facemmo dei ritiri troppo lunghi. Ci scaricarono". Se il calcio, come dice lei, è il più debole che batte il più forte, allora a Roma non ci saranno problemi. "L'Ajax è favorito, è campione d' Europa e del mondo. Ma i nostri ragazzi possono farcela, ormai hanno una buona esperienza internazionale. In Coppa hanno travolto tutti, davvero un cammino magnifico". Lei lo ha seguito da tifoso o da ex presidente ? "Da tifoso, per carità. E neanche troppo fedele: gli impegni politici mi tengono lontano". Quanti suoi colleghi al parlamento europeo le hanno chiesto biglietti per l'Olimpico ? "Veramente, lo sanno tutti che non c'entro più. Semmai spero di vederla io, questa partita. Il 22 sarò a Strasburgo, dovrò correre per arrivare in tempo". Sport ed Europa: a che punto siamo ? "Inseriremo questa parola, sport appunto, nel trattato di Maastricht. Il minimo. E dire che non figura neanche nella Costituzione italiana". Qual è stata la Juve europea più forte ? "Forse quella di Bilbao '77, tutta italiana. E la Coppa Uefa è più difficile della Coppa dei Campioni, anche oggi". In Champions League saranno ammessi i non vincitori: la Coppa dei non campioni... "Ai miei tempi bastava perdere una volta di brutto e si usciva. Invece il Milan, l'anno scorso, si è giocato il trofeo dopo due sconfitte contro l'Ajax". Proprio nessuna nostalgia ? "Ho sofferto e vinto per cinquant'anni. Mi pare che basti".

15 maggio 1996 

Fonte: La Repubblica

ARTICOLI STAMPA MAGGIO 1996 

Lippi: "Una coppa pulita per ricordare l'Heysel"

di Maurizio Crosetti

TORINO - Marcello Lippi la chiama ombra. "Si è posata sulla Juventus quella maledetta sera a Bruxelles e non è andata più via. L'ombra di una tristezza immensa, di una Coppa macchiata dal dolore. Da due anni la gente mi ripete "dovete vincere una finale pulita". E' quello che vogliamo a Roma. Ma non per dimenticare l'Heysel, proprio il contrario". Ricordare, testimoniare, impegnarsi perché non succeda mai più. Il calcio è anche questo, però serve coraggio. Dopo undici anni, Giampiero Boniperti ha invece difeso con un'intervista a Repubblica il suo passato: "Fu giusto giocare e vincere una partita vera, non una Coppa sporca di sangue". In tanti hanno provato a rimuovere: ricordi, pesi sulla coscienza, colpe. Ma chi è rimasto, chi a Bruxelles ha perso mariti e figli e nipoti, chi porta addosso, cuore o corpo non fa differenza, quell'incubo cerca altre parole, altre risposte. Si continua a discutere e Lippi ricorda quella sera: "Vidi la partita in tv, come tutti. Credo che si giocò solo per ragioni di ordine pubblico". Poi un pensiero ancora più netto: "La Juventus ha vinto ventitré scudetti, ma posso dire che questa sarebbe la sua prima vera Coppa dei Campioni". Per provare a vincerla, il tecnico toscano potrà contare anche su Ravanelli, ormai guarito dalla tendinite, e su Peruzzi. Invece si lamenta l'allenatore dell'Ajax, Van Gaal: "Kluivert e Frank De Boer stanno ancora male. Il centravanti potrà partire al massimo in panchina, e ho appena undici giocatori in forma". Eppure, come ha detto ieri Umberto Agnelli, "gli olandesi sono favoriti. Anche se nelle finali è meglio non esserlo". Infine una precisazione su Gianluca Vialli: "Di lui si sta parlando troppo. Ma una cosa dev'essere chiara: i nostri programmi non dipendono dal risultato dell'Olimpico". Si sapeva, ormai il pelato è un ex. Sarà rimpianto ?

16 maggio 1996

Fonte: La Repubblica

ARTICOLI STAMPA MAGGIO 1996 

"All' Heysel senza rimorsi voi non potete giudicare"

di Maurizio Crosetti

ROMA - Fu giusto perdere ad Atene, fu giusto giocare a Bruxelles. Marco Tardelli corre ancora nella Juve con la sua faccia cattiva. Per dire cose forti e scomode. Lei è tra quelli che non si sono mai pentiti dell' Heysel. Perché ? "Perché sarebbe assurdo, ingiusto. Parlo per me, non entro nella testa dei miei compagni di allora. Quella partita l'ho giocata e vinta davvero, come deve fare un professionista. Il resto è retorica. E non è corretto pontificare dopo undici anni". Ma voi sapevate dei morti ? "Io sapevo di due o tre vittime. Andai sotto la curva per calmare la nostra gente, e sono assolutamente sicuro che se non si fosse giocato, sarebbe stata una carneficina. I tifosi juventini avrebbero dato la caccia a quelli del Liverpool, sarebbero andati a cercarli uno per uno. E noi porteremmo dentro un rimorso vero, oggi, altro che quella partita. Ma non ho dimenticato". E il giro di campo con il trofeo in mano ? "Un pretesto per parlare male della Juventus. Vi assicuro che furono festeggiamenti assai relativi". Scollegare il cervello, il cuore: si può ? "Io ci sono riuscito e non giudico nessuno. Ma altre volte ci sono stati morti allo stadio e il calcio non si è fermato. Per esempio Paparelli". A Marassi, per Vincenzo Spagnolo, non è andata così. "Ed è stato giusto. Però il giudizio va applicato alle circostanze. All' Heysel, chi c'era la pensa come me". La Juve coi campioni del mondo che perde con l'Amburgo: perché ? "Perché sono stati più bravi loro. Non erano affatto una squadra debole, c'erano campioni come Hrubesch, Kaltz, Magath". Ma voi l'avete persa prima di cominciare. "Perché la troppa sicurezza dell'ambiente ci contagiò. Non eravamo sicuri di vincere, invece sembrava per tutti una formalità. Quella situazione ci paralizzò". Ajax-Juventus: come finisce ? "Vinciamo noi, è una certezza. Una sensazione fortissima che non ho nessuna voglia di spiegare. Sono sicuro e basta". Poi se ne andrà Vialli. "Credo che abbia sbagliato scelta. Leggo che vuole un contratto triennale, ma con le nuove regole sullo svincolo è meglio legarsi per una sola stagione, così si resta sempre liberi. Anche perché Vialli non è tipo da fare questioni di soldi". Lei che farebbe ? "Trovandomi bene alla Juve, rimarrei per un'altra stagione". Per Van Gaal, tecnico dell'Ajax, il calcio italiano è vecchio. "Non giudico mai le parole dei colleghi". Eppure lei è stato un vincente in un calcio che qualcuno definisce preistorico. "Ma guardate che conta solo il risultato. Presidenti, tifosi, giocatori, tutti vogliono solo vincere, va bene pure un'autorete a tempo scaduto. L'unico schema bello è quello che batte l'avversario". Pensa che l'Ajax sia davvero il modello del calcio europeo ? "Lo ripeto, io credo ai risultati più che ai modelli. Certo gli olandesi hanno anticipato i tempi, hanno cambiato la storia di questo sport, eppure non sono mai riusciti a portarsi a casa la Coppa del mondo. Starò con Cruyff tutta la vita, però quella volta a Monaco vinse Overath". Ma lei non è tecnico zonaiolo. "Luogo comune. Gioco a zona più di altri, però non metto i manifesti. Prima vengono i giocatori, poi il modulo. Una squadra si fa con quel che si ha". Platini dice che potrebbe tornare alla Juve, ma solo con l'Avvocato. "Non vedo perché non dovrebbe. Michel ha tutto per guidare la Juventus". E magari ritornerà pure lei. "Sto bene a Cesena. Nel calcio, il futuro è sempre troppo lontano per poterci pensare davvero".

21 maggio 1996

Fonte: La Repubblica

ARTICOLI STAMPA MAGGIO 1996 

di Guido Boffo

TORINO - Nereo Ferlat all'Heysel (accanto, una foto degli incidenti) si salvò due volte. "Sono stato l'ultimo a saltare giù dal muretto prima del crollo". A undici anni di distanza, ha assistito a Juve-Ajax in tv. E allora ? "Allora non ho visto un'immagine sull' Heysel, una sola. Ho girato ogni canale, niente. Credo che i reduci e i familiari delle vittime non si siano sentiti rappresentati. So di striscioni, però le telecamere non li hanno ripresi. Sento dire che con questa vittoria l'Heysel è stato cancellato. Incredibile. Trentanove morti sono un prezzo troppo alto". Ha esultato per la vittoria ? "No, non lo faccio più dal maggio dell' 85. Sono stato contento per la mia squadra, un po' ho anche sofferto, ma sempre con molta compostezza. Non mi sarei mai sognato di scendere in strada per la seconda Coppa". Seconda ? "Certo, perché a Bruxelles non è stata una farsa. Tacconi fu impegnato più di una volta. Dopo quello che era successo, mi consentirono di guardare la partita dalla tribuna. Ovviamente lo feci in maniera distaccata". Non ha pensato di essere capitato nella finale sbagliata ? "A Bruxelles eravamo al centro della Comunità europea. Ci sentivamo protetti. Juventus e Liverpool rappresentavano il meglio. Ero convinto di trovarmi nella finale giusta". E a Roma avrebbe voluto esserci ? "Sì, per paragonare l'ordine pubblico di allora con quello di adesso, per convincermi che si può disputare una finale di Coppa Campioni in condizioni di sicurezza. E' da tanto tempo che inseguo questa certezza". Ha chiesto biglietti alla Juve ? "Personalmente no. Ho letto che altri l'hanno fatto, ma la società ha risposto picche. Patetico. C'è gente che è tornata menomata da Bruxelles. Sarebbe stato come tendergli una mano".

24 maggio 1996 

Fonte: La Repubblica

ARTICOLI STAMPA MAGGIO 1996 

La storia una ferita mai chiusa

"Ma io non posso gioire"

Parla una delle vedove dell'Heysel.

Undici anni dopo Bruxelles, c'è chi non riesce a festeggiare la vittoria bianconera in Coppa Campioni. I parenti di Domenico Russo e Giovacchino Landini, i due torinesi nell'elenco delle 36 vittime della strage all'Heysel, finale 1985 tra Juventus e Liverpool, non hanno dimenticato quella notte di sangue, le immagini dello stadio devastato dagli hooligan inglesi, la voce di Pizzul che commentava una partita che nessuno aveva osato sospendere. E poi le telefonate della polizia, la faccia triste del funzionario incaricato di dare il "doloroso annuncio", mentre fuori i tifosi urlavano di gioia, come se non fosse successo nulla. Tiziana Russo, la vedova di Domenico, aveva 26 anni, e portava in grembo un figlio che a settembre compirà 11 anni, e a cui è stato dato il nome di papà. Dimenticare ? E come si fa ? "Questi - racconta nella sua casa di Moncalieri, in via (omissis) - sono i giorni peggiori. Mi rendo conto che questa tragedia ha cambiato la mia vita e quella dei familiari delle altre vittime. Ma al mondo dello sport, al Paese, in fondo non è mai importato più di tanto di noi. Passato il primo mese in cui tutti venivano a portarmi le loro condoglianze, e a promettere per mio figlio borse di studio che devo ancora vedere, si è preferito dimenticare quei 39 morti. Ma io non dimentico. E non posso perdonare. Non ci riesco". Al processo, a Bruxelles, questa donna è stata "risarcita" con 100 milioni. Adesso fa la collaboratrice domestica, segue il figlio a scuola e lo accompagna a karate. L'altra sera erano dagli zii, lei e il piccolo Domenico: "Non volevano accendere la televisione, ma io non ho voluto. La partita l'ha vista anche Domenico, che non ama il calcio e comunque fa il tifo per il Torino. Ormai questa tragedia appartiene solo a me, non voglio che gli altri si sentano condizionati, non sarebbe giusto, il mondo deve andare avanti". Anche lei l'ha vista, la partita. E confessa che in fondo in fondo si aspettava qualcosa di più dalla società. In che senso ? "Mi dicevo: adesso qualcuno prende la Coppa e la dedica alla memoria di quelli morti nello stadio Heysel". Non è successo, e Tiziana Russo non è stupita più di tanto: "Anche 11 anni fa pensavo che il trofeo sarebbe stato restituito". (g. a. p.)

24 maggio 1996 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA MAGGIO 1996 

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