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Dall’Heysel a Real Tv, ancora in onda il dolore del signor Conte

-ARTICOLI STAMPA e WEB AGOSTO-DICEMBRE 2002

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Dall’Heysel a Real Tv, ancora in onda il dolore del signor Conte

di Luca Bottura

Un tifoso juventino diffida la Rai a trasmettere le immagini della finale col Liverpool nel 1985: la sua sofferenza ripresa dal cameraman è diventata l’atroce simbolo di quella tragedia.

A Mediaset gli chiesero pure una foto segnaletica. Per identificarlo e, nel caso, espungerne l’immagine dagli archivi. Eppure la faccia di Gaetano Conte ce la ricordiamo tutti. E’ quel signore barbuto e un po’ sovrappeso che all’Heysel, diciassette anni fa, reclamava aiuto sull'orlo della catastrofe. Dietro di lui, la marea umana. Davanti, un muretto crollato. Intorno, i due cameramen Rai che potevano dargli una mano e invece continuarono a riprenderlo. Eleggendolo a simbolo di quel maledetto Juventus-Liverpool, dei 39 che ne morirono, di un pomeriggio che tolse per sempre l’innocenza al cosiddetto gioco del calcio. Conte, un pescatore tarantino che quel giorno stava proteggendo un parente disabile, oggi ha sessant’ anni. E non ne può più di essere un’icona, carne da archivio. L'ultima volta è successo per "Sfide mondiali", qualche sera fa. Il frizzantissimo quiz di Raitre. Ma il problema è periodico. Due anni orsono, vivisezionato per il piacere voyeuristico di "Real Tv" (avete presente ? Spettacolari incidenti, plastiche carneficine, morti da antologia) prese carta, penna e avvocato. Cercò di inibire l’uso della sua immagine al duopolio televisivo. In cambio, ottenne un vago interesse da Mediaset - "Ci mandi una foto", appunto - e una sbrigativa risposta della Rai: è il diritto di cronaca, bellezza. Ma il problema è con ogni evidenza un altro. E’ indiscutibile che quelle immagini siano un documento importante, anche se ormai stanno agli hooligans come l’urlo di Tardelli ai Mondiali dell’82: tutto lì ? Per Conte però sono veleno. Ne aggravano lo stato latente di depressione (l'altra sera è finito all’ospedale) e ne ravvivano il senso di abbandono che provò all’epoca. Quando gli operatori non lo aiutarono "e l'anno dopo vinsero pure un premio". Quando passò un mese all'ospedale di Taranto, da solo, dopo che il ministro De Michelis aveva fatto il bel gesto di riportarlo a casa. Quando decise di non presentarsi alla visita che i Belgi volevano imporgli per indennizzarlo delle costole rotte e della gamba malmessa. Alla fine intascò il corrispettivo di 1700 euro. Forse non è un caso che gli unici ad appassionarsi della vicenda sono stati, ai tempi degli Europei di Belgio e Olanda, quelli di "Beha a colori ". La radio contro la tv. Il racconto contro la violenza dell'immagine. Del suo uso estensivo, naturalmente contro i soliti ignoti. E senza cavarne un ragno dal buco. Perché il sistema è questo: se un sito Internet scrive che Azzurra Caltagirone è incinta (e non è vero) deve profondersi in scuse per averla diffamata con una notizia che di lesivo sembra non avere nulla. Se un poveraccio di­venta il jingle che introduce la violen­za negli stadi, affari suoi. Anche se chiede un po' di attenzione per la sua salute. Flebilmente. Come all’Heysel. Se può servire al dibattito, una piccola esperienza personale. Lo scrivente ebbe l’onore e il privilegio di lavorare nella redazione di Cuore, anni fa. Era l’epoca in cui Gilberto Benetton si esibiva nudo sui cartelloni pubblicitari per propagandare i suoi maglioni. Fu imitato da Vittorio Sgarbi, sulla copertina dell’Espresso. Entrambi coprivano la parte più incisiva del corpo. Cuore pubblicò allora la foto di un metalmeccanico altrettanto nudo, ma con le mani aperte in segno di resa: era più scandaloso ciò che aveva tra le gambe o quello che non aveva in tasca ? Il "Nudo operaio" fu un successo. La settimana dopo l'idea era quella di alzare il tiro. Di utilizzare la foto aerea di una delle vittime di Ustica, riprese dall'alto mentre galleggiavano a pelo d’acqua, intitolandola così: "Nudo di Stato". Prima, nonostante le migliori ed evidenti intenzioni, si consultò con l’associazione familiari delle vittime. Quella copertina non è mai uscita.

14 luglio 2002

Fonte: L’Unità

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