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ARTICOLI STAMPA e WEB 2007
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ARTICOLI STAMPA e WEB  FEBBRAIO 2007

La cura Thatcher

ARTICOLI STAMPA e WEB MARZO 2019

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ARTICOLI STAMPA e WEB APRILE 2007

In ricordo dell'Heysel

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2007

Il piazzale dello stadio intitolato a Lorentini

ARTICOLI STAMPA e WEB GIUGNO-SETTEMBRE 2007

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ARTICOLI STAMPA e WEB OTTOBRE 2007

Dello stadio della vergogna resterà una lapide

Rossi: dal sacrificio di Giusy uno sport migliore

ARTICOLI STAMPA e WEB NOVEMBRE 2007

Platini a Bruxelles "Muoviamoci prima di un altro Heysel"

ARTICOLI STAMPA e WEB DICEMBRE 2007

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La cura Thatcher

Le misure decise dagli inglesi dopo la strage dell'Heysel.

Correva il 1985 quando l'Inghilterra finì sotto choc per le tragiche conseguenze in patria e all'estero dei comportamenti dei propri tifosi, costati centinaia di vittime. La "lady di ferro", allora premier del paese, Margaret Thatcher, ritirò tutte le squadre del proprio paese dalle competizioni internazionali. Tuttavia gli inglesi non fermarono il calcio in casa propria: la lotta contro i violenti hooligans, che più volte misero letteralmente a ferro e fuoco le città ospitanti sia in patria sia all'estero, venne combattuta all'insegna di due precetti guida: prevenzione e repressione. Da allora il pubblico anche quello di ceto medio-alto che per paura dei ripetuti episodi di guerriglia urbana vi aveva rinunciato è tornato sugli spalti. Ma andiamo per gradi nel descrivere come e dove si sia concentrata nel tempo l'azione delle autorità inglesi per arginare il "fenomeno hooligans". Fenomeno, che lo ricordiamo innanzitutto, si radica proprio in Gran Bretagna, nazione dove tradizione vuole che fin da adolescenti, in occasione delle sfide calcistiche, sia d'uso bere e fare a botte con i supporter avversari. Il Taylor Report è stata l'indagine-ricerca alla base della lotta alla violenza in Inghilterra come spiega Paolo Piani sul sito del settore tecnico della FIGC. Indagine che contiene tutta una serie di suggerimenti e raccomandazioni necessarie per contrastare la violenza dei tifosi.

Gli interventi decisi per arginare la violenza - La ricetta inglese per riportare la gente negli stadi è passata attraverso: 1) La completa ristrutturazione degli impianti con la eliminazione delle barriere tra il campo di gioco e la tribuna, seggiolini in tutti i settori, capienza di almeno 20mila posti e possibilmente dotati di box privati, uso di telecamere a circuito chiuso; 2) Presa di coscienza dei tifosi dopo il bando europeo; 3) Responsabilizzazione delle società a cui è stata affidata la sorveglianza all'interno degli impianti attraverso la presenza di stewards privati (pagati dai club) in collegamento via radio con la polizia presente solo all'esterno degli impianti; 4) Divieto per le società di intrattenere rapporti con i propri tifosi, fatta eccezione per la collaborazione finalizzata a prevenire possibili incidenti; 5) Creazione di una squadra speciale di sorveglianza nazionale anti-hooligans: la National Football Intelligence Unit costituita da Scotland Yard nel 1989. Un agente è affidato a ognuna delle 92 società  professionistiche e si occupa, viaggiando sempre al seguito della tifoseria, della schedatura dei tifosi violenti e di azioni di infiltrazione. Con questo sistema è stato possibile schedare, in un'apposita banca dati, circa settemila tifosi; 6) Sistema "Crimistoppers" (in dieci anni ha permesso la cattura di oltre 15mila ultras) ideato da un gruppo di privati: esiste un numero verde a cui si può telefonare (media di circa 200 al giorno) per segnalare episodi, persone sospette e/o situazioni pericolose. Le denunce sono rigorosamente anonime così come la ricompensa ai cittadini che permettono la cattura degli eventuali teppisti.

Dal lato normativo: A) Lo Sporting Event Act (1985) vieta l'introduzione degli alcoolici negli stadi; B) Il Pubblic Order Act (1986) indica come reato il comportarsi alle partite in modo "allarmante", anche se non violento, concedendo ai magistrati il potere di impedire l'accesso negli stadi a singoli tifosi "violenti" che devono presentarsi ai rispettivi comandi di polizia in occasione delle partite; C) Il Football Offences Act (1991) permette alla polizia di arrestare e far processare per direttissima i tifosi anche solo per violenza verbale (linguaggio osceno e cori razzisti). Misure queste tutte in vigore in Gran Bretagna e che il governo Blair, nell'impossibilità di un'applicazione in occasione delle trasferte all'estero dei tifosi, ha ben supportato con l'approvazione del Football Disorder Act. Questa legge conferisce poteri enormi a Scotland Yard che può sequestrare il passaporto di un sospetto appena cinque giorni prima di una gara che si disputi all'estero. A tutto ciò aggiungasi la gogna mediatica che sistematicamente svergogna gli hooligans. La stampa britannica, con il supporto degli stessi club e dei privati che spesso forniscono foto, filmati e indicazioni, è usa additare sui tabloid i facinorosi e violenti che trasformano in gazzarra le manifestazioni sportive, e che imbrattano e devastano le città. A testimonianza del fatto che si è voluto incidere culturalmente su quelli che con troppa superficialità vengono spesso indicati come fenomeni di massa, con ciò comprendendo una ineluttabilità che l'esempio inglese dimostra non avere alcun senso.

3 febbraio 2007  

Fonte: Settore Tecnico FGCI

ARTICOLI STAMPA e WEB FEBBRAIO 2007 

Fiori per i 39 caduti nell'85 a Bruxelles, poi fair play e grande lealtà in campo

In ricordo dell'Heysel

di Paolo Accossato e Enrico Zambruno

LA STORIA - Si sono incontrati ieri nel torneo Maggioni-Righi. Dalle giovani promesse di Juve e Liverpool uno spot antiviolenza.

Juventus-Liverpool non è una partita normale. Non può esserlo, neanche a livello giovanile. La storia si può accantonare fra i ricordi, non cancellare. Il torneo internazionale Maggioni-Righi di Borgaro, per ragazzi nati nel 1990-1991, ha messo di fronte bianconeri e reds. Non erano ancora nati in quel 29 maggio 1985, data che segna una delle pagine più tristi nella storia del calcio. Bruxelles, stadio Heysel, finale di Coppa Campioni: morirono 39 tifosi, una strage. E 22 anni dopo, il ricordo è ancora vivo. Chi non c'era se l'è fatto raccontare. "Ad Anfield Road, il nostro stadio, la targa commemorativa di quel dramma la noti subito - racconta Laurence Gaughan, difensore del Liverpool". Tutti noi sappiamo bene che cosa avvenne all'Heysel. Se giochi in una squadra gloriosa come la nostra non puoi non conoscerne la storia, brutta o bella che sia. La Juve ? Per noi è stato un onore affrontarla a Borgaro". Dagli inni nazionali al fischio finale è stato un concentrato di fair play. Nessuna protesta, mai un diverbio, grande disciplina. E' finita 2-2, col Liverpool due volte in vantaggio (Ecclestone, Marvin) e sempre rimontato dal furetto Esposito, autore di una doppietta. "Che emozione - dice il n.10 bianconero Ayub Daud - Dell'Heysel me ne hanno parlato e ho visto tanti filmati tv. Il primo a raccontarmi che cosa avvenne fu Beppe Landra, il mio vecchio allenatore a Cuneo. Lui era in quello stadio e si salvò per miracolo". Massimo Storgato, tecnico degli Allievi bianconeri, nel 1985 militava nella Lazio ma era nato calcisticamente nella Juve: "Giocare col Liverpool qui a Borgaro mi ha fatto effetto. E' stato bello vedere tanti giovani, che allora non erano nemmeno nati, darsi la mano e rispettarsi come volessero onorare i caduti dell'Heysel. I miei giocatori e quelli del Liverpool hanno dato un bell'esempio di agonismo e correttezza. E poi quei fiori all'inizio del match. In certe occasioni così toccanti è ancora più bello insegnare calcio ai giovani". Anche per Giuseppe Giovinco, fratello di Sebastian che ormai è nella rosa della prima squadra bianconera, la partita non poteva essere di quelle normali: "Quel match l'ho visto in videocassetta, ricordo bene le immagini con Boniek e Platini. Per me è stata un'emozione affrontare in maglia della Juve i miei coetanei del Liverpool".

7 aprile 2007 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA e WEB APRILE 2007 

Il medico aretino morto allo stadio Heysel

Il piazzale dello stadio intitolato a Lorentini

Ad inaugurare la lapide saranno i presidenti di Arezzo e Juventus.

Arezzo, 15 maggio 2007 - Il piazzale antistante lo stadio di Arezzo sarà intitolato a una delle 39 vittime della tragedia dello stadio Heysel, Roberto Lorentini, il medico aretino morto mentre prestava soccorso a un ferito. Ad inaugurare la lapide, sabato in occasione della partita Arezzo-Juventus, saranno il sindaco Giuseppe Fanfani, i presidenti delle due società di calcio, Giovanni Cobolli Gigli e Piero Mancini e Otello Lorentini, padre del medico e presidente del comitato "Lorentini-Conti", che richiama nel nome anche quello della seconda vittima aretina dell'Heysel, Giusy Conti. A quest'ultima sarà dedicato, a giugno, il piazzale antistante il palasport Le Caselle. A scoprire la lapide di Giusy Conti sarà invece Paolo Rossi, uno dei giocatori che disputarono la finale di Champions tra Juventus e Liverpool nella tragica notte dell'Heysel, nel maggio 1985, assente però per impegni di lavoro sabato prossimo. A spiegarlo è stato l'assessore allo sport del Comune di Arezzo, Lucia De Robertis, che ha motivato la decisione di intitolare i due piazzali a Lorentini e Conti "perché vogliamo che non venga dimenticato tutto quello che avvenne nello stadio belga. E speriamo che chiunque si prepari ad assistere ad una manifestazione sportiva, vedendo queste lapidi, ricordi quelli che sono i veri valori dello sport e rifugga ogni fenomeno di violenza". Nel piazzale antistante lo stadio sarà affissa anche una lapide con i nomi di tutte le vittime dell'Heysel. Sul muro degli spogliatoi dello stadio è stato infine realizzato un murales a ricordo della tragedia.

15 maggio 2007

Fonte: Lanazione.com

ARTICOLI STAMPA e WEB MAGGIO 2007 

L'Heysel sarà abbattuto al suo posto case e uffici

Dello stadio della vergogna resterà una lapide

di Marco Zatterin

Cadranno gli spalti di mattoni rossi e le bianche torri d'acciaio. Qualcuno proverà a salvare almeno l'algida targa che ricorda la tragedia, un rettangolo di pietra verzolina su cui sono incise le parole "In memoriam" e la data maledetta, "29.05.1985". Poi tutto diventerà macerie e, come vuole la sorda logica immobiliare, il tempo vedrà spuntare negozi, uffici e palazzine. L'Heysel, lo stadio della vergogna, sarà raso al suolo e sparirà per sempre dalla mappa di Bruxelles. Qui si cercherà di sbianchettare la memoria, ma è chiaro che nemmeno le ruspe potranno cancellare il ricordo del dramma di quella finale di Coppa dei Campioni, Juventus-Liverpool, giorno fatale in cui nel "settore Z" morirono 39 tifosi, quasi tutti italiani, calpestati dalla foga degli hooligan sfuggiti al controllo dell'inutile polizia di Sua Maestà il Re dei Belgi. La decisione è presa, annuncia la stampa locale. "Delibereremo il 17 ottobre", precisano le autorità amministrative. Il Comune e la Regione di Bruxelles si sono intesi sulla distruzione dell'impianto, già fatiscente all'epoca della strage, ricostruito nel 2000 e oggi utilizzato in rare occasioni, le partite della Nazionale, il memorial d'atletica Van Damme, i concerti delle grandi rockstar, ultimi i Genesis lo scorso giugno. La capitale d'Europa avrà un altro stadio che, presumibilmente, sarà costruito sul sito Schaerbeek-Formation, nel perimetro della municipalità bruxellese. Il sindaco Freddy Thielemans è favorevole all'operazione: il 24 settembre scorso ha ufficializzato l'apertura della gara per i progetti della nuova struttura. Per i politici belgi è l'occasione di una nuova disputa sul controllo del territorio. Per i tifosi del pallone, non solo di fede bianconera, è una ferita mai rimarginata che torna a sanguinare. Quella giornata di vittoria amara è scolpita nelle coscienze di tutti quelli che amano il calcio. Allora si decise di giocare a Bruxelles nonostante le proteste dei club. L'Heysel era cadente, privo di adeguate uscite di sicurezza e di corridoi di soccorso. Il campo era maltenuto, i muretti di divisione fra i settori cadevano a pezzi; una buona parte delle struttura grondava umidità per colpa dei tubi dei servizi igienici corrosi dal tempo. La Federazione, che pure aveva ben presenti disordini dell'anno prima con Roma-Liverpool, fece orecchie da mercante. L'organizzazione mise una ciliegina avariata su quella torta purulenta distribuendo i tifosi come avrebbe fatto un malato di mente. Il grosso degli juventini fu collocato nei tre settori della curva alla destra della tribuna principale. Una parte meno numerosa finì nella curva opposta, nell'area Z, a stretto contatto con i britannici che occupavano due terzi della curva sinistra. Un'ora prima della partita gli inglesi caricarono gli italiani, sfondando le fragili reti che dividevano le fazioni, anche perché, in zona, delle forze dell'ordine non c'era traccia. Fu la ressa, il carnaio. Gente schiacciata, sotto i piedi degli hooligan che li cacciavano e quelli di chi provava a togliersi dai guai. Crollò un muro e sotto finirono in tanti, mentre altri, presi dal panico, si gettarono nel vuoto. I poliziotti restarono a guardare, ostacolando anche quanti cercavano scampo sul terreno di gioco. Molti altri si ferirono scavalcando i paletti della recinzione. Morirono in diretta tv 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e un irlandese. Centinaia furono i feriti. Da ventidue anni si dibatte sull'opportunità che la partita sia stata disputata: uno a zero, gol di Michel Platini, su un rigore più che generoso. Da ventidue anni l'Heysel è piegato sotto la sua maledizione. Lo hanno rinnovato per gli Europei del 2000, ribattezzandolo "Re Baldovino". L'Italia c'ha vinto col Belgio e con la Romania, nei quarti di finale. Erano gli ultimi fasti di un impianto già settantenne, la cui seconda vita è durata molto poco. Bruxelles vuole un nuovo terreno perché sogna la finale della Coppa del Mondo 2018 e un po' di business palazzinaro. E ancora. Sebbene nessuno voglia ammetterlo, prova a dimenticare l'indimenticabile: l'Heysel e la tragedia senza senso di cui è il terribile simulacro.

5 ottobre 2007 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA e WEB OTTOBRE 2007 

Inaugurata alle Caselle la piazza dedicata alla ragazza aretina morta all'Heysel

Rossi: dal sacrificio di Giusy uno sport migliore

di Federica Guerri

AREZZO - "Spero che questa targa serva a ricordare che i valori dello sport sono altri e che il sacrificio di Giusy possa farne crescerne di veri", così ha parlato ieri l'ex campione del mondo Paolo Rossi alla cerimonia di intitolazione del piazzale del palazzetto dello sport Le Caselle a Giusy Conti, la studentessa aretina morta insieme a Roberto Lorentini nella tragica finale di Coppa dei Campioni dell'Heysel (39 vittime), ventidue anni fa. Oltre a Pablito, idolo di Giusy, alla cerimonia erano presenti i genitori della studentessa, l'assessore comunale allo sport Lucia De Robertis, quello provinciale Vasai, il prefetto Francesca Adelaide Garufi e don Paolo De Grandi, sacerdote ed ex calciatore. C'erano anche i piccoli dello Ut Chimera con le loro tute blu a simboleggiare lo sport di domani, lo sport che tutti vogliono pulito. "E’ un momento importante quello che stiamo vivendo - spiega l'assessore De Robertis - abbiamo scelto proprio questo luogo perché il palazzetto delle Caselle è l'impianto sportivo più importante della città, quello da cui passano migliaia di atleti. Lo abbiamo scelto nella speranza che, alzando gli occhi al cielo, tutti possano leggere il nome di Giusy e ricordare che lo sport è una cosa diversa". Una cosa diversa da quella che ha strappato a Giusy la vita. "Ringrazio quanti si sono adoperati perché venisse intitolato il piazzale a mia figlia - dice con voce sommessa il padre di Giusy - dopo tanti anni era una cosa doverosa. Spero che il suo sacrificio serva a prendere lo sport in un altro modo". "Nel modo più sano e bello - prosegue il prefetto Garufi - perché i giovani possano imparare cos'è l'amore per lo sport, augurandomi che non debbano mai vedere momenti brutti come quello dell' Heysel. Spero che la targa sia un ricordo e un monito a evitare ciò che si può evitare". "Chiedo scusa a nome di chi provocò quel gesto ventidue anni fa", conclude l'assessore De Robertis, prima della benedizione data da Don Paolo De Grandi. A seguire le note solenni di una tromba hanno accompagnato il momento della scopertura della targa nascosta da un panno verde bagnato dalla pioggia. Un gesto doveroso, un nome per non dimenticare e per continuare a credere che lo sport buono esiste.

27 ottobre 2007 

Fonte: Corriere di Arezzo

ARTICOLI STAMPA e WEB OTTOBRE 2007 

Platini a Bruxelles "Muoviamoci prima di un altro Heysel"

Contro la violenza negli stadi occorre agire prima che avvenga una nuova strage come quella di Heysel, in cui morirono 39 tifosi juventini aggrediti dagli hooligan del Liverpool. Lo ha detto ieri a Bruxelles il presidente dell'Uefa Michel Platini, evocando la tragedia del 1985 di cui è stato testimone in qualità di giocatore. A questo proposito, al termine di una conferenza di due giorni sulla violenza nello sport, Platini ha ottenuto dal commissario alla Giustizia, Libertà e Sicurezza Franco Frattini l'impegno da parte dell'esecutivo Ue a finanziare la formazione delle polizie europee che gestisce la sicurezza negli stadi. "Spero che il primo progetto pilota possa partire prima degli Europei 2008", ha annunciato Frattini, spiegando che sono a disposizione "alcune decine di milioni di euro". L'entità precisa, ha aggiunto, "dipende da chi e per quanto tempo svolgerà i progetti".

30 novembre 2007 

Fonte: La Stampa

ARTICOLI STAMPA e WEB NOVEMBRE 2007 

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