Roma: giovedì 4 dicembre 2025 alle ore
11 la commemorazione nel 40° Anniversario della
Strage dello Stadio Heysel di Bruxelles alla
Camera dei Deputati.
Presente anche
Brio, oltre al presidente Ferrero che ha rivolto
un sentito plauso a tutte le attività istituite
per onorare la notte del 29 maggio 1985.
Ricordare per
imparare L'Heysel entra alla Camera
di Guido Vaciago
Il Presidente
Fontana: "Lo sport si è trasformato in tragedia.
Il dolore serva per non dimenticare" Ora una legge
per la memoria dei fatti di Bruxelles.
ROMA
- L’Heysel è entrato alla Camera dei Deputati perché
è nella casa della democrazia che si deve badare
alla memoria e alla sua manutenzione. E tenere ben
oliata la memoria della tragedia di Bruxelles, quando
morirono 39 tifosi prima della finale di Coppa dei
Campioni, il 29 maggio 1985, ha risvolti civili,
morali, ma anche molto pratici perché, ancora oggi,
quelle 39 vittime sono un monito forte di come stupidità
e superficialità nell'organizzare un qualsiasi evento
possano costare vite umane, ma anche di come la
violenza, anche quella verbale, sia da estirpare
dal tifo per restituire allo sport una cornice consona
e che ne faccia risaltare i reali valori. "Si deve
ricordare, perché nel ricordo c'è la speranza che
cose di questo tipo non accadano più. Il calcio
è uno sport e deve essere un divertimento, una giornata
che poteva essere di festa si è trasformata in una
giornata di tragedia e sofferenza. Del calcio devono
rimanere solo le emozioni da trasmettere ai figli",
l'introduzione della tavola rotonda è proprio del
presidente della Camera, Lorenzo Fontana, tifoso
di calcio (Verona) e frequentatore di stadi, cosa
che rende il suo intervento incisivo e sentito.
"Quando ho visto il documentario non ho dormito
bene. lo porto mia figlia allo stadio. Sapere che
a Bruxelles sono morti anche dei bambini è terrificante.
L'evento è un'occasione per ricostruire i fatti
in modo reale con la voce di chi c'era, come Sergio
Brio che, per l'ennesima volta (ma non è mai abbastanza)
spiega come quella partita si doveva giocare per
ragioni di ordine pubblico, altrimenti i morti sarebbero
stati dieci volte tanto, che i giocatori conoscevano
una versione molto edulcorata dei fatti e solo a
tarda notte hanno conosciuto la verità. Ma è anche
l'occasione di fare il punto sulla legge proposta
da Fabrizio Comba per istituire una giornata della
memoria dedicata all’Heysel che venga accompagnata
da attività a tutto tondo per continuare a fare
informazione, a ricordare e migliorare la cultura.
"Quella notte
all’Heysel" di Emilio Targia, la partita da non
giocare
"Boniperti
non voleva giocarla quella partita: lo ha costretto
l’Uefa". Sergio Brio ricorda la notte dell’Heysel
con i suoi 39 morti, il 29 maggio di quarant’anni
fa, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati
piena in tutti i suoi posti. C’è il presidente di
Montecitorio, Lorenzo Fontana, il presidente della
Juventus, Gianluca Ferrero (con Giorgio Chiellini
ad ascoltarlo), e diversi parlamentari, da Marco
Osnato presidente dello Juventus Club Parlamento
("Di gran lunga quello con più iscritti") a Fabrizio
Comba, autore di un progetto di legge ormai in dirittura
d’arrivo che istituirà la Giornata della memoria
delle Vittime della violenza nello sport, muovendo
proprio dall’Heysel. E c’è naturalmente Emilio Targia,
regista dell’evento, autore del libro "Quella notte
all’Heysel" e del podcast "Dentro l’Heysel", mentre
il dibattito viene moderato da Guido Vaciago, direttore
di Tuttosport. Brio, da testimone oculare di quella
finale contro il Liverpool, racconta che dopo il
crollo della curva dello stadio di Bruxelles, che
oggi si chiama Re Baldovino, il presidente della
Juve venne chiamato in riunione dall’Uefa. "Non
me la sento di giocare in queste condizioni", fece
Giampiero. "Dovete farlo - fu la risposta - altrimenti
perderete 3 a 0". Boniperti andò nello spogliatoio
e cercò di non traumatizzare i giocatori. "C’è stato
un morto italiano" disse loro. Solo dopo, in albergo,
avrebbe rivelato cos’era successo. Il presidente
Fontana, da padrone di casa, ha raccontato di essere
rimasto sconvolto da un documentario visto nel maggio
scorso, e commosso dalla lettura del libro di Targia:
"Questa giornata è un obbligo morale, perché una
tragedia del genere non si verifichi più".
Ferrero e il ricordo alla Camera: "Trauma
per tutto il mondo"
39 vittime e più di 600 feriti: le parole
del presidente della Juventus e di Gravina, Bonfiglio
e Fontana.
Il
29 maggio 1985 è una di quelle date che rimarrà
per sempre impressa nella mente dei tifosi della
Juventus e di tutto lo sport italiano. Quel giorno,
poco prima della finale di Coppa dei Campioni tra
Juventus e Liverpool allo Stadio Heysel di Bruxelles,
morirono 39 persone e più di 600 rimasero ferite.
Intervenuto nel corso dell'evento "Quella notte
all'Heysel e la manutenzione della memoria" alla
Camera, il presidente della Juventus Gianluca Ferrero
ha detto: "Doveva essere una giornata di festa,
invece si è trasformata in trauma per tutto il mondo
dello sport. I traumi vanno metabolizzati".
FERRERO: "LA
VOLONTÀ DELLA JUVE: MEMORIA E SICUREZZA"
- "La volontà della Juventus si è espressa
in due modi - ha continuato il presidente bianconero
- con la memoria e la sicurezza. Abbiamo fatto tante
cose per mantenere il ricordo di queste persone
e di questo evento vicino ai nostri cuori. E poi
la sicurezza, che potete vedere allo stadio con
tutto quello che abbiamo costruito e investito per
fare in modo che mai più si verifichino eventi di
questo genere. Tutti gli anni ci riuniamo in una
piazza dedicata alle vittime. Nel 2005 abbiamo inaugurato
una stele coi nomi delle vittime nella vecchia sede
(NdR: in verità questa stele è stata inaugurata
nel 2011 all’interno del J-Museum). A fianco di
quella attuale abbiamo inaugurato un monumento che
deve ricordare in maniera permanente le vittime.
Abbiamo avuto un momento di commemorazione quando
abbiamo inaugurato lo stadio, e anche nel museo
abbiamo due momenti che ricordano le vittime".
CONI, BONFIGLIO:
"QUEL GIORNO LO SPORT VENNE SCONFITTO"
- Il presidente del Coni, Luciano Bonfiglio,
ha aggiunto: "Quello non fu solo un giorno in cui
si disputò un'importante finale, fu il giorno in
cui lo sport, all'improvviso, venne sconfitto, violato
nella sua identità autentica. Fu il giorno in cui
39 vite vennero portate via. Ricordare quella notte
significa ribadire che la memoria è un dovere civile
e morale. La memoria va convalidata tutti i giorni
come baluardo e doveroso ricordo di chi non c'è
più. L'associazione delle vittime dell'Heysel e
il presidente Lorentini meritano tantissima riconoscenza.
La loro presenza è un patrimonio che appartiene
a tutto il Paese. Lo sport è un linguaggio universale,
questa forza va custodita e irrorata ogni giorno,
con il nostro comportamento e quello dei campioni,
non solo in gara ma nella vita di tutti i giorni.
Le persone meritano rispetto e tutti noi dobbiamo
impegnarci affinché questo rispetto venga sempre
più compreso, condiviso e attuato quotidianamente.
A partire da Milano-Cortina, che rappresenta un'opportunità
straordinaria per radicare questa cultura sportiva
sull'etica, l'inclusione e la responsabilità. A
nome del Coni, ribadisco l'impegno a promuovere
questa visione dello sport, di una crescita consapevole
e rispettosa".
FIGC, GRAVINA:
"IL NOSTRO COMPITO È NON FAR ACCADERE PIÙ EVENTI
COSÌ" - All'evento è intervenuto
anche il presidente della Figc Gravina: "Il
nostro compito è creare le condizioni affinché non
accadano più eventi tragici come quello di 40 anni
fa e soprattutto contribuire a creare una memoria
condivisa fondata su responsabilità e rispetto,
contribuendo a rafforzare due pilastri fondamentali
della vita pubblica. D'altronde, a distanza di tanti
anni onoriamo le vittime e ci stringiamo alle loro
famiglie affinché la memoria non resti confinata
nelle ricorrenze ma continui a guidare le nostre
scelte quotidiane. Ritrovarci oggi significa rinnovare
un impegno che non è una semplice commemorazione,
ma una responsabilità collettiva. La tragedia
dell'Heysel ci ricorda quanto fragile possa essere
il confine tra la passione sportiva e la violenza,
tra la festa e la tragedia".
A 40 anni dalla tragedia dell'Heysel, il
presidente Juve Ferrero ricorda le vittime alla
Camera: "Fu un trauma".
A quarant'anni da
quella drammatica notte, la ferita dell'Heysel resta
aperta nella memoria del calcio mondiale e della Juventus. Durante
l'evento "Quella notte all'Heysel e la manutenzione
della memoria", tenutosi presso la Sala del Refettorio
a Palazzo San Macuto a Roma, il presidente bianconero Gianluca
Ferrero ha voluto onorare il ricordo delle
39 vittime e dei feriti.
"GIORNATA DI
GIOIA TRASFORMATA IN TRAUMA" - Ferrero
ha descritto con parole toccanti l'impatto di quella
tragedia, avvenuta nel 1985: "È stato un trauma. Quella
che doveva essere una giornata di sport e gioia
si è poi trasformata in un trauma per il mondo dello
sport, per le famiglie delle vittime e per la Juventus.
I traumi vanno metabolizzati, quella che è la volontà
della Juventus è di non dimenticare".
Juventus, la Camera
ricorda i 40 anni dell’Heysel:
"Un trauma per
lo sport che non va dimenticato"
Nel
quarantennale della tragedia dell’Heysel, la Camera
dei Deputati ha dedicato una giornata ufficiale
alla memoria delle 39 vittime - di cui 32 italiane
- morte il 29 maggio 1985 prima della finale di
Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool.
L’iniziativa, ospitata nella Sala del Refettorio
di Palazzo San Macuto, si inserisce nel più ampio
percorso istituzionale volto alla tutela della memoria
storica legata agli eventi che hanno segnato in
modo permanente lo sport europeo.
UNA TRAGEDIA
CHE SEGNÒ LA STORIA DELLO SPORT EUROPEO
-
Il 29 maggio 2025 ha rappresentato un passaggio
simbolico: quarant’anni da una delle pagine più
buie nella storia del calcio mondiale. Oltre ai
39 morti, più di 600 tifosi rimasero feriti nel
crollo del settore Z dello stadio Heysel di Bruxelles,
causato da incidenti tra opposte tifoserie e da
carenze strutturali dell’impianto. La commemorazione
istituzionale a Roma è stata l’occasione per ribadire
il valore civile del ricordo e la necessità di mantenere
alta l’attenzione sulla sicurezza negli stadi.
FERRERO: "SPORT
TRASFORMATO IN DOLORE, MA LA MEMORIA NON PUÒ SVANIRE"
- Il presidente della Juventus Gianluca Ferrero
ha sottolineato l’impatto emotivo e storico della
tragedia, definendola un trauma collettivo: "È stato
un trauma. Quella che doveva essere una giornata
di sport e gioia si è trasformata in un dramma per
il mondo dello sport, per le famiglie delle vittime
e per la Juventus. I traumi vanno compresi e metabolizzati.
La volontà della Juventus è di non dimenticare".
Ferrero ha ricordato le iniziative adottate dal
club per preservare la memoria dell’Heysel: "Abbiamo
inaugurato una stele con i nomi delle vittime e
un monumento in loro ricordo. Abbiamo investito
sulla sicurezza affinché eventi simili non possano
più ripetersi".
FONTANA: "RICORDARE
PER IMPEDIRE CHE IL CALCIO VENGA ASSOCIATO ALLA
VIOLENZA"
-
Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha
ampliato la riflessione sul significato civile del
ricordo: "Si deve ricordare perché nel ricordo c’è
la speranza che queste cose non accadano più. Il
calcio è uno sport e deve tornare a essere divertimento,
senza mai trascendere. Devono rimanere solo emozioni
sane da trasmettere ai figli. Va ricordato l’Heysel
perché nessuno colleghi più una tragedia di questo
tipo al calcio". Fontana ha poi condiviso un punto
di vista più personale, legato alla sua esperienza
di tifoso: "Sono un grande appassionato di calcio,
non della Juventus ma dell’Hellas Verona. Ho visto
un documentario sull’Heysel che non mi ha fatto
dormire. Mi sono immedesimato in quei giovani tifosi
che volevano semplicemente vivere una giornata di
festa. Porto mia figlia allo stadio e conosco la
bellezza di certe emozioni: immaginare che non fossero
più tornati a casa è qualcosa che non si può ignorare.
Non ricordare questa giornata sarebbe stato inconcepibile".
"Quella notte
all’Heysel e la manutenzione della memoria"
Domani alle 11
in sala Refettorio. Introduce Fontana. Interventi
di Osnato, Buonfiglio (Coni), Gravina (Figc), Ferrero
(Juventus), Brio e familiari vittime Diretta webtv.