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TORINO 29-05-2025
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Cerimonia  Torino 29.05.2025
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Casa Circondariale "Lorusso e Cotugno"
40° Anniversario Strage Stadio Heysel Bruxelles
Incontro di Educazione Civica sulla Tragedia dell’Heysel
Progetto Evento di Commemorazione a Cura di Beppe Franzo
In Collaborazione con Istituto Giovanni Plana di Torino
Con la Speciale Partecipazione di Carla Gonnelli (Reduce Settore Z)
Donazione Materiale Didattico di Associazione Quelli di Via Filadelfia
 

L'ANNIVERSARIO

Carla Gonnelli, sopravvissuta, racconta la tragedia nel carcere Lorusso e Cutugno: "Mi trovò ancora viva un tifoso inglese, poi una settimana di coma".

"Mi salvai sotto i cadaveri ma persi mio padre

Quella partita era il regalo per i miei 8 anni"

di Caterina Stamin

"La città era invasa da gente ubriaca Lo stadio era fatiscente cadeva a pezzi. Nel settore Z ci sembrava di essere dentro una gabbia per polli: ci sentivamo sotto attacco".

LA STORIA - Il ricordo la sensazione di essere sotto attacco. Poi, all'improvviso, il buio totale: mi sono risvegliata dal coma una settimana dopo, quando mi hanno detto che mi hanno ritrovata a terra, allo stadio, con sopra i cadaveri di otto persone. Io mi sono salvata, ma in quelli spalti ho lasciato mio padre". Il 29 maggio 1985 Carla Gonnelli aveva diciotto anni. La finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, quella che doveva essere la partita del secolo, era il suo regalo di compleanno. Era a Bruxelles con il padre, Giancarlo, 43 anni, da sempre tifoso bianconero. Erano felici, entusiasti di quel viaggio. Ma appena atterrati in città si sono resi conto subito che c'era qualcosa non andava. "Ricordo una situazione non gestita dice Carla e una città invasa da gente ubriaca. E poi lo stadio, la struttura fatiscente di vecchio cemento che cadeva a pezzi". Sono passati quarant'anni da quel giorno. Eppure per Gonnelli è come se il tempo si fosse fermato. Racconta la tragedia dell'Heysel nel laboratorio di falegnameria del padiglione B del carcere Lorusso e Cutugno. Parla davanti a un pubblico di cinquanta detenuti che non fiatano. Sono studenti dell'Istituto d'istruzione superiore Giovanni Plana. È stato uno di loro a ideare la giornata di commemorazione, Giuseppe Franzo. Ma a renderla possibile è stata la collaborazione tra la scuola, la casa circondariale e l'associazione Quelli di Via Filadelfia, grazie all'impegno della referente del Plana Sara Brugo e dell'ex dirigente della Juventus Francesco Mottola. Gonnelli, in piedi appoggiata a una scrivania, tra armadi in costruzione e attrezzi da artigiani, continua il racconto. Non parla al microfono, non ce n'è bisogno.

"All'Heysel ci hanno fatto entrare da una porta piccola, stretta. Accanto ci passavano i disgraziati (NdR: gli hooligans del Liverpool) con le casse di birra. Siamo arrivati nel settore Z e tutto intorno a noi c'erano famiglie, bambini, padri, anziani. Alla nostra sinistra una rete, al di là i tifosi inglesi. Ci sembrava di essere dentro una gabbia per polli e avevamo la sensazione che qualcosa non andasse bene". In pochi minuti scoppia l'inferno. Gli hooligans "lanciavano bottiglie, piene e vuote, e pezzi di cemento che si staccavano dallo stadio. La gente urlava, provava a difendersi. E ha iniziato a scappare indietro". I tifosi del Liverpool abbattono la rete divisoria. Ma qui i ricordi di Gonnelli si fermano: "La mia memoria è la sensazione di essere sotto attacco. Poi, il vuoto". Carla sviene. Si risveglia una settimana dopo, in ospedale. "Mi hanno detto che mi ha salvata un tifoso inglese che si è accorto che respiravo ancora". Scopre che il padre è tra le 39 vittime mentre la risvegliano dal coma farmacologico. "Mi ricordo solo di una persona che mi ha detto cosa fosse accaduto. Il resto l'ho letto sui giornali. Cercavo le fotografie di quel giorno, guardavo la televisione: per me è tutt'ora inspiegabile, assurdo". Guarda i detenuti. E li ringrazia: "Questo momento è importante", dice. Molti sono juventini. "Ho le foto dei calciatori nella mia cella racconta uno di loro ma prima di oggi non conoscevo la tragedia dell'Heysel". Ecco il motivo per cui Gonnelli è lì. E lo rimarca: "Quello che è accaduto deve essere un punto di partenza perché non succeda più. E perché questi morti siano serviti a qualcosa". Aggiunge: "Io sono tornata allo stadio, grazie all'associazione Quelli di Via Filadelfia e ad Andrea Agnelli che mi invitò all'inaugurazione dell'Allianz Stadium". Applausi. Poi un minuto di silenzio per le vittime dell'Heysel. Per suo padre. Fonte: La Stampa © 30 maggio 2025 Fotografie: Associazione Quelli di Via Filadelfia © La Stampa.it © Istituto Plana © GETTY IMAGES © (Not for Commercial Use) Banner: Istituto Plana © Carceriditorino.it © Gianni Valle © Comune di Torino ©

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