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Dramma dei
tifosi della Juve all’Heysel: al Ministero
degli Affari
Esteri l’Unità di crisi prende forma
di Stefano
Benazzo
Parla il
diplomatico di turno durante la strage e la
partita dei bianconeri nello stadio belga: Era
il 29 maggio '85.
Per la tragedia di
Crans - Montana e altre vicende nelle quali sono
coinvolti da decenni connazionali presenti a
vario titolo in diversi Paesi, i media citano il
ruolo dell’Unità di crisi del Ministero degli
Affari Esteri in relazione ai sempre più
frequenti eventi naturali e politici, ai
sequestri a
danno di connazionali, nonché alle
tragedie che purtroppo si susseguono nel mondo e
che coinvolgono italiani. Non sono volutamente
approfondite dai media le modalità di azione
dell’Unità, che opera senza dare pubblicità alle
proprie iniziative, di concerto con altre
Istituzioni.
RIENTRATO DA
MOSCA - Come nacque l’Unità di
Crisi, che ho avuto l’onore di vedere sorgere, a
seguito di una mia iniziativa ? Fra settembre
1983 e settembre 1986, di ritorno da 3 anni
presso l’Ambasciata a Mosca, fui assegnato alla
Segreteria Generale del Ministero degli Affari
Esteri, allora centro nevralgico di tutta la
corrispondenza del Ministero del Esteri, oltre a
coordinarne l’intera attività, alle dipendenze
del Segretario Generale. La tragedia dello
stadio di Heysel, a Bruxelles, il 29 maggio
1985, poco prima dell’inizio della finale di
Coppa dei Campioni Juventus - Liverpool, provocò
la morte di 39 persone, di cui 32 italiani;
oltre 600 persone rimasero ferite. Quel giorno
ero di turno di "chiusura", verso le 21, alla
Segreteria Generale, nel cosiddetto "Stanzone",
che apriva alle 7 e chiudeva alle 22, e nel
quale di giorno operavano almeno 6 funzionari
diplomatici, oltre al personale di supporto.
Nelle fasce estreme di tale orario era sempre
presente almeno un funzionario diplomatico.
Quella sera ero io. Avendo varie tv italiane ed
estere in trasmissione continua (era compito
anche della Segreteria Generale rimanere
aggiornata sugli eventi di rilevanza in tutto il
mondo, per poterne informare la gerarchia
ministeriale e, al vertice, il Ministro degli
Affari Esteri), mi resi conto di quanto
succedeva a Bruxelles.
OGNI
TELEFONO DISPONIBILE - Decidendo
informare subito gli italiani consapevoli che le
Autorità erano in grado intervenire e
raccogliere le richieste degli italiani di
conoscere la sorte dei propri cari, riuscii a
far passare sulle reti tv nazionali (con
notevole riluttanza da parte dei rispettivi
Direttori) tutti i numeri telefonici fissi della
Segreteria Generale, invitando a chiamare quei
numeri per registrare i propri quesiti presso il
Ministero degli Esteri. Pochi minuti dopo, i
"sottopancia" delle reti che trasmettevano la
partita riportavano i numeri che avevo chiesto
di trasmettere, così come i tg e le edizioni
straordinarie dei notiziari, nonché, l’indomani,
i quotidiani.
ALLE USCITE
SCHIERATI I CARABINIERI - Diedi
anche istruzioni ai Carabinieri all’ingresso del
Ministero di bloccare e mandare alla Segreteria
Generale i funzionari diplomatici in uscita
dall’ufficio, in età non superiore a circa 35
anni (all’epoca non era inusuale che i miei
colleghi rimanessero in ufficio ben oltre le
20). Invitai subito i miei colleghi
(inizialmente perplessi, ma immediatamente
consapevoli dell’importanza della nostra
missione) a gestire tutti i telefoni (allora
esistevano solo linee fisse) della Segreteria
Generale (circa 20 linee) e il Ministero fu così
immediatamente raggiungibile per tutti coloro
che si preoccupavano di sapere se i loro
congiunti erano vivi e di dare i propri
recapiti. Tutte le linee della Segreteria
Generale furono pertanto immediatamente a
disposizione dei nostri connazionali, compreso
il telefono privato del Segretario Generale. I
miei colleghi prendevano nota degli estremi dei
richiedenti, assicurando che il Ministero
avrebbe fatto quanto in suo potere per cercare
elementi sulle vittime (morti, feriti, dispersi,
congiunti) della tragedia e dare, a tempo
debito, una risposta.
24H DI
EMERGENZA SOTTO ANDREOTTI - La
struttura rimase in funzione in questa forma per
quasi 24 ore, passando poi la "fiaccola" alla
Direzione Generale competente. Successivamente,
le Autorità nazionali competenti furono chiamate
a collaborare. Fu l’embrione della struttura che
divenne poi l’Unità di crisi. Allora, fu una
novità che l’Amministrazione potesse in tempo
reale seguire un evento tragico e offrire
immediatamente la propria collaborazione ai
cittadini. L’indomani ricevetti i complimenti
del Segretario generale, Renato Ruggiero, e del
Ministro degli Esteri, Giulio Andreotti. L’Unità
di crisi dimostra quotidianamente e continuerà a
dimostrare la propria importanza. Ogni volta che
la sento nominare, sono fiero di avere
contribuito alla sua nascita.
Stefano
Benazzo (NdR: Ambasciatore d’Italia a
riposo)
Fonte:
Barbadillo.it © 14 gennaio 2026
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