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Interviste ad Antonio Cabrini
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Calciatore F.C. Juventus

(In campo allo Stadio Heysel il 29.05.1985
)

Cabrini al BN: "Allegri ha superato Conte. Sull'Heysel..."

di Mattia Carapelli

Tredici trofei conquistati con la maglia della Juventus, uno - la Coppa del Mondo del 1982 - con quella della Nazionale: alle spalle di Antonio Cabrini c’è la carriera di uno dei giocatori più vincenti del nostro calcio. Dal 2012, l’ex terzino bianconero si è reinventato come c.t. dell’Italia femminile, contribuendo alla crescita di un movimento finora colpevolmente "dimenticato". Di questo e di molti altri temi, Cabrini ha parlato in esclusiva a ilBiancoNero.com. Tra Allegri in versione Trapattoni e il ricordo, sempre vivo, dello stadio Heysel.

… (Omissis)

Lunedì saranno trascorsi 32 anni dagli eventi dello stadio Heysel. Cosa si ricorda di quella sera ?

Purtroppo è stata una sconfitta del calcio in generale. Non si è tenuto conto di situazioni, violente, che sulla carta potevano compromettere la partita, come in effetti è accaduto.

Il suo ex compagno di squadra Marco Tardelli ha più volte detto che quella Coppa quasi non la sente sua. Qual è la sua opinione ?

Bisogna considerare che la partita è stata giocata sia da noi che dal Liverpool senza essere condizionati. Poi è chiaro che il risultato passa in secondo piano vedendo quello che è successo. Però penso che i due aspetti debbano essere tenuti separati.

26 maggio 2017

Fonte: Ilbianconero.com

Cabrini: "Fu giusto restare in campo e alla fine esultai per la vittoria"

di Roberto Perrone

Antonio Cabrini non aveva ancora 28 anni la sera del 29 maggio 1985. Era il terzino sinistro più forte del mondo, era l'idolo delle ragazzine che tenevano in camera il suo poster accanto a quello di Simon Le Bon. Mescolava forza a spensieratezza. La forza gli rimase ancora per molti anni, la spensieratezza sfiorì quella notte. "Fu una sera difficile per tutti: la partita fu giocata regolarmente anche se il pensiero andava a quello che era successo sulle tribune".

E ancora dieci anni dopo ci si domanda: fu giusto andare in campo ?

"Rilievi assurdi. Noi, inizialmente, ci eravamo rifiutati di giocare. Poi l'Uefa decise di far disputare la partita. Fu la scelta giusta. Se avessero annullato Juve-Liverpool sarebbe stato peggio. Quella notte in città ci sarebbe stata una guerra civile. Invece, giocando, abbiamo circoscritto la tragedia, abbiamo riportato la gente a una realtà sportiva, facendola ragionare il meno possibile".

Altra accusa: perché esultare alla fine ? Ce n'era ragione ?

"Era il modo di dedicare quella Coppa a tutti quelli che erano venuti lì a vederci facendo grandi sacrifici. Fu un modo di risarcirli".

Vale quella Coppa ?

"La partita fu regolare, il valore sportivo c'è tutto. Non vale sotto l'aspetto umano, che poi è il più importante".

Molte le domande, terribili i ricordi personali.

"Mi restano impressi quegli spogliatoi dove entravano decine di persone, alcune stravolte, altre insanguinate. Il padre che cercava il figlio, l'amico che chiedeva dell'amico. Leggevamo nei loro occhi la disperazione, la speranza delusa". Dieci anni dopo, oltre il ricordo va ricercato l'insegnamento".

Che cosa ha cambiato l'Heysel ?

"Poco. Ma almeno ora certe finali, certe partite a rischio vengono disputate in stadi sicuri, protetti. Non disorganizzati come l'Heysel. Però, come fatti recenti hanno dimostrato, non si debella la violenza nello sport senza l'educazione civica e sportiva e questa la deve dare la scuola, fin dalle elementari. Se dieci anni fa avessimo preso i bambini di 6, 7, 10 anni, li avessimo educati, adesso i ventenni ragionerebbero in modo diverso. La legge, da sola, non basta".

28 maggio 1995

Fonte: Il Corriere della Sera
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