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Gabriele Sandri 11.11.2007 Altri Articoli
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Una vera emergenza nazionale

di Candido Cannavò

La vita è un bene assoluto e quindi il primo pensiero va a quel povero ragazzo romano ucciso per nulla: a lui, che non era un esagitato, un violento, ma un giovane che lavorava con la musica e amava la Lazio. E ancor più alla sua desolata famiglia. Gabriele Sandri non andava alla guerra, voleva solo vedersi la partita di San Siro e si è trovato in mezzo a un episodio rissoso dei tanti e soprattutto sulla traiettoria di una sconsiderata pallottola partita dalla pistola di un poliziotto. Tragedia tutta da chiarire con un’inchiesta, ma nella quale la casualità assume un aspetto crudele. E tuttavia è una casualità da tempi ruvidi e perniciosi, tempi di violenza e di guerriglia. Il calcio vi è immerso sino al collo. Si vive male, si vive col fiato sospeso. E quale serbatoio di delinquenza quasi terroristica ci sia ai margini del calcio, si è visto al di là del lutto: prima a Bergamo, poi nelle incredibili sequenze della sera romana, dominata dall' odio contro la polizia e ogni ordine costituito. La guerriglia ha addirittura bloccato il traffico attorno al palazzo del Coni per procedere a un assalto in piena regola. Immagini agghiaccianti di un’Italia fuori controllo, che faranno, ahimè, il giro del mondo. L' allarme viene dal calcio, ma l’emergenza sconfina: diventa nazionale. Ci si abitua a tutto, ma ogni tanto bisogna chiedersi: che senso ha tutto questo ? In quale caverna è finita una passione degli italiani ? Raciti e Sandri, in situazioni diverse, sono vittime di un calcio che ha coltivato strati di sottocultura dei quali si è a lungo servito, favorendo una deleteria confusione di ruoli. Sottocultura che, al primo soffio di vento contrario, è diventata ricatto, sopraffazione, violenza programmata. Malediciamo quell' inconcepibile colpo di pistola partito per spaventare non certo per uccidere, ma non possiamo dimenticare la devastazione settimanale di tanti autogrill e gli appuntamenti di sfida che in quei luoghi di transito e ristoro si sono date bande di cosiddetti tifosi a volto coperto. Che il calcio, nonostante la campagna di repressione in atto, sia ancora sotto ricatto lo conferma quanto è avvenuto a Bergamo dove non più di cinquanta teppisti hanno imposto, ripeto imposto, alle squadre, alla polizia, al prefetto, la sospensione della partita Atalanta-Milan. La legge e l’ordine pubblico sono stati sbriciolati. Nessuna meraviglia: in un derby romano di tre anni fa era avvenuto di peggio. I prepotenti furono tre: soltanto tre contro prefetto, questore, Lega calcio e uno stadio pieno. Il derby fu vergognosamente sospeso. C' è chi sostiene che ieri, dopo la morte di quel ragazzo, sarebbe stato saggio sospendere tutto il campionato: certo una resa, ma forse anche un atto estremo di precauzione. Una volta deciso, però, soltanto l’inevitabile rinvio di Inter-Lazio, la legge andava rispettata. Lo è stata in tutti i campi meno che a Bergamo (e a Taranto in C1), come se quello stadio fosse una repubblica degli ultrà. I gravissimi fatti di Roma, dove ieri sera non si è giocato, dimostrano comunque che la violenza si sarebbe scatenata lo stesso. Siamo sgomenti dinanzi a una così lugubre domenica. La vita umana vale più di tutte le farneticazioni calcistiche messe insieme. Pietà e onore per quel ragazzo innocente. Ma se il calcio deve essere restituito allo sport e al piacere che sa regalarci, guai a mollare la presa. I tempi dell’emergenza sono duri. Se però tutto l’ambiente collabora, prima o poi finiscono. Se si allenta la morsa, il male ritorna più forte di prima. Trovo incomprensibili, pertanto, le parole pronunciate ieri in tv dal presidente Abete contro alcune misure d' emergenza, tra le quali il divieto dei tifosi in trasferta. Forse sarebbe bene allargarlo a tutti ed estenderlo all' intera stagione nella speranza che questa spaventosa crisi si plachi. Abete sogna che il calcio guarisca da solo per un avvento di cultura nuova. Anche noi vorremmo sognare con lui. Ma poi sono arrivate le immagini truci di Bergamo e della guerriglia romana. Violenza più vergogna, dopo le lacrime.

12 novembre 2007

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Fotografia: Forzaroma.info

Lettera alla famiglia di Gabriele Sandri

Mi chiamo Patrizia Moretti, sono la mamma di Aldro. Il 25 settembre 2005 mio figlio Federico di 18 anni moriva a Ferrara sotto i calci e le manganellate di quattro agenti di polizia mentre invocava aiuto. Mi rivolgo alla famiglia di Gabriele Sandri. Voglio esprimere il dolore mio e di mio marito per la perdita del loro figlio Gabriele. Voglio dire loro che so, purtroppo, cosa stanno provando in questo momento e che cosa proveranno in futuro. Dalla perdita del proprio figlio impossibile, io credo, riprendersi, e sempre difficile dominare la rabbia che diventa, insieme al dolore, costante e invadente compagna di vita. Voglio rivolgermi per soprattutto a tutti gli amici di Gabriele e a tutti i ragazzi che sono rimasti colpiti dalla sua morte. In questi due anni di vita trascorsa senza più Federico ho incontrato tanti, tanti ragazzi nei centri sociali, nei palazzetti dello sport e negli stadi. Ci hanno scaldato il cuore perché ci hanno impedito di sentirci da soli, io e Lino, nella nostra battaglia per la verità e nel nostro dolore. Li consideriamo tutti amici di Federico e della sua memoria. Il loro atteggiamento civile, discreto e composto di pubblica partecipazione è stato determinante, insieme a tanti altri eventi, a mettere sempre più in grave imbarazzo coloro che volevano nascondere la verità ed infangare la sua memoria. Amici di Gabriele ! Fate come loro ! Non date spazio alla violenza neppure verbale e isolate coloro che, con i loro comportamenti criminali, consentono di far passare in secondo piano la tragedia di Gabriele in favore del danneggiamento dei cassonetti dell’immondizia. Vi prego, rispettate la famiglia e Gabriele, che ha bisogno di voi, della vostra schietta e calda umanità. Solo questo potrà aiutarli ad ottenere giustizia e verità. Fate come quei tifosi della Fortitudo Basket di Bologna e dell’Avellino, che durante la partita si sono presentati tutti insieme con una maglietta che chiedeva giustizia e verità per Federico. Fate come loro che quando gli è stato imposto dalle forze dell’ordine, in modo tanto insensato quanto immotivato di rovesciarla, uno per uno, per nasconderne il messaggio, essi tutti hanno civilmente ubbidito. A tutti questi ragazzi io voglio bene, e auguro a Gabriele e la sua famiglia che ci accada anche per loro, perché quanto purtroppo si è visto nei telegiornali io credo che uccida due volte Gabriele Sandri.

Con profondo affetto e partecipazione.

Patrizia Moretti (Madre di Federico Aldrovandi)

14 Novembre 2007

Fonte: Osservatorioantigone.it

Fotografia:Gazzettadimantova.gelocal.it

Il padre del tifoso laziale ucciso

"Andrò al derby in curva sud"

Giorgio Sandri, papà di Gabbo, l'ultrà laziale ammazzato da un poliziotto sulla A1. "Tornerò all'Olimpico per vedere Roma-Lazio con i tifosi giallorossi".

ROMA - "Sono intenzionato ad andare nella curva romanista in occasione del derby. I tifosi certe volte sono descritte come chissà cosa, quando invece sono semplici cittadini che hanno un cuore, una testa e dei sentimenti. Io in Curva Sud ci vado volentieri. Tornerò allo stadio Olimpico, perché, come ho detto, è mia intenzione andare al derby con i tifosi della Roma". A dire queste parole, intervistato dall'emittente SuperNova Tv, è Giorgio Sandri, padre di Gabriele detto "Gabbo", l'ultrà della Lazio ucciso in un'area di servizio di autostrada mentre andava, assieme ad alcuni amici, a seguire una partita in trasferta della sua squadra. Papà Sandri intende ora fare un gesto "forte" per pacificare gli animi e dare un segnale, nel frattempo racconta tutto il proprio dolore. "Sono passati oltre due mesi dalla morte di Gabriele - dice - e il tempo, certamente, non può cancellare il dolore per la perdita di un figlio. Non sarà sufficiente tutta la vita, il dolore è sempre più grande e con il tempo cresce. Ho sentito cose molto brutte e infatti, oltre a non perdonare l'individuo che ha assassinato mio figlio, non perdono neanche questa gente. Perché è stato fatto di tutto e di più". Dopo aver ribadito che per lui in questa vicenda il calcio non c'entra ("in quell'automobile potevo esserci io che allo stadio non ci vado da diverso tempo. Potevo andare a fare una gita, ad un teatro o magari a Firenze, il calcio non c'entra nulla in questa storia. Mio figlio è stato ucciso su un'autostrada e basta"), Sandri sottolinea il fatto che di tutto ciò si stia parlando sempre meno: "Della vicenda Sandri non se ne parla più perché, ovviamente, sono coinvolte le istituzioni e di conseguenza dà fastidio. Mi rendo conto che anche parte della stampa, delle tv sono assoggettate a questa situazione. Però la gente ci dà coraggio e forza, ci rendiamo conto che abbiamo la nazione al nostro fianco".

5 febbraio 2008

Fonte: Repubblica.it (Testo e Foto)

   

Derby per Gabbo

"Io, tra ragazzi della Sud li ringrazio per Gabriele"

di Stefano Carina

Domani manterrà la promessa. Giorgio Sandri, padre di Gabriele, il tifoso laziale ucciso l’11 novembre scorso dal colpo di pistola sparato dall' agente Spaccarotella sull' autostrada per Firenze, assisterà al primo tempo del derby in Curva Sud.

Signor Sandri, si è immaginato cosa accadrà ? "Sarà senz' altro un’emozione molto forte. Ho deciso di esserci quando, nei primi giorni dopo la tragedia, ho sentito parlare dei tifosi delle curve in maniera deprecabile. Dal canto mio, invece, ricevevo in quelle ore affetto e solidarietà da quegli stessi ragazzi. E allora ho sentito il dovere di esser loro vicino. E poi, sarà il derby di mio figlio, di Gabriele"

Primo tempo in Sud, il secondo in Nord. "Sarebbe il mio desiderio. Sicuramente andrò in Curva Sud a vedere il primo tempo. Spero che non ci siano problemi, poi, a cambiare posto durante l’intervallo anche se a quel punto dovrò vedere come mi sentirò".

Gabriele Paparelli, figlio di Vincenzo ucciso all' Olimpico il 28 ottobre 1979, ha chiesto di assistere al derby vicino a lei. "È una cosa che mi fa molto piacere".

Come viveva il derby suo figlio ? "La preparazione era sempre la solita: si incontrava con gli amici dello stadio, andavano a mangiare "fuori porta", in attesa dell’inizio della gara. L' ultimo derby visto da Gabriele è stato quello di andata, ci andò con Cristiano, l’altro mio figlio".

La prima volta allo stadio lo accompagnò lei ? "Sì, lo portai io, sarà stata la seconda metà degli anni '80. Mi ricordo di questo bambino che aveva un bandierone con il quale dava fastidio a tutti perché durante le partite lo sventolava in continuazione. Alla fine, però, era talmente piccino e pieno di entusiasmo, che lo lasciavano fare".

Avete assistito a qualche derby vicini ? "Si, soprattutto i primi, quando lui era piccolo, andavamo in tribuna. Poi crescendo ha voluto seguire il fratello ed è andato in curva".

Totti porterà un mazzo di fiori sotto la Curva Nord. "L’ho ringraziato più volte. Avendolo conosciuto, però, non avevo dubbi. È un ragazzo di grande spessore e di umanità. Non mi vergogno a dire che è quasi diventato un mio idolo".

A proposito di idoli, qual era quello di Gabriele ? "Beppe Signori".

Ha parlato di Totti. Ma la Lazio ancora non l’ha sentita ? "A parte la Polisportiva, De Silvestri e Firmani, che ci sono sempre stati vicini, della Lazio e di chi la gestisce non c' è traccia. È stata una delusione perché in fondo quando accadde la tragedia il presidente disse che Gabriele era uno della famiglia. Poi, però, non abbiamo avuto seguito a queste parole. Non chiedevamo molto, sarebbe bastata una telefonata".

Domani la Fondazione Gabriele Sandri celebrerà la sua prima iniziativa ufficiale. "Si, è stata acquistata una clown-ambulanza per il trasporto pediatrico dei bambini nelle strutture ospedaliere. Spero che sia qualcosa che può aiutare i piccoli a farli rimanere sereni".

Ieri il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha dichiarato che suo figlio era un semplice tifoso che non apparteneva al mondo dell’estremismo eversivo. "È la conferma di chi era Gabriele".

Intanto le indagini sulla morte di suo figlio vanno avanti. "Dopo questa nuova testimonianza, della quale eravamo già a conoscenza, continueremo a chiedere giustizia. Chi sbaglia, deve pagare, anche se indossa una divisa".

18 marzo 2008

Fonte: La Repubblica

Fotografie: Repubblica.it - Fondazione Gabriele Sandri

Il derby del padre di Gabbo

"Non dimenticherò questa serata"

di Stefano Carina

Accompagnato dal figlio Cristiano, Giorgio Sandri arriva allo stadio poco prima delle ore 20.30. In molti lo riconoscono quando si incammina per raggiungere velocemente la curva Sud. Alcuni rappresentanti del tifo giallorosso sono venuti a prenderlo fuori dallo stadio e lo scortano quasi fosse una star del cinema. Giorgio, invece, è solo un padre che ha perso un figlio e che probabilmente vorrebbe essere in qualsiasi parte del mondo piuttosto che in un teatro simile. Alle 20.37, prima di entrare, vestito di un giaccone scuro dove spicca una vistosissima sciarpa biancoazzurra, ci fa un cenno di saluto. È provato dalla tensione e dalla commozione: "Non ci sto capendo nulla, sono emozionato, ho pianto per diversi minuti, non so come reagirò dentro. Già qui fuori è difficile trattenermi". Poche parole: i suoi bodyguard occasionali lo trascinano dentro mentre i ragazzi in fila, cantano il coro "Gabriele, uno di noi". Appena entrato, lo accoglie l’applauso di tutto lo stadio. Sono otto anni che Giorgio manca dall' Olimpico. Mentre scende le scalette che verso la parte bassa del settore, stringe la mano di qualche tifoso che vuole testimoniargli il suo affetto. Lui ringrazia, cercando di abbozzare un sorriso, con il solito garbo. In sottofondo dagli altoparlanti dello stadio ecco le note di "Meravigliosa creatura", la canzone preferita da Gabbo. Nemmeno il tempo di rendersi conto di quello che sta accadendo che Francesco Totti e Tommaso Rocchi cominciano ad incamminarsi verso la curva Nord per deporre il mazzo di fiori sotto l’immagine di Gabriele. Di nuovo il coro: "Gabriele uno di noi". È la prima volta che Giorgio ascolta il nome del figlio urlato da sessantamila persone. Il suo derby forse finisce lì. In mezzo a tanta gente, si ritrova improvvisamente solo con i suoi pensieri. Accende una prima sigaretta, poi velocemente una seconda. Il destino a volte è crudele: nel giorno della festa del papà si ritrova a commemorare suo figlio. La partita inizia. Lui è impassibile, nemmeno la traversa colpita da Kolarov lo scuote minimamente. Silente guarda la partita. Ci vuole il gol della Roma per farlo sorridere. Sì, proprio il gol dei giallorossi: il rinvio di Behrami che colpisce Taddei e poi finisce in rete, è troppo buffo per non riderci su. In fondo è solo calcio. Il pareggio di Pandev gli regala un altro sorriso. Alla fine del primo tempo si incontra con Gabriele Paparelli e poi lascia la curva Sud per andare in Nord: "è stata una sensazione incredibile, difficilmente spiegabile. Ringrazio tutti i ragazzi per come mi hanno accolto, non lo dimenticherò mai".

20 marzo 2008

Fonte: Repubblica.it (Testo e Foto)

De Silvestri gara di cuore pensando a Gabbo

di Stefano Carina

Quella di ieri non poteva essere una partita come le altre. Per tutti, ma soprattutto per lui, romano e amico di Gabriele Sandri. Per Lorenzo De Silvestri è stato un derby unico e forse irripetibile. Out Fabio Firmani, è spettato a lui confrontarsi con il trio giallorosso dei romani doc composto da Totti, De Rossi e Aquilani. Lorenzo è sceso in campo con i soliti scarpini che lo accompagnano dalla partita successiva di quel maledetto 11 novembre, il giorno della tragedia alla stazione di servizio di Badia al Pino est sull' Autostrada del Sole. Il nome di Gabbo sulle linguette blu proprio sotto il numero 29, quello della sua maglia, e il ricordo del suo amico impresso nel cuore. Che avrebbe giocato lo aveva capito da sabato, quando Delio Rossi per non correre il rischio che gli venisse comminata una ammonizione che lo avrebbe escluso dalla sfida con la Roma (il calciatore era già diffidato) lo ha lasciato in panchina nella trasferta di Udine. Per una volta, il giovane difensore è stato felice dell’esclusione. Ieri sera, infatti, ha partecipato a un derby diverso, unico nelle emozioni, nel ricordo di Gabriele. E lui stavolta non poteva di certo mancare.

20 marzo 2008

Fonte: La Repubblica

Fotografia: Calciatoripanini.it

Lazio Il papà di Sandri: "Il ricordo di Gabriele è sempre vivo"

Ad otto anni dalla morte del tifoso della Lazio il padre lo ricorda così: "Dopo otto anni grazie al popolo di Roma. Il tifo ? Stanno uccidendo la passione, presto i tifosi andranno al cinema".

ROMA - Otto anni. Oggi è l'11 novembre e per tutti i tifosi della Lazio, ma anche per tutti i tifosi in generale, d'Italia e d'Europa, non può essere un giorno normale. Quel giorno di otto anni fa, nel 2007, fu ucciso Gabriele Sandri, ragazzo di soli 26 anni che fu colpito da un colpo di pistola sparato nei pressi dello svincolo autostradale di Arezzo (nell'area di sosta di Badia al Pino est) dall'agente della Polstrada Luigi Spaccarotella (poi condannato dalla Corte di Appello di Firenze ad una pena di nove anni e 4 mesi per omicidio volontario, confermata in maniera definitiva in Cassazione nel febbraio del 2012), che si trovava dall'altra parte della carreggiata e la cui attenzione era stata richiamata da una rissa tra tifosi laziali e juventini. Sandri morì colpito da un proiettile al collo mentre era seduto sul sedile posteriore dell'automobile a bordo della quale stava viaggiando in direzione Milano per assistere alla sfida dei biancocelesti contro l'Inter. LE PAROLE DEL PADRE - Ad otto anni da quel dramma il papà di Sandri, Giorgio, dice la sua ai microfoni de "La Lazio siamo noi": "Otto anni dopo quel maledetto 11 novembre, il vuoto, la ferita, il dolore, la rabbia, non sono passati e non passeranno mai. Anzi. Grazie al popolo di Roma, il popolo di Gabriele, il ricordo di mio figlio Gabbo è sempre vivo. Devo ringraziare, voglio ringraziare tutti coloro i quali ci sono vicini e che ci sono sempre stati. In tutta Italia, addirittura anche in Europa, le manifestazioni di affetto e di solidarietà nei nostri confronti si moltiplicano. Nonostante tutto, cerchiamo di andare avanti in nome di Gabriele, dei suoi nipotini Gabriele e Greta, nel nome della Fondazione Gabriele Sandri che anche oggi da Lecce a Milano con la raccolta del sangue organizza iniziative benefiche, di umanità e utilità sociale. Spaccarotella ? Un pazzo criminale macchiatosi di un omicidio volontario. In questo momento dovrebbe trovarsi nel carcere definito di lusso di Santa Maria Capua Vetere, fra qualche anno finirà di scontare la sua pena, per lui non trovo nemmeno più le parole, o forse sì e me le tengo per me. La Lazio ? Il presidente Lotito, su sollecitazione, si è manifestato circa un anno dopo. Forse nel frattempo era stato mal consigliato e soprattutto mal informato. Ripeto, gli unici che mi sento di ringraziare sono i tifosi della Lazio, di Roma, d'Italia".

SANDRI SUL TIFO - Sandri poi aggiunge altre riflessioni ai microfoni di Rete Sport: "La cosa più importante è stato il fatto di essere stati accompagnati da tante persone che ci hanno dato tanta la propria solidarietà. La vicinanza e l’affetto di tutta questa gente, che io ho chiamato "il popolo di Gabriele", erano così evidenti e spontanei che mi hanno dato la forza di andare avanti, soprattutto durante il processo. Il vuoto ed il dolore rimangono nonostante passino gli anni, nonostante succedano altre tragedie simili. Gabriele non viene mai dimenticato. A livello di affetto io ho avuto la gente, il popolo, i tifosi di tutte le squadre. Le istituzioni ? Inizialmente si è cercato di nascondere quanto successo, far passare Gabriele per quello che non era e Spaccarotella per una vittima. Così non era, così non è stato. Ma questo non ci ridà nostro figlio, ci manca tutti i giorni. La sua vicenda - ha puntualizzato Sandri - ha avuto poco a che vedere con il calcio, eppure grazie alla forza mediatica del calcio credo si sia ottenuta una giustizia adeguata, di omicidio volontario. Se non ci fosse stato il mondo del calcio probabilmente Gabriele non avrebbe avuto giustizia. In questo senso hanno fatto un autogol quando parlarono di scontri tra ultrà per cercare di nascondere quanto successo". Durante il suo intervento, Sandri ha espresso la sua opinione sulla situazione del tifo e degli stadi: "Io credo che il tifoso ormai venga considerato poco o niente. Non si vuole più il tifo allo stadio ma sui divani di casa, si fa tutto per cercare di allontanare la gente dagli stadi perché porta problemi, porta spese riguardanti sicurezza. Io credo che così si uccida la passione del tifo, la passione per la propria squadra. Se oggi si riesce ad allontanare la gente dallo stadio, domani la si allontanerà anche dagli abbonamenti televisivi e probabilmente si ritornerà al cinema". IL RICORDO DELLA LAZIO - Anche la Lazio, sul suo sito ufficiale e sulla sua pagina facebook ha voluto ricordare Gabriele: "La S.S. Lazio, nell' ottavo anniversario della scomparsa, ricorda Gabriele Sandri, scomparso tragicamente l'11 novembre del 2007. La S.S. Lazio rinnova al papà Giorgio, al fratello Cristiano ed a tutta la famiglia Sandri il proprio cordoglio".

11 novembre 2015

Fonte: Corrieredellosport.it

Fotografie: Ilmessaggero.it - Repubblica.it

Papà Gabriele Sandri: "Bello vedere tifoserie unite sotto il nome di mio figlio"

Le parole di Giorgio Sandri, padre di Gabriele, tifoso rimasto ucciso nove anni fa da un colpo di pistola a Badia al Pino.

Nono anniversario della morte di Gabriele Sandri, 11 novembre 2007 una data che nessun tifoso scorderà facilmente. Il tifoso laziale stava viaggiando verso Milano, dove poche ore si sarebbe giocata a "San Siro" Inter-Lazio, ma la storia racconta ben altro. Un proiettile colpisce il giovane tifoso biancoceleste che crolla a terra (Ndr: era in macchina) presso l’autogrill di Badia al Pino, nulla da fare per lui. Dopo nove anni resta vivo il ricordo di "Gabbo", dai giocatori amici come Lorenzo De Silvestri ai tifosi di tutta Italia, riuniti in amicizia sotto il nome di Gabriele Sandri. Intervistato da Retesport Giorgio Sandri, padre del tifoso laziale, ha raccontato le sue idee e le proprie emozioni alla ricorrenza della morte de figlio: "La morte di Gabriele non si può spiegare, ma al tempo stesso è un miracolo, ha unito tutte le tifoserie d’Italia. Dopo nove anni ancora si ricorda Gabriele ogni domenica. Al suo posto poteva esservi chiunque, la facilità di immedesimarsi in Gabriele riesce ad unire tanta gente e tante tifoserie. L’omicidio di Gabriele non ha niente a che vedere con calcio e tifoserie. È stato ucciso lontano sia dallo stadio Olimpico che da qualunque stadio di calcio, chi ha fatto quel gesto folle non sapeva neanche chi fosse Gabriele. Quindi lascerei il calcio da parte. Per quanto riguarda cosa fatto in questi anni io ho le mie idee. Mi pare che il calcio voglia allontanare dagli stadi i tifosi come Gabriele e non solo. Vedo gli stadi sempre più vuoti e mi dispiace. Io ho vissuto la mia vita allo stadio, in curva, dove si andava insieme romanisti e laziali. Era un belvedere tutte le domeniche, quando c’era il derby ma anche le tifoserie ospiti che non venivano confinate come fossero chissà cosa. Erano spettacoli folkloristici e oggi non è più così". "La Fondazione ? È la cosa più bella a cui tengo molto, mi piace ricordare tutti i gruppi di Donazione Sandri nati in tutte le città d’Italia, da Milano a Trieste, Roma, Lecce, Bari. È la cosa più bella donare il sangue, donare la vita a qualcuno. Credo non ci sia niente di più bello. La fondazione purtroppo non è sostenuta economicamente - ha ammesso Sandri, siamo piccolini e facciamo ciò che possiamo, non facciamo nulla per sponsorizzarci, non vogliamo nulla e vorremmo solo più attenzione da parte di qualcuno. Fare un evento e ricordare tutti questi gruppi che si riuniscono 4/5 volte all’anno sarebbe bello".

11 novembre 2016

Fonte: Mediagol.it

Fotografia: Calcionow.it - Repubblica.it
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