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Il testo di Targia
esige la presa di coscienza: occorre coltivare la
memoria
Dentro l’Heysel, per
sempre
di Federico Casotti
Il racconto parte dal
vissuto personale del giovane tifoso juventino, con una
Super8 e un grande sogno. Musica e immagini: oltre al
testo letto, Targia ha mostrato fotogrammi inediti.
Chissà
quante volte Emilio Targia ha letto, ripetuto,
mentalizzato in tutte le sue forme il testo di "Dentro
l’Heysel". Eppure, anche la sera del 29 maggio scorso,
nel 41° anniversario della strage, c’è stato un momento
in cui il racconto è sembrato quasi impossibile da
sostenere. Quando si compie il destino di Giovanni e
Andrea Casula da Cagliari, padre e figlio, 43 e 10 anni,
anche per il narratore sul palco per un momento sembra
essere troppo, e ricaccia indietro un singhiozzo. Non
tutti in platea hanno avuto la sua stessa prontezza,
nella serata organizzata al Docks88 dall’Associazione "Quelli di… via Filadelfia".
"Dentro l’Heysel" è
diventato un libro, un podcast, un reading teatrale con
l’accompagnamento alla fisarmonica di Gianluca Casadei.
Un testo che, in qualunque forma lo si veda, è diventato
il fondamento di un lavoro di recupero della memoria in
grado di mettere finalmente a fuoco la portata della
strage. Il racconto di Targia parte dal vissuto
personale di giovane tifoso della Juventus in partenza
in treno da Roma a Bruxelles, in un viaggio pieno di
entusiasmi e speranze per persone da ogni angolo
d’Italia, a rimarcare una volta di più il radicamento
bianconero nella Penisola. Ma l’occhio del giovane
Targia era già quello del giornalista in nuce, non solo
per l’idea di portarsi dietro una cinepresa Super8 con
cui filmare immagini da una Bruxelles baciata da sole di
fine primavera: immagini di festa inconsapevole, rimaste
a lungo inedite e che adesso, proiettate nel carosello
finale rendono ancora di più l’idea di straniamento. Un
racconto incalzante, che parla del 1985 per far
intendere agli appassionati di calcio del 2026, e che
esige la presa di coscienza dei danni prodotti da una
lunga rimozione della tragedia. Un aspetto chiave che,
spostando per molto tempo il focus della narrazione
dalle vittime alla coppa, a un’insulsa, stramaledetta
coppa, ha finito per piegare quella stessa narrazione
quasi da invertirne le parti, creando le basi per
infamare negli anni quella tragedia, pratica
inaccettabile e purtroppo invece sin troppo presente,
troppo tollerata nelle sue forme palesi e, peggio
ancora, in quelle implicite e striscianti. La memoria
dell’Heysel vive ora in tanti modi: attraverso
monumenti, a Torino, a Liverpool e in molti altri
luoghi, ma anche incontri, letture, libri, podcast,
persino tesine scolastiche. Coltivare la memoria,
l’unico rimedio per combattere l’imbecillità e far
prevalere il rispetto.
Fonte:
Tuttosport © 31 maggio 2026
©
Fotografie:
Emilio Targia
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Banner:
Comune di Torino
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