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Jan Verheyen
Heysel, la tragedia (Docuserie TV
NOW)
di Roberto Codini
La
notte in cui il calcio morì: un ricordo della tragica
finale dell’Heysel.
Il tennis è lo sport che ho
praticato. Il calcio è lo sport che ho detestato. Ma
giocavo in porta. E tifavo Juventus. Perché Mario, mio
padre, era della Juventus. Io parteggio sempre per gli
ultimi e probabilmente non avrei mai scelto la Juve, ma
c’era papà. Mio padre se ne è andato troppo presto,
quando avevo solo 16 anni. Ma ricordo bene quella sera,
quella maledetta sera del 29 maggio, della finale della
Coppa dei Campioni, la partita tra Juventus e Liverpool
disputata allo stadio Heysel di Bruxelles. Pochi mesi
dopo mio padre se ne sarebbe andato. In tanti hanno
raccontato quella tragedia, “la tragedia che la Juventus
ha cercato di dimenticare”, per citare il titolo del
libro dal quale è tratta la serie andata in onda su Now
Sport. Ora vorrei raccontare io la notte in cui per me
il calcio morì, in cui la morte di 39 persone innocenti
tolse ogni significato a quella che doveva essere una
gara sportiva. Questa non è solo una recensione, ma
anche un racconto doloroso.
Juventus e Liverpool stavano per
entrare in campo e io ero emozionato, un po' agitato,
ansioso per quella finale (la Juve ne perse già una ad
Atene contro l’Amburgo) perché la Coppa doveva essere
nostra. Ma succede qualcosa: sugli spalti si capisce che
nel settore dei tifosi juventini qualcosa sta andando
storto. I tifosi inglesi, i temutissimi Hooligans, sono
entrati con bottiglie in mano, sono entrati ubriachi.
Come era possibile ? Solo una piccola rete metallica
separa il settore juventino dai feroci Hooligans. E gli
inglesi invadono quel settore. Attaccano senza pietà gli
italiani, che scappano, finendo travolti dall’onda
umana. Ci sono dei morti. Comincia a girare la voce. Ma
bisogna giocare. Se i tifosi fossero usciti dallo stadio
sarebbe stato molto peggio. Le autorità di polizia
decretano che si deve giocare. Gira la voce che i morti
sarebbero 39. Si gioca, ma sono sconvolto, getto la mia
bandiera per terra e guardo mio padre, "Perchè
giochiamo?", chiedo. "Non lo so. Speriamo bene",
risponde. Si gioca. Viene concesso un rigore inesistente
alla Juventus, Michel Platini lo batte, segna ed esulta.
La Juventus è campione d’Europa. I giocatori alzano la
coppa in segno di vittoria. Ma ci sono 39 morti. Perché
? La partita non si doveva giocare e quella coppa andava
restituita. Era una coppa insanguinata, ma non venne
restituita. I giocatori della Juventus e anche quelli
del Liverpool non rilasciarono dichiarazioni. Sarà fatta
luce su questa tragedia. Ma non doveva andare così, e
quella notte per me il calcio è morto; scorgo le lacrime
negli occhi di mio padre e viene da piangere anche a me.
Ma come è potuto succedere ? Perché
le autorità belghe hanno permesso che i tifosi inglesi
entrassero nello stadio ubriachi e pronti a colpire ? Ci
saranno condanne ma saranno lievi. The show must go on.
Lo spettacolo deve continuare, ma io non ci sto. La
serie tv, Heysel, la tragedia, trasmessa su Now per
ricordare sulla tragedia di 40 anni fa, ma ancora viva
nella memoria, è bella e dolorosa, tratta dal libro
citato. Viene ripercorsa quella giornata, vengono
ricordati i morti e parla chi è sopravvissuto e ha
ancora negli occhi quella notte infernale; ne parlano
alcuni giocatori della Juve e del Liverpool. Quella
tragedia non ha insegnato niente. La violenza negli
stadi non si è fermata. La docu-serie non si può
raccontare, ma deve guardarla chi ha vissuto quella
notte e anche chi non l’ha vissuta. Per capire. Per
riflettere sul senso dello sport. La notte dell’Heysel
non fu una notte di sport, ma di guerra e di morte. E
non deve essere dimenticata, anche se la Juventus, la
mia Juventus, ha cercato di dimenticarla. Ma io non
dimentico. 39 persone non possono morire per una partita
di calcio. Giusto guardare questo documentario, magari
leggendo prima il libro; giusto che i giovani sappiano
cosa è successo e cosa non deve più succedere, ma io
allo stadio non andrò più e della Juventus conserverò
sempre il gagliardetto che mi regalò mio padre, sempre
nel mio cuore, che preferisco ricordare quando mi portò
a Superga a omaggiare il grande Torino precipitato
nell’incidente aereo, il grande avversario, che non è e
non deve essere un nemico, come una partita di calcio
non deve essere una guerra. Questa docu-serie la dedico
a mio padre, al suo eterno ricordo e al suo
indimenticabile sorriso dopo una sconfitta. “Andrà
meglio la prossima volta. Disse Pirro agli sconfitti
eroi: la prossima volta vincerete voi”. Questo è lo
sport. Guardiamo questa serie e cerchiamo di non
dimenticarlo mai, come non dimentico uno striscione
esposto da alcuni tifosi di una squadra avversaria: “Non
essere con la Juve non significa non piangere i morti”.
Ricordiamocelo sempre.
Fonte: Mescalina.it © 21 luglio 2025
Fotografie:
RTL ©
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Juve-Liverpool 1985: 40 anni
dopo un doc tv ricostruisce
il disastro dell’Heysel
costato la vita a 39 italiani
Il 29 maggio 1985, esattamente quarant’anni fa, 39
tifosi persero la vita nel disastro dell’Heysel,
avvenuto poco prima della finale di Coppa dei Campioni
tra Juventus e Liverpool, allo stadio Heysel di
Bruxelles. In una nuova docuserie in sei episodi, il
regista Jan Verheyen racconta in dettaglio quella
giornata tragica, dalla A alla Z.
UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA - L’euforia
iniziale di una giornata di sole a Bruxelles lasciò
presto spazio al caos: biglietti venduti al mercato
nero, tifosi italiani finiti nel settore "neutro" Z
(destinato ai belgi), uno stadio fatiscente, una
gestione della sicurezza confusa e inefficace, una
polizia permissiva e una gendarmeria troppo cauta, un
sindaco ubriaco (Brouhon), federazioni calcistiche
passive e strumenti di comunicazione obsoleti. Tutti
questi fattori portarono alla tragedia: 39 tifosi, per
lo più italiani, morirono schiacciati mentre cercavano
di fuggire dalla carica dei tifosi del Liverpool.
UNA RICOSTRUZIONE DETTAGLIATA - La
serie Het Heizeldrama, prodotta da Verheyen, è un
mosaico composto da 60 interviste a familiari delle
vittime, giocatori, hooligan, semplici tifosi, dirigenti
di club, funzionari federali, giornalisti, politici e
forze dell’ordine. Le prime due puntate, dedicate alla
giornata stessa della tragedia, risultano le più
toccanti. Secondo Verheyen, "mettendo insieme i ricordi
frammentari si ottiene comunque un’immagine chiara".
LA PARTITA GIOCATA "PER EVITARE
ALTRI MORTI" - Contrariamente a quanto si è spesso
detto, la decisione di far disputare comunque la partita
non fu tanto un affronto alle vittime quanto un
tentativo di evitare ulteriori morti. "Se le due
tifoserie fossero state evacuate insieme e senza
preparazione, ci sarebbero state altre vittime",
sostiene Verheyen. La partita fu quindi un espediente
per guadagnare tempo e consentire l’intervento delle
forze dell’ordine.
NESSUN NUOVO COLPEVOLE, MA TANTE
RESPONSABILITÀ - La docuserie non rivela nuovi fatti o
colpevoli: "Tutto è stato indagato a fondo", dice
Verheyen. Tuttavia, sottolinea quanto sia difficile
individuare i colpevoli in eventi di violenza
collettiva. Le commissioni parlamentari e i processi
portarono più a uno "scaricabarile" di responsabilità
che a una vera giustizia. Basandosi sul libro dell’ex
direttore di L’Équipe Jean-Philippe Leclaire, la serie
mette a confronto personaggi come il chiassoso hooligan
inglese Terry Wilson con le testimonianze sobrie dei
familiari italiani. Emergono figure che hanno preso le
proprie responsabilità - come il capitano di polizia
Johan Mahieu o il direttore della TV tedesca ZDF che
decise di non trasmettere la partita - contrapposte a
chi ha scelto di fuggire o minimizzare. Le ultime
immagini del documentario mostrano recenti episodi di
violenza allo stadio Re Baldovino, costruito sulle
rovine dell’Heysel. Le immagini moderne di scontri tra
tifosi fanno ancora più male dopo aver rivisto come
l’incapacità di prevenire, gestire e assumersi le
responsabilità abbia trasformato una festa del calcio in
un incubo.
Fonte: 31mag.nl © 29 maggio 2025
Fotografia:
©
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Intervista a Jean-Philippe
Leclaire, autore della docuserie finora inedita in
Italia
Heysel, rimozione di una strage
"Sembra distante come Waterloo"
di Francesco Caremani
Una nonna italiana, l'amore per il
calcio, l'ammirazione per Michel Platini e per il
Liverpool, il tifo per il Saint-Étienne. Nel
quarantesimo anniversario della strage dell'Heysel
sembrano elementi da corto circuito, ma non per
Jean-Philippe Leclaire, giornalista freelance, regista,
scrittore e sceneggiatore, ex vice direttore de
L'Équipe. È l'autore della serie televisiva La Tragédie
du Heysel, un lavoro esaustivo sulla memoria di quello
che è accaduto il 29 maggio del 1985, 39 morti prima
della finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool.
Un documentario a lungo non distribuito in Italia e
finalmente da oggi su Sky.
Cosa ricorda di quella sera ?
"Avevo diciotto anni e ricordo
tutto. Volevo vedere la finale tra Juventus e Liverpool
perché giocava Michel Platini. Era stato al
Saint-Étienne per tre stagioni, mia nonna era di
Villafranca, vicino Verona, quindi si era creata una
connessione speciale tanto che ero stato a vedere la
Juve a Torino con mio padre e mio fratello. Ma
apprezzavo anche il Liverpool, la sua storia, la sua
tradizione, i canti dei suoi tifosi. Una squadra contro
la quale il Saint-Étienne aveva perso uno storico quarto
di finale di Coppa dei Campioni nel 1977, dopo essere
stato battuto in finale l'anno prima dal Bayern. Mi
piacevano il calcio inglese e quello italiano, ricordo
bene il commento della televisione francese. Quella
tragedia è stato un grande trauma per me, come se i miei
amici avessero ucciso i miei cugini".
Michel Platini era il suo giocatore
prete rito, lo è ancora ?
"Il mio preferito era Dominique
Rocheteau, bandiera del Saint-Étienne. Platini per me
era come Johan Cruijff, e ancora oggi quel calcio lo
preferisco all'età di Messi e Cristiano Ronaldo. Ho
scritto due biografie su Michel, e l'Heysel ha cambiato
il mio punto di vista su di lui, non tanto per quello
che ha fatto la sera della partita, con tutte le
criticità di quelle ore concitate, quanto per tutto ciò
che non ha fatto dopo: non ha mai voluto incontrare e
parlare con i familiari i delle vittime francesi, per
esempio, e nemmeno con quelle italiane, persone arrivate
fino a Bruxelles per vederlo giocare e vederlo vincere.
Ripeto, non lo giudico per quello che è accaduto prima,
durante e dopo la partita, ma per ciò che poteva fare
dal giorno dopo".
Dal suo libro Le Heysel: Une
trogédie européenne è stata tratta la serie televisiva
in sei episodi La Tragédie du Heysel. Cosa si proponeva
di raccontare ?
"Nella biografia di Platini avevo
accennato all'Heysel, ma non avevo realizzato quanto
fosse stato grande quel trauma, quante persone avesse
colpito, e quando leggevo gli articoli dei giornali
ognuno aveva il suo punto di vista, c'era quello
italiano, c'era quello belga che gettava tutte le
responsabilità sugli hooligans inglesi e quello inglese
che le gettava sulle istituzioni belghe. Io volevo fare
un lavoro che rappresentasse tutti i punti di vista, dai
giocatori alla polizia, dai tifosi agli organizzatori,
dai familiari delle vittime a chiunque era rimasto
segnato da quella tragedia. Ricordo che quando ho ideato
la serie televisiva in 6 episodi qualcuno mi ha detto:
"A cosa ti servono sei episodi per raccontare una notte
?". Non avevano capito la complessità della storia".
Ci è riuscito ?
"Io ritengo che questo sia il
dovere di un giornalista. Prima di scrivere il mio libro
sono rimasto folgorato da un docufilm sul massacro di
Monaco '72, il regista era riuscito a rappresentare
tutti i punti di vista, anche quello dei terroristi
palestinesi, e quella è poi diventata la mia ambizione e
la mia frustrazione. Tutto è cominciato il 12 settembre
2000 in un cinema di Sidney. A tre giorni dall'apertura
dei Giochi un collega de L'Équipe mi ha convinto ad
assistere all'anteprima di One Day in September di Kevin
MacDonald, film documentario, candidato all'Oscar che
racconta la tragedia degli undici atleti israeliani
uccisi da un commando palestinese durante le Olimpiadi
di Monaco di Baviera; quella scintilla mi ha portato ad
affrontare l'Heysel nello stesso modo".
Ha scoperto qualcosa di nuovo
rispetto a quello che sappiamo da quarant’anni ?
"Sono riuscito ad andare più a
fondo in alcune dinamiche, grazie soprattutto ai
poliziotti della gendarmeria e alla giudice del
processo, oggi in pensione. Rispetto al libro, per
esempio, manca la figura essenziale di Otello Lorentini
(NdR: morto nel 2014), però c'è ancora John Welsh,
l'inglese che ha salvato Carla Gonnelli, il capitano
Johan Mahieu, l'unico condannato tra i suoi, che è
venuto a vedere l'anteprima a Bruxelles insieme con la
moglie. Avrei voluto intervistare tutti i calciatori
presenti, ma alla fine ce ne sono solamente due del
Liverpool e tre della Juventus: Briaschi, Brio e
Tacconi. Ian Rush alla fine si è tirato indietro. Il
Liverpool è stato particolarmente cooperativo facendoci
entrare anche dentro Anfield, la Juventus solamente al
museo".
Quale testimonianza l'ha colpita di
più e perché ?
"In tutti questi anni ho
intervistato campioni olimpici, campioni del mondo di
calcio, presidenti, ministri, ma la persona che mi ha
lasciato il segno è stata Otello Lorentini. La sua
personalità, il suo carisma, la sua dignità nel cercare
e trovare giustizia, nessuno ha mai avuto la sua
importanza".
Qual è il messaggio della Juventus
nella serie televisiva ?
"Per la società è difficile
affrontare l'Heysel perché quello che è accaduto non
risponde al cosiddetto "stile Juve". Per tutta una serie
di ragioni ritengo anche sleale rovesciare sulla
Juventus colpe che non ha. In verità, quello che ancora
oggi mi sciocca di più sono stati i festeggiamenti dei
tifosi italiani, perché chi era all'Heysel aveva capito
poco, ma chi era a casa sapeva dei morti. Così come nel
2005, quando si sono incontrate Juventus e Liverpool in
Champions League e hanno tentato di ricostruire un
rapporto tra le tifoserie finito nel peggiore dei modi".
Oggi Sky la manda in onda, ma la
serie televisiva di produzione belga ha faticato ad
arrivare in Italia. Perché tanta difficoltà a farla
vedere nel nostro Paese ?
"Non lo so, non sono italiano, ma
ringrazio molto Sky. Nel frattempo è andata in Belgio,
Francia, Canada e Ungheria. Con la coproduzione italiana
eravamo convinti che i canali italiani avrebbero avuto
un grande interesse a programmarla e invece... Una cosa
simile è accaduta in Inghilterra dove i canali
televisivi non hanno mostrato alcun interesse a mandarla
in onda".
Cosa resta dell'Heysel quarant'anni
dopo ?
"Per le giovani generazioni
l'Heysel equivale alla battaglia di Waterloo, difficile
da spiegare e da raccontare, anche perché il mondo del
calcio, quello politico e quello mediatico, francese in
particolare, non hanno mai mostrato un grande interesse
a ricordarlo. Quello che è successo a Parigi nel 2022
prima di Liverpool-Real Madrid dimostra, ancora oggi,
come politica e forze dell'ordine, di fronte agli
incidenti causati dalla cattiva organizzazione,
scarichino su altri le responsabilità. E questo ci dice
che un altro Heysel potrebbe accadere, ma io spero
vivamente di no".
Fonte: Domani.it © 29 maggio 2025
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Fonte:
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Fotografia: GETTY IMAGES
© (Not
for Commercial Use)
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40 anni dopo
"Heysel La tragedia", l'inedita docuserie su Sky
"Heysel La tragedia" è la
docuserie franco-belga in sei episodi, inedita in
Italia, che Sky Sport propone in esclusiva in occasione
del quarantesimo anniversario della strage dello stadio
Heysel, nella quale persero la vita 39 persone, 32 delle
quali italiane.
Stadio Heysel, 29 maggio 1985. Nessun tifoso o
appassionato di calcio è indifferente a questa data.
Quel giorno, nel vecchio e fatiscente stadio
dell’Heysel, a Bruxelles, la finale di Coppa dei
Campioni tra Juventus e Liverpool si trasforma in
un’assurda carneficina: trentanove persone, trentadue
delle quali italiane, perdono la vita, schiacciate e
calpestate da una massa umana, davanti agli occhi
sgomenti di centinaia di migliaia di telespettatori, che
sono di fronte alla tv per assistere alla sfida tra le
due squadre più forti d’Europa.
HEYSEL LA TRAGEDIA: LA
DOCUSERIE INEDITA IN ITALIA - Il 29 maggio 2025,
quaranta anni dopo quei tragici eventi, Sky Sport
propone una docuserie inedita in Italia, presentata al
Festival del cinema di Roma nel 2022, Heysel. La
tragedia (The Heysel Tragedy, il titolo originale), a
cura di Jean Philippe Leclair, vicedirettore
dell’Equipe, del documentarista Eddy Pizzardini, con la
regia di Jan Verheyen. La docuserie è distribuita in
Italia da Full Board Media Srl.
IL RACCONTO DEI PROTAGONISTI E
IMMAGINI MAI VISTE - Attraverso il racconto dei
protagonisti e un potentissimo repertorio video ricco di
immagini inedite, provenienti da archivi BBC, RTBF e
RAI, la docuserie ricostruisce la vicenda passo dopo
passo e riporta alla luce le storie umane e personali, i
destini dei tifosi che andarono a vedere una partita e
non tornarono più a casa. Heysel. La tragedia, è
un’opera corale, un lavoro di cronaca asciutto e
neutrale, che non usa aggettivi né voce narrante, ma
affronta la storia da ogni punto di vista: dai
sopravvissuti e familiari delle vittime italiane ai
tifosi inglesi, dai poliziotti e gendarmi belgi ai
funzionari della Federazione belga e della UEFA, dai
leader politici, avvocati e magistrati ai giocatori
delle due squadre in campo quella sera (Mark Lawrenson e
Sammy Lee per il Liverpool, Stefano Tacconi, Sergio Brio
e Massimo Briaschi per la Juventus).
UNA SCIAGURATA CATENA DI ERRORI E COLPE - Molto
efficace, è anche il supporto della grafica, che oltre a
mostrarci schematicamente la situazione all’interno
dello stadio, evidenzia con cerchietti colorati alcuni
dei testimoni che parlano, permettendoci così di
individuarli nella folla e di seguirli sugli spalti del
settore Z, dove li vediamo muoversi, alcuni travolti e
feriti, disperati, mentre urlano e piangono sul corpo di
un loro caro, oppure impegnati a soccorrere qualcuno.
Heysel. La tragedia unisce tutti puntini e l’impressione
che si ha, alla fine, è che la strage dell’Heysel non
sia stata un incidente ma il risultato di una sciagurata
catena di errori e colpe, che insieme hanno dato vita a
un gigantesco e letale tsunami.
PREPARATIVI, CROLLO,
SPETTACOLO, RESPONSABILI, COLPEVOLI, PERDONO - Heysel.
La tragedia, da molti definito il documentario
definitivo sulla tragedia del 29 maggio del 1985, è
diviso in sei episodi, della durata di 52 minuti
ciascuno, che descrivono le situazioni che hanno portato
alla tragedia e ciò che è successo dopo, sviluppando una
traccia che arriva fino ai nostri giorni. Ogni capitolo
ha un titolo evocativo, che riassume in una parola il
suo contenuto: Preparativi, Crollo, Spettacolo,
Responsabili, Colpevoli, Perdono. Il primo episodio
racconta l’attesa della partita, i presagi della
catastrofe e le cariche degli hooligans; il secondo è
sul crollo del muro del settore Z, sulla inadeguatezza
delle forze dell’ordine e lo stato rovinoso dello
stadio; il terzo è sulla partita, sul perché si sceglie
di giocare e su quello che accade dopo, l’arrivo delle
notizie e il rientro a casa; gli altri tre raccontano la
tragedia di Hillsborough, descrivono il processo ai
responsabili (tifosi inglesi ed esponenti di forze
dell’ordine e istituzioni) e le sue conseguenze, e
infine evidenziano come, purtroppo, ancora oggi la
violenza negli stadi sia un male tristemente attuale.
LA PROGRAMMAZIONE SU SKY - I sei episodi della docu-serie
Heysel. La tragedia saranno trasmessi in sequenza su Sky
Sport Calcio dalla mezzanotte del 28 alle 24 di giovedì
29 maggio; su Sky Sport 24 e su Sky Documentaries, tutti
in streaming su NOW e disponibili on demand. JUVENTUS
CREATOR LAB ORIGINAL, "VERSO ALTROVE" IL DOCUMENTARIO SU
SKY - Inoltre, sempre il 29 maggio, su Sky Arte e su Sky
Sport Uno andrà in onda lo Juventus Creator Lab Original
"Verso Altrove", un documentario che racconta il
processo creativo e il significato del memoriale
realizzato da Juventus nell’area della Continassa, che
trasforma il ricordo in riflessione e invita a guardare
al futuro. Nel documentario, l’opera di Luca Vitone
diventa un ponte tra memoria e futuro. Attraverso le
immagini della costruzione e le voci dell’artista, del
curatore Luca Beatrice, di Fabrizio Landini, nipote di
Giovacchino, vittima dell’Heysel e di Paolo Garimberti,
presidente dello Juventus Museum (che il 29 maggio 1985
era quasi giunto nei pressi dello stadio Heysel quando,
per questioni di sicurezza, a causa dei disordini in
atto, fu invitato a tornare indietro in Italia), si
esplorano il processo creativo e il significato
dell’opera. Alternando fasi di realizzazione,
testimonianze e riflessioni sul ricordo, il racconto
mostra come l’arte possa portare a interrogarsi sul
senso della memoria collettiva. Il percorso del
visitatore, che attraversa l’opera fino un cannocchiale
con le lenti rovesciate, invita simbolicamente a
guardare non ciò che è vicino, ma ciò che è lontano,
suggerendo un passaggio dallo spazio fisico a quello
interiore. Appuntamento giovedì 29 maggio su Sky Arte
alle 21 e su Sky Sport Uno alle 22 e alle 00.15.
Fonte: Sport.sky.it © 28 maggio 2025
Fotografia:
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Articolo Sala della Memoria Heysel
Sei ore da non
perdere per ricordare
A mezzanotte scatta
su Sky Sport la docuserie, inedita in Italia, sul dramma
del 1985.
di Marco Bo
Ricordare. Per mille ragioni, una
più nobile dell’altra. Perché se è vero che la vita è
oggi, ieri e domani sono le parentesi dentro cui poter
disegnare e colorare il presente. Lo scrittore francese
dell’800, Guy de Maupassant, diceva "La nostra memoria è
un mondo più perfetto di quanto lo sia l’universo:
restituisce la vita a coloro che non esistono più".
Eccola, forse, la ragione principale per cui ricordare
fa bene non solo al cervello ma anche all’anima. Ragione
e cuore. Queste le riflessioni che aiutano a comprendere
perché scegliere di guardare su Sky Sport, a partire da
questa mezzanotte, la docuserie inedita per l’Italia
"Heysel. La tragedia", basata sull’opera di Jean
Philippe Leclaire, vicedirettore de L’Equipe, realizzata
con il documentarista Eddy Pizzardini per la regia di
Jan Verheyen. Per celebrare i 40 anni della tragedia in
cui morirono 39 persone allo stadio di Bruxelles (32
italiani) prima della finale di Coppa dei Campioni tra
Juventus e Liverpool, Sky Sport ha scelto di trasmettere
questa "opera omnia" che si sviluppa in sei puntate di
poco meno di un’ora l’una: dal racconto di cronaca, alle
testimonianze dei sopravvissuti, dei familiari delle
vittime, i tifosi inglesi, gli avvocati i magistrati e
alcuni giocatori: per i Reds Lawrenson e Lee, per i
bianconeri Tacconi, Brio e Briaschi. Nel primo episodio
si descrive il fenomeno hooligans, l’arrivo a Bruxelles
dei tifosi inglesi e italiani, le prime avvisaglie di
negligenza degli organizzatori e la condizione
fatiscente dello stadio, col settore Z che passa da zona
neutrale a settore riservato quasi esclusivamente ai
tifosi della Juve fino al crollo del muro. Nella seconda
puntata protagonista è la tragedia, la confusione totale
che avvolge le forze dell’ordine e le istituzioni e la
criminale superficialità. Quindi la reazione dei
giocatori, dei vertici UEFA, dei funzionari della
Federazione belga e dei politici. Il terzo episodio
parte dal fischio d’inizio della partita e racconta il
clima surreale in cui la sfida si svolge, con i
giocatori in campo mentre fuori si compie la conta dei
morti. Spazio quindi all’analisi per capire cosa non ha
funzionato, il rientro a casa dei tifosi inglesi con i
primi arresti tra gli hooligans. La quarta puntata è
incentrata sull’analisi delle responsabilità: le
autorità belga che scaricano la colpa sui tifosi
inglesi, e i tifosi inglesi che danno la colpa alle
autorità. Le prime fasi del processo e la nascita
dell’associazione in memoria delle vittime voluta da
Otello Lorentini, che poi si costituisce parte civile.
L’episodio si chiude con la prima udienza del processo.
La penultima puntata è dedicata al processo contro gli
hooligans e i vertici dell’Uefa e della Federazione
belga. Nel sesto e ultimo episodio si elabora il
concetto di perdono e di espiazione e descrive le
iniziative avviate per ricordare le vittime.
Approfondisce l’impegno di Otello Lorentini e di suo
nipote Andrea, racconta l’incontro tra Terry Wilson, il
tifoso del Liverpool condannato, la famiglia Lorentini,
e la storia del tifoso-eroe John Welsh, che salvò dalla
calca sette tifosi della Juve. Il racconto si sofferma
anche su come la violenza nel calcio non sia stata
debellata ma di come la tragedia dell’Heysel abbia
comunque contribuito a migliorare la situazione negli
stadi. Sei ore di docuserie per ricordare: serve !
Fonte: Tuttosport © 28 maggio 2025
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for Commercial Use)
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Il documentario che
racconta la tragedia dell'Heysel
Sono passati 40 anni dal dramma avvenuto il 29
maggio 1985 durante la finale di Champions tra Juve e
Liverpool.
AGI
- Quella che doveva essere una festa di sport, la finale
di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, si
trasformò il 29 maggio 1985 in una tragedia immane.
Quarant'anni dopo, Rai Due riaccende i riflettori su uno
dei giorni più drammatici della storia del calcio con
"Heysel 1985", docufilm firmato da Alessandro Galluzzi,
in onda giovedì 29 maggio in prima serata. Un racconto
potente, essenziale, che ricostruisce con rigore
giornalistico ed emozione trattenuta il precipitare
degli eventi in quella curva Z dello stadio di
Bruxelles, dove persero la vita 39 persone. Girato tra
Italia, Belgio, Regno Unito e Svizzera, il film si
sviluppa senza voce narrante, affidandosi interamente ai
testimoni diretti: calciatori, giornalisti, tifosi,
familiari delle vittime.
Tra loro, volti noti come Stefano Tacconi, Zbigniew
Boniek, Beniamino Vignola, l'arbitro Andre' Daina, il
difensore del Liverpool Mark Lawrenson, i giornalisti
Carlo Nesti e Marino Bartoletti. Ma anche chi non aveva
mai parlato prima: sopravvissuti, madri, figli,
fratelli. E persino uno degli hooligan condannati per i
fatti dell'Heysel, Terry Wilson, che accetta di
confrontarsi con il peso della memoria. Il materiale
d'archivio - fornito da Rai Teche e da fonti private -
dialoga con immagini amatoriali inedite, ricostruzioni
mai indulgenti e una ricerca documentaria minuziosa. Ne
emerge un quadro composito, dove la cronaca si intreccia
alla responsabilità, alla colpa collettiva, al silenzio
durato decenni. A fare da filo conduttore, il dolore
ancora vivo di chi ha perso un familiare e la dignità
con cui l'Associazione Vittime Heysel ha tenuto accesa
la fiamma del ricordo.
Prodotto da Verve Media Company in collaborazione con
Rai Documentari, struttura guidata da Luigi de
Plavignano, il docufilm si inserisce nel solco dei
grandi racconti civili della Rai: una narrazione che non
cerca effetti speciali, ma consegna alla memoria
collettiva una verità ancora aperta. "Heysel 1985" non è
solo un documentario: è un atto di restituzione civile,
un omaggio sobrio e necessario. Non c'è retorica, non
c'è spettacolo. C'è la consapevolezza che quel giorno ha
cambiato per sempre il modo di intendere lo sport e la
sua fragilità. Un promemoria duro e lucidissimo: perché
ricordare non è mai solo un esercizio del passato, ma un
impegno verso il futuro.
Fonte: Agi.it
© 27 maggio 2025
Fotografia:
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Tutto quello che c'è da sapere
sulla serie
di documentari dedicata al dramma
dell'Heysel
di Vincent Hubé
Trasmessa su Planète +, la serie di
documentari "La tragedia dell'Heysel" ripercorre la
drammatica finale del 1985 della Coppa dei Campioni tra
Juventus e Liverpool, i suoi 39 morti e il ricordo
indelebile che questo disastro ha lasciato.
Un orrore. Mercoledì 29 maggio
1985, allo stadio Heysel di Bruxelles, la finale della
Coppa dei Campioni Liverpool-Juventus Torino (0-1) si
trasformò in dramma ancor prima del fischio d'inizio.
Trentadue italiani, quattro belgi, due francesi e un
nordirlandese furono schiacciati a morte nel Blocco Z
dopo una carica dei tifosi inglesi. Questo disastro era
già stato oggetto di numerosi documentari, tra cui
quello della BBC, Heysel 1985: Requiem for a Cup Final,
nel 2005. Prodotta nel 2022 e ora disponibile in Francia
su Planète +, la serie The Tragedy of Heysel, la sua,
per la sua ambizione: sei episodi da 52 minuti ciascuno
per descrivere non solo la sequenza fatale degli eventi
del giorno della partita, ma soprattutto per seguire la
traccia che hanno lasciato fino ad oggi. L'idea per
questa docuserie viene dal Belgio. "Nel novembre 2020,
la produttrice belga Geneviève Lemal mi ha chiamato per
acquistare i diritti del mio libro", racconta
Jean-Philippe Leclaire, vicedirettore editoriale de
L'Équipe e autore, nel 2005, di Heysel, una tragedia
europea (edizioni Calmann-Lévy ). Ha risposto a un bando
di gara del canale belga RTL e Netflix per documentari e
fiction. Netflix non è rimasto, ma ho scritto il
docufilm e RTL l'ha comprato". Per la produzione, il
produttore si è rivolto al regista Jan Verheyen, molto
popolare nelle Fiandre. Verheyen, Jean-Philippe Leclaire
e il giornalista Eddy Pizzardini hanno poi condiviso le
interviste ai molteplici protagonisti del dramma,
autorità belghe, vittime italiane e tifosi inglesi in
particolare. "Volevamo avere una serie corale, con tutti
i punti di vista", insiste Jean-Philippe Leclaire.
Essere francese mi ha aiutato un poco". Eddy Pizzardini dettaglia il metodo
per convincere i testimoni a parlare: "Ci siamo concessi
il lusso di fare scouting. Con Jan siamo andati a
incontrare tutte le persone da intervistare un mese
prima delle riprese, senza telecamera. Quasi
quarant’anni dopo, c’è ancora molta modestia ed
emozione". Il più complicato ? Convincere i calciatori
presenti durante la partita a testimoniare. "Per i
giocatori rimane un tabù assoluto. Abbiamo contattato
tutte le persone ancora vive e tutti quelli che hanno
risposto "sì" sono nel film", spiega Jean-Philippe
Leclaire. A testimoniare sono Mark Lawrenson e Sammy
Lee, del Liverpool, e Sergio Brio, Massimo Briaschi e
Stefano Tacconi, della Juve. Ian Rush apparentemente era
d'accordo, ma il centravanti gallese dei Reds ha
interrotto la produzione due giorni prima delle riprese…
D'altronde i colloqui con Lee e Lawrenson sono andati
bene a Liverpool, in tribuna ad Anfield. "Siamo stati
accolti molto bene dal Liverpool, abbiamo potuto filmare
all'interno dello stadio e durante Liverpool-Inter (0-1)
di Champions League (ritorno ottavi, 8 marzo 2022)
perché RTL ha i diritti Champions League. Con la Juve è
stato più complicato. Abbiamo chiesto di fare delle foto
all'interno dello stadio (l'Allianz Stadium), ci hanno
detto che non era rilevante perché non era più uguale a
quello di allora (lo Stadio Comunale)".
E Jean-Philippe Leclaire prosegue: "A Torino c'è ancora il senso di
colpa. La cosa più sorprendente oggi è che dopo la
partita, quando abbiamo saputo il bilancio delle
vittime, ci sono state scene di festa in città. La gente
usciva per le strade, festeggiava, si gettava tutta
vestita nelle fontane, ecc. La Juve è un club che vuole
avere sempre un'immagine impeccabile, dove nulla stona.
La catastrofe non si adatta a questa immagine". Tra chi
non ha voluto testimoniare spicca un nome, quello di
Michel Platini, unico marcatore della finale, su rigore
inesistente. Nel documentario l'atteggiamento
post-partita del fuoriclasse francese della Juve viene
messo in discussione da più relatori. "Era in una forma
di completo rifiuto, secondo Leclaire. Con la Juve ha
giocato per quasi tutte le cause umanitarie possibili.
Che si sia sempre rifiutato di giocare per le vittime
francesi dell'Heysel è abbastanza strano….".
Interpellato quasi fino alla fine del montaggio, il
triplo Pallone d'Oro (1983, 1984 e 1985) ha comunque
accettato fossero utilizzati estratti di una vecchia
intervista, per un documentario RMC Sport risalente al
2018. Altri testimoni non hanno esitato a tornare su ciò
che ha sconvolto le loro vite nel 1985. Come il
commissario di polizia di Bruxelles Roland Vanreusel,
ancora in lacrime mentre racconta i fatti. O il capitano
della gendarmeria fiamminga Johan Mahieu, perseguitato
ancora oggi dal senso di colpa. Potremmo citare anche
Terry Wilson, condannato dalla giustizia belga a cinque
anni di carcere per la sua partecipazione più che attiva
alla carica dei tifosi dei Reds. Nel 2005, su iniziativa
de L'Équipe, incontrò la famiglia di Roberto Lorentini,
una delle 32 vittime italiane della tragedia, per
"chiedere perdono". Anche un altro sostenitore dei Reds,
John Welsh, era all'Heysel nel 1985. Quando il muro del
Blocco Z crollò, partecipò al salvataggio, salvando
diversi spettatori. "È il personaggio più forte del
documentario, secondo Jean-Philippe Leclaire. È stato
molto difficile convincerlo. Al nostro primo incontro, a
Liverpool, non venne. È un eroe, ha salvato le persone,
ma, paradossalmente, è quello più disturbato. È in
analisi ed è stato il suo psicologo a consigliargli di
partecipare al film". Nel 2025 saranno quarant’anni dalla
tragedia dell’Heysel. Secondo Jean-Philippe Leclaire,
"questa storia non è ancora risolta. Ho chiesto agli
italiani: "Siete pronti a perdonare ?" La risposta non è
chiara". "Le famiglie delle vittime resteranno segnate
per sempre", continua Eddy Pizzardini. La serie si
chiude con gli sfoghi della tifoseria contemporanea alle
riprese, come quelli che hanno costellato la finale
Italia-Inghilterra di Euro 2021 (1-1, 3-2 in tabellone),
a Wembley. "E oggi in Italia, tra violenza e razzismo,
sugli spalti c'è il pericolo", ricorda Eddy Pizzardini.
Alcuni dei nostri interlocutori sono sconvolti da ciò
che vedono". L'Heysel è sempre un argomento caldo.
Fonte: Lequipe.fr © 7 marzo 2024
Fotografia: ©
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Su Planete+ "La tragedia
dell'Heysel" e la
piaga del teppismo raccontati in sei
episodi
di Alain Costante
Lo stadio Heysel, a Bruxelles, il
29 maggio 1985, nella serie di documentari "The Heysel
Tragedy", di Jean-Philippe Leclaire e Jan Verheyen.
Le immagini sono spaventose.
Vediamo uomini, donne, adolescenti calpestati,
schiacciati, asfissiati, a volte perdendo la vita sotto
l'occhio di telecamere poste il più vicino possibile a
questo caos. Siamo nel 1985, un periodo in cui la piaga
del teppismo continua a devastare. Altre immagini?
Quelli degli hooligan britannici ubriachi di alcol e di
rabbia traboccano di un sottile cordone di poliziotti
inermi. Poi provocando il panico tra i tifosi italiani
riuniti nel fatiscente blocco Z di uno stadio
dell'Heysel, anch'esso incredibilmente fatiscente, con
alcune tribune senza posti a sedere, i suoi blocchi di
cemento crepati, le sue fragili separazioni metalliche.
Queste immagini rimangono, quasi quarant'anni dopo,
sorprendentemente violente. Il 29 maggio 1985, nello
stadio Heysel di Bruxelles, gremito di 58.000
spettatori, non era ancora iniziata la finale europea da
sogno tra Liverpool e Juventus e la strage era già
finita. Risultati delle accuse di hooligan: 39 morti (32
italiani, 4 belgi, 2 francesi, 1 nordirlandese) e
centinaia di feriti gravi.
ASCOLTA TUTTI I PUNTI DI VISTA -
Autore di un'opera di riferimento
sull'argomento ( Heysel. Una tragedia europea
Calmann-Lévy, 2005), Jean-Philippe Leclaire, oggi
vicedirettore del quotidiano Il gruppo , è l'autore di
questa serie di documentari in sei episodi da
cinquantadue minuti ciascuno. Sei fasi ben identificate
("Gear", "Collapse", "Show", "Responsible", "Guilty", "Forgiveness")
che consentono di contestualizzare l'evento nel suo
tempo. Discutere dell'Heysel in televisione ? Il
disastro era già stato oggetto di numerosi documentari,
in particolare quello della BBC nel 2005 ( Heysel 1985:
Requiem per una finale di Coppa ), ma il format della
serie firmata Jean-Philippe Leclaire (con Eddy
Pizzardini) e diretta da Jan Verheyen è un progetto
molto più ambizioso. L'idea era quella di farne una
serie corale, dando voce a tutti i punti di vista:
vittime italiane, famiglie in lutto, aggressori inglesi,
polizia e gendarmi belgi, funzionari della Federazione
belga e della UEFA, leader politici, magistrati. Senza
dimenticare, una missione delicata poiché il tabù
dell'Heysel è ancora una realtà, le testimonianze dei
giocatori del Liverpool (Mark Lawrenson, Sammy Lee) e
della Juventus (Stefano Tacconi, Sergio Brio, Massimo
Briaschi) dell'epoca. Adottando una visione a lungo
termine, Leclaire, Verheyen e Pizzardini riescono a
moltiplicare le strade e a sviscerare un episodio
traumatico: il teppismo trionfante, l'incompetenza della
polizia, l'impotenza delle autorità. Ma anche la
decisione di giocare la partita nonostante le autorità
(la ZDF tedesca è l'unico canale a decidere di non
trasmettere la partita), l'atteggiamento di Michel
Platini, autore del gol vittorioso e colpevole di avere
festeggiato, il lungo processo presunti colpevoli,
complicati tentativi di riconciliazione, tutto viene
analizzato. Il viaggio inizia pochi mesi prima della
tragedia e si conclude nel 2022, a Bruxelles, Liverpool,
Arezzo, Bassano del Grappa. Alla ricchezza delle
immagini d'archivio (BBC, RTBF, RAI, notiziari francesi,
tra gli altri) si unisce l'emozione suscitata dalle
parole di alcune testimonianze, in particolare quelle di
John Welsh, tifoso del Liverpool che ha salvato la vita
a otto persone all'Heysel. (La tragedia dell'Heysel,
serie di 6 documentari di Jean-Philippe Leclaire e Jan
Verheyen (Belgio 2022).
Fonte: t.dayfr.com © 30 Marzo 2024
Fotografia:
RTL ©
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I fantasmi dell’Heysel, un
racconto ininterrotto
di Giampiero Raganelli
INTERVISTA - Parla Jean-Philippe
Leclaire, autore di un libro sulla tragedia dell’85 e di
una miniserie tv.
Fu una lunga serata quella del 29
maggio 1985: il mondo sportivo aspettava con ansia la
finale di Coppa dei Campioni, allo stadio Heysel di
Bruxelles, dove si confrontavano le due squadre europee
più forti dell’epoca, la Juventus e il Liverpool. I
quattrocento milioni di spettatori, che in tutto il
mondo si erano sintonizzati sulla partita, appresero
degli assalti degli hooligan, gli ultrà inglesi, agli
spettatori del settore Z, che portarono a 39 vittime,
schiacciate, calpestate. "Giocheremo per voi": fu il
messaggio dall’altoparlante del capitano bianconero
Gaetano Scirea: la finale fu disputata ed ebbe una
funzione anestetizzante per tifosi e giocatori
juventini, che a fine partita esultarono per la
vittoria. A distanza di 37 anni da quei fatti è stata
realizzata la miniserie documentaria The Heysel Tragedy
di Jean-Philippe Leclaire e Jan Verheyen con Eddy
Pizzardini, prodotta da Scope Pictures. La serie,
trasmessa dalla tv belga, è stata presentata alla Festa
del Cinema di Roma, e poi all’IDFA di Amsterdam e al Red
Sea Festival di Gedda. In questa occasione abbiamo
incontrato l’autore Jean-Philippe Leclaire, giornalista
sportivo francese di L’Equipe, che segue da tempo i
fatti dell’Heysel. Sul suo libro Le Heysel. Une tragédie
européenne, uscito in Italia come Heysel - La tragedia
che la Juventus ha cercato di dimenticare, si basa il
documentario.
Molti giovani probabilmente non
sanno nulla dell’Heysel. Avete realizzato la serie
proprio per non dimenticare ?
L’hooliganismo è tornato in diversi
paesi, alcuni di quei meccanismi si ripropongono. Nella
finale di Champions League a Parigi, i tifosi del
Liverpool sono stati le vittime stavolta. Ma
l’atteggiamento dei politici francesi, la negazione
totale, gli errori nella sorveglianza, ci riportano ai
tanti errori fatti a Bruxelles 37 anni fa. Si può ancora
imparare qualcosa. La cosa più importante per noi, pur
parlando delle circostanze, è stata raccontare le storie
umane, i destini. Di queste persone da Torino, Arezzo,
Reggio, che andarono a vedere una partita di calcio con
il loro padre o figlio, e non sono mai tornate. E quelli
che sono sopravvissuti non sono più quelli che erano
fino a prima di quel giorno. È la stessa cosa per i
tifosi inglesi, anche quelli che poi sono stati
condannati al processo. Solo 40 minuti e le loro vite
sono cambiate per sempre.
Nel documentario c’è sempre
un’alternanza dei punti di vista, italiani, inglesi e
belgi. Perché era importante questa pluralità ?
Ci sono ottimi documentari e ottimi
libri in merito, ma sempre da un’ottica. In Italia sono
dalla parte delle vittime, in Inghilterra tendono a dare
la colpa ai belgi, in Belgio agli inglesi. Noi come
francesi potevamo essere neutrali e studiare la storia
da tutte le prospettive. Ovviamente nessuno ha delle
buone ragioni per uccidere, ma anche i tifosi inglesi
esprimono le loro ragioni, che possiamo considerare
stupide. Dopo 37 anni, ripetono ciò che avevano
sostenuto al processo. Quello che rende tutto molto
simbolico è che successe a Bruxelles, la capitale
d’Europa. Non avrebbe dovuto verificarsi eppure è stato
un disastro per tanti motivi, la polizia, i tifosi, la
Uefa.
Una cosa molto toccante è
l’incontro tra il tifoso inglese Terry Wilson e la
famiglia Lorentini di Arezzo che, nella tragedia, perse
Roberto, medico, travolto mentre cercava di soccorrere
dei feriti. Come è nato quell’incontro ?
È successo dopo il libro.
Intervistai Terry a Liverpool nel 2004, lui si sentiva
in colpa per non sentirsi abbastanza in colpa. Voleva
che gli raccontassi le storie delle famiglie italiane e
mi chiese se credessi sarebbe stato possibile andare in
Italia a incontrarli. Lo chiesi al signor Lorentini che
non sapeva come reagire, allora dissi a Terry di
scrivergli una lettera. Dopo averla letta il signor
Lorentini acconsentì all’incontro. Ma ad Arezzo, nei
primi 15 minuti dell’intervista, mi stavo maledicendo.
Lorentini era ancora molto emozionato, ma alla fine si
sentiva meglio. Gli disse di non essere pronto a
perdonarlo ma che già il fatto di essere venuto lì fosse
importante. Gli chiese di aiutarlo nella sua idea di
organizzare un’amichevole tra le giovanili della
Juventus e del Liverpool. Tornai a Liverpool con Terry.
Lui era in contatto con il parroco ufficiale della
società, tramite cui incontrammo Rick Parry, il
presidente del Liverpool. Così fu possibile organizzare
l’evento e Terry ebbe un ruolo. Fu il suo modo di dire
che gli dispiacesse, come continuava a ripetere durante
l’intervista.
La serie comincia con l’intervista
al portiere della Juventus Stefano Tacconi che fa le
riflessioni più intelligenti. Altri giocatori non hanno
saputo elaborare l’episodio ?
Conosco bene Michel Platini, ho
scritto due libri su di lui e l’ho intervistato tante
volte. Credo si senta ancora in colpa non tanto per aver
giocato ma per le sue reazioni dopo il goal e a fine
partita. Abbiamo intervistato 2 o 3 giocatori del
Liverpool e 3 o 4 della Juventus: sono tutti quelli che
hanno accettato di parlare. Lo avevamo chiesto a tutti,
anche alle riserve. Alcuni hanno detto assolutamente di
no. Ian Rush doveva fare l’intervista ma l’ha disdetta
il giorno prima, alcuni hanno chiesto di essere pagati,
il che è assurdo. Anche quando ho scritto il libro, nel
2005, Phil Neal il capitano del Liverpool ha chiesto di
essere pagato. Incredibile. Credo che per molti dei
giocatori ci siano ancora alcuni fantasmi di Bruxelles,
fantasmi dell’Heysel che li tormentano ancora oggi.
Come giudichi la telecronaca del
giornalista italiano Bruno Pizzul ?
Dal nostro punto di vista è stato
bravissimo. I commentatori francesi hanno cambiato
atteggiamento. Prima erano disperati e dicevano che
fosse inaudito giocare con quell’orribile tragedia, ma,
durante la partita, si comportavano come se non fosse
successo niente. Pizzul annunciò che avrebbe commentato
la partita in un tono neutrale e lo mantenne, anche dopo
il goal di Platini. Invece in quel momento i francesi
erano esaltati. Fu molto coraggioso.
Fonte: Ilmanifesto.it © 25 marzo
2023
Fotografie: Jean-Philippe Leclaire ©
GETTY IMAGES
© (Not
for Commercial Use)
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LA RICOSTRUZIONE
Heysel, la strage diventa una
docuserie
di Francesco Fredi
La tragedia consumatasi allo stadio
Heysel di Bruxelles la sera del 29 maggio 1985 nel prepartita della finale di Coppa dei Campioni fra
Juventus e Liverpool ritrova analisi storica e attualità
nella docuserie "The Heysel Tragedy" in concorso oggi
nella sezione Progressive Cinema del penultimo giorno
della diciassettesima Festa del Cinema, di Roma.
Le prime due puntate dell’inedito
documentario (nel 2005, dopo alcuni audiovisivi italiani
autoprodotti, uscì invece "Heysel: the Day Football Died"
di Brian Henry Martin) proiettate in anteprima stamane
ricostruiscono cause, eventi e testimonianze sulla morte
di 39 persone - 32 delle quali italiane, fra i quali i
bresciani Tarcisio Salvi e Domenico Ragazzi - che
perirono nella calca del crollo di un muro, sotto la
spinta degli attacchi degli hooligans, nel settore Z del
fatiscente impianto sportivo. La serie prodotta in 6
episodi da 55 minuti dalla belga Scope Pictures e
dall’italiana Palomar andrà poi in tv su rete o
streaming ancora da stabilire. L’hanno diretta Jan
Verheyen, Jean-Philippe Leclaire (autore nel 2005 di "Le
Heysel, une tragédie europeenne" uscito in Italia nel
2006 per Piemme col titolo "Heysel. La tragedia che la
Juventus ha cercato di dimenticare") ed Eddy Pizzardini.
Hanno raccolto fatti e ricordi approfondendo anche i
tanti lati oscuri della disorganizzazione che favorì la
strage e causò anche 600 feriti. La troupe ha girato
anche in Italia in alcuni luoghi natali delle vittime;
come l’allora 44enne Domenico Ragazzi, di Ludriano di
Roccafranca, e il 49enne Tarcisio Salvi, titolare della
pizzeria Cucca a Brescia, le cui spoglie riposano al
cimitero di Borgosatollo. Salvi, figlio di emigrati in
Belgio, proprio a Bruxelles aveva conosciuto Marie
Jeanne "Marisa" Andries, poi sua moglie e madre dei loro
4 figli, che, pur 85enne, nel maggio 2021 esprimeva
dolente testimonianza. Sul tema-Heysel opera
l’Associazione dei Familiari Vittime Heysel, anche
attraverso il museo virtuale multimediale
www.saladellamemoriaheysel.it
Fonte: Giornaledibrescia.it © 22
ottobre 2022
Video: Mariella Dei (Zenith
Magazine) ©
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THE HEYSEL TRAGEDY - Alla
Festa di Roma in anteprima
La docuserie di Jean-Philippe
Leclaire e Jan Verheyen THE HEYSEL TRAGEDY, su una delle
più grandi tragedie avvenute in uno stadio di calcio,
prodotta da Scope Pictures e Palomar, sarà presentata in
anteprima italiana con i primi due episodi in chiusura
della Festa del Cinema di Roma sabato 22 ottobre alle
11.30 al Teatro Studio Borgna.
La sera del 29 maggio 1985, a
Bruxelles, al vecchio e cadente stadio dell’Heysel, è in
programma la finale di Coppa dei Campioni di calcio tra
il Liverpool, il club inglese più titolato nelle
competizioni internazionali e già detentore del trofeo,
e la Juventus, il club più importante e vincente
d’Italia. La grande festa dello sport tuttavia – attesa
da 400 milioni di tifosi e appassionati da tutto il
mondo – si trasforma all’improvviso in una carneficina,
che conta 39 morti e centinaia di feriti. Ma come
avviene l’escalation? Quali elementi contribuiscono a
provocarla ?
A scatenare il caos sono gli
hooligans inglesi, che prima della partita, da ubriachi,
caricano il famigerato settore Z, dagli organizzatori
riservato ai tifosi neutri ma in realtà occupato da
tifosi juventini non appartenenti al tifo organizzato:
famiglie, professionisti, gente pacifica che vuole solo
godersi uno spettacolo sportivo. L’effetto di queste
cariche genera il panico tra gli italiani che si danno
alla fuga accalcandosi verso il muro che delimita il
settore Z, che cade a pezzi e non è ben presidiato dalla
polizia. Con l’inevitabile crollo della struttura, 39
tifosi, quasi tutti italiani, perdono la vita
schiacciati e soffocati dalla folla. Sembra l’epilogo
anticipato e tragico di una serata maledetta, ma non è
così. Per evitare che le voci sulla morte degli
innocenti si sparga e che fuori dallo stadio vada in
scena una battaglia urbana tra ultras, la Uefa e le
autorità belghe obbligano Juventus e Liverpool a
disputare la partita, un match tesissimo e vero, giocato
in un’atmosfera drammatica, che finirà con la vittoria
della Juventus grazie a un rigore discusso e servirà
alle forze dell’ordine per riprendere il controllo del
territorio e limitare i danni. La docuserie "The Heysel Tragedy",
di Jean-Philippe Leclaire e Jan Verheyen è l’opera
definitiva su una delle più grandi tragedie mai avvenute
in uno stadio di calcio, un accadimento che ha cambiato
per sempre la storia degli eventi sportivi europei e ha
spinto l’allora primo ministro inglese Margaret Thatcher
ad affrontare e risolvere una volta per tutte la piaga
sociale degli hooligans.
In 6 episodi di circa 55 minuti,
"The Heysel Tragedy" ricostruisce una volta per tutte
l’incredibile sequenza di eventi avversi che hanno
portato al disastro finale, coinvolgendo tutte le parti
in causa e ascoltando le testimonianze dirette dei
protagonisti di quella tragica giornata, e va a caccia
del sottilissimo confine che esiste tra colpa e
responsabilità.
Grazie all’oggettività e
all’efficacia del racconto corale, dopo 32 anni, "The
Heysel Tragedy" raccoglie e rappresenta l’intero
ventaglio di sensazioni legate a uno degli eventi della
storia europea che più di altri ha finito per
sedimentarsi nell’immaginario di intere generazioni: il
freddo distacco della Uefa, che scelse uno stadio
fatiscente per disputare una gara così importante;
l’impreparazione delle autorità belghe, che attuarono un
piano di sicurezza farraginoso, disorganizzato e
inadeguato; il coinvolgimento controverso delle società
di calcio, che furono costrette a scendere in campo per
ragioni di pubblica sicurezza; le emozioni contrastanti
dei calciatori di Liverpool e Juventus, protagonisti
involontari di uno spettacolo surreale in grado di
trasformare il gioco in dramma. E naturalmente, la
sofferenza delle vittime, che hanno perso amici e
familiari, in opposizione al senso di colpa dei
colpevoli, inestirpabile e atavico rumore di fondo,
prezzo di un risarcimento che non potrà mai avvenire.
"The Heysel Tragedy" è una serie
documentaria di Jan Verheyen e Jean-Philippe Leclaire
con Eddy Pizzardini, adattata dal libro "Heysel, una
tragedia europea" scritto da Jean-Philippe Leclaire,
prodotta da Scope Pictures e Palomar, in coproduzione
con Max Rockatanski, RTL BELUX, con la partecipazione di
Wallimage e il sostegno di Tax Shelter du Governement
fédéral belge tramite SCOPE INVEST e Fonds Audiovisuel
de Flandre (VAF)
Fonte: Corrieredellosport.it © 21
ottobre 2022
Fotografia:
Mymovies.it
©
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Festa del Cinema
"The Heysel Tragedy" in anteprima
mondiale
La Festa del Cinema di Roma
presenterà in anteprima mondiale la docu-serie The
Heysel Tragedy di Jan Verheyen e Jean-Philippe Leclaire
con Eddy Pizzardini. I primi due episodi saranno
proiettati sabato 22 ottobre alle ore 11.30 al Teatro
Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica
Ennio Morricone.
The Heysel Tragedy porta sul grande
schermo le drammatiche vicende avvenute il 29 maggio
1985 in occasione della finale di Coppa dei Campioni tra
Liverpool e Juventus, che causarono la morte di 39
persone, approfondendo le conseguenze per le famiglie
coinvolte, per il mondo del calcio e per lo sport in
generale. La serie, in sei puntate, è ispirata al libro
"Heysel. La tragedia che la Juventus ha cercato di
dimenticare" di Jean-Philippe Leclaire, edito in Italia
da Piemme. The Heysel Tragedy è prodotta da Scope
Pictures e Palomar, in coproduzione con Max Rockatanski,
RTL BELUX, con la partecipazione di Wallimage e il
sostegno di Tax Shelter du Governement fédéral belge
tramite SCOPE INVEST e Fonds Audiovisuel de Flandre
(VAF).
Fonte: Romacinemafest.it ©
21 ottobre 2022
Fotografia: Toscanafilmcommission.it ©
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Al Festival di Roma la notte
dell'Heysel. Nasce una serie tv
Le puntate, per ora destinate a
Francia e Belgio e poi sulle nostre piattaforme, saranno
presentate in chiusura. Tra i protagonisti i familiari
delle vittime aretine. Dal libro di Caremani a quello
del vicedirettore dell’Equipe.
Arezzo, 12 ottobre 2022 - L’incubo
dell’Heysel rivivrà sul grande schermo del Festival di
Roma: festival che in realtà è una festa ma è duro
chiamarla con il suo nome davanti al ricordo di quella
notte da incubo. Una serie: una serie Tv stile
documentario, serrata come solo la vita vera sa essere.
Il racconto a puntate di quelle ore, di quel 29 maggio
del 1985. E Arezzo è una delle protagoniste, purtroppo,
di quelle ore. "Sono stato intervistato a lungo e con me
i parenti di chi è morto in quello stadio": ce lo
racconta Andrea Lorentini, nostro prezioso collaboratore
e presidente del comitato che da allora raccoglie le
vittime. Lui, il figlio di Roberto, medico con il foglio
di assunzione in tasca da poche ore: vittima ed eroe di
quella notte, avendo rinunciato al punto sicuro nel
quale si era rifugiato, ai bordi di quella curva Z che
affolla da allora gli incubi dei tifosi juventini, per
salvare un bambino. È il protagonista quasi assoluto di
una delle puntate di quella serie: si intitolerà "La
tragedie du Heysel" ed è tratta in gran parte dal libro
di Jean-Philippe Leclaire, uomo di sport, essendo il
vicedirettore dell’Equipe, la Bibbia degli appassionati.
Ne firma anche la regia insieme a Jan Verheyen e ad Eddy
Pizzardini. Ed è proprio lui a risponderci da Parigi per
confermare la notizia. "Sì, le prime due puntate della
serie saranno proiettate a Roma". C’è anche la data:
sabato 22 ottobre alle 11.30. Nel gran finale di un
Festival che proprio quel giorno, recuperando finalmente
i premi, designerà i vincitori. È una serie e quindi
fatalmente fuori concorso. Ma di enorme impatto.
Amplificato dalla sala della proiezione, l’auditorium
del Teatro Studio Borgna, l’angolo più intimo tra le
grandi sale dell’evento romano. Su quella parete non
sfilerà solo il volto di Andrea: ci saranno anche due
suoi cugini, Andrea e Gianni Stazio, presenti in quella
notte. Lorentini no, aveva appena tre anni e avrebbe
scoperto con il tempo cos’era successo. E ci sarà
Giovanni, il fratello di Giusy Conti, l’altra vittima
aretina: frequentava il Liceo Classico, era partita con
l’entusiasmo dei 17 anni, senza immaginare che non
sarebbe tornata. E c’è la testimonianza di Francesco
Caremani, autore di "Heysel, le verità di una strage
annunciata", lo straordinario libro scritto su quella
storia, denunciandone anche le infinite contraddizioni.
E tra i volti aretini c’è quello di Paolo Ammirati, uno
degli avvocati del collegio di parte civile che
rappresentava le vittime di quello stadio. In tutto 52
interviste, compresa la testimonianza di chi non c’è
più, Otello Lorentini, il padre di Roberto, con lui
all’Heysel anche se non tifava Juve. Quella sera costò
la vita a 39 persone. Il film prova a rendere loro
l’ultimo omaggio: l’omaggio della verità.
Fonte: Lanazione.it © 12 ottobre
2022
Video: Teletruria.it
©
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"LA TRAGÉDIE DU HEYSEL"
di Francesco Caremani
"La tragédie du Heysel" è una
produzione franco-belga che andrà in onda in sei puntate
su RTL-TVI, emittente privata in lingua francese con
sede in Belgio e Lussemburgo, a partire dal 18 ottobre;
le prime due puntate dovrebbero essere presentate in
anteprima al Festival del Cinema Di Roma, 13-23 ottobre.
La serie è tratta dal libro di Jan-Philippe
Leclaire, vice direttore de L'EQUIPE, "Le Heysel: Une
tragédie européenne", probabilmente il libro più
importante sulla strage di Bruxelles del 29 maggio 1985,
nella quale morirono 39 persone: trentadue italiani,
quattro belgi, due francesi e un nordirlandese;
juventini e no. Chi mi conosce sa cos’è per me l’Heysel,
conosce il mio libro e la mia ricostruzione della
vicenda tramite gli occhi e la lucidità di Otello
Lorentini, in quanto testimone oculare, il quale perse
l’unico figlio Roberto - medaglia d’argento al valor
civile, per essere morto tentando di salvare un
connazionale - sugli spalti della curva Z e che costituì
l’Associazione dei familiari, facendo condannare l’Uefa
- con una storica sentenza - oltre che alcuni hooligan e
un poliziotto responsabile della sicurezza. Chi ha letto
il mio libro sa quello che c’è da sapere, per chi vuole
affrontare la realtà dei fatti e non raccontarsi
frottole. Cosa ne penso della serie televisiva ? A mio
modo di vedere c’è tutto, dalla strage al processo -
nello specifico una ricostruzione minuziosa - grazie
anche alla presenza dell’avvocato Daniel Vedovatto. Sono
state fatte 52 interviste e ci sono immagini, per me,
inedite. Ovviamente non si può impedire agli "altri" di
parlare e di dire la loro, mentre cercano di nascondersi
dietro un dito - in particolare gli hooligan inglesi
(ladri oltreché assassini, fateci pace…) e i poliziotti
che cercano di mondare le proprie colpe con qualche
bugia e alcune inesattezze - però colpe e responsabilità
vengono fuori in maniera netta e inequivocabile, grazie
al lavoro di Jean-Philippe Leclaire e al montaggio della
produzione. Io penso che questo lavoro sia molto
importante e per certi aspetti definitivo, una pietra
miliare nella memoria dell’Heysel, una memoria che in
Italia, a parte il mio libro e la rinata Associazione
dei familiari - grazie ad Andrea Lorentini - non c’è
stata mai occasione di fare in maniera così
approfondita. Non sarà facile per alcuno e alcuna
guardarla, è stata oggettivamente dura vederla in
anteprima. Cosa altrettanto importante, l’Associazione
dei familiari ha un ruolo centrale e viene fuori tutto
nella sesta e ultima puntata, grazie al lavoro, in
questi anni, di Andrea Lorentini. Dobbiamo essere fieri
di lui e di coloro che hanno aderito, perché mai come
prima, dai tempi della sentenza che condannò l’Uefa e di
Otello Lorentini, è stata così forte la presenza dei
familiari nel racconto dell’Heysel; fateci caso, spesso
chi parla di Heysel, a vanvera, non parla mai dei morti
e dei familiari. Certo, ci sono affermazioni che faranno
stare male e altre che faranno arrabbiare, ma dovete
guardare la serie nel suo complesso: è fatta
giornalisticamente molto bene, davvero molto bene.
Palomar dovrebbe distribuirla anche in Italia, ma ancora
non ci sono certezze. Credo che sarebbe clamoroso se
alcuna, tra emittenti e piattaforme, decidesse di non
mandarla in onda. Se ci riusciranno sarà un evento
storico, altrimenti niente di nuovo rispetto a ciò che
ho sperimentato di persona, umanamente e
professionalmente, in vent’anni di memoria. A me, alla
fine, è toccata la parte del cattivo, mi ci vorrà la
scorta dopo che sarà andata in onda - in Toscana, in
Italia e in Inghilterra - ma va bene così. Onorato di
avere scelto sempre una parte, quella dei familiari
delle vittime dell’Heysel e dei loro cari. "La memoria è
la custodia del fuoco, non l’adorazione della cenere",
cit. (NdR: Gustav Mahler)
Fonte: Facebook (Pagina Autore) ©
10 ottobre 2022
Fotografia: Francesco Caremani
©
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Tragedia allo stadio Heysel,
un docufilm girato
in città con i testimoni della
mattanza 37 anni dopo
BASSANO - Sono trascorsi 37 anni,
l'anniversario è il 29 maggio, da quella tragica serata
nello stadio fatiscente di Bruxelles, l’Heysel. Doveva
essere celebrata una festa dello sport e invece tutto si
trasformò in uno dei drammi più assurdi della storia del
calcio. Era la finale di Coppa dei Campioni e in campo
stavano per scendere Juventus e Liverpool. Poi l'assalto
degli hooligans. Morirono 39 persone, schiacciate dalla
furia assurda dei cosiddetti "tifosi", di cui 32
italiane, tra loro due bassanesi, Mario Ronchi e Amedeo
Spolaore, e ne rimasero ferite oltre seicento. Sabato 28
maggio la tragedia verrà ricordata allo stadio Mercante
di Bassano con un match fra le vecchie glorie della
Juventus e quelle giallorosse. Ora la notizia del giorno
è un’altra: alla città del Grappa verrà dedicata
un’intera puntata (delle sette totali, in lingua
inglese, francese e naturalmente italiano) in un docu-film
contro la violenza negli stadi che verrà trasmesso da
Netflix, prima delle partite dei prossimi campionati del
mondo di calcio a dicembre in Qatar. La parte bassanese
della docu-serie "The Heysel drama" è stata girata da
una troupe franco-belga che ha concluso da poco le
riprese in città, con location Palazzo Sturm, chiostro
del Museo civico e libreria Palazzo Roberti, con
interviste a Massimo Briaschi, Alberta Bizzotto ed il
figlio Giuseppe Spolaore, all’ortopedico Giovanni
Costacurta e al giornalista Domenico Lazzarotto che la
notte della tragedia si trovava allo stadio Heysel di
Bruxelles. L’intera puntata sarà incentrata proprio sul
libro "1985 Heysel - 2015 Per non dimenticare" scritto
da Lazzarotto, presente allo stadio di Bruxelles quella
sera, assieme al collega Luca Pozza ed all’ex arbitro
internazionale Gigi Agnolin nel trentesimo della
tragedia.
Fonte: Ilgazzettino.it © 26 maggio 2022
Fotografia: Toscanafilmcommission.it
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DOCUFILM "HEYSEL 1985"
di Riccardo Gambelli
A fine settembre andrà in onda in
Belgio, sulla televisione fiamminga pubblica VRT/CANVAS,
un docufilm di tre puntate dal titolo "HEYSEL 1985",
dedicato alla tragedia di Bruxelles del 29 maggio 1985.
L’ideatore è il famoso giornalista belga Frank Raes.
Ogni puntata è concentrata sulla tragedia vista dagli
occhi dei tre popoli protagonisti: italiano, inglese e
belga. Esistono trattative con emittenti italiane,
affinché il docufilm possa essere visibile anche da noi.
Nel docufilm saranno presenti scene inedite degli
incidenti, ma anche del pre e post partita. Sono onorato
di aver collaborato per la realizzazione della puntata
italiana, in qualità di testimone della curva Z e di
scrittore, con una lunga intervista effettuata a Torino.
È stato ricordato anche il capitolo presente nel mio
libro "Coriandoli Bianconeri", dal titolo "Magico,
tragico Heysel", inserito anche in diversi altri lavori,
dedicati a quella assurda tragedia. Ringrazio
infinitamente per il coinvolgimento: la Società
Juventus, la troupe televisiva belga, gli amici del sito
Juve a Tre Stelle.
Fonte: Facebook (Pagina Autore) ©
14 maggio 2022
Fotografia:
Toscanafilmcommission.it ©
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La tragedia di Heysel: set ad
Arezzo per le interviste della docuserie
C’è anche Arezzo tra le città
protagoniste della serie belga che racconta la strage
avvenuta nel maggio 1985.
The Heysel Drama, è questo il
titolo della serie documentaria in 6 episodi,
co-prodotta dalla società belga Scope Pictures e
dall’italiana Palomar. Gli autori della serie, che sarà
distribuita nei prossimi mesi da Netflix, sono
Jean-Philippe Leclaire, Jan Verheyen e Eddy Pizzardini.
La produzione ha fatto tappa anche ad Arezzo, dal 19 al
22 aprile 2022, per raccogliere le testimonianze di
alcuni familiari delle vittime coinvolte nella tragedia
del 29 Maggio 1985. Uno dei sei episodi ripercorre
infatti le storie degli aretini che morirono nello
stadio Heysel di Bruxelles, poco prima del fischio
d’inizio della finale di Coppa Campioni tra Juventus e
Liverpool.
Fonte: Toscanafilmcommission.it ©
12 maggio 2022
Fotografia:
Toscanafilmcommission.it ©
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LA VICENDA
La tragedia di Heysel diventa un
docu-film
su Netflix: le famiglie venete raccontano le
vittime
di Raffaella Forin
La troupe è stata a Bassano fino a
qualche giorno fa: "Non si può dimenticare".
C’è anche Bassano del Grappa
(Vicenza) tra i protagonisti del nuovo docu-film "The
Heysel drama" che sarà trasmesso su Netflix a ridosso
delle partire del prossimo mondiale di calcio in Qatar.
Una delle sette puntate è infatti dedicata interamente
alla città e ai due bassanesi che con altre 37 persone
morirono nella tragedia avvenuta nello stadio belga
Heysel il 29 maggio 1985, poco prima del fischio
d’inizio della finale di Coppa Campioni tra Juventus e
Liverpool. Una serie televisiva (Produzione Scope
Pictures; Co-produzione italiana Palomar) con la quale
il regista Jan Verheyen vuole lanciare un messaggio
contro la violenza negli stadi. Le interviste
-
Le riprese bassanesi si sono
concluse nei giorni scorsi. Le telecamere della troupe
franco-belga si sono accese a palazzo Sturm, nel
chiostro del museo civico, nella libreria Palazzo
Roberti, con interviste all’ex calciatore Massimo
Briaschi – il vicentino era in campo quella sera
militando nella squadra della Juventus - ad Alberta
Bizzotto, moglie di Amedeo Spolaore deceduto nello
stadio con Mario Ronchi, e mamma dell’allora
giovanissimo Giuseppe, che rimase ferito, all’ortopedico
Giovanni Costacurta e al giornalista Domenico Lazzarotto
che si trovava sugli spalti ed è anche uno degli autori
del libro "1985 Heysel – 2015 Per non dimenticare"
scritto, nel trentennale del triste anniversario, a sei
mani con l’arbitro bassanese Luigi Agnolin, mancato nel
2018, e il giornalista Luca Pozza. Proprio il volume ha
ispirato la realizzazione del filmato.
Immagini surreali -
È una storia che parla molto
bassanese quella avvenuta 37 anni fa. "Quelle immagini
quasi surreali rimarranno indelebili nella nostra mente
– ricorda Lazzarotto, che ha seguito le riprese in città
– È ancora vivo il ricordo delle 39 persone morte in
quella mattanza, 32 delle quali italiane, e delle oltre
600 rimaste ferite. Nei tumulti provocati dagli hooligan
inglesi in quella maledetta curva "Z" morirono anche
l’imprenditore Ronchi e il dentista Spolaore, che
facevano parte di una comitiva di appassionati partita
dalla città del Grappa e dal Bassanese. Entrambi erano
volati a Bruxelles con amici e conoscenti. Con Spolaore
c’era anche il giovane figlio Giuseppe che, sebbene
ferito, riuscì a salvarsi". Immagini e sensazioni che
ancora oggi fanno rabbrividire i presenti e che Bassano
non ha mai dimenticato. "Dopo 30 anni, decidemmo di
scrivere un libro per raccontare quella mattanza, ma
soprattutto per ribadire un concetto ai giovani che
frequentano gli stadi: il calcio è sport e vita, non
violenza e morte - sottolinea Lazzarotto – che ora viene
ripreso in questo docu –film. Certo, non cancellerà
altre immagini, quelle impietose di chi ha vissuto quel
dramma che avrebbe dovuto essere una festa sportiva ed
invece, in una manciata di minuti, si è trasformato in
una delle più gravi tragedie del mondo sportivo. È bene
che a raccontarla, anche dopo tanti anni, siano le voci
delle famiglie degli stessi sfortunati protagonisti o
chi c’era quella sera, nella speranza che il messaggio
contro la violenza sia ancora più forte".
Fonte: Corrieredelveneto.corriere.it © 26 aprile 2022
Fotografia:
Toscanafilmcommission.it ©
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Troupe ad Arezzo per due delle 39
vittime
Heysel, serie tv in sei
puntate sulla strage allo stadio
di Luca Serafini
Una serie tv in sei puntate sulla
strage dell’Heysel. Sì, il massacro di Bruxelles costato
la vita a 39 persone, tra cui Roberto Lorentini e
Giuseppina Conti, il 29 maggio 1985, è al centro di un
progetto televisivo già in fase di realizzazione. Una
produzione franco belga con sbocco successivo sulle
piattaforme tv a pagamento (si parla di Amazon Prime e
Sky) che dovrebbe essere ultimata tra 2022 e 2023. Nei
giorni scorsi la troupe è stata ad Arezzo per
raccogliere informazioni, documenti e testimonianze
sulle due vittime aretine, il dottor Lorentini e la
giovanissima Giusy che morirono nello stadio Heysel
prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e
Liverpool. Furono schiacciati dalla calca provocata
dagli attacchi degli hooligans, i facinorosi tifosi
inglesi, in un contesto di violenza e di totale mancanza
di sicurezza. Il progetto è al momento circondato da
riserbo ma da quello che trapela la linea guida della
serie tv sarebbe il libro scritto dal vice direttore de
l’Equipe, Jean Philippe Leclaire: "Heysel. La tragedia
che la Juventus ha cercato di dimenticare". La partita
tra Juventus e Liverpool si concluse con il giro di
campo trionfale dei bianconeri con la coppa ma quella
sera c’erano stati 39 morti: aggrediti, calpestati,
soffocati nel blocco Z. Una tragedia enorme scandagliata
accuratamente anche nel libro dell’aretino Francesco
Caremani "La Verità di una strage annunciata".
L’"Associazione fra i familiari delle Vittime
dell’Heysel" che tiene viva la memoria e afferma il tema
del rispetto nello sport, contro la violenza fisica e
verbale, ha come presidente il giornalista aretino
Andrea Lorentini, figlio di Roberto, il medico di 31
anni che prima di morire fu visto tornare indietro per
soccorrere un bambino. Un gesto eroico riconosciuto con
la medaglia d’argento alla memoria. Rilanciata nel 2015,
l’associazione fu fondata dal nonno di Andrea, Otello,
per seguire la fase giudiziaria successiva alla strage.
Il processo si concluse con una sentenza che ha fatto
giurisprudenza. La condanna della Uefa, che prima non
era responsabile, ha segnato un cambio di passo
nell’applicazione e nel rispetto degli standard di
sicurezza negli eventi sportivi. Erano numerosi gli
aretini a Bruxelles per seguire la squadra di Platini e
compagni. C’era anche la giovanissima Giusy Conti, di
Rigutino. Era con il babbo Antonio che venne travolto
dalla folla impazzita e perse la figlia, ritrovata poi
tra i morti. Nella sua macchinetta fotografica c’era
l’ultima foto, con la bandiera bianconera a mo’ di
mantello fa il segno della vittoria. Innamorata del
calcio e della Juventus, 17 anni, prima di partire disse
alla mamma, l’indimenticata signora Marisa: "Torno con
la Coppa". Nonostante lo strazio infinito, a casa Conti
si continua a tifare Juve perché Giusy la amava. Ora
storia e storie dell’Heysel, le vergogne, i silenzi, le
colpe e gli insegnamenti della strage, diventano serie
tv.
Fonte: Corrierediarezzo.corr.it ©
26 aprile 2022
Fotografie: Toscanafilmcommission.it
©
RTL
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